Archive | gennaio 3, 2010

Aids, da domani i sieropositivi potranno entrare in Usa

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Da domani «le persone sieropositive potranno entrare, viaggiare, lavorare e risiedere negli Stati Uniti d’America, cosa proibita fino a oggi. Diventa infatti esecutiva da lunedì 4 gennaio 2010 la legge, depositata lo scorso 2 novembre, che cancella il divieto di ingresso e permanenza negli Stati Uniti per le persone affette da Hiv/Aids, in vigore dal 1987». Lo afferma la Lega italiana per la lotta contro l’Aids (Lila).

«È finalmente finita una ingiusta e pericolosa discriminazione, che per oltre vent’anni ha provocato divisioni nelle famiglie, perdite di opportunità di lavoro, e difficoltà nel seguire le terapie, per tante persone sieropositive», ha dichiarato la presidente Lila Alessandra Cerioli. «Dopo anni di battaglie delle associazioni e delle istituzioni internazionali che combattono l’Aids – ha proseguito – è stato eliminato un divieto assurdo, giustificato dal solo pregiudizio, privo di alcun ragionevole fondamento o di evidenza scientifica. E totalmente inutile, se non dannoso».

La Lila, soddisfatta per questo importante obiettivo raggiunto, ricorda però che in tanti Paesi il divieto di ingresso e permanenza per le persone sieropositive ancora sussiste. In Cina, per esempio, dove si terrà l’Expo 2010. E poi Russia, Australia, Canada, per un totale di circa 60 nazioni che presentano restrizioni su ingresso o permanenza, e 27 che prevedono la deportazione. Per rimanere nella regione europea (Europa dell’Est e Asia centrale), sottolinea la Lila, «sono 21 i Paesi che considerano ancora le persone sieropositive una minaccia per la salute pubblica e hanno norme discriminatorie».

La notizia della fine del divieto, precisa l’associazione, «è arrivata a fine ottobre, quando è stato siglato, sempre da Barack Obama, il Ryan White Hiv/Aids Treatment Extension Act, accompagnata dall’annuncio della volontà di tenere nel 2012 la Conferenza mondiale sull’Aids proprio negli Stati Uniti». In previsione della prossima Conferenza sull’Aids, che si terrà a Vienna nel 2010, Lila insieme alle altre associazioni europee «si sta battendo – ha rilevato Cerioli – perchè un segnale forte dell’impegno nella lotta contro stigma e discriminazione arrivi proprio dall’Europa. Il segnale che ci aspettiamo – ha concluso – è che i Paesi europei e confinanti cancellino queste norme restrittive entro la fine del 2010».

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03 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93282

SOLIDARIETA’ PER CUBA: Campagna per l’acquisto di farmaco antitumorale destinato ai bambini

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Contro il bloqueo: solidarietà attiva!

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Ogni anno a Cuba circa 80 bambini si ammalano di un cancro renale o di un sarcoma.
Al fine di trattare questi tumori, è necessaria una chemioterapia combinata di diversi medicamenti.
Questi medicamenti sono prodotti a Cuba, ad eccezione dell’Actinomicina-D. Questo farmaco veniva importato dal Messico fino a quando l’azienda  multinazionale nordamericana Merck&Co ne a acquistato la fabbrica. A causa dell’embargo USA, tuttora in vigore, la Merck&Co -che è praticamente la sola a fabbricare questo prodotto farmaceutico- è soggetta al divieto di venderlo a Cuba. Non è più dunque possibile trattare questi tumori dei bambini in maniera efficace.

Quali sono le conseguenze per i bambini? Senza questo farmaco il trattamento medico è menoefficace e il successo di guarigione, che di solito si attesta al 70-80%, crolla drasticamente. Risulta evidente che molti meno bambini potranno essere guariti.

L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sosterrà la campagna europea per l’acquisto del farmaco antitumorale per bambini.

INFO: http://www.italia-cuba.it – amicuba@tiscali.it – tel. 02-680862 per contributi destinati a questa campagna.
Se puoi passa parola!

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03 gennaio 2010

fonte:  http://www.achabblog.blogspot.com/

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Maltempo, arriva il grande freddo: Nuovo peggioramento e nevicate

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Temperature sotto lo zero nelle città del nord, neve al centro e in pianura

Problemi per le mareggiate alle Eolie, Capri, in Liguria e nel Lazio. Ripartiti i traghetti nel golfo di Napoli

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Maltempo, arriva il grande freddo nuovo peggioramento e nevicateFirenze, piazzale Michelangelo sotto la neve

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ROMA – E’ di nuovo allerta meteo. Un nuovo peggioramento, spiega la Protezione civile, è in arrivo su tutta l’Italia, specie sulle regioni centro-settentrionali, con nevicate anche a bassa quota sulle regioni del nord e anche su quelle centrali. Non si esclude dunque che anche il Centro si copra di bianco “al di sopra – avvisa il Dipartimento – dei 500-800 metri. Sarà bene, per chi si metterà in viaggio nelle prossime ore, non dimenticare catene o pneumatici termici, andare a velocità moderata e rispettare le distanze di sicurezza.

Allerta neve a Milano. Il vicesindaco Riccardo De Corato annuncia che “a partire dalle 4 di lunedì 4 gennaio partirà il preposizionamento dei mezzi spargisale e spazzaneve presso i punti d’incontro”. Secondo le previsioni, dalle prime ore del mattino fino alle ore 12 potrebbero accumularsi fino a cinque centimetri di neve. Martedì, fino a dieci centimetri.

La Toscana torna alla normalità. Si contano i danni mentre si cerca di ristabilire la normalità dopo le inondazioni dei giorni scorsi, ma è allerta neve dalla mezzanotte alle 22 di lunedì nelle province di Firenze, Prato, Pistoia, Pisa, Lucca e Massa-Carrara. Previste nevicate moderate anche in pianura. Il rischio è di problemi per la circolazione.

Savona, stato di calamità. Il sindaco di Albenga, in provincia di Savona, ha chiesto lo stato di calamità per le forti mareggiate di questi giorni. Un automobilista ha cercato di percorrere la litoranea per Ceriale ma è rimasto imprigionato nell’acqua e salvato dai vigili del fuoco. Gli abitanti della zona si sono svegliati davanti a uno spettacolo surreale: l’acqua ha superato la passeggiata ed è arrivata fin sulla terraferma per alcune centinaia di metri, ha raggiunto la piscina comunale e allagato alcuni garage.


Mareggiate nel Lazio. Nel Lazio sono iniziati a Torvajanica, nel Comune di Pomezia, i lavori per la realizzazione di una scogliera provvisoria a protezione del centro abitato dopo le mareggiate dei giorni scorsi che hanno eroso parte della spiaggia e minacciato alcuni locali pubblici e una palazzina. Nei giorni scorsi si erano resi necessari altri interventi all’idroscalo di Ostia prima che la situazione si stabilizzasse.

