Archivio | dicembre 20, 2009

Pd, la Guerra delle Due Rose

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Si fanno leggi ad personam, si colpisce Berlusconi in mezzo alla folla, si parla di mandanti e cattivi maestri, si prova ad abbassare i toni; ci sono politici che difendono la Costituzione, altri che la attaccano; altri ancora che sono nel partito di Berlusconi ma hanno cominciato un percorso di allontanamento che li sta facendo diventare degli eroi della sinistra. Mentre tutto ciò che sta accadendo in questo paese è interessante, vivo, preoccupante, decisivo, ci si chiede: ma cos’è che interessa davvero al maggior partito di opposizione, quand’è che si mobilita davvero?

Basta una dichiarazione di D’Alema, come in questi giorni; oppure altre volte una dichiarazione di Veltroni, e si capisce cosa sta davvero a cuore a quel partito dal 1994 in poi, in tutte le sue evoluzioni. Mentre l’Italia si decompone gridando aiuto, il Pd è impegnato nella Guerra delle Due Rose tra i Lancaster e gli York, che dura da molti anni e durerà ancora tanto. Veltroni si impegna ormai soltanto per distruggere D’Alema, D’Alema si impegna soltanto per distruggere Veltroni. (Sono anche impegnati a dichiarare che tutto questo non è affatto vero) Tutti gli altri componenti del partito sono schierati con l’uno o con l’altro e contano i punti messi a segno da D’Alema contro Veltroni e viceversa.

Nella sostanza, il motivo principale per cui un’opposizione vera in Italia non c’è, è che le due personalità politiche più rilevanti dopo Berlinguer sono impegnate da anni nella distruzione l’uno dell’altro. E stanno vincendo tutt’e due.

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21 dicembre 2009

fonte: http://www.unita.it/news/francesco_piccolo/92899/pd_la_guerra_delle_due_rose

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Barak contro gli insediamenti illegali. I coloni: è una dichiarazione di guerra

L’esercito israeliano pianifica una nuova operazione contro gli insediamenti in Cisgiordania: mobilitate sei brigate

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TEL AVIV (20 dicembre) – Equivalgono ad una «dichiarazione di guerra» i progetti messi a punto dallo Stato maggiore militare israeliano per imporre il congelamento temporaneo degli insediamenti ai 300 mila coloni della Cisgiordania. Lo ha detto alla radio militare il leader del movimento dei coloni, Danny Dayan. Quei piani, ha notato Dayan, «sembrano proprio preparativi militari predisposti contro un nemico». Immediata la reazione del ministero della difesa secondo cui se i coloni rispetteranno i provvedimenti decisi dal governo «non ci sarà alcuna necessità di ricorrere alla forza».

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak progetta infatti di mobilitare l’esercito e i servizi di sicurezza interna per imporre ai coloni il congelamento temporaneo dei loro insediamenti in Cisgiordania deciso dal premier Benyamin Netanyahu. Lo ha rivelato oggi la radio dei coloni Canale 7, che è riuscita ad ottenere uno dei piani operativi delle forze armate. Secondo l’emittente le operazioni saranno coordinate dallo Stato maggiore e coinvolgeranno almeno sei brigate, nonchè unità della Guardia di frontiera e unità dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, e unità di riservisti. Essi si avvarranno del sostegno di aerei senza pilota e di elicotteri militari, secondo Canale 7. La emittente ha avvertito che i militari avranno ordine di imporre il congelamento della attività edili e di radere al suolo edifici illegali. Fra l’altro viene presa in considerazione la possibilità che elementi estremisti fra i coloni aprano il fuoco sui soldati.

La emittente prevede che Tsahal (acronimo delle forze armate) entrerà in azione a sorpresa nel prossimo futuro, isolando interi insediamenti, schermando le reti telefoniche cellulari e tenendo a distanza «di sicurezza» i giornalisti. In Cisgiordania vivono oltre 300 mila coloni ebrei. Il congelamento deciso dal governo israeliano (nel tentativo finora vano di rilanciare trattative con i palestinesi) durerà dieci mesi e riguarderà solo i nuovi progetti edili e non quelli già avviati nei mesi scorsi.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha detto, in una intervista apparsa oggi sul quotidiano saudita Asharq Al Awsat, di essere pronto a rinunciare alle rivendicazioni storiche palestinesi nel caso in cui sia creato uno stato palestinese nell’ambito di un accordo definitivo. «Se arriviamo ad un accordo finale su Gerusalemme, i rifugiati, le frontiere, la sicurezza, i prigionieri, l’acqua ed il resto, ‘we say end of the historical claim»’, ha detto, esprimendo quest’ultimo concetto proprio in inglese.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=84949&sez=HOME_NELMONDO

Lavoro, Sacconi annuncia riforma Statuto e nuove norme per ammortizzatori sociali

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Le modifiche in un disegno di legge dopo le regionali

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BOLOGNA (20 dicembre) – Una riforma per disegnare lo statuto dei lavori che conterrà anche le nuove norme per gli ammortizzatori sociali verrà proposta nella forma di un disegno di legge delega dopo le elezioni regionali. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che questa mattina a Bologna ha inaugurato il circolo culturale Marco Biagi, intitolato alla memoria del giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse.

Atto conclusivo del pensiero di Biagi. Una riforma che sarà, come ha spiegato il ministro, l’atto conclusivo del disegno che aveva in mente Biagi. Due saranno i pilastri della riforma – ha spiegato Sacconi – «una indennità di disoccupazione su base generalizzata ed un secondo strumento integrativo che sarà soprattutto rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando può ridursi il volume della produzione ed anche le ore lavorate».

Ddl dopo le regionali. Il ddl per lo statuto dei lavori verrà proposto «dopo le elezioni regionali in un quadro di stabilità democratica che il paese vorrà prendere all’indomani del voto, avendo davanti l’opportunità di tre anni senza elezioni».

Formazione. Sacconi ha parlato anche di formazione sostenendo che oggi le «parti sono pronte a realizzare un’altra intuizione di Marco», cioè per una «formazione regolata dalle stesse parti sociali», diversamente dal passato – ha osservato ancora il ministro – quando c’era «il pregiudizio di una formazione separata dall’impresa». Entro gennaio le nuove linee guida verranno discusse e approvate dalla conferenza Stato-Regioni-parti sociali «all’insegna di una forte sussidiarietà delle parti sociali».

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=84920&sez=ECONOMIA

AL SINDACO DE L’AQUILA: Domanda n 1

– Domanda n 1: Localizzazione insediamenti «Progetto C.A.S.E.» nella città di L’Aquila

19 Dicembre 2009

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Nei tempi di tribolo, questo si sa, non si può guardare troppo per il sottile. Non ci può permettere il lusso di essere schizzinosi. E neppure si può sindacare opinare puntualizzare discutere sottilizzare (tutti sport nazionali) come se ci si trovasse al bar o in sezione, mentre tutto intorno ferve – come nel periodo successivo al terremoto del 6 aprile – l’accorrere e il soccorrere verso una popolazione duramente colpita, rimasta letteralmente all’addiaccio.Da anni, dell’emergenza l’Italia ha fatto lo strumento per bypassare le normali procedure burocratiche (adatte e addette ad impastoiare tutto nei soli periodi normali) che pure si è data e che tenacemente conserva, ed il caso aquilano, le cronache cominciano a rimandarlo, sembrerebbe non aver fatto eccezione; per alcuni, esso ha addirittura rappresentato l’apoteosi dell’emergenza elevata a metodo di reggimento della cosa pubblica post-moderna.

