Archivio | dicembre 16, 2009

Da Pomigliano a Lesmo: Gli operai ancora sui tetti

di G.V.

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Da Pomigliano a Lesmo, la protesta operaia torna sui tetti. Oggi una ventina di lavoratori di un reparto nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, nel napoletano, dopo aver appreso che l’azienda non intende prorogare 38 contratti a termine in scadenza a partire da dicembre, hanno deciso di inerpicarsi. La protesta è nata nell’ambito di due ore di sciopero. «Non sono condivisibili scelte eclatanti e disperate – ha detto Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – ma i lavoratori meritano risposte e il sindacato aveva sollevato il problema con l’azienda per tempo, indicando la necessità di trovare soluzioni».

La protesta, indetta da Fiom, Fim e Uilm, ha avuto inizio alle 14.30 e i lavoratori, alcune centinaia, hanno anche bloccato l’ingresso 1 per le merci. In serata le tute blu hanno poi abbandonato i presidi nella fabbrica e si sono diretti verso la sede del Comune, per un’assemblea pubblica. «La Fiat – ha dichiarato Massimo Brancato, segretario generale Fiom Cgil di Napoli – non intende onorare un accordo sindacale sottoscritto liberamente tra le parti che prevedeva la stabilizzazione di questi lavoratori. Anche il futuro di altri 55 lavoratori della Fiat Handling, il cui contratto di apprendistato scadrà nel marzo 2010, è segnato, se non cambierà la decisione dell’azienda. La Fiom – ha concluso – non intende recedere di fronte alla richiesta giusta e legittima di stabilizzazione di questi lavoratori e chiede alla Fiat di onorare gli impegni presi».

Si va sui tetti anche a Lesmo, Monza, dove quattro operai dello stabilimento Yamaha Italia, del quale è stata annunciata la chiusura, protestano «per intensificare e drammatizzare la protesta dei lavoratori in lotta da oltre un mese e mezzo». A darne notizia Gigi Redaelli, segretario della Fim Cisl della Brianza. Secondo i compagni di lavoro dei quattro, tutti uomini, gli operai sarebbero attrezzati per rimanere sul tetto della fabbrica «fino a un mese, Natale e Capodanno inclusi». Con loro hanno portato anche una tenda da campeggio. «A fronte del pesante atteggiamento di chiusura da parte di Yamaha Motor Italia di affrontare con l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria la difficile situazione venutasi a creare con l’annunciato licenziamento di 66 lavoratori – spiega il sindacalista – quattro operai del settore metalmeccanico esasperati sono saliti sul tetto della società a Gerno di Lesmo». Contemporaneamente la rappresentanza sindacale unitaria di Yamaha Motor Italia ha indetto uno «sciopero a oltranza» con un presidio permanente presso lo stabilimento.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/92733/da_pomigliano_a_lesmo_gli_operai_ancora_sui_tetti

Operai sul tetto della Yamaha di Lesmo a rischio chiusura

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Operai all’Adelchi

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Operai dell’ Esab Saldatura di Mesero (Milano)

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Operai  delle aziende Disco Verde sul tetto per protesta contro il licenziamento (Zola Predosa, Bologna)

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Paderno Dugnano, 5 operai sul tetto per difendere il lavoro (guarda il filmato di YouReporter)

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Sitcar, continua la protesta, operai ancora sul tetto

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Rivoli, ultimatum degli operai della Ilmas. “Basta, rimarremo qui sopra ad oltranza”

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Un gruppo di operai di una ditta di Albiano Magra che rischiano di restare senza lavoro

ecc. ecc.

Sconfortante.

Pdl: Il Partito dell’Amore ama tutti, ma non sopporta chi non lo ama

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shrek0105
16 dicembre 2009

amore e odio. contrapposizioni e relativi ruoli assegnati da arbitri auto-proclamati, come si conviene a chi si crede un re.
sullo sfondo un paese in difficoltà. né amato né odiato. ignorato.

l’amore. la contrapposizione con l’odio. la strategia comunicativa che mira ad essere individuati come i difensori del bene, che proteggono i cittadini dal male, dall’odio che caratterizza “gli altri”. chiunque essi siano.
un monito: SVEGLIA! SVEGLIA! SVEGLIA!!!!!!!

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Il Partito dell’Amore ama tutti, ma non sopporta chi non lo ama.