Le Eolie contano i danni. Anche qui la furia del mare ha lasciato il segno. A Lipari, il mare ha invaso l’abitato di San Gaetano e il lungomare. A Salina danni nel borgo di Lingua: l’acqua ha invaso alberghi e case. I sindaci delle Eolie Mariano Bruno e Massimo Lo Schiavo hanno di nuovo chiesto l’intervento della Protezione civile.

Turisti bloccati sulle isole. Alcuni dei 300 turisti bloccati da tre giorni alle Eolie causa maltempo, hanno chiamato un servizio privato di elicotteri per raggiungere Milazzo, da dove poi, nel pomeriggio, è partita una nave Siremar, carica di passeggeri e pendolari, che ha toccato prima Salina, poi Lipari e Vulcano. Restano isolate Stromboli e Ginostra, e Panarea, Alicudi e Filicudi. E si contano i danni. A Lipari numerosi i negozi e gli alberghi invasi dalle acque. Case allagate a Tusa, nel Messinese.

Golfo di Napoli. Danni, caos e tensioni da Vietri sul Mare a Positano e nel porto di Capri, dove ieri una mareggiata ha lasciato acqua e sabbia nelle biglietterie di tutte le compagnie di navigazione e ha causato anche seri danni allo stabilimento balneare “Lo smeraldo”. Centinaia di persone, ferme sull’isola da due giorni per il blocco dei collegamenti via mare, hanno atteso per ore di poter partire ma fino alle 11 niente biglietti per via dei computer in tilt e di un black out elettrico. Traffico rallentato nell’area del porto e carabinieri a placare gli animi dei malcapitati.

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03 gennaio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/maltempo-3/maltempo-3gen/maltempo-3gen.html?rss

Il primo maggio degli immigrati. Se tutti incrociassero le braccia…

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Immigrati – Napoli

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di Mariagrazia Gerina

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“Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che lavorano in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno?”. La domanda non è per niente retorica. E lo sarà ancora meno se il tam-tam lanciato nella rete dal comitato “primo marzo 2010” dovesse funzionare. Obiettivo: organizzare “una grande manifestazione di protesta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società”. Una sorta di “primo maggio” degli immigrati, anzi il “primo marzo”. Perché questa è la data scelta per lanciare lo sciopero generale di chi vive e lavora nel nostro paese ma deve ancora lottare per avere gli stessi diritti degli altri.

L’idea è nata in Francia dove da alcuni mesi è partito il movimento per “La journée sans immigrés: 24h sans nous”. Ovvero: “La giornata senza immigrati: 24 ore senza di noi”.

In Italia, il movimento ha già un sito (http://primomarzo2010.blogspot.com) e un gruppo su facebook. E comitati promotori sono nati in questi giorni a Roma, Perugia, Prato, Imola e Palermo.

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02 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93269

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Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri

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domenica 3 gennaio 2010

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Indirizzi e nuovi comitati

Tra fine anno e i primissimi giorni di gennaio sono nati ufficialmente diversi comitati locali. Quelli di Roma, Palermo e Milano sono presenti su FaceBook e li trovate digitando “Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri” e la città di riferimento. Quello di Napoli, per il momento, è contattabile solo via email.
Altri gruppi sono in costituzione a Vicenza, Prato, Perugia, Imola.
Il coordinamento nazionale ha sede a Milano.

– Per costituire un comitato locale, scrivete all’indirizzo: primomarzo2010comitati@gmail.com
– Per essere inseriti in mailing list (passaggio indispensabile per ricevere aggiornamenti puntuali) mandare una mail a primomarzo2010@gmail.com specificando nell’oggetto scrizione e indicando la città di residenza.
– Per info relative alle attività territoriali, contattare i singoli comitati.

coordinamento nazionale: primomarzo2010@gmail.com
comitato di Roma: primomarzo2010roma@gmail.com
comitato di Palermo: primomarzo2010palermo@gmail.com
comitato di Napoli: primomarzo2010napoli@gmail.com
comitato di Milano: primomarzo2010milano@gmail.com
costituzione comitati: primomarzo2010comitati@gmail.com

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fonte:  http://primomarzo2010.blogspot.com/

Il capitano Ultimo torna a Palermo: “Riunisco la squadra antimafia” / Reggio Calabria, bomba al tribunale ad alto potenziale, danni, ma nessun ferito

IL RACCONTO/Nel ’93 catturarono Riina, il 15 gennaio saranno alla Festa della legalità

“Combattere tutta la vita e finire sotto processo è un destino che non avevo previsto”

Il capitano Ultimo torna a Palermo
“Riunisco la squadra antimafia”

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di PINO CORRIAS

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Il capitano Ultimo torna a Palermo "Riunisco la squadra antimafia"
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ROMA – Al telefono dice: “Si chiamerà Festa della legalità, Palermo, 15 gennaio prossimo, anniversario in cui celebriamo la cattura di Salvatore Riina: vittoria dello Stato contro Cosa Nostra. Sarà una festa pubblica, con musica e qualche racconto”.
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Ci saranno Gigi D’Alessio e Cristiano De Andrè. Ci saranno tutti i vecchi della squadra, Arciere, Vichingo, Omar, Oscar, Pirata, Nello, Barbaro, Aspide, Ombra. Ci sarà il generale Mario Mori che allora ci guidava. Ci sarà un sacco di gente, servitori dello Stato e popolo, come è giusto che sia”. Sarebbe la prima volta, gli dico. “La prima di una serie, se vuole ne parliamo”.
Quando vuole. “La trovo io”.
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Tre giorni dopo sbuca dal flusso della folla. Si mette a camminare di fianco, dice: “Eccomi qua”. Ha calzoni mimetici, sneakers ai piedi, giaccone militare verde, sciarpa elastica al collo. È magro e veloce. Sembra un volto tra tanti. Invece è Sergio De Caprio, ex Capitano Ultimo, ora colonnello dei carabinieri, allenato a vivere mimetizzato da quando Cosa nostra lo ha condannato a morte diciassette anni fa. Dal giorno in cui con i suoi nove uomini della Crimor, dopo duecento giorni di indagini, appostamenti e notti insonni bloccarono dentro al traffico di Palermo l’auto su cui viaggiava Toto Riina, gli spalancarono la portiera, lo sfilarono dal sedile, lo stesero sull’asfalto a faccia in giù, gli dissero “Carabinieri! Lei è in arresto” e gli serrarono le manette ai polsi dopo 23 anni, 6 mesi e 8 giorni di latitanza.
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Era il 15 gennaio 1993. Ore 8,55. Uscita del condominio di via Bernini 54. Hanno appena fotografato la piccola Citroen guidata da Salvatore Biondino, che scivola con passeggero a bordo in mezzo alle quattro auto appostate lungo le vie di fuga. Aspettano quell’auto da due giorni. Da quando il pentito Balduccio di Maggio ha riconosciuto, in una registrazione filmata davanti a quei cancelli, Ninetta Bagarella, la moglie di Riina. I ragazzi di Ultimo presidiano quell’uscita da dentro la Balena, un furgone bianco scassato parcheggiato sul marciapiede opposto. Segnalano l’auto via radio. Segnalano il passeggero a bordo. Balduccio di Maggio che è con loro in Balena, vede e riconosce il boss. Adrenalina corre.