Ora che sono trascorsi otto mesi dal sisma, sta sorgendo – e va rimanendo senza risposte soddisfacenti e pertinenti- un grande desiderio di conoscere comprendere metabolizzare quel che è successivo nella cosiddetta fase dell’emergenza e della ricostruzione leggera. E’ forse venuto il tempo di riflettere su quanto è accaduto, anche per tentare di far tesoro delle cose positive e di abbandonare il sentiero opaco degli aspetti grigi.

Inauguriamo quindi, con la modestia del caso, una serie di domande che il senso dell’opportunità ci trattenne dal formulare all’epoca ma che riteniamo – per quanto irresistibilmente destinate al vaniloquio e al cestino – di pubblico interesse. Adesso non meno di allora. —

DOMANDA N. 1 – AL SINDACO DELLA CITTA’ DI L’AQUILA, MASSIMO CIALENTE

Oggetto: Localizzazione insediamenti «Progetto C.A.S.E.» nella città di L’Aquila

Come noto, il decreto 11 maggio 2009 n. 6 del Commissario delegato Bertolaso ha provveduto ad individuare e localizzare, in base a quanto stabilito con il cosiddetto decreto Abruzzo, le aree destinate alla «realizzazione dei moduli abitativi destinati ad una durevole utilizzazione nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi», procedendo contestualmente alla dichiarazione di pubblica utilità delle stesse, occupazione ed esproprio. Su quelle particelle – nel decreto espressamente enumerate – sono stati poi realizzati gli insediamenti della nuova L’Aquila, decidendo, in pratica, un modello di città decentrata che per molti anni (e forse per sempre) contrassegnerà la vita del capoluogo di regione.

Lo stesso decreto Abruzzo statuiva che il Commissario Bertolaso provvedesse a tale individuazione «d’intesa con il Presidente della Regione Abruzzo e sentiti i sindaci dei comuni interessati», ovvero dovesse sentire anche Lei.

Lei, sindaco di L’Aquila, in quei giorni ha più volte espresso, anche in pubblici consessi (es.: riunione con i Comitati civici a via Strinella), il concetto di non aver sostanzialmente partecipato a tale processo decisionale, ed ancora il 15 maggio 2009, quattro giorni cioè dopo l’emanazione del decreto n. 6 da parte del Commissario Bertolaso, leggemmo che «il sindaco dichiara ai microfoni di Abruzzo24ore di non aver ancora visto quali sono le aree individuate» (http://www.abruzzo24ore.tv/news.php?id=11126).

C’è un problema. Nel decreto n. 6 è espressamente attestata la seguente circostanza: «ACQUISITO il parere del Sindaco della città di L’Aquila sul cui territorio insistono le aree allo stato individuate, di cui alla nota del 9 maggio 2009».

Non solo. In premessa è scritto:

«VISTO il lavoro preparatorio svolto da un gruppo di tecnici della struttura commissariale e di tecnici comunali ai fini della localizzazione delle predette aree e diretto ad accertare l’idoneità delle stesse».

Poiché all’epoca qualcuno provò a dolersi di presunti onerosi incarichi a tecnici di fiducia del Comune di L’Aquila, Le chiediamo, al fine di rendere noto l’esatto stato dei fatti, quel che all’epoca testualmente scrisse (ché qualcosa ha scritto, a meno di non voler accusare la Protezione civile di aver attestato il falso) nel parere del 9 maggio 2009, e da quali tecnici comunali furono svolti i lavori preparatori per la individuazione delle aree per parte del Comune di L’Aquila.

Cordiali saluti.

Il Martello del Fucino – foglio volante di Fontamara

Allegato PDF : Decreto n 6 – 11 maggio 2009 al link :

http://www.site.it/le_testate/_notes/decreto%20n6%2011maggio%202009.pdf

http://www.site.it/al-sindaco-della-citta-di-laquila-somanda-n-1-localizzazione-insediamenti-%c2%abprogetto-case%c2%bb-nella-citta-di-laquila/12/2009/


COSA NON PORTEREMO NEL 2010

L’Aquila, 17 dicembre 2009

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Siamo un gruppo di cittadini aquilani che dopo la casa stanno perdendo anche il reddito a causa della mancanza di lavoro.

Siamo entrati o stiamo entrando negli alloggi temporanei del progetto C.A.S.E. ma accadrà che non potremo viverci a lungo perché non sapremo come mantenere le nostre famiglie.

La politica e le Istituzioni non considerano questa come un’emergenza, dobbiamo far capire loro che lo è, che non è più solo il disagio di alcune categorie.

Proponiamo l’iniziativa simbolica dell’addobbo di uno dei bellissimi abeti della Villa Comunale dell’Aquila con ciò che non potremo portare nel nuovo anno.

E’ una proposta che da semplici cittadini lanciamo a tutti i cittadini aquilani, senza sigle né distinzioni.

Aiutateci a diffondere questo appuntamento attraverso i vostri contatti, via email, via facebook, con i mezzi di comunicazione che avete a disposizione.

Costruiamo insieme un movimento spontaneo di cittadini per comunicare le nostre difficoltà.

Sarebbe bello se partecipassero anche tutti quegli aquilani che hanno deciso di non tornare nella nostra città.

Se qui hanno lasciato il cuore, anche loro porteranno un messaggio.

N.B. Possiamo aiutarci inoltrando questo messaggio ai nostri contatti e conservando la lista di distribuzione per le iniziative future. Grazie!

Cosa non porteremo nel 2010

Addobbiamo un albero di Natale

con ciò che non porteremo nel 2010.

Quest’anno ci ha tolto la casa ma anche: lavoro, reddito, socialità, ecc.

Portiamo per l’addobbo ciò che rappresenta una perdita importante:

una lettera di licenziamento;

un telegramma di cassa integrazione,

un simbolo dell’attività perduta,

un prodotto del negozio che non riaprirà,

un piccolo oggetto della casa,

un coccio,

una fotografia dei piccoli eventi sociali che non possono più avvenire,

un pensiero,

ecc.

Ci vediamo il mercoledì 23 dicembre alle 16:00,

davanti al monumento ai caduti della Villa Comunale dell’Aquila.

Un gruppo di cittadini aquilani

http://www.3e32.com/

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Di : Il Martello del Fucino
domenica 20 Dicembre 2009

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Tasse ai terremotati – Dopo le promesse, la beffa

18 Dicembre 2009

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Dipendenti, cassaintegrati e pensionati terremotati torneranno a pagare le tasse regolarmente. Così come le società e le aziende con volume d’affari superiore a 200mila euro. Se – il dubitativo è ancora doveroso, vista la montagna di parole fin qui spese – verrà effettivamente prorogata la sospensione, non sarà per tutti. Non solo: non ci sono sconti sugli arretrati e andrà restituito il 100% in 60 rate. E tutte le promesse fatte? Rivediamole.

28 luglio 2009 – Il Centro, quotidiano locale, scrive: “In meno di due ore si riaccendono le speranze dei contribuenti aquilani. Intorno alle 17 la Camera approva all’unanimità un ordine del giorno che equipara la condizione fiscale dei terremotati aquilani a quella delle popolazioni di Umbria e Marche. Prima delle 19 arriva l’accordo tra il ministro Tremonti e il capo della Protezione civile, Bertolaso, sul rinvio per il pagamento delle tasse.” Il trattamento a Marche e Umbria va ricordato: sospensione delle tasse per tutti per 18 mesi, restituzione del 40% degli arretrati e dopo 12 anni in 120 rate. Tutti tranquilli e voci fuori dal coro messe a tacere.

7 dicembre – La situazione non si sblocca, anche se tutti danno per scontato che gli impegni vengano mantenuti. Stefania Pezzopane chiama alla mobilitazione. Arrivano altre promesse. Per giorni, il giornale locale titola che le tasse saranno sospese, e lo stesso dicono i tg nazionali. Bertolaso: “Spero di aver così tranquillizzato i nostri amici aquilani ai quali ancora una volta stiamo dando prova di grande serietà e coerenza“. Si smentirà da solo nel giro di dieci giorni.

