Archive | gennaio 2010

SCUOLA – In settimana il via libera alla riforma delle superiori

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In settimana il via libera alla riforma delle superiori

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Giorni decisivi per la riforma delle scuole superiori. Si apre infatti la settimana che potrebbe essere decisiva per l’approvazione finale della riforma. Dopo i pareri espressi dalle Commissioni cultura, da quella della Camera prima e da quella del Senato poi – pareri che hanno fatto seguito a quelli di Cnpi, Conferenza unificata Stato-Regioni e Consiglio di Stato – i tre schemi di regolamento torneranno al consiglio dei ministri per il via libera in seconda lettura. Anche se manca ancora una comunicazione ufficiale, è probabile che il disco verde a nuovi licei, tecnici e professionali, arriverà durante la seduta n.81 del Consiglio dei ministri. Appena approvata dal Cdm, la riforma verrà esaminata dal presidente della Repubblica e dalla Corte dei conti per il visto finale.

Prima del consiglio dei ministri, il governo dovrà verificare la possibilità di accogliere alcuni rilievi posti dagli organismi di competenza. Su tutti l’indicazione, unanime, di introdurre la riforma solo dalle prime classi anziché dal biennio iniziale. La richiesta andrà tuttavia verificata dal ministero dell’Economia che contava, come indicato nella finanziaria del 2009, di tagliare di circa il 7% la spesa scolastica: questa politica di contenimento, pari a 7,6 miliardi in tre anni, avrebbe dovuto comportare l’eliminazione di 135mila posti, di cui 87mila cattedre.

Ora però l’avvio dimezzato della riforma della secondaria, solo per le prime classi, potrebbe creare qualche problema ai programmi di risparmio di via XX Settembre. Qualche problema anche per il ministero dell’Istruzione su cui, in caso di mancato ottenimento dei risparmi stabiliti, potrebbe scattare la cosiddetta «clausola di salvaguardia», introdotta dall’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa durante la penultima legislatura, e mai abrogata.

Potrebbe creare difficoltà, per lo più di carattere politico, l’accoglimento di altri punti, indicati, in ordine sparso, da Cnpi, Conferenza unificata, Consiglio di Stato e commissioni parlamentari: su tutti, l’invito a ridurre la presenza negli organi collegiali di enti ed esperti esterni, oltre che di dipartimenti e comitati scientifici che andrebbero in conflitto con l’autonomia di ogni singolo istituto.

Forti resistenze sono giunte negli ultimi giorni anche da diverse associazioni dei docenti, preoccupati che i tagli possano produrre ad alcuni raggruppamenti di insegnanti (come i geografi, che hanno raccolto oltre 10mila firme per chiedere un numero maggiore di ore settimanali, ma anche i filosofi, i grafici e tanti altri) alte probabilità di creare delle situazioni di organici in soprannumero. Un numero imprecisato di docenti di ruolo, anche da diversi anni, potrebbe dover abbandonare le rispettive scuole di titolarità per essere impiegati in altri istituti: nel caso non vi fossero posti liberi a disposizione scatterebbe l’obbligo di riconversione professionale su altre classi di concorso o sul sostegno. Senza considerare che per tutti coloro in lista di attesa, anche dopo decenni di supplenza, si aprirebbero le porte della disoccupazione sicura.

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31 gennaio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/scuola-riforma-superiori.shtml?uuid=ac8ab684-0e94-11df-8504-0db21e3a4160&DocRulesView=Libero

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USA – La crisi colpisce la corsa allo spazio. Obama taglia i fondi per la Luna / Le banche tagliano i finanziamenti ai politici

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La crisi colpisce la corsa allo spazio. Obama taglia i fondi per la Luna

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La finanziaria 2011 che Barack Obama presenterà lunedì potrebbe mettere la parola fine – almeno per questo decennio – al progetto di ritorno della Nasa sulla Luna: la crisi e le relative costrizioni sembrano aver convinto la Casa Bianca a limitare gli sforzi economici dell’Agenzia spaziale allo sviluppo di veicoli in grado di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale «Alpha».

Quindi, secondo fonti della Casa Bianca, verrebbe eliminato il razzo vettore Ares X-1, il cui test di lancio si era svolto con successo pochi mesi fa; gli space shuttle andranno in pensione come previsto (fonte del 2010) e la Iss rimarrà in orbita almeno fino al 2020; il tutto con una rinnovata cooperazione internazionale che permetta di condividere tecnologie e tagliare i costi.

Tuttavia, non è escluso che il Congresso accolga con scarso entusiasmo l’abbandono sia pure temporaneo del progetto «Constellation» – nome scelto, segno dei tempi, da un’agenzia pubblicitaria newyorchese – non tanto per orgoglio patriottico quanto per le ricadute negative in termini occupazionali in diversi stati – e a pochi mesi dalle lezioni di metà mandato.

La precedente Amministrazione aveva calcolato in 230 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni la spesa necessaria per il progetto, dei quali 9 miliardi già appaltati e tre miliardi già spesi (il solo test dell’Ares è costato 445 milioni di dollari): oltre al vettore, è in corso la progettazione e sviluppo della nuova capsula Orion, con la prima missione con equipaggio che era stata fissata non prima del 2015.

