Archivio | dicembre 16, 2009

Da Pomigliano a Lesmo: Gli operai ancora sui tetti

di G.V.

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Da Pomigliano a Lesmo, la protesta operaia torna sui tetti. Oggi una ventina di lavoratori di un reparto nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, nel napoletano, dopo aver appreso che l’azienda non intende prorogare 38 contratti a termine in scadenza a partire da dicembre, hanno deciso di inerpicarsi. La protesta è nata nell’ambito di due ore di sciopero. «Non sono condivisibili scelte eclatanti e disperate – ha detto Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – ma i lavoratori meritano risposte e il sindacato aveva sollevato il problema con l’azienda per tempo, indicando la necessità di trovare soluzioni».

La protesta, indetta da Fiom, Fim e Uilm, ha avuto inizio alle 14.30 e i lavoratori, alcune centinaia, hanno anche bloccato l’ingresso 1 per le merci. In serata le tute blu hanno poi abbandonato i presidi nella fabbrica e si sono diretti verso la sede del Comune, per un’assemblea pubblica. «La Fiat – ha dichiarato Massimo Brancato, segretario generale Fiom Cgil di Napoli – non intende onorare un accordo sindacale sottoscritto liberamente tra le parti che prevedeva la stabilizzazione di questi lavoratori. Anche il futuro di altri 55 lavoratori della Fiat Handling, il cui contratto di apprendistato scadrà nel marzo 2010, è segnato, se non cambierà la decisione dell’azienda. La Fiom – ha concluso – non intende recedere di fronte alla richiesta giusta e legittima di stabilizzazione di questi lavoratori e chiede alla Fiat di onorare gli impegni presi».

Si va sui tetti anche a Lesmo, Monza, dove quattro operai dello stabilimento Yamaha Italia, del quale è stata annunciata la chiusura, protestano «per intensificare e drammatizzare la protesta dei lavoratori in lotta da oltre un mese e mezzo». A darne notizia Gigi Redaelli, segretario della Fim Cisl della Brianza. Secondo i compagni di lavoro dei quattro, tutti uomini, gli operai sarebbero attrezzati per rimanere sul tetto della fabbrica «fino a un mese, Natale e Capodanno inclusi». Con loro hanno portato anche una tenda da campeggio. «A fronte del pesante atteggiamento di chiusura da parte di Yamaha Motor Italia di affrontare con l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria la difficile situazione venutasi a creare con l’annunciato licenziamento di 66 lavoratori – spiega il sindacalista – quattro operai del settore metalmeccanico esasperati sono saliti sul tetto della società a Gerno di Lesmo». Contemporaneamente la rappresentanza sindacale unitaria di Yamaha Motor Italia ha indetto uno «sciopero a oltranza» con un presidio permanente presso lo stabilimento.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/92733/da_pomigliano_a_lesmo_gli_operai_ancora_sui_tetti

Operai sul tetto della Yamaha di Lesmo a rischio chiusura

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Operai all’Adelchi

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Operai dell’ Esab Saldatura di Mesero (Milano)

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Operai  delle aziende Disco Verde sul tetto per protesta contro il licenziamento (Zola Predosa, Bologna)

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Paderno Dugnano, 5 operai sul tetto per difendere il lavoro (guarda il filmato di YouReporter)

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Sitcar, continua la protesta, operai ancora sul tetto

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Rivoli, ultimatum degli operai della Ilmas. “Basta, rimarremo qui sopra ad oltranza”

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Un gruppo di operai di una ditta di Albiano Magra che rischiano di restare senza lavoro

ecc. ecc.

Sconfortante.

Pdl: Il Partito dell’Amore ama tutti, ma non sopporta chi non lo ama

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shrek0105
16 dicembre 2009

amore e odio. contrapposizioni e relativi ruoli assegnati da arbitri auto-proclamati, come si conviene a chi si crede un re.
sullo sfondo un paese in difficoltà. né amato né odiato. ignorato.

l’amore. la contrapposizione con l’odio. la strategia comunicativa che mira ad essere individuati come i difensori del bene, che proteggono i cittadini dal male, dall’odio che caratterizza “gli altri”. chiunque essi siano.
un monito: SVEGLIA! SVEGLIA! SVEGLIA!!!!!!!

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Il Partito dell’Amore ama tutti, ma non sopporta chi non lo ama.

