Archivio | dicembre 30, 2009

Contro l’asteroide che minaccia la Terra: Mosca pronta a missione Armageddon

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L’asteroide Apophis si potrebbe schiantare sulla Terra nel 2036. I russi pensano di lanciare un missile per distruggerlo

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MOSCA
Proprio come nei film “Armageddon”
e “Depp Impact” la Terra rischia di essere colpita da un asteroide. Dopo la profezia sul 2012, una nuova ombra investe il mondo. La data cruciale sarebbe il 2036. Sulla base dei dati forniti dall’Agenzia Spaziale, Apophis, questo il nome dell’asteroide-killer, potrebbe schiantarsi contro il pianeta. Per questo motivo “il distruttore” è da tempo sotto stretto controllo. Come riporta Fox News, la Russia avrebbe pensato di intervenire, lanciando un missile contro il “nemico”. Il capo dell’Agenzia Spaziale Anatoly Perminov ha detto alla radio Golos Rossii (Voce della Russia) che una tale missione potrebbe rendersi necessaria per evitare che Apophis colpisca il nostro pianeta.
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Quando Apophis fu scoperto nel 2004, gli astronomi stimavano le probabilità di uno schianto pari a 1 su 37. Ulteriori studi, poi, hanno escluso qualsiasi possibilità di un impatto nel 2029, ma secondo quanto ha dichiarato Perminov nessuna ipotesi può essere scartata. Si ritiene che il 13 aprile 2029 Apophis – nome greco del dio dell’Antico Egitto Apòfi, detto «il distruttore» – si troverà a una distanza così ravvicinata, da raggiungere una magnitudine pari a 3,3, tanto da poter essere individuato a occhio nudo senza difficoltà. Questo incontro ravvicinato sarà visibile in una vasta zona che comprende Europa, Africa e Asia occidentale.
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Già in passato Apophis aveva fatto parlare di sè. Cinque anni fa causò fece scattare un primo allarme, poiché le osservazioni iniziali indicavano una probabilità relativamente alta di collisione. Tuttavia, osservazioni successive hanno permesso migliori previsioni e una determinazione dell’orbita più precisa, che di fatto hanno escluso la possibilità di un impatto con il nostro pianeta o con la Luna per quella data. Comunque, la probabilità di un impatto per il 13 aprile 2036 rimane ancora elevata, mantenendo l’asteroide al livello 1 di pericolo.
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30 dicembre 2009
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SANREMO – Indigenti, “rien ne va plus”: Basta sussidio a chi gioca

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Indigenti che si giocano al Casinò – o alle new slot in bar e tabaccherie della città – i sussidi che ricevono dal Comune di Sanremo. O che sfrecciano alla guida di auto di grossa cilindrata. Nella Sanremo dell’azzardo, in cui la casa da gioco (pur in ribasso) convive con sacche di povertà e disagio sociale, succede anche questo.

E adesso che sono finiti i tempi delle “vacche grasse” pure per il bilancio comunale, imponendo una politica di rigore e controllo della spesa pubblica, l’amministrazione ha deciso di dire basta. Così ieri l’assessore Gianni Berrino (Pdl) ha annunciato che è pronto il nuovo regolamento dei Servizi sociali, che colpirà proprio i furbi o quelli che non sanno rinunciare al brivido del gioco.

I contributi, che oggi pesano sulle casse del Comune per circa 850 mila euro annui, saranno automaticamente revocati a coloro che saranno sorpresi a frequentare il Casinò, le sale-giochi, i bar e gli altri locali pubblici che offrono new slot, videogiochi vari e presto magari anche le famigerate videolottery, le slot machines di nuova generazione sdoganate dal decreto-Abruzzo e assai temute proprio dalla casa da gioco come forma di concorrenza diffusa.

Il Casinò dall’anno scorso registra anche tutti gli ingressi alle sale delle slot, quindi non sarà difficile controllare gli elenchi dei giocatori e confrontarli con quelli delle persone che ricevono il sostegno economico dei Servizi sociali, destinato a pagare l’affitto o a fare la spesa quotidiana per mangiare, e non certo per tentare la fortuna alle macchinette o addirittura alla roulette. Qualcuno in passato era stato già pizzicato.

Adesso la stretta anche se sarà quasi impossibile controllare i “poveri” che giocano a slot o altri sistemi in tabaccheria o altri locali. Senza dimenticare che spesso che quella del gioco è una dipendenza ormai entrata a pieno titolo nelle cure e assistente di centri specializzati.

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29 dicembre 2009

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/imperia/2009/12/29/AMDOjNFD-indigenti_basta_sussidio.shtml

Terremoto l’Aquila, prorogata per sei mesi sospensione pagamento tasse

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Consiglio Comunale a L’Aquila

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ROMA (30 dicembre) – Le famiglie e le imprese residenti nell’area colpita dal terremoto del 6 aprile scorso continueranno a non pagare tasse e imposte fino a giugno 2010. La proroga è prevista in un’ordinanza della Protezione civile che oggi è stata firmata dal premier Silvio Berlusconi.

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30 dicembre 2009

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85968&sez=HOME_INITALIA

Borse di studio da ridere: Ecco le più strambe del mondo

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American Welding

I bandi e le motivazioni di attribuzione più stravaganti, dal requisito dell’altezza a quello di saper passare l’aspirapolvere

Borse di studio da ridere
ecco le più strambe del mondo

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di SARA FICOCELLI

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STUDIARE gratis, specialmente negli Stati Uniti, non è per niente facile. Ma se pensate che i requisiti richiesti per l’attribuzione delle borse di studio siano soltanto rigidi, vi sbagliate. Spesso sono anche ridicoli. La fantasia degli addetti alla compilazione del bando, stando a quando riportato dal sito Zencollegelife, non conosce limiti e nel mondo esistono ben 45 concorsi decisamente assurdi, destinati a far sorridere ma anche riflettere.

Se vostro figlio è un ragazzo volenteroso, interessato ai libri ma, ahinoi per lui, anche un po’ bassino, non potrà mai sperare di ricevere la borsa di studio assegnata dal Tall Clubs International Scholarship, un’organizzazione di Portland, nell’Oregon, nata per promuovere gli studi degli uomini alti almeno un metro e novanta e delle donne più alte di un metro e cinquantacinque. Per fare domanda e ricevere il corrispondente in dollari di 700 euro è sufficiente descrivere in poche righe “Cosa significa per me essere alto”. Ma esiste anche la borsa per i più bassi, messa in palio dalla Billy Barty Foundation, che premia gli studenti più bassi di un metro e ventitrè centimetri. Il concorso è nato in omaggio all’omonimo attore italoamericano – vero nome William John Bertanzetti – scomparso nel 2000 e alto appena 118 centimetri.

La Scholar Athlete Milk Mustache of the Year Award è invece una borsa che assegna ai 25 studenti che più si sono distinti nello sport una somma di oltre 5000 euro, un viaggio gratuito a Disney World e la comparsa in una pubblicità, con la faccia decorata di allegri “Milk Mustache”, i baffi da latte. Divertente. Ma che cosa c’entra con lo studio?