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“Da: La Tribuna di Treviso del 16/12/2009: “Treviso, i giovani del Pdl: “Abolire Idv e Rifondazione”. In un comunicato stampa – scritto dal coordinatore Nicola Di Maio e dal vice Fabio Maggio -, il coordinamento provinciale dei giovani berlusconiani della Giovane Italia definisce l’Idv e Rifondazione come partiti “violenti” da cancellare attaverso “una legge abolitiva”.

Se volete leggervi l’articolo in questione: http://tribunatreviso.gelocal.it/dettaglio/treviso-i-giovani-del-pdl-abolire-idv-e-rifondazione/1804201; se volete scrivere cosa pensate della cosa direttamente al suo ideatore: http://www.facebook.com/people/Nicola-Di-Maio/1521155443#/profile.php?id=1521155443.

Buona giornata a tutti.”

DeAndrillo .

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16 dicembre 2009

fonte: http://www.beppegrillo.it/2009/12/litalia_che_ama.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29


Pacco bomba all’università Bocconi di Milano

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E adesso siamo alle ‘bufale’ di Natale. Anarchici che rivendicano l’attentato facendo pervenire un ‘comunicato’ al giornale ‘Libero’? Ma andiamo! Far passare anarchici per ingenui è quanto più balordo si possa pensare, e poi è da un pezzo che non mettono più bombe (altri le mettono per loro..), e voler far credere che fra tutti i giornali abbiano scelto proprio Libero fa davvero sbellicare dalle risate! Viene piuttosto il sospetto che qualcuno abbia voluto far avere a Libero il dubbio privilegio dello scoop (ma lo scoop non c’è stato..) e questo già la dice lunga sulle intenzioni di certi poco misteriosi personaggi. Senza contare il fatto che il pacco-bomba aveva l’innesco difettoso (guarda caso, come altre volte è capitato, quando si è voluto creare un clima di allarme che aveva, e che ha, tutta la ‘puzza’ di una nuova strategia della violenza).

Ma già, Libero è un campione di ‘bufale’, per cui i nostri sospetti son fin troppo ovvii. O no?

mauro

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Un pacco bomba, inesploso per un difetto del congegno elettronico, è stato trovato questa mattina all’interno dell’Università Bocconi di Milano. Il pacco conteneva due chilogrammi di dinamite. La rivendicazione è stata fatta pervenire al quotidiano “Libero” alle 13 di oggi tramite un volantino firmato dalla Fai (Federazione anarchica informale). Presso l’Ateneo milanese nel pomeriggio di mercoledì era in programma l’inaugurazione di una mostra d’arte, seguita quindi da un concerto. Il pacco è stato ritrovato in una presa d’aria tra uno stanzino e un corridoio sotterraneo che collega due edifici della Bocconi. Il plico era composto da un timer puntato sulle ore 3 del mattino.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/12/pacco-bomba-bocconi.shtml?uuid=5e1f3df4-ea67-11de-925c-d5ef2eec9489&DocRulesView=Libero

Lecce: padre, figlio e sei giovanissimi abusano di un ragazzo quattordicenne

La denuncia ai carabinieri dei genitori del ragazzo

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Arrestati un 55enne, un 20enne e sei adolescenti dai 14 ai 16 anni: accusati di violenze sessuali e psicologiche

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MILANO -Otto persone sono state arrestate per violenze sessuali e psicologiche nei confronti di un ragazzo quattordicenne. Una vicenda, quella accertata dai carabinieri del comando provinciale di Lecce in seguito alla denuncia del padre del ragazzo, dai contorni inquietanti. Infatti tra gli otto arrestati ben sei sono minorenni, studenti fra i 14 e i 16 anni.. Ma anche il padre, 55enne, di uno di loro.

L’ANGOSCIA – La vittima, secondo quanto spiegato dai carabinieri, viveva da tempo in uno stato di angoscia tale da avere paura di uscire da casa e di frequentare la scuola per non incontrare i suoi aguzzini che lo perseguitavano con continui sms e telefonate o addirittura presentandosi a casa sua. Ad accorgersi del malessere derivante dai soprusi e vissuto da circa un anno dalla vittima, è stato – riferisce sempre il comunicato – il padre del 14enne che ha raccontato tutto al maresciallo dei carabinieri di una stazione della provincia salentina, presentando denuncia lo scorso settembre.