Nel 2011 avrebbe dovuto iniziare il lavoro su altri due componenti fondamentali: il modulo di allunaggio e il vettore Ares V, in grado di trasportare anche del carico addizionale. Il profilo della missione lunare – non prevista comunque prima del 2020 – prevederebbe il lancio di due razzi, un Ares I con la capsula con equipaggio e un Ares V con il modulo di allunaggio: i due moduli si unirebbero in orbita e grazie a un terzo razzo (di potenza assai minore, data la ridotta attrazione gravitazionale terrestre) verrebbero inseriti nella corretta traiettoria lunare.

La prospettiva di costruire una base lunare era tuttavia stata criticata da alcuni esperti, secondo i quali era considerata «una strada senza uscita» che assorbirebbe numerose risorse finanziarie, nonché una storia in fondo già vista («Un Apollo dopato», l’ha definita qualcuno): meglio sarebbe cercare di raggiungere qualche asteroide vicino, una missione che avrebbe il sapore della novità; altri ribattono che la Luna, a soli tre giorni di viaggio, sarebbe invece la meta più adeguata per la messa a punto delle procedure che verrebbero poi utilizzate nel viaggio su Marte.

La rivalutazione del programma sembrerebbe escludere il possibile mantenimento della flotta degli space shuttle oltre la data di
ritiro prevista del 2010, scelta che costerebbe circa tre miliardi di dollari l’anno oltre ad aumentare il rischio di incidenti mortali: l’Amministrazione Obama non è certo lieta di vedere l’accesso alla Stazione Spaziale Internazionale «Alpha» limitato per 5 anni alle sole navette russe e dell’Esa, e per questo ha intenzione di aumentare il budget della Nasa limitando però la ricerca a un veicolo per i voli in orbita bassa.

Quale che sia la scelta definitiva, non pochi ricercatori sono preoccupati tuttavia dal fatto che nei prossimi anni il budget della Nasa sarà sempre più assorbito dal nuovo programma, anche se ridotto, a scapito non solo delle ultime missioni shuttle e quindi della possibilità di riparare le sonde e i satelliti già in orbita, ma anche dei nuovi lanci per scopi scientifici.

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31 gennaio 2010
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Usa, le banche tagliano i finanziamenti ai politici

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di Andrea Franceschi

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Fino a pochi anni fa, una bella fetta dei finanziamenti ai membri del Congresso americano arrivava dalle banche e dal settore finanziario in generale. Ma la crisi, che proprio dagli eccessi a Wall Street è partita, ha costretto molti istituti di credito a tagliare pesantemente la voce contributi ai politici.

I dati resi noti dalla commissione per le elezioni federali parlano chiaro: le banche, che in questi ultimi mesi hanno ricevuto sostanziosi aiuti pubblici grazie al programma Tarp, hanno versato “solo” 2 milioni di dollari nel 2009 alle cosiddette political action committee (le commissioni previste dalla legge americana per veicolare i contributi di privati e aziende ai membri del Congresso). Il 41% in meno rispetto ai 3,4 milioni di due anni fa, quando la tempesta dei subprime aveva dato le prime avvisaglie, ma a Wall Street si era ancora nel pieno della “finanza champagne”.

Per diversi istituti di credito la scelta è stata dettata soprattutto da ragioni di opportunità. «Per un’azienda che ha ricevuto aiuti pagati dai contribuenti, potrebbe non essere molto ben visto spendere grosse cifre per finanziare i politici», ha commentato all’agenzia Bloomberg la portavoce di Bank of America, Shirley Norton. La prima banca americana per asset ha finanziato i candidati alle elezioni del 2009 con 291 mila e 500 dollari, il 36% in meno rispetto al 2007. In calo anche i contributi di Goldman Sachs che ha versato 173mila400 dollari (più della metà dei contributi 2007). Lo stesso è successo per gli altri big di Wall Street come Morgan Stanley, Citigroup e JpMorgan.

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31 gennaio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2010/01/banche-americane-contributi-membri-congresso.shtml?uuid=50f1c230-0e95-11df-8504-0db21e3a4160&DocRulesView=Libero

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Moody’s: la tassa-Obama
alle big bank di Wall Street
costa più di 8 miliardi $ all’anno

di Vittorio Carlini

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Il presidente Usa, Barack Obama, ha lanciato il sasso nelle stagno, agitando non poco le acque. La sua proposta di stretta sul sistema bancario – no al trading proprietario e a investimenti, da parte degli istituti finanziari, in hedge fund o private equity fund oltre a nuovi limiti alla loro crescita di dimensioni – ha suscitato le reazioni di molti.

Il Financial Times, solo due giorni fa, indicava come i banchieri stanno schierando tutte le loro “truppe” per tentare di bloccare, o annacquare, la riforma. Al di là della lobby di Wall Street (ben disposta a ricevere i soldi da Main Street, per poi voler continuare a fare i suoi interessi), le possibili scelte dell’inquilino della Casa Bianca hanno comunque un impatto sui conti delle banche.

Moody’s, in un report datato 27 gennaio 2010, ha tentato di analizzare, anche quantitativamente, cosa potrebbe accadere alla grandi firme di Wall Street. Rispetto all’intervento pronunciato il 21 gennaio scorso da Obama, in compagnia dell’ex presidente della Fed Paul Volcker, gli esperti della agenzia di rating dicono «che è difficile quantificarne l’impatto. I divieti potrebbero portare ad una riduzione dei rischi che gli istituti finanziari si assumono». Ma allo stesso tempo «potrebbero mettere le banche Usa in condizione di svantaggio rispetto ai gruppi» finanziari diversi dalle banche e «quelli non americani». Inoltre, la proposta di Obama non è detto non «invogli le banche Usa, nella ricerca di rimpiazzare i profitti perduti, ad espandersi in altre attività che potrebbero essere ancora più pericolose».

