Gaza, riaperto il valico di Rafah. Stampa Israele: c’è un piano di pace Usa

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Hamas: in caso di guerra combatteremo a fianco di Hezbollah

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ROMA (4 gennaio) – Il posto di frontiera di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, resterà aperto fino a martedì per permettere ai palestinesi di attraversarlo nei due sensi: lo hanno comunicato fonti ufficiali. Testimoni hanno riferito che, subito dopo l’apertura, molti palestinesi hanno varcato il confine in direzione della Striscia, mentre circa 120 – soprattutto studenti e persone che necessitano di cure mediche – si sono messi in fila per andare in Egitto, dove è stato allestito un presidio medico che esamina i malati e stabilisce dove possono andare a farsi curare.

Stampa israeliana: c’è un piano di pace degli Usa. Gli Stati Uniti hanno formulato un «piano di pace» per riportare israeliani e palestinesi al tavolo dei negoziati, fermi da oltre un anno, secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano Maariv di Tel Aviv. Il piano, che dovrebbe essere discusso dal presidente dell’ Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen col presidente egiziano Hosni Mubarak nell’odierno incontro a Sharm El-Sheikh, stabilisce l’immediata ripresa dei negoziati di pace, fissando una scadenza massima di due anni per la conclusione di un accordo.

L’agenda dei colloqui. La prima voce sull’agenda dei colloqui sarà quella dei confini del futuro stato di Palestina. L’intento è quello di arrivare a un’intesa entro nove mesi che, sulla base di uno scambio di territori, concili la richiesta palestinese di un totale ritiro di Israele alle linee di confine antecedenti il conflitto del 1967 con quella dello stato ebraico di confini difendibili. Solo ad accordo raggiunto le parti affronteranno poi anche le altre spinose questioni in contenzioso, come l’assetto politico permanente di Gerusalemme e la questione dei rifugiati palestinesi. Secondo il Maariv, i palestinesi riceveranno dagli Stati Uniti una lettera di garanzia che il termine di due anni per la conclusione del negoziato è definitivo e che, in caso di insuccesso delle trattative, gli Stati Uniti appoggeranno la richiesta palestinese di avere uno Stato la cui superficie non sia inferiore a quella della Cisgiordania prima dell’ occupazione israeliana nel 1967. Secondo il giornale è prevedibile che gli Stati Uniti diano anche a Israele una lettera di garanzie che riconfermi il contenuto della lettera inviata nel 2004 dal presidente George W. Bush al premier israeliano Ariel Sharon, stando alla quale un accordo di pace deve tenere conto dei cambiamenti verificatisi in Cisgiordania in 40 anni di occupazione israeliana.

Lo sforzo per riportare Abu Mazen al tavolo. Infine, secondo il Maariv, è probabile che sarà esercitato uno sforzo diplomatico per una decisione della Lega Araba che esorti Abu Mazen a tornare al tavolo dei negoziati. A questo fine anche il presidente israeliano, Shimon Peres, avrebbe avuto di recente frequenti colloqui telefonici con Abu Mazen, d’intesa col premier, Benyamin Netanyahu, che la scorsa settimana era stato dal presidente Mubarak per sottoporgli sue proposte per rilanciare i negoziati di pace.

Hamas: in caso di guerra saremo a fianco di Hezbollah. Se ci sarà una nuova guerra tra Israele e Hezbollah, il movimento palestinese Hamas combatterà al fianco del gruppo sciita libanese. Lo hannunciato il rappresentante di Hamas a Beirut, Ali Baraka, citato dalla radio dell’esercito israeliano. «Israele deve sapere che se deciderà di attaccare, non staremo a guardare e affiancheremo i nostri fratelli contro la brutalità israeliana, che sia la resistenza, l’esercito o il popolo a reagire all’aggressione – ha detto il dirigente di Hamas in occasione della cerimonia commemorativa di due esponenti del movimento uccisi nelle scorse settimane da un’esplosione a Beirut – Rimaniamo impegnati a resistere alle forze di occupazione israeliane».

Abbattute costruzioni illegali nell’insediamento di Hebron. Le forze di sicurezza israeliane, insieme a funzionari della locale amministrazione civile, hanno abbattuto questa mattina alcune costruzioni illegali nei pressi dell’insediamento di Negahot, sulle colline di Hebron. E’ quanto si legge sul sito del quotidiano Jerusalem Post, secondo il quale sono state rimosse tre strutture in legno e una tenda che, secondo le autorità, rappresentavano un tentativo di dar vita a un insediamento illegale. Un gruppo di persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia, è stato evacuato dalla zona.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=86412&sez=HOME_NELMONDO

Valico di Rafah

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