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Le quattro auto meticce degli investigatori si staccano dai marciapiedi e si mettono in scia. Un chilometro di traffico, fino allo slargo del Motel Agip sulla circonvallazione, quando le auto accerchiano, e i ragazzi scendono, bloccano, arrestano, e poi filano via, senza luci, senza sgommate, senza sirene, verso l’approdo della Caserma Bonsignore dove in un minuto si irradia la notizia che allaga le agenzie di stampa, i telegiornali. Mentre tutti i vertici dell’arma convergono intorno a Giancarlo Caselli, il procuratore capo di Palermo, coordinatore delle indagini che sembrano chiudersi proprio in quei minuti, con la prima vittoria dello Stato, sette mesi dopo i boati di Capaci e poi di via D’Amelio.
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Da allora la vita investigativa di Ultimo e del suo gruppo di uomini invisibili è diventata una salita. C’è stato il processo per la mancata perquisizione del covo di Riina. C’è stato lo smantellamento della squadra. Arciere è finito a Pinerolo, Vichingo in una stazione di Asti, Pirata, Omar e Oscar si sono dimessi, gli altri dispersi in altri nuclei. Il processo e l’accusa lo hanno reso furente: favoreggiamento di Cosa nostra. L’assoluzione (con formula piena) non ha ancora rimarginato le ferite. “Combattere tutta la vita la mafia e finire sotto processo accusato di averla favorita è un destino che non avevo previsto. Ho vissuto sospeso su un filo a mille metri d’altezza. Senza rete, senza sonno”.
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La risalita comincia ora. Con l’incarico alla guida del Noe, il Nucleo ecologico dei Carabinieri, una trentina di distaccamenti sul territorio nazionale a caccia di ecomafie, traffici illegali, ecoterrorismo. Ma anche con iniziative fuori dall’Arma, sul territorio, con l’associazione Volontari del Capitano Ultimo, una casa famiglia al Prenestino, 30 ettari di periferia romana, assegnata dall’allora sindaco Veltroni, confermata da Alemanno, risistemata, con 600 mila euro, grazie a Raul Bova, l’attore, e alla nazionale cantanti, dove verranno ospitati ragazzi difficili, “i più deboli, gli ultimi”.
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E adesso con questa serata al Palauditore di Palermo, la Festa della legalità. Nessun problema per la sicurezza? Ultimo sorride: “La sicurezza è un problema del Prefetto. Ma noi possiamo sempre dare una mano, visto che ci saranno tutti i vecchi dei Reparti speciali, quelli del nucleo scorte di Palermo, un sacco di brava gente”.
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La serata, con il pianoforte di Gigi D’Alessio e la chitarra di Cristiano De Andrè, servirà a raccogliere fondi per inaugurare la Casa famiglia, e anche un po’ a raccontarsi. “E ringraziare i servitori dello Stato, quelli che ogni giorno danno la vita e qualche volta il sangue. Quelli che non hanno mai fatto trattative con la mafia, perché con la mafia non si tratta, ma si accerchia, si isola e si distrugge”. Per raccontare un po’ di quegli istanti che hanno nutrito le loro vite e la loro solitudine. “Per regalarci un po’ di luce, dopo la penombra”.

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03 gennaio 2010
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Un ordigno costruito con lo stesso materiale utilizzato per le estorsioni a commercianti
e imprenditori, è esploso poco prima dell’alba vicino all’ingresso degli uffici giudiziari

Reggio Calabria, bomba al tribunale ad alto potenziale, danni, ma nessun ferito

Dopo il vertice in Prefettura: “E’ la risposta alle confische dei beni dei mafiosi”. Napolitano:”Pieno sostegno ai magistrati”

Reggio Calabria, bomba al tribunale alto potenziale, danni, ma nessun feritoIl Tribunale di Reggio Calabria

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REGGIO CALABRIA – Non ci sono dubbi sull’origine Mafiosa dell’attentato compiuto nelle prime ore dell’alba di oggi, contro la Procura generale di Reggio Calabria. A questa conclusioni sono giunti anche i responsabili delle forze dell’ordine e della magistratura che hanno partecipato alla riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato d’urgenza dal prefetto Francesco Musolino, che tra qualche giorno lascerà la città dello stretto per raggiungere la sede di Genova.
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All’incontro hanno partecipato il procuratore generale, Salvatore Di Landro, l’Avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi, il procuratore aggiunto della Repubblica, Michele Prestipino e i vertici provinciali delle forze dell’ordine.
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La risposta alle confische. Nel corso della riunione, durata circa due ore, avrebbe trovato conferma anche l’ipotesi che il movente sia da ricercare nell’opera di contrasto alla ‘ndrangheta condotta dalla Procura generale sotto il profilo del sequestro e della confisca di beni ai mafiosi e nella delicatezza di alcuni procedimenti che sono pendenti davanti ai giudici di secondo grado e che riguardano le cosche più importanti della città e della provincia.
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L’attentato. L’ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, è stato fatto esplodere all’alba davanti all’ingresso degli uffici giudiziari di Reggio Calabria. Nessun ferito, data l’ora, ma alcuni danni. Il Procuratore generale Salvatore Di Landro non ha dubbi: “E’ un attacco diretto all’attività della Procura contro la criminalità organizzata”. Circa venti minuti dopo, un’altra bomba, con le stesse modalità, è scoppiata davanti a una pescheria nel rione S. Caterina.
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Lo stesso materiale per le estorsioni. L’esplosione di Palazzo di Giustizia ha provocato danni al portone, scardinando un’inferriata. In quel momento non c’erano passanti e nessuno si è fatto male. La bomba è stata confezionata con lo stesso materiale utilizzato durante i quotidiani tentativi di estorsione da parte della ‘ndrangheta ai danni di commercianti e imprenditori del capoluogo calabrese.

