Archivio | dicembre 29, 2009

Famiglia Cristiana: Laura Boldrini personaggio dell’anno. Ma Gasparri non ci sta (leggendo capirete perché)

http://casarrubea.files.wordpress.com/2009/10/maurizio-gasparri1.jpgEr ‘genio’ politico..

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di ma.ier.

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Un riconoscimento speciale che lo merita tutto. Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr) è sulla copertina del settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”. A lei è dedicato il primo numero del 2010: “Personaggio dell’anno”.

E la scelta non poteva essere più giusta. Boldrini, un volto, una storia, l’impegno. Da sempre in prima linea sull’immigrazione e le spinose questioni dei rispingimenti dei migranti.

«Intendiamo spendere l’autorevolezza del giornale, la sua autonomia e libertà di giudizio (unanimemente riconosciute), a servizio di una causa» scrive il direttore don Antonio Sciortino, «che non consiste semplicemente nell’individuare un nome, cui assegnare l’ambito titolo di Personaggio dell’anno. Ma richiamare, piuttosto, l’attenzione dell’opinione pubblica su temi di grande rilevanza e attualità, tramite chi, anno per anno, verrà indicato dalla Direzione e dai giornalisti di Famiglia Cristiana».

La scelta di Laura Boldrini è stata all’unanimità, per  «il costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. E, soprattutto, per la dignità e la fermezza mostrate nel condannare, l’estate dello scorso anno, i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo. Resistendo anche agli attacchi di chi voleva delegittimarla, definendola “estremista”».

E il mondo del volontariato e dall’associazionismo da sempre vicino ai migranti ha gradito molto la “scelta” di Famiglia Cristiana.
Don Luigi Ciotti, presidente del gruppo Abele e Libera: “Boldrini si è spesa e continua a spendersi in contesti difficili con un’umanità che va al di là del ruolo istituzionale, mantenendo fermo il richiamo al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali che tutelano chi fugge dalla fame, dalla povertà, dalla guerra». Con il suo lavoro, sottolinea il sacerdote, «ha contribuito a non farci dormire, a non farci distrarre di fronte a diritti troppo spesso disattesi. E soprattutto, ci ha ricordato che il diritto astratto non esiste, perchè esistono le persone e le loro storie».

Padre Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco): “Laura Boldrini mette insieme tre volti: prima di tutto quello degli immigrati e dei richiedenti asilo; poi quello dell’Onu; infine quello di chi si impegna quotidianamente per far emergere temi drammatici all’attenzione dell’opinione pubblica.”

Monsignor Vittorio Nozza
, presidente della Caritas: “Un rilancio dell’attenzione nei confronti delle categorie più vulnerabili, quali i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta, tanto più significativo a ridosso della 96° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (17 gennaio 2010).

Andrea Olivero, presidente Acli e portavoce del Forum del Terzo settore: «La scelta di individuare in Laura Boldrini l’Italiana dell’anno 2009 è un giusto riconoscimento ad una persona seria, preparata e, soprattutto, pronta a battersi senza paura per difendere i diritti dei più deboli».

Una nota stonata  invece dal governo. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, commenta così: “Una scelta prevedibile… C’è più suspence nel sapere chi è il prossimo Pallone d’oro”.

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29 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93163

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Ma questa Boldrini al governo proprio non va giù (e si capisce perché)

All’armi! All’armi! All’armi siam fascisti

Scritto il 18 maggio 2009

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Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa attacca l’Onu e il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri dichiara: “Non si capisce a che titolo parli questa signora Boldrini e, per dirla con La Russa, ce ne freghiamo”.

me-ne-frego1Laura Boldrini è la portavoce italiana dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Uniti che si occupa dei rifugiati. Nei giorni scorsi l’organizzazione internazionale aveva duramente criticato il governo ed il ministro Maroni per la deportazione di quasi 500 migranti in Libia senza che fossero verificate le posizioni individuali dei singoli come impongono la legge italiana e le convenzioni internazionali.

Per La Russa l’Alto Commissariato Onu “non conta un fico secco”. Per il ministro sua portavoce italiana, Laura Boldrini è “disumana o criminale ed io l’accuso, perchè pretende che li teniamo per mesi rinchiusi nei centri per poi espellerli, oppure è criminale perchè vuole eludere la legge e vuole che una volta in Italia scappino e si sparpaglino sul territorio”.