Se però non avete intenzione di darvi alla pubblicità né siete dei fanatici dello sport, potete sempre mettervi a studiare un po’ di araldica e controllare se per caso nella vostra famiglia non vi siano discendenti della dinastia olandese di Lambert and Annetje Van Valkenburg. La Van Valkenburg Memorial Scholarship assegna infatti un contributo di 1000 dollari agli studenti che riescano a dimostrare un legame con il casato.

Ce n’è insomma per tutti i gusti. E ogni bando di concorso non è altro che una scusa per promuovere il proprio settore o farsi pubblicità. La Potato Industry Scholarship, ad esempio, assegna 5000 dollari agli studenti di agraria che si siano distinti nello studio della patata. Mai tubero fu più redditizio. E siccome “studio” non significa solo stare sui libri ma anche apprendere cose nuove e insomma confrontarsi con le proprie abilità, la American Welding Society Scholarships mette in palio ogni anno una somma per tutti gli studenti che si dimostrino saldatori provetti, mentre la Society of Vacuum Coaters Foundation Scholarship premia con 2500 dollari, circa 1700 euro, ai ragazzi particolarmente abili nelle tecniche metallurgiche.

Ci sono poi borse che vengono assegnate senza bisogno di riscontrare alcuna abilità particolare. Come la Frederick and Mary F. Beckley Scholarship, che premia gli studenti mancini, e quelle pensate per promuovere il rapporto tra gli studenti e la natura, come la Sophie Major Memorial Duck Calling Contest, che premia con 2000 dollari chi progetta il miglior richiamo per anatre. La decima borsa di studio più stramba è infine dedicata all’economia: l’Excellence in Predicting the Future Award viene assegnata ai ragazzi che dimostrino un’abilità particolare nel predire i cambiamenti del mercato finanziario. Peccato che il premio in denaro assegnato ad uno studente tanto in gamba sia di appena 400 dollari, meno di 300 euro.

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30 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/borse-studio/borse-studio/borse-studio.html?rss

IRAN – Moussavi e Karrubi , il giallo: dove sono i leader riformisti?

La casa dell’Ayatollah Montazeri circondata dai Basij

https://i1.wp.com/www.thewashingtonnote.com/twn_up_fls/basij.jpgMilizie Basij

L’agenzia Irna: «Fuggiti da Teheran». Voci sui blog: «Arrestati». Un familiare: «I due sono a Teheran»

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Una manifestazione filo-governativa a Teheran (Ap)
Una manifestazione filo-governativa a Teheran (Ap)

MILANO – Sta precipitando la situazione in Iran. Dopo la decisione del regime di avviare la stretta finale contro l’opposizione, si è diffusa la notizia secondo la quale Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi hanno lasciato Teheran per una città del nord del paese. Diverse le versioni circolate: secondo l’agenzia ufficiale Irna, i due sarebbero fuggiti. Secondo il sito dell’opposizione Rehesabz, invece, i due leader dell’opposizione sono stati condotti in questa località proprio dalle autorità del paese, che li avrebbero, in pratica, arrestati. L’Irna aggiunge che i due politici hanno lasciato la capitale di loro spontanea volontà, mentre per il sito dell’opposizione Karrubi e Mussavi sarebbero «sotto il controllo» di membri del Ministero delle Informazioni e dei Guardiani della Rivoluzione. In serata, però, è arrivata la smentita del figlio di Mehdi Karrubi, secondo il quale suo padre e l’altro capo dell’Onda Verde, Mir Hossein Mussavi, si trovano a Teheran. Il figlio di Karrubi, Hossein, è citato dal sito del gruppo riformista in parlamento, Parlemannews.

L’ATTACCO DI AHMADINEJAD – Il giallo sulla sorte di Karrubi e Mussavi conclude una giornata segnata prima da un duro attacco verbale e poi anche da una contromanifestazione dei fedelissimi della teocrazia iraniana. «Il pentimento non servirà» ha ammonito il presidente Mahmud Ahmadinejad, riferendosi all’opposizione. «Fanno un gran baccano e creano notizie false per complicare la situazione – ha detto in tv -. Ma dovrebbero imparare la lezione dalle esperienze del passato. La nazione iraniana è come un oceano ed essi dovrebbero avere paura del giorno in cui questo grande oceano si muoverà, e non ci sarà ritorno». Ventiquattr’ore prima Abbas Vaez-Tabasi, un religioso che rappresenta la Guida suprema Ali Khamenei, aveva invocato per gli oppositori la pena di morte.

«BASTA TOLLERANZA» – Una posizione ribadita dal capo della polizia iraniana, Esmail Ahmadi-Moqaddam, secondo cui «il tempo della tolleranza è finito». Almeno contro alcuni degli oppositori arrestati durante le manifestazioni – ha spiegato – sarà mossa un’accusa da pena di morte, quella di «guerra contro Dio» (Moharebeh). «Accecheremo l’occhio della sedizione – ha minacciato -. Chiunque verrà arrestato in queste manifestazioni sarà trattato con severità, da criminale. Le azioni di coloro che prendono parte ai raduni e creano insicurezza saranno considerate Moharebeh». Mercoledì due uomini che hanno partecipato alle proteste post-elettorali sono stati condannati a morte dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran: i due giovani dissidenti sono stati riconosciuti colpevoli di aver collaborato con un gruppo politico clandestino filo-monarchico e di aver attentato alla sicurezza nazionale. Sale così a sette il numero di oppositori condannati a morte negli ultimi mesi in Iran. A Karaj, nel nord del Paese, è stato impiccato mercoledì mattina Ardeshir Geshavarz, dissidente 35enne recluso da sei anni e accusato dell’omicidio di un agente di polizia. L’esecuzione ha suscitato la protesta dei carcerati e ci sono stati disordini nella struttura.

ONU: SCIOCCATI – E suonano come una risposta al presidente iraniano le parole dell’alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navi Pillay, che si è detta «scioccata» dai «morti, i feriti e gli arresti» nel quadro della repressione contro l’opposizione in Iran: «Sono scioccata per il numero di morti, feriti e arrestati. Le informazioni disponibili mostrano ancora una volta le eccessive azioni di violenza perpetrate dalle forze di sicurezza e dalla milizia paramilitare Basij». Dall’Italia il ministero degli Esteri ha convocato l’incaricato dell’ambasciata iraniana a Roma per consultazioni sugli ultimi sviluppi in Iran, come ha spiegato il sottosegretario Enzo Scotti alla Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato convocata in via straordinaria. Scotti, a nome del governo, ha ribadito la viva preoccupazione dell’Italia e ha nuovamente condannato le violenze e la perdita di vite umane, chiedendosi se la «violenza senza precedenti della repressione sia stata dettata da paura o da calcolo». Nel secondo caso si tratterebbe «dell’ennesimo azzardo da parte di una leadership radicale sempre meno disposta al dialogo con l’opinione pubblica».