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L’ordigno era composto da una bombola con 20 chili di gas liquido alla quale era stata applicata una quantità ancora imprecisata di tritolo e una miccia. Le indagini sull’episodio sono condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, che al momento non escludono alcuna ipotesi.
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Le due persone sullo scooter. La deflagrazione è avvenuta poco prima delle 5 di stamane, in un momento in cui la strada era deserta, anche perchè quella parte del centro storico della città dello Stretto, in prossimità di piazza Castello, è caratterizzata soprattutto dalla presenza di uffici ed è dunque scarsamente abitata. Secondo i primi accertamenti, dalle telecamere di sorveglianza sarebbero state viste due persone coperte da un casco integrale – al momento ancora ignote – che si sono avvicinate al portone della Procura generale a bordo di uno scooter.
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L’analisi delle immagini.
Oltre al portone di ingresso, l’esplosione ha danneggiato gli altri infissi della struttura che ospita la Procura generale, attigua a quella in cui si trovano le aule e le cancellerie dei giudici di pace. Per fare il punto sull’inquietante episodio è in corso un vertice tra i magistrati e le forze dell’ordine, coordinato dal procuratore generale, Salvatore Di Landro. Accertamenti in atto anche da parte della Digos, che sta analizzando le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso.
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Il sostegno di Napolitano. “Appresa la notizia del grave atto intimidatorio di questa notte, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso ai capi degli uffici requirenti della città la sua solidarietà e la vicinanza del Paese a tutti i magistrati reggini. Il Capo dello Stato -rende noto un comunicato del Quirinale- ha manifestato il convinto apprezzamento e il forte incoraggiamento alla tenace azione, assieme alle forze dell’Ordine, di contrasto della criminalità, assicurando il pieno sostegno delle istituzioni”.
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“Un clima pesante”. “E’ un atto di una gravità inaudita e si respira un clima molto pesante. Bisogna fare fronte comune per evitare che i poteri criminali attentino alla democrazia”. E’ il commento a caldo del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. “La Calabria vera – ha aggiunto Loiero – è vicina ai magistrati reggini che non si faranno certamente intimidire da episodi anche così pesanti, come non si sono mai fatti intimidire in passato”.
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Il procuratore generale Salvatore Di Landro, incontrando i giornalisti, ha espresso molta preoccupazione per il grave atto intimidatorio. L’alto magistrato ha affermato che, in un primo momento, si era pensato che il gesto fosse rivolto contro gli uffici del giudice di Pace, successivamente però, vista la potenzialità dell’ordigno e le modalità professionali con cui lo stesso è stato costruito e posizionato, è prevalsa l’ipotesi che l’attacco sia rivolto agli uffici della Procura generale.
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“Qui si confiscano i beni dei mafiosi”. “Voglio ricordare – ha detto Di Landro – che l’ufficio della Procura si occupa della confisca e del sequestro dei beni, e dei procedimenti di appello contro le cosche della criminalità organizzata. Chiederò nel corso del vertice con il prefetto maggiori controlli delle forze dell’ordine e maggiore vigilanza dei nostri uffici, ma soprattutto un maggior controllo da parte degli uffici preposti”.
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“Il segno di una rottura col passato”. “E’ un fatto di una gravità senza dimensione, un attacco diretto all’ufficio che evidentemente, negli ultimi tempi, ha segnato una rottura col passato”. A dirlo è Franco Mollace, per anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata come pm della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e, dal 10 dicembre scorso, nominato sostituto procuratore generale a Reggio.
“E’ un segnale diretto – ha aggiunto – per l’attività che abbiamo in corso e per quello che in futuro si potrà fare. E’ evidente un indirizzo nuovo dell’ufficio e certamente non gradito alla criminalità organizzatà”.
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Gli altri attentati. A Bovalino (Reggio Calabria) – come riferisce un sito locale – il 29 dicembre scorso è stata bruciata l’auto del titolare di un locale per giochi e scommesse. Era l’avvertimento di due estorsori che il giorno prima avevano fatto trovare delle lettere sotto le saracinesche di otto negozi, con le quali chiedevano tangenti da 3000 a 5000 euro. Gli otto commercianti si sono rivolti subito al commissariato ed hanno permesso così l’arresto dei due estortori.
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“Un segnale incoraggiante – ha commentato il dottor Luciano Rindone, capo del commissariato – che probabilmente annuncia un’inversione di tendenza di chi è vittima di vessazioni da parte della ‘ndrangheta, simile a quella della riscossa cominciata in Sicilia a Capo d’Orlando”.
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I parenti del pentito Di Giovine. Un altro attentato era stato compiuto prima di Natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine. Di Giovine è considerato dagli investigatori un boss della ‘ndrangheta operante a Milano e trafficante di armi e droga.
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Tra l’altro, recentemente, il suo avvocato ha chiesto la sua audizione da parte della Commissione sulle ecomafie dopo che Di Giovine avrebbe riferito di essere a conoscenza di particolari sull’affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi nei mari italiani.
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Il sindaco di Reggio. Giuseppe Scopelliti ha detto: “A nome della città esprimo vicinanza e solidarietà al Procuratore Generale e a tutti gli altri magistrati della giurisdizione della Corte d’appello. Si tratta di un episodio mai registrato prima d’ora e lo stesso giunge in un momento molto delicato per la vita socio-economica di questa terra, che vede la magistratura impegnata nella lotta contro la famiglie della criminalità organizzata”.
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“I sequestri e la confisca dei patrimoni accumulati – ha aggiunto – e tutte le altre misure di prevenzione, uniti ai processi pendenti in Corte d’appello, continuano a produrre nervosismo nelle forze dell’antistato”.
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Marco Minniti (Pd). “Questo minaccioso avvertimento mafioso assume un significato particolarmente grave, se si tiene conto che punta a indebolire l’azione di contrasto contro la ‘ndrangheta che dalla magistratura in questi ultimi anni ha ricevuto colpi durissimi”, ha detto il deputato del Pd, Marco Minniti. “Il Governo – ha poi aggiunto – si attivi per garantire ai magistrati reggini, e a tutte le donne e gli uomini impegnati a combattere la mafia, condizioni sempre maggiori di sicurezza e serenità nel proprio lavoro”.
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03 gennaio 2010
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CRAXISMI – Perché si riabilita Craxi / L’offensiva del premier e la Terza Repubblica / Gli ipocriti della corruzione / Grand tour Bettino

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Come è labile la memoria degli Italiani, e com’è difficile portarli ad un corretto ragionamento politico, quando le trombette ed i tromboni della disinformazione non cessano di sputacchiare in ogni dove e ad ogni come le loro ‘presunte’ verità, al solo scopo di permettere al Dux di turno di continuare indisturbato non solo al sacco di Roma, ma dell’Italia intera.

