Archivio | dicembre 22, 2009

Scienziata italiana ha scoperto come distruggere la zanzara portatrice della malaria

https://i2.wp.com/openwetware.org/images/1/16/Fla1.jpgDr Flaminia Catteruccia
Division of Cell and Molecular Biology, Imperial College London

Flaminia Catteruccia, dell’Imperial College di Londra ha pubblicato su ‘Plos Biology’ uno studio su come eliminare l’anofele, l’insetto portatrice del virus

Alla base l’interferenza con la vita sessuale della zanzara che così non potrebbe riprodursi controllandone la diffusione

Malaria (Ansa)
Malaria (Ansa)
.

Londra, 22 dicembre 2009 – Una scienziata italiana ha scoperto come distruggere l’anofele, la zanzara portatrice della malaria. Flaminia Catteruccia, dell’Imperial College di Londra ha pubblicato su ‘Plos Biology’ uno studio secondo cui basterebbe ‘interferire’ con la vita sessuale dell’anofele per minarne la sopravvivenza.

L’anofele si accoppia una sola volta nella sua vita e quando lo fa deposita nella femmina sperma seguito da un coagulo di proteine e fluido seminale.

È l’unica zanzara a farlo e non è stato ancora chiarito a cosa serva questo coagulo, ma è essenziale per mantenere lo sperma nella femmina il tempo necessario per fecondare le uova. In laboratorio i ricercatori del team della Catteruccia sono riusciti a impedire la formazione del coagulo.

“Abbiamo dimostrato che, contrariamente a quanto si credeva in passato, non è solo una barriera per impedire la fecondazione da parte di alti maschi” ha detto la scienziata italiana, “ma è essenziale per conservare lo sperma nel modo corretto e permettere la fecondazione. Rimuovere o rendere inefficace il coagulo fa sì che la fecondazione non avvenga. La scoperta può essere impiegata per controllare la popolazione di anofele e quindi la diffusione della malaria”.

agi

.

fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/salute/2009/12/22/273896-scienziata_italiana.shtml

«Caso Cucchi: il medico che accertò le lesioni costretto ad autosospendersi»

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20091222_999999.jpg

I risultati della commissione d’inchiesta di Ignazio Marino:
qualcuno cercò di evitare la testimonianza del sanitario

.

di Massimo Martinelli
.

ROMA (22 dicembre) – C’era un medico che doveva tacere, al pronto soccorso del carcere di Regina Coeli, il giorno in cui fu visitato Stefano Cucchi, il giovane geometra fermato la notte del 15 ottobre scorso per aver venduto venti euro di hascish e poi deceduto nel reparto detenzione del Sandro Pertini, per la debilitazione e per le percosse ricevute. Di quel medico, che sarebbe stato persino a costretto ad autosospendersi dal servizio, ha parlato ieri Ignazio Marino, il parlamentare del Pd che presiede la commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario nazionale, durante un incontro con il procuratore capo Giovanni Ferrara e i sostituti Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, titolari dell’inchiesta giudiziaria sulla morte di Cucchi.

Marino ha offerto ai magistrati le ultime acquisizioni dell’organismo da lui presieduto, affinché si possano valutare «gli eventuali profili penali, nello spirito di collaborazione voluto dalla Commissione». E se le segnalazioni di ieri dovessero essere verificate positivamente anche in sede giudiziaria, l’amministrazione penitenziaria potrebbe essere chiamata a dare alcune spiegazioni supplementari ai magistrati inquirenti. Ignazio Marino ha infatti rivelato un altro dettaglio inquietante a proposito di quel sanitario, che è già stato sentito dalla Commissione e ha già confermato di aver ricevuto le pressioni dai suoi vertici per autosospendersi dall’incarico: Marino ha fatto presente agli inquirenti che quando la commissione da lui presieduta aveva deciso di convocare il medico, l’amministrazione del carcere di Regina Coeli aveva risposto che questi era impossibilitato a presentarsi perché all’estero, addirittura in viaggio di nozze. In realtà, in pochi giorni i parlamentari della Commissione accertarono che il medico era in Italia e riuscirono a raccogliere la sua deposizione.

Ignazio Marino non ha voluto raccontare altri dettagli sul contenuto delle informazioni offerte al vaglio della Procura, tuttavia non è difficile capire che proprio il ruolo svolto dal medico del pronto soccorso di Regina Coeli sia di assoluta importanza per l’accertamento delle responsabilità della morte del giovane Cucchi. Il giorno è il 16 ottobre, nel primo pomeriggio: Cucchi è stato appena processato e non ha ottenuto gli arresti domiciliari come sperava. In aula, a piazzale Clodio, ha incontrato il padre prima di scomparire nei sotterranei del tribunale in compagnia degli agenti della polizia penitenziaria. Sono loro che lo tengono in custodia fino al momento di arrivare al carcere; sono loro che – secondo un altro detenuto finora considerato attendibile – si accaniscono contro di lui in una cella attigua. Forse per una reazione scomposta dello stesso Cucchi, forse per una parola di troppo. Fatto sta che al suo arrivo al carcere di Regina Coeli, il giovane viene visitato dal medico di turno, il dottor Rolando Degli Angioli, che si accorge delle sue cattive condizioni di salute e lo spedisce all’ospedale Fatebenefratelli dove gli fanno le lastre che evidenziano una frattura a una vertebra lombare. I sanitari del nosocomio vorrebbero trattenerlo, ma Stefano Cucchi chiede di tornare a Regina Coeli, dove viene ricondotto intorno alle 21,30. La mattina dopo, però, un altro medico di Regina Coeli, Pellegrino Petillo, ritiene di dover intervenire vista la gravità della situazione e lo rispedisce al Fatebenefratelli, dal quale Cucchi sarà trasferito al reparto detentivo del Sandro Pertini, dove morirà quattro giorni dopo.

