Archivio | dicembre 19, 2009

“Inciucio utile”, Pd spaccato su D’Alema. Veltroni: “Ormai se ne vedono di tutti i colori” / Casini: «Troppo odio e veleno in chi guida il Paese»

L’ex sindaco di Roma: “Mi sorprende che La Torre dica che Berlusconi deve finire la legislatura”. E Casini rilancia l’alleanza costituzionale

“Inciucio utile”, Pd spaccato su D’Alema
Veltroni: “Ormai se ne vedono di tutti i colori”

Franceschini: “Mai visti inciuci utili…”. Anche di Pietro attacca
Ma per il leader dell’Udc “a volte sono necessari compromessi”

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"Inciucio utile", Pd spaccato su D'Alema Veltroni: "Ormai se ne vedono di tutti i colori"
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ROMA – Il Pd si spacca su Massimo D’Alema.
E Antonio Di Pietro si infila nel cuneo e prende una posizione di netta contraopposizione all’ex ministro. L’elogio “condizionato” all’inciucio dell’ex premier non è affatto piaciuto al leader dell’Idv, che è il primo a reagire: “Mettere sullo stesso piano l’accordo Stato-Chiesa e il salvacondotto giudiziario che Berlusconi pretende per i suoi reati – dice l’ex pm – è un’offesa alla storia repubblicana, un oltraggio alla Costituzione e un peccato per i credenti”.
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Ma il vero duello si apre nello stesso partito democratico. Per Dario Franceschini “di inciuci che hanno fatto bene non se ne sono mai visti…”. L’ex leader del Pd ha fatto riferimento all’articolo 7 della Costituzione, che D’Alema aveva citato come esempio di “inciucio” positivo tra forze politiche opposte.
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Secondo Franceschini “non bisogna cercare il terreno più facile per fare delle intese perchè così si rischia di spaccare i presupposti e i convincimenti che hanno dato vita al Pd”.
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Anche Ignazio Marino, terzo sfidante alle primarie che incoronarono Bersani, è critico. “Chi crede nel Partito Democratico non crede nei tatticismi e in alleanze artificiose. Certo, che dobbiamo lavorare per allargare le alleanze quanto più possibile, ma solo sulla base della condivisione di programmi”.
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Polemica Veltroni-Latorre. “Mi sorprende che un dirigente del nostro partito dica che Berlusconi deve assolutamente arrivare alla fine della legislatura. Purtroppo se ne vedono di tutti i colori”. Così l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, si è espresso nel corso del suo intervento all’assemblea di Area democratica, in corso a Cortona.

I giornalisti hanno chiesto
all’ex leader del Pd a chi si riferisse, e lui ha spiegato che si riferiva a una intervista fatta ieri dal braccio destro di Massimo D’Alema a Omnibus, Nicola Latorre.
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“Sono io ad essere molto sorpreso dalle considerazioni di Walter Veltroni, perchè mi attribuisce un’affermazione che non ho mai pronunciato”. Il vice presidente del gruppo Pd al Senato, smentisce di aver mai sostenuto che occorre fare in modo che il presidente del Consiglio termini l’intero mandato della legislatura.
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“Ieri mattina – spiega Latorre, replicando all’ex segretario del Pd – in diretta televisiva ho solo spiegato che ero nettamente contrario ad ogni legge ad personam. Poi, alla domanda della giornalista su come dovrebbe comportarsi Berlusconi nell’eventualità che le inchieste proseguano, ho risposto che le vicende giudiziarie sono un conto e il dovere di governare è un altro. Berlusconi ha vinto le elezioni e deve svolgere questa funzione: i governi, infatti, cadono quando viene meno una maggioranza parlamentare”.
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Casini e il “compromesso necessario”. Diverso il parere dell’ex presidente della Camera: “Ha ragione D’Alema – ha detto – quando dice che ci vuole qualche compromesso in politica. Dico di sì, qualche volta ci vuole il compromesso”. Pier Ferdinando Casini conclude i lavori dell’assemblea nazionale delle Regioni all’Eur.
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Il leader dell’Udc prende spunto dal nodo giustizia (“il problema giudiziario di Berlusconi non può essere derubricato ad un suo problema privato”) per poi commentare le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema sulla necessità di addivenire a qualche compromesso in politica per poter ripartire proprio con il processo riformatore.
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Parlando poi del premier, ha aggiunto che se Silvio Berlusconi porterà il Paese sull’orlo di elezioni anticipate, “avrà le risposte inedite che si merita”. Il leader dell’udc, ha poi rilanciato l’ipotesti di un’alleanza “in difesa della democrazia”, come quella di cui aveva parlato nell’intervista alla Stampa una settimana fa.
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Casini si è unito quindi agli appelli per abbassare i toni e per svelenire lo scenario politico, ma non accetta di attribuire la “fonte dell’odio” ad una sola parte. Alla maggioranza – e personalmente a Berlusconi – Casini ricorda come proprio dalla maggioranza e dal governo siano venute parole ed atti che hanno alimentato contrapposizioni durissime. Contrapposizione “da nemici” e tasso di “odio” molto alto. E ha concluso: “Voglio dire, con fraternità, a Berlusconi: odio genera odio”.
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Costituente di sinistra. “Abbiamo accolto con piacere
l’elezione di Pier Luigi Bersani alla segreteria del Partito Democratico ma, quanto a possibili alleanze, vogliamo essere sicuri di parlare lo stesso linguaggio e di lavorare per lo stesso centrosinistra”. Lo dice Claudio Fava, durante i lavori della costituente di Sinistra e Libertà (Sel).
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“Il centrosinistra per noi deve essere un luogo di coerenza, ma a volte si ha la sensazione – aggiunge Fava – che per il Pd esso sia come un laccio che si possa allargare a piacimento ad una ‘destra buona’ contrapposta ad una ‘destra cattiva’”.
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Fava ha quindi ribadito che Sel “non è suscettibile di negoziati” che non può essere, per i Democratici, un alleato “a la carte “.
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19 dicembre 2009
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Il leader dell’Udc all’assemblea nazionale delle Regioni