FUNERALI MOUSAVI – Intanto a Teheran si sono svolti in gran segreto e tra strette misure di sicurezza al cimitero Behesht Zahra i funerali di Ali Habibi Mousavi, il nipote del leader dell’opposizione ucciso durante gli scontri domenica: la sua salma è stata finalmente riconsegnata alla famiglia, che ne aveva denunciata la scomparsa. «Alle 7 agenti di apparati di sicurezza hanno telefonato alla famiglia dicendo che sarebbe potuta andare a ritirare la salma senza farlo sapere ai mezzi d’informazione – scrive il sito riformista Rahesabz -. I funerali si sono svolti nel silenzio dei media e tra strette misure di sicurezza». Le autorità temevano che i funerali si sarebbero potuti trasformare in una nuova manifestazione dell’opposizione. La polizia, che nega di aver sparato, ha dichiarato che l’uomo è stato ucciso da «terroristi» in un episodio che non aveva nulla a che fare con le manifestazioni. Inoltre gli agenti hanno annunciato l’arresto del proprietario dell’auto dalla quale è partito il colpo che ha ucciso il giovane Mousavi. «La polizia ha identificato e arrestato il proprietario dell’auto coinvolta nel presunto omicidio» ha riferito una fonte delle forze di sicurezza. L’uomo però ha detto che l’auto gli era stata rubata nei giorni precedenti l’incidente.

CORTEI PRO REGIME – Sul fronte opposto in tutto il Paese migliaia di persone sono scese in piazza su appello delle autorità per affermare il proprio sostegno al regime, denunciare «gli ipocriti sediziosi» fino a chiederne l’impiccagione. A Teheran i manifestanti si sono radunati per partecipare alle sei processioni organizzate per denunciare il «complotto che mira a sovvertire il regime islamico».

CASA MONTAZERI – Nella città santa di Qom la casa del grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, morto pochi giorni fa, è stata circondata dagli agenti di sicurezza governativi che impediscono a chiunque di visitare la famiglia del religioso. «Da diversi giorni circondano la casa, isolandoci dal resto della città – ha detto un parente del religioso -. Ogni tanto ci insultano, minacciandoci di fare irruzione nell’ufficio dell’ayatollah». La famiglia Montazeri non può organizzare alcuna riunione di preghiera o di commemorazione religiosa in onore dell’ayatollah. Due giorni dopo la morte, secondo alcuni siti riformisti, l’abitazione di Montazeri ha subito un primo assalto da parte dei Basij, che hanno distrutto foto e aggredito le persone che avevano partecipato al funerale. Montazeri era tra le più autorevoli personalità religiose sciite in Iran: critico verso il regime della Repubblica islamica, era stato emarginato nel 1989 trascorrendo gli ultimi vent’anni isolato a Qom. Durante la crisi seguita alle elezioni presidenziali di giugno, aveva duramente criticato il governo, manifestando sostegno ai leader riformisti Mousavi e Karroubi. Era anche tra le voci più critiche rispetto all’attuale Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

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30 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_30/iran-funerali-nipote-mousavi_6ddfa708-f53c-11de-8621-00144f02aabe.shtml

Il disabile discriminato sul treno. Le Fs: “E’ rimasto sul vagone”

Le Ferrovie rispondono all’articolo di Repubblica
“Siamo scrupolosi e rispettosi verso i clienti”

Un testimone: “Toni bruschi dalla capotreno e dagli agenti Polfer, ma un altro controllore si è comportato in modo ineccepibile”

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Il disabile discriminato sul treno Le Fs: "E' rimasto sul vagone"
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ROMA – Un caso da prima pagina. La storia del ragazzo senza braccia e senza biglietto, raccontata nell’articolo di Shulim Vogelmann, su Repubblica. Un diversamente abile che, privo di biglietto perché impossibilitato a farlo, aveva mostrato i soldi al controllore. Per poi essere costretto a scendere dalla polizia ferroviaria alla stazione di Foggia nel silenzio degli altri passeggeri.
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Questa mattina un primo comunicato. “Quanto descritto nell’articolo pubblicato da la Repubblica merita tutta l’attenzione del Gruppo Ferrovie dello Stato, che porge comunque le sue scuse al passeggero”. Sul nostro sito, centinaia di commenti e interventi. E l’indignazione di tutte le forze politiche.
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La versione delle Ferrovie dello Stato. Sulla base dei primi rilievi della propria indagine interna, le Fs hanno in serata affermato: “Il viaggiatore non è mai stato fatto scendere dal treno, il biglietto gli è stato acquistato a Foggia dal personale di bordo. Il Gruppo Fs è da sempre attento e sensibile ai diritti dei diversamente abili”.
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La capotreno in servizio sull’Eurostar 9354 Bari-Roma di domenica 27 dicembre, durante le operazioni di controllo dei biglietti ha riscontrato che un viaggiatore privo del braccio sinistro ma in grado di parlare in modo corretto, era senza biglietto. L’ha quindi informato delle regole di ammissione sul convoglio. “Considerata la particolare condizione del passeggero – si legge sul comunicato ufficiale delle Fs -, risulterebbe che la Capotreno si sia ulteriormente attivata per consentire al cliente di proseguire il viaggio sullo stesso treno e senza alcuna sanzione. Per questo è scesa durante la sosta a Foggia provvedendo a recarsi in biglietteria e acquistando il biglietto per conto del passeggero”.

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Questo è confermato anche dalla nota della Polizia di Stato che riferisce: “il personale (…) agendo con tatto e umanità (…) ha convenuto di adoperarsi in prima persona per regolarizzare il viaggiatore stesso per il medesimo treno”. La relazione della Polizia si chiude precisando che “il disabile ha proseguito il suo viaggio a bordo dello stesso treno, in quanto la soluzione trovata dal personale di Trenitalia ha garantito, con indubbio buon senso, sia il diritto di assistenza e quello di mobilità del disabile, che la doverosa applicazione dei regolamenti ferroviari”. Fs dichiara anche che proseguirà nell’approfondimento dei fatti fino al chiarimento definitivo della vicenda.
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La testimonianza. Alcuni viaggiatori presenti alla scena hanno inviato le loro testimonianze sul sito di Repubblica.it. Secondo quanto scrive un testimone, l’atteggiamento degli altri passeggeri non è stato affatto indifferente. “Sono uno dei passeggeri che si trovava accanto al ragazzo nel ‘famigerato’ viaggio – si legge in uno dei commenti -. Mi permetto di rettificare l’articolo (…). E’ vero, la ragazza e i due agenti della Polfer saliti alla stazione di Foggia si sono rivolti al giovane romeno con toni francamente evitabili, ma parlare dell’indifferenza dell’intero vagone è assolutamente scorretto – conclude -. Su richiesta della ragazza è infatti intervenuto un altro controllore e il suo comportamento è stato ineccepibile. Ha evitato che il ragazzo disabile pagasse la tratta precedente (a suo rischio) e si è impegnato personalmente a comprargli il biglietto con la modalità self service senza ulteriori sovratasse”.
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30 dicembre 2009
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Berlusconi in Rime / Farinella: Dice “amore”, ma intende “bordello”

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Rime

2009: se non qui, l’inferno dove?