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“Da: La Tribuna di Treviso del 16/12/2009: “Treviso, i giovani del Pdl: “Abolire Idv e Rifondazione”. In un comunicato stampa – scritto dal coordinatore Nicola Di Maio e dal vice Fabio Maggio -, il coordinamento provinciale dei giovani berlusconiani della Giovane Italia definisce l’Idv e Rifondazione come partiti “violenti” da cancellare attaverso “una legge abolitiva”.

Se volete leggervi l’articolo in questione: http://tribunatreviso.gelocal.it/dettaglio/treviso-i-giovani-del-pdl-abolire-idv-e-rifondazione/1804201; se volete scrivere cosa pensate della cosa direttamente al suo ideatore: http://www.facebook.com/people/Nicola-Di-Maio/1521155443#/profile.php?id=1521155443.

Buona giornata a tutti.”

DeAndrillo .

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16 dicembre 2009

fonte: http://www.beppegrillo.it/2009/12/litalia_che_ama.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29


Pacco bomba all’università Bocconi di Milano

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E adesso siamo alle ‘bufale’ di Natale. Anarchici che rivendicano l’attentato facendo pervenire un ‘comunicato’ al giornale ‘Libero’? Ma andiamo! Far passare anarchici per ingenui è quanto più balordo si possa pensare, e poi è da un pezzo che non mettono più bombe (altri le mettono per loro..), e voler far credere che fra tutti i giornali abbiano scelto proprio Libero fa davvero sbellicare dalle risate! Viene piuttosto il sospetto che qualcuno abbia voluto far avere a Libero il dubbio privilegio dello scoop (ma lo scoop non c’è stato..) e questo già la dice lunga sulle intenzioni di certi poco misteriosi personaggi. Senza contare il fatto che il pacco-bomba aveva l’innesco difettoso (guarda caso, come altre volte è capitato, quando si è voluto creare un clima di allarme che aveva, e che ha, tutta la ‘puzza’ di una nuova strategia della violenza).

Ma già, Libero è un campione di ‘bufale’, per cui i nostri sospetti son fin troppo ovvii. O no?

mauro

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Un pacco bomba, inesploso per un difetto del congegno elettronico, è stato trovato questa mattina all’interno dell’Università Bocconi di Milano. Il pacco conteneva due chilogrammi di dinamite. La rivendicazione è stata fatta pervenire al quotidiano “Libero” alle 13 di oggi tramite un volantino firmato dalla Fai (Federazione anarchica informale). Presso l’Ateneo milanese nel pomeriggio di mercoledì era in programma l’inaugurazione di una mostra d’arte, seguita quindi da un concerto. Il pacco è stato ritrovato in una presa d’aria tra uno stanzino e un corridoio sotterraneo che collega due edifici della Bocconi. Il plico era composto da un timer puntato sulle ore 3 del mattino.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/12/pacco-bomba-bocconi.shtml?uuid=5e1f3df4-ea67-11de-925c-d5ef2eec9489&DocRulesView=Libero

Lecce: padre, figlio e sei giovanissimi abusano di un ragazzo quattordicenne

La denuncia ai carabinieri dei genitori del ragazzo

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Arrestati un 55enne, un 20enne e sei adolescenti dai 14 ai 16 anni: accusati di violenze sessuali e psicologiche

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MILANO -Otto persone sono state arrestate per violenze sessuali e psicologiche nei confronti di un ragazzo quattordicenne. Una vicenda, quella accertata dai carabinieri del comando provinciale di Lecce in seguito alla denuncia del padre del ragazzo, dai contorni inquietanti. Infatti tra gli otto arrestati ben sei sono minorenni, studenti fra i 14 e i 16 anni.. Ma anche il padre, 55enne, di uno di loro.

L’ANGOSCIA – La vittima, secondo quanto spiegato dai carabinieri, viveva da tempo in uno stato di angoscia tale da avere paura di uscire da casa e di frequentare la scuola per non incontrare i suoi aguzzini che lo perseguitavano con continui sms e telefonate o addirittura presentandosi a casa sua. Ad accorgersi del malessere derivante dai soprusi e vissuto da circa un anno dalla vittima, è stato – riferisce sempre il comunicato – il padre del 14enne che ha raccontato tutto al maresciallo dei carabinieri di una stazione della provincia salentina, presentando denuncia lo scorso settembre.

