Archivio | dicembre 24, 2009

GAZA – La nostra cartolina di Natale..

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Un anno dalla guerra contro Gaza: migliaia di invalidi e neonati malformati

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Scritto il 2009-12-24 in News

Gaza – Infopal. Enormi esplosioni e spesse nuvole di fumo hanno coperto il cielo della Striscia di Gaza. Arti umani dispersi dappertutto. Il sangue riempie le strade, e ovunque scene agghiaccianti. Questo è ciò che appare nei primi momenti della guerra condotta dalle forze di occupazione israeliane contro la Striscia di Gaza, il 27 dicembre 2008. Proprio un anno fa.

A mezzogiorno, Israele attacca dal cielo la Striscia di Gaza. Sono oltre 50 gli aerei da combattimento che bombardano il quartier generale della polizia e le istituzioni civili di Gaza. Durante i primi minuti, sono 220 i cittadini palestinesi uccisi, e più di 550 quelli feriti, di cui molti rimarrano disabili permanenti a causa della grande quantità di missili e bombe proibite, lanciate sulla Striscia di Gaza.

I raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza sono proseguiti fino all’ultimo giorno della guerra, il 17 gennaio 2009.

Disabili in attesa di arti artificiali

Faraj Ashour, 18 anni, uno dei tanti feriti, ha raccontato al nostro corrispondente come è stato colpito, insieme alla sua piccola nipote, dai micidiali Apache israeliani, mentre erano davanti a casa, nel centro del quartiere az-Zaytun, a Gaza City.

Faraj ha perso entrambi i piedi e non può più andare all’università. Poco prima del bombardamento che lo ha ferito e con l’approssimarsi dell’invasione delle truppe israeliane, lui e la sua famiglia avevano deciso di cercare riparo nell’abitazione di un parente, nel sud della Striscia, e stavano cercando un’auto per il viaggio, quando la nipotina è corsa verso di loro… E’ stato in quel momento che il micidiale Apache israeliano ha lanciato il missile che li ha colpiti.

Faraj ha lanciato un appello alle istituzioni internazionali affinché aiutino a far entrare nella Striscia arti artificiali in modo che le persone rese disabili dalla crudeltà israeliana possano vivere una vita dignitosa. Gli israeliani, infatti, non si limitano a uccidere e ferire i palestinesi, ma proibiscono pure l’introduzione delle protesi, delle medicine e delle strumentazioni mediche.

Disturbi psicologici

La guerra ha creato anche effetti psicologici sugli abitanti di tutta la Striscia di Gaza.

Uno studio ha dimostrato che tali problemi sono più diffusi nel nord della Striscia di Gaza, in particolare nel campo profughi e nella cittadina di Jabaliya, a Beit Lahiya, a Beit Hanun, a causa degli intensi bombardamenti e dell’invasione delle truppe israeliane.

Lo studio ha mostrato che i problemi psicologici sono più comuni nel gruppo di età compreso tra i 13 e i 18 anni.

Casi di malformazione

Tra i risultati più gravi di questa guerra ci sono le decine di casi di malformazioni fetali. Secondo i medici di Gaza, ciò è provocato dall’uso di armi proibite a livello internazionale, da parte dell’esercito israeliano durante “Piombo Fuso”.

In un’intervista con il nostro corrispondente, il dottor Mu’awiya Hassaneyn, direttore del servizio di Pronto soccorso del ministero della Sanità, ha affermato che i bambini malformati nati dopo la guerra contro Gaza sono già 50, soltanto negli ultimi cinque mesi, ma il numero di casi è destinato a salire.

Hassaneyn ha sottolineato che le donne rimaste incinte durante la guerra o che erano in stato di gravidanza erano particolarmente a rischio, a causa dei gas e dalle sostanze chimiche emesse dalle bombe. I feti che portavano in grembo hanno subito malformazioni.

Le principali malformazioni rilevate dal ministero della Sanità sono al cervello, ai polmoni, al cuore, agli arti superiori e inferiori. E tutte sono state causate dall’uso di armi di distruzione di massa da parte di Israele.

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fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=13132

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Buon Natale dalla redazione di Infopal. ‘Andate a Betlemme a vedere cosa sta accadendo’

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scritto il 2009-12-24 in News

L’angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce: essi furono presi da grande spavento. Ma l’angelo disse loro: ‘Non temete, perché, ecco, io vi annuncio una grande gioia per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è il Messia, il Signore. Questo vi servirà da segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia’. Subito si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio così: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Egli ama.

Appena gli angeli si furono allontanati da loro per andare verso il cielo, i pastori dicevano fra loro: ‘Andiamo fino a Betlemme a vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere’.

Andarono dunque in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Dopo aver veduto, riferirono quello che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si meravigliavano delle cose che i pastori deicevano loro. Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose meditandole in cuor suo. I pastori poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro“.

(Dal Vangelo di Luca)

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Maria dunque concepì il bambino e si appartò con lui in un luogo lontano. Le doglie del parto la spinsero vicino a un tronco di una palma. ‘Oh’, disse, ‘fossi morta prima! Fossi una cosa dimenticata, del tutto dimenticata!’. La chiamò allora una voce di sotto la palma: ‘Non rattristarti! Il tuo Signore ha fatto sgorgare un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, e questa farà cadere su te datteri freschi e maturi. Mangiane, dunque, bevi e consolati! E se vedi qualcuno, digli: In verità, ho fatto voto al Clemente di digiunare, e non parlerò oggi con nessun uomo’.

Andò quindi dai suoi con il bambino, portandolo con sé, e quelli dissero: ‘Oh Maria, hai fatto una cosa mostruosa! O sorella di Aronne, tuo padre non era uomo malvagio, né tua madre donna dissoluta’. Maria indicò loro il bambino, ma quelli dissero: ‘Come possiamo parlare con un bambino ancora nella culla?’. Ma il bambino disse: ‘In verità, io sono il servo di Dio, che mi ha dato il Libro e mi ha costituito profeta, mi ha benedetto ovunque mi trovi e mi ha prescritto la preghiera e l’elemosina finché sarò in vita. Mi ha reso dolce con mia madre, non mi ha fatto superbo né ribelle. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il giorno in cui sarò risuscitato a vita!“.