Il ricorso ad un linguaggio che forse mai nessun rappresentante di un governo democratico ha mai pronunciato nei confronti dell’Onu si associa alla tradizionale demagogia con la quale il centro destra descrive i fatti in modo impreciso.

La Russa ha continuato sostenendo che l’Unhcr è uno di quegli “organismi che non contano un fico secco, finchè la stampa non decide che conta”, mentre Boldrini è “nota per essere un esponente di Rifondazione Comunista che porta il cognome di un noto capo partigiano, rispettabilissimo, per carità”.

Non risponde a verità che la portavoce italiana sia aderente a Rc, mentre l’associazione del cognome della funzionaria dell’Onu a quello di un comandante partigiano, Arrigo Boldrini, Medaglia d’oro al valor militare, appare del tutto pretestuosa. La Russa con le sue parole ha mostrato non solo di ignorare che in qulunque Paese al mondo ci sia un conflitto l’Unhcr è presente a difesa dei profughi grazie anche all’estimento di campi per ospitarli, ma che uno dei motti del Comandante Bulow, il nome di battaglia del capo della Resistenza, era: “Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro… “.

In soccorso del collega ministro è subito arrivato Gasparri, che ha detto: “Ieri ero con La Russa quando ha risposto alle accuse che ci vengono fatte dall’Unhcr e condivido pienamente le sue parole. Non si capisce a che titolo parli questa signora Boldrini e, per dirla con La Russa, ce ne freghiamo”.

Dopo aver fatto ricorso ad una delle frasi celebri del Duce, “me ne frego”, il capogruppo del Pdl al senato ha aggiunto: “Noi non accettiamo lezioni di democrazia da nessuno. L’Italia è una grande democrazia e i respingimenti avvengono in linea a norme di diritto internazionale”. Ovviamente anche a Gasparri non è nota la legislazione italiana e quella internazioneali.

Probabilmente richiamato all’ordine da esponenti del centro destra più saggi di lui, senza avvertire Gasparri dell’inversione di marcia., La Russa ha fatto una repentina marcia indietro e si è scusato: “Non ho nulla contro la signora Boldrini, se si è sentita offesa me ne dispiace”.

Dure critiche da parte di numerose associazioni alle prese di posizioni del ministro della Difesa. Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, quelle di La Russa sono “frasi insolenti che rivelano l’evidente disprezzo per i diritti umani e per gli organismi internazionali che si occupano della loro tutela”. Secondo il presidente delle Acli, Andrea Olivero, “non si può rispondere alle questioni sollevate dall’Onu con tanta superficialità e arroganza, addirittura offendendo un’istituzione meritoria come l’Unhcr e deridendo i suoi rappresentanti”. Mentre Filippo Miraglia dell’Arci paragona il titolare della Difesa a Pol Pot.

Risulta incomprensibile come dopo atteggiamenti del genere l’opposizione non abbia chiesto le dimissioni di La Russa. Per usare le parole di Pierferdiando Casini: “Che il ministro della Difesa dichiari guerra all’Onu non mi sembra un’idea geniale”.

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fonte:  http://www.inviatospeciale.com/2009/05/allarmi-allarmi-allarmi-siam-fascisti/

Effetto-Souvenir: Berlusconi prepara i manifesti con il suo volto ferito

Effetto-Souvenir

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di Marco Conti
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ROMA (29 dicembre) – Il ”Partito dell’amore” immaginato da Silvio Berlusconi, nella versione De Amicis e non Cicciolina, è destinato ad avere una vita più lunga delle festività natalizie. Così come le immagini dell’aggressione subita dal premier in piazza Duomo che, per diventare eterne, finiranno presto sui muri delle principali città italiane, affinché il Cavaliere, ritratto con il sangue sul volto o con le bende, sia monito a coloro che si ostinano a rifiutare il dialogo e il confronto.

In questi giorni di relativa vacanza, Berlusconi ha infatti dato il via libera a una seria di bozzetti che molto presto diventeranno manifesti sei per tre. Da un lato la foto del presidente del Consiglio con il volto insanguinato, a destra lo slogan ”l’amore vince sempre sull’odio”. Da un lato l’immagine del premier con le bende, dall’altro lo slogan ”basta con le fabbriche dell’odio”.

