Processo Thyssenkrupp, tre testimoni ritrattano

La procura: deposizioni gestite dai vertici.

In tre ritrattano.

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Nel giorno delle ritrattazioni di tre dei falsi testimoni della difesa ThyssenKrupp – chi ancora reticente, chi comico – la procura parla in aula di «sistema di gestione dei testimoni». Chi e come gestiva emerge dalle deposizioni. Luigi Veraldi, ex caporeparto del trattamento e uno degli indagati di falsa testimonianza, rivela di aver incontrato il giorno prima della convocazione di fronte alla Corte d’Assise Andrea Cortazzi, ex responsabile della produzione e manutenzione e vice di Salerno, direttore dello stabilimento TK di Torino: «Mi ha chiamato al telefono: ”Ti fa piacere che ci vediamo?”. Non mi chiesi perché e in quel momento non misi in relazione l’incontro con la deposizione del giorno dopo.

Il dubbio mi è venuto quando mi ha consegnato due pagine con 10-12 domande che mi sarebbero state rivolte in aula. Non ne lessi che 2-3. Riposi in tasca i fogli e a casa li strappai». In aula il presidente Maria Iannibelli e il giudice a latere Paola Dezani lo reinterrogano sulle precedenti sue risposte, il 10 novembre molto categoriche, ieri assai più «ragionate» sulla sicurezza in fabbrica e in particolare se la pulizia delle linee spettava agli operai (cavallo di battaglia della difesa unitamente alla risposta ricorrente in certi testi della «scarsa motivazione» degli operai negli ultimi mesi). Esilarante il passaggio sui pulsanti d’emergenza che l’ex caporeparto, molto sicuro la volta scorsa, non sa più dire se fossero a forma di fungo o piatti. Il presidente: «O erano a forma di fungo o piatti».

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Veraldi sostiene di non avere avuto anche le risposte con le domande di Cortazzi, come era accaduto per Carlo Griva, l’ex capoturno che si era recato in procura mettendo in moto l’inchiesta parallela di Guariniello e dei pm Laura Longo e Francesca Traverso. Un altro indagato per falsa testimonianza che ha chiesto di ritrattare e si mostra subito molto incerto – Marco Raso – rivela per primo della cena a una bocciofila di Settimo in cui si parlò della denuncia di Griva. «Una rimpatriata, una volta eravamo una famiglia» la definisce l’organizzatrice Vanda Rossetto (ex segretaria del direttore).

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Vi parteciparono 2 imputati (Cafueri e Salerno) e numerosi testi indicati dalla difesa. Rossetto è quella che, alla domanda «esclude di aver ricevuto o inviato una mail a un funzionario Asl per un’ispezione?», risponde «lo escludo, le ispezioni erano tutte a sorpresa». Sarà indagata pure lei di falsa testimonianza. Per la cronaca, Raso ricevette da Adalberto Delindati (altro ex quadro TK) il piano di emergenza per conto di Cafueri «su cui potevo prepararmi per la testimonianza». Michele Tosches teneva i contatti da futuro testimone con Antonio Spallone (altro ex TK): «Mi ha detto di dire la verità, nient’altro che la verità», ripete tre volte imperterrito il falso teste che aveva chiesto di ritrattare.

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Nelle telefonate intercettate gli istigatori ai futuri falsi testimoni raccomandavano: «Non dire ciò che ascolti in tv, ma la nostra verità». Non è ancora tutto: il giorno che arrivano ai primi gli inviti a comparire in procura, Cafueri si reca da Cortazzi e questi, dopo, va a casa di Veraldi. L’attività inquinatoria ora è finita? Siparietto finale: Rossetto esce dall’aula e si ripresenta alla Corte: «La madre di una delle vittime, fuori, mi ha detto “sei una stronza”».

ricevuto via mail, da un articolo di Alberto Gaino per La Stampa

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La strage del 2007

Thyssen, tre testi della difesa ritrattano

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Colpo di scena al processo per la tragedia in cui morirono 7 operai. Un testimone: “Consegnate domande prima dell’udienza”. Incontri, telefonate e conversazioni con ex superiori prima delle deposizioni. Tensione con i parenti delle vittime

thyssen (immagini di flickr  - foto di Verleihnix)

Colpo di scena al processo per la tragedia della ThyssenKrupp, in cui morirono 7 operai il 6 dicembre 2007. E’ il giorno delle ritrattazioni di tre lavoratori che, convocati nelle precedenti udienze dalle difese degli imputati, resero dichiarazioni che costarono loro un avviso di garanzia per falsa testimonianza. I tre sono tornati in aula per chiarire le loro dichiarazioni. I tre avevano negato contatti con imputati e colleghi e di aver parlato con loro del processo. Oggi hanno invece riferito di incontri, telefonate e diverse conversazioni.