L’AMICO DI FAMIGLIAL’uomo arrestato con gli altri sette giovanissimi è un amico di famiglia. È accusato, insieme ai 6 minorenni ( tra i quali suo figlio) e un ventenne amico della vittima, di aver ripetutamente sottoposto a violenze sessuali il ragazzo di 14 anni. Gli otto arresti sono avvenuti in un Comune del Nord Salento. A quanto si è saputo, alcuni dei sei minorenni arrestati sono compagni di classe della vittima, gli altri sono comunque studenti dell’istituto scolastico frequentato dal ragazzo 14enne.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_16/lecce-ragazzino-abusato_21cdf662-ea0b-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

Maroni a Corriere.it: “Reati sul web, niente censura. Daremo più strumenti ai magistrati

Tramonta l’ipotesi di un decreto: «Meglio un ddl da discutere in Parlamento»

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Il ministro a Corriere.it: «Niente censura, né controlli da parte del governo. Serve la collaborazione dei gestori»

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MILANO – «Non c’è nessuna intenzione di fare leggi speciali per il web e non c’è nessuna intenzione di introdurre altri reati». Roberto Maroni, intervenendo durante la videochat di Corriere.it, ribadisce la posizione del governo sull’ipotesi di nuove regole per la Rete. Un tema tornato all’ordine del giorno dopo le polemiche scaturite per la comparsa su Facebook di alcuni gruppi di sostegno a Massimo Tartaglia, l’uomo che ha aggredito Berlusconi in piazza Duomo. Il ministro dell’Interno conferma che è pronto a presentare un provvedimento al prossimo Consiglio dei ministri. «Ma sarà un disegno di legge, non un decreto, perché voglio dare al Parlamento la possibilità di discutere pacatamente su un tema così controverso».

REATI – Maroni spiega che «sulla Rete devono applicarsi gli stessi reati che si applicano per giornali e tv». «Il problema – prosegue il ministro – non è evitare che ci siano gli insulti: questa è una regola di buon senso, ma non può essere lo Stato a impedirlo. Noi vogliamo che si evitino i reati. La libertà di espressione e quella di manifestazione del pensiero vanno garantite – ribadisce Maroni – ma se un utente fonda un gruppo chiamato “uccidiamo Maroni”, siamo davanti al reato di istigazione a delinquere. E se scrivo “quel tizio ha fatto bene a spaccare la testa al premier” può ravvisarsi l’apologia di reato».

GLI STRUMENTI – Nessuna censura, assicura, «perché il compito di investigare va attribuito alla magistratura e non al governo». E quindi? Quali saranno le misure che presenterà al Consiglio dei ministri? «Metteremo a disposizione della magistratura gli strumenti che consentano di imporre all’autore del reato, una volta identificato, di rimuovere la pagina entro 24-48 ore. Se non lo fa, scatterà una sanzione. Successivamente, il magistrato potrà ordinare al gestore del servizio di rimuovere la pagina in questione. Non è una semplice richiesta, è un ordine della magistratura italiana. Nei casi più gravi, per siti che incitino alla pedofilia o al terrorismo, la magistratura potrà anche avere il potere di impedirne l’accesso. Perché finché la pagina rimane in Rete, il reato persiste. Ovviamente contro tutti questi provvedimenti sarà possibile il ricorso in appello al Tribunale della libertà. Nessun nuovo reato, nessuna legge speciale». Maroni annuncia poi l’intenzione di creare, presso il ministero per lo Sviluppo Economico, «un gruppo di lavoro permanente con i gestori per arrivare a un codice di autodisciplina».

FACEBOOK – Ha notato un atteggiamento diverso da parte dei social network dopo gli ultimi fatti di cronaca? «Io ricordo la fatica che abbiamo fatto due mesi fa per far cancellare le pagine che inneggiavano alla mafia e all’uccisione di Berlusconi – racconta Maroni. – In quest’ultimo caso, invece, Facebook è stata molto più rapida a cancellare certe pagine. La collaborazione del fornitore del servizio è fondamentale. Io voglio evitare che mio figlio di 12 anni, navigando sul web, capiti su pagine che inneggiano al terrorismo, alla mafia, alla pedofilia. Se c’è la collaborazione dei gestori, il problema si risolve».