10 dicembre – ancora nulla di fatto. Gli aquilani sono in piazza a Montecitorio. Ma Bertolaso attacca duramente: “Cialente ha perso una buona occasione per lavorare su altre cose.” E garantisce che la sospensione delle tasse arriverà con il decreto che crea anche la Spa della Protezione Civile. Il che fa nascere dubbi legittimi da una parte: non è che si tenta di blindare al voto quel decreto? Dall’altra, invece, arrivano le accuse alla sinistra di strumentalizzare la questione per scendere in piazza. Un classico.

12 dicembre – A L’Aquila si mormora: “Visto? Le tasse ce le hanno sospese“. Come se non bastasse, Bertolaso rassicura ancora: “Alcune ipotesi sono state gia’ formulate in Finanziaria. Non ci sara’ alcun problema ad inserire questa norma nel decreto legge all’esame del Consiglio dei Ministri, che chiude l’emergenza rifiuti in Campania e restituisce alle autorita’ locali la competenza dell’emergenza Abruzzo“.

17 dicembre – Le carte si scoprono. Nel decreto-calderone, la proroga della sospensione delle tasse non c’è. Bertolaso cambia versione: “C’è ovviamente anche la proroga della sospensione dei tributi in Abruzzo, che non è nel decreto che riguarda l’Abruzzo ma nel ‘milleproroghe“. Ovviamente, dice. Ma non cambia versione solo su quello: “La proroga non sarà per tutti, ma riguarderà il territorio del cratere e le categorie più a rischio per il pagamento dei tributi“.

Eccolo servito, il boccone amaro agli aquilani. E il trattamento per la questione tasse è solo una delle tante criticità di questo sisma mai raccontate veramente. Tant’è che, in tutta fretta, ieri sera, vari Tg hanno parlato della sospensione delle tasse in Abruzzo dandola per scontata. Un po’ come hanno fatto con gli aquilani in tutti questi mesi. Il messaggio alla nazione dev’essere uno solo: “A L’Aquila è stato risolto tutto“.

E’ evidente che non è così. L’unica speranza per i terremotati? Che anche questa volta le dichiarazioni si smentiscano da sole. Ma appare molto difficile. E così, Cialente e Pezzopane chiamano a raccolta gli aquilani per il pomeriggio di oggi.

18 dicembre 2009

Alberto Puliafito da “Il Fatto Quotidiano”

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LO SFOGO DI CIALENTE: «NON CAPISCO PIU’ COSA STIA SUCCEDENDO»

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L’AQUILA. Tra i più amareggiati per il decreto sulle tasse in queste ore c’è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Sempre molto pacato in questi mesi di post terremoto ha evitato in più occasioni lo scontro diretto con il Governo. E’ prevalso un atteggiamento di collaborazione, anche con lo stesso Berlusconi, e non si sono mai registrati particolari scontri frontali.

Per questo si è attirato anche qualche critica dalla stessa parte politica e qualche voce insidiosa su presunti cambi di casacca.

Ma adesso per il primo cittadino è come se la misura fosse ormai troppo colma per continuare ad abbozzare.

Ieri in conferenza stampa ha mostrato tutta la sua amarezza per un provvedimento che in fin dei conti nessuno da queste parti si aspettava.

«Sono giorni che mi chiedo cosa stia succedendo», ha detto il primo cittadino. «Il terremoto e’ una vicenda che ha colpito l’intero paese, eppure ci sono un pezzo di Governo e di Parlamento che dicono che abbiamo avuto anche troppo ed è ora che iniziamo a camminare da soli».

Cialente ha parlato di «trattamento disumano che rientra in un quadro molto più complesso» e ha messo così sul piatto le diverse difficoltà che si stanno incontrando in questi mesi.

«Il finanziamento del Cipe, di 4 miliardi di euro, arriva col contagocce; i fondi non bastano neanche a finire i puntellamenti. La mia paura e’ che, terminate le assegnazioni degli alloggi del progetto Case, si spengano i riflettori e si chiudano le risorse».

Anche perchè a fine anno la Protezione Civile lascerà l’Abruzzo e la ricostruzione sarà nelle mani del commissario Gianni Chiodi e probabilmente i vari problemi interesseranno una ribalta meno nazionale e più locale.

«Noi – ha continuato Cialente – non stiamo chiedendo niente di straordinario. Chiediamo il giusto, di essere trattati come gli altri».

Il sindaco ha tirato fuori anche la vicenda del terremoto del Belice: «al 30 novembre del 1995, lo stanziamento totale per la ricostruzione era di 29mila miliardi di lire. Perchè, con noi, il Governo non si sta comportando alla stessa stregua? Invece, non si sa nemmeno che fine abbiano fatto i 300milioni di euro di anticipo per il rilancio delle attività produttive. Io stesso, ho dovuto raschiare il fondo del barile ed anticipare la mensilità di novembre per il contributo di autonoma sistemazione. Assurdo. Onestamente- ha conclcuso il sindaco- sono molto preoccupato per il quadro sociale che si andrà a delineare a gennaio, febbraio e marzo, mesi che, se continua così, saranno ancora più difficili».

Per Cialente «è giunto il momento di farci sentire, di ritrovarsi come territorio; che si vada avanti in modo compatto, che si metta da parte la politica per far valere i diritti di una popolazione massacrata economicamente, negli affetti e nella quotidianità, da quel maledetto sei aprile. La verità, è che si è pensato agli alloggi ma poi il progetto Case e Map sono risultati assolutamente insufficienti».

«Si è pensato alle scuole, battaglia questa vinta dal Governo, dalla protezione civile e dagli enti locali», ha continuato, «ma non si è fatto nulla, meno di zero, per il lavoro. Anzi, si mettono le tasse. In questo modo tutto ciò che si è fatto, sarà stato vano e soprattutto verrà distrutto tutto ciò che era rimasto della città, mi riferisco alla fiducia ed alla voglia degli aquilani di ripartire subito».

19/12/2009

http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=24195&page=1

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fonte: http://bellaciao.org/it/spip.php?article25574


ITALIA, FREDDO SIBERIANO: Domani altre nevicate, ricoveri pieni a Milano, “due morti assiderati”

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Persisterà anche nelle prossime ore l’ondata di gelo che da giorni sta interessando l’Italia. Da domani, infatti, rileva la Protezione civile, una nuova perturbazione interesserà la penisola. Il contrasto termico tra i flussi di correnti provenienti dall’Atlantico e le basse temperature attualmente presenti nella pianura padana determineranno ancora una fase di maltempo con nevicate a quote basse al Nord e intensificazione dei venti al Centro-Sud. Allerta neve specifica è stata diramata per Piemonte, Lombardia e Liguria.

CLOCHARD MORTO A MILANO Un clochard è morto a Milano, probabilmente per il freddo. Il barbone è stato trovato morto in una cantina dove solitamente si rifugiava in periferia.

UN MORTO AD ANCONA Un uomo di 61 anni, G.B., di Arcevia, è stato trovato cadavere ieri sera nei pressi del campo sportivo della cittadina, deceduto per assideramento. L’uomo si era allontanato con la propria auto dirigendosi verso la zona del campo sportivo. Sceso dal mezzo – non si sa ancora per quale motivo, date le temperature gelide – non si è accorto di un dislivello di terreno ed è precipitato in un dirupo. Nella caduta si è rotto un femore e non è riuscito a risalire la scarpata né a chiamare i soccorsi. G.B. è morto a causa del freddo. Dopo l’ispezione cadaverica la salma è stata restituita ai familiari.