Casini: «Troppo odio e veleno in chi guida il Paese. Il dopo Berlusconi è già iniziato»

«Non possiamo lasciare il nord alla Lega che alimenta paure. Grandi riforme, anche con una costituente»

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Pier Ferdinando Casini (Fotogramma)
Pier Ferdinando Casini (Fotogramma)

ROMA – «Basta con la caccia alle streghe, ai colpevoli. Ciascuno tolga le ali ai propri falchi, ce ne sono tanti in giro, non c’è solo l’odio militante di Di Pietro ma quello di tanti squadristi giornalistici». Pier Ferdinando Casini attacca chi in queste settimane ha seminato odio, e non risparmia critiche al presidente del Consiglio: «Se Berlusconi pensa di trascinare il Paese sulla strada dell’avventura e delle elezioni anticipate in un attacco dissennato al Quirinale e alla Consulta, dall’Udc avrà le risposte inedite che si merita. Il dopo Berlusconi è già iniziato: o grandi riforme o un grande galleggiamento che porterà il suo bagaglio di odio e rancori».

ODIO – Casini ha accusato chi governa il Paese di avere «troppo veleno». «Abbiamo sentito per troppo tempo il linguaggio delle divisioni del Paese: parole come ronde, medici spia, white christmas, caccia all’extracomunitario, insulti a Tettamanzi, i 100 mila fucili padani di Bossi: questo fa parte dell’armamentario ideologico del passato che genera odio e dà alibi a chi vuole seminare odio», ha aggiunto Casini. «Il nostro è un partito che non ha mai confuso l’avversario politico con il nemico. C’è troppo veleno da parte della classe dirigente che guida il Paese». Per Casini Berlusconi deve inaugurare una stagione che «non preveda la distribuzione di odio, l’accanimento contro gli avversari ma una fase contrassegnata dal rispetto reciproco. Sta a lui scegliere quale strada vorrà intraprendere: le spallate non servono, le scorciatoie nemmeno, noi lavoriamo per una democrazia normale».

NIENTE NORD ALLA LEGA – Sulle alleanze per le regionali della prossima primavera, il leader dell’Udc attacca l’idea di lasciare il nord in mano alla Lega. «Non svendiamo il Nord alla Lega, non accettiamo la decapitazione di Galan e del prefetto di Venezia. Chi guida il Paese non può amplificare le tensioni. Non può essere grancassa delle paure, della pancia che è anche dei nostri elettori. La Lega interpreta questo stato d’animo che c’è. La sinistra non capisce, perché contesta il presupposto che invece c’è». Sulle alleanze: «Vogliamo affrontare le regionali con molta serenità. Non abbiamo alcuna volontà di arruolarci in due eserciti che vogliamo sconfiggere. In molte regioni andremo da soli, in molte faremo alleanze perché non daremo soddisfazione a chi ci vuole ovunque da soli anche dove siamo in condizione di definire chi vince e perde. Andremo da soli dove ci pare, dove lo riteniamo opportuno, e in compagnia dove riteniamo ci siano le condizioni politiche».