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di Carlo Cornaglia
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Il consuntivo del duemilanove,
sedicesimo con il Cavaliere,
il peggio fu…e qui ci son le prove.
Di peggio ancora cosa può accadere?

Gennaio. Hanno stuprato una pulzella:
“Non è question di scarsa sicurezza,
il fatto è ch’era forse troppo bella…
Ci vorrebbe un soldato per bellezza,

ma per questo di soldi non ce n’é.
Gli stupri, pur infame delinquenza,
non sono certo colpa del premier,
ma solo segno di troppa avvenenza!”

Febbraio. “Di vedute identità –
afferma il Cavaliere, faccia tosta –
esiste fra me e Vostra Santità!”,
il quale gli sorride per risposta,

senza smentir l’astuta affermazione.
Vedendo quanto il Cavalier lo arrapa,
si può trarre una sola conclusione:
“Berlusconi ha corrotto pure il Papa!”

E’ marzo. Ci propone il Cavaliere
che solo i capigruppo abbiano il voto.
Già in Parlamento le due opposte schiere
non sono state elette, come è noto,

ma scelte fra i fedeli servitori
di capi e segretari di partito.
Un passo ancora e ai poveri elettori
il falso voto pur sarà proibito…

Aprile. Finalmente un cataclisma
col qual si può far bello il Cavaliere:
su L’Aquila si abbatte un forte sisma.
“Aquilan, non c’è nulla da temere,

starete in tenda come in un campeggio
in un bel luogo di villeggiatura
e fra tre mesi verrò qui a passeggio
con tutta la mondial nomenklatura!”

Maggio. La Lario infine si è incazzata
e vuole divorziar dal Presidente…
“Da cronisti bugiardi fu ingannata
Veronica, piuttosto ingenuamente,

se vuol la verità si legga Chi.
Minorenni, per quanto io mi sforzi,
non ne conquisto con quel coso lì,
poiché son duro solo nei divorzi!”

E’ giugno. Ci proiettano un film porno:
a Palazzo Grazioli il Cavaliere
si può veder con tante gnocche attorno,
con poco trucco e gonne corte e nere,

ma dopo un poco, ahimé, ne manca una…
La candidata in Puglia è nel lettone
di Putin, col premier che la importuna:
“A Bari ti prometto l’erezione!”

Luglio. Si tiena a L’Aquila il G8,
il trionfo mondial del Cavaliere.
S’alza un coro di lodi ininterrotto:
“Sa fare lo statista, è il suo mestiere!

Non ha detto ad Obama ch’è un negretto,
non ha toccato il culo alle signore,
non si è portato prostitute a letto,
non si è esibito come cantautore…”

Agosto. Festa della Perdonanza,
la quale, all’improvviso si è dissolta…
Troppe le gnocche e arriva la doglianza
del Cardinal Bertone: “Questa volta

l’hai fatta troppo grossa e Benedetto,
offeso dal tuo fare libertino,
senza perdono, ahimé, ti manda a letto
e senza una battona a te vicino!”

Settembre. Il nostro capo del governo,
nuovamente caimano senza fren,
si crede diventato un Padreterno,
in versione terrena un superman:

“Come premier in centocinquanta anni
di certo il sottoscritto fu il migliore…”
D’accordo, per menzogne, per inganni,
per prese per il culo e per livore.

Ottobre. E’ successo un finimondo:
dicendo che la legge è ugual per tutti
il lodo la Consulta mandò a fondo:
“Son anche i presidenti farabutti!”

“Ognun sa di che pasta sono fatto,
la Consulta è una banda di imbroglioni
e di Napolitano me ne sbatto!
Viva l’Italia! Viva Berlusconi!”

Novembre. E’ l’ora del processo breve,
l’arma finale della gran battaglia
per dir che processare non si deve
un premier pur s’è stato una canaglia.

La legge ad hoc è ormai la diciannove,
Silvio la sfrutterà, verrà bocciata
poiché la Corte, ahimé, non si commuove.
Galera? No, ventesima porcata!

Dicembre, infin. Ferito con un duomo,
il Sire, dal suo letto di dolore,
dolente e incerottato, ma non domo,
critica l’odio e predica l’amore:

“Di questi dì ricordo sol due cose:
l’odio di pochi e l’amor di tanti.
Prometto agli uni e agli altri in grande dose
l’impegno di portare tutti quanti

verso un futuro con la libertà!”
Nasce così il partito dell’Amore,
chi dice “Sì”! è campione di bontà,
chi dice “No!” è un perfido aggressore.

Nel fare il consuntivo al presidente
mi ritorna alla mente la mia mamma:
“Figlio, tu stai studiando poco o niente
per spupazzarti qualche nuova fiamma,

da tempo non fai più la comunione,
alle elezioni vuoi votar Pci
in attesa che la rivoluzione
travolga l’amatissima Dc

ed alla festa a messa non ci vai…
Attenzione, ti aspetta il fuoco eterno,
poiché, se i miei principi tradirai,
andrai nel più profondo dell’inferno!”

Or che vivo nell’era Berlusconi
d’aver deluso mamma son pentito,
per non seguir le sue sante opinioni,
nel più profondo inferno son finito!

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30 dicembre 2009

Micromega

fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/2009-se-non-qui-l%E2%80%99inferno-dove/

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Altrachiesa

Dice “amore”, ma intende “bordello”

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di Paolo Farinella, prete

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La caduta del papa, per un verso non ci voleva perché poteva oscurare quella di Berlusconi, il quale deve essere «er mejo» sempre. Se anche il papa si mette tra gli «oscuratori», Berlusconi trema e allora si corre subito ai ripari. Assente dai video perché impresentabile o perché in Svizzera a rifarsi calce e malta, diventa onnipresente con lettere, messaggi, telefonate. Poiché siamo a Natale e il papa sfodera il suo armamentario di buoni sentimenti, ecco il lupo fare da contraltare e s’inventa il partito dell’amore, come dire che un puttaniere esalta la verginità consacrata.

Il refrain ossessivo e vomitante è «l’amore vince l’odio», a patto che l’amore sia il suo e l’odio quello degli altri: l’opposizione muta da mesi e ormai da anni, preoccupata solo di autodistruggersi come meglio può, si scopre anche colpevole di «odio», proprio quell’opposizione che fin’ora ha fatto anche l’impossibile per trasformare la provvisorietà di Berlusconi in sistema definitivo, aprendogli le strade anche quelle chiuse pur di non disturbarlo nella sua azione di stupro della Nazione. L’opposizione, «questa» opposizione (tutta) che odia Berlusconi è un ossimoro stridente. Inesistente.