RICOVERI ANTI-GELO PIENI A MILANO Il gelo che sta attanagliando l’Italia si fa sentire con forza sul popolo dei senza tetto che vive sulle strade e sotto i portici di Milano. I 1.400 posti letto messi a disposizione dal piano antifreddo del Comune – in vigore dallo scorso 13 novembre fino al 31 marzo – sono stati quasi tutti occupati con poche eccezioni: quelle di chi, proprio non vuole rinunciare alla vita di strada. Se i letti preparati nella struttura comunale Casa dell’ Accoglienza di viale Ortles – punto di riferimento per l’intera città – sono sostanzialmente al completo, dei 600 posti gestiti dalla Fondazione Fratelli di San Francesco ne restano disponibili, spiega un operatore, «ancora 40 poichè c’è sempre qualcuno che si sente figlio della strada e non accetta» un ricovero. Per fare fronte all’emergenza freddo, oltre ai 1.400 posti letto sono disponibili anche una tenda riscaldata da una decina di posti alla Stazione Centrale e una da 30-40 posti, in preparazione, in zona Cimitero Monumentale.

SI GIOCA A TORINO Juventus e Catania scenderanno in campo regolarmente oggi pomeriggio a Torino. Nonostante la nevicata delle scorse ore e il freddo polare, lo stadio Olimpico del capoluogo piemontese è agibile e si disputerà l’incontro della 17/esima giornata della Serie A. A precisarlo è lo stesso club bianconero, smentendo così alcune voci circolate in mattinata su alcune emittenti sul possibile rinvio della partita.

TOSCANA A MENO 20° Dopo le abbondanti nevicate della notte tra venerdì e sabato, in Toscana si sono confermate le previsioni dei meteorologi, che paventavano temperature di gran lunga sotto lo zero. Stanotte in alcune località della regione il termometro è sceso a -20 gradi sotto lo zero, come in alcune località del Mugello, in particolare nei pressi dei valichi appenninici. A Borgo San Lorenzo stamattina la colonnina di mercurio segnava -16. Per quanto riguarda la viabilità le strade principali della regione sono percorribili, e anche sulle autostrade non si segnalano particolari disagi. Situazione libera anche a Firenze, dove l’Ataf ha ripreso le corse dei bus che erano state sospese ieri sera alle 20 causa ghiaccio; il servizio è tornato regolare anche se c’è qualche problema per le corse dirette nelle zone periferiche o collinari. Obbligo di catene invece sui passi appenninici. L’aeroporto di Firenze funziona regolarmente anche se vengono segnalati alcuni ritardi, conseguenza ancora della chiusura dello scalo di ieri mattina. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, alla stazione di Firenze Santa Maria Novella vengono segnalati alcuni ritardi, mentre la linea Firenze-Borgo San Lorenzo via Vaglia è ancora chiusa.

L’AQUILA, NOTTE A MENO 25° Gelo record sul massiccio del Gran Sasso a Campo Imperatore (L’Aquila) dove stanotte la temperatura è scesa a 25 gradi sotto lo zero: a mezzogiorno, nonostante la presenza del sole, la temperatura era di -13 gradi. Gli impianti di risalita sono stati aperti intorno alle 10: finora si sono registrate circa 1.700 presenze.

UMBRIA A MENO 14° Dopo le abbondanti nevicate di ieri oggi in tutta la provincia di Perugia splende il sole ma le temperature sono polari e le strade ghiacciate. Umbriameteo segnala temperature minime di meno 14 gradi nel centro di Città di Castello ed addirittura inferiori nelle campagne circostanti e nell’ Alta Valtiberina. Stamani il termometro è sceso a meno 10 gradi a Gualdo Tadino ed a meno sette a Norcia e Perugia. Gli appelli alla prudenza ed il lavoro di pulizia delle strade hanno evitato gravi problemi alla circolazione ed incidenti stradali. Polizia stradale e vigili urbani segnalano che tutte le strade sono sgombere. I pompieri sono invece ancora mobilitati in tutta la provincia per rimuovere rami caduti ed alberi pericolanti. La neve ed il freddo accrescono i disagi dei circa 200 sfollati delle zone terremotate del comune di Marsciano che stamani sono state visitate dal sottosegretario alla protezione civile, Guido Bertolaso.

GENOA-BARI NON SI GIOCA La Questura di Genova ha dato parere negativo riguardo allo svolgimento della partita Genoa-Bari per motivi di incolumità pubblica, dovuti al ghiaccio presente sia nelle aree di accesso sia sugli spalti. Il sopralluogo del Gos (gruppo operativo sicurezza) allo stadio Luigi Ferraris, investito venerdì da una nevicata e dove ancora oggi la temperatura è vicina allo zero, ha evidenziato, ha detto la questura, la presenza significativa di lastre di ghiaccio nelle zone di accesso, in particolare nel piazzale davanti alla tribuna e sulle scale che portano agli spalti. La verifica delle condizioni di praticabilità è stata svolta da funzionari della questura e dei vigili del fuoco e dai tecnici della società di gestione dell’impianto (l’azienda comunale Sportingenova), e l’esito è stato subito comunicato ai rappresentanti delle squadre. Esiste un pericolo evidente per l’incolumità degli spettatori che si devono recare allo stadio, ha spiegato la questura di Genova, ed è per ciò necessario evitare ogni rischio. Il Genoa calcio ha preso atto della decisione del Gos e lo ha comunicato in questi minuti alla Lega Calcio, che deve emettere la comunicazione ufficiale.

MARCHE GHIACCIO NELL’ENTROTERRA Prudenza e ancora prudenza: non muoversi in auto se non strettamente necessario, e in quel caso solo con catene a bordo e gomme termiche. È l’appello ripetuto della polizia stradale per gli automobilisti delle Marche, dove si segnalano strade ghiacciate nell’entroterra, in particolare nell’Anconetano e nel Maceratese. I passi sono tutti transitabili. Non si registrano incidenti. La neve ha fatto la sua timida comparsa questa mattina ad Ancona, dove peraltro, a causa delle temperature glaciali si sono verificate piccole rotture nelle tubazioni dell’acqua. Sul resto della regione solo rapide spruzzate, e in alcune località – come ad Ascoli – c’è il sole. Il problema, dunque, resta il ghiaccio. Da qui, l’invito alla cautela per chi si mette in viaggio.

PIOGGIA E FREDDO IN SILA Pioggia e freddo intenso stanno caratterizzando il maltempo in Calabria. Nelle zone più alte della Sila è nevicato per alcune ore. Nonostante il maltempo la situazione delle strade non fa registrare disagi o problemi. L’Anas, la polizia stradale e la protezione civile stanno comunque monitorando costantemente la situazione del maltempo. Sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria e sulle statali il traffico è normale. Anche sulle strade utilizzate per raggiungere le principali località della montagna calabrese non vengono segnalati problemi o disagi. In molti stamani hanno deciso di raggiungere le località montane per trascorrere la domenica che precede il Natale.

NEL VICENTINO -29 GRADI Gelo e sole sul Veneto, dopo le intense nevicate di ieri anche in pianura, con le temperature che in montagna hanno toccato minime da «giornata di ghiaccio», come usano dire i meteorologi. A Piana di Marcesina, nel vicentino, in area non abitata, la minima ha toccato i meno 29 gradi centigradi. Non tanto meglio però nelle località montane: ad Asiago -22, a Sappada e Arabba -18, a Cortina -16, ad Agordo -14. Anche il capoluogo bellunese è andato ben sotto la media stagionale con un -11. Sulla Marmolada, in quota, la minima si è fermata a -26. Per domani – secondo il centro previsioni meteo e valanghe di Arabba – è previsto un peggioramento con possibilità di nuove nevicate a bassa quota, specie dal pomeriggio. Per martedì non è escluso un aumento delle temperature e piogge anche a quote anomale, con possibilità di gelate. Freddo anche in pianura, dove sulle strade secondarie sono ancora in azione in mezzi per liberare i tracciati dalla neve, mentre la polizia stradale non segnala particolari problemi lungo le autostrade e le statali. Ritardi ancora nella circolazione ferroviaria lungo le principali direttrici. A Venezia è prevista una punta massima di marea tra i 95 e 100 centimetri sul medio mare.