RIFORME – «Per le riforme vogliamo una sede legittimata dal Parlamento nella quale ciascuno si assuma le proprie responsabilità, non una conventicola o un cenacolo privato». Lo ha detto un combattivo Pier Ferdinando Casini, nel corso del suo intervento all’assemblea nazionale delle Regioni a Roma, rilanciando l’idea di un’assemblea costituente: «Chiamiamola come vogliamo, non possiamo impiccarci sulle formule».

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19 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_19/casini-riforme-parlamento_1cf6f5e6-ec9d-11de-a048-00144f02aabc.shtml

In piazza contro il Ponte sullo Stretto: “Per questa terra sarebbe un disastro”

 Manifestazione a Villa San Giovanni: "No al ponte"

Alcune migliaia di persone in piazza a Villa San Giovanni, in Calabria
“L’obiettivo vero è iniziare a scavare e sbancare, scaricare cemento ovunque”

In piazza contro il Ponte sullo Stretto
“Per questa terra sarebbe un disastro”

In piazza contro il Ponte sullo Stretto "Per questa terra sarebbe un disastro" Il corteo

Annullati i concerti per la morte di un delegato del “Comitato per la 106”, stroncato da un infarto alla conclusione del suo intervento sul palco

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di GIUSEPPE BALDESSARRO

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VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) – “Il Ponte non lo faranno mai, l’obiettivo vero è quello di iniziare a scavare e sbancare sulle due coste, scaricare cemento ovunque e rastrellare quanto più soldi possibile. La nostra paura è un’altra, l’ennesima, eterna incompiuta”. Sono tanti ad essere convinti che sia questo il vero rischio che corrono Calabria e Sicilia. Se l’idea del Ponte sullo Stretto andasse avanti “per questa terra sarebbe un disastro”. E anche oggi, ambientalisti e partiti, movimenti e associazioni, lo hanno ribadito in piazza. Con una manifestazione che ha portato alcune migliaia di persone a Villa San Giovanni. Una giornata di musica e “controinformazione” – organizzata dalla “Rete No Ponte” – a cui hanno aderito decine di realtà locali e nazionali. Una giornata che però si è interrotta a metà pomeriggio col dramma di un delegato del “Comitato per la 106”, stroncato da un infarto proprio a conclusione del suo intervento dal palco. E’ finita così la festa dei “No Ponte”, annullati i concerti della serata e tutti gli altri appuntamenti. Resta tuttavia il senso della contestazione a pochi giorni dalla posa dalla prima pietra, prevista inizialmente per il 23 dicembre, ma poi rinviata “per consentire la partecipazione di Berlusconi”.

Era cominciata bene la giornata “No Ponte”. Prima il corteo cui hanno preso parte circa settemila persone, poi le denunce “a microfono aperto” nel quartiere Cannitello. Punto esatto in cui dovrebbero sorgere i due pilastri calabresi di quella che viene annunciata come “la più grande opera ingegneristica di tutti i tempi”. Molti ambientalisti storici, ma anche tanti che ambientalisti lo sono diventati dopo le parole del ministro Matteoli, che nonostante il momento di crisi ha annunciato l’apertura dei cantieri di Villa. Tutti accomunati dalla voglia di spiegare che “con i soldi del Ponte si possono fare cose molte più utili”.

Il corteo s’è mosso dal centro città intorno a mezzogiorno, ingrossandosi via via che continuavano ad arrivare manifestanti da entrambe le regioni. In apertura uno striscione bianco con le parole d’ordine dell’iniziativa: “Fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità”. Dietro gli striscioni storici della lotta contro il Ponte, quello del coordinamento calabrese e immediatamente dopo dei comitati siciliani. Poi ancora quelli di Legambiente, del Wwf nazionale, dei Verdi e dei partiti della sinistra Pdci e Rifondazione oltre che della Sinistra europea”. Un corteo colorato e pacifico cui hanno aderito i collettivi studenteschi e centri sociali delle due sponde, ma anche un gruppo di rappresentanti del “Popolo viola”, protagonista del No B-Day di Roma. Presente anche una folta rappresentanza della Cgil territoriale e della Fiom Nazionale guidata da Giorgio Cremaschi: “Altro che la chimera del Ponte, qui serve lavoro vero e duraturo”. Non c’era il governatore della Calabria, Agazio Loiero, che pure aveva annunciato l’adesione della Regione all’iniziativa. C’erano però i quattro assessori di punta dell’esecutivo: quelli all’Ambiente Silvio Greco, all’Urbanistica Michele Tripodi, alla Cultura Damiano Guagliardi e al Bilancio Demetri Naccari.