D’altra parte l’effetto-souvenir ha dato al premier la possibilità di consolidare la robusta svolta data alla linea della maggioranza sin dalle prime ore successive all’aggressione. Archiviata la prospettiva del voto anticipato, la mano tesa all’opposizione ha il vantaggio di intercettare il senso comune di un Paese stanco di risse e violenza anche verbale.

Sondaggi e focus group in possesso del premier, e forniti dall’immancabile e precisissima Euromedia di Alessandra Ghisleri prima e dopo il lancio del souvenir, confermano infatti che oltre il 70 per cento degli italiani – molti dei quali impegnati a difendere il proprio posto di lavoro – è stufo del clima di scontro che si è respirato negli ultimi mesi e chiede alla politica, specie quella che governa, risposte serie sulla crisi e sui principali problemi del Paese. Basta quindi con le risse. Basta con la contrapposizione violenta anche a mezzo stampa. Con i sondaggi di gradimento altissimi anche per il ruolo da ”eroe” che gli ha tributato l’aggressione in piazza Duomo, Berlusconi da giorni interviene via etere per consolidare l’immagine di un premier-vittima, capace però di reagire in maniera costruttiva.

Trasformare il Popolo delle Libertà in partito dell’Amore, cristianamente inteso, non solo mette premier e Papa sulla stessa lunghezza d’onda anche a seguito delle aggressioni ricevute, ma spiazza l’opposizione che, se non si associa allo ”spirito nuovo”, rischia di essere annoverata dall’altra parte della barricata. Ovvero nel partito dell’Odio. La controffensiva mediatica del Cavaliere avrà quindi bisogno di meno titoli contro gli alleati ”infidi e bari”, e di una dose massiccia di progetti di riforma. Ecco perché, sempre in questi giorni di relativa vacanza, il Cavaliere ha sentito i ministri ad uno ad uno chiedendogli mettere nero su bianco l’agenda del nuovo anno.

«Il 2010 sarà l’anno delle riforme», ha annunciato qualche giorno fa. L’impegno dovrebbe essere rispettato grazie al lavoro del Guardasigilli Alfano che presenterà la riforma della giustizia. Alla riforma fiscale in favore delle famiglie sta lavorando Tremonti. Sacconi a quella degli ammortizzatori sociali e, forse, a quella della pensioni. A Maroni la revisione dei testi in materia di sicurezza nel lavoro e la riforma della polizia locale. Brunetta sarà ovviamente impegnato nel tentativo, a tratti disperato, di ridare efficienza alla pubblica amministrazione. Sullo sfondo resta ovviamente il più ampio progetto di riforme istituzionali che muoveranno dalla ormai nota bozza-Violante e che dovrebbero coinvolgere l’opposizione.

Le elezioni regionali di marzo, saranno quindi giocate da Berlusconi sulla reale volontà degli schieramenti di voler contribuire a riformare e modernizzare il Paese e, secondo lo schema del Cavaliere, «all’opposizione sarà difficile sfilarsi adducendo la scusa delle leggi ad personam». Il premier infatti non ha nessuna intenzione di rinunciare agli unici due ddl (legittimo impedimento e processo breve)in grado di metterlo in sicurezza «dalle aggressioni» della magistratura.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85852&sez=HOME_INITALIA

Partiti, il business dei rimborsi: Spendi un euro, ne incassi cinque

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di Pietro Piovani
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ROMA (29 dicembre) – Basta la parola. Gli italiani hanno votato in massa contro il finanziamento pubblico dei partiti? Non c’è problema, si cambia la parola e tutto è sistemato. Quelli che prima del referendum abrogativo si chiamavano “finanziamenti”, dopo il 1993 sono stati ribattezzati “rimborsi”. Per capire bene il trucco escogitato dal legislatore (che poi è anche il beneficiario della legge) è utile leggere il referto della Corte dei conti “sui consuntivi delle spese e sui relativi finanziamenti riguardanti le formazioni politiche”.