L’AMICO DI FAMIGLIAL’uomo arrestato con gli altri sette giovanissimi è un amico di famiglia. È accusato, insieme ai 6 minorenni ( tra i quali suo figlio) e un ventenne amico della vittima, di aver ripetutamente sottoposto a violenze sessuali il ragazzo di 14 anni. Gli otto arresti sono avvenuti in un Comune del Nord Salento. A quanto si è saputo, alcuni dei sei minorenni arrestati sono compagni di classe della vittima, gli altri sono comunque studenti dell’istituto scolastico frequentato dal ragazzo 14enne.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_16/lecce-ragazzino-abusato_21cdf662-ea0b-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

Maroni a Corriere.it: “Reati sul web, niente censura. Daremo più strumenti ai magistrati

Tramonta l’ipotesi di un decreto: «Meglio un ddl da discutere in Parlamento»

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Il ministro a Corriere.it: «Niente censura, né controlli da parte del governo. Serve la collaborazione dei gestori»

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MILANO – «Non c’è nessuna intenzione di fare leggi speciali per il web e non c’è nessuna intenzione di introdurre altri reati». Roberto Maroni, intervenendo durante la videochat di Corriere.it, ribadisce la posizione del governo sull’ipotesi di nuove regole per la Rete. Un tema tornato all’ordine del giorno dopo le polemiche scaturite per la comparsa su Facebook di alcuni gruppi di sostegno a Massimo Tartaglia, l’uomo che ha aggredito Berlusconi in piazza Duomo. Il ministro dell’Interno conferma che è pronto a presentare un provvedimento al prossimo Consiglio dei ministri. «Ma sarà un disegno di legge, non un decreto, perché voglio dare al Parlamento la possibilità di discutere pacatamente su un tema così controverso».

REATI – Maroni spiega che «sulla Rete devono applicarsi gli stessi reati che si applicano per giornali e tv». «Il problema – prosegue il ministro – non è evitare che ci siano gli insulti: questa è una regola di buon senso, ma non può essere lo Stato a impedirlo. Noi vogliamo che si evitino i reati. La libertà di espressione e quella di manifestazione del pensiero vanno garantite – ribadisce Maroni – ma se un utente fonda un gruppo chiamato “uccidiamo Maroni”, siamo davanti al reato di istigazione a delinquere. E se scrivo “quel tizio ha fatto bene a spaccare la testa al premier” può ravvisarsi l’apologia di reato».

GLI STRUMENTI – Nessuna censura, assicura, «perché il compito di investigare va attribuito alla magistratura e non al governo». E quindi? Quali saranno le misure che presenterà al Consiglio dei ministri? «Metteremo a disposizione della magistratura gli strumenti che consentano di imporre all’autore del reato, una volta identificato, di rimuovere la pagina entro 24-48 ore. Se non lo fa, scatterà una sanzione. Successivamente, il magistrato potrà ordinare al gestore del servizio di rimuovere la pagina in questione. Non è una semplice richiesta, è un ordine della magistratura italiana. Nei casi più gravi, per siti che incitino alla pedofilia o al terrorismo, la magistratura potrà anche avere il potere di impedirne l’accesso. Perché finché la pagina rimane in Rete, il reato persiste. Ovviamente contro tutti questi provvedimenti sarà possibile il ricorso in appello al Tribunale della libertà. Nessun nuovo reato, nessuna legge speciale». Maroni annuncia poi l’intenzione di creare, presso il ministero per lo Sviluppo Economico, «un gruppo di lavoro permanente con i gestori per arrivare a un codice di autodisciplina».

FACEBOOK – Ha notato un atteggiamento diverso da parte dei social network dopo gli ultimi fatti di cronaca? «Io ricordo la fatica che abbiamo fatto due mesi fa per far cancellare le pagine che inneggiavano alla mafia e all’uccisione di Berlusconi – racconta Maroni. – In quest’ultimo caso, invece, Facebook è stata molto più rapida a cancellare certe pagine. La collaborazione del fornitore del servizio è fondamentale. Io voglio evitare che mio figlio di 12 anni, navigando sul web, capiti su pagine che inneggiano al terrorismo, alla mafia, alla pedofilia. Se c’è la collaborazione dei gestori, il problema si risolve».