Scarsa invece la partecipazione della gente del posto. In molti sono rimasti a guardare. Tantissimi, spiega Nino Morabito responsabile regionale di Legambiente, “vedono la realizzazione del Ponte come una cosa impossibile, lontana irreale. E’ così, certo. Ma sappiamo che il rischio non è la costruzione del Ponte quanto tutti gli interessi e le speculazioni che vi girano attorno”.

Maurizio Marzolla della “Rete No Ponte”
non si dà pace: “E’ davvero incredibile. La Stretto di Messina ha annunciato la posa della prima pietra per la prossima settimana. Quando, in questo momento non c’è ancora né un progetto definitivo, né i finanziamenti per costruirlo”. Secondo Raniero Maggini, vice presidente di Wwf Italia c’è “il rischio di una febbre da apertura di cantiere diffusa nel Paese, relativa perlopiù a piccole opere legate a grandi interventi inutili e dannosi, dal ponte sullo Stretto di Messina nel sud, all’autostrada tirrenica al centro ed al terzo valico dei Giovi al nord”.

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19 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/ponte-messina/ponte-messina/ponte-messina.html?rss

 Manifestazione a Villa San Giovanni: "No al ponte"

 Manifestazione a Villa San Giovanni: "No al ponte"

 Manifestazione a Villa San Giovanni: "No al ponte"

quest’ultima foto è di Iulo Iannace

Berlusconi, autoattentato? Le 10 domande di Solleviamoci / Miracolo a Milano?

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BERLUSCONI, AUTOATTENTATO?

Divampa la polemica, dopo che sono comparsi diversi video, pubblicati su youtube e facebook, a sostegno della tesi

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Si è subito formato un coretto composto da esponenti di Pdl e Pd: ma no! assurdo! questo (dei video postati su youtube) è microterrorismo! (Capezzone), ecc ecc.

Io credo sia lecito porsi delle domande, in virtù di quanto emerso dalle documentazioni (peraltro pubbliche) disponibili.

1 – Perché quel bagno di folla in un luogo tra i meno adatti, visto l’esiguità dello spazio? Era inevitabile, e prevedibile, l’insorgere di un problema di difficile gestione in caso di attentato a quella che il nostro ordinamento considera la seconda carica dello Stato

2 – Perché il primo cerchio di difesa composto dalle sue guardie del corpo guardano ovunque meno dove devono, e cioé all’esterno e non all’interno del cerchio di protezione?

3 – Perché al momento del lancio del souvenir i tre body-guard abbassano gli occhi a terra, come si può tranquillamente costatare visionando i filmati Rai?

4 – Perché gli agenti in borghese sparsi tra la folla (peraltro piccola) non sono intervenuti per tempo, visto che nei filmati si nota chiaramente il braccio levato dell’aggressore che prende attentamente la mira (per una manciata di secondi)? E se non c’erano, dov’erano?

5 – Perché il cameraman, al momento dell’aggressione, improvvisamente si disinteressa di Berlusconi e filma la concitazione della folla, per riprenderlo solo molto dopo quando era ormai coperto dagli agenti in borghese sia fuori che dentro la macchina?

6 – Perché nelle fotografie scattate subito dopo l’aggressione il taglio sotto l’occhio del premier non compare, come non vi è traccia di sangue?

7 – Cos’è il «misterioso» ogget­to che uno dei body-guard tiene in mano all’interno dell’auto?

8 – Perché, quando riesce dalla macchina (dopo una decina di minuti), Berlusconi ha il volto insanguinato ma la camicia è chiaramente immacolata?

9 – Perché il sangue, invece di sgorgare fluido e abbondante, appare «magicamen­te coagulato»?

10– Perché, dopo averlo riparato in macchina, il premier non è stato portato via immediatamente dalla sicurezza allontanandolo dall’area?

solleviamoci

19 dicembre 2009

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Dopo il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro, quello del sangue invisibile di San Silvio?