RINVIATA FIORENTINA-MILAN Fiorentina-Milan non si gioca a causa della neve caduta ieri in città. La decisione è stata presa al termine di una riunione a cui hanno partecipato anche il questore di Firenze, Francesco Tagliente, e il sindaco Matteo Renzi. A breve l’annuncio ufficiale. La partita Fiorentina-Milan, a quanto si apprende, non verrà disputata neppure domani, ipotesi che era circolata nel pomeriggio. Per alcune ore è stata ventilata anche l’ idea di poter giocare a porte chiuse, ma anche questa possibilità, dopo un colloquio tra questore e sindaco, è stata scartata. La decisione di non far giocare Fiorentina-Milan non è dovuta allo stato del terreno del Franchi, bensì al ghiaccio che si è formato sugli spalti e lungo le strade che conducono a Firenze. Questo, secondo i responsabili degli enti preposti a prendere la decisione, poteva creare pericolo per la sicurezza e la salute dei tifosi.

RINVIATA UDINESE-CAGLIARI A causa del maltempo la Lega calcio ha deciso di rinviare a data da destinarsi la partita Udinese-Cagliari in programma domani a Udine alle ore 15. «La Lega Calcio – si legge in un comunicato -, preso atto del perdurare dell’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la città di Udine, vista anche la comunicazione del locale Gruppo Operativo di Sicurezza relativamente all’assenza delle condizioni minime di sicurezza per l’agibilità degli impianti e constatata l’impossibilit… di fissare date alternative nei prossimi giorni a causa dell’inizio del periodo di riposo invernale obbligatorio dei calciatori, ha disposto il rinvio a data da destinarsi anche della gara Udinese-Cagliari».

BELGIO ISOLATO Belgio isolato a causa delle forti nevicate che vanno avanti dalla scorsa notte: tutti gli aeroporti sono chiusi, i maggiori eventi sportivi rimandati e anche il traffico di terra (treni e bus) è praticamente interrotto. L’aeroporto principale, Zaventem, ha chiuso da questa mattina alle 9, per la troppa neve sulle tre piste. I gestori fanno sapere che si lavora per riprendere al più presto. Chiusi subito dopo anche l’aeroporto di Charleroi e quello di Liegi. A Bruxelles è stato interrotto il servizio bus in città, e si circola solo sulle arterie principali. Anche i treni hanno forti perturbazioni: quelli ad alta velocità per Parigi ed Amsterdam hanno accumulato numerose ore di ritardo, mentre l’Eurostar per Londra è ancora sospeso.

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20 dicembre 2009

fonte:  http://www.leggo.it/articolo.php?id=38810&sez=CRONACA

PALESTINA: LIBERTA’ DI ESISTERE

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Da 60 anni il popolo palestinese vive nell’oppressione e nel terrore a causa di un disegno tirannico che vuole vedere questa gente estinta dalla faccia della Terra. Quello che stiamo vedendo questi giorni (quel poco che non viene censurato) non è altro che il ripetersi di un copione che va avanti da più di mezzo secolo.

Qual è la colpa dei Palestinesi? Quella di voler avere una loro Patria. Una Patria che avevano, e che è stata tolta loro con la forza delle armi moderne quando loro altro non avevano che sassi e pietre per difendersi.

Dov’è la Giustizia nell’agire degli israeliani? Mentre a Gaza a mezzanotte vengono interrotte luce e acqua, al di là del Muro che gli ebrei hanno eretto a difesa della terra rubata a chi ora muore di fame, folle di persone ridono e si divertono in locali e discoteche fra le più belle del mondo.

A CHI E’ RIVOLTO IL GRUPPO:

A chi è stanco di essere tacciato di antisemitismo ogni volta che accusa Israele di mettere in atto una politica di sterminio DELIBERATA E PREMEDITATA

A chi è stanco di sentirsi dire, di fronte alle immani infamità compiute dagli israeliani, che gli ebrei hanno sofferto a causa dell’olocausto… CHE FORSE SE MIO PADRE FOSSE STATO UCCISO DA TIZIO IO AVREI IL DIRITTO DI TRUCIDARE CAIO?

A chi è intimamente e profondamente ANTISIONISTA

A chi ha fatto del rispetto dell’IDENTITA’ DEI POPOLI e del loro diritto ad esistere anche (e soprattutto) nell’era della globalizzazione una CAUSA SENZA FRONTIERE

A chi è VERAMENTE a favore del popolo palestinese, e quindi non a chi supporta la loro lotta solo ed esclusivamente perchè è anti-americano (e qui mi riferisco a tutti i comunisti che FALSAMENTE difendono la Palestina dai tempi della guerra fredda solo nell’ottica di andare contro gli Americani)

A tutti coloro vogliono vivere in un mondo in cui non sia possibile, da un giorno all’altro, eliminare una nazione e un popolo

PENSATECI BENE ITALIANI: è come se domani, dato che in Italia vivono minoranze etniche, ad esempio rumene, di punto in bianco si decidesse che l’Italia non è più Italia, ma Romania. Voi come vi sentireste?? Cosa fareste???

Vi lascio con un dubbio: fermo restando che il terrorismo rimane ovviamente, nella sua generalità, un atto profondamente sbagliato e disumano, vi chiedo:

Se non fossero esistiti i kamikaze, se cioè i Palestinesi avessero continuato a combattere con bastoni e pietre contro i carri armati israeliani, il Mondo si sarebbe mai accorto di loro? O sarebbero scomparsi nell’oblio della Storia, estinguendosi come una qualche specie animale senza alcuna importanza?

FATE GIRARE QUESTO GRUPPO, FACCIAMOLO CRESCERE, FORSE NON SERVIRA’ A NULLA MA FACCIAMOLO LO STESSO…..
NON LASCIAMO CHE QUESTO POPOLO MUOIA AGONIZZANDO OGNI GIORNO
NON TOLLERIAMO CHE AVVOLTOI E PROFITTATORI SENZA SCRUPOLI CHE NON HANNO A CUORE LA CAUSA DEI PALESTINESI MA SOLO I LORO MESCHINI CALCOLI OPPORTUNISTICI INGRASSINO SULLA LORO CARCASSA!!!!