Le indicazioni, quindi, rimangono piuttosto generiche (seppure improntate ad una valutazione negativa), vista anche la mancanza di particolari sull’applicazione della stretta. Diverso, invece, la questione rispetto alla proposta di Obama di una “Tassa per la Financial Crisis”: la “fee”di 15 basis points su tutte gli asset delle banche con più di 50 miliardi di asset. Il patrimonio che dovrebbe costituire la base imponibile della nuova “fee” sono gli asset totali, cui bisogna togliere il cosiddetto Tier1 Capital e alcuni depositi. La Casa Bianca si aspetta di incassare circa 90 miliardi nei prossimi dieci anni.

Ma in particolare quale l’impatto sulle singole banche? Per Moody’s : «Bank of America dovrebbe pagare una commissione annuale di 1,715 miliardi di dollari; Citigroup, invece, dovrebbe sborsare ogni anno 2,058 miliardi; Godman Sachs 1,123 miliardi e Jp Morgan 1.905 milioni di dollari; Morgan Stanley 1.005 milioni e Wells fargo 621 milioni di dollari». In conseguenza di questi numeri, dicono gli esperti Moody’s, potrà accadere che le banche possano essere, giocoforza, indotte a ridurre la liquidità. Una scelta da cui potrebbe conseguire «una riduzione nella forza creditizia dello stesso istituto».

La cifra non è da poco: è anche su studi come questi che molti operatori reagiscono nervosamente sui titoli bancari in Borsa. Tuttavia, non va dimenticato che il sistema finanziario è stato salvato, nel suo insieme, solo grazie agli enormi aiuti governativi costituiti dai soldi dei tax payer. Quei tax payer che, non è demagogia, chiedono un ritorno alla normalità di un settore il quale (viste anche le ultime polemiche sui bonus) non sembra, però, volerne proprio sapere. Le strade indicate da Obama avranno le loro contro-indicazioni: ma il laissez-faire è fuori luogo.

Nuove regole globali e Basilea
Come, peraltro, la stessa Moody’s sembra sottolineare rispetto ai passi che alcuni dei più importanti regulator, The Financial Stability Borad, The Joint Forum e il gruppo dei governatori delle banche centrali, stanno realizzando. Iniziative «importanti, da una prospettiva del credito, visto che l’obiettivo di un sistema più sicuro può essere realizzato attraverso l’implementazione locale di regole generali» che impediscano il proliferare di attività quali l’arbitraggio. Inoltre, Moody’s sottolinea che le norme in arrivo dal Comitato di Basilea – una migliore capitalizzazione (il Tier1 ratio al 10%, ndr) e l’uso di una minore leva – «creeranno una situazione postiva» per gli investitori. Certo, «non tutte le banche saranno “vincitrici”». Ci sono diversi distinguo. Ma, nel complesso, il messaggio è quello di una visione positiva sulla nuova impalcatura che dovrebbe sostenere il mondo delle banche.

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28 gennaio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2010/01/obama-riforma-impatto-banche-usa-critiche.shtml?uuid=568e1b88-0c21-11df-adf8-8d38f33e66af

SCIENZA – Aids, scoperta la struttura dell’enzima che trasmette l’infezione

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Aids, scoperta la struttura dell’enzima che trasmette l’infezione

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ROMA (31 gennaio) – E’ un enzima che permette al virus Hiv di trasmettere l’infezione: la sua struttura è stata scoperta, dopo 20 anni, ed è stato chiamato “integrasi”, ora sarà possibile creare farmaci capaci di bloccarlo. La struttura, ottenuta grazie alla cristallografia, è descritta su Nature e adesso permetterà di ottenere farmaci anti-Aids ancora più efficaci.

La ricerca è stata condotta in collaborazione fra Gran Bretagna e Stati Uniti: dall’Imperial College di Londra con fondi del Medical Reseach Council e dall’università di Harvard con fondi dei National Institutes of Health.

L’integrasi è l’enzima che permette al virus responsabile dell’Aids di integrare il suo patrimonio generico con quello della cellula. Esistono già farmaci anti-Aids capaci di bloccarlo, chiamati inibitori dell’integrasi, ma «sono stati trovati empiricamente, quando ancora non si conosceva la struttura complessa di questi enzima», spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Speriore di Sanità. Sarà ora possibile sia capire meglio come funzionano i farmaci oggi disponibili, sia renderli più efficaci.

Il risultato della scoperta è il frutto di 4 anni di lavoro durante i quali sono stati condotti oltre 40.000 test su un virus con un enzima molto simile all’integrasi dell’Hiv. Per il coordinatore della ricerca, Peter Cherepanov, dell’Imperial College di Londra, quella della scoperta pubblicata oggi «è una storia affascinante. Quando abbiamo cominciato sapevamo che il progetto sarebbe stato molto difficile e che in passato erano stati fatti molti tentativi in questa direzione».