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“Le cose che non tornano sono molte, forse troppe: il sangue dopo pochi secondi appare coagulato (impossibile); alla dimissione con una frattura nasale e due denti rotti non presentava alcun ematoma sotto gli occhi (molto improbabile). Altri aspetti strani:l’oggetto contundente mai ritrovato; il fazzolettone, guarda caso nero, apparso subito; lo strano comportamento della scorta che non lo porta via, ma anzi lo aiuta a salire sul predellino; nessuna ripresa televisiva e nessuna intervista durante il ricovero (cosa molto strana per un uomo-immagine come lui); il ricovero al San Raffaele (10 km) anzichè al Fatebenefratelli (1km); il primario del San Raffaele dice che ha perso mezzo litro di sangue, ma la camicia è miracolosamente asciutta.”

RICCARDO M., VIAREGGIO

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2009/12/le_cose_che_non.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29


Clima, piccoli in rivolta poi trovato l’accordo

L’intesa contestata da sudamericani e africani per tutta la notte. Rischio fallimento, solo stamattina l’adesione al documento. Ban Ki-Moon: “Lavoriamo per applicarla”

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COPENAGHEN – La Conferenza Onu sul clima ha “preso nota” dell’accordo concluso ieri sera tra Usa, Cina, India e Sudafrica per la lotta ai cambiamenti climatici. E’ la decisione finale di stamattina dopo una notte di opposizione praticamente di tutti i Paesi piccoli (la maggioranza) nella notte. Alla fine 185 Paesi si limitano a “prenedere nota di un testo chiamato accordo di Copenaghen”. Una dichiarazione glaciale.
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“La conferenza decide di prendere nota dell’Accordo di Copenaghen del 18 dicembre del 2009″, ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso. “Finalmente abbiamo un accordo, è un’ inizio fondamentale” – ha detto invece il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon – “anche se non è quello che tutti speravamo”. A commento del documento varato dalla Conferenza dopo un iter negoziale che sembrava condurre ad un vicolo cieco, Ki-Moon ha assicurato: “Lavoreremo da subito per rendere vincolante entro il 2010 l’accordo raggiunto a Copenaghen”.
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E’ di fatto una mediazione dopo un’intera notte di dibattiti intensi sulla intesa minimalista (e senza valore vincolante) annunciata ieri sera dal presidente americano Obama e sottoscritta dal premier cinese, dal primo ministro indiano e dal presidente sudafricano, è stata silurata dall’opposizione del piccolo stato insulare di Tuvalu, nel Pacifico (il primo paese che ha già avuto dei ‘rifugiati climatici’) e poi da una raffica di interventi contrari di paesi latinoamericani: Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica.

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Poco dopo le tre di notte è arrivato il ‘no’ del rappresentante di Tuvalu: “Avete messo trenta denari sul tavolo per farci tradire il nostro popolo, ma il nostro popolo non è in vendita”. Sono seguite decine di interventi, con molte critiche per i metodi seguiti dalla presidenza danese. Molto virulento, e poi molto criticato, è stato l’intervento del rappresentante del Sudan e del G77, che ha paragonato il tentativo di imporre l’accordo all’olocausto, dicendo che condannerebbe il popolo dell’Africa all’incenerimento.
19 dicembre 2009
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19-12-2009

CLIMA: RAGGIUNTO UN ACCORDO MINIMO

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Chiude i battenti Copenaghen, contente solo Cina e India. La Conferenza Onu comunica di aver ”preso nota” dell’intesa.

Insoffisfatti gli ambientalisti.

Chiude i battenti il summit di Copenaghen ma lascia l’amaro in bocca, tutti insoddisfatti tranne Cina e India, i Paesi maggiori inquinatori e meno disponibili a trattare.

Lo stesso presidente americano Barack Obama, nei panni di grande mediatore, nel suo intervento ha ribadito le proposte degli USA al ribasso, ”prendere o lasciare”.

L’accordo, un documento di tre pagine, fissa come obiettivo un tetto a due gradi del riscaldamento globale rispetto all’era pre-industriale. Vengono poi stanziati 30 miliardi di dollari dal 1010 al 2012 e 100 miliardi al 2020, destinati principalmente ai paesi piu’ vulnerabili per sostenerli a contenere l’impatto dei cambiamenti climatici.

La Conferenza Onu sul clima ha comunicato di aver ”preso nota” dell’intesa nella Conferenza finale cui hanno partecipato 193 paesi.
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BAN KI MOON, LAVOREREMO PER RENDERE ACCORDO VINCOLANTE NEL 2010

”Lavoreremo da subito per rendere vincolante entro il 2010 l’accordo raggiunto a Copenaghen”.