Se si raccogliessero tutti gli insulti di Berlusconi contro i suoi «nemici» categoria da lui assunta, divulgata, affermata, rafforzata, estesa, dilagata, imposta, forse non basterebbe la Treccani e sentire parlare di «amore» uno che la moglie stessa accusa di frequentazioni di minorenni e che si consola con le prostitute e che non ha alcun ritegno nel dire menzogne documentate in sede penale, viene il voltastomaco che nemmeno una cura di supposte di cactus riesce a lenire.

Carfagna in falso bordone

Come una Madonna, sulla grotta della politichetta appare la pulzella di Salerno, la vergine intemerata nonché ministra per intimi meriti di vicinanza al capo, donna Mara Carfagna che sale in cattedra non per spogliarsi e mostrare le sue abbondanze al popolo guardone, ma per denudare l’amore per la politica che «è amore, è passione … magari facessimo insieme le riforme con amore» (Repubblica, 28-12-2009, p. 13). Lei ha imparato questi ideali posando sul cubo. Per la cronaca: la ministra aveva preparato una legge che colpiva i clienti delle prostitute, ma il giorno prima si scopre che il suo capo passava la notte, più di una notte, con prostitute a lauto e diversificato pagamento. Vorremmo chiederle se è questo l’amore che ha in testa e dove è finito il suo disegno di legge. O ci vuole un «lodo» che dichiari Berlusconi insindacabile anche se va a prostitute?

A seguire, Berlusconi colpito sulla via dell’amore da un colpo di duomo che gli ha deformato i connotati, scrive al papa che ormai considera suo collega e compagno di banco e gli dice innocente innocentino che «i principi cristiani sono al centro dell’azione del governo da me presieduto». Caspita! Nessuno se n’era accorto: i principi cristiani sono «al centro» come lo scudo fiscale che grida vendetta contro la morale cattolica; come la legge sugli immigrati che calpesta non solo l’etica cristiana, ma anche la natura stessa del diritto sia civile che canonico oltre la dottrina sociale della Chiesa; come la sua protervia di considerarsi il Messia e quindi un modello del popolo che lo vuole puttaniere, ladro, corrotto, corruttore, distruttore delle istituzioni di garanzia. Certo, nessuno ne dubita che i principi cristiani della corruzione di giudici e di testimoni siano al centro dell’azione del governo; così come tutti siamo certi che i principi cristiani della bugia istituzionalizzata, della falsità e del furto, della collusione con la mafia, del mantenimento diretto di un mafioso dentro casa sua (pura carità cristiana) siano al centro del suo governo. Il quale governo non fa altro che occuparsi della centralità dei principi cristiani che esigono di salvare il delinquente da qualsiasi incursione giudiziaria e da qualsiasi tribunale.

Il silenzio armonico dei vescovi e del Vaticano

In tutto questo scoppio improvviso di amore libero e a pagamento, colpisce la reazione del mondo clericale, sia vaticano che nei paraggi della Cei. Per mesi e mesi hanno taciuto su tutte le malefatte e immoralità dell’amante dell’amore e le timide dichiarazioni, dopo la protesta del popolo, sono state tutte generiche, buone per ogni minestra e stagione, attente e calibrate a non pronunciare mai il nome in omaggio al 1° comandamento: «Non nominare invano il nome di Berlusconi». All’improvviso, il giorno stesso del colpo di duomo, il comunicato ufficiale presenta la solidarietà «istituzionale ecclesiastica» non in modo generico, ma con nome cognome e indirizzo: «Solidarietà al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Oh, cribbio! allora sanno che c’è e sanno anche chi è! Se fossero stati coerenti con le dichiarazioni estive, avrebbero dovuto dire: «Solidarietà a tutti coloro che in un modo o nell’altro sono colpiti da qualche duomo di Milano o altro edificio religioso, che volando colpisce il volto di qualche autorità»: in questo modo in futuro avrebbero potuto riciclarla, senza dovere nemmeno cambiare il nome.

Di fronte al magnaccia dell’amore (a pagamento) che ha trasformato l’Italia in un ring di rissa permanente, la suprema autorità ecclesiastica non trova altro da fare che un sorrisetto di circostanza, trovandosi spazzata perché il lestofante ha ventilato sotto il loro naso un assegno di 130 mln di euro, dicendo espressamente che la loro provenienza è delinquenziale perché sono presi dal 5% della tassazione dello scudo fiscale. Se i vescovi dicono che lo scudo fiscale è immorale, addio 130 mln alle scuole cattoliche; se non lo dicono incassano i soldi, ma vengono meno ai loro stessi principi cristiani che stanno al centro del governo perché sono scappati anche dalla periferia ecclesiastica. Berlusconi sta manovrando la gerarchia, la quale si lascia manovrare abbondantemente e liberamente: la tiene in pugno con promesse equivoche. La Cei e il Vaticano potranno forse incassare alcune leggi «pro tempore», come il testamento biologico, le coppie di fatto, la RU846. Vittorie di Pirro che verranno spazzate via sia dalla prassi che dal tempo, ma lasceranno conseguenze difficilmente insanabili nel tessuto della Chiesa sempre più scismatica, sempre più frantumata per l’azione diretta dei Vescovi e del vaticano che appaiono come sono al soldo di un uomo immorale, indegno, mafioso, corrotto e corruttore. Verranno giorni e non sono lontani, in cui il conto da pagare sarà salato, e i tralci secchi verranno tagliati e gettati nel fuoco perché inutili, perché deleteri.

Avremmo voluto che in questi giorni natalizi, dopo le esternazioni blasfeme di un uomo malato e non «compos sui», che il papa, o almanco il segretario di Stato (campa cavallo!) o il presidente della Cei che ancora mantiene una parvenza di moralità personale, rimandassero al mittente le annessioni indebiti e gli dicessero: «Sig. Presidente del Consiglio, le consigliamo di tacere e di dedicarsi alla restaurazione del suo cerone, lasci stare i principi cristiani, piuttosto li viva e ne dia l’esempio personale; non proclami sentimenti più grandi di lei, di cui è incapace di capirne la portata; faccia un servizio al Paese: si dimetta e si faccia curare in una clinica, magari la stessa dove è stata portata la ragazza svizzera che ha fatto cadere il papa». Mi auguro un sussulto di dignità, me lo auguro quasi per fare coraggio a me stesso, sapendo che da quello orecchio la sordità è totale e assoluta.

Don Gelmini: strage di cuori

Sull’orizzonte all’improvviso come un colpo di fulmini appare anche don Gelmini, che aveva chiesto la riduzione allo stato laicale per non essere inquisito dal Vaticano di abusi sessuali sugli assistiti nella sua comunità. Quest’uomo in tv grida il suo amore a Berlusconi: «siamo innamorati di te». Mamma mia, una dichiarazione così ufficiale e pubblica mette in imbarazzo anche il Padre eterno che infatti, dicono le cronache, si è girato dall’altra parte e pare che abbia detto all’angelo che gli stava accanto: «In tutta la mia onesta carriera, mai nulla di ciò ho sentito e ora mi tocca anche ascoltare due cretini che amoreggiano in pubblico dopo che hanno fottuto come gli è parso. Quasi quasi li fulmino con un colpo solo» (poi è saltata la corrente e non se n’è fatto niente). «Abyssus abyssum invocat» (Sal 42/41,8) e più abisso di così neppure è immaginabile.