Il meccanismo è semplice. A ogni elezione i partiti sono effettivamente tenuti a presentare una rendicontazione delle spese sostenute nei due mesi che precedono e nei due mesi che seguono il voto. Dopo di che, per ogni elezione gli stessi partiti ricevono un risarcimento che formalmente viene considerato un rimborso elettorale. Tutto avrebbe una logica, se non fosse che fra il primo passaggio (la nota delle spese) e il secondo (il rimborso) non c’è nessuna relazione. Il risultato finale è che per ogni euro sborsato se ne recuperano in media cinque.

Le cifre. In base alla legge del ’93 i cosiddetti rimborsi non vanno calcolati in proporzione alle spese sostenute, ma solo in proporzione ai voti ottenuti alle urne. Per esempio: alle politiche del 2008 il Pdl ha speso 53 milioni di euro, ma ha maturato il diritto a incassare come contributo ben 206 milioni. Il Pd ha sopportato costi elettorali per 18 milioni e sarà risarcito con 180 milioni. La Lega ha avuto uscite per meno di 3 milioni e riceve entrate per 41 milioni. L’Italia dei valori ha anticipato 3 milioni per incamerare poi 21 milioni di rimborso. L’Udc ha speso 15 milioni, una grossa cifra per le sue dimensioni, ma in cambio avrà dallo Stato quasi 26 milioni.

Gli esclusi. E i partiti che non sono riusciti a entrare in Parlamento? Anche loro hanno diritto a un contributo elettorale, ma le loro campagne elettorali sono state un investimento inevitabilmente meno redditizio. La Sinistra arcobaleno ha speso 8 milioni e ne riceve 9, la Destra di Storace dà 2 e prende 6. Il Psi invece ci ha rimesso (oltre 3 milioni di spese e solo 2,5 milioni di finanziamento) e non è stato l’unico. È andata male anche a quei partiti che, non avendo raggiunto la soglia dell’1% di voti, non possono accedere al rimborso. È il caso ad esempio della “Associazione difesa della vita – Aborto? No grazie”, che per chi l’avesse dimenticato era la lista elettorale creata da Giuliano Ferrara: a fronte di esborsi per circa 300 mila euro avrà zero contributi statali (il saldo finanziario dell’iniziativa è stato comunque positivo, grazie a 450 mila euro di finanziamento ricevuti da donatori privati).

Entrate doppie. Appare evidente che i rimborsi ufficialmente concessi per coprire le spese della campagna elettorale sono in realtà il finanziamento con cui i partiti alimentano la loro attività per tutta la durata della legislatura. I sussidi vengono erogati dallo Stato a rate, diluiti su cinque anni, e se il pagamento avviene in ritardo si aggiungono pure gli interessi legali. Peraltro i soldi riferiti alle elezioni politiche sono solo una parte degli introiti, a cui vanno aggiunti i rimborsi delle europee e delle amministrative. Non solo, ma quando una legislatura finisce in anticipo gli incassi si raddoppiano: grazie alla caduta del governo Prodi e alle conseguenti elezioni anticipate, per tre anni i partiti continueranno a ricevere sia i contributi relativi alle elezioni del 2006 sia quelli del 2008.

Le spese. La legge prevede un unico obbligo, quello di dichiarare spese al di sotto di un certo tetto. Un tetto che ovviamente i partiti si guardano bene dal superare: che interesse ne avrebbero? Anzi, la Corte dei conti ha accertato che tutti tendono a gonfiare un po’ le loro dichiarazioni rispetto alle spese reali.
Sempre più soldi. Dal referendum che abrogò il finanziamento pubblico a oggi, non solo lo Stato ha continuato a versare soldi ai partiti ma ha aumentato di dieci volte il suo sostegno. Per le elezioni del ’94 furono erogati in totale contributi per 47 milioni di euro, con le ultime elezioni si sono superati i 500 milioni.

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29 dicembre 2009

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85857&sez=HOME_INITALIA

Tv, ascolti boom per l’informazione: Santoro e Floris staccano tutti

Tv, ascolti boom per l’informazione

Santoro e Floris staccano tutti

Tiene Vespa e stacca Matrix. Bene La7

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MILANO – Informazione sempre più sugli scudi dell’Auditel. Complici la cronaca e l’attualità politica, quella che si è chiusa in questi giorni è stata una stagione d’oro per i programmi di approfondimento di prima e seconda serata. Su tutte si segnalano le performance di Annozero e Ballarò, ma anche Porta a porta ha confermato i suoi ascolti staccando nettamente Matrix, che tuttavia resta in palinsesto su Canale 5.