Lo ha assicurato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon che giudica ”un inizio fondamentale” il documento varato dalla Conferenza dopo una maratona negoziale che sembrava un vicolo cieco. ”Finalmente abbiamo un accordo”, ha detto Ban Ki Moon, anche se, ha ammesso, ”non e’ quello che tutti speravamo”.
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INSODDISFATTI GLI AAMBIENTALISTI

Durissima la reazione degli ambientalisti, Greenpeace in primo luogo, a sottolineare che ”spariscono gli impegni vincolanti e collettivi, al loro posto un elenco delle disponibilita’ di ogni singolo stato”. ”Non c’e’ un solo punto – ha detto il responsabile di Greenpeace, il francese Pascal Husting – in cui si parla di obbligatorieta’ degli accordi. Il protocollo di Kyoto era insufficiente, ma almeno era vincolante. Questo testo e’ la prova che gli egoismi nazionali prevalgono ed e’ anche la versione piu’ debole tra quelle circolate”.

Critiche severe giungono da tutto il mondo ambientalista, a cominciare da WWF e Legambiente che fino all’ultimno avevano sperato in un cambio di rotta.

”L’accordo di oggi sancisce il trionfo delle parole sui fatti, dell’apparenza sulla sostanz”: per Oxfam International e Ucodep, i leader presenti al vertice di Copenaghen hanno trasformato un momento storico in un fallimento storico: le due organizzazioni chiedono che l’accordo non sia un punto di arrivo, ma solo la base di partenza dei colloqui sul clima nel 2010. Non e’ chiaro se cio’ sara’ possibile, perche’ la Conferenza delle parti, con un’acrobazia linguistica, non ha ”adottato” il testo ma si e’ limitata ”a prenderne nota”.

”L’accordo proposto da Stati Uniti, India e Cina, ma giudicato da tutti insoddisfacente, non riesce a celare le differenze tra i paesi che hanno negoziato per due anni”, dichiara Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International, ”e’ un trionfo della retorica sulla sostanza. Riconosce il bisogno di mantenere il riscaldamento globale sotto i due gradi, ma non si impegna a farlo. Rimanda le decisioni sul taglio delle emissioni, indorando la pillola con la promessa di maggiori fondi”.

La rinuncia a siglare un trattato legalmente vincolante entro il 2010 e’ una duro colpo, soprattutto per le popolazioni piu’ vulnerabili. L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ stima che 150mila persone muoiono ogni giorno a causa dei cambiamenti climatici. Ogni minuto di ritardo costa nuove vite umane.

”Dopo due anni di intensi negoziati, questa bozza di accordo non ci da’ la sicurezza che gli effetti catastrofici del cambiamento climatico saranno evitati e che i paesi piu’ poveri avranno le risorse di necessarie per contrastarne gli effetti ed adattarsi”, denuncia Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam e Ucodep: ”Milioni di persone in tutto il mondo non vogliono veder morire a Copenaghen le loro speranze per un accodo ambizioso, vincolante ed equo. I leader devono tornare quanto prima attorno a un tavolo nel 2010 e prendere le decisioni necessarie”.

La proposta contiene l’annuncio di 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a fronteggiare i cambiamenti climatici. In realta’, avvertono gli ambientalisti, ”si tratta di un obiettivo e non di un risultato gia’ assicurato: i paesi poveri non hanno infatti alcuna certezza di ricevere i fondi necessari per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni. La somma di 100 miliardi di dollari, inoltre, e’ solo meta’ di quella necessaria. Questa differenza puo’ avere conseguenze drammatiche: solo nell’Asia del sud e nell’Africana subsahariana, per esempio, c’e’ bisogno di un miliardo e mezzo di dollari per impedire nuove morti per malaria e diarrea causate dal clima.

Non c’e’ poi certezza che i 100 miliardi saranno aggiuntivi rispetto agli impegni presi sull’Aiuto pubblico allo sviluppo. Cio’ significa che, nei paesi in via di sviluppo, i fondi potrebbero essere sottratti all’istruzione e all’assistenza sanitaria per finanziarie difese contro le inondazioni o sostenere gli agricoltori piu’ poveri. I 100 miliardi di dollari potrebbero infine non essere fondi pubblici, ed essere quindi erogati secondo l’agenda dei donatori privati piu’ che sulla base delle reali emergenze.

Preoccupante anche l’assenza, nella bozza di accordo, di obiettivi specifici di riduzione delle emissioni entro il 2020, essenziali secondo gli scienziati per garantire che il riscaldamento globale non superi i due gradi.