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_16/maroni_internet_decreto_ddl_web_regole_dd6f1fc2-ea42-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

Addio Samuelson, il Nobel che ha salvato il nostro futuro

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di Loretta Napoleoni

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Proprio quando il mondo ne aveva più bisogno, si spegne a 94 anni Paul Samelson, l’ultimo grande teorico del XX secolo, l’uomo che con infinita umiltà ha riconciliato la teoria economica liberista con quella keynesiana. Se nell’ultimo anno abbiamo evitato di piombare nella seconda Grande depressione è grazie alla Sintesi Neoclassica di Samuelson. È questa teoria che convince i governi a evitare il protezionismo per difendere i loro mercati, ad abbattere i tassi d’interesse fino a zero, a non aumentare la pressione fiscale ed a proteggere l’occupazione. Queste misure, che denotano una partecipazione attiva dello stato nell’economia e che sarebbero state impensabili prima della crisi, diventano il pane quotidiano della politica durante la recessione. Ed è bene che il mondo sia consapevole che chi ha evitato il peggio non sono i banchieri di Wall Street, che le amministrazioni americane mettono regolarmente a capo del Tesoro, o i presidenti della Riserva Federale, né i governatori delle banche centrali occidentali,mal’ultimo grande teorico della scienza economica, colui che come Keynes, Smith e Marx ha tracorso la vita a studiare, analizzare e predirre i fenomeni economici dal suo osservatorio accedemico al Massacusset Institute of Technology.

LA RUOTA CHE GIRA
Tra le grandi conquiste di Samuelson, figlio di emigrati ebrei polacchi in America, c’è anche la scoperta del ciclo economico, una ruota che gira e che ci porta benessere e depressione. È proprio l’inevitabilità della crescita e della contrazione economica che lo spinge a prestare la stessa attenzione ad entrambe le fasi. L’economia non può soltanto focalizzarsi sull’espansione, come dicevano i classici, l’idea che esista un modello di crescita permanente è utopica e pericolosa. Così, negli anni Sessanta, inizia a criticare l’amico e collega Milton Friedman, conosciuto all’Università di Chicago quando entrambi studiavano economica. E tra i due si sviluppò un antagonismo intellettuale che riassume la dialettica politica che caratterizza l’America degli ultimi 50 anni. Samuelson è la voce liberale e Friedmanquella conservatrice. Il primo diventa consigliere di Kennedy e vince il Nobel per l’economia nel 1970, il secondo viene osannato da Reagan e riceve il Nobel nel 1976. Adifferenza di Friedman, Samuelson crede fermamente che l’economia siauna scienza sociale alla portata di tutti e non ha nessuna intenzione di chiudersi nella torre d’avorio. Dopo la nascita di tre gemelli, per far fronte alle spese, si lascia convincere da un gruppo di amici a scrive quella che gli studenti dimezzomondochiamano ancora la Bibbia dell’economia: Economics, questo il titolo originario di uno dei libri di testo più famosi al mondo. Tradotto in 26 lingue viene definito da Newsweek «la lingua franca dell’economia». Ed a ragione. Ancora oggi, a più di quarant’anni dalla pubblicazione, Economics vende negli atenei del villaggio globale 50 mila copie all’anno. Samuelson appartiene ad una generazione di economisti ormai quasi estinta. È quindi anche e soprattutto con nostalgia che bisogna salutarlo. Nonsolonon possiede nulla della patina d’orata dei volti celebri di oggi, da Stiglitz a Krugman, che ha formato quando erano suo studenti all’Mit, macometutte le grandi menti durante la sua lunghissima carriera predica e pratica l’umiltà. Quando John Kennedy gli offre una posizione importante nell’amministrazione Samuelson rifiuta perché vuole mantenere l’indipendenza, solo così può contribuire al bene della società. Non dimentica mai le sofferenze della Grande Depressione. La sua teoria, che coincilia gli insegnamenti dei classici, e quindi la libertà di movimento del mercato, e quelli keynesiani e marxisti, dove nei momenti di contrazione economica l’intervento dello stato e la critica del sistema capitalista vanno a braccetto, si sviluppa proprio durante gli anni duri della Depressione. Nell’estate del 1935, quando studia economia ad Harvard, Samuelson non cerca neppure lavoro, tanto sa che sarebbe inutile, ma trascorre i mesi estivi sulle spiagge di Chicago a riflettere su come uscire dal tunnel della disoccupazione. E questa piaga rimane per tutta la sua vita un punto fermo. I governi non possono ignorare questo indicatore, sia nei momenti di crescita, che durante le grandi contrazioni economiche. Lo stato è al servizio del cittadino ed il lavoro è un diritto. Un’economista umano, forse questa potrebbe essere una definizione che ben calza Paul Samuelson. Eppure dobbiamo a lui l’introduzione della matematica nell’economia, l’applicazione delle rigide regole scientifiche a questa scienza sociale. Tra i suoi studenti c’è anche Robert Merton ed il premio NobelMyronScholes, inventore, insieme a Fisher Black, della celeberrima formula che calcola il rischio dell’opzione, lamadredi tutti i derivati. Durante una lunga vita dedicata al servizio dell’umanità come economista, Samuelson ha insegnato a milioni di studenti i rudimenti di questa scienza ed ha dato a chi voleva perseguirne lo studio la spinta giusta per farlo. Lontano dai dogmi ideologici, ci ha detto che da Adam Smith a Karl Marx, da John Mynard Keynes a Milton Firiedman fino agli econometrici Merton, Scholes e Black, l’economia è solo uno strumentoal servizio del bene dell’umanità ed è con l’umiltà dei servitori che tutti noi dobbiamo usarla. Lui sicuramente l’ha fatto.