La maledizione incombente

Dulcis in fundo: si apprende che Piersilvio sta per avere un maschietto e lo chiamerà Silvio per cui scordiamoci la velleità di un desiderio astratto: Silvio Berlusconi continuerà a esserci. Povero (si fa per dire) figliolo con un nome così il minimo che gli possa capitare è quello di somigliare al nonno: in questo caso mi auguro che lo curino fin da piccolo, perché gli adulti si guastano da bambini: dal mattino si vede il buon giorno. Auguri al pargolo, ma auguro al prete che lo battezzerà (se lo battezzeranno) di usare l’acqua di Lourdes in modo preventivo e speriamo che la Madonna abbia pietà di un condannato fin dalla nascita. Certo che il padre e la madre sono dei buontemponi che amano in modo esclusivo il figlioletto. Già, anch’essi sono inscritti al partito dell’amore, purché sia sempre a pagamento.

Corre voce alla voce B. Craxi

Corre voce che si voglia celebrare il decennale di Bettino Craxi in pompa magna con celebrazioni ufficiali alla presenza di «autorità civili, militari e religiose». Si dice che anche il Presidente della Repubblica sia stato arruolato per l’occasione. Che facciano quello che vogliano, purché non si omettano alcune cosette ormai definitive: a) fu un ladro per sua stessa ammissione in parlamento; b) fuggì all’estero per non essere processato e quindi fu giudicato in contumacia; c) ebbe tutte le garanzie costituzionali e in 3° grado di giudizio (Cassazione) fu dichiarato colpevole e condannato; d) non si sottomise alla legge, ma preferì morire contumace. Tecnicamente si dice che sia un delinquente. Per la legge italiana è un delinquente contumace, la cui pena si è estinta solo per morte sopraggiunta. e) il suo successore ed erede in politica e in malaffare di Stato, di mafia e di delinquenza è Silvio Berlusconi che ha fatto onore al suo padre e maestro.

Sapremo chi sono i «cattivi maestri» dai partecipanti alle celebrazioni: chi inneggia un delinquente; chi lo reintegra senza averne l’autorità, chi ne prosegue l’azione si mostrerà per quello che è: degno discepolo di Craxi Benedetto, in arte Bettino, di fatto ladro e corruttore di Stato. Mi auguro di non vedere alcuna veste nera di prete o fascia rossa di vescovi o berretti cardinalizi nei dintorni perché sarebbe la degradazione senza fine e l’autorizzazione a tutti di delinquere e di corrompere e lasciarsi corrompere a piacimento. Logicamente in nome della Legalità. Come sempre.

Vi auguro

Vi auguro un anno nuovo di ritorno tranquillo allo spirito e alla lettera della Costituzione, senza Berlusconi, né Carfagna da Salerno e compari e compare, né Bersani da Piacenza, né Di Pietro da Montenero: vi auguro un’Italia vuota di pupi e di papi, ma piena di gente vera e onesta, libera e lavoratrice.
Un pensiero particolare a tutte le donne e gli uomini che sono costretti a stare sui tetti per difendere il loro diritto al lavoro; alle famiglie con portatori di handicap, al 17% delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, a tutti voi che sperate nella speranza. Una cosa è certa: noi non demorderemo e non ci stancheremo di impegnarci per risollevare le sorti del nostro Paese. Buon anno 2010.

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30 dicembre 2009

Micromega

fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/dice-amore-ma-intende-bordello/

CRAXI – Rotondi: «Una via in ogni città». Frattini: «Restituirgli l’onore» / Fidanza: “E ora una via anche per Almirante” / Giulietti: “Con la targa a Craxi vogliono riscrivere la storia del Paese”

ROMA (30 dicembre) – Una via Craxi il ogni città italiana. Dopo la proposta del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intitolare una strada al leader socialista morto in Tunisia 10 anni fa, idea che ha scatento subito una valanga di polemiche, il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, rilancia e chiede una via in ogni città. Tace invece per ora il Pd.

«Faccio una proposta: a Bettino Craxi venga intitolata non solo una strada a Milano, la sua città, ma tante strade e piazze italiane. Solo così l’Italia potrà rendergli onore e ricordare la sua memoria». «Dobbiamo molto a Bettino – prosegue Rotondi – perché ha difeso fino alla fine il rispetto di un ordine democratico. Si apra un confronto serio, un dibattito ampio sull’eredità politica lasciata da Craxi e non ci si fermi a una polemica inutile e strumentale».

Bonaiuti: giusto intirolargli una via. «Stiamo parlando di un clima di dialogo tra persone serie, di un anno che si rinnova e mi pare giusto che a Bettino Craxi sia intitolata una strada, una piazza, un parco, qualcosa della sua Milano. Al di là di qualsiasi discussione», ha detto il portavoce del premier Silvio Berlusocni Paolo Bonaiuti, intervistato dal Gr Rai.

Frattini: restituirgli l’onore. «Non dobbiamo permettere che il decennale della scomparsa di Bettino Craxi ci butti in faccia una storia e una memoria manipolata». E che «una ferita ancora aperta – scrive il ministro degli esteri, Franco Frattini nella rubrica a sua cura sul sito internet del Velino – torni a farci male: dobbiamo impedire che l’idea di Letizia Moratti, di onorare Craxi, nella sua Milano, dedicandogli una strada, ridia improvvisamente voce a tutta la canaglia che ha cercato di annichilire questa nostra Italia, puntando ad attribuire ad una sola parte politica la responsabilità e la colpa della cosiddetta “questione morale”». Frattini spiega così che «celebrare Bettino Craxi non significa soltanto compiere una doverosa opera di risarcimento morale: per la sua famiglia e la sua comunità politica. Significa restituire l’onore, insieme, ad un politico lungimirante ed al suo Paese».

«Lasciamo ai professionisti delle manette la povera prospettiva di seminare odio e inimicizie. Io penso, al contrario – prosegue – che la proposta del sindaco di Milano, e le celebrazioni che vedranno molti italiani riunirsi nel nome di Craxi, ad Hammamet, tra qualche settimana, debbano essere una importante occasione per cominciare a scrivere una memoria condivisa e comune: quella che ha visto in Craxi il campione del riformismo politico e di un socialismo che egli amava definire “tricolore” proprio perché affondava le radici nella storia nazionale».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85942&sez=HOME_INITALIA

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Craxi, Fidanza: “E ora una via anche per Almirante”

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Mercoledí 30.12.2009 10:24
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A seguito della proposta del Sindaco Moratti di intitolare un giardino della città a Bettino Craxi, interviene l’europarlamentare e vicecapogruppo milanese del PdL Carlo Fidanza: “La toponomastica può aiutare a fare i conti con la storia.