Santoro durante Annozero (Ansa)
Santoro durante Annozero (Ansa)

Riscontri positivi anche per i programmi in onda su La7, da Exit a Otto e mezzo all’Infedele. In tredici puntate, Annozero di Michele Santoro – che tornerà in onda il 7 gennaio – ha raccolto una media di 5 milioni 244 mila telespettatori pari al 21.18% di share, dando una bella mano al prime time di Raidue. Al top resta la puntata del primo ottobre, che ha ospitato la escort Patrizia D’Addario (oltre 7,3 milioni con il 28.92%), seguita da quella di due giorni fa dedicata all’aggressione al premier Berlusconi (6,1 milioni con il 24,81%%). Da record anche Ballarò, che finora ha ottenuto su Raitre il 16.18% (lo scorso anno di questi tempi viaggiava a una media del 15.70%). La puntata più vista è stata quella di martedì 15 dicembre, sull’aggressione a Berlusconi: 5 milioni 165 mila spettatori con il 21.03%. Un dato che ha permesso al programma di Giovanni Floris di vincere la serata per la terza volta consecutiva in questa stagione. Si riparte il 12 gennaio.

Su Raiuno ascolti stabili per Porta a porta, che tornerà il 7 gennaio: la media di stagione per il programma di Bruno Vespa è il 17.50%, in linea con lo scorso anno, ma aumenta il divario con Matrix: nella sovrapposizione la distanza tra i due programmi è di circa 7 punti di share e l’approfondimento di punta di Raiuno si è aggiudicato finora tutti i confronti. Matrix, comunque, resta dov’è, in seconda serata su Canale 5, ha ribadito in più di un’occasione il vicepresidente Mediaset Pier Silvio Berlusconi, smentendo le indiscrezioni su un possibile scambio con Chiambretti Night su Italia 1. La media del programma di Vinci finora è di poco superiore al milione di spettatori (1 milione 33 mila) con il 14.1%. Si consolidano, intanto, gli ascolti dell’informazione su La7. Otto e mezzo chiude la stagione al 3.3% di media con 884 mila telespettatori (il 30% in più rispetto all’autunno scorso); L’Infedele di Gad Lerner può vantare un 4.3% pari a oltre 1 milione di spettatori (+77% rispetto alla scorsa edizione); Exit, condotto da Ilaria D’Amico, ha raccolto il 4.2% con 930 mila spettatori (la crescita è dell’11%). Bene anche Ndp, il programma ideato e condotto da Antonello Piroso, che ha chiude al 3.7% con 726 mila spettatori (+37%).

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29 dicembre 2009

fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/09_dicembre_29/informazione-ascolti-boom-tv-santoro-floris_2d96ffcc-f477-11de-a1b2-00144f02aabe.shtml

MILANO – Via intitolata a Craxi, scoppia la polemica

BONDI: «le PAROLE DI DI PIETRO VOLGARI E SENZA PRECEDENTI»

Di Pietro: «Scrivano condannato e latitante e Napolitano lo ricordi per quello che è stato». Borrelli: «Indecoroso»

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MILANO – Letizia Moratti propone di dedicare una via di Milano a Bettino Craxi e scoppia la polemica. Durissima la reazione di Antonio Di Pietro, che in un’intervista a CNRmedia.com parla di «distorsione della realtà attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti». Il leader dell’Italia dei Valori sottolinea che l’unica differenza tra Craxi e Berlusconi è che il primo «per sfuggire alla giustizia è scappato, il secondo invece è andato in Parlamento per farsi le leggi che gli servivano». Infine la proposta: «Se proprio vogliono fare una targa scrivano “Bettino Craxi, politico, condannato, latitante”, perché è questa la storia di quella persona».

APPELLO A NAPOLITANO – E sulla possibile partecipazione del presidente Napolitano a un’iniziativa di commemorazione in Senato, annunciata dai giornali e non ancora confermata, Di Pietro afferma: «Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui». Una nota del Quirinale spiega che «per il decimo anniversario della morte di Craxi il presidente ha finora solo ricevuto e accolto la richiesta di un incontro con i rappresentanti del Consiglio e del Comitato storico-scientifico della Fondazione Craxi. È invece in attesa di informazioni sull’iniziativa che dovrebbe svolgersi in Senato».