Così la difesa di Craxi non è altro che la difesa di sè, quando si tenta (e forse un giorno si riesce) di far passare il principio di una persecuzione giudiziaria che se ha colpito indebitamente Craxi così può fare (o fa) con Berlusconi. Craxi non si sottrasse, però, è giusto sottolinearlo, alle imputazioni derivategli dall’inchiesta di Mani Pulite ma, anzi, se ne accollò ogni responsabilità. Con il difetto di avere stabilito una unica, ed esile, tesi difensiva, che proclamava il “Così fan tutti”. Craxi Principe dei Ladri? No, solo uno dei tanti. Perché non rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma solo per sè, come ha stabilito, condannandolo, la Giustizia italiana e il Tribunale di Strasburgo quando ha rigettato il suo tentativo di appello: CONDANNATO NON IN QUANTO SOGGETTO POLITICO, MA IN QUANTO LADRO

E tuttavia, assistiamo oggi ad una negazione ed un ribaltamento dei fatti, con la ‘libera’ stampa padronale (vedi il Giornale: L’Italia degli ipocriti: il silenzio dei miracolati da Bettino Craxi) che si spinge oltre, fino a chiamare alle armi i ‘correi’ (politicamente e ideologicamente) prontamente e decisamente se non vogliono che si affibbi loro il ‘marchio di Caino’.

Dulcis in fundo, dopo una disamina illuminante di Curzio Maltese scritta in tempi non sospetti, un pezzo di tal Ferrara Giuliano che parla di ipocriti della corruzione, anche questo datato (1992) ma è che è rivelatore della lungimiranza (e delle strategie a lungo periodo) dello stratega berlusconiano. Diceva, in sostanza, ‘state attenti, cari compagni-camerati, non siete diversi da Lui. Se lo farete cadere, cadrete tutti’.

mauro

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Si è sottratto alla giustizia. Voleva una riforma della Costituzione. E si considerava un perseguitato. Così, nel decennale della scomparsa, il fantasma di Bettino viene usato per gli interessi del Cavaliere

Perché si riabilita Craxi

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di Alessandro Gilioli

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Il 19 gennaio prossimo, si sa, ricorre il decennale della morte di Bettino Craxi: ma, già nelle settimane precedenti l’anniversario, il fantasma del leader socialista ha iniziato a circolare parecchio nei palazzi della politica. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha proposto di onorarne la memoria con una via o un parco. Una cerimonia si svolgerà al Senato, presenti le alte cariche dello Stato. Un’altra commemorazione si terrà a Hammamet, dove Craxi è scomparso. Il regista Marco Bellocchio ha annunciato un film su di lui. I figli Bobo e Stefania, seppur divisi da rancori personali e contrapposizioni poitiche (lui sta con il centrosinistra, lei con il Pdl) appaiono su giornali e in tivù a ricordare a tutti la “modernità” del pensiero “lib-lab” del padre.
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Il giudizio su Craxi politico, naturalmente, dovrebbe appartenere ormai più agli storici che ai politici: ed è materia semiaccademica capire se, nell’esame complessivo, prevalgano gli aspetti positivi (come il tentativo di far uscire l’Italia dal dualismo delle grandi chiese Pci-Dc e lo sguardo aperto oltre le divisioni create dal Muro di Berlino) o quelli negativi (la riduzione di un grande partito a un comitato d’affari, l’illegalità come prassi diffusa a ogni livello, la politica ridotta a strumento di gestione del potere e del denaro).
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Restano, tuttavia, alcune certezze non molto discutibili sul piano politico e fornite dalla cronaca di quei tempi: Bettino Craxi è morto latitante e non esule, con dieci anni di carcere comminati da sentenze definitive passate in giudicato (quindi con magistrati e corti diverse), mentre altri processi non sono giunti a termine, per l’imputato Craxi, proprio per la sua scomparsa.
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Resta anche il fatto indubitabile che Bettino Craxi ha scelto di sottrarsi alla giustizia e di difendersi non nei processi ma dai processi, trascorrendo gli ultimi anni sotto la protezione di un dittatore golpista, il tunisino Ben Ali, amico da molti anni dell’ex leader socialista. E forse proprio questa scelta di Craxi – sottrarsi al suo giudice naturale autodefinendosi “perseguitato” dai magistrati – può fornire una tra le chiavi di lettura della sua rivalutazione attuale: la strategia, evidentemente, è molto simile a quella usata oggi da Berlusconi.

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Se si riabilita Craxi, insomma, si legittima il diritto di un leader politico a difendersi non nei processi ma dai processi. E si stabilisce che un politico non possa essere biasimato – tutt’altro – se si rifiuta di accettare il suo giudice naturale come qualsiasi altro comune mortale.
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Ma nell’attuale revisionismo storico su Bettino, a dieci anni dalla morte, c’è qualcosa di ancora più importante e attuale. E qui entra in ballo il Craxi “riformista”: quello che per primo, giunto a Palazzo Chigi, lamentava che il suo “decisionismo” fosse frenato dalla “eccessiva frammentazione dei poteri” stabilita dalla Costituzione, sicché in Italia bisognava fare una Grande Riforma in senso presidenzialista. Come si sa, il progetto di Craxi fu frenato dalla diffidenza dei due grandi partiti, Dc e Pci, e si trasformò alla fine, semplicemente, in un sistema di potere condiviso con i due più potenti esponenti democristiani dell’epoca, Andreotti e Forlani. Lo stesso Craxi, anni dopo, definì “un inutile abbaiare alla luna” quel suo disegno di revisione della Costituzione.
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Oggi, tuttavia, esso torna utilissimo a Silvio Berlusconi e ai suoi, che hanno dichiarato il 2010 “l’anno delle riforme” e si apprestano a mettere le mani sulla Costituzione del 1948. Se questa era già vecchia nel 1984 – è il pensiero che viene fatto passare – figurarsi se non lo è un quarto di secolo dopo. E se Craxi non è riuscito nel suo progetto presidenzialista perchè allora c’erano la Dc e il Pci, adesso che questi ostacoli non ci sono più è il momento di passare dalle parole ai fatti.
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Insomma, la beatificazione attuale di Bettino trascende di molto il complesso giudizio storico su quello che fu il politico, l’uomo e lo statista Craxi. Ed è un’arma in più, nella battaglia politica in corso, per sancire il diritto di Berlusconi a non farsi giudicare e per ribadire l’esigenza di riformare la Costituzione per dare a Berlusconi più poteri. E’ un’arma che viene usata senza freni sui giornali e sulle televisioni, proprio per la sua straordinaria utilità nel presente. Ed è un’arma contro la quale il Pd non riesce a contrappore nulla, intimidito dall’ipotesi che – solo a svelare lo spregiudicato uso politico fatto oggi di quel fantasma – si possa passare per il “partito dell’odio”