Dopo avere fatto sviluppare in laboratorio sette diversi tipi di cristalli, ognuno dei quali poteva rivelare aspetti importanti dell’integrasi, i ricercatori ne hanno analizzato la struttura tridimensionale con la macchina di luce di sincrotrone britannica presso il Diamond Light Source. Quindi hanno immerso i cristalli in soluzioni ottenute da due diversi tipi di inibitori dell’integrasi ed hanno osservato per la prima volta il modo in cui questi farmaci si legano all’enzima e lo bloccano. La sorpresa è stato vedere che l’integrasi ha una struttura alquanto differente da quella prevista.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89625&sez=HOME_SCIENZA

Gelo e neve, maltempo in Italia. Nuovo record del freddo: -47°

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Rinviata Parma-Inter. Piogge e possibili mareggiate al sud

Gelo e neve, maltempo in Italia
Nuovo record del freddo: -47°

In Veneto, Emilia Romagna e Marche le nevicate più abbondanti. Un morto e un disperso sul Gran Sasso

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MILANO – Le previsioni e la tradizione non lasciavano molte speranze. Nevicate in arrivo e grande gelo, come sempre o quasi accade nei cosiddetti “giorni della merla”, i più freddi dell’anno. E la tradizione è confermata anche quest’anno: da sabato sera temperature in picchiata e neve anche in pianura, in alcune zone con forti raffiche di vento. La neve ha già imbiancato diverse regioni e città del centro-nord. Le aree più colpite dalle nevicate sono l’Emilia Romagnae le Marche . Nevicate ci sono state anche mel Veneto (imbiancata anche Venezia) e in Sardegna. A Milano, e in Lombardia, invece splende il sole ma non riscalda: temperature gelide. Nelle regioni meridionali, infine, niente neve, per ora, ma temporali con venti forti e possibili mareggiate.

VALANGA SUL GRAN SASSO: DUE MORTI Tragedia sul Gran Sasso dove sono state ritrovate morta due persone prima disperse a causa di una valanga a Campo Imperatore. Si tratta di Francesca Laera di 30 anni e di un uomo che stava sciando con lei. Lo conferma la Guardia Forestale aquilana. Sulla montagna soffia un vento fortissimo che ha reso molto difficile le ricerche. I due stavano sciando con un amico, Antonio Leone di 40 anni, rimasto illeso dal distacco della slavina. La massa di neve – che è caduta abbondante durante la notte – è caduta poco vicino all’albergo di Campo Imperatore, all’altezza dell’osservatorio astronomico.

BOLOGNA: AEROPORTO RIAPERTO – Dalla notte di sabato nevica in modo abbondante in Emilia-Romagna. Le precipitazioni hanno interessato tutta la regione. nella mattinata di domenica neve fitta soprattutto a Bologna, dove l’aeroporto è rimasto chiuso dalle 9,30 circa fino a dopo mezzogiorno. Secondo la Polstrada comunque, non ci sono grossi problemi di circolazione sulla viabilità della regione, come risulta anche da una nota di Autostrade per l’ Italia. A Parma, anche se la neve ha smesso di cadere, è stato deciso di rinviare la partita di serie A tra Parma e Inter per l’impraticabilità degli spalti. Le nevicate si stanno estendendo alle altre regioni dell’Italia centrale.

FREDDO RECORD: -47° – E c’è il nuovo record italiano del freddo, con i 47 gradi sotto lo zero registrati in Trentino il 18 dicembre. E in particolare a Busa di Manna, fra le Pale di San Martino, nel Primiero, il luogo tradizionalmente più freddo della penisola. Si tratta di una depressione tra le rocce, a 2.550 m di quota, che già lo scorso anno aveva segnato un primato: 43,8 gradi sotto lo zero. Stavolta il record è arrivato alle 5.15, ma il giorno precedente l’ambiente non era molto più caldo: il termometro aveva segnato -45° e nelle notti appena trascorse segnava -37°.

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Redazione online
30 gennaio 2010(ultima modifica: 31 gennaio 2010)

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_30/maltempo-freddo-neve-lombardia_47e45d16-0da4-11df-829b-00144f02aabe.shtml

LAVORO CHE NON C’E’ – «Sono senza stipendio da dieci mesi» Le storie di ordinaria prevaricazione / «Turni di notte per 4 anni, me ne vado. Mi hanno spremuta come un limone»

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Chi inizia una vertenza o un contenzioso legale deve essere seguito passo passo

«Sono senza stipendio da dieci mesi»
Le storie di ordinaria prevaricazione

I dossier sul tavolo di Annalisa Rosiello, che lavora allo Sportello consulenze e mobbing della Camera del Lavoro

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Annalisa Rosiello (Craighero)
Annalisa Rosiello (Craighero)

MILANO – Tutti la chiamano semplicemente Annalisa. È dal 2002 che si divide tra il suo studio privato di consulenze e lo sportello della Camera del Lavoro di Milano. La sua scrivania è travolta da un mare di scartoffie tutte accuratamente custodite in cartelline colorate. Pigne esponenziali, ma ognuna di loro ha un nome e cognome. Lì dentro c’è una storia da vivere e risolvere, come un cubo di Rubik.

GLI ASSISTITI – «Nell’ultimo anno e mezzo, da quando la crisi si è fatta sentire – sottolinea Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del Lavoro di Milano – è cambiato l’impatto sociologico delle persone che si rivolgono a me: parecchi anziani lontani dal prepensionamento che vengono individuati come bersagli di personale in eccedenza; donne in stato interessante o con due-tre figli che si trovano a vivere nel posto di lavoro una “punizione” per le gravidanze con conseguenti dimensionamenti al fine del licenziamento; oppure donne incinte che con contratti precari – variano in media e in successione dai quattro o cinque anni – sono in attesa del riscatto definitivo e durante l’ultimo periodo rimangono in stato interessante, perdendo così il posto di lavoro, oppure licenziamenti strumentali costruiti ad hoc contro persone che hanno problemi psicofisici».