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Craxi è stato certamente un grande statista e l’intitolazione di un luogo della città alla sua memoria può contribuire ad un’analisi più serena sulla sua figura. Certo una scelta del genere deve concentrarsi sulla statura della sua personalità politica e non deve in alcun modo significare una riabilitazione di un malcostume politico che purtroppo contrassegnò quella stagione. Credo però che la proposta della Moratti ci spinga a una riflessione sulla possibilità di ricordare altri importanti leader politici che hanno fatto la storia della vita pubblica italiana del dopoguerra. Tra questi c’è sicuramente Giorgio Almirante, leader storico della destra italiana che ha avuto un ruolo fondamentale nel superare la stagione della guerra civile e si è battuto con forza per una vera pacificazione nazionale. A chi certamente ribatterà a questa proposta con il solito campionario di odio, vorrei dire che l’intitolazione delle vie di una città non deve mai pretendersi unanime, ma dev’essere quantomeno equanime. Non riconoscerò mai la giustezza delle tesi politiche di Enrico Berlinguer, ma con onestà intellettuale non potrò mai negare il ruolo che egli ha svolto nella storia d’Italia. Spero che un giorno anche a sinistra si faccia strada una maggiore disponibilità al confronto”.
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Con la targa a Craxi vogliono riscrivere la storia del Paese

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Ci abbiamo messo un grande impegno, ma non siamo riusciti a comprendere perchè mai si dovrebbe dedicare una strada a Bettino Craxi. Per fortuna ci hanno aiutato le molte dichiarazioni rilasciate da diversi esponenti del sedicente “partito dell’amore” che, senza nulla concedere alla retorica e alla finzione, ci hanno fatto sapere che non si tratta solo e soltanto di onorare un amico scomparso, ma di riscrivere la storia di questi ultimi decenni.

Ci dispiace che alcuni amici e compagni, e non solo del Pd, facciano finta di non comprendere, ma dietro quella targa c’è anche il progetto di riscrivere la storia, di ribaltare i ruoli, di trascinare sul banco degli imputati quei giudici, quei poliziotti, quei politici, a cominciare da Enrico Berlinguer, che non si piegarono ad una idea malata e degenerata della poltica e del rapporto tra amminsistrazioni e affari. Non a caso i più interessati a questa operazione, politica e mediatica, sono i berlusconiani delle origini, ai quali sta a cuore non il ricordo del passato e neppure la memoria dell’amico di un tempo, ma la cancellazione delle responsabilità, la cancellazione delle sentenze, una sorta di amnistia postuma che sia la premessa per quello che sta per arrivare.

Comprendiamo la richiesta della famiglia, ma l’operazione complessiva è talmente palese e trasparente che non può certo trovare forma alcuna di copertura da parte delle autorità poltiche, istituzionali e costituzionali.

Non occorre essere iscritti ad un fantomatico partito dei giudici per concordare con le parole, sagge e autorevoli, prounciate dal dottor Borrelli che ha voluto ricordare come Craxi si è sottratto al giudizio e dal giudizio, preferendo la latitanza.

Non sono parole d’odio o di rancore, ma semplicemente parole vere e incontestabili.

In un paese civile, probabilmente, il giudice Borrelli sarebbe stato proposto per la carica di senatore a vita per aver contribuito a liberare l’Italia da una piovra che stava corrodendo l’ordinamento democratico.

Forse non sarebbe una cattiva idea cominciare a raccogliere le firme per formalizzare una simile proposta.

Pensiamoci…

Giuseppe Giulietti

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Occupati in calo del 3,7% nell’industria. Continua protesta lavoratori Ispra

Occupati in calo del 3,7% nell’industria

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20091230_ispra.jpg
Continua protesta lavoratori Ispra

Alcoa conferma: il 7 gennaio si chiude se costo energia resta alto, 2mila lavoratori a rischio

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ROMA (30 dicembre) – Occupazione in calo nelle grandi imprese a ottobre, mentre continuano a Roma le proteste dei precari dell’Ispra e in duemila lavoratori dell’Alcoa rischiano di perdere il posto.

Occupazione in calo. La diminuzione dell’occupazione nelle grandi aziende è stata dell’1,9% rispetto all’ottobre del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre 2009. Lo comunica l’Istat precisando che al netto della cassa integrazione guadagni il calo è stato del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile.

Se si prendono in considerazione solo le grandi aziende dell’industria l’occupazione è calata del 3,7% rispetto a un anno fa (dato peggiore da novembre 2002), il calo mensile è stato invecce dello 0,3%. Nelle grandi aziende di servizi, invece, il calo è stato dello 0,9% rispetto a ottobre 2008, mentre si registra un incremento dello 0,1% su base mensile.

I tecnici dell’Istituto di statistica segnalano dunque come, al di là dei “segni meno” ancora significativi, si riscontri una «stabilizzazione negli ultimi mesi della situazione occupazionale nelle grande aziende» e una progressiva «inversione dell’effetto della cassa integrazione, il cui ricorso registra una leggera diminuzione negli ultimi mesi». In ogni caso, se si prende in considerazione il periodo gennaio-ottobre 2009, il calo rispetto allo stesso periodo del 2008 è ancora consistente: -1,4% per il totale delle grandi imprese (-4% al netto della cig), con rispettivamente un -2,7% per l’industria (-8,6% al netto della cassa integrazione) e -0,8% per i servizi (-1,4% al netto cig).

La protesta all’Ispra. «Al nuovo irrigidimento della struttura commissariale rispondiamo generalizzando la lotta». Così Claudio Argentini, della segreteria nazionale USI RdB Ricerca, annuncia la prosecuzione della protesta dei ricercatori dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezioe e la ricerca ambientale) di via Casalotti 300 a Roma, dove da 38 giorni prosegue l’occupazione pacifica del tetto da parte dei precari che già da dopodomani rischiano il licenziamento.

«Questa decisione – prosegue il sindacalista – potrebbe essere propedeutica allo sgombero dei lavoratori. Ebbene, questo ci rafforza nella decisione di generalizzare la lotta e stamani formalizzeremo le procedure per arrivare allo sciopero della Ricerca Pubblica. La vertenza Ispra deve vedere il sostegno di tutti i lavoratori degli Enti e la generalizzazione della lotta ha come obbiettivi sia l’ottenimento di una soluzione immediata per i lavoratori dell’Ispra sia quello di bloccare lo smantellamento non solo di Ispra ma anche dell’Enea, dell’Isfol e degli altri enti in riordino». Aggiunge Argentini: «Il silenzio del Ministro Prestigiacomo determina da parte nostra la richiesta forte di intervento da parte del Governo, che non può permettere che un singolo dicastero determini, in un periodo di crisi, ulteriori licenziamenti».