BORRELLI: «OFFENSIVO» – Per Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l’organizzazione giovanile del Pdci-Federazione della Sinistra, «intitolare un’area di Milano a Craxi è un grave errore, sarebbe diseducativo per i giovani, dato che è stato il primo ad aver introdotto nella politica italiana gli elementi degenerativi di cui oggi viviamo tutte le conseguenze». Contrario all’idea della Moratti anche Saverio Borrelli: «Trovo indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa a un personaggio che è morto da latitante» ha detto l’ex procuratore, negli anni di tangentopoli a guida del cosiddetto pool di Mani Pulite, di cui facevano parte lo stesso Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. «Io comunque non ho nulla di personale contro Craxi – ha precisato Borrelli -. Il fatto che in quegli anni fossi a capo della Procura non significa per forze avere delle ostilità nei suoi confronti».

BONDI: DI PIETRO VOLGARE – Dal Pdl arriva la replica di Sandro Bondi, che attacca Di Pietro: «Ciò che ha detto è senza precedenti – dice il coordinatore del Pdl e ministro dei Beni culturali -. Non ci sono più parole per qualificare, stigmatizzare e polemizzare con un uomo che fa della provocazione, dell’insulto, della volgarità il suo programma politico». Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, chiede al Pd di prendere le distanze da Di Pietro, che con le sue parole «conferma che esiste nel nostro sistema politico e mediatico un grumo di inciviltà, di odio, di rozzezza di cui il suo partito è la punta dell’iceberg». Anche Margherita Boniver, deputata del Pdl, attacca l’ex pm: «Si sta scatenando la quintessenza del giustizialismo più barbaro che ha in Di Pietro il suo epigono». Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, chiede «cosa abbiano da dire i dirigenti del Pd sugli insulti di Di Pietro».

«COSA BUONA E GIUSTA» – Tra gli ex fedelissimi di Craxi la soddisfazione per il progetto è evidente. «È una riabilitazione, una cosa buona e giusta: si esce definitivamente da anni che definire squallidi è riduttivo» dice Paolo Pillitteri, cognato dell’ex leader socialista e sindaco di Milano alla vigilia dello scoppio di Tangentopoli. Per Claudio Martelli, invece, «la riabilitazione è già compiuta, ma finché non ci sarà una robusta forza socialista, democratica e liberale, Craxi sarà sempre in esilio» ha detto in un’intervista a Repubblica.

IL NO DELLA LEGA – Intanto la Moratti procede e ha dato mandato all’ufficio toponomastica del Comune di individuare una via o un’area da intitolare all’ex leader socialista. I tempi per la realizzazione del progetto non sono prevedibili: c’è infatti un iter da seguire prima che la delibera arrivi all’esame della Giunta per l’approvazione. Ma a Palazzo Marino non sarà una passeggiata e il sindaco dovrà vedersela anche con l’opposizione interna della Lega. «Milano ha almeno cento nomi di personaggi illustri che non sono passati per San Vittore o nei dintorni, che hanno veramente dato lustro alla città e che meritano venga loro dedicata una via, una piazza o un giardino» dice il capogruppo Matteo Salvini, consigliando dunque alla Moratti di «lasciar perdere e dedicarsi a qualcosa di più importante». Decisamente contraria l’opposizione. «La politica e il Comune si occupino di cose più serie e più importanti, si occupino di rendere maggiormente vivibile la città e di allestire serie politiche sociali per tutti coloro che hanno perso il lavoro» sintetizza il deputato milanese del Pd Enrico Farinone.