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29 dicembre 2009

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-si-riabilita-craxi/2118374&ref=hpsp

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L’offensiva del premier e la Terza Repubblica

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di CURZIO MALTESE
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MAI come in questi giorni Silvio Berlusconi ha dato la spaventosa impressione di uno capace di tutto pur di conservare e aumentare il proprio potere. Qualche illuso anche di sinistra aveva immaginato che il premier, dopo le condanne del caso Mondadori, avrebbe scaricato Previti e vestito i panni del pacificatore. Al contrario, Berlusconi si comporta come un Previti al cubo, attacca e insulta, si fa beffe dei moniti del Quirinale a non imbastardire la polemica e a non commentare le sentenze, non esita a usare tutti i mezzi enormi di cui dispone, politici e mediatici, per spargere veleni in Italia e in Europa e per aggredire e umiliare, al fine di sottometterlo, l’ultimo potere che gli manca, quello giudiziario.
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Come una maschera padronale agitata dai peggiori istinti e dai peggiori consiglieri, Berlusconi rimbalza da un’aula di tribunale al Parlamento, dalle prime pagine dei giornali ai microfoni di radio e tv, impartendo ordini ovunque. Ai suoi giudici ordina d’indagare su Prodi, ai carabinieri chiede d’identificare i contestatori, va alla Rai a chiedere la testa del direttore del Tg3, alla sua maggioranza ordina leggi di vendetta contro i magistrati che hanno osato processarlo e promette l’immunità ai suoi parlamentari.
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È una guerra che non prevede prigionieri e non si ferma davanti a nulla e a nessuno. Tantomeno di fronte al danno che provoca all’intero Paese. La scena del premier imputato che nel tribunale di Milano punta il dito contro Romano Prodi per una vecchia storia di pomodori di Stato, ha fatto il giro del mondo, riconsegnando all’Italia la fama di terra delle faide infinite. Alla vigilia del semestre europeo, ha scritto El Paìs, la vicenda “rischia di esportare in Europa i mali italiani”.
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E’ qualcosa che non è mai accaduto. Nessun politico indagato, in democrazia capita spesso, si era mai comportato così, neppure in Italia. Nessuno dei predecessori di Berlusconi l’avrebbe soltanto immaginato. Non Andreotti e l’ha dimostrato in questi anni. Ma nemmeno il tanto citato Bettino Craxi. Rinnegato da quasi tutti negli ultimi anni di vita, quando non c’era uno che ricordasse d’avergli chiesto un favore, Craxi è diventato nelle ultime settimane un’icona, un eroe, un martire della resistenza alla giustizia, un sant’uomo interamente dedito al bene dello Stato.
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Ora sarà concesso a chi non l’ha omaggiato da potente né insultato in disgrazia di conservarne una memoria più realistica. In ogni caso, tutto si può dire dell’ex segretario del Psi ma non che sia il modello dell’attuale comportamento di Berlusconi e di Previti. Lui le sue responsabilità politiche per Tangentopoli se l’era prese. Tardi, magari, ma tutte. Bettino Craxi comparve davanti ai suoi giudici il 7 dicembre di dieci anni fa, nel corso del processo Cusani per l’affare Enimont, “la madre di tutte le tangenti”. Alla prima domanda di Antonio Di Pietro sul sistema delle tangenti rispose di “essere a conoscenza del finanziamento illecito dei partiti fin da quando portavo i calzoni alla zuava, come chiunque facesse politica intorno a me, tranne gli ipocriti e chi non voleva vedere”.
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Quindi sviluppò un lungo discorso sulle origini storiche di Tangentopoli, uno dei suoi migliori, certo il più sincero, e concluse con un gesto teatrale ma nobile, consegnando a Di Pietro un foglietto dove Balzamo, il tesoriere del Psi, annotava le mazzette (186 miliardi in 5 anni). Quindi si ritirò a scrivere un memoriale, nel quale fra l’altro si leggono giudizi molto interessanti per capire quanto avviene oggi: “I maggiori gruppi economici – scrisse Craxi – dovrebbero dire la verità circa le pratiche seguite da tempo immemorabile e affrontare la realtà della situazione creata, invece di nascondersi dietro un dito (…) mi riferisco a grandi gruppi nazionali e internazionali, dalla Fiat all’Olivetti, dalla Montedison alla Fininvest”.
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Ora si potrà obiettare che Craxi ammise quando non aveva molte altre scelte e che chiunque, giornalista o magistrato, s’era azzardato a denunciare fino a poco prima “l’evidenza dei fatti” era stato manganellato dai servi mediatici dell’omone, oggi in servizio ad Arcore. Ma in ogni caso l’atteggiamento di Craxi era ancora quello della responsabilità politica e storica, rimandava a una politica “da adulti” dove, per citare un poeta, si sbagliava ancora da professionisti.
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Al contrario di Berlusconi e di Previti che continuano a “nascondersi dietro un dito” e a raccontare fiabe buone per un pubblico di undicenni rimbecilliti dalla cattiva televisione. Come la storia della “medaglia al valor civile” per il caso Sme o l’altra degli Squillante e co. diventati miliardari grazie ai risparmi d’una vita, guardacaso gestiti all’estero dagli avvocati degli imputati.
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Per non parlare della miserrima ricostruzione storica di Mani Pulite affidata da Berlusconi al Foglio. Un racconto di spie comuniste e Spectre all’opera nei palazzi di Giustizia, contro il popolo ignaro e affezionato ai suoi leader, che verrebbe bocciata anche dalla fiction di Saccà.
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C’è un solo punto interessante, quando Berlusconi parla della “marmaglia reazionaria” che si sarebbe accodata allo sdegno popolare solo per lucrare voti. È vero, fra i milioni d’italiani indignati c’erano anche gli speculatori, la “marmaglia reazionaria” che moraleggiava per prendere voti e infatti avrebbe poi voltato gabbana da giustizialista ad antigiustizialista. È la “marmaglia reazionaria” che Berlusconi ha portato al governo, An che organizzava picchettaggi davanti alla Camera, i leghisti che sventolavano forche in Parlamento. Gli stessi che risultano primi firmatari della riforma dell’articolo 68 sull’immunità parlamentare e domani potrebbe essere i primi firmatari della controriforma, senza batter ciglio.
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Se Berlusconi controllasse gli archivi, visto che vuol fare lo storico, noterebbe anche firme curiose nel novero dell’orrida “stampa giustizialista”, “assettata di sangue”. Per esempio, citando dalla storia di Mani Pulite di Gomez-Travaglio, il Vittorio Feltri oggi commosso sulle vittime di Tangentopoli ma che ieri a ogni arresto esultava: “Ma questa è una pacchia, un godimento fisico, erotico”. L’esimio professor Marcello Pera: “Come alla caduta d’altri regimi occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale epurazione”. L’altrettanto esimio censore degli eccessi giustizialisti, Ernesto Galli Della Loggia: “È già molto se dopo gli estenuanti riti giudiziari, dopo gli indulti, le amnistie, i patteggiamenti e gli arresti domiciliari, si riesce a mandarne in galera qualcuno per un lasso di tempo non proprio ridicolo”.
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Sarà permesso a chi allora non sventolava la forca e non godeva agli arresti, il diritto di non cambiare idea ora? Ma no, tocca prendere lezioni ogni giorno da chi ha fatto prima del giustizialismo e poi dell’antigiustizialismo un’unica carriera, nel sempiterno balletto politico-professionale. Ma queste cose lo storico Berlusconi non le ricorda, come non ricorda il riverente omaggio alla magistratura milanese nel suo messaggio della “discesa in campo”, oppure le proposte a Di Pietro e a Davigo di fare i ministri nel primo governo Berlusconi.
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La deposizione di Craxi e quella di Berlusconi nello stesso tribunale di Milano, a dieci anni di distanza, hanno solo un punto in comune: segnano entrambe la fine di un’epoca. Quello di Craxi fu il canto di requiem per la prima repubblica. Lo show di Berlusconi segna la fine della seconda. Finita, fallita nelle speranze di rinascita, estinta e fagocitata dentro l’avventura di un uomo solo al comando.