In particolare, uno di loro ha detto che il giorno prima dell’udienza in cui fu sentito, il 9 novembre, incontrò un suo ex superiore che lo aveva contattato telefonicamente e che “mi diede due fogli con delle domande, presumibilmente quelle che mi avrebbero fatto il giorno successivo”. Il teste ha poi precisato: “A.C. disse che non voleva, così facendo, invogliarmi a testimoniare il falso, ma solo farmi ricordare meglio. Buttai via il foglio. Non mi sembrava giusto”.

L’operaio ha poi raccontato
che in quell’incontro “l’ex superiore mi chiese se mi ricordavo, ad esempio, quale fosse il ruolo di Cafueri (uno degli imputati, ex vicedirettore dello stabilimento di Torino e responsabile della sicurezza) nell’azienda oppure se mi ricordavo che ci fossero stati degli incendi sulla linea 5″. Per poi aggiungere che lo stesso superiore gli fece sapere che un collega, dopo aver ricevuto il medesimo foglio, aveva fatto denuncia alla magistratura. “In quel caso oltre alle domande, c’erano anche le risposte ma nei miei fogli no”.

Il teste ha ancora dichiarato
che qualche giorno prima della sua deposizione era stato contattato telefonicamente da Cafueri “che voleva il mio indirizzo – ha detto – per mandarmi l’invito a presentarmi all’udienza come testimone”. Subito dopo l’ex operaio telefonò al suo ex superiore, quello che avrebbe poi incontrato dopo qualche giorno, “che mi disse di stare tranquillo. Il giorno successivo lui mi chiamò chiedendomi se volevo incontrarlo e in quel momento non ci vidi nulla di male”.

“Cafueri – ha continuato l’operaio specificò di non dire a nessuno che mi aveva fatto avere il piano di emergenza”, ha specificato il testimone. “E perché questo non ce lo disse la scorsa volta?”, lo ha incalzato il pm, Francesca Traverso. “Perché non dovevo dirlo”, è stata la sua risposta Gli altri testimoni che hanno chiesto di parlare non hanno aggiunto nulla di nuovo. IL terzo, soprattutto, ha risposto “non lo so” ad almeno una decina di domande. Per la sua reticenza, è stato rimproverato dal presidente, il giudice Maria Iannibelli, che gli ha ricordato: “Guardi che è stato lei a chiedere di intervenire oggi”.

Secondo quanto riporta la Apcom, inoltre, attimi di tensione si sono registrati al termine dell’udienza. Il presidente di corte stava per chiudere la seduta, quando la segretaria del direttore di stabilimento, ultimo testimone della difesa a parlare, ha indicato la madre di una vittima che si trovava in fondo all’aula: “E’ lei la signora che mi ha dato della stronza – ha gridato rivolta alla corte – non è possibile. Lo ha fatto anche prima”. A quel punto i legali della difesa hanno gridato: “Basta, siamo esasperati, i nostri assistiti vengono continuamente insultati e anche noi siamo dei morti che camminano, da due anni che riceviamo minacce, uno di noi anche nei confronti del figlio”.

“Si vergogni”, lo ha apostrofato la madre della vittima.
“Si vergogni – ha ripetuto la signora al difensore – io ho perso un figlio e lei mastica e mi ride in faccia!”. Il presidente, nella confusione generale, ha preso la parola: “Capisco il lato umano, ma se non si in grado di autocontrollarsi vi prego di non venire più in aula”, ha detto al microfono rivolto ai familiari in udienza, e ha disposto una scorta di carabinieri per la signora Rossetto fino all’uscita del tribunale. Il processo stato aggiornato al 17 dicembre, quando andrà a testimoniare il gestore della manutenzione della linea 5.

» L’interrogatorio dei manager tedeschi
» Archivio, La tragedia di Torino

Fonte: Rass egna.it

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Gli aggiornamenti sul processo e la storia della strage su Legami d’Acciaio

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