Tiocfaidh àr là

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PALESTINA: LIBERTA’ DI ESISTERE è un gruppo di

FAI SENTIRE LA TUA VOCE, ISCRIVITI ANCHE TU AL GRUPPO

IO NON TI PAGO: I debiti degli Italiani

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In edicola con L’Espresso

Io non ti pago

Rate. Mutui. Bollette. Cambiali. Lo stipendio non basta più per sostenere spese e debiti. Così sempre più italiani chiudono il portafoglio e non saldano i conti. E il tasso di insolvenza in un anno è quasi raddoppiato

Giulio Tremonti
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di Tommaso Cerno
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Amamma esibisce fiero la busta paga di novembre: «Leggi qua, ma di che ti preoccupi? Prendo 1.700 euro al mese… Non le ha detto, però, che del suo stipendio da funzionario in un Comune dell’hinterland milanese a Claudio, 36 anni, restano in tasca 142 euro e 53 centesimi. Il resto è impegnato: se lo mangiano banche e finanziarie fra mutui, bollette insolute, cambiali protestate, rate per auto, frigo, tv al plasma e quella vacanza a Barcellona a cui proprio non riusciva a rinunciare. Per andare in municipio fa il giro lungo: «I creditori premono, mi aspettano sull’altro marciapiede. Addirittura a don Giacomo, il parroco, devo 500 euro. Non capisco come sia successo. Tutto andava bene, finché all’improvviso mi sono trovato nei guai e ho detto: io non pago». Addio formichine del Belpaese, di gente che non riesce più a starci dentro ce n’è sempre di più. Su circa 6 milioni di famiglie indebitate (una su cinque) ogni giorno un migliaio smette di rimborsare affitti, leasing, acqua, luce, gas e canone Rai. Vale per i redditi bassi ma anche per gli imprenditori che sospendono i versamenti di capannoni, negozi in centro e yacht.
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È l’effetto boomerang del microcredito, che sta stremando il portafoglio degli italiani. Fino a pochi anni fa ci si impegnava con le banche solo per mettere su casa, mentre adesso si rateizza tutto: 44 auto su cento, 20 elettrodomestici e 15 computer, il 12 per cento dei mobili. Ma anche vestiti, cellulari, corsi di danza, lo yoga, la palestra e quel materasso Permaflex dove nonna teneva invece i risparmi per i tempi duri. La Centrale rischi finanziari attesta che tre italiani su cento alla fine si arrendono e interrompono i versamenti, è il triplo di un anno fa. Anche il vecchio mutuo è diventato un incubo. Il tasso d’insolvenza è quasi raddoppiato dal 2008, passando dall’1 all’1,8 per cento. E così il bilancio casalingo si riempie di debiti e il salario di trattenute: nel 2002 i passivi delle famiglie erano il 31 per cento del reddito disponibile. Significa che se guadagnavi mille, ti impegnavi fino a 310 euro. Oggi si supera il 58 per cento, vale a dire quasi 600 euro da girare alla banca ogni mille intascati. «Sempre meno dell’Europa dove si arriva al 93 per cento», fa notare l’Abi. Ma con un incremento annuo di dieci punti contro i tre della Ue, ribattono i consumatori: «Avanti di questo passo sarà il disastro, la mia previsione è che nel 2010 andrà ancora peggio», dice Paolo Landi, presidente dell’Adconsum.
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Ecco come funziona. Gita fuori porta, con meta il grande centro commerciale. Adocchi l’oggetto del desiderio. Bastano pochi minuti, una fotocopia della carta d’identità, due firmette dove c’è la “x” e ti porti a casa il megaschermo dei sogni o l’auto full optional. Pubblicizzano che l’interesse è zero e mostrano il cosiddetto Tan, tasso annuale nominale. Peccato che poche righe sotto compaia un secondo tasso, il Taeg, che comprende tutto quello che già stai firmando: bolli, pratiche, assicurazioni, istruttoria. È una rata in più, che non c’era nell’offerta ma apparirà nei bollettini. Tu esci soddisfatto della tv e non ti rendi conto che quei 99 euro sono già diventati 115 e che, sommati agli altri, si stanno rivelando devastanti per il budget famigliare. «Quando non riuscivo più a fare la spesa, mi sono procurato un paio di carte revolving. Ho comprato il condizionatore e pagato il centro vacanza per mio figlio. Adesso dovrei versare 220 euro al mese più mutuo e macchina. Come faccio?», si chiede Federico, 45 anni, operaio di Biella (stipendio 1.550 euro al mese, residuo 380). È un’altra faccia del problema: la carta di credito rateale, ultima moda anche fra i giovanissimi.
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Garantisce un fido di 5 mila, anche 6 mila euro. Basta una strisciatina e buon acquisto. Che poi tanto buono non è se il Fondo monetario rileva che il tasso di sofferenza nei pagamenti è cresciuto dal 4,8 per cento al 5,8. Sempre più gente la usa e non rimborsa, strozzata da un debito di mesi o anni che nemmeno s’è resa conto di avere contratto. L’ultima frontiera degli insolventi cronici, poi, è il turismo energetico. Si tratta di clienti medi (con bollette di 200 o 300 euro a bimestre) che per evitare il salasso invernale di luce e gas cambiano gestore lasciando il buco ed emigrano verso altre società. Quanti? «Sono dati commerciali riservati », fanno quadrato Enel e privati, confermando però che la percentuale di distacchi è al 5 per cento senza particolari impennate. Eppure le cose non stanno proprio così. Il Garante per l’Energia lavora da settimane a un decreto specifico: «I nostri dati dicono che la morosità è in crescita, sia fra chi semplicemente non paga, sia fra chi ha scoperto lo zapping del contatore, come lo chiamiamo qui, effetto distorto delle liberalizzazioni. È un fenomeno che aumenta e va fermato».
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Non ditelo a Giorgio, 51 anni, salernitano, che pensa di essere l’unico: «Non so come mi è venuto in mente. Avevo bollette arretrate e ho cambiato gestore prima del distacco. Nessuno si è opposto e oggi sono di nuovo un cliente virtuoso ». C’era il rischio che il virus infettasse la telefonia fissa, invece Telecom, Vodafone e Wind hanno trovato un antidoto alla migrazione di massa. «È difficile fare con i telefoni quello che si fa con l’energia », spiegano alla direzione generale di Telecom: «Sulla carta è possibile, ma quando viene staccata la linea noi neghiamo la portabilità del numero finché ci sono insoluti. Se si procede col nuovo contratto si devono ripagare tutte le spese e si finisce per spendere di più». Sarà anche vero, ma basta navigare su Facebook per incappare in chi se ne vanta in Rete. Francesco, Mirco, Adriana, David e altri 46 amici. «Ho chiamato Fastweb e ho cambiato contratto senza pagare la bolletta di quasi 200 euro. In pochi giorni ero on line», raccontano sul Web.
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Telecom ha spedito la solita raccomandata, ma i soldi non li ha ancora visti. Alle associazioni dei consumatori si presentano tutti quando l’acqua è già alla gola: «Arrivano con pacchi di bollette non pagate, ingiunzioni, raccomandate. Piangono. Dicono di essere rimasti fregati, di avere perso il controllo», racconta il responsabile anti-usura di Adconsum, Francesco Iorio. «Di solito è un imprevisto che crea il problema. Muore la suocera e sparisce il terzo reddito oppure c’è una ristrutturazione, un incidente, una malattia». A questo punto il debitore entra nel panico e smette di pagare. Come è successo a Fabio, 39 anni, autista di Tir nel livornese. Quando è arrivato il conto del dentista della figlioletta Gloria, prima elementare, ha smesso di dormire la notte. «Gli devo ancora 7 mila euro. Un amico me ne ha prestati un migliaio, poi ha cominciato a chiamare. In banca ero già bollato come cattivo pagatore», racconta in lacrime.
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Il problema della casa
Default sui mutui da dicembre 2006 agiugno 2009, dati in %
Compri oggi e paghi domani (forse)
Insolvenze nel credito al consumoda dicembre 2006 a giugno 2009, dati in %