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_16/maroni_internet_decreto_ddl_web_regole_dd6f1fc2-ea42-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

Addio Samuelson, il Nobel che ha salvato il nostro futuro

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di Loretta Napoleoni

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Proprio quando il mondo ne aveva più bisogno, si spegne a 94 anni Paul Samelson, l’ultimo grande teorico del XX secolo, l’uomo che con infinita umiltà ha riconciliato la teoria economica liberista con quella keynesiana. Se nell’ultimo anno abbiamo evitato di piombare nella seconda Grande depressione è grazie alla Sintesi Neoclassica di Samuelson. È questa teoria che convince i governi a evitare il protezionismo per difendere i loro mercati, ad abbattere i tassi d’interesse fino a zero, a non aumentare la pressione fiscale ed a proteggere l’occupazione. Queste misure, che denotano una partecipazione attiva dello stato nell’economia e che sarebbero state impensabili prima della crisi, diventano il pane quotidiano della politica durante la recessione. Ed è bene che il mondo sia consapevole che chi ha evitato il peggio non sono i banchieri di Wall Street, che le amministrazioni americane mettono regolarmente a capo del Tesoro, o i presidenti della Riserva Federale, né i governatori delle banche centrali occidentali,mal’ultimo grande teorico della scienza economica, colui che come Keynes, Smith e Marx ha tracorso la vita a studiare, analizzare e predirre i fenomeni economici dal suo osservatorio accedemico al Massacusset Institute of Technology.

LA RUOTA CHE GIRA
Tra le grandi conquiste di Samuelson, figlio di emigrati ebrei polacchi in America, c’è anche la scoperta del ciclo economico, una ruota che gira e che ci porta benessere e depressione. È proprio l’inevitabilità della crescita e della contrazione economica che lo spinge a prestare la stessa attenzione ad entrambe le fasi. L’economia non può soltanto focalizzarsi sull’espansione, come dicevano i classici, l’idea che esista un modello di crescita permanente è utopica e pericolosa. Così, negli anni Sessanta, inizia a criticare l’amico e collega Milton Friedman, conosciuto all’Università di Chicago quando entrambi studiavano economica. E tra i due si sviluppò un antagonismo intellettuale che riassume la dialettica politica che caratterizza l’America degli ultimi 50 anni. Samuelson è la voce liberale e Friedmanquella conservatrice. Il primo diventa consigliere di Kennedy e vince il Nobel per l’economia nel 1970, il secondo viene osannato da Reagan e riceve il Nobel nel 1976. Adifferenza di Friedman, Samuelson crede fermamente che l’economia siauna scienza sociale alla portata di tutti e non ha nessuna intenzione di chiudersi nella torre d’avorio. Dopo la nascita di tre gemelli, per far fronte alle spese, si lascia convincere da un gruppo di amici a scrive quella che gli studenti dimezzomondochiamano ancora la Bibbia dell’economia: Economics, questo il titolo originario di uno dei libri di testo più famosi al mondo. Tradotto in 26 lingue viene definito da Newsweek «la lingua franca dell’economia». Ed a ragione. Ancora oggi, a più di quarant’anni dalla pubblicazione, Economics vende negli atenei del villaggio globale 50 mila copie all’anno. Samuelson appartiene ad una generazione di economisti ormai quasi estinta. È quindi anche e soprattutto con nostalgia che bisogna salutarlo. Nonsolonon possiede nulla della patina d’orata dei volti celebri di oggi, da Stiglitz a Krugman, che ha formato quando erano suo studenti all’Mit, macometutte le grandi menti durante la sua lunghissima carriera predica e pratica l’umiltà. Quando John Kennedy gli offre una posizione importante nell’amministrazione Samuelson rifiuta perché vuole mantenere l’indipendenza, solo così può contribuire al bene della società. Non dimentica mai le sofferenze della Grande Depressione. La sua teoria, che coincilia gli insegnamenti dei classici, e quindi la libertà di movimento del mercato, e quelli keynesiani e marxisti, dove nei momenti di contrazione economica l’intervento dello stato e la critica del sistema capitalista vanno a braccetto, si sviluppa proprio durante gli anni duri della Depressione. Nell’estate del 1935, quando studia economia ad Harvard, Samuelson non cerca neppure lavoro, tanto sa che sarebbe inutile, ma trascorre i mesi estivi sulle spiagge di Chicago a riflettere su come uscire dal tunnel della disoccupazione. E questa piaga rimane per tutta la sua vita un punto fermo. I governi non possono ignorare questo indicatore, sia nei momenti di crescita, che durante le grandi contrazioni economiche. Lo stato è al servizio del cittadino ed il lavoro è un diritto. Un’economista umano, forse questa potrebbe essere una definizione che ben calza Paul Samuelson. Eppure dobbiamo a lui l’introduzione della matematica nell’economia, l’applicazione delle rigide regole scientifiche a questa scienza sociale. Tra i suoi studenti c’è anche Robert Merton ed il premio NobelMyronScholes, inventore, insieme a Fisher Black, della celeberrima formula che calcola il rischio dell’opzione, lamadredi tutti i derivati. Durante una lunga vita dedicata al servizio dell’umanità come economista, Samuelson ha insegnato a milioni di studenti i rudimenti di questa scienza ed ha dato a chi voleva perseguirne lo studio la spinta giusta per farlo. Lontano dai dogmi ideologici, ci ha detto che da Adam Smith a Karl Marx, da John Mynard Keynes a Milton Firiedman fino agli econometrici Merton, Scholes e Black, l’economia è solo uno strumentoal servizio del bene dell’umanità ed è con l’umiltà dei servitori che tutti noi dobbiamo usarla. Lui sicuramente l’ha fatto.