Vertenze impilate su una scrivania (Craighero)
Vertenze impilate su una scrivania (Craighero)

CASI RICORRENTI – L’agenda degli appuntamenti è stracolma. Chi inizia una vertenza o un contenzioso legale ha bisogno di essere seguito passo per passo. Ciò nondimeno è importante prevenire le situazioni critiche quando assumono dei contorni poco chiari o degenerano in una serpentina senza via d’uscita. «Bisogna innanzitutto tenere gli occhi aperti – spiega l’avvocato Rosiello indicando quella che a suo parere è la regola numero uno -. Sono tanti i modi con cui i datori di lavoro prevaricano i diritti dei lavoratori». Ma quali sono le casistiche più ricorrenti? «Ce ne sono alcune che si presentano sistematicamente – fa notare il legale -. Per esempio le assunzioni pilotate contro le donne in maternità, quando hanno appena superato l’anno di vita del bambino – entro il quale vige il divieto di licenziamento e di trasferimento -: la lavoratrice spesso viene immediatamente trasferita al termine del periodo protetto, sapendo che probabilmente non potrà accettare un cambiamento radicale dovendo gestire un bimbo piccolo e quindi sarà più debole e più propensa a un eventuale abbandono». C’è poi il caso delle mancate assunzioni dei disabili con il pretesto del non superamento del periodo di prova: «In questo caso le aziende, senza addurre grandi motivazioni, disattendono la legge per l’avviamento delle persone diversamente abili» spiega l’avvocato.

SENZA STIPENDIO – «Altre situazioni – aggiunge – sono gli allontanamenti del personale con reiterate lettere disciplinari senza motivi reali e di grave contingenza; i licenziamenti strumentali messi in atto contro chi è lontano dalla pensione (mancano in media dai 6 agli 8 anni) con demansionamenti per accelerare un processo di instabilità psicofisica che scaturisce per vie naturali in un allontanamento spontaneo dell’individuo; i continui cambi di ragione sociale delle aziende o i cambi di proprietà, che non dovrebbero in nessun modo interferire sul contratto del lavoratore anche se in realtà ciò avviene spesso con tagli di stipendio del tutto ingiustificati». È quasi sera. Nella segreteria telefonica ci sono diciotto messaggi inascoltati. L’avvocato schiaccia il pulsante e parte subito il primo: «Mi chiamo Olga, sono dieci mesi che non percepisco lo stipendio, la mia azienda ha cambiato tre ragioni sociali in cinque anni e ora mi chiedono di accettare un contratto ridimensionato lontano anni e luce da quello che avevo firmato all’inizio del 2003». Il 2003, altri tempi; storie di ordinaria prevaricazione, oggi.

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/cgil-crisi-esperta-rosiello-craighero_2fcc1a4c-0e63-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml?fr=correlati

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Le storie che si incrociano negli uffici sindacali

«Turni di notte per 4 anni, me ne vado
Mi hanno spremuta come un limone»

G.R., 34 anni: licenziato dalla mia azienda per dichiarato fallimento, alla riapertura hanno assunto tutti tranne me

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Pratiche raccolte alla Camera del Lavoro dei  Milano (Craighero)
Pratiche raccolte alla Camera del Lavoro dei Milano (Craighero)

MILANO – «Dopo sette anni di lavoro come responsabile magazziniere di una società che si occupa di grossi formati per la carta – racconta G.R., 34 anni, di Milano, fino a un anno fa forte di un’assunzione a tempo indeterminato – sono stato licenziato dalla mia azienda per dichiarato fallimento. Alla riapertura della nuova filiale, sono stati assunti tutti i miei colleghi tranne me. Non mi hanno dato nessuna avvertenza o motivazione. Detto e fatto: sono rimasto con le mani nel sacco». Senza pensarci due volte G.R. ha iniziato a comporre il mosaico per capire quali erano state le motivazioni che avevano indotto la sua azienda a prendere tale decisione.

COPERTURA – «Avevo capito che il dichiarato fallimento era una copertura, mentre la nuova struttura aveva aperto con un altro nome e ragione sociale. Apparentemente non aveva legami con la precedente società. Infatti, erano cambiati sia i titolari che i vertici aziendali, tuttavia con delle indagini più approfondite ho scoperto che c’erano dei collegamenti diretti tra la prima e la seconda società. Bisogna prendere con molta cautela le dichiarazioni improvvise di fallimento, specialmente se si ha un contratto. Posso dare un consiglio? Fatevi valere nelle sedi opportune». Sono le tante storie che si incrociano nei corridoi delle Camere del Lavoro o negli uffici sindacali territoriali. Tutte diverse, ma in fondo tutte uguali.

Lavoratori in attesa fin dall'alba alla Camera del Lavoro  di Milano (Craighero)
Lavoratori in attesa fin dall’alba alla Camera del Lavoro di Milano (Craighero)

TEMPO DETERMINATO – C’è per esempio T.G di Modena, 34 anni, impiegata della Coop a tempo determinato, assunta in prova tramite l’agenzia interinale. Dopo un anno e mezzo di tira e molla a febbraio le scadrà l’ennesimo contratto a termine. «È molto difficile che io venga assunta – dice l’impiegata -, perché nel frattempo tra la fine del secondo e l’inizio del terzo contratto a tempo determinato sono rimasta incinta. Ho quasi trentacinque anni e questo balletto dei contratti mi ha sempre impedito di vivere serenamente la maternità. Sono precaria da quando ho finito gli studi a 26 anni. Che cosa devo aspettare? È chiaro che quando sono rimasta incinta non ci ho pensato due volte e per fortuna mio marito è assunto a tempo indeterminato. Tireremo la cinghia per qualche anno, anche se spero che mi assumano. Ho dato tutta me stessa in questi anni».