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8 maggio 2003

fonte:  http://www.repubblica.it/online/politica/soglia/maltese/maltese.html

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bretelle rosse

gli ipocriti della corruzione

le tangenti e il sistema economico

————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Gli ipocriti della corruzione – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Le tangenti sono un fenomeno disgustoso. La tangentocrazia ha preso la forma di un’ odiosa gabella che grava sulle spalle del sistema economico. La pratica della concussione e della corruzione sistematica fa marcire le istituzioni e svuota di senso la funzione dei partiti. Ma i soldi sono solo l’ altra faccia della politica, e chi lo nega e’ uno sciocco o un demagogo. In tutti i paesi del mondo, non importa se democratici o autoritari, esiste la corruzione. Forse l’ uomo e’ un essere naturalmente buono, come diceva Rousseau, certamente e’ incline al furto, come avvertono le tavole mosaiche. E l’ uomo che fa politica, che si muove nel gioco pericoloso del potere, esprime nella storia una tendenza all’ appropriazione, all’ accumulazione, all’ espropriazione a suo vantaggio di alte quote del bene pubblico, una tendenza che spesso agisce come una seconda natura. Ma non basta. La politica non e’ solo una disciplina di pertinenza dello Stato, delle istituzioni rappresentative. La politica e’ una dimensione che attraversa l’ insieme della societa’ . E in quanto esprimono potere politico, in quanto agiscono in un mercato e in una concorrenza attraversati dalla politica, anche le forze protagoniste della finanza e dell’ industria spesso non conoscono scrupoli. Dovrebbero saperlo certi catoni virati, soprattutto quando scrivono la loro indignazione per un gruppo editoriale alla cui testa primeggia un condannato per bancarotta fraudolenta. Che i soldi siano l’ altra faccia della politica lo dicono tutti i piu’ importanti e cruciali scandali italiani, dal verminaio scoperto dieci anni fa a Torino fino alla losca vicenda delle ferrovie, dalla spoliazione del bilancio dello Stato nel caso sopito ma non spento del terremoto irpino fino alla tetra vicenda del Pio Albergo Trivulzio milanese. In ciascuna di queste storie emerge un coinvolgimento, diretto o indiretto, di tutti i maggiori partiti, quali che siano idealita’ , caratteristiche, programmi, personale politico di ognuno. Nel caso delle ferrovie lo scandalo si distende addirittura, proporzionalistico fino alla minuzia, su tutte le formazioni parlamentari rappresentate nell’ azienda. La prima differenza specifica della corruzione all’ italiana e’ dunque il suo carattere consociativo. Governo e opposizione compiono insieme la grande spartizione, dalla Rai all’ appalto, coinvolgendo pressappoco allo stesso modo e quasi con gli stessi metodi pezzi di societa’ civile. E quel che si dice un compatto e omogeneo sistema di potere, sotteso alle contraddizioni e ai conflitti di superficie, e capace di costruirsi intorno un sistema di consenso sociale diffuso, che va dal compromesso con i grandi gruppi industriali fino al dilagare dell’ assistenzialismo e dell’ area di evasione fiscale. La seconda differenza specifica sta nel clima di ipocrisia farisaica che circonda lo scandalo. L’ onorevole Giorgio La Malfa si e’ inalberato quando ha sentito Bobo Craxi affermare che “i partiti non vivono d’ aria”. Detta oggi, a Milano, la battuta ha un sapore perlomeno sinistro, ma l’ onorevole La Malfa sa perfettamente, ed e’ inutile che lo neghi prima di tutto a se stesso, che i partiti non vivono d’ aria. Lo sa perche’ suo padre, uno dei grandi della Repubblica, dichiaro’ di aver preso i denari dei petrolieri per versarli al partito e al suo giornale; lo sa perche’ dispone dei verbali di intercettazione di una telefonata in cui il suo sindaco esemplare di Catania, Enzo Bianco, chiede al cavaliere catanese Gaetano Graci di finanziare un pezzo di campagna elettorale repubblicana nell’ imminenza di una visita del segretario nella Sicilia orientale. Nel loro imperfetto pragmatismo, gli americani, che non pretendono di estirpare la corruzione ma cercano di stabilire regole del gioco che la rendano una variabile minore e marginale della politica, anziche’ un cancro roditore, hanno stabilito che il finanziamento privato ai partiti e ai gruppi politici in lotta sulla scena pubblica, attraverso il metodo del lobbying, venga reso pubblico e trasparente. La ricerca del denaro per assolvere al dovere costituzionale e al diritto del fare politica (il fund raising) si compie alla luce del sole, e tutti i cittadini sono in grado di sapere chi difende gli interessi di chi e quando (dagli interessi della Coca Cola a quelli dell’ Ibm, dalle convenienze dei fabbricanti d’ armi a quelle dei produttori di broccoli). Noi, cattolici, mettiamo la testa sotto la sabbia e consideriamo angelica la politica. Loro, i puritani, la trattano come un rude gioco di interessi e in questo modo la purificano per quanto umanamente possibile dal suo elemento segreto, omertoso, conventicolare. Chi ha ragione?