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14 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/92633/addio_samuelson_il_nobel_che_ha_salvato_il_nostro_futuro

Geologo svizzero finisce sotto processo: “Ha provocato una serie di terremoti”

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Markus Haering si difende: non li ho provocati volontariamente. Adesso rischia fino a ciqnue anni di carcere

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BASILEA
Si chiama Markus Haering
ed è diventato, suo malgrado, “l’uomo dei terremoti”. Il geogolo svizzero, infatti, è finito sotto processo per aver provocato una serie di sismi, che hanno causato danni a strade ed edifici. La sua storia ha inizio nel 2006, quando il progetto di cui era a capo è stato preso di mira proprio per i suoi effetti potenzialmente pericolosi. Hareing era il responsabile di uno studio di geotermia che mirava a convertire il calore delle rocce del sottosuolo in energia. Qualcosa, però, non è andato come previsto. Il più forte dei sismi che ha “scatenato”, ha raggiunto una magnitudo di 3.4, facendo cadere muri e lasciando sulle case qualche crepa di troppo. Così, dopo aver stilato un rapporto sui rischi futuri, l’esperimento è stato prima sospeso e successivamente cancellato. Inoltre, la società è stata costretta a pagare nove milioni di franchi svizzeri per i danni causati dalle scosse.
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L’esperimento si suddivideva in diverse parti: perforare il terreno, immettere acqua fredda e poi riportarla in superficie. Le potenzialità della ricerca erano enormi. L’acqua surriscaldata dalle rocce sarebbe stata in grado di produrre elettricità per 10.000 famiglie e riscaldare 2.700 case. Purtroppo però, le perforazioni del sottosuolo, profonde almeno tre miglia, hanno generato le scosse sismiche allarmando gli abitanti dell’intera zona vicina all’esperimento. Markus Haering ha detto di essere rimasto sorpreso dell’intensità dei terremoti, negando però le accuse contro di lui: «Non ho mai voluto provocare intenzionalmente le scosse». Il geologo ha ammesso che la sua squadra non era molto esperta di eventi sismici, pur continuando a sostenere l’importanza della ricerca: «Questi terremoti sono una fonte di conoscenza per tutti». Lo scienziato svizzero, se il giudice stabilirà che ha danneggiato volontariamente le proprietà di Basilea, rischia fino a cinque anni di carcere. Il verdetto dovrebbe arrivare già la prossima settimana. Intanto, l’interesse verso i progetti geotermici non sembra essere diminuito. Gli Stati Uniti, infatti, hanno sovvenzionato un centinaio di progetti di questo tipo in diversi stati. Anche in Svizzera continuano gli esperimenti. Alcuni ingegneri hanno iniziato a perforare in una zona vicino a Zurigo per valutare la sismicità dell’area e quindi dare il via ad un altro progetto simile.
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16 dicembre 2009
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