BERSAGLI FACILI – Tra loro, c’è anche chi rimane perché non ha scelta. «Ho 41 anni e sono entrata in una azienda di trasporti internazionali con un team italiano nel 2000 – ci racconta C.G, quadro e coordinatrice del team -. Tutto bene fino a quando non è arrivata la crisi. Cercavano bersagli. Bersagli facili su cui programmare un allontanamento progressivo. Il motivo nel mio caso? L’ultima gravidanza. Lentamente mi hanno tolto tutti gli incarichi e benefit, proponendomi un trasferimento impossibile con una famiglia a cui badare. Al rientro della maternità mi sono ritrovata a fare la call center e a svolgere dei lavori che necessitavano si e no due ore scarse al giorno, quando ne dovevo riempire otto». Ma c’è anche chi, arrivato allo sfinimento, desidera solo mettere una pietra sopra a un rapporto di lavoro andato male e che di imbarcarsi in un’azione legale non ci pensa proprio.

«SPREMUTA COME UN LIMONE» – È il caso di L.B., 33 anni, di Milano, che si occupa della registrazioni di assegni in una società appaltata dalle banche che ha deciso di gettare la spugna e provare a cambiare vita. «Sono quasi quattro anni che faccio il turno di notte senza battere ciglio. Non c’è lavoro? Mi sono adattata alla situazione, tuttavia ora sono stanca: la mia azienda ha cambiato ragione sociale tre volte negli ultimi due anni e mi hanno fatto cambiare contratto per ben tre volte. Prima c’era la corsa al contratto a tempo indeterminato e mi hanno spremuta come un limone per farmi raggiungere tutti gli obiettivi, poi una volta raggiunta la famigerata certezza, è iniziata la processione dei cambi di identità e contratti con dei conseguenti ridimensionamenti economici. Adesso, proprio in questi giorni, siamo alla soglia del dichiarato fallimento. Perché dovrei far valere i miei diritti? Per perdere altri anni della mia vita a inseguire chimere? Risultato: me ne andrò di mia spontanea volontà».

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/storie-camera-lavoro-milano-craighero_a6c8b0f0-0e64-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml?fr=correlati

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Una giornata nell’ufficio vertenze della Camera del lavoro di Milano

La crisi e quelle valige di documenti ammassate nell’ufficio legale della Cgil

Tantissime le richieste di consulenze: «Nel 2008 sono state 10mila, recuperato salario per circa 55 milioni»

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La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)
La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)

MILANO – Aziende, consorzi, cooperative che aprono e chiudono in continuazione. Stabilimenti che abbassano le saracinesche da un giorno all’altro senza dare preavviso, senza lasciare nessuna traccia. Dipendenti che restano mesi senza stipendio. Sono queste alcuni degli scenari più gravi rivelati dall’osservatorio della Cgil che ne ha calcolato il peso: vertenze e contenziosi nel 2009 sono saliti del 40% a livello territoriale e nazionale. Per non parlare dell’Istat che denuncia quasi 400.000 posti di lavoro in meno rispetto a un anno fa e un tasso di disoccupazione ai massimi dal 2004. Ma c’è anche un altro dato da sottolineare: l’aumento della disoccupazione giovanile con un tasso del 26,5% nella fascia tra i 15 e i 24 anni a fronte del 21% medio registrato nella zona euro. Questo vuol dire che la crisi sta interessando il lavoro interinale, a termine e con tutte le modalità di collaborazione. Ecco perché aumentano le vertenze e i contenziosi.

Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil  (Craighero)
Documenti presentati all’ufficio legale della Cgil (Craighero)

9.500 VERTENZE – «Già nel corso del 2008 gli uffici vertenze hanno sviluppato un’intensa attività che ha portato a recuperare salario per circa 55 milioni di euro – sottolinea Gualtiero Biondo, coordinatore degli uffici vertenze della Cisl in Lombardia -. Le vertenze aperte sono state 9.500 e hanno interessato 14mila lavoratori». Da almeno due anni il menù della crisi è davvero variegato. A maggior ragione nel 2009, quando gli uffici dell’assistenza sindacale che si occupano della consulenza legale hanno aumentato notevolmente il loro carico di lavoro. Per rendersene conto basta analizzare i dati territoriali diffusi dalle tre organizzazioni sindacali principali – Cgil, Cisl e Uil – e considerare ogni regione come una lampadina che forma una plafoniera generale.

CAMERA DEL LAVORO – Siamo andati a vivere una giornata nell’ufficio vertenze e contenziosi legali della Camera del Lavoro di Milano. Scatole, faldoni, scrivanie prese d’assalto da pratiche di richiesta di intervento, telefoni che squillano il continuazione. C’è fibrillazione. E ci sono code. Lunghe code fin dalle prime ore del mattino. Non sono più solo immigrati, ma coppie di cassaintegrati, disabili, anziani, donne, donne in stato interessante e uomini di ogni età. Ognuno con il suo borsello. Fardello verrebbe da dire. Molti hanno delle valige o dei trolley con la documentazione. «Ne vediamo di tutti i colori – dice Corrado Mandreoli, responsabile dell’ufficio politiche sociali della Cgil milanese -, però quel che colpisce durante la crisi è il proliferare di situazioni illecite da parte delle aziende con la conseguente perdita dell’identità aziendale. Ci sono le grandi società che fino a dieci, vent’anni fa erano delle entità solide e ora sono frantumate in appalti, subappalti, uffici esterni e chi ne ha e più ne metta. Per non parlare delle migliaia di piccole realtà che non hanno neanche il delegato sindacale interno; o dei consorzi che continuano a cambiare nome passando da una società all’altra. E durante i cambi di proprietà o la chiusura repentina senza preavviso, il lavoratore accetta ogni decisione per paura di perdere il lavoro. Poi cosa succede? Arrivano da noi quando non ce la fanno più».