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fonte:  http://www.asca.it/copertina-CLIMA__RAGGIUNTO_UN_ACCORDO_MINIMO-2263.html

OLOCAUSTO – Rubata insegna a entrata Auschwitz, sgomento nel mondo

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La polizia offre ricompensa di 5mila zloty

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Varsavia, 19 dic. (Apcom) La celebre iscrizione ‘Arbeit Macht Frei’ (il lavoro rende liberi) posta all’ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, è stata rubata da sconosciuti la notte tra giovedì e venerdì. Lo ha annunciato la polizia polacca, spiegando che le autorità locali ritengono che il furto sia avvenuto fra le 3.30 e le 5 di questa mattina. Sempre secondo la polizia, l’iscrizione è stata svitata da una parte e ‘strappata’ dall’altra: le forze di sicurezza hanno subito avviato le ricerche, ma al momento non ci sono sospetti.

“L’iscrizione è stata rubata questa mattina presto”, ha dichiarato all’Afp, Jaroslaw Mensfelt, portavoce del museo del campo che fu installato dall’occupante tedesco sul territorio polacco durante la Seconda guerra mondiale. “E’ una profanazione del luogo in cui più di un milione di persone furono assassinate. E’ vergognoso”, ha commentato Mensfelt. “Si tratta del primo caso così grave di furto nel campo”, ha aggiunto. La Germania nazista sterminò dal 1940 al 1945 a Auschwitz-Birkenau circa 1,1 milione di persone, di cui un milione di ebrei. Le altre vittime del campo furono soprattutto polacchi, rom e prigionieri sovietici.

Da Israele si è levato un coro di indignazione. “E’ un atto abominevole che è assimilabile alla profanazione”, ha dichiarato il vice Primo ministro e ministro dello Sviluppo regionale, Sylvan Shalom. “Questo gesto testimonia ancora una volta dell’odio e della violenza contro gli ebrei”, ha aggiunto Shalom. Da parte sua, il memoriale israeliano della Shoah a Gerusalemme, lo Yed Vashem, ha manifestato la sua indignazione. “Questo atto costituisce una vera dichiarazione di guerra. Non conosciamo l’identità degli autori ma suppongo che si tratti di neonazisti animati dall’odio verso lo straniero”, ha dichiarato il presidente del memoriale della Shoah a Gerusalemme, Yed Vashem, Avner Shalev, in un comunicato. “Queste persone vogliono riportare l’Europa a 60 anni fa, agli anni bui della morte e della distruzione”, ha aggiunto Shalev. Anche numerose personalità politiche polacche hanno espresso costernazione per il furto della celebre iscrizione. “E’ impensabile!”, ha esclamato il leader storico di Solidarnosc ed ex presidente, Lech Walesa, all’emittente Tvn 24. “Ma non vi vi vedo un atto ideologico. E’ un atto criminale. Impossibile comprenderlo diversamente”, ha aggiunto il premio Nobel de la Paix. “E’ orribile. Spero che la polizia ritroverà rapidamente questa iscrizione”, gli fatto eco sula radio pubblica il presidente del Senato, Bogdan Borusewicz. Tutte le piste sono possibili ma noi privilegiamo quella del furto su commissione di un collezionista privato o di un gruppo”, ha dichiarato all’Afp Malgorzata Jurecka, portavoce della polizia di Oswiecim (Auschwitz in polacco). Decine di poliziotti, accompagnati da cani, erano sul posto già da questa mattina per le indagini e dei posti di blocco sono stati allestiti lungo le strade locali.

Il campo di Auschwitz-Birkenau è chiuso la notte e sorvegliato da vigilantes. Oggi la polizia si era già messa a visionare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza del museo e della città. Le forze dell’ordine hanno promesso una ricompensa di 5.000 zloty (1.200 euro) a chiunque fornisca informazioni utili per ritrovare l’iscrizione e arrestare i colpevoli. Il pannello in ferro battuto e lungo 5 metri, non era difficile da asportare dalla “ma bisognava sapere come fare”, ha detto il portavoce del museo. “Il ladro doveva sapere bene quello che voleva e come fare”, ha aggiunto. La Germania aveva annunciato proprio giovedì di essere pronta a una donazione di 60 milioni di euro per la manutenzione dell’ex lager di Auschwitz-Birkenau, la metà del denaro necessario per preservare le rovine delle baracche e delle camere a gas del più famigerato lager nazista. Il campo è stato liberato dall’esercito sovietico nel gennaio 1945. I nazisti hanno distrutto numerose installazioni prima della fuga. Su 191 ettari, il sito conta 155 edifici e più di 300 rovine. L’anno scorso, più di un milione di persone hanno visitato Auschwitz.