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14 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/92633/addio_samuelson_il_nobel_che_ha_salvato_il_nostro_futuro

Geologo svizzero finisce sotto processo: “Ha provocato una serie di terremoti”

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Markus Haering si difende: non li ho provocati volontariamente. Adesso rischia fino a ciqnue anni di carcere

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BASILEA
Si chiama Markus Haering
ed è diventato, suo malgrado, “l’uomo dei terremoti”. Il geogolo svizzero, infatti, è finito sotto processo per aver provocato una serie di sismi, che hanno causato danni a strade ed edifici. La sua storia ha inizio nel 2006, quando il progetto di cui era a capo è stato preso di mira proprio per i suoi effetti potenzialmente pericolosi. Hareing era il responsabile di uno studio di geotermia che mirava a convertire il calore delle rocce del sottosuolo in energia. Qualcosa, però, non è andato come previsto. Il più forte dei sismi che ha “scatenato”, ha raggiunto una magnitudo di 3.4, facendo cadere muri e lasciando sulle case qualche crepa di troppo. Così, dopo aver stilato un rapporto sui rischi futuri, l’esperimento è stato prima sospeso e successivamente cancellato. Inoltre, la società è stata costretta a pagare nove milioni di franchi svizzeri per i danni causati dalle scosse.
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L’esperimento si suddivideva in diverse parti: perforare il terreno, immettere acqua fredda e poi riportarla in superficie. Le potenzialità della ricerca erano enormi. L’acqua surriscaldata dalle rocce sarebbe stata in grado di produrre elettricità per 10.000 famiglie e riscaldare 2.700 case. Purtroppo però, le perforazioni del sottosuolo, profonde almeno tre miglia, hanno generato le scosse sismiche allarmando gli abitanti dell’intera zona vicina all’esperimento. Markus Haering ha detto di essere rimasto sorpreso dell’intensità dei terremoti, negando però le accuse contro di lui: «Non ho mai voluto provocare intenzionalmente le scosse». Il geologo ha ammesso che la sua squadra non era molto esperta di eventi sismici, pur continuando a sostenere l’importanza della ricerca: «Questi terremoti sono una fonte di conoscenza per tutti». Lo scienziato svizzero, se il giudice stabilirà che ha danneggiato volontariamente le proprietà di Basilea, rischia fino a cinque anni di carcere. Il verdetto dovrebbe arrivare già la prossima settimana. Intanto, l’interesse verso i progetti geotermici non sembra essere diminuito. Gli Stati Uniti, infatti, hanno sovvenzionato un centinaio di progetti di questo tipo in diversi stati. Anche in Svizzera continuano gli esperimenti. Alcuni ingegneri hanno iniziato a perforare in una zona vicino a Zurigo per valutare la sismicità dell’area e quindi dare il via ad un altro progetto simile.
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16 dicembre 2009
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Copenaghen, no global in piazza: oltre cento arresti

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Si alza la tensione a Copenaghen nella terzultima giornata dei negoziati alla conferenza Onu sui mutamenti climatici. I no global e i movimenti ambientalisti sono scesi di nuovo in piazza e hanno tentato di marciare verso il Bella Center, il centro-congressi teatro del summit. E oltre 100 persone sono state arrestate all’esterno della struttura, ha riferito la polizia.