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Così ha firmato un paio di assegni a vuoto, ha ipotecato il camion ed è passato alle cambiali. «Ora cerco soldi per non perdere anche il lavoro». E non è il solo a vivere il dramma. Quel tipo di protesti è cresciuto del 12 per cento nell’ultimo anno e pesa per 2,2 miliardi di euro sul bilancio delle famiglie italiane. La maggioranza è gente normalissima, videopoker e droga riguardano al massimo il 3 per cento dei casi. Per qualche mese si riesce a tirare avanti con i rinvii, poi luce, gas e telefono bussano alla porta sotto forma di ingiunzione. Spesso per rifondere il dovuto si fanno altri debiti, con nuove rate, addirittura per le tasse: «C’è stato un boom delle rateizzazioni quest’anno, sono schizzate del 135 per cento», spiegano a Equitalia. Il record si registra in Basilicata con il 188 per cento di richieste in più.
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Ma vale per tutti: Lombardia, Veneto, Puglia, Piemonte, Lazio e Campania. In valore assoluto fanno 9,5 miliardi di euro, il doppio dello scudo fiscale del ministro Giulio Tremonti. «Ed è solo grazie a queste ricontrattazioni che si giustifica il crollo dei pignoramenti e dei fermi delle auto nel 2009», spiega Renato Vicario, direttore delle strategie. Se in banca stringono i rubinetti del credito, nei condomini le condutture di gas e acqua vengono prosciugate dagli arretrati. In via Crespi a Milano, 48 appartamenti hanno totalizzato 132 mila euro di debito. In viale Monza, su 18 appartamenti gli insoluti sforano i 50 mila euro. A Zingonia, in provincia di Bergamo, 150 famiglie sono rimaste senz’acqua: devono 300 mila euro. Ormai il decreto ingiuntivo è routine. Il Tribunale di Milano ne ha emessi 26 mila in nove mesi, 97 al giorno. «Il 95 per cento dei nostri iscritti lamenta sempre più morosità congenita. Dal 10 per cento delle quote siamo al 20, anche 25 per cento», denuncia Umberto Anitori, segretario dell’Anaci, l’associazione degli amministratori. Soprattutto se nella palazzina ci sono molti stranieri: «In una casa di Asti, ad esempio, tre appartamenti sono vuoti, due sono di italiani, cinque sono affittati a extracomunitari che non pagano», dice l’avvocato Pierpaolo Bosso del servizio Garanzia affitti di Confedilizia: «Non riusciamo a farci nulla».
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Altroconsumo riceve decine di segnalazioni alla settimana. C’è Matteo di Palermo che s’è trovato senza gas perché l’inquilino precedente gli ha lasciato un buco. C’è Francesca di Parma che s’è aggiudicata l’appartamento all’asta con migliaia di euro di arretrati e, una volta risarcito il credito, le arriva il conto di 300 euro dell’avvocato. «A me che ho pagato per un altro », borbotta. Ci sono anche i condòmini che versano regolarmente e gli amministratori che scappano con la cassa. «Quando abbiamo scritto all’Italgas, hanno risposto che per la privacy non potevamo avere chiarimenti, perché i documenti sono intestati al rappresentante legale. Figuriamoci, quello che ci fregava!», protestano le famiglie rimaste al freddo nel torinese. A Gaeta è scoppiato un caso diplomatico: l’acqua costava troppo e la base Usa ha smesso di pagare Acqualatina. Morale: contatori staccati, la storica VI flotta a secco. A Pescara è il Comune a non avere coperto le bollette per due anni. Debiti per oltre un milione col rischio stop per procura, biblioteca, semafori e casa di riposo.
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Una scorciatoia non esiste. Secondo Bankitalia quelli che non saldano saranno sempre di più, come chi perderà casa nel 2010. Gli sfratti per morosità ormai sono otto su dieci, con incrementi del 70 per cento come a Treviso. Mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi chiede al governo la moratoria sulle bollette, le tariffe riprendono invece a salire. E peseranno per altri 26 euro a famiglia. Chi non ce la fa, quasi mai rispetta le scadenze annuali come il canone Rai. «Siamo passati dal 25 al 27 per cento di insoluti», sono le stime di viale Mazzini. Una famiglia su quattro. Tengono botta le assicurazioni: «Ci sono troppi rischi a farsi beccare senza Rc auto », ribattono all’Ania. Eppure casi se ne cominciano a trovare. Come in Sardegna, dove i sequestri hanno subito un’impennata: 23 in un giorno alle porte di Cagliari. Non che i ricchi se la passino meglio. Chi spalanca gli occhi davanti alle vetrine del centro sappia che molti di quegli arredi pregiati potrebbero essere pignorati da un momento all’altro.
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15 dicembre 2009
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Un appello dal fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales

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Oggi vi chiedo di fare una donazione a sostegno di Wikipedia.

Ho dato avvio a Wikipedia nel 2001 e negli ultimi otto anni sono stato sorpreso e onorato di vedere centinaia di migliaia di volontari unirsi a me nel creare la più vasta enciclopedia della storia umana.

Wikipedia non è un sito internet commerciale. È la creazione di una comunità, è completamente scritta e sostenuta da persone come te. Più di 340 milioni di persone usano Wikipedia ogni mese – quasi un terzo del mondo in cui arriva internet. Tu sei parte di questa comunità.

Io credo in noi. Credo che Wikipedia continuerà a migliorarsi. L’idea è tutta qui: una persona scrive qualcosa, un’altra la migliora di un poco e questa cosa continua a migliorare nel tempo. Se oggi la trovi utile, immagina fin dove possiamo arrivare insieme tra cinque, dieci, vent’anni.

Wikipedia parla della capacità delle persone come noi di fare cose straordinarie. È gente come noi quella che scrive Wikipedia, una parola alla volta. È gente come noi che la sostiene. È la prova della nostra collettiva capacità di cambiare il mondo.

Dobbiamo proteggere lo spazio dove avviene questo importante processo. C’è bisogno di proteggere Wikipedia. Vogliamo mantenerla gratuita e libera dalla pubblicità. Vogliamo mantenerla aperta – perché tu possa usarla come preferisci. Vogliamo che continui a crescere, diffondendo la conoscenza ovunque e stimolando la partecipazione di chiunque.

La Wikimedia Foundation è l’organizzazione no-profit che ho creato nel 2003 per far funzionare, crescere e proteggere Wikipedia. Con dieci milioni di dollari l’anno e uno staff di meno di 35 persone, gestisce il quinto sito web più frequentato del mondo. Vi chiedo un aiuto per poter continuare il nostro lavoro.

Immagina un mondo in cui ognuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana. Questa è la nostra meta. E col tuo aiuto ci arriveremo.

Grazie per aver usato Wikipedia. Tu sei parte di questa storia: fa’ oggi stesso una donazione.

Jimmy Wales

Fondatore di Wikipedia

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Morto l’ayatollah iraniano Montazeri, voce critica anti-Ahmadinejad / Video – Grand Ayatollah: System based on force illegitimate

L’ex “delfino”, divenuto dissidente, era voce critica anti-Ahmadinejad

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Domani i funerali, cresce la tensione

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ROMA
È morto in Iran il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri,
teologo, scrittore e difensore dei diritti umani e delle donne. Aveva 87 anni e viveva nella città santa di Qom. Figura leggendaria, era considerato il grande rivale di Khamenei.

Montazeri fu uno dei protagonisti della Rivoluzione islamica del 1979 ed è stato considerato a lungo il più probabile successore della Guida Suprema, l’ayatollah Khomeini. Poi entrò in contrasto con lui e, alla sua morte nel 1989, il Consiglio dei saggi scelse l’ayatollah Khamenei. Intransigente e idealista, fautore della guerriglia islamica nel mondo ma difensore delle libertà politiche in Iran. Le contraddizioni della rivoluzione islamica convivevano nel grande ayatollah , già successore designato dell’ayatollah Ruhollah Khomeini alla guida del Paese, diventato poi uno dei più temuti dissidenti.