AMAREZZA – C’è grande rabbia, unita alla rassegnazione. Si aspetta pazientemente il proprio turno. Tra i giovani soprattutto c’è amarezza per non poter costruire un futuro. E se a formare un nucleo familiare sono due precari, la vita si fa dura. «Con questo meccanismo contorto del lavoro precario unito alla crisi – dice Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del lavoro di Milano – c’è un disorientamento generale e un clima di sfiducia, congiuntamente alla presa di coscienza che se qualche anno fa il lavoro era un punto saldo della nostra vita, ora non lo è più. E l’idea della famiglia a questo prezzo è un’utopia».

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/crisi-disoccupazione-camera-lavoro-milano-craighero_ae0d1110-0e5c-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml

Emmatar o il diavolo / Risposta a Emmatar: Modena City Ramblers – I Cento Passi

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Emma Bonino:Emmatar, cioè il diavolo

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Che Emma Bonino sarebbe stata attaccata pesantemente per aver osato candidarsi a guidare una regione che ha come capoluogo Roma (con Stato vaticano annesso) non era difficile da prevedere. Francamente però non credevo che già dalle prime battute si sarebbe arrivati a questo clima da crociata. E invece, esaurita in fretta la retorica rosa del clima polically correct che doveva caratterizzare questa gara al femminile, su Emma Bonino stanno cadendo fulmini e scomuniche da anni Cinquanta.

Ad andar giù pesante ha cominciato L’Avvenire, definendo sobriamente la candidatura di Emma “uno schiaffo alla comunità cristiana”. Non contento di rappresentarla come “l’alfiere dell’aborto e dell’eutanasia, della liberalizzazione delle droghe e della fecondazione artificiale”, il giornale dei vescovi le rimprovera la militanza “a favore del disordine sessuale in ogni sua manifestazione” (traducendo, dell’impegno a favore delle coppie di fatto). E prevede che, se mai dovesse vincere, il Lazio diventerà “il laboratorio di tutti gli zapaterismi”.

Va ancora più in là l’immaginifico Giuliano Ferrara. Ormai archiviato il clamoroso flop della sua lista elettorale anti abortista, eccolo con una nuova trovata: risuscitare i famosi comitati civici inventati nel lontanissimo 1948 da Luigi Gedda per mobilitare i cattolici contro il pericolo comunista. Insomma, se l’idea troverà seguaci prepariamoci a vedere le strade di Roma attraversate da madonne pellegrine e i muri tappezzati da immagini della Bonino con le corna e il forcone di Belzebù. Infatti, parola di Ferrara, è scattata “l’ora del diavolo” e bisogna impedire “che i preservativi diventino ostie consacrate dall’ideologia di stato”.

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Per qualcun altro (Camillo Langone sempre sul Foglio) Satana sarebbe perfino meglio della Bonino, come appare in un trailer intitolato Emmatar, che i radicali hanno mandato su You Tube per la sfida nel Lazio. E dove Emma è presentata come una specie di Jake Sully, il marine che nel film Avatar va in missione fra gli abitanti di Pandora. Lei invece deve infilarsi fra gli elettori del Lazio, non per scristianizzarli ma per convincerli a votare, dimostrando di essere un politico che sa combinare la competenza con il senso comune. Niente di eversivo, direi. Ma per Langone anche questo “mette i brividi”.

In conclusione, per chi vive in Lazio meglio dimenticasi la “sfida rosa” e prepararsi a uno scontro all’ultimo voto. Chi ha a cuore la convivenza civile e il rispetto delle diverse opinioni può cominciare a rifletterci.

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21 gennaio 2010

fonte:  http://valentini.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01/21/emma-boninoemmatar-cioe-il-diavolo/

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RISPOSTA A EMMATAR!

TASSE – Sopra i 150 mila euro quasi tutti dipendenti e pensionati

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Gli ultimi dati delle Entrate

Tasse, sopra i 150 mila euro
quasi tutti dipendenti e pensionati

I professionisti con il reddito medio più elevato. Il grosso di artigiani e commercianti guadagna circa 18mila euro