Per quanto riguarda il summit, si sono svolti negoziati difficili nella notte. La seduta, cominciata alle 22:00 di ieri, è stata ripetutamente sospesa. Intanto sta subendo variazioni il programma dei leader iscritti a parlare da oggi fino a tutta la notte tra giovedì e venerdì. La maratona delle dichiarazioni in sessione Plenaria si apre oggi alle 12,00 con il primo ministro etiopico Meles Zenawi, in rappresentanza dell’Unione africana, mentre, sempre in mattinata, è previsto l’intervento del ministro svedese che ha la presidenza di turno europea, Andreas Calgren. Nel pomeriggio interventi del presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, e il primo ministro britannico, Gordon Brown.

A tre giorni dalla conclusione del summit, è previsto che la presidente della conferenza, la danese Connie Hedegaard riunisca varie delegazioni nel tentare di evitare il naufragio, che obbligherebbe centinaia di leader politici a tornarsene a casa a mani vuote, e impedire il fallimento del vertice, il più grande mai organizzato, con 46.000 persone registrate. Le 192 delegazioni hanno come base di lavoro le due bozze sul finanziamento dei Paesi ricchi ai poveri per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, in cui non appaiono cifre; e un altro testo con le percentuali da negoziare sulle emissioni globali di diossido di carbonio (CO2) fino al 2080.

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=92714

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Crowdsourcing art, opera corale: Quando l’artista diventa folla

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Finora questa forma di telelavoro distribuito aveva a che fare esclusivamente col marketing. Adesso ha scoperto la creatività

La singolare esperienza di Aaron Koblin

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di MARCO DESERIIS

Crowdsourcing art, opera corale Quando l'artista diventa folla
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CHE il crowdsourcing sia un’arte, non v’è dubbio. Ma che possa essere un medium per fare arte è un dato certamente nuovo e sorprendente. Coniato nel 2006 dal giornalista di Wired Jeff Howe, il neologismo nasce dall’unione dei termini crowd (gente comune) e outsourcing (esternalizzare un’attività produttiva). Un buon crowdsourcer, che sia un manager, un politico, o un’analista militare, deve sapere assegnare ai suoi collaboratori dei compiti precisi, per poi creare un mosaico in cui ogni tessera trova il suo posto.
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Negli ultimi anni il crowdsourcing è diventato un termine ubiquo, usato dal Pentagono per redarre documenti strategici, dalle aziende della net economy per tagliare il costo del lavoro, e in generale dagli analisti dei nuovi media per descrivere l’erosione dei confini tra produzione professionale e amatoriale.
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Servizi di telelavoro come Istock Photo, Mechanical Turk, Leginda, Rentacoder, ma anche la stessa Wikipedia ci dicono che se da un lato l’intelligenza sociale della rete produce, per dirla con Kevin Kelly, un nuovo “socialismo digitale,” dall’altro genera anche un (auto)sfruttamento diffuso. A meno che non si sia dei geni come Alex Tew, lo studente inglese che nel 2005 riuscì a incassare un milione di dollari vendendo ai pubblicitari un milione di pixel a un dollaro l’uno.
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Può quindi sorprendere che un termine associato più con il marketing e il telelavoro che con la creatività abbia fatto il suo ingresso nel mondo dell’arte. La crowdsourcing art è emersa negli ultimi anni soprattutto grazie al lavoro di Aaron Koblin, artista ventisettenne di San Francisco che ha creato diversi progetti servendosi del Turco Meccanico, il servizio di telelavoro di Amazon. Sul Turco Meccanico qualsiasi datore di lavoro può postare una Hit (Human Intelligence Task) e chiedere a un navigatore di eseguire il lavoro per pochi centesimi di dollaro. Di solito le richieste riguardano compiti ripetitivi come catalogare foto o animazioni digitali, reperire articoli in rete, trascrivere file audio e via dicendo.
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Il servizio è chiaramente sbilanciato a favore dei datori di lavoro. Non solo la paga media si aggira sugli 1-2 dollari l’ora, ma il crowdsorcer può retribuire solo gli Hit che preferisce e non deve pagare alcuna tassa o contributo, se non un 10% ad Amazon per il servizio. Il lavoratore dal canto suo è tenuto a dichiarare al fisco americano tutti gli “introiti” derivanti dalle proprie prestazioni.
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Recentemente Aaron Koblin e Daniel Massey hanno invitato ai turchi meccanici la richiesta di ascoltare una nota Midi e ripeterla a voce registrandola con un microfono. Dalle oltre duemila voci raccolte hanno ricavato una versione surreale di Daisy Bell, nota canzone popolare americana nonché primo brano musicale cantato da un computer tramite un software di sintesi vocale. Era infatti il 1962 quando John Kelly, Max Mathews e Carol Lockbaum, all’epoca programmatori ai laboratori della Bell in New Jersey, fecero cantare Daisy Bell a un IBM 704. L’invenzione non sfuggì a Stanley Kubrick: nel 1968 Hal 9000, il computer di 2001 Odissea nello Spazio canta Daisy Bell pochi secondi prima di essere sconnesso (nella versione italiana Hal canta “Giro Giro Tondo”). Koblin e Massey hanno recuperato i file Midi della sintesi vocale del 1962, e pagando solo 6 centesimi di dollari a Hit, hanno chiesto ai turchi meccanici di 72 nazionalità di partecipare a un’opera corale che se non altro ha una valenza estetica anziché commerciale.
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Ma il lavoro di Koblin non aggira il tema dello sfruttamento del lavoro a distanza, al contrario. Nel 2006, l’artista aveva chiesto a diecimila lavoratori del Turco Meccanico di disegnare una pecora con lo sguardo rivolto a sinistra. Ne era nato The Sheep Market, un collage-animazione di diecimila pecore che è una chiara metafora della condizione del telelavoratore nell’era del Web 2.0. Come spiega l’artista in un’intervista a Wired, “ho scelto la pecora per diversi motivi. Innanzitutto perché viene allevata per la lana e altri prodotti, ma anche perché viene associata con la clonazione. Ho creato un software di animazione e ho chiesto (ai telelavoratori) di disegnare una pecora. Le persone non sapevano che il software registrava i loro movimenti sullo schermo e che, al di là del disegno finale, stavano in realtà producendo un’animazione”.