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19 dicembre 2009

fonte:  http://www.apcom.net/newsesteri/20091219_050910_1d680c9_79014.html

Padova, da tre anni è cieca ma la Rai vuole il canone: multata con gli interessi

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Un’84enne protagonista di una situazione paradossale
Un’associazione di consumatori: «Siamo al ridicolo»

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PADOVA (18 dicembre) – Augusta Beghetto ha 84 anni e da oltre tre non ci vede più. Da quando un intervento mal riuscito agli occhi l’ha resa praticamente cieca. Distingue solo le ombre con l’occhio destro e si orienta nel suo appartamento in via Belludi, grazie all’abitudine di compiere gli stessi passi, lungo gli stretti corridoi che ormai percorre da anni. Ma nonostante la sua quasi totale cecità la signora Beghetto deve continuare a pagare il canone Rai: 106 euro.

«Io la televisione non posso più vederla – spiega – Non ci riesco, purtroppo. Ascolto le voci, che mi fanno compagnia, ma nulla più. La tengo per abitudine». Tanto che il canone ha continuato a versarlo essendo una tassa “di possesso” anche l’anno seguente l’operazione che l’ha resa di fatto non vendente. Ha smesso invece di corrispondere il tributo a “mamma” Rai l’anno dopo. «Non lo ritenevo giusto – si difende Augusta – Ho anche spiegato il motivo per cui non volevo pagare l’abbonamento e dimostrato le mie condizioni di salute». Ma niente da fare. Il canone va pagato. Comunque. Anzi, alla signora è pure arrivata una “sanzione per interessi” di 66,07 euro. «Una cosa assurda – commenta – una vera e propria operazione di strozzinaggio legalizzato. È inammissibile che un cittadino onesto sia vessato in questa maniera».

E allora per Augusta Beghetto l’ancora di salvataggio è arrivata dal presidente dell’Osservatorio del cittadino contribuente, Nicola Ramundo. «Con la sanzione per interessi arrivata dalla Rai siamo davvero al ridicolo – osserva Ramundo – È una cosa che grida vendetta, oltretutto se non vengono corrisposti i 66,07 euro potrebbe partire un’azione di pignoramento dei beni della signora. Pazzesco. Ed è incredibile come di fronte a cittadini onesti si finisca sempre per usare il bastone». Tanto che della vicenda, l’Osservatorio del cittadino contribuente intende fare un vero e proprio manifesto di lotta. «Anzitutto faremo ricorso a “mamma” Rai – conclude Nicola Ramundo – non tanto per non pagare il canone, quanto perché venga immediatamente tolta la sanzione per interessi. Inoltre ci piacerebbe che riguardo a questa battaglia civile, accanto alla signora Beghetto si schierassero anche il sindaco Zanonato e magari pure qualche parlamentare cittadino. Il loro intervento sarebbe un regalo di Natale molto gradito».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=84762&sez=HOME_INITALIA

Darfur: 6 bambini condannati a morte. Una petizione per salvarli

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L’Associazione “Italian Blogs for Darfur” – che vigila sullo stato dei diritti umani nella regione africana- ha diffuso una notizia terribile: SEI BAMBINI darfuriani, tutti “bambini-soldato”, sono stati CONDANNATI A MORTE dal tribunale di Khartoum!

Si tratta di sei minori sudanesi, di etnia Fur, dagli 11 ai 16 anni : accusati del coinvolgimento, insieme ad altri 150 guerriglieri del “Justice and Equality Movement” (o “Jem”, un movimento di ribelli che opera nel Paese africano), in un attacco alla capitale sudanese che nel 2008 causò oltre 300 vittime e, per questo, condannati lo scorso novembre (dal “Sudan Tribune”, il tribunale di Khartoum che finora ha emesso oltre 100 condanne a morte sull’accaduto, molte già eseguite.

Il “Jem” è uno dei tanti gruppi armati presenti in Africa che impiega bambini soldato nelle proprie azioni di guerriglia, arruolandoli dopo averli sottratti “con la forza” alle loro famiglie, negando loro, per sempre, il diritto di vivere la propria infanzia.

Giornali e televisioni italiane continuano a ignorare il conflitto che da oltre 4 anni miete vittime innocenti in Sudan.

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A questo indirizzo è possibile firmare la petizione internazionale per sospendere la condanna di questi bambini e salvare loro la vita. Firmate e diffondete questo appello.

I bambini sono figli di tutti noi.

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fonte:  http://www.100bimbi.it/index.php?/archives/277-Darfur-6-bambini-condannati-a-morte.Una-petizione-per-salvarli.html