«Trovo folle che dopo 37 giorni di protesta non ci sia stato nessun segnale di attenzione da parte del ministro Prestigiacomo che io chiamerò a breve: la richiesta di un incontro, l’apertura di un tavolo con il Governo è il minimo indispensabile che si può fare nei confronti di una protesta civile e non violenta come questa e che rischia di essere invisibile», ha detto il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che questa mattina è salito sui tetti dell’Ispra a portare la sua solidarietà ai lavoratori. «So che da parte della Regione ci sono degli stanziamenti pronti e come Provincia siamo pronti a collaborare per garantire all’Ispra la normalità della propria attività anche nei prossimi anni», ha aggiunto Zingaretti.

La multinazionale dell’alluminio Alcoa ha intantoribadito di essere pronta a chiudere gli stabilimenti in Italia dal 7 gennaio prossimo se non si arriverà alla definizione di una tariffa energetica competitiva per restare sul mercato europeo. È stato l’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, a comunicarlo ai sindacati in un incontro a Iglesias. A rischio ci sono oltre 2000 operai – escluso l’indotto – che lavorano negli impianti di Portovesme (Sardegna) e Fusina (Veneto). Non sono bastate finora le rassicurazioni del governo e gli incontri tecnici tra le parti al ministero dello Sviluppo economico per concordare una tariffa che si aggiri intorno ai 30 euro/MW, soglia a cui si arriverebbe – secondo le indicazioni del ministero – attraverso tre provvedimenti: l’interconnessione con le reti transnazionali e nuovi contratti per interrompibilità e dispacciamento dell’energia. Azienda, parti sociali, Governo e Regione, si ritroveranno a Roma giovedì 7 gennaio per un nuovo confronto, che si annuncia decisivo.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85959&sez=HOME_ECONOMIA

Benvenuto figlio unico!

Benvenuto figlio unico!

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di Ilvo Diamanti

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Ormai è di moda salutare i figli appena nati addobbando la casa, all’esterno, con striscioni, manifesti, nastri azzurri o rosa – dipende dal genere del neonato. E a volte con ornamenti più impegnativi. Intrecciando le piante davanti all’abitazione con fili di luce intermittente. O con altre decorazioni, che manco a Natale …
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“Benvenuto Pietro” (oppure Agata, Dario, Samuele, Greta, Mattia, Sofia, Francesco). Così che tutti sappiano. Che è arrivato il figlio/la figlia tanto atteso/attesa. Dai genitori, dai nonni, dagli zii. Non è il “figliol prodigo”, che torna dopo aver dissipato tutto. Accolto con gioia dal padre “misericordioso”, che per festeggiarlo fa uccidere il vitello grasso. No, gli annunci e i festoni non salutano il ritorno, ma l’arrivo di “un” figlio. Forse il primo. Forse l’unico. E i genitori, per questo, ci tengono ad annunciarlo al mondo.
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Almeno: alle persone e alle famiglie che abitano intorno a loro. E che, nella gran parte, non conoscono. Perché i nuovi quartieri sono affollati da estranei. Così capita sempre più spesso di imbattersi in una bifamiliare imbandierata che celebra l’arrivo di Tito, Giorgia, Marco, Camilla, Matteo. Figli primogeniti e unici di genitori entusiasti di comunicare a tutti – persone note e sconosciute – la loro gioia. Perché il loro Signore: è nato. Difficile immaginare un atteggiamento simile a casa dei miei nonni quando “arrivarono” i miei genitori. Negli anni Venti del secolo scorso. Mia madre: settima di nove figli. Mio padre: sesto di otto.
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La loro casa – per anni e anni – avrebbe dovuto essere addobbata a tempo pieno. Come tutte quelle intorno. D’altra parte, la famiglie contadine e quelle povere facevano molti figli. La famiglia di mia madre era contadina, quella di mio padre povera. Oggi le famiglie povere sono “invisibili”. Nascondono la loro condizione. Quelle contadine non ci sono quasi più. Le famiglie numerose, con tanti figli, sono, perlopiù, composte da stranieri. Spesso povere. Oppure, al contrario, si tratta di famiglie ricche e borghesi. In entrambi i casi: difficilmente gridano al mondo la nascita di un nuovo figlio.
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Mentre per tutti gli altri, la maggioranza dominante, è davvero un fatto raro. Da celebrare e da esporre al piccolo mondo in cui si è inseriti. Il bimbo che arriva, infatti, resterà in quella casa a lungo. Attraverso molte stagioni della vita. Fino a età avanzata. Visto che in Italia quasi tre (cosiddetti) giovani su quattro, tra 15 e 39 anni, risiedono con i genitori. Come ha rivelato l’Istat pochi giorni fa. Una “novità” nota da tempo, che ha diverse ragionevoli ragioni. Perché è difficile per i giovani (e non solo per loro) trovare casa e lavoro (per mantenersi). Perché i legami stabili sono sempre meno frequenti e, comunque, le coppie di giovani vanno a (con)vivere insieme sempre più tardi. Perché a casa con i genitori, in fondo, i figli stanno bene. Poche spese. Trovano pranzo e cena. La loro camera arredata e accessoriata con tutte le tecnologie più avanzate (a carico della famigli). Alla biancheria pensa mamma. E poi, a differenza di un tempo, dei miei tempi, sono “liberi”. Di andare e venire a loro piacimento. Di fare quel che vogliono. Per cui non “vivono” con i genitori.

Ci passano e ci stazionano quando e per quanto è loro necessario. Poi ripartono. Ritornano. A volte incrociano i genitori. “Come va? dove sei stato? Quanto ti fermi? Quando riparti? Sei da solo? Hai bisogno di qualcosa?”. Invece, per le generazioni precedenti andare via di casa, sposarsi, mettere su casa era un modo di fuggire, di conquistare l’autonomia. Oggi non è più così. Si è liberi anche da giovani. Quando si sta in famiglia. I figli. Da piccoli sono trattati come ninnoli. Coccolati, accuditi, assecondati. Da tutti: genitori, nonni, zii. E, ovviamente, controllati.
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Tenuti d’occhio come una risorsa scarsa e – dunque – di valore. Da conservare con cura, quando crescono. Perderli, per i genitori, significherebbe restare soli. Senza rimedio. Così diventa difficile staccarsi. E figli restano nella casa in cui sono nati sempre più a lungo. Anche dopo il matrimonio. In un appartamento ricavato approfittando di qualche deroga edilizia. Oppure costruito lì accanto. Per mantenere solide relazioni di reciprocità. I nonni crescono i nipoti. I figli assistono i genitori. Così la catena biografica si allunga sempre di più. In questa costellazione di famiglie, strette e lunghe. Ma solide e radicate. Determinate a resistere e ad esistere. Piantate nello stesso luogo. Una società dove genitori, figli e nonni coabitano tanto a lungo che le distanze fra le generazioni si perdono. In un presente senza fine che si interrompe solo quando nasce un figlio. Salutato in modo vistoso, come un evento formidabile.
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Ed allora benvenuta Federica. Benvenuto Alberto. Benvenuto Ruggero. Benvenuta Greta. Benvenuto Elia. Tracce di un futuro introvabile.
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30 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/figli/figli.html?ref=hprub