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29 dicembre 2009

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/politica/09_dicembre_29/via-craxi-polemica-milano-1602220994121.shtml

ISTAT – Aumentano le famiglie in difficoltà il 17% fatica ad arrivare a fine mese

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L’indagine dell’Istat su “reddito e condizioni di vita” evidenzia gli effetti della crisi
Sempre di più i nuclei che non riescono a pagare regolarmente le bollette

Aumentano le famiglie in difficoltà
il 17% fatica ad arrivare a fine mese

La Cgil: “Tutti i dati confermano che è questo il vero volto del Paese”

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Aumentano le famiglie in difficoltà il 17% fatica ad arrivare a fine mese
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ROMA – Sono sempre di più le famiglie italiane che vivono gravi difficoltà economiche. Lo rivela l’indagine annuale dell’Istat su “reddito e condizioni di vita”, effettuata nell’ultimo trimestre del 2008 su un campione di circa 21.000 nuclei familiari (oltre 52.000 persone). La quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà è salita dal 15,4% del 2007 al 17,0%. In aumento anche quelle che non riescono a provvedere regolarmente al pagamento delle bollette (11,9% contro l’8,8% dell’anno precedente) e all’acquisto di abiti necessari (18,2% contro il 16,9%). Statisticamente significativo è pure l’incremento delle famiglie cui è capitato di non avere, in almeno un’occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3% contro il 7,3% del 2007) e di quelle che sono in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5,0%).
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Risultano sostanzialmente stabili, rispetto al 2007, almeno a livello nazionale, le quote di famiglie che non si possono permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (10,9%), così come quelle che hanno risorse insufficienti per gli alimenti (5,7%) e per le spese mediche (11,2%). Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) ha poi detto di non essere in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie.
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Peggiora la situazione nel Mezzogiorno e nelle isole: tra il 2007 e il 2008, infatti, è aumentata in misura significativa la percentuale di famiglie che arriva con molta difficoltà a fine mese (dal 22,0% al 25,6%), al contrario di quanto avviene nel nord e nel centro dove tale quota rimane sostanzialmente stabile (nel 2008 rispettivamente, il 12,6% e il 14,3%).

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La maggiore frequenza di situazioni di difficoltà economica nelle regioni meridionali e insulari, osserva l’Istat, si rileva in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Tra le regioni del nord e del centro, i maggiori segni di disagio si registrano in Piemonte e nel Lazio.
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Le difficoltà economiche aumentano se il numero dei membri del nucleo familiare è più alto e risultano particolarmente evidenti per le famiglie con cinque o più componenti. In particolare, a incidere è soprattutto il numero di percettori di reddito presenti in famiglia e il tipo di fonte di reddito disponibile: nel 2008, più di un quinto delle famiglie monoreddito (20,6%) ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. La tipologia familiare che meno frequentemente riferisce di sperimentare difficoltà economiche è quella delle coppie senza figli (nel 2008, il 12,3% dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese). Le famiglie con figli risultano, invece, relativamente più esposte a situazioni di disagio: il 14,1% delle coppie con figli e, tra queste, il 24,3% di quelle con tre o più figli dichiara di essersi trovata in arretrato con il pagamento delle bollette (contro il 7,8% di quelle senza figli); il 32,9% delle famiglie con tre o più minori dichiara di arrivare con molta difficoltà a fine mese, il 42,3% ritiene di non poter affrontare una spesa inattesa di 750 euro e il 14,2% di quelle che hanno un mutuo sono state in arretrato con il pagamento delle rate.
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Insieme alle coppie con almeno tre figli, si trovano più frequentemente coinvolte in situazioni di difficoltà economica anche le famiglie con un solo genitore e gli anziani soli: il 39% delle prime e oltre il 40,6% delle seconde ritiene di non poter affrontare una spesa inattesa di 750 euro.
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La Cgil: “Ecco il vero volto del Paese”. A dirlo è il segretario confederale Agostino Megale: “Anche secondo le nostre stime le famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati con difficoltà ad arrivare alla fine del mese nel 2009 sono cresciute e rappresentano circa il 25% del totale, ovvero 1/4 delle famiglie”. Conclusione: “I dati Istat, i dati Banca d’Italia e le nostre stime sull’impatto sul 2009 confermano che quanto abbiamo proposto nel corso di quest’ultimo anno e mezzo per contrastare la crisi era la scelta giusta: una terapia d’urto, antirecessiva, di sostegno all’occupazione e ai redditi”.
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29 dicembre 2009
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Iran, arrestata la sorella del Nobel Ebadi. Ayatollah: “A morte capi opposizione”

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La dottoressa Nooshin Ebadi prelevata dalla sua abitazione da quattro agenti e portata in carcere

In manette il cognato del leader riformista Moussavi, tre giornalisti e un’attivista dei diritti umani