Crowdsourcing art, opera corale Quando l'artista diventa folla
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Nel 2008 Koblin ha ripetuto l’esperimento con una metafora ancora più esplicita. Questa volta ha chiesto ai turchi meccanici di disegnare un dettaglio di una banconota da 100 dollari, compensandoli un solo centesimo a Hit. Il risultato finale è Ten Thousand Cents, un’opera che è stata “tradotta” in due media diversi: un’installazione video che mostra la banconota emergere dal disegno simultaneo di tutti i lavoratori; e una stampa di diecimila banconote da cento dollari (costo: 100 dollari l’una) il cui ricavato viene donato al progetto One Laptop per Child di Nicholas Negroponte.
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Se il lavoro di Koblin è l’esempio più eclatante di crowdsourcing art perché si serve delle stesse piattaforme e metodi utilizzati dalle aziende per reclutare lavoratori a distanza, la crowdsourcing art può essere estesa a varie forme di collaborazione artistica tramite internet. Ad esempio, nel luglio 2009 il regista giapponese Masahi Kawamura ha realizzato un video clip per la band musicale Sour coordinando remotamente, tramite web cam, i movimenti dei fan della band seduti di fronte ai propri computer. Found Magazine, rivista di Ann Arbor, Michigan, pubblica ogni giorno frammenti di cartoline, biglietti, e messaggi personali trovati per caso dai suoi lettori nelle strade, le case e i cestini della spazzatura. Drawingblog, blog lanciato dall’artista milanese Helga Franza nel 2004, raccoglie migliaia di disegni realizzati a più mani dai navigatori.
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Forse la crowdsourcing art è la dimostrazione più evidente che il vecchio motto di Novalis e Joseph Beuys secondo cui “ogni persona un’artista” è ormai divenuto realtà. O forse, se si considera la questione da un punto di vista economico, è un sintomo del fatto che anche le opere d’arte possono ormai essere appaltate per pochi centesimi a pixel.
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16 dicembre 2009
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“Il prof mi copia”: E lo studente lo fa condannare / Università, un software antiplagio per scoprire le tesi di laurea copiate

https://i0.wp.com/www3.lastampa.it/fileadmin/media/torino/costume/prof_g.jpg

Spaccia per sua la tesi di un laureando

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di Grazia Longo

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Lo studente che zoppica in creatività e procede al ritmo di copia-incolla, non è una novità. Ma quando a indossare i panni del copione è il professore – universitario per giunta – l’episodio non può che suscitare qualche stupore. Se di mezzo ci sono pure giudici e avvocati, la curiosità è ancora più alta. Come nel caso della condanna, passata in giudicato, di un docente a contratto alla facoltà di Economia dell’Università di Torino.