(Dal Corano, sura II)

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“‘Andiamo a Betlemme’, dice il Vangelo, ‘per vedere cosa vi sta accadendo’. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti i pellegrini che da ogni parte del mondo vengono a vedere le pietre e non a incontrare i cristiani. Che ne è della Terra Santa? Di questa terra ora? Dei suoi cristiani ora e fra pochi anni, se ancora ce ne sarà uno, oltre al frate custode della Basilica?

Provate a chiedere ai pellegrini che hanno messo piede a Betlemme se si sono accorti dello stato di prostrazione, sfinimento e morte che si percepisce nelle strade e nelle case della nostra città; se qualcuno ha indicato loro le mostruose colonie israeliane che continuano ad allargarsi aggressive divorando terra e speranza”.

Da “Bocchescucite”, di Nandino Capovilla e Betta Tusset, edizioni Paoline, Milano 2007, pag.59.

“(…) Noi cristiani facciamo poi parte della nostra società, che è arabo-palestinese con una maggioranza di cittadini musulmani. Da loro siamo inseparabili: siamo con loro, soffriamo con loro e con loro un giorno godremo finalmente della libertà sulla nostra terra”.

“(…) noi palestinesi, cristiani e musulmani, siamo un solo popolo. Abbiamo le nostre radici nella stessa terra, la Palestina. Le apparteniamo entrambi. Vogliamo costuire oggi, insieme, la nostra storia (…)”.

Da “Voce che grida dal deserto”, di Michel Sabbah, edizioni Paoline, Milano 2008, pag. 72 e pag. 81

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fonte:  http://www.infopal.it/

Sanità, il senato Usa approva la riforma, Obama accarezza la vittoria

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Il senato statunitense ha approvato la legge di riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama. Grazie a sessanta voti a favore (58 democratici più i due indipendenti) la supermaggioranza di 60 voti è stata raggiunta, impedendo ai repubblicani di fare ostruzionismo. La riforma permetterà a oltre 30 milioni di americani di ottenere la copertura assicurativa. Il testo approvato dal Senato non è identico a quello già passato alla Camera dei Rappresentanti: il via libero definitivo arriverà dopo l’armonizzazione tra i due testi. In ogni caso, si tratta di un evento storico, nonché di una grande vittoria politica del presidente democratico.

Ai repubblicani però la riforma sanitaria non va giù. Al punto che uno di loro, il senatore Tom Coburn ha pubblicamente incitato i connazionali a pregare affinché almeno uno dei rappresentanti democratici sia costretto dal fato a disertare le sedute finali per l’approvazione della legge. La speranza è che da qui a febbraio manchi quel sessantesimo voto necessario ad impedire l’ostruzionismo dell’opposizione in aula.

MACABRO AUGURIO
Poiché si dà il caso che l’anziano senatore Robert Byrd sia seriamente malato, le parole di Coburn sono suonate come un macabro augurio di aggravamento o peggio nelle condizioni di salute dell’avversario politico. È in questo clima di feroce contrapposizione ideologica che le parti politiche si sono affrontate per mesi negli Stati Uniti intorno alla proposta, cara ad Obama, di garantire una migliore assistenza medica ai cittadini americani, e consentire che vi abbiano accesso anche coloro che per ragioni economiche ne sono del tutto privi. Con il sì conclusivo del Senato, il cammino è davvero in discesa. Deputati e senatori dovranno armonizzare i due diversi testi passati nei due rami del Parlamento, e la versione finale potrà essere promulgata entro la fine di gennaio. Lungo il percorso, il progetto originario ha perso alcuni pezzi importanti. Già si dà per scontato che verrà cancellata la creazione di un istituto pubblico di assicurazione medica, che i liberal democratici avrebbero voluto affiancare alle compagnie private, per favorire una più vivace concorrenza ed un probabile abbassamento delle tariffe. La lobby medico-farmaceutica-industriale ha trovato sponde non soltanto fra i conservatori dell’Elefante, ma anche nelle frange moderate dell’Asinello. Contro la cosiddetta «opzione pubblica» sono stati sfoderati argomenti spesso del tutto pretestuosi. Attenti, vogliono imporci uno statalismo socialista, ammonivano i più rozzi. Altri agitavano il fantasma di un aumento di tasse necessario a finanziare il progetto, oppure denunciavano il probabile scadimento del servizio. Accuse respinte punto su punto da Obama e dai suoi, ma supportate da un notevole battage pubblicitario mediatico, e capaci di penetrare nell’opinione pubblica. Alla fine Obama ha dovuto piegarsi. Per salvare altre parti della riforma, ha dovuto rinunciare all’opzione pubblica. Benché essa compaia nel testo approvato dalla Camera, non ce n’è traccia in quello del Senato, e scomparirà da quello definitivo. Stessa sorte toccherà alla copertura assicurativa per gli aborti. La formulazione del Senato, destinata a prevalere su quella della Camera, esclude che si usi denaro pubblico per le interruzioni di gravidanza.

EQUITÀ SOCIALE
Sull’altro piatto della bilancia, i promotori della riforma possono vantare progressi significativi. Dei 54 milioni di cittadini che attualmente sono privi di qualunque assicurazione sanitaria, 31 potranno accedervi con il varo della nuova legge. Un grande passo avanti verso un sistema sociale più equo è l’imposta aggiuntiva (più 0,9%) a carico degli individui con un reddito annuo superiore ai 200mila dollari, per finanziare Medicare, l’agenzia statale che garantisce le cure mediche agli anziani con più di 65 anni di età. Verrà inoltre estesa l’area di persone con diritto di accesso a Medicaid, l’altro ente pubblico che tutela la maternità, l’infanzia, la disabilità, i casi di massima indigenza. Forse esagerando un po’ Obama dice che alla fine sarà esaudito il 95% delle promesse fatte in campagna elettorale. «È una falsa impressione che si siano accettati troppi compromessi – afferma il presidente -. È non è vero che alla legge io dia un sostegno a denti stretti, come insinato da alcuni, ma un sostegno ampiamente entusiastico». Lui, al contrario dei conservatori che pregano per un naufragio in extremis, alla riforma ci tiene tantissimo. Tanto che ha rinviato la partenza per le Hawaii, dove trascorrerà il Natale con la famiglia. Doveva lasciare Washington ieri. «Aspetterò fino a che i miei amici al Senato abbiano completato il loro lavoro», ha dichiarato. L’ultima volta che il Congresso ha lavorato alla vigilia di Natale, fu nel 1963. In discussione allora era la guerra in Vietnam.

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24 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93030

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Come negli Usa alcuni vedono la riforma di Obama..

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Genova, scoppia la rivolta dei camalli

Sciopero e proteste dopo la tragedia della morte di un portuale di 37 anni.

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Il sindaco Vincenzi: grande sconforto

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GENOVA
Il porto di Genova è bloccato dallo sciopero
dei lavoratori portuali indetto ieri pomeriggio subito dopo la morte di Gianmarco Desana, il camallo di 37 anni della Culmv schiacciato da un semirimorchio nel garage del traghetto “La Suprema” al termine delle concitate fasi della partenza.
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Arrivano e partono solo i traghetti per la Sicilia, la Sardegna, la Spagna ed il Nord Africa: dopo l’accordo raggiunto ieri sera in prefettura tra le autorità ed il console della Culmv Antonio Benvenuti, i portuali consentono l’imbarco solo dei passeggeri e delle loro auto, ma non quello dei camion, che resteranno fermi in banchina sino alla mattina del 26 dicembre. Da stamattina alle 7 i camalli presidiano nuovamente i varchi portuali, dove si sono formate code di camion in attesa, ed il terminal traghetti.
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«Facciamo salire a bordo solo i passeggeri con auto al seguito – conferma uno dei manifestanti davanti alla Stazione marittima – facciamo passare anche i camionisti che tornano a casa per Natale ma solo con la motrice, senza il semirimorchio». Un lavoratore tiene in mano una lista di cognomi fornito dalla compagnia Grandi Navi Veloci: sono le persone attese dai parenti nelle isole alle quali deve essere garantita la partenza. Ai presidi controllati da agenti di Polizia e Carabinieri, aderiscono anche lavoratori della Ferport, la società delle manovre ferroviarie, delegati Fiom delle aziende metalmeccaniche all’interno del porto e lavoratori e delegati sindacali di diversi terminal genovesi, tra cui Sec e San Giorgio.
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«Non si può morire così», ha dichiarato il sindaco di Genova Marta Vincenzi, commentando, a margine del tradizionale scambio di auguri natalizi tra le autorità locali e le forze di polizia, l’incidente mortale di ieri. «La prima sensazione -ha spiegato- è quella di un grande sconforto perché sembra di rivivere un film già visto. Sono troppe nel nostro Paese le morti e gli incidenti gravi sul lavoro ed in particolare nei porti e nel nostro porto. Non so quale sia stata esattamente la dinamica di questo incidente ed a chi si debbano attribuire le colpe ma resta il dato di giovani vite spezzate perché cercavano di portare a casa i soldi per arrivare alla fine del mese e questa è un’ingiustizia tremenda. Come politici e come città -ha proseguito il primo cittadino- ci sentiamo impotenti perché oltre a denunciare, a far sentire l’importanza del problema e la nostra solidarietà, non so più cosa possiamo fare».
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«Capisco la rabbia e la disperazione dei colleghi della vittima -ha concluso il sindaco Vincenzi, commentando le proteste dei portuali- anche se sono contenta che ad un certo punto sia prevalso il buon senso e siano cessati i blocchi che avrebbero impedito a moltissimi passeggeri di prendere i traghetti». Dalle prime ore di questa mattina, intanto, sono ripresi i presidi dei principali varchi portuali da parte dei lavoratori dello scalo che, dopo l’ennesimo infortunio sul lavoro, incroceranno le braccia fino a sabato mattina per lo sciopero proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.
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24 dicembre 2009
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Aggressione extracomunitari durante festa Lega a Venezia, il pm: c’era odio razziale

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I quattro simpatizzanti del Carroccio secondo l’accusa e la Digos inveirono contro due camerieri extracomunitari

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VENEZIA (23 dicembre) – C’era «odio razziale» nell’aggressione ai danni di due camerieri extracomunitari compiuta da quattro simpatizzanti della Lega il 13 settembre scorso nel corso della festa della Padania a Venezia. Lo ha stabilito il pm Emma Rizzato nel formulare l’accusa a chiusura delle indagini. si parla dell’aggravante dell’odio razziale con i reati di lesioni, danneggiamento e furto.

L’aggressione. Per i quattro – Fabio Vitali, Efrem Bellussi, Giampietro Finazzi e Luca Paris – tutti bergamaschi scatterà inevitabilmente, davanti al Gip, la richiesta di rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dalla Digos e come riferisce oggi La Nuova Venezia, i simpatizzanti della Lega il 13 settembre sarebbero entrati al ristorante la Bricola mentre si recavano al comizio di Umberto Bossi e degli altri leader del Carroccio. Qui avrebbero prima inveito contro due cameriere, un marocchino ed un albanese, per poi passare alle vie di fatto ferendone uno in modo serio.

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Video Il video girato subito dopo il pestaggio

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85315&sez=HOME_INITALIA

MUSICA – E’ di scena “Rock Revolution”, la memoria diventa spettacolo

PASSAPAROLA!

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In gennaio a Roma l’antemprima mondiale dello show che poi girerà l’Italia

Il coproduttore Roberto Gasparini: la musica e gli eventi che hanno formato 3-4 generazioni

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di SILVANA MAZZOCCHI

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Suoni, immagini. E musica, quella mitica e liberatoria con cui sono cresciuti i ragazzi degli anni Sessanta, affamati di cambiamenti e trasgressione. Quella che è piaciuta ai figli e anche ai figli dei figli che l’assaggiano sempre volentieri. I Beatles e Elvis Presley, dal rock’n’roll alla Swinging London, passando attraverso Woodstock e le speranze di un mondo in piena trasformazione.

Rock Revolution, in anteprima mondiale dal 26 al 28 gennaio all’Auditorium di Roma è ormai pronto e il suo annuncio in cartellone costituisce un bel regalo natalizio per la Capitale e una promessa per tutte le altre città italiane, da Torino a Padova, da Milano a Genova, dove lo show si sposterà fin dalla prossima primavera. Una band di giovani talentuosi a suonare e a cantare (gli stessi che la scorsa estate hanno conquistato le notti bianche di Barcellona) e schermi che fanno rimbalzare le immagini dell’epoca; una performance live mirata a coinvolgere gli spettatori e a far rivivere l’energia e le emozioni di un’epoca.

C’è da giurarci: Rock revolution “uno spettacolo e una experience insieme” come lo definisce Roberto Gasparini, coproduttore e “copain d’avventure” di Sergio Carruba (che ha scritto e diretto lo show), piacerà non solo ai figli del baby boom, ma anche a tutti coloro che hanno amato e che amano la musica di quegli anni formidabili.

Gasparini, Rock revolution è spettacolo o memoria?

E’ una “Experience”. Non musical, non concerto. Spettacolo e memoria insieme. La memoria degli avvenimenti che hanno caratterizzato la formazione di 3-4 generazioni attraverso la musica. La forma d’Arte più popolare, più usufruita dai giovani nati dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1980. Prima dell’avvento della tecnologia assoluta, dell’isolamento individuale. Chi comprava un album (dischi in vinile, musicassette principalmente) correva a casa e chiamava gli amici, organizzava il pomeriggio per condividerne l’ascolto. L’ellepi veniva girato lato A e lato B almeno una decina di volte a pomeriggio. Si tornava a casa propria cantando i brani a memoria, sia che fossero i Beatles, i Beach Boys, sia che fossero Genesis, Pink Floyd, Bob Dylan. Culturalmente ci si formava partendo dall’aggregazione. Il ‘rock n roll’, i “capelloni Beat”, la minigonna, i “figli dei fiori” fino alla new wave, lo ska, il punk etc etc. In mezzo i grandi avvenimenti che cambiavano la storia: le Black Panther, la guerra in Vietnam, il ’68, il primo uomo sulla luna, il crollo del muro di Berlino… “Experience” perché il pubblico è letteralmente coinvolto nello spettacolo, integrato agli artisti dentro ad una bolla di suoni e immagini a 360°. Impossibile stare fermi, non cantare o non ballare. La famosa quarta parete teatrale viene abbattuta dall’energia che scaturisce in sala. Le immagini scorrono sopra, sotto, ai lati della gente, degli artisti. Scorrono così, per esempio, le iconografie o i testi della Beat Generation di Kerouac e Ginsberg, riflessi dallo specchietto di un’auto in viaggio nei panorami americani. Sensazioni ed emozioni “on the road” rese percepibili, palpabili.


Che cosa vedremo e che cosa ascolteremo?
Tutto quello descritto sopra, visto, non rivisto o rivisitato come spesso si usa fare nello “show biz”, attraverso le interpretazioni di quattro straordinari giovanissimi interpreti, coadiuvati da altrettanto straordinari giovani musicisti. Lo so che sembra un’eresia dopo la descrizione enfatizzata di quei periodi, ma credetemi, vedendo e ascoltando questi formidabili ragazzi, non si sente la mancanza delle voci e delle interpretazioni originali come quelle di Tina Turner, Robert Plant, Elvis Presley etc etc..

Un approccio totalmente diverso dagli spettacoli che vediamo in scena o in tv, spesso lacrimevoli e malinconici. No questi ragazzi no!! Narayana, Alessandra, Alessio e Angelo sono invasati da quello spirito “rock”, lo rivivono con la stessa positività, la stessa felicità, la stessa energia. Si esce dopo due ore con il sorriso sulle labbra, cantando. Si vedono ventenni e sessantenni accumunati e aggregati dalla musica. Meraviglioso! Una trentina di brani elettrizzanti, scelti, con le vibrazioni dello stomaco senza nessuna logica commerciale, tra le pietre miliari della rock revolution, da Dream a little dream (Mama’s & Papa’s) a My Sharona (Knack- Ramones), da Lucille e Tutti frutti (Little Richards) a London calling (The Clash), attraverso Johnny be good (C. Berry), Revolution (Beatles) , Jumpin Jack flash (Rolling Stones), My generation (Who), Manic depression e Fire (Jimi Hendrix), Whole lotta love e Rock and roll (Led Zeppelin), Walk on the wild side (Lou Reed), Respect e Think (A. Franklin), Sound of silence (Simon & Garfunkel), Mercedes benz (Janis Joplin), Zombie wolf (Frank Zappa) per citarne alcune.

A Roma l’anteprima mondiale, dove andrà in seguito Rock Revolution?
Sì, a Roma dal 26 al 28 gennaio ci sarà l’anteprima mondiale teatrale, i 360 gradi di cui sopra. Nel luglio scorso a Barcellona alla notte bianca, c’è stata una gigantesca proiezione sulla facciata dello stadio Olimpico, un edificio di 160 metri x 35. Tutto nasce dall’idea di Sergio Carruba e Paola Ciucci (Danny Rose), due “artisti” italiani emigrati a Parigi negli anni ’80. Sergio Carrubba aveva creato e gestito in Italia scuole di musica, organizzato eventi, si era occupato del management di artisti come Chet Baker, della produzione di tournée, della concezione e messa in scena di spettacoli (Bill Evans, Gil Evans, Paolo Conte, Tito Puente, J. L Hooker, W. Picket, Gilberto Gil, Gal Costa, Pat Metheny…). Dal 1986 dai suoi uffici a Parigi, Danny Rose si occupa di volta in volta della concezione e della messa in scena di spettacoli e grandi avvenimenti, dalla scrittura alla regia, dalla creazione dei contenuti alla realizzazione degli spettacoli basati sulle tecnologie, sempre le più avanzate e le più adatte alle dimensioni degli eventi. Proiezioni, suoni, disegni, elaborazioni di immagini, animazioni, effetti speciali sempre supportati da una drammaturgia che trasforma il classico “son e lumiére” in “operà lumiere”. Nel loro curriculum troviamo il tour “Oro, Incenso e Birra” di Zucchero, il concerto di Miles Davis e Zucchero a Viareggio, quello di Ray Charles all’Arena di Verona, gli spettacoli di Gigi Proietti a Roma al Brancaccio e allo stadio Olimpico, la regia e l’allestimento con la prima scenografia tridimensionale animata di Giulietta e Romeo, campione di incassi nella stagione 2006/2007 e la cerimonia conclusiva delle Olimpiadi invernali di Salt Lake City.

Dopo l’evento di Roma stiamo chiudendo le date per un tour pimaverile/estivo nelle principali città italiane. Stiamo anche ricevendo richieste da promoters internazionali, di date in Europa, Stati Uniti e Australia. Vi aggiorneremo.

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E' di scena "Rock Revolution" la memoria diventa spettacolo

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24 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/passaparola-2009-5/rock-revolution/rock-revolution.html

Senatore afghano ucciso dalla polizia: Non s’era fermato a posto di blocco

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Soldati tedeschi organizzano un posto di blocco a Kunduz, in Afghanistan, nell’ambito di un’operazione di sminamento (Fabrizio Bensch/Reuters) – dal Diario da Kabul di Pino Scaccia

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Un senatore afgano è stato ucciso dalla polizia per non aver rispettato l’ordine di alt della polizia a bordo della sua auto in piena notte nel nord dell’Afghanistan: lo hanno riferito il ministero dell’Interno e il governatore locale, privilegiando la tesi dell’incidente. Mohammad Younus, più noto con il nome di Shirin Agha, senatore della provincia di Baghlan, stava rincasando quando è avvenuto l’incidente verso le 2,30 del mattino (le 23 italiane) nei pressi della città di Pul-i-Khumri, ha precisato Mohammad Akbar Barikzai, governatore della provincia. «Non si sono fermati dopo aver ricevuto l’ordine di alt della polizia. Per questo gli agenti hanno aperto il fuoco», hanno dichiarato al ministero dell’Interno a Kabul, confermando la versione del governatore. «Il senatore e il suo autista sfortunatamente sono stati uccisi e una terza persone è rimasta ferita», hanno aggiunto. La polizia si trovava lungo questa strada per tendere una imboscata a dei talebani che sarebbero dovuti passare per di là. Negli ultimi quattro anni, un senatore e dieci deputati afgani sono stati uccisi in attentati suicidi o assassinati.

Soldati spagnoli in Afghanistan hanno invece ucciso un civile e ne hanno ferito un altro che temevano volessero compiere un attacco contro un convoglio militare. Lo si apprende dal ministero della difesa spagnolo. I due civili afghani viaggiavano su una motocicletta, dice la fonte, e non hanno reagito ai segnali di richiamo e poi agli spari in aria dei militari che viaggiavano sul convoglio, che viaggiava fra Herat e Sabzake, nella regione a comando italiano. I militari spagnoli hanno aperto il fuoco, il motociclista e il suo passeggero sono riusciti ugualmente a dileguarsi e si sono presentati a un ospedale a Herat, dove uno di loro è poi morto per le ferite ricevute. Si tratta del secondo episodio in cui sono coinvolti i militari spagnoli dopo l’attacco, una settimana fa, a un loro convoglio. Il contingente spagnolo, inquadrato nella Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) della Nato, è composto al momento di 1.068 soldati, ai quali si aggiungeranno altri 511.

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24 dicembre 2009

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2009/12/24/AMDDDSED-senatore_afghano_polizia.shtml

Amnesty, dal Togo al Messico dodici buone notizie sui diritti umani

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Amnesty, dal Togo al Messico dodici buone notizie sui diritti umani

Amnesty.jpg image by calagugu

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di Umberto De Giovannangeli

tutti gli articoli dell’autore

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Per una volta almeno, e almeno a Natale, vale la pena ricordare che non tutto è disastro, sconfitte, scempi di diritti e persone nel mondo. Per una volta almeno, ricordiamo che i «buoni» possono vincere. Amnesty International lo ha fatto mettendo in evidenza le migliori 12, una per ogni mese, buone notizie del 2009 nel campo dei diritti umani. Un auspicio perché il 2010 sia l’anno dei Diritti.
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9 gennaio: pena di morte. Ghana
Il 9 gennaio 2009 Il presidente uscente John Kuffour, ha commutato tutte le condanne a morte. Secondo i dati di Amnesty International, il provvedimento ha riguardato 108 prigionieri in attesa di esecuzione, 105 uomini e tre donne. L’ultima esecuzione nel Paese aveva avuto luogo nel 1993.
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26 febbraio: giustizia internazionale. Kosovo/Serbia
Il 26 febbraio 2009 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha emesso cinque condanne nei confronti di altrettante persone giudicate colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nell’allora provincia serba del Kosovo, nel 1999. L’ex vice primo ministro jugoslavo Nikola Sainovic, il generale dell’esercito jugoslavo Nebojsa Pavkovic e l’ufficiale della polizia serba Sreten Lukiv sono stati condannati a 22 anni, mentre Vladimir Lazarevic e Dragoljub Ojdanic, rispettivamente generale e capo di stato maggiore dell’esercito jugoslavo, sono stati condannati a 15 anni.
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16 marzo: campagna «Mai più violenza sulle donne». Diritti sessuali e riproduttivi. Messico
Dopo una campagna condotta per molti mesi da Amnesty International e dalle organizzazioni locali per i diritti umani, il 16 marzo 2009 è entrata in vigore la Direttiva Nom-046-ssa2-2005 che prevede, tra l’altro, accesso legale e sicuro all’interruzione di gravidanza per le donne vittime di violenza sessuale.
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24 aprile: pena di morte. Burundi
Il 24 aprile 2009, a seguito dell’introduzione del nuovo codice penale, il Burundi è diventato il 93mo Paese abolizionista per tutti i reati. L’ultima esecuzione nel Paese africano aveva avuto luogo nel 1997.
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11 maggio: prigionieri di coscienza. Iran
Roxana Saberi, la giornalista irano-statunitense condannata in primo grado a otto anni di carcere per «spionaggio in favore di un Paese ostile», è stata liberata l’11 maggio 2009 dopo che una Corte d’appello ha commutato l’imputazione in «possesso di materiale riservato», emettendo una condanna a due anni di carcere con pena sospesa. Amnesty International aveva lanciato un appello per la scarcerazione di Saberi all’indomani del primo verdetto, il 18 aprile.
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23 giugno: pena di morte. Togo
Il 23 giugno 2009 l’Assemblea nazionale ha votato all’unanimità in favore dell’abolizione della pena di morte. Il Togo diventa così il 15mo Stato africano abolizionista, il 94mo a livello mondiale. «Questo Paese ha deciso di istituire un sistema giudiziario sano, che riduce il rischio di errori giudiziari e garantisce i diritti delle persone», ha commentato il ministro della Giustizia Kokou Tozoun. «Questo nuovo sistema non è più compatibile con un codice penale che mantiene la pena di morte e concede all’autorità giudiziaria un potere assoluto, con conseguenze irrevocabili».
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1° luglio: diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender. India
Il 1° luglio 2009 l’Alta corte di Delhi ha decriminalizzato l’omosessualità. Secondo Amnesty International, che insieme alle organizzazioni locali per i diritti umani aveva svolto una lunga campagna per questo obiettivo, la sentenza è un deciso passo avanti per assicurare che in India sia possibile esprimere il proprio orientamento sessuale e l’identità di genere senza timore di subire discriminazioni. La sentenza dell’Alta corte ha annullato, definendola discriminatoria e «contraria alla moralità costituzionale», una norma britannica risalente al periodo coloniale che proibiva relazioni sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso, definite «rapporti carnali contro l’ordine naturale». La legge è stata usata per colpire l’azione degli organismi impegnati nella prevenzione dell’Hiv/Aids.
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7 agosto: Impunità. Brasile/Uruguay
Il 7 agosto 2009 la Corte suprema brasiliana ha autorizzato l’estradizione in Argentina del colonnello uruguayano Luis Cordero Piacentini, che deve rispondere della scomparsa di cittadini argentini e uruguayani (tra cui il neonato Adalberto Soba Fernandez, sequestrato a venti giorni dalla nascita e successivamente dato in adozione illegale) nel contesto del famigerato «Piano Condor». La massima Corte brasiliana ha accolto la richiesta della magistratura argentina, che sta indagando su una serie di crimini commessi in un centro di detenzione clandestino conosciuto come «Concessionaria Orletti», un autosalone della capitale Buenos Aires attivo negli anni della dittatura. Il «Piano Condor» fu un’operazione coordinata tra i governi militari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Uruguay e Paraguay destinata a eliminare esponenti dell’opposizione politica negli anni ’70 e ’80.
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29 settembre: diritti economici, sociali e culturali. Nazioni Unite
All’indomani dell’apertura alla firma del Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, avvenuta il 24 settembre 2009, 28 Stati hanno già firmato il testo. Tra questi figura l’Italia, cui la Sezione Italiana di Amnesty International aveva chiesto di firmare il Protocollo.
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6 ottobre: Giustizia internazionale. Ruanda
Il 6 ottobre 2009 Idelphonse Nizeyimana, uno dei maggiori ricercarti per il genocidio del 1994, è stato arrestato a Kampala, capitale dell’Uganda. Nizeyimana era a capo dell’intelligence e delle operazioni militari durante i 100 giorni in cui morirono circa 800.000 mila tutsi e hutu moderati. È accusato anche di aver creato un corpo militare speciale. Deve rispondere al Tribunale penale internazionale per il Ruanda delle imputazioni di genocidio e crimini contro l’umanità.
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19 novembre: campagna «Mai più violenza sulle donne». Messico
Il 19 novembre 2009 la Corte interamericana dei diritti umani ha riconosciuto colpevole e condannato lo Stato messicano per la morte di otto donne a Ciudad Juarez, nel novembre 2001, nel caso conosciuto come «il campo di cotone». Si tratta della prima sentenza di condanna per il femmicidio in corso dal 1993 nello Stato di Chihuahua, nel nord del Paese.
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1° dicembre: Rilasci. Sri Lanka
Il 1° dicembre 2009 il governo ha disposto il rilascio di migliaia di civili tamil dai centri di detenzione allestiti in primavera, alla fine della guerra civile. Amnesty International aveva lanciato un’azione globale per chiedere la chiusura dei campi e il rilascio di tutti i profughi di guerra internati.

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24 dicembre 2009
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«Tenetevi la spazzatura, ridateci verità» / VIDEO – Spandi spendi effendi Meg e 99 Posse

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«Tenetevi la spazzatura, ridateci verità»

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di Enzo Cavalli

tutti gli articoli dell’autore

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Signor Ferrero, Signor Barilla,
Signori della Fiat e della Telecom,
Signori Grandi Marche,

dicono che siete voi a volere
programmi terra terra
per allargare il campo
e poi sparare sulla marea di ascolti
uno sciupio di spot.
Più terra terra è il format collaudato,
più gente si fa sotto e voi col fiato
sopra, come a un vetro.
Nella Casa del Grande Fratello,
nel Decameron per telecamere,
è una gara di mutande sporche,
annusare per credere.
Sotto le coperte,
in un acquario di labbra assonnate,
le ragazze indovinano al buio
dimensioni senza illusioni.
Nel bosco delle autopsie
bambini incustoditi
cercano Cappuccetto Rosso.
Sulle tracce del massacro / le serate
per adulti.
I vecchi duri d’orecchio
alzano il volume delle risse,
non si regola l’incomprensione.
La dignità delle donne
sottovetro, sotto al tavolo,
sopra i tacchi, senza stoffa.
La meraviglia di culi e tette
non è più meraviglia,
è acciaio lucidato,
stoviglie a buon mercato.
E la gente sta a guardare,
impara a non vedere.
Lo share è un golpe
le Reti vanno a pesca col sonar
a caccia col napalm,
granchi e scriccioli sedati
riempiono il carniere.
Siamo prede prenotate.
Lo diceva anche Mike:
funziona dai tempi di Mediaset
la conta delle anime.
Si vince coi numeri, ogni anima un punto.
Signor Ferrero,
siamo in contatto da tempi non sospetti,
ante-Nutella,
da quando facevate surrogati.
La quasi cioccolata era già tanto,
era un portento!
Signor Barilla,
ho ritrovato un vostro astuccio al dente
in una baita lappone,
è stato un piatto patriottico.
Quattro salti in padella,
sediamoci attorno a un tavolo.
Registi della Coop,
a che spot giochiamo?
E voi dei cellulari in linea col futuro,
vi va di migliorare, almeno per Natale?
Abbiamo toccato il fondo, fateci risalire.
Mica d’un colpo, a rischio di embolo.
Un po’ alla volta, compensando.
Vogliamo una tivù
meno volgare,
meno normale,
meno tivù ogni giorno di più.
Magica come allora,
come quando non c’era.
Se tutto resta terra terra,
le case perderanno i piani alti.
Amori, gioie, torte di compleanno
si sgonfieranno.
Si disimparerà la lingua in uno zapping.
Se tutto resta terra terra,
sarà la guerra,
vi spegneremo le merendine sul video
rispediremo le patatine ai testimonial
sbricioleremo le vitamine dell’audience,
tenetevi la vostra spazzatura, vi diremo
(eccetto i Mon Chéri Ferrero,
troppo buoni, fuori lista,
però li pagheremo in monetine,
sì, vi appesantiremo le tasche
di centesimi e di dispetti,
in cambio dei vostri Pacchi).
Signori Grandi Marche,
basta con la circonvenzione
di chi non si capacita.
Dite a Mediaset e alla Rai
di alzare un po’ la testa,
di mettere liquore nei programmi.˘
Ridateci notizie sul futuro
o almeno un pezzo del meglio che c’era.
Se avete dimenticato cos’era,
chiedete a Zavoli
cercate nelle Teche
leggete Pasolini
resuscitate Socrate in diretta.
La società è una Montagna Sacra,
una montagna di punti contatto,
troppo poco come progetto?
L’informazione non sia segnata
come le carte da gioco di un baro,
un dolore spiegato non si filma,
pietas per capirci,
la verità non è feroce,
feroce è la voce del chiasso,
questa corsa al ribasso.
Fine del Carnevale! Buon Natale!

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24 dicembre 2009
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Spandi spendi effendi Meg e 99 Posse

Processo al dissidente Liu. La Cina: “Clamorose interferenze straniere” / Bao Tong: The verdict against Liu Xiaobo marks the end of the Chinese constitution

Processo al dissidente Liu. La Cina: “Clamorose interferenze straniere”

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PECHINO
La Cina ha denunciato oggi
le «ingerenze straniere» nel processo al dissidente Liu Xiaobo. La portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu ha ricordato che «alcuni funzionari di Ambasciate straniere» si sono presentati ieri davanti all’ aula del tribunale per assistere al processo del dissidente e uno di loro ha rilasciato alcune «cosiddette dichiarazioni». «Si tratta – ha detto Jiang Yu – di una grave interferenza negli affari interni della Cina, di una violazione della Convenzione Diplomatica di Vienna e la Cina ne è estremamente scontenta».
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La portavoce ha probabilmente fatto riferimento alla dichiarazione rilasciata ieri alla stampa da un diplomatico americano. La dichiarazione ricalcava alla lettera un comunicato emesso poche ore prima dal Dipartimento di Stato di Washington nel quale si chiedeva la liberazione del dissidente. Una quindicina di diplomatici di Paesi dell’ Unione Europea, tra i quali l’Italia, d’accordo con la presidenza di turno svedese si sono presentati ieri davanti al Tribunale nel quale si è celebrato il processo, chiedendo di assistervi dopo averne fatto regolare richiesta.
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I diplomatici, come un folto numero di giornalisti stranieri, sono stati respinti con la motivazione che nell’ aula non c’ era posto per accoglierli. Liu Xiaobo, 54 anni, è accusato di «istigazione alla sovversione» per aver promosso il documento Carta 08 che chiede l’ instaurazione in Cina di un sistema democratico e rischia una condanna tra i cinque ed i quindici anni di prigione. Il processo è durato poco più di due ore. Al termine, gli avvocati del dissidente hanno affermato che la sentenza verrà emessa domani, nel giorno di Natale.
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24 dicembre 2009
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CHINA
12/24/2009 12:40

Bao Tong: The verdict against Liu Xiaobo marks the end of the Chinese constitution

The author of Charter 08 on trial yesterday for “subversion”, awaits his verdict tomorrow. Condemning Liu means condemning freedom of expression that is defended in the Chinese constitution. The Party with its “arbitrary and monopolistic” exercise of power is the real “subversive”.

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Beijing (AsiaNews) – A verdict of conviction for Liu Xiaobo, expected tomorrow, means a condemnation of the Chinese constitution, which thus becomes a ” null and void” document. So says Bao Tong, former aide to Zhao Ziyang, later imprisoned for his opposition to the massacre of Tiananmen.   Bao Tong is among the signatories of Charter 08, the manifesto in defence of human rights in China, published last year, due to which Liu Xiaobo – one of the authors – was arrested a year ago yesterday and tried for “subversion against state power. ” His verdict is expected tomorrow.

Charter 08, signed by 300 first and then by tens of thousands of Chinese – including Party members – calls for more attention from the Communist leadership to human rights in China and political and social reforms such as the separation between government and the Communist Party, and the distinction of legislative, judicial and executive powers. The document also demands religious freedom for communities of all faiths, casting aside the division between “normal” (ie controlled) and “illegal” (not controlled) activities (See 26/01/2009 Charter 08, a plea for human rights in China | complete text).

The trial of Liu Xiaobo is actually a trial of the demands contained in Charter 08, which in turn are recorded in the Chinese constitution.   This is why Bao Tong maintains, “if they [the government and the Party] tell the court to rule against Charter 08, it is none other then taking away the citizens’ right to freedom of expression, publication, association, protest and demonstration … This means announcing that the constitution is null and void. ”   Bao Tong’s allegations are contained in an essay published in full by Radio Free Asia. In it, the statesman ironically the charges of “subversion” that weigh against Liu Xiaobo.

Given the fact that the Chinese constitution states that “all power comes from the people,” Bao said: “subverting the state means to remove power from the people and give it to someone else. Any act that does not have this result can not be called subversion. ”

Charter 08 demand elections at all levels of the state. Thus, those who violate the ” power of the people ” is the party itself.   Restrictions against freedom of expression and association in China are “arbitrary and monopolistic”, contrary to the rule of law.

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fonte:  http://www.asianews.it/index.php?l=en&art=17208&size=A

FRANCIA – Sfida della minigonna contro i presidi «bacchettoni»

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La parola d’ordine: libere di vestirci come ci pare

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Torna la protesta, in minigonna: incuranti del freddo che attanaglia l’Europa gli studenti francesi si sono passati parola e si presentano a scuola nei licei d’Oltralpe vestiti di poco o nulla. Tutta colpa di un preside incauto che, stufo di vedere dietro i banchi di scuola mutandine griffate che spuntavano dai pantaloni a vita bassa, piercing e abiti troppo succinti, ha deciso di vietarli, scatenando le furie estetico-libertarie di centinaia di teenager. E così uno dopo l’altro si sono accesi i licei di Francia.

La rivolta è cominciata al Geoffroy-Saint-Hilaire, nel dipartimento dell’Hessonne, a sud di Parigi, per poi continuare al Condorcet d’Arcachon nella Gironda, la terra di Bordeaux, e in altri istituti del Paese. Leader una ragazza, una diciassettenne, Léa Dedieu, che è riuscita a persuadere i suoi compagni a presentarsi in classe in superminigonna (le ragazze) o in bermuda (i ragazzi), al grido di «Siamo a scuola non in prigione». Performance che per ora è costata tre giorni di sospensione con la motivazione che «gli studenti erano a rischio pedofili nel tragitto verso la scuola». Torna dunque la protesta e, come prevedibile, in chiave fortemente estetica, dato lo spirito dei tempi. Già una volta, di fronte a ben altre ondate rivoluzionarie, aveva avuto gran momento il fortunato titolo di una commedia di Umberto Simonetta «Arriva la rivoluzione e non ho niente da mettermi». Ma allora le minigonne, gli eskimi, le borse della tolfa erano perlopiù elementi di contorno, anche se necessari per riaffermare la propria diversità rispetto al modo di vestire «borghese» e tradizionale.

La nuova gioventù, la generazione post-Barbie che—forse — vuol fare la rivoluzione, parte da anni di idolatria del corpo e dei suoi ornamenti, comincia presto ad essere schiava dello specchio ed è maestra già a 12 anni nell’arte di migliorarsi, valorizzarsi, addobbarsi. E perciò, semmai nuovo 68 sarà, stavolta lo sarà in chiave tutta estetica. Michel Fize, sociologo francese, ricercatore della Cnrs specializzato in gioventù, interpellato dal quotidiano The Independent non si è dichiarato sorpreso dalla rivolta degli studenti che vogliono difendere un loro dress code fortemente provocatorio. D’altra parte — ragiona Fize —come potrebbe essere altrimenti, con dei mass media e una società che propongono modelli «iper-erotici»? Il grande educatore oggi è il piccolo schermo: «Con che faccia possiamo rimproverare a una teenager che mostra troppo, quando la tv fa esattamente quello, a tutte le ore?».

E’ come se questi studenti- cugini mettessero in scena la loro piccola neo-rivoluzione partendo dal loro vissuto, da quella cultura idolatrica del corpo contemporaneo che vivono ogni giorno, e che rimbalza dagli schermi, dalle fotografie, dalle vetrine dei negozi, ma anche dalle aule parlamentari, dagli incontri al vertice dei potenti internazionali, tutti primariamente preoccupati di quel che sembrano piuttosto che di quel che pensano. Preoccupazione e schiavitù che accomuna gli umani di ogni latitudine: che dire delle garbate studentesse iraniane che, a differenza delle loro coetanee parigine, protestano con il velo e non il piercing, ma egualmente mettono molta cura e molta grazia nello sceglierlo, nel modularlo, nell’indossarlo?

Legittime e più che giustificate dallo spirito dei tempi, come si è detto, le nostre deduzioni sociologiche: ma non sarà poi troppo facile liquidare così la nuova ondata francese? Il dubbio sorge perché la stessa Léa, interrogata, ribalta tutta la faccenda facendo, con mediatica sapienza, una bella capriola filosofica: la nostra protesta, dice, più che con bisogni narcisistici o estetici, ha a che fare con una vecchia conoscenza della rivoluzione francese: «La libertà».

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24 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_24/francia-sfida-della-minigonna-maria-luisa-agnese_e8ca11a8-f05d-11de-8d60-00144f02aabe.shtml