Ferrara Giuliano

Pagina 2
(4 maggio 1992) – Corriere della Sera

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Grand tour Bettino

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di Olga Piscitelli
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Volo, hotel, celebrazioni. Già pronti i pacchetti tutto incluso per il decennale della scomparsa di Craxi

La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet
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Gli inviti sono sul tavolo di Stefania Craxi. Sarà la figlia dell’ex leader socialista a recapitarli alle più alte cariche dello Stato, agli amici importanti, a chi non ha dimenticato. Le prenotazioni della gente comune, “quelle già fioccano”. Costa 450 euro assicurarsi viaggio e soggiorno a Hammamet per il decennale della scomparsa del padre Bettino. Voli Tunisair, Hotel Mehari, cinque stelle, pensione completa. Organizza la Francorosso di Torino, con pacchetti da Roma, Milano e Palermo, ma Stefania, gran cerimoniere, conta anche sui “charter in partenza dalla Sicilia, dall’Umbria e, ovviamente, dalla Lombardia”, oltre che “della gente comune che chiama la Fondazione Bettino Craxi per far sapere che ci sarà”.
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Il tradizionale appuntamento tunisino per ricordare Bettino e ‘l’esilio’, in occasione dei dieci anni si trasforma in evento. Con “grande partecipazione di pubblico” e “numerose presenze istituzionali”. Partenza, venerdì 15 gennaio; rientro, domenica sera, dopo la giornata clou. L’anniversario cadrebbe di martedì, si anticipa al weekend. Titolo: ‘Per Craxi, dieci anni dopo.’. Era il 19 gennaio 2000 quando l’ex premier si spense in terra d’Africa, sotto i riflettori della cronaca che da politica era diventata giudiziaria. L’Italia divisa in due: tra esilio e latitanza. “La più grande ingiustizia della Repubblica”, ripete come un mantra la figlia. La moglie Anna vive ancora a Hammamet.
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L’interno della villa di Craxi ad Hammamet
Foto: travelworldnet.eu
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Sabato, “giornata libera”, con “possibilità di escursione sulle orme di Craxi”, recita il programma. Prima tappa, l’anfiteatro romano di El Jem, “luogo caro a Bettino Craxi, cui ha dedicato anche la famosa serie litografica Coliseum”. La mostra che la fece conoscere, ‘Tunisiaca’, fu inaugurata nel 2004, a Tunisi, nel comitato d’onore figuravano Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini, all’epoca presidenti di Senato e Camera, e i ministri Frattini e Urbani. Netta la contrarietà della Lega. Sabato sera, in albergo, proiezione in anteprima del docu-film ‘L’Esilio’, epopea in tre dvd (‘Il governo Craxi’, ‘La falsa rivoluzione’, ‘L’Esilio’). Il regista è Paolo Pizzolante, lo stesso di ‘La mia vita è stata una corsa’, presentato un anno fa a Roma. Dalla frase testamento di quel lungometraggio parte la nuova trilogia: “Io parlo, parlerò, continuerò a parlare”. Due ore e passa di filmati d’epoca, interviste rare e inediti, concentrati nell’ultima parte, quella “più cara” a Stefania, curatrice della raccolta e supervisore del montaggio. “Il progetto ripercorre le tappe salienti della vita di mio padre, la parte istituzionale, da primo ministro, la finta rivoluzione di Tangentopoli e l’ultima, la più dolorosa, quella dell’esilio”.

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L’ultima fase della vita di Craxi comincia nel maggio 1994, con la partenza per la villa di Hammamet. Pochi mesi prima, ha pronunciato l’ultimo discorso alla Camera: “Continuerò a difendermi nel modo in cui mi sarà consentito di farlo, cercando le vie di difesa più utili e più efficaci, e senza venire mai meno ai miei doveri verso la mia persona, la mia famiglia e tutte le persone che stimo e rispetto, siano esse amici o avversari”. La Procura di Roma ne chiede l’arresto, da allora Craxi è un latitante. Ma continua a definirsi esule. Poi la malattia, il trapianto di rene e, improvvisa, la fine.
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Domenica 17 gennaio, al cimitero di fronte al mare, l’omaggio e la messa. Il decennale sarà l’occasione per rivedere facce vecchie e nuove della politica, gli amici come Gianni De Michelis e Margherita Boniver, gli ex Psi che hanno riposto speranze in Berlusconi, quelli che hanno preferito il Pd. E “i ministri di oggi” che Stefania, deputata Pdl, ha invitato, “ma è presto per le conferme”. Paolo Pillitteri, l’ex sindaco-cognato: “Ci sarò, nella speranza che questi dieci anni servano a guardare alla storia con occhio più sereno”. Stefania Craxi non ci crede: “Come si fa a distinguere la politica dalla storia?”

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13 novembre 2009

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/grand-tour-bettino/2114783

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Quando in Rai si usa (la) Forbice per ‘tagliare’ la verità.. /Manifestazione: SABATO 9 GENNAIO 2010 MILANO IO CI SARO’


ALDO FORBICE conduce una importante trasmissione su RAI radio 1, come può permettersi di trattare in maniera maleducata un cittadino che pagando il canone è il suo datore di lavoro .

Sabato 9 gennaio 2010, con regolare nulla osta della questura, riprendiamo lAgorà con una manifestazione contro la proposta dellintitolazione di una via a Bettino Craxi e per un pensiero alternativo allegemonia culturale dei vip del crimine sottesa a quel gesto simbolico. A Milano, in piazza Cordusio ad angolo con via Mercanti. Dalle ore 14,00 alle 17,30.

PERCHE’ bisogna esserci ?, perché una nazione che non riconosce la verità storica è una nazione senza memoria.

PERCHE’ non possiamo più tollerare che un giornalista del servizio pubblico si fa strumento di falsità precostituite da una parte politica e tratta a pesci in faccia un cittadino che lo stipendia

PERCHE’ chi vuole capovolgere la realtà lo fa sempre con lo scopo di imbrogliare le carte e truffare il suo interlocutori, in questo caso il truffatore è la casta al potere che vuole convincere i truffati, NOI, che se il ricco ruba ciò è lecito. Nella loro logica aberrante al ricco e potente tutto è concesso , anche affermare che rubare alla collettività non è una colpa grave se a farlo è un membro della casta.mentre per i ladri di polli invocano carcere duro e certezza della pena.

RISCOPRIAMO IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA DIGNITA’, PERCHE’ NON E DIGNITOSO SOPPORTARE QUELLO CHE STANNO FACENDO, NON E DIGNITOSO SOPPORTARE LE BUGIE CHE CON LA COMPLICITA DEI MEDIA ASSERVITI OGNI GIORNO CI PROPINANO.

SABATO 9 GENNAIO 2010 MILANO IO CI SARO’

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