Il professor Gilberto Borzini, 54 anni, alessandrino, ha spacciato per sua, su un giornale online, una parte della tesi di laurea di uno studente. La sentenza, sia in primo grado, sia in appello e, pochi giorni fa in Cassazione, è sempre la stessa: colpevole. Colpevole di aver violato la legge sui diritti d’autore. Borzini dovrà risarcire con 20 mila euro l’ex studente – oggi libero professionista – oltre a pagare una multa di 10 mila. Originale, tanto da non avere quasi bibliografia in Italia, era la tesi di Roberto Francini, difeso dall’avvocato Davide De Bartolo. «Yield management», che tradotto in italiano significa più o meno «ottimizzazione dei ricavi nell’azienda albergo».

L’obiettivo era quello di spiegare i meccanismi del sistema di gestione delle capacità disponibili di un hotel, con scopo finale il potenziamento del volume di affari. Un tema molto trattato all’estero, poco nel nostro paese. I fatti risalgono al 2002. Quando il professor Borzini ha ascoltato la tesi del laureando ha evidentemente pensato che si trattava di un’occasione da sfruttare il più possibile. E così ha fatto. Si è procurato la tesi del ragazzo e ne ha trascritto, parola per parola, i primi due capitoli sul sito web «Job in tourism». Proprio su Internet è stato pizzicato da Roberto Francini. «Quando ho letto il frutto del mio lavoro a firma di un altro m’è salita una rabbia folle – racconta -. Con quel professore non avevo avuto mai niente da spartire prima del giorno in cui mi sono laureato e lui ha approfittato del mio impegno senza alcuno scrupolo. Lo Yield management in Italia è poco conosciuto e di conseguenza poco attuato. Oggi sono consulente proprio in questo campo, ma gli esperti in materia sono pochi. Uno è il professor Paolo Moreggio, relatore della mia tesi».

Preziosa la testimonianza di quest’ultimo durante il primo processo, condotto dal giudice Giuseppe Casalbore (ora impegnato nel maxi dibattimento Eternit). All’epoca l’imputato provò a difendersi, sostenendo che non conosceva il nome dell’autore. Ma il professor Moreggio replicò che era impossibile, perché il nome era scritto chiaro e tondo sulla tesi. Anche l’editore di Job in tourism prese le distanze dal collaboratore, si scusò online con i lettori e riportò le dichiarazioni di Francini. «La giustizia ci ha dato ragione – commenta l’avvocato De Bartolo -, sgombrando anche il campo da ogni equivoco sul tema dell’originalità, dell’ingegno, di una tesi di laurea che è stata infatti considerata frutto del pensiero personale, anche se svolto in forma riepilogativa o espositiva».

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16 dicembre 2009

fonte:  http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/105532/

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https://i0.wp.com/www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp

Università, un software antiplagio
per scoprire le tesi di laurea copiate

Si chiama Compilatio.Net, viene utilizzato in molte università straniere, soprattutto in Francia

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Un software antiplagio, per individuare, nelle tesi realizzate degli studenti universitari, le parti copiate e incollate da fonti reperite da Internet. Si chiama Compilatio.Net, viene utilizzato in molte università straniere, soprattutto in Francia, e recentemente è stato adottato anche dalle facoltà di Scienze politiche dell’ateneo fiorentino e da quella di Economia della Bicocca di Milano.

Il software, ha spiegato la preside della Facoltà fiorentina di Scienze Politiche, Franca Alacevich, “può essere utilizzato a valle del lavoro di tesi degli studenti per verificare la presenza-assenza di plagio nei casi più dubbie un domani, forse, per arrivare a vere e proprie verifiche a tappeto. Già essersene dotati, in ogni caso – aggiunge la preside – costituisce a nostro avviso un deterrente nei confronti di comportamenti illegali da parte degli studenti”.

Secondo un’indagine pubblicata sul sito www.compilatio.net, sono metà del totale le tesi realizzate in Italia che contengono più del 5 per cento di contenuti copiati da Internet, quattro studenti su cinque quelli che ammettono di far ricorso al copia incolla dal web e nove su dieci i docenti universitari che hanno dichiarato di essersi già dovuti confrontare con questo problema.

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15 dicembre 2009

fonte: http://milano.repubblica.it/dettaglio/universita-un-software-antiplagio-per-scoprire-le-tesi-di-laurea-copiate/1805313