Amadinejad: “Manifestazioni nauseante mascherata promossa da americani e sionisti”
Il ministro degli Esteri Mottaki: “La Gran Bretagna taccia o riceverà un pugno in bocca”

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Iran, arrestata la sorella del Nobel Ebadi Ayatollah: "A morte capi opposizione"Il premio Nobel Shirin Ebadi

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TEHERAN – Non si ferma, la repressione in Iran: a finire agli arresti, tra gli altri, Nooshin Ebadi, sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Ad annunciarlo è la stessa Shirin, avvocatessa pacifista premiata nel 2003. E poi, nel corso della giornata, arriva il terribile proclama che l’ayatollah Abbas Vaez-Tabasi – un religioso che rappresenta l’ayatollah Khamenei, guida suprema dell’Iran – ha lanciato: i leader dell’opposizione sono “nemici di dio” e dovrebbero essere giustiziati in base alla Sharia, la legge islamica. Lo ha riferito la televisione di Stato.

La denuncia. “Mia sorella, la dottoressa Nooshin Ebadi, è stata arrestata nella sua abitazione il 28 dicembre da tre agenti e da una donna dell’intelligence e portata in carcere. Con lei hanno portato via il suo computer”, scrive Ebadi in un comunicato sul sito Rahesabz. “Non so dove sia detenuta e perché sia stata arrestata. Di certo per costringermi a mettere fine al mio lavoro. Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta”, aggiunge.

Gli altri arresti. Il sito riferisce anche della cattura di tre giornalisti e di un’attivista per i diritti umani. Uno è Mashallah Shamsolvaezin, giornalista riformista. Morteza Kazemian, giornalista del quotidiano riformista Etemad e di altri siti dell’opposizione, e l’attivista Mansoureh Shojai sono stati arrestati intorno alla mezzanotte mentre un altro giornalista, Mohammad Javad Saberi, è stato arrestato nei pressi dell’università di Teheran. Confermato anche l’arresto di Reza al Bacha, 27 anni, giornalista di origine siriana che lavora per il gruppo Dubai Media Corporation e risultava disperso dopo gli scontri dei giorni scorsi.. Fermato di nuovo Shahpour Kazemi, cognato del leader riformista Mir-Hossein Moussavi, già arrestato dopo le presidenziali di giugno e rilasciato il 26 novembre dietro cauzione. Ai domiciliari l’ex presidente del Parlamento iraniano, Mehdi Karroubi.


Propaganda e proclami. Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, replica alle accuse di Londra: se la Gran Bretagna non cesserà di parlare della repressione delle proteste in Iran “riceverà un pugno in bocca”. I Pasdaran iraniani rincarano la dose e accusano la stampa straniera di essere parte di un complotto per provocare una “rivoluzione di velluto” contro il regime. E il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad definisce le manifestazioni dell’opposizione una “nauseante mascherata promossa da americani e sionisti”. Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, chiede “il massimo della pena” per chi ha provocato i disordini degli ultimi due giorni a Teheran.

La replica a Obama. Larijani risponde anche alle parole di condanna espresse ieri dal presidente Usa: “Le promesse di cambiamento fatte nei mesi recenti dal presidente americano erano solo una mossa opportunistica per colpire gli interessi dell’Iran e dei musulmani”.

Le accuse ai paesi stranieri. L’Iran, per bocca dei Pasdaran, accusa l’Occidente di sostenere l’opposizione interna. Secondo le Guardie rivoluzionarie, i media internazionali stanno conducendo una guerra psicologica per rovesciare il sistema e danneggiare lo Stato islamico. “Chi ha architettato i disordini pagherà presto il prezzo della sua insolenza – si legge in un comunicato – l’opposizione è sostenuta dal nemico straniero”.

L’opposizione: “Chiedete perdono”.
Il maggiore partito riformista, il Mosharekat, chiede oggi ai responsabili del regime di “chiedere perdono al popolo” e “tornare alla Costituzione” per “uscire dalla crisi in atto”, si legge in un comunicato sul sito Norooz.

Manifestazione per il governo. Domani alle 15 (le 12.30 in Italia) scendono in piazza a Teheran i sostenitori del governo iraniano.

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29 dicembre 2009
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