I funerali si svolgeranno domani nella città santa sciita di Qom, dove viveva. Il corteo funebre potrebbe essere occasione di nuove manifestazioni dell’opposizione. Testimoni riferiscono che molti seguaci di Montazeri si sono messi in viaggio da Teheran e altre città verso Qom già stamane, non appena si è diffusa la notizia della sua morte. Secondo i siti riformisti, il corteo funebre dovrebbe svolgersi dalla casa di Montazeri al mausoleo di Zahra Masumeh, sorella dell’ottavo Imam sciita, Reza. Il carattere di Montazeri, schietto e franco, è stato uno dei fattori decisivi nella sua defenestrazione, nel marzo del 1989, soltanto tre mesi prima della morte di Khomeini. «La guida della Repubblica islamica è una grave responsabilità», scriveva il leader della rivoluzione al suo ormai ex “delfino”, aggiungendo che per la sua «ingenuità» e mancanza di tolleranza Montazeri non era in grado di assumerla.

Ma dopo di allora il grande ayatollah non ha rinunciato a fare sentire la sua voce critica, venendo per questo arrestato varie volte e posto per oltre cinque anni, dal 1997, agli arresti domiciliari nella sua casa nella città santa di Qom per avere attaccato direttamente l’ayatollah Ali Khamenei, colui che aveva assunto la guida del Paese al suo posto. Probabilmente sono proprio queste caratteristiche che hanno consentito a Montazeri di mantenere intatto un vasto seguito di fedeli e ne ha fatto negli ultimi mesi una delle ’bandierè del movimento di protesta. Solo pochi giorni fa gli studenti dell’opposizione innalzavano la sua fotografia durante manifestazioni nelle università.

Nato nel 1922 da una famiglia di agricoltori a Najafabad, nell’Iran centrale, Montazeri cominciò gli studi religiosi a 10 anni, prima a Isfahan e poi a Qom, dove a 30 anni divenne professore di filosofia alla scuola teologica. A Qom conobbe Khomeini, con il quale partecipò, nel 1963, alle prime rivolte contro lo Scià. Dal 1964 fino alla rivoluzione islamica del 1979, con Khomeini in esilio, Montazeri fu arrestato più volte, torturato e inviato al confino.Dopo la rivoluzione Montazeri diventa guida della preghiera del venerdì, prima a Teheran e poi a Qom, e nel 1985 è designato successore di Khomeini come Guida suprema. Nei quattro anni in cui è ’delfinò dell’Imam, non rinuncia alla sua vena polemica, attaccando anche altri esponenti del regime. Tra questi, Akbar Hashemi Rafsanjani, allora presidente del Parlamento e futuro presidente della Repubblica.

Uno degli episodi più clamorosi di questa rivalità portò, nel 1986, all’esplosione dello scandalo “Iran-Contras”. Fu infatti un uomo di Montazeri, Mehdi Hashemi, che gestiva il sostegno all’Hezbollah libanese, a fare alla rivista libanese Al Shiraa le prime rivelazioni sulle forniture di armi degli Stati Uniti a Teheran nel pieno della guerra con l’Iraq. Un affare gestito dallo stesso Rafsanjani. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu, nel 1988, l’opposizione di Montazeri alle fucilazioni di massa nelle carceri iraniane di oppositori del regime, ex membri dei Mojaheddin del Popolo. Montazeri è stato anche colui che ha esortato i popoli dei Paesi arabi a sollevarsi contro i loro governi e ha invitato ad azioni di terrorismo contro gli Usa dopo l’abbattimento, nel 1988 sul Golfo, di un aereo di linea iraniano con 290 persone a bordo da parte della nave da guerra americana Uss Vincennes. Ma negli ultimi mesi della sua vita ha preso posizioni sempre più decise a sostegno della libertà politiche in Iran. In uno degli ultimi messaggi ha chiamato le massime autorità religiose a «non rimanere in silenzio di fronte alla tirannia e allo scempio dei diritti» e ha denunciato apertamente una «crisi di legittimità» della Repubblica islamica per la repressione delle proteste seguite alle elezioni presidenziali.

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20 dicembre 2009

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200912articoli/50555girata.asp

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Grand Ayatollah: System based on force illegitimate

Iranian Grand Ayatollah Montazeri suggests Supreme Leader illegitimate, urges people to fight oppression

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TheRealNews
13 luglio 2009

Per il governo è cultura il cinepanettone

di Gabriella Gallozzi

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Natale a Beverly Hills è un film di interesse culturale. Avete capito bene, non è una battuta alla Crozza: il cinepanettone di Neri Parenti che sta invadendo le nostre sale natalizie è stato riconosciuto – dalla Commissione cinema del ministero con delibera dello scorso 4 dicembre – film di «interesse culturale». Decisione da confermare, dopo la «visione della copia campione del film». Se la commissione preposta all’erogazione dei finanziamenti pubblici al nostro cinema, confermerà tale decisione, la «gastroenterica» commedia della Filmauro di De Laurentiis potrà accedere – sia ben chiaro – non a contributi in denaro, ma a tutta una serie di agevolazioni, create per sostenere il cinema di qualità. Per esempio sgravi fiscali (tax credit), il riconoscimento di film d’essai, la possibilità per il distributore di accedere ad un fondo – questo sì in denaro – in relazione agli incassi.

«Si tratta di un precedente di una gravità estrema», dice Citto Maselli dell’Anac, la storica Associazione degli autori. «In questo modo, infatti, si permette ad un film, di legittimo e straordinario valore commerciale, di accedere a quei circuiti riservati, invece, ai film italiani ed europei di qualità che soffrono di una visibilità limitata».

PICCOLI ESERCENTI IN RIVOLTA Lo sanno bene quegli esercenti eroici, resistenti alle lusinghe del cinema commerciale, che si battono per tenere aperte le loro piccole sale di provincia, programmando, appunto, cinema di qualità. Come Arrigo Tumelleri, per esempio, proprietario del Cinema Verdi di Candelo, paesino di 8mila anime in provincia di Biella, «sgomento» alla notizia del riconoscimento di «film culturale» per Natale a Beverly Hills. «Posso capire – dice – che un tale “bollino” sia dato, magari, ad una commedia d’esordio di Ficarra e Picone. Ma un film di Neri Parenti che incassa milioni perché dovrebbe ottenere certe agevolazioni?».

CIARPAME CULTURALE Nell’Italia del «ciarpame culturale», insomma può capitare anche questo. Come pure che, il «bollino doc» del ministero, venga rifiutato – è accaduto nella stessa sessione del 4 dicembre – ad un film che di «culturale» avrebbe tutti i crismi: Morire di soap di Antonietta De Lillo, la regista del pluripremiato Il resto di niente che qui propone una riflessione sul contemporaneo, stravolto dal soffocante potere televisivo. Troppo «culturale», evidentemente per i nostri tempi. Meglio le Winx che, infatti, hanno ottenuto il riconoscimento del ministero.

Ma alla base di certe scelte, diciamo così, surreali, c’è soprattutto un meccanismo di legge, per accedere ai finanziamenti pubblici, che fa acqua. Stiamo parlando, infatti, del «reference system» che fu introdotto, ai tempi, dal ministro Urbani. Per ottenere l’accesso ai fondi pubblici, infatti, bisogna avere già in tasca degli ottimi «voti». Tipo: premi, cast famoso, buoni incassi. Se la «pagella» vale si è idonei per accedere al denaro pubblico, che può essere anche il riconoscimento di interesse culturale, appunto, con o senza denari. In questo modo, va da sè, che un certo cinema meno allineato sulla «medietà» italiana ha più difficoltà. Ricordiamo, anni fa quando, parlando appunto di «reference system», suscitammo le ire del ministro Urbani chiedendo: ma non si richiesca in questo modo che il denaro pubblico, invece di aiutare il cinema d’autore, vada a finanziare i cinepanettoni? Ebbene ci siamo arrivati. Il prossimo passo sarà Il Grande fratello sotto l’alto patrocinio del Capo dello Stato.

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19 dicembre 2009, l’Unità