GAZA: “La comunità internazionale ha tradito i palestinesi” / Palestina: Dopo quello israeliano, arriva anche il Muro dell’Egitto

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Osservatorio Iraq, 22 dicembre 2009

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L’embargo imposto da Israele su Gaza testimonia il “fallimento” della comunità internazionale e rappresenta un “tradimento” nei confronti della popolazione della Striscia.

È quanto si legge in un appello congiunto che 16 organizzazioni non governative hanno voluto pubblicare in occasione dell’anniversario dell’offensiva israeliana contro Gaza, iniziata il 27 dicembre scorso.

Nel documento le ong – tra cui figurano Oxfam e Amnesty Intenational – condannano non solo lo Stato ebraico, ma anche la comunità internazionale, che non è stata in grado di mettere in atto un’azione diplomatica efficace per alleviare le sofferenze degli abitanti del territorio palestinese.

“Le potenze mondiali hanno fallito e hanno tradito la gente comune di Gaza”, ha dichiarato il direttore di Oxfam, Jeremy Hobbs, secondo cui è grave che alle tante parole spese non siano seguite “azioni concrete per garantire la fine del blocco israeliano, che sta impedendo la ricostruzione e la ripresa”.

Le ong puntano l’attenzione sulla gravità della situazione attuale nella Striscia – dove vi è penuria di tutto, compresi i materiali edilizi – e chiedono alla comunità internazionale di fare pressione su Tel Aviv perché metta fine a quella che definiscono “una punizione collettiva e illegale della popolazione di Gaza”.

Secondo quanto dichiarato nell’appello, nell’ultimo anno Israele ha consentito l’ingresso di soli 41 camion di materiali edilizi, impedendo così ai palestinesi di riparare “gli enormi danni” causati dagli attacchi e dai bombardamenti dello Stato ebraico, che hanno distrutto un numero elevato di abitazioni e compromesso infrastrutture ed edifici pubblici.

Il blocco israeliano sulla Striscia è stato imposto nel giugno 2007, quando il movimento islamico Hamas ha preso il potere nella Striscia al termine di un violento conflitto armato con i rivali di Fatah.

Le cose sono peggiorate da un anno a questa parte, in seguito all’offensiva militare israeliana del dicembre-gennaio scorso che ha causato oltre 1400 morti, in maggioranza civili.

Un ulteriore colpo agli abitanti di Gaza è stato dato, infine, dall’Egitto, che di recente ha avviato i lavori per una barriera di acciaio super-resistente da costruire lungo il confine meridionale della Striscia per impedire il contrabbando transfrontaliero attraverso i tunnel.

[c.m.m.]

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fonte: http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=8641

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Palestina: Dopo quello israeliano, arriva anche il Muro dell’Egitto

Osservatorio Iraq, 10 dicembre 2009

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Dopo aver subito la “barriera di sicurezza” costruita da Israele in Cisgiordania, presto i palestinesi dovranno fare i conti con un altro Muro.
Questa volta non si tratta di una struttura di cemento, ma di una barriera di acciaio super-resistente, che l’Egitto sta già costruendo lungo il confine meridionale della striscia di Gaza.
La notizia è stata diffusa oggi dalla Bbc, che cita funzionari anonimi dell’intelligence del Cairo.

Secondo questa fonte, la nuova infrastruttura è stata progettata con l’assistenza di ingegneri dell’esercito degli Stati Uniti. Il suo scopo è di porre fine al contrabbando di beni che ogni giorno avviene attraverso i tunnel illegali che uniscono l’Egitto al territorio palestinese per ovviare all’embargo imposto da Israele.

La parte del muro a nord dell’attraversamento di Rafah, lunga quattro chilometri, è già stata completata e a breve inizieranno i lavori a sud, che proseguiranno lungo il confine, sul tracciato di una recinzione già esistente.

Al termine dell’opera, tra un anno e mezzo, il muro si estenderà per oltre dieci chilometri di lunghezza e penetrerà sotto terra per 18 metri.

Sempre secondo le indiscrezioni apprese dal network britannico, la barriera è fatta di acciaio super-resistente. I blocchi, di fabbricazione statunitense, vengono assemblati sul posto e sono testati per resistere a ogni tipo di forzatura, compresi gli esplosivi.

Per il momento i lavori proseguono in segreto e non esistono conferme ufficiali da parte del governo del Cairo.

Fino ad oggi vi erano state solo le segnalazioni degli abitanti della zona, che avevano notato attività insolite lungo il confine, tra cui l’abbattimento di numerosi alberi.

[c.m.m.]

fonte: http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=8596

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