Per il decesso sono attualmente indagate nove persone, tra agenti penitenziari accusati del pestaggio e medici del Sandro Pertini che non avrebbero posto in essere tutti gli accorgimenti sanitari per evitare la tragedia.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85193&sez=HOME_ROMA

Terremoto, Giuliani prosciolto dall’accusa di procurato allarme

https://i1.wp.com/static1.ciaopeople.com/v2/magazineFiles/photo/medium/149d9c96eb00c9.jpg

.

L’AQUILA (22 dicembre) – È stato archiviato il procedimento penale per procurato allarme nei confronti di Giampaolo Giuliani, in relazione alla denuncia, nei suoi confronti, per un presunto annuncio di terremoto a Sulmona una settimana prima del 6 aprile. Lo ha deciso il Gip di Sulmona, Massimo Di Cesare, che ha accolto la richiesta del Pm, Aura Scarsella. «Il Gip – spiega il legale di Giuliani, Claudio Verini – ha rilevato che tra l’accumulo di gas radon e la verificazione di eventi sismici oggetto delle indagini scientifiche condotte da Giuliani, ritenuta generalmente attendibile dalla comunità scientifica, impedisca di considerare “inesistente” il pericolo di terremoto, come richiesto dalla norma incriminatrice». Giuliani ha espresso soddisfazione per la decisione del Gip e ha ribadito di «non avere mai annunciato che si sarebbe verificato un terremoto distruttivo nella Valle Peligna.

.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85228&sez=HOME_INITALIA

Concorso per Ufficio appalti: tutti bocciati

Nel Comune di Orbetello, 15 mila abitanti e un sindaco-ministro: Altero Matteoli

Concorso per Ufficio appalti: tutti bocciati

https://i0.wp.com/www.indire.it/lucabas/lkmw_img/handitecno//BP/ts2055_9.jpg

Era riservato a laureati in Giurisprudenza, ne sono usciti errori incredibili: «Il sindaco dichiara lo stato di guerra»

.

Vista aerea di Orbetello
Vista aerea di Orbetello

ORBETELLO (Grosseto) – Durante la correzione degli scritti qualcuno ha pensato a uno scherzo anticipato di Carnevale. Prove di esame sostituite da qualche buontempone? Macché, i fogli, con tanto di timbro, firme e controfirme, erano assolutamente originali, così come l’orribile svolgimento. Già, perché non solo le risposte alle domande giuridiche e di cultura generale contenevano inesattezze madornali, ma gli elaborati erano infarciti di errori di grammatica e di sintassi. Terza persona del verbo avere senza la “h”, “s” al posto della “z”, frasi senza il soggetto, tempi sbagliati. E con alcune “perle” da manuale dell’asineria: anomala scritto “a nomala”, ragazzi scritto con una “z” sola, superficie senza la “i”. E alla domanda su quali fossero le competenze del sindaco qualcuno ha risposto: «Il sindaco dichiara lo stato di guerra», mentre un candidato ha scritto che «per impugnare una contravvenzione devi fare una raccomandata, ma per vincerla devi andare dall’avvocato».

ORTOGRAFIA E SINTASSI – E così i candidati del concorso per un posto di funzionario di settimo livello riservato ai laureati in Giurisprudenza per il delicato Ufficio appalti sono stati tutti bocciati, o meglio non sono stati ammessi agli orali. È accaduto nel Comune di Orbetello, 15 mila abitanti, un sindaco-ministro (Altero Matteoli), una storia illustre, paesaggi straordinari sulla laguna che divide la Maremma dall’Argentario. «Purtroppo errori e inesattezze erano così evidenti – spiega Angelo Ruggiero, segretario generale del Comune – che non è stato possibile ammettere nessun candidato. Siamo stati sorpresi non solo dall’impreparazione dei candidati su alcuni argomenti, che comunque erano indispensabili per poter ottenere l’idoneità alla prova orale, ma dagli errori di ortografia e sintassi, cose che si dovrebbero imparare alle elementari e invece, dopo una laurea, non sono state ancora assimilate». Secondo Ruggiero, spesso i candidati preparano il concorso con approssimazione. «Una volta un concorso da funzionario – spiega – si preparava in almeno sei mesi di studio durissimo. Oggi in quindici giorni si pretende di poter superare una prova che ovviamente non può essere semplice».

IMPREPARAZIONE STRAORDINARIA – L’elenco completo degli strafalcioni (compresi quelli di altre prove analoghe) non è stato reso noto. Ma dagli uffici municipali si conferma tutto, anzi si rincara la dose. «Ormai da anni questi ragazzi, nonostante la laurea, arrivano con una impreparazione straordinaria agli scritti» dicono in Comune. I candidati dell’ultimo concorso si erano presentati da ogni parte d’Italia, soprattutto dal Sud. «Solo alcuni, dopo aver visto le domande – dice uno degli esaminatori -, hanno deciso di lasciare perdere. Gli altri hanno deciso di sfidare la fortuna». Nessuno è stato ammesso agli orali e adesso si dovrà indire un nuovo concorso sperando in una migliore preparazione degli aspiranti funzionari. Magari con qualche corso accelerato di cultura generale.

.

Marco Gasperetti
mgasperetti@rcs.it
22 dicembre 2009

.

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_22/orbetello-concorso-tutti-bocciati-gasperetti_71abd676-eeda-11de-82de-00144f02aabc.shtml

“I tg dicono che L’Aquila rinasce e noi battiamo i piedi per il freddo”

https://i0.wp.com/www.repubblica.it/2009/04/rubriche/diario-di-una-famiglia/natale-casa/ansa_17473198_31420.jpg

.

L’AQUILA – Cristina batte i piedi per il gran freddo. “Nella ‘casetta’ del medico non riesco ad entrare. Mio marito Diego è stato operato al menisco, deve fare una visita. Ma nell’ambulatorio potrebbero entrare cinque o sei persone, non le cinquanta che hanno occupato ogni centimetro quadrato. Non resta che aspettare”. Ieri meno tredici, la minima notturna. Oggi si è appena sopra lo zero. “Sarà anche colpa del freddo, ma è davvero difficile non arrabbiarsi. Accendi la tv, leggi certi giornali e tutti dicono che l’Aquila rinasce, che gran parte dei problemi sono risolti. E tu invece sei qui, a battere i piedi mentre aspetti di trovare il tuo medico di famiglia, in questa fila di casette che in realtà sono container, tutti in fila, accanto al vecchio campo dell’Acquasanta, con vista sul cimitero”.

Meglio avere qualcosa da fare, in queste ore. Così non si pensa troppo al Natale che sta arrivando. “Questa estate, quando si moriva dal caldo in tendopoli, avevamo una speranza: a Natale saremo a casa nostra, classificata ‘B’. Le lesioni non sono pesanti – pensavamo – e basterà rimettere a posto i pavimenti, sistemare la facciata… E invece solo il 18 dicembre siamo riusciti, come condominio, a presentare la domanda per il finanziamento della ristrutturazione. Dovremo aspettare almeno due mesi per avere l’ok. Saremo a casa nostra a Natale, ma in quello dell’anno prossimo. E non voglio pensare alla casa dei miei genitori, che è stata classificata ‘E'”. Il freddo ha però obbligato a un ritorno nell’appartamento, per qualche minuto. “Abbiamo dovuto svuotare le tubature e i termosifoni, per impedire che il gelo li faccia scoppiare”.

Ancora poche ore, prima di quella vigilia che riuniva tutte le famiglie Milani. “Anche quest’anno – dice Cristina – riusciremo a trovarci attorno allo stesso tavolo, ma non nella casa che ci ha visti sempre uniti nell’attesa di Babbo Natale. Grazie a Dio, i titolari dell’hotel Canadian – dove sono ospiti mia mamma e mio papà – hanno organizzato una cena speciale per la vigilia. Papà e mamma hanno invitato la mia famiglia e mia sorella Fabiana con la figlia Maila. Sono davvero speciali, questi “padroni” di albergo. Come quelli dell’hotel dove sono ospite io, alla Compagnia del Viaggiatore, sono aquilani, e fanno di tutto per farci sentire come fossimo a casa. Insomma, cercheremo di fare un po’ di festa. Poi torneranno i pensieri di sempre: il ritorno a casa, la speranza di un lavoro… Difficile avere anche le piccole cose. Come psicologa, con la mia associazione avrei ottenuto un contrattino per lavorare 24 ore in sei mesi. E per questa “conquista” la conferma ancora non è arrivata. Se ne discuterà ancora a gennaio”.

Lavoro a tempo pieno, invece, per la sorella Fabiana. “Ho aperto il negozio di parrucchiera da dieci giorni. Ho fatto debiti, per pagare l’attrezzatura. Pago un affitto alto, ma mi sono buttata. Non potevo aspettare ancora. Spero che le mie clienti sappiano che ho riaperto il negozio. In questi giorni, sarà anche per le feste, non è andata male”. La sua casa è agibile, ma ci sono altre fratture che non riguardano le pietre e il cemento. Fabiana ha raccontato nei giorni scorsi la separazione dal marito. “Ma io e Maila siamo ancora lì, nel piccolo appartamento, dove c’è anche mia suocera, che la Protezione civile ha mandato da noi perché proprietaria di una quota della casa. Si va avanti perché si deve andare avanti. Io i soldi per affittare un appartamento, con quello che spendo per il negozio, non li ho. Devo avere pazienza. Maila non fa che parlare della cena della vigilia con i nonni e le cugine Asia e Crystal. Noi grandi facciamo finta di niente. Siamo contenti che questo incontro ci sia, ma è meglio non pensarci troppo. Altrimenti ci torna in mente il Natale dell’anno scorso, quando siamo stati felici e poi siamo tornati nelle nostre case e non, come succede a Cristina e ai miei genitori, in una stanza di hotel”.

Un auditorium per la musica. Ma chi potrà ascoltarla?

Nei giorni scorsi la Regione Trentino ha annunciato la costruzione di un auditorium per la musica all’Aquila, progettato da Renzo Piano. Nel merito, Eugenio Carlomagno e Patrizia Tocci, del comitato “Un centro storico da salvare”, hanno inviato al sindaco Massimo Cialente (e per conoscenza al sottosegretario Guido Bertolaso, al prefetto Franco Gabrielli e alla presidente della Provincia Stefania Pezzopane) la seguente lettera aperta.

“Egregio signor Sindaco, visto che ci stiamo avvicinando a Natale approfittiamo di questo spazio per ringraziare tutti quelli che, all’estero e in Italia, in mille modi diversi, sono stati sensibili e generosi con L’Aquila e i suoi abitanti. Abbiamo appreso dalla stampa che verrà realizzato dall’architetto Renzo Piano, nel parco del Castello, un auditorium per la musica finanziato dalla Regione Trentino. Ne siamo davvero orgogliosi e felici. Ma non sarebbe opportuno, prima, realizzare un piano complessivo che miri ad una riorganizzazione vera della città? Ci sembra che si stia procedendo a macchia di leopardo, con interventi casuali e spesso non urgenti. Ci sono delle priorità che non vengono assolutamente prese in considerazione: la sanità, la riorganizzazione di questa città e la ricostruzione rapida delle case e delle attività commerciali. Nell’ospedale civile San Salvatore, i malati (persone deboli e sofferenti) si trovano ancora in situazioni d’emergenza, senza le sale operatorie funzionanti, enormemente diminuito il numero dei posti letto. La mancanza di un vero piano traffico è evidente; nonostante i cambiamenti molto pesanti determinati non solo con la chiusura del centro storico ma a causa dei nuovi insediamenti, continuiamo a stare in un traffico impazzito. Esiste ancora un piano regolatore in questa città? Ci appelliamo al consiglio comunale perché riprenda una vera funzione di controllo e di progettualità valutando le vere urgenze e le vere necessità dei nostri cittadini. Ci sembra che il nostro territorio stia diventando una terra di nessuno dove basti avere i finanziamenti per proporre opere necessarie ma non urgenti in questa fase. Gli sforzi progettuali e i finanziamenti devono essere impiegati per ricostruire ciò di cui davvero la comunità sente il bisogno. Più volte abbiamo chiesto che i cittadini venissero coinvolti in questa fase così delicata per il nostro futuro. Per esempio le attività commerciali sono state completamente ignorate da qualsiasi piano di ricostruzione; i problemi degli studenti, che sono stati la maggior risorsa economica di questa città, – non vengono presi in considerazione se non per interventi casuali e scollegati da una vera visione della importanza odierna e futura dell’università”.

“La musica, il teatro e tutte le varie attività culturali sono necessarie. Ma è prioritario riportare tutti gli abitanti in questa città, perché possano ascoltare la musica, andare a teatro e partecipare alle attività culturali. Oppure rischiamo, tra qualche anno, di avere bellissime cattedrali in un deserto”.

.

22 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/04/rubriche/diario-di-una-famiglia/natale-casa/natale-casa.html?rss

____________________________________________________________

STATO & RELIGIONE – Arredi controversi

https://i1.wp.com/download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_altoadige/2008/08/06/1218033017657_preti02.jpg

A proposito della sentenza della Corte europea dei diritti umani in tema di crocefissi nelle scuole. E del gioco delle tre carte da parte delle gerarchie ecclesiastiche

.

di Carlo Oliva

.

Forse non ci crederete, ma per una volta capisco l’imbarazzo dei leader della sinistra, nessuno escluso, di fronte alla pronuncia della Corte europea dei diritti umani in tema di esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche del paese. Hanno già tante di quelle grane, poveretti, che l’ultima cosa che oggi possano desiderare è una rissa con la chiesa cattolica su una questione di puro principio, rissa che, per di più, offrirebbe al governo su un piatto d’argento l’occasione di guadagnarsi, con la strenua difesa di quella pratica, ulteriori appoggi in Vaticano. Con un poco di sforzo in più, mi sentirei persino tentato di dare ragione a Bersani quando, in nome del “buon senso”, parla di “un’antica tradizione” che “non può essere offensiva per nessuno”. Qualcuno, in realtà, offeso si sarà ben sentito, tant’è vero che la causa, pur rigettata da molti tribunali italiani, è stata ostinatamente portata avanti fino ad arrivare a Strasburgo, ma anche vero che, in genere, gli utenti delle scuole (e degli ospedali) vivono la presenza di quel simbolo sulle pareti come quella di un puro oggetto di arredamento, cui si è avvezzi da sempre e al quale si annette, di solito, ben poco significato.

Carattere nazionale? Falso

Tuttavia, su questo confortante convincimento non ci si può proprio adagiare. Ci sono delle questioni che, una volta poste, vanno risolte per forza e possono, ahimè, essere risolte solo in un senso. Non si può dubitare, con tutta la buona volontà del mondo, che il Crocifisso sia un simbolo religioso cristiano e non si può negare, di conseguenza, a chi cristiano non è tutto il diritto di rifiutare la sua presenza. Stop. Quelli che, come il cardinale Giovan Battista Re, dichiarano la propria “delusione mista a sgomento” per un pronunciamento “incomprensibile, imprevisto e che non può non lasciare sgomenti”, perché riferito a un simbolo “che non può non essere emblema di umanità condivisa universalmente”, non fanno altro che prodursi in una specie di gioco delle tre carte ideologico, adibendo una spessa cortina di parole per fare sparire dietro la pretesa universalità del simbolo il suo fin troppo evidente significato di parte. E non vale molto di più il sofisma cui si aggrappano da sempre in Italia autorità e tribunali, quello per cui, per dirla con la ministra Gelmini, quella presenza “non significa adesione al cristianesimo”, ma è “un simbolo della nostra tradizione”, o, come ha sostenuto il portavoce della Santa sede, è materia “profondamente legata all’identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano”. L’argomento è falso, perché mai quel simbolo ha avuto carattere nazionale o di identità nazionale – la chiesa stessa ne rivendica da sempre il significato universale – e se pur non lo fosse sarebbe comunque irrilevante, perché significherebbe che dalla identità e dalla tradizione italiana vanno considerati esclusi coloro che non si riconoscono nel cristianesimo, o che la loro identità, per così dire, è di secondo rango, che è appunto il nodo di fondo di tutto il problema. Ed è vero che l’Uomo in croce è un simbolo universale di umanità sofferente, ma due millenni di storia ne hanno sequestrato l’immagine a vantaggio di una struttura che sulle sofferenze altrui ha costruito e spesso esaltato il potere proprio. Ineccepibile nei luoghi di devozione privata, il suo uso negli stabilimenti pubblici ha il valore ostensivo di qualsiasi altra bandiera: si innalza per ricordare ad amici e nemici chi è chi comanda.

Sommamente sgradevole, ma…

Tutto questo, me ne rendo conto per primo, di fronte alla felpata cerimoniosità con cui si esprimono gli ecclesiastici sull’argomento, può suonare molto scortese ed è sommamente sgradevole per chi rifugge, in questa materia, dalle polemiche aspre. Ma non è colpa mia se l’unico argomento che si può sensatamente invocare per mantenere lo status quo è quello della convenienza, che, notoriamente, non ha un gran valore né giuridico né teorico. Lo status quo che la convenienza consiglierebbe di conservare, poi, è costruito su un equivoco e gli equivoci di questo tipo reggono solo fino a un certo punto. Checché ne pensino ministri e politici vari di entrambe le obbedienze, non si possono servire due padroni e la laicità, comunque intesa, non si concilia con l’ossequio alle direttive di una organizzazione come la chiesa cattolica, che non ammette la libertà di pensiero e rivendica il diritto di uniformare le leggi secolari alle proprie direttive. Il problema può essere imbarazzante da risolvere, ma se la sono voluta.

Carlo Oliva

.

fonte:  http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/349/6.htm



Velocità Adsl, il test fai-da-te svela come si naviga in Italia

http://coffebreak.files.wordpress.com/2007/07/adsl-sc1-a92.gif

Gli operatori sbandierano 20 megabit ma la realtà è decisamente diversa. Con valori reali molto più bassi sia di quelli dichiarati sia della media europea

.
Infatti, avendo un contratto Fastweb dovremmo avere i famosi 20 Mega, e invece.. questo è il risultato del test fatto da noi di solleviamoci

Link to this image to share your results

.

di ALESSANDRO LONGO

.

LA VELOCITA’ delle Adsl italiane è deludente, ed è un paradosso: in teoria dovrebbero essere tra le più veloci in Europa, visto che arrivano a 20 Megabit. Ma ormai si può dire che, per l’Adsl, “il re è nudo”: sono tanti gli studi che, confrontando le connessioni di vari Paesi europei, finiscono per mettere in cattiva luce quelle italiane.

L’ultimo studio è di Speedtest.net: l’Italia risulta 45esima al mondo per velocità reale di download e 79esima per quella di upload, dietro i principali Paesi europei. È un risultato generato da milioni di test fatti dagli utenti sulla propria connessione, tramite lo stesso sito Speedtest.net.

I malumori degli utenti, delusi dalla velocità dell’Adsl, sono in continua crescita, del resto. È di qualche settimana fa l’ultimo caso di operatore multato dall’Antitrust per “pratica commerciale scorretta” in merito alla velocità Adsl. Stavolta è capitato a Fastweb, che pure ha in genere fama di buona qualità delle connessioni; ma tutti i principali operatori, presto o tardi, sono finiti nel mirino dell’Antitrust per questo motivo: le multe sono sempre per “messaggi pubblicitari ingannevoli”, cioè per aver fatto credere agli utenti di poter navigare a una velocità molto superiore a quella in effetti raggiungibile, mai ben specificata sul sito.

La situazione è arrivata a un punto di rottura. Si moltiplicano le denunce e gli sforzi per chiarire il problema delle velocità Adsl che non corrispondono a realtà. Adesso l’osservatorio banda larga Between sta lavorando allo studio più esteso sulla qualità delle connessioni italiane, con l’aiuto di test fatti dagli utenti tramite il programma Isposure. I risultati preliminari sono scoraggianti: le Adsl vanno alla metà o a un quarto della velocità dichiarata.

E non che le connessioni su banda larga mobile (Umts/Hspa) se la cavino meglio, anzi: vanno a circa 1-2 Mbps, anche se dichiarano velocità massime di 7 Mbps (come riportano non solo i test di Between ma anche quelli di Altroconsumo).

Insomma, i tasselli stanno andando al loro posto e rivelano che la banda larga italiana soffre del mix paradossale di tre elementi: grandi promesse degli operatori, velocità reali molto più basse di quelle dichiarate e della media europea, scarsa trasparenza delle offerte.

Per quest’ultimo punto l’utente può già fare qualcosa: usare test evoluti della connessione, come quello (gratuito) di Isposure. È un software che si installa e testa la connessione a intervalli di tempo. Mostra anche i risultati di test fatti da altri utenti, nelle vicinanze. Così permette di capire non solo a quanto va la connessione ma anche se ci sono operatori che, nella nostra stessa zona, danno un servizio migliore.

Molto altro resta da fare (e forse diventerà realtà nel 2010) per combattere il problema delle Adsl ingannevoli. Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) e la Fub (Fondazioni Ugo Bordoni) pubblicheranno entro ottobre il primo software “certificato” per testare la connessione. L’utente potrà usarne i risultati, quindi, per rivalersi sull’operatore, chiedendo per esempio rimborsi o una disdetta del contratto se le promesse pubblicitarie sono largamente disattese.

Il problema è che,
a riguardo, le regole sono un’incognita: già da novembre 2008 Agcom ha chiesto agli operatori di dichiarare non solo la velocità massima ma anche quella minima e media per le proprie connessione, con tanti altri parametri. Ma gli operatori non si sono adeguati. Il software certificato servirà a ben poco se le promesse degli operatori continueranno a essere così fumose. “È uno di quei casi in cui noi facciamo le regole ma poi non vengono rispettate”, ha dichiarato Nicola D’Angelo, consigliere Agcom, durante il BBF Forum di Roma, a novembre. Bisognerà vedere se nel 2010 Agcom e i consumatori riusciranno a strappare agli operatori promesse più precise e, soprattutto, a farle rispettare.

____________________________________________________________

Top Countries by Download Speed

  • 1.23.62 Mb/s Korea, Republic of
  • 2.16.83 Mb/s Japan
  • 3.15.61 Mb/s Latvia
  • 4.15.40 Mb/s Aland Islands
  • 5.14.32 Mb/s Romania
  • 6.14.29 Mb/s Lithuania
  • 7.14.21 Mb/s Sweden
  • 8.13.52 Mb/s Netherlands
  • 9.13.19 Mb/s Bulgaria
  • 10.12.71 Mb/s Andorra
  • 11.11.46 Mb/s Moldova, Republic of
  • 12.10.20 Mb/s Hong Kong
  • 13.9.95 Mb/s Portugal
  • 14.9.89 Mb/s Slovakia
  • 45.4.90 Mb/s Italy

Top Countries by Upload Speed

  • 1.9.26 Mb/s Lithuania
  • 2.7.97 Mb/s Japan
  • 3.6.18 Mb/s Latvia
  • 4.6.08 Mb/s Bulgaria
  • 5.5.81 Mb/s Aland Islands
  • 6.5.51 Mb/s Hong Kong
  • 7.5.39 Mb/s Romania
  • 8.5.21 Mb/s Andorra
  • 9.5.21 Mb/s Sweden
  • 10.5.09 Mb/s Slovenia
  • 11.4.78 Mb/s Russian Federation
  • 12.3.54 Mb/s Moldova, Republic of
  • 13.3.48 Mb/s Korea, Republic of
  • 14.3.41 Mb/s Netherlands
  • 79.0.59 Mb/s Italy

fonte:  http://www.speedtest.net/global.php

____________________________________________________________

22 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/tecnologia/banda-larga/banda-stretta/banda-stretta.html?rss

LIBERA RETE IN LIBERO STATO! – Il 23 in piazza contro i bavagli al web

https://i0.wp.com/www.unita.it/img/upload/image/AREA%202%20304x254/TECNOLOGIA/cavour11.jpg

.

di ce.bu.

tutti gli articoli dell’autore

.

«Libera rete in libero Stato!». Lo slogan semplice, trasversale ed efficace prende in prestito il motto di Cavour per lanciare una grande manifestazione per la libertà di internet. Sventate (per ora) le minacciate misure del governo per intervenire su pagine web e gruppi di social network, in tanti hanno già aderito all’appello, spaventati dalla possibilità che ad internet venga messo qualche genere di bavaglio.

«Non è costituzionalmente tollerabile che, ora che la Rete si è ritagliata – o si avvia a ritagliarsi – il ruolo che le compete quale strumento di democrazia partecipativa, sull’onda di alcuni episodi ancorché gravi e delle conseguenti emozioni suscitate, si corra ad imbavagliarla preoccupandosi più di scongiurarne le derive negative che di promuoverne e semplificarne l’uso da parte di fasce sempre più ampie della popolazione che meritano di essere incluse nei processi politici e democratici» spiega Guido Scorza dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, promotore dell’Iniziativa.

«E muovendo da queste premesse ed all’unico scopo di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una Rete libera – il che non vuol dire anarchica – che con un gruppo già nutrito di amici e colleghi di Rete, abbiamo deciso di ritrovarci il 23 dicembre 2009 alle 17.30 a Piazza del Popolo a Roma. Per dar vita ad un sit-in pacifico nel corso del quale lanciare un messaggio tanto semplice quanto fondamentale per il futuro di Internet in Italia e del nostro Paese: LIBERA RETE IN LIBERO STATO».

«E’ un’iniziativa che vorremmo non fosse di nessuno ed appartenesse a tutti alla Rete ed alle persone che ogni giorno la utilizzano non per istigare alla violenza o al sovvertimento delle regole di civile convivenza ma per partecipare alla gestione della cosa pubblica, confrontarsi, informarsi ed informare. L’auspicio, pertanto, è che sia una manifestazione che non divida ma che, piuttosto, unisca nel segno della volontà di dimostrare che battersi per un uso libero e responsabile della Rete significa solo aver a cuore le sorti del futuro de nostro Paese e della nostra libertà».

Il manifesto che riassume le idee ed i principi ispiratori della manifestazione è questo:

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è la libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.

Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.

Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.

Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.

Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

Libera Rete in libero Stato.

L’appello a cui hanno già aderito in migliaia, dal Popolo Viola a tanti blogger, si chiude con una citazione: «Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

.

21 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/92935/il_in_piazza_contro_i_bavagli_al_web

https://i1.wp.com/www.zeusnews.it/immagini/011007-Usa_Fcc_Net_Neutrality.jpg

Figli di immigrati: maggioranza divisa

https://i2.wp.com/www.consorzioparsifal.it/public/content/bambini_stranieri.jpg

.

È iniziata in aula alla Camera la discussione generale della legge sulla cittadinanza. Gli iscritti a parlare sono 47.

Il testo di partenza licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali è stato scritto da Isabella Bertolini, del Pdl, e di fatto mantiene invariate le norme attuali, anzi restringendole: gli immigrati dovrebbero comunque risiedere regolarmente per almeno dieci anni in Italia prima di diventare italiani, ma anche frequentare corsi obbligatori di storia e cultura italiana ed europea, educazione civica e costituzione.

I loro figli nati nel nostro paese
potrebbero ancora chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni, ma a patto di aver frequentato con profitto tutta la scuola dell’obbligo. Di segno opposto le posizioni del centrosinistra e di quella parte del centro-destra più vicina al Presidente della Camera Fini. Erano contenute nella proposta di legge firmata dal deputato Pd Andrea Sarubbi e dal collega del Pdl Fabio Granata, un testo fermato in commissione i cui punti principali potrebbero però riapparire come emendamenti durante la discussione in aula. Secondo la Sarubbi-Granata, sarebbe subito italiano chi nasce qui se la madre o il padre è legalmente in Italia da almeno cinque anni, e diventerebbe italiano il minore che completa almeno un ciclo di studi in Italia.

Cittadinanza anche per chi è arrivato in Italia quando aveva al massimo cinque anni e vi ha risieduto legalmente fino alla maggiore età. Gli stranieri adulti potrebbero invece acquistare la cittadinanza dopo cinque anni di residenza legale. Dovrebbero però avere un reddito non inferiore a quello richiesto per il permesso da lungo soggiornanti (poco più di 5mila euro), una conoscenza di base dell’italiano parlato e una conoscenza soddisfacente della vita civile e della Costituzione italiana.

.

21 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/92938/figli_di_immigrati_maggioranza_divisa

Maltempo, nord ancora al gelo. Caos di ferrovie e autostrade

https://i1.wp.com/media.panorama.it/media/foto/2008/12/10/493f8ba06bd1c_zoom.jpg

.

L’Italia nella morsa di gelo e neve mostra tutte le sue carenze strutturali. Nelle regioni settentrionali il maltempo ha mandato in tilt le ferrovie nel Nordest con centinaia di convogli soppressi e il blocco del traffico in molte città della Lombardia. Al Centro-Sud, invece, da stamattina soffiano venti caldi provenienti dall’area meridionale e che hanno fatto alzare la colonnina di mercurio oltre i 13 gradi già nelle prime ore della mattina. Milano ieri è rimasta paralizzata dalla neve e per oggi è stata disposta la chiusura di tutte le scuole in diverse province, anticipando di un giorno le vacanze natalizie.

La neve, ampiamente prevista, ha provocato disagi soprattutto al traffico. Viabilità bloccata, treni in forte ritardo e scuole chiuse a Milano per un’ordinanza del sindaco Letizia Moratti. Oltre che a Milano le scuole resteranno chiuse con analoghe ordinanze anche nelle province di Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Varese. Nella notte è stato completamente liberato l’asse di collegamento tra l’aeroporto di Milano Linate e il centro città, in entrambi i sensi di marcia, secondo il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato. Resta invece difficoltoso, e nei fatti impraticabile, il collegamento da Linate alle altre destinazioni dell’hinterland lungo la Rivoltana e la Tangenziale, quest’ultima bloccata anche da due Tir di traverso sulle carreggiate.

A Milano – Per quanto riguarda la situazione in città, conferma De Corato, il quadro va normalizzandosi relativamente alle direttrici di collegamento verso l’esterno della città. All’interno della cerchia cittadina, invece, la situazione è decisamente più tranquilla: circolano regolarmente i mezzi pubblici e le principali strade sono costantemente segnate dal lavoro degli spazzaneve e spargisale.

Le prossime ore – Il centro di coordinamento viabilità del Viminale ha avvertito che la rete viaria del centro-nord del Paese sarà interessata dal maltempo anche per le prossime 24 ore. Si prevedono nevicate con quantitativi localmente abbondanti fino a quote di pianura sull’entroterra ligure, Piemonte (province di Cuneo ed Alessandria interessate con maggiore intensità), Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli V.G.; estese gelate nelle stesse regioni; nevicate con quantitativi localmente moderati sull`Appennino toscano a quote superiori a 400-600 metri.

Ferrovie nel caos – Cancellati circa il 30% dei convogli previsti per oggi (40 su 136). Trenitalia ha cercato di giustificarsi sostenendo che in tutta la penisola nella lunga percorrenza sono stati soppressi lo 0,3% dei treni in programma e il 5,6% del trasporto regionale. «Portatevi panini e coperte» è stato costretto però ad ammettere sconsolato l’a.d. di Fs, Mauro Moretti. Ma la realtà è diversa: a Milano si sono registrati ritardi anche di 10 ore e sono stati moltissimi e passeggeri costretti a bivaccare nelle stazioni delle grandi città. «Il Parlamento convochi l’amministratore delegato delle Ferrovie», ha chiesto il deputato del Pd, Giorgio Merlo, che intende così fare chiarezza sui ritardi e i disservizi dei nuovi Frecciarossa. «L’alta velocità – dice – è una grandissima opportunità, che non può essere sciupata, ridimensionata o nascosta per le responsabilità politiche e manageriali di chi la gestisce». Secondo Merlo, «l’avvio, per certi versi drammatico, della Frecciarossa ha penalizzato ulteriormente i pendolari – sottolinea – creando enormi disagi con i nuovi orari a livello regionale e con pesanti ricadute negative sui grandi collegamenti nazionali».

Per il capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, però, l’Italia «non è nel caos» anche se la situazione «è critica». Se il maltempo, ha aggiunto, si fosse abbattuto con la stessa forza di oggi sull’Italia di «dieci o quindi anni fa, non sarebbe stato così. Il Paese si sarebbe bloccato». Anzi, oggi l’Italia ha reagito agli eventi meglio di Parigi o Londra e «la situazione è migliore da noi che per quelli che vivono là».

In Europa – L’ondata di maltempo e di gelo che ha investito gran parte dell’Europa e la costa orientale degli Stati Uniti sta provocando seri disagi, in primo luogo ai trasporti, gravemente perturbati proprio alla vigilia dell’intenso traffico natalizio. Ma il gelo, oltre a bloccare la circolazione, miete vittime: almeno 80 i decessi in Europa nel fine settimana, solo in Polonia 42 persone sono morte assiderate, decine le vittime anche in Ucraina, per lo più senza tetto o alcolizzati fra i 35 e i 50 anni. Il traffico degli Eurostar che collegano Parigi a Londra sotto il canale della Manica riprenderà in modo «molto limitato» dalla giornata di oggi, con la partenza di due treni su tre fra le 8.30 e le 19. Il collegamento era stato sospeso venerdì sera per dei guasti ad alcuni treni che hanno bloccato nel tunnel circa 2.000 passeggeri per oltre 15 ore. La neve caduta nelle ultime ore a Madrid ha paralizzato i trasporti nella capitale spagnola. Chiuse per diverse ore alcune delle piste dell’aeroporto Barajas con inevitabili cancellazioni e ritardi dei voli. In Germania, dopo l’ondata di neve e gelo che ha provocato sei morti, la situazione sta tornando alla normalità e le temperature aumentano, anche se i disagi per chi è in viaggio restano notevoli. Situazione molto simile anche al di là dell’Atlantico, a migliaia di chilometri di distanza: centinaia di voli cancellati e migliaia di passeggeri a terra in tutti gli aeroporti della costa est degli Stati Uniti.

.

22 dicembre 2009
.