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ROMA – Già quelli che dichiarano al Fisco redditi elevati sono pochi, ma poi sono quasi tutti lavoratori dipendenti o pensionati. Basti dire che su appena 149 mila contribuenti che nel 2009 hanno denunciato redditi superiori a 150 mila euro, ben 129 mila hanno la ritenuta alla fonte, cioè redditi da lavoro dipendente o da pensione. Il dato si ricava dalle elaborazioni dell’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, sulle denunce delle persone fisiche (anno d’imposta 2008) scomposte per categoria. Sono infatti 90.316 i lavoratori dipendenti che hanno dichiarato al Fisco più di 150 mila euro. Ai quali devono sommarsi 38.962 pensionati «ricchi», per un totale di 129.278. Insomma, agli occhi del Fisco i cittadini che guadagnano bene continuano ad ess e r e una rarità: 149.323 per la precisione, cioè lo 0,3% del totale (circa 41,7 milioni di contribuenti), ovvero 3 contribuenti su mille. E sono nell’86% dei casi dipendenti o pensionati, soggetti cioè che hanno meno possibilità di evadere. Gli altri 20.045 sono o lavoratori autonomi o contribuenti che hanno solo redditi da terreni e fabbricati o partecipazione e rappresentano appena lo 0,04% di tutti i contribuenti. Le nuove tabelle dell’Agenzia delle entrate consentono però anche di fare alcune considerazioni su come la crisi ha colpito le diverse categorie e segnalano, un po’ a sorpresa, che l’incremento maggiore del reddito medio dichiarato si ha tra i professionisti, che hanno aumentato del 3,3% l’imponibile medio rispetto a un anno prima. In sofferenza, invece, artigiani e commercianti.

I redditi dei dipendenti e dei pensionati
I contribuenti che hanno denunciato redditi da lavoro dipendente per l’anno d’imposta 2008 sono stati poco più di 21 milioni. Il reddito medio dichiarato è stato di 21.660 euro (1.805 euro al mese), l’1,12% in più rispetto al 2007. Ciò significa che operai e impiegati hanno subito una secca perdita del potere d’acquisto, visto che nel 2008 l’inflazione è stata del 3,3%. L’incremento delle retribuzioni, insomma, non ha tenuto il passo con quello dei prezzi. Meno colpiti i 15 milioni di pensionati, i cui redditi, in media pari a 17.070 euro (1.422 euro al mese), sono cresciuti del 2,15%, comunque meno del costo della vita. Dalla scomposizione per fasce di reddito si vede che il grosso dei lavoratori dipendenti si concentra tra 10 mila e 50mila euro, ma ci sono circa 5,2 milioni di contribuenti sotto i 10 mila euro. Passando ai pensionati, anche qui il gruppo maggiore, con 9milioni di persone, si trova tra 10 mila e 50mila euro, ma quelle che stanno sotto 10 mila euro sono ben 5,7 milioni. In conclusione, circa 11 milioni di contribuenti con redditi da lavoro dipendente o da pensione denuncia meno di 833 euro al mese, anche se va detto che una parte di questi probabilmente dichiara anche redditi di natura diversa (autonomo, immobiliare, eccetera).

I lavoratori autonomi
Le tabelle dell’Agenzia consentono di fotografare la realtà del lavoro autonomo distinguendo i diversi regimi di contabilità ed evitando quindi di mettere in un unico calderone situazioni molto diverse tra loro, di confondere per esempio la piccola bottega di paese con il professionista affermato. Il gruppo principale è rappresentato dai contribuenti con reddito d’impresa in contabilità semplificata, in gran parte artigiani e commercianti. Si tratta di un milione e mezzo di dichiarazioni, per un reddito medio di 17.977 euro (1.498 euro al mese), appena sopra quello dei pensionati, e solo lo 0,65% in più di quanto dichiarato per il 2007. Entrando ancora di più nel dettaglio, si va dai 9 mila euro denunciati dai lavoratori impegnati nell’agricoltura o nella pesca ai 26 mila di chi ha attività finanziarie e assicurative, passando per i 13.907 euro di alberghi e ristoranti, i 18.301 di commercianti e meccanici, i 18.611 di noleggiatori e agenti di viaggio, i 19.320 degli agenti immobiliari. Ma ci sono anche 217 mila contribuenti autonomi in regime di contabilità ordinaria, quindi con un volume d’affari maggiore, che hanno dichiarato in media per il 2008 33.149 euro (2.762 euro al mese), qui addirittura con un calo dell’1% rispetto a quanto denunciato l’anno prima, con una punta negativa nelle attività finanziarie e assicurative, dove il reddito medio scende dagli 85.000 euro del 2007 a 78.500. Male anche le attività immobiliari (in media quasi 2mila euro in meno) e quelle del commercio. Andamenti che probabilmente hanno risentito della recessione, partita proprio nel 2008, con un calo del prodotto interno lordo dell’1%.

I professionisti
I circa 700 mila contribuenti con redditi da lavoro autonomo, in buona parte identificabili con i professionisti, hanno invece dichiarato mediamente 44.266 euro (3.688 euro al mese), con un incremento del 3,3% rispetto all’anno prima. In particolare, i 437 mila contribuenti con attività professionali, scientifiche e tecniche hanno denunciato per il 2008 43.457 euro contro i 42.675 euro del 2007. In forte miglioramento anche i contribuenti del mondo dello sport e dello spettacolo, che passano da circa 40 mila a 42.500 euro. Qui potrebbe aver pesato una maggior propensione a pagare le tasse che, osservano i tecnici dell’Agenzia, si è riscontrata nei consistenti aumenti delle dichiarazioni medie in particolare al Sud, dove comunque si partiva e si è ancora su livelli bassi.

I «contribuenti minimi»
Per completare la panoramica sui lavoratori autonomi vanno infine aggiunte circa 500 mila persone che hanno scelto il regime introdotto dalla Finanziaria 2008 per i cosiddetti «contribuenti minimi». Sono quelli che hanno redditi così ridotti (fino a 30 mila euro di ricavi lordi) che pagano le imposte a forfait con un’aliquota del 20% sui guadagni (ricavi meno costi) in alternativa a Irpef, Irap e Iva.

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Enrico Marro
31 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_31/tasse_400eaaa8-0e42-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml