Archivio | gennaio 7, 2010

GIOIA TAURO – Immigrati presi a pallettoni e si scatena la rabbia / Rosarno, immigrati in rivolta

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Alcuni cittadini extracomunitari sono stati feriti da persone non identificate, in modo non grave, a Gioia Tauro con un’arma ad aria compressa nei pressi di una struttura divenuta luogo di ricovero per la manodopera utilizzata in agricoltura. Le condizioni delle persone ferite portate nell’ospedale di Gioia Tauro, a quanto si è appreso, non desterebbero preoccupazioni. A seguito dell’episodio alcune centinaia di cittadini extracomunitari hanno inscenato una manifestazione di protesta bruciando anche dei copertoni. Analoga reazione, appena si è diffusa la notizia dei ferimenti, è stata inscenata nell’ex fabbrica Rognetta di Rosarno. La zone interessate dalle due manifestazioni sono presidiate dalla polizia.

Sono centinaia le auto danneggiate stasera a Rosarno nel corso della protesta degli immigrati. In alcuni casi, questi ultimi hanno preso colpito vetture con all’interno occupanti. Al momento, comunque, non risulta vi siano feriti. Dopo l’arrivo dei rinforzi di polizia e carabinieri, adesso si cerca una mediazione per fare finire i danneggiamenti. Il gruppo principale degli stranieri, composto da un centinaio di persone, viene controllato a vista da carabinieri e poliziotti, mentre funzionari e ufficiali stanno cercando di trovare il modo di far rientrare la protesta. Una trattativa che si sta svolgendo in un clima di grande tensione. Un centinaio di giovani di Rosarno sta seguendo l’evolversi della situazione ad alcune centinaia di metri dalle forze dell’ordine, dopo che gli abitanti di Rosarno avevano inveito contro gli immigrati mentre questi, nel loro tragitto, danneggiavano tutto ciò che incontravano sulla loro strada. Tra Rosarno e Gioia Tauro ci sono almeno 1.500 immigrati che lavorano soprattutto in agricoltura e che vivono in due strutture abbandonate, una alla periferia di Rosarno ed una di Gioia Tauro.

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07 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93429

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Viaggio a Rosarno (RC) nell’inferno degli immigrati.


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joiyce73
13 dicembre 2008
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http://blog.libero.it/joiyce/view.php…
Viaggio nella baraccopoli, nel rifugio lager di ROSARNO tra i raccoglitori africani di agrumi, sfruttati per 12 ore al giorno per 20 euro. E si pagano pure il trasporto.I sopravvissuti alle odissee che hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, in fuga da paesi in guerra o stremati da ingiustizie e povertà, derubati e minacciati dalla teppa internazionale che governa il traffico dell’emigrazione africana, ora sono qui. Alloggiano alla “Rognetta”, dentro baracche di cartone e bambù, nell’ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno – paese commissariato per infiltrazioni mafiose – a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino.

Sono qui a centinaia, tutti giovani dell’Africa sud sahariana e magrebini solo perché, in questo periodo dell’anno, sono la mano d’opera più ambita nella zona, dove è tempo di raccolta di agrumi. Ogni mattina i pullmini dei caporali si presentano davanti alla “Rognetta”, o nell’ex cartiera abbandonata di S. Ferdinando (paese vicino, anche questo commissariato) dove vivono assiepati come maiali da macello più di settecento persone, in condizioni igieniche spaventose dentro baracche puzzolenti, due metri per tre, con quattro, cinque o sei letti.

Ognuno di loro,
a parte le revolverate di qualche cittadino locale, ha finora imparato a conoscere il nostro Paese senza mai incontrare neanche un rappresentante delle pubbliche istituzioni. Gli unici presenti sul posto sono quelli di Medici Senza Frontiere (MSF), qui da settembre con un presidio sanitario d’emergenza, identico a quelli che sono abituati ad allestire in tutto il mondo nelle zone più difficili, impervie e pericolose, come lo Zimbawe, il Mianmar, il Nord Kivu, il Darfur. Distribuiscono sacchi a pelo e garantiscono l’assistenza sanitaria a gente che letteralmente non ha più nulla, se non le braccia per lavorare fino a 12 ore al giorno per 20 euro, in mezzo ai campi di arance, dove per arrivarci devono anche pagare il trasporto: due euro e mezzo all’andata e altrettanto per il ritorno.

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Rosarno, immigrati in rivolta
Centinaia di auto danneggiate

A scatenare la rabbia degli extracomunitari il ferimento di alcuni di loro oggetto di colpi di fucile ad aria compressa

https://i2.wp.com/www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/ndrangheta-arresto/rosarno-immigrati-2/este_13120700_22250.jpg Alcuni immigrati a Rosarno

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ROSARNO – Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e rovesciati sull’asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. E’ il bilancio di un pomeriggio di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la protesta di alcune centinaia di extracomunitari, lavoratori dell’agricoltura, accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata. Risale a maggio dello scorso anno l’arresto di tre imprenditori, sempre a Rosarno, per “riduzione in schiavitù” di alcuni immigrati. A dicembre del 2008, invece, un episodio simile a quello di oggi: due giovani a bordo di un’auto spararono alcuni colpi di pistola contro due ragazzi africani di ritorno dai campi. Anche in qual caso gli extracomunitari reagirono con una violenta protesta.
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A fare scoppiare la rivolta è stato il ferimento con un’arma ad aria compressa, da parte di un gruppo di sconosciuti, di alcuni cittadini extracomunitari. I feriti – tra i quali c’è anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno – non destano particolari preoccupazione, ma la volontà di reagire che covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura in condizioni ai limiti del sopportabile (e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell’Ex Opera Sila) non ci ha messo molto ad esplodere.
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Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari in larga parte provenienti dall’Africa hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto – in qualche caso anche con persone a bordo – alle abitazioni, ai cassonetti dell’immondizia. A nulla è valso l’intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, schierati di fronte ai più agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo.
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In serata sono arrivati i rinforzi e si è tentata una trattativa per far rientrare la protesta. Anche la popolazione ha reagito e, in queste ore, alcuni giovani di Rosarno, circa un centinaio, stanno seguendo l’evolversi della situazione ad alcuni metri dalle forze dell’ordine. Sul posto tutti i dirigenti dei commissariati di Pubblica sicurezza e delle compagnie di carabinieri della Piana. Tra Rosarno, l’ex fabbrica in disuso, e Gioia Tauro, sono circa 1.500 gli extracomunitari che lavorano come manodopera nell’agricoltura.
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07 gennaio 2010
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Boom della cassa integrazione: Nel 2009 è cresciuta del 311%

L’aumento determinato soprattutto dall’allargamento degli aventi diritto
A dicembre si è registrata una frenata. Si riducono anche le richieste di mobilità

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Boom della cassa integrazione

Nel 2009 è cresciuta del 311%

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ROMA – Nel 2009 le ore di cassa integrazione (Ordinaria, straordinaria e in deroga) sono aumentate del 311,4% rispetto all’anno precedente passando da 223 a 918 milioni. Lo comunica l’Inps, sottolineando che a dicembre l’andamento congiunturale della Cig ha fornito indicazioni di “sostanziale stabilità” rispetto a novembre: le ore autorizzate sono state complessivamente 101 milioni, +2,24% a confronto del mese precedente.
E dunque nell’ultima parte dell’anno si è registrata una frenata delle richieste, mentre l’aumento complessivo del 2009 è da attribuire, spiega il presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua, all’estensione dei lavoratori e delle aziende che hanno diritto di richiedere la cassa integrazione. “Quasi un quarto delle richieste di cassa integrazione – dice Mastropasqua – sono riferite a una platea di aziende e di lavoratori che nel 2008 non avevano diritto allo strumento. – La Cig in deroga ha esteso le tutele al mercato del lavoro, ma continua a rendere difficile il confronto con l’anno precedente. Complessivamente il dato di dicembre conferma le indicazioni degli ultimi mesi dell’anno appena concluso: gli ammortizzatori sociali funzionano; l’Inps liquida le prestazioni entro 30 giorni dalla richiesta in oltre il 90 per cento dei casi; la fase acuta sembra superata. Lo si vede anche dalle domande di disoccupazione che ormai si stanno allineando con la tendenza dello scorso anno”.
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Secondo l’Inps, la sostanziale frenata delle richieste complessive di cassa integrazione “si manifesta anche dal confronto del mese di dicembre 2009 con il dicembre 2008: l’aumento tendenziale è del 230,6% (101 milioni di ore autorizzate in dicembre 2009, contro i 30 milioni del dicembre 2008) sensibilmente inferiore all’incremento del periodo, che come detto, è stato del 311,4%”. Sempre in frenata anche le richieste di mobilità: 4.400 domande a novembre 2009 contro le quasi 4.800 del novembre 2008.
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07 gennaio 2010
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Porto Torres: operai della Vinyls occupano per protesta l’antica torre aragonese

Una simile protesta si era già svolta nello scorso ottobre

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«Resteremo qui sino a quando il governo non darà risposte sul futuro dell’azienda»

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PORTO TORRES – Una decina di operai della Vinyls ha occupato poco dopo le 9 l’antica torre aragonese a Porto Torres. «Resteremo sulla torre sino a quando il governo non darà risposte sul futuro della Vinyls», hanno detto gli operai, che intendono rappresentare le organizzazioni sindacali dei chimici e le assemblee del petrolchimico di Porto Torres. Una simile protesta si era già svolta nello scorso ottobre.

CLORO – L’occupazione dovrebbe andare avanti sino allo sciopero generale del petrolchimico previsto per la prossima settimana. Sulla torre gli operai hanno portato le bandiere dei sindacati e uno striscione con la scritta «Eni non scalda, brucia». Poco dopo l’occupazione davanti alla torre sono arrivate le forze dell’ordine ma non c’è stato alcun momento di tensione. La produzione della filiera del cloro a Porto Torres sarebbe dovuta ripartire il 15 dicembre, ma gli impianti sono ancora fermi e non si sa se potranno ripartire, nonostante la Regione Sardegna alla vigilia di Natale si sia fatta garante con una fideiussione da 20 milioni di euro per il pagamento delle materie prime dell’Eni. Si attende il 10 gennaio per sapere se l’Ue darà il via libera all’operazione.

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07 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_07/operai-occupano-torre-porto-torres_10d4e5d8-fb8f-11de-a955-00144f02aabe.shtml

Aggiotaggio, chiesta la condanna per i top manager del gruppo Fiat

Processo Ifil-Exor, il pm accusa Grande Stevens, Gabetti e Marrone

Attenuanti generiche “per il ruolo avuto nella storia e nell’economia del paese”

IL PUBBLICO MINISTERO, GIANCARLO AVENATI BASSI

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TORINO – La condanna di tutti gli imputati è stata chiesta dal pm Giancarlo Avenati Bassi al processo per l’equity swap di Ifil-Exor. Il magistrato ha chiesto due anni e sei mesi per l’avvocato Franzo Grande Stevens, due anni per Gianluigi Gabetti e un anno e sei mesi per Virgilio Marrone. Il pm ha parlato cinque ore: al suo fianco, per tutto il tempo, è rimasto il procuratore capo Giancarlo Caselli.
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Il processo vede i tre manager della famiglia Agnelli imputati per aggiotaggio informativo. Secondo il pubblico ministero, i tre imputati “sono responsabili dei reati loro ascritti per aver pubblicato e diramato comunicazioni Ifil e “Giovanni Agnelli e c.” per tenere segreta un’operazione (l’equity swap sul titolo Fiat) che nel segreto aveva il suo connotato più rilevante. Un’operazione effettivamente intrapresa o quantomeno allo studio e non comunicata al mercato”.  Per tutti e tre i manager il pm ha richiesto la concessione delle attenuanti generiche per il ruolo che hanno avuto nella storia, nella cultura e nell’economia del Paese.
In mattinata, la difesa aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale del processo sulla base del principio del ne bis in idem (una persona non può essere processata due volte per lo stesso fatto) sancito nell’articolo 117 della Carta costituzionale; ciò in quanto la vicenda sarebbe già oggetto di condanne definitive
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07 gennaio 2010
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Di destra? No, era un romantico. L’Italia finalmente capisce Tolkien

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Di destra? No, era un romantico L’Italia finalmente capisce Tolkien

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di Roberto Arduini

tutti gli articoli dell’autore

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Soffia un vento nuovo e non viene dall’est. Se non la critica, parte degli studiosi si sono accorti che lo scrittore inglese J.R.R. Tolkien è un autore a tutto tondo, non solo per bambini, come si dice, o per nostalgici. Questo almeno per l’Italia, che colma ora una lacuna più che trentennale, e per una parte dei critici, visto che c’è chi ancora nostalgico lo è nell’anima. La sorprendente collana Tolkien e dintorni della Marietti 1820 in pochi anni ha riempito quel vuoto assordante con i migliori studi disponibili sull’autore del Signore degli Anelli : riunisce critici del calibro di Tom Shippey, allievo ed erede del Professore, e Verlyn Flieger, docente di Mitologia e Studi Medievali negli Usa. Come ulteriore novità, l’ultimo volume è un’antologia scritta completamente da studiosi italiani. La Falce Spezzata. Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien segue anche nelle modalità di stesura gli standard dei Paesi anglosassoni, con un gruppo di studio al lavoro per quasi due anni. Gli autori non si limitano a ripetere versioni trite e obsolete presenti in molta saggistica degli anni passati, soprattutto nel periodo dell’uscita della trilogia di Peter Jackson. Al contrario di interpretazioni allegoriche, tradizionaliste e mistico-dualistiche, tanto in voga fino a tutti gli anni Novanta – visioni che non trovano fondamento nell’opera -, lo scrittore inglese è inserito nel filone tardoromantico, insieme ad autori come William Morris e George MacDonald, e a ritroso a risalire fino al loro capostipite, il poeta, filosofo e scrittore tedesco Novalis, convinto sostenitore dell’opera di fantasia, in cui «si rispecchia l’insolito gioco dei rapporti tra le cose e si manifesta l’anima del mondo». Tolkien rientra pienamente in questo filone con la sua idea dell’arte come eterocosmo, della fantasia come ponte tra il naturale e il sovrannaturale, dell’esperienza artistica come presa di coscienza della realtà vera e perenne che esiste al di là del mondo sensibile delle apparenze. Ma Tolkien è anche uno scrittore che ha vissuto i drammi del XX° secolo, ha combattuto nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e subìto le bombe della Seconda. Lo scrittore s’è posto le stesse domande che altri autori contemporanei si ponevano, cercando, forse con più fiducia rispetto ai War Poets come Graves, Owen e Sassoon, le risposte che la sua matrice cristiana e la sua aderenza a determinate tradizioni letterarie lo spingevano a trovare. Il suo tornare ai miti va interpretato non in una superficiale chiave allegorica – che lo scrittore dichiaratamente detestava -, ma come la volontà di inserire l’esperienza e la sofferenza individuale in un contesto universale, restituendo valore al dolore, affrontando il problema del male, ricostruendo un mondo essenzialmente morale in cui l’individuo ritrova la propria identità attraverso le scelte e l’assunzione di responsabilità verso la comunità. Fili conduttori ne risultano il rapporto con la natura (tema «ecologico»), con il passato (il tempo e la memoria) e con il presente (l’eroismo), che uniscono i racconti brevi (da «Foglia», di Niggle al Fabbro di Wootton Major ) allo Hobbit e al Signore degli Anelli .

MA GIÀ NEL 1982…
A ben guardare, gli studi validi erano già presenti in libreria, come dimostrano i molti volumi curati da Franco Manni o un libro che risale addirittura al 1982, Introduzione a Tolkien di Emilia Lodigiani. Dieci anni dopo, su l’Unità Alessandro Portelli parlando di Tolkien ne denunciava «l’appropriazione, senza fondamento, da parte della destra italiana» che, omettendo capziosamente, si limitava a «raccontare la fabula, disinteressandosi del tutto dell’intreccio». Eppure, i più zelanti alfieri dell’interpretazione di destra continuano a «raccontar la loro favola», senza accorgersi che il mondo va avanti. Forse è per questo che Gianfranco de Turris ha potuto scrivere nella Postfazione alla Leggenda di Sigurd e Gudrún tutta una serie di corbellerie, come il fatto che fosse ancora inedita la traduzione del Beowulf da parte di Tolkien (pubblicata nel 2002 da Michael Drout); ed è per questo che Quirino Principe, curatore della prima edizione del Signore degli Anelli per la Rusconi nel 1970, ha potuto affermare all’ultimo Festivaletteratura che la Bompiani non ha più ripubblicato Le lettere di Babbo Natale (edite nel 2000 e nel 2004) e che Albero e foglia fu un’opera «giovanile» di Tolkien (aveva 50 anni). Sono molti i segnali che le cose stanno cambiando, per fortuna, e lo dimostrano altri studi seri come la pubblicazione delle Lettere ai Bambini di C.S. Lewis, a cura di Carlo Bajetta, che rende omaggio a un altro degli Inklings, amico di Tolkien e autore delle Cronache di Narnia . Lo dimostra il fatto che l’autore del Signore degli Anelli sia perfino protagonista di un romanzo, l’emozionante Stella del Mattino di Wu Ming 4. Lo dimostrerà soprattutto il convegno che si terrà il 22 maggio prossimo a Modena su «Tolkien e la filosofia», organizzato dall’Istituto Filosofico di Studi Tomistici e l’Associazione Romana di Studi Tolkieniani, e che porterà per la prima volta in Italia proprio Tom Shippey e Verlyn Flieger. «Il mondo sta cambiando», direbbe Barbalbero.

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07 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93410

Miracolo della Befana: Berlusconi è ‘apparso’ sbendato in Provenza

SOUVENIR D’ITALIE EN PROVENCE


le scoop est de Maurò Solle

Maltempo: tornano pioggia, vento e neve. Fine settimana senza tregua, è allarme fiumi

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In arrivo un nuovo sistema nuvoloso dal Mediterraneo occidentale

Si aspettano piene, la perturbazione investirà i bacini già saturi

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ROMA – Pioggia, vento e neve. Il sole non scalderà il fine settimana che resta umido e freddo per un nuovo sistema nuvoloso in arrivo dal Mediterraneo occidentale già da questa sera.

Il Nord della penisola sarà coperto dalla neve, con i conseguenti effetti collaterali dovuti al ghiaccio. Fiocchi anche a bassa quota già da oggi su Piemonte, Liguria, Emilia e successivamente sulla Lombardia.

Il Centro e il Sud saranno sferzati da forti venti e da abbondanti piogge. Nubi e fenomeni piovosi cominceranno dalla serata di oggi e tenderanno a estendersi nel corso della notte. Foschie anche dense e locali banchi di nebbia nelle vallate appenniniche. I mari saranno da mossi a molto mossi con tendenza ad aumento del moto ondoso dal pomeriggio di oggi. Da sabato ci sarà una diminuzione delle temperature, in particolare sulle regioni occidentali.

Allarme fiumi. Il Tevere è sorvegliato speciale: per questo pomeriggio si attende una nuova piena dopo che ieri in Umbria e nel viterbese aveva in più punti rotto gli argini. Nella capitale le abbondanti e incessanti piogge avevano fatto salire i livelli a quota 11 metri. Ma l’esondazione a Roma non ci sarà nonostante la nuova perturbazione che porterà neve anche in pianura e ingrosserà ancora i corsi d’acqua. Il vicecapo Dipartimento della Protezione civile, Bernardo de Bernardinis, al termine della riunione tecnica convocata per fare il punto sulla situazione, ha spiegato: “Il livello d’acqua all’idrometro di Ripetta, nel centro della capitale, non dovrebbe superare gli 11 metri (normalmente è intorno a sei metri e mezzo) e quindi non c’è rischio esondazione”. Il secondo picco della piena si registrerà oggi ma si tratta, sottolinea De Bernardinis, “di una situazione assolutamente governabile, che però merita la massima attenzione, con la verifica degli ormeggi dei barconi, delle cabine elettriche e dei piani terra degli ospedali. Occorre che tutti siano allertati”.

Nuove piene. In Toscana una decina di persone sono state evacuate nel livornese per l’innalzamento del livello del fiume Cornia. Nel pisano piccole esondazioni del Cascina. Nel viterbese ha rotto gli argini anche il Fiora. La nuova perturbazione attesa per il fine settimana investirà gli stessi bacini già saturi (l’Arno in Toscana, il Tevere in Umbria e Lazio, l’Aterno in Abruzzo) e si aspettano nuove piene. Attenzione anche sui corsi d’acqua della Campania. Nel comune di Giugliano (Napoli) è infatti già esondato il lago Patria: chiusa al traffico la strada dei ristoranti che costeggia il bacino.

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07 gennaio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/07/news/maltempo-7genn-1864618/?rss

Ecco il lodo in formato costituzionale si potrà usare anche cambiando carica

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IL RESTROSCENA

Processo breve allargato a tutti i reati ma con tetti temporali graduati

Le parti lese, mentre la causa sarà sospesa, potranno rivalersi in sede civile

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di LIANA MILELLA

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ROMA – Questa volta sarà un lodo “reiterabile”. E non sarà neppure “rinunciabile”. Significa che Berlusconi non solo ne fruirà subito, in quanto premier, ma ne potrà godere anche nel corso della legislatura o in una successiva qualora dovesse occupare un’altra delle tre alte cariche (presidenti Repubblica, Senato, Camera) “protette” dal futuro scudo costituzionale per congelare i processi penali in corso. Non solo: al lodo ter, che arriva dopo i due già bocciati dalla Consulta e firmati da Schifani e Alfano, né il Cavaliere né gli altri vertici dello Stato potranno rinunciare. Giusto il contrario di quanto prevedeva il lodo Alfano, col quale, finito l’incarico, il premier doveva affrontare di nuovo il dibattimento.

Sarà depositato in Senato la prossima settimana, ma del lodo Quagliariello-Centaro cominciano a filtrare indiscrezioni. Che per certo, per via del contenuto, non saranno gradite all’opposizione e sono destinate a suscitare polemiche. Soprattutto perché si saldano con le modifiche al processo breve, fresco di summit ad Arcore tra il Cavaliere, il Guardasigilli Angelino Alfano e il suo avvocato Niccolò Ghedini. Cambiamenti che non attenuano affatto le caratteristiche di una legge ad personam che il Csm ha bocciato come “inedita amnistia”. La riforma della giustizia, che Berlusconi promette per il 2010, parte dal gioco delle tre carte – lodo congela-processi, legittimo impedimento, processo breve – che ha nel premier l’unico protagonista e persegue un obiettivo, cancellare in un modo o nell’altro i processi Mills e Mediaset.

Cominciamo dal lodo ter, l’ultima creatura nel lungo elenco delle leggi scritte per salvare Berlusconi. Il testo è pronto. Visionato ad Arcore con tanto di via libera. Ci hanno lavorato il vice presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e il numero due della commissione Giustizia Roberto Centaro. Prevede un triplice intervento sulla Costituzione, agli articoli 68, 90 e 96, i tre che si occupano delle tutele dei parlamentari, del capo dello Stato, del premier e dei ministri. Tre righe in più in ognuno dei tre, con una formula sempre identica in cui cambia soltanto la qualifica della carica garantita dalla nuova tutela. “Fatte salve le disposizioni contenute nel presente articolo, i processi penali del presidente della Camera e del Senato (oppure del presidente della Repubblica, o ancora del solo presidente del Consiglio e non dei singoli ministri) sono sospesi fino al termine dell’esercizio delle funzioni e della carica”.
All’integrazione costituzionale seguono le regole processuali per disciplinare i futuri dibattimenti sospesi. Quella, già contenuta nel defunto lodo Alfano, per cui le altre parti del processo possono nel frattempo rivalersi in sede civile. E quelle sulla reiterabilità e la non rinunciabilità. Due scelte motivate dal fatto che il nuovo lodo costituzionale, secondo chi lo ha scritto, non riguarda la singola persona che ne fruisce, ma la carica che riveste. Due scelte che potrebbero diventare una mina nel testo in quanto furono già sanzionate dalla Consulta quando esaminò e bocciò nel 2004 il lodo Schifani. Uno scudo reiterabile rischia di bloccare per un tempo anche molto lungo il processo.

Assicurato lo scontro con l’Idv, assai probabile quello con Pd, a rischio anche l’intesa con l’Udc che ha “regalato” a Berlusconi la via di fuga del legittimo impedimento. Col gioco delle tre carte il premier e i suoi attaché chiedono troppo. Casini ha messo sul piatto, per 18 mesi, la possibilità di considerare gli impegni istituzionali del premier un motivo sempre valido per rinviare praticamente sempre le udienze, ma chiedeva in cambio di ritirare il processo breve. E Berlusconi che fa? Cerca di cambiargli nome e da processo breve vuole ribattezzarlo processo “certo”. Ma ne lascia inalterata la potenzialità distruttiva, anzi l’amplifica. La versione originaria prevedeva l’obbligo del processo breve (due anni per ogni fase) solo per i reati sotto i 10 anni. Adesso riguarderà tutti i delitti, anche quelli più gravi (mafia e terrorismo) con l’escamotage della durata differente. Ne fruiranno tutti, pure i recidivi, altrimenti sarebbe stato incostituzionale. Due anni e sei mesi per i processi sotto i dieci anni, tre per quelli al di sopra. Le norme entreranno in vigore subito, per i crimini, indultabili, commessi prima del maggio 2006. Quindi riguarderanno anche Berlusconi. Il gioco delle tre carte, appunto.

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07 gennaio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/01/07/news/nuovo_lodo_alfano-1863703/?rss

QUANDO L’OTTIMISMO E’ CIECO – Treviso. Nuove povertà: bimbi a scuola con le scarpe bucate e senza calzini

http://www.ilgazzettino.it/MsgrNews/HIGH/20100106_scarpabucata01

Accade a Montebelluna, dove l’indigenza colpisce italiani
ed extracomunitari. Istituito un fondo per aiutare i bisognosi

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di Laura Bon
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MONTEBELLUNA (6 gennaio) – Bambini a scuola senza calzini. Piccoli con le scarpe bucate. Alunni che non hanno quaderni, gomme, penne per scrivere. Mamme che evitano accuratamente le gelaterie perché non hanno un euro per il cono del figlio. Non è leggenda. È quello che accade nella ricca Montebelluna e che, probabilmente, succede anche in tante altre città della provincia e del nord est. Qualcosa di più sconvongente e di più eclatante delle note ristrettezze in cui la crisi ha gettato molte famiglie italiane. Povertà con la “P” maiuscola, insomma.

A svelare una realtà da brividi sono le rappresentanti di classe della centralissima scuola “Marconi” di Montebelluna. Qui, dalla collaborazione fra le mamme, le insegnanti, la dirigenza e il personale para scolastico è nato un anno fa un progetto inedito. Un fondo di solidarietà per aiutare il compagno di classe, il vicino di banco, le famiglie che lottano ogni giorno contro le difficoltà economiche e vivono fianco a fianco di quelle più benestanti, i residenti del centro città. Grazie a quel fondo, frutto di una vera e propria gara di solidarietà, si possono versare soldi, ma anche portare vestiti, grembiuli, cancelleria.

E l’idea funziona, ma nel frattempo le situazioni si aggravano. Di giorno in giorno. «Se non si vedono da vicino certe situazioni -dice Francesca Bonifaccio, una delle rappresentanti di classe- è impossibile crederle vere. Nella nostra scuola ci sono bambini che non hanno i calzini, ma anche bambini che indossano per mesi lo stesso maglione lavandolo la sera e usandolo il giorno dopo. Hanno solo quello. Nessun altro».

Le scarpe, poi, per molti sono un problema. «Ci sono piccoli che hanno scarpe bucate senza i calzini sotto. Indossano le calzature smesse dai nostri figli, ma non per avere il cambio in più. Proprio perché non ne hanno altre». Di qui un appello alle aziende del territorio. «Per molte, credo che non sarebbe un problema donare dei resti di magazzino. Senza dubbio, però, risolverebbero i problemi di tante mamme».

Non solo, e non necessariamente, straniere. «Credo che se un 70% di questi bambini non è italiano, un buon 30% lo sia. Contiamo almeno due casi gravi per classe, una quarantina in tutta la scuola. Ci sono bambini che non possono permettersi la merendina di metà mattina, per non parlare del buono mensa nel giorno del rientro. Ci sono tanti padri con lavoro solo saltuario, per i quali anche il cono gelato per i figli è proibitivo. Non stiamo parlando di ristrettezze di famiglie in difficoltà nell’arrivare a fine mese, ma di vera e propria povertà». Quella della porta, o del banco, accanto.

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fonte:  http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=86675&sez=NORDEST

Scuola, alle superiori sarà bocciato chi si assenta più di un giorno su quattro

VIETATO ‘SCIOPERARE’?

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100106_scuola6.jpg

Scuola, alle superiori sarà bocciato
chi si assenta più di un giorno su quattro

Colpite anche le occupazioni, deroghe solo per le malattie

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di Alessandra Migliozzi
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ROMA (6 gennaio) – Occhio alle assenze: dal prossimo anno scolastico anche alle superiori, se saranno troppe, potranno costare una bocciatura. La mannaia era già scattata alle medie, nel 2004, ai tempi dell’ex ministro Letizia Moratti: niente frequenza dei tre quarti dell’orario annuale, niente promozione. Ora, con l’avvio della riforma dei licei e degli istituti tecnici e professionali voluta da Mariastella Gelmini, si completa il quadro: da settembre 2010, anche i fratellini più grandi, gli alunni delle superiori, dovranno maneggiare con cura il libretto delle assenze. Soprattutto i diciottenni, quelli che possono firmare da soli la giustificazione, dovranno evitare di farsi prendere la mano dalle mancate presenze in classe. Pena la bocciatura.

È quanto prevede il regolamento sulla valutazione degli alunni varato negli scorsi mesi dal ministro, che sta trovando attuazione a poco a poco. Nelle disposizioni finali, infatti, si legge che con l’avvio della riforma delle superiori (il cui varo definitivo è atteso a breve in Consiglio dei ministri) scatterà una norma deterrente per i furbetti delle assenze, quelli che “bigiano” quando in classe c’è odore di interrogazione o il giorno del compito in classe più temuto.

«A decorrere dall’anno scolastico di entrata in vigore della riforma della scuola secondaria di secondo grado – si legge nel regolamento – ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso (l’anno della maturità, ndr), per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale». Addio fannulloni, insomma. I Lucignolo non avranno vita facile. Anche le occupazioni, che interrompono il normale corso delle lezioni, potrebbero costare caro a chi le prolunga per troppo tempo. Forse, dall’anno prossimo, qualcuno ci penserà su prima di protestare troppo a lungo.

Con la nuova regola, ad esempio, un alunno di quarta ginnasio, che, con la riforma, avrà un orario complessivo di 891 ore, dovrà essere in classe per almeno 668 ore o il suo anno scolastico non sarà considerato valido. Dunque non potrà nemmeno accedere agli scrutini. Solo in casi eccezionali e certificati (ad esempio una lunga assenza per malattia) si potrà derogare. In questo caso saranno le scuole a valutare la possibilità di ammettere gli alunni interessati agli scrutini.

Per gli assenteisti incalliti e ingiustificati, invece, non ci sarà scampo: «Il mancato conseguimento del limite minimo di frequenza (deroghe incluse, ndr) comporta – spiega il regolamento – l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale di ciclo».

«Finalmente!», esultano i dirigenti scolastici, che ogni anno vedono ripetersi gli stessi fenomeni “migratori” a tappe cadenzate: da inizio giugno si svuotano le classi della maturità perché i ragazzi preferiscono la preparazione fai-da-te in vista dell’esame, a febbraio spariscono 3-4 alunni per aula per la settimana bianca, in quarta si assentano a corrente alternata i neo maggiorenni “abilitati” a firmarsi le giustificazioni.

«Era da anni che attendevamo questa norma – commenta Mario Rusconi, vice presidente dell’Associazione nazionale presidi e dirigente del liceo scientifico Newton a Roma – Alle medie la regola era già in vigore dal 2004, ora tocca alle superiori. Con questa novità si taglieranno le gambe alle assenze ingiustificate e si responsabilizzeranno i ragazzi. Anche con le occupazioni gli studenti dovranno andarci piano: non potranno più bloccare le lezioni per settimane, a meno che non vogliano essere tutti bocciati».

Con la nuova norma «la scuola, dopo il cinque in condotta, avrà in mano un altro strumento per far capire ai ragazzi che tra i banchi si fa sul serio, che non possono fare ciò che vogliono. Non ci potranno più essere troppe assenze furbe nei momenti strategici – continua Rusconi – Oggi gli insegnanti mi raccontano che quando c’è il compito di fisica o matematica a volte si presenta solo la metà della classe. Questo non potrà più accadere». La novità scatterà con l’avvio della riforma che sarà varata a breve dal Consiglio dei ministri: le Camere si esprimeranno al rientro dalla pausa estiva, poi toccherà al governo.

Il restyling delle superiori prevede una stretta sugli indirizzi nei licei che saranno 5 in tutto: classico, scientifico, musicale-coreutico (new entry), linguistico, delle scienze umane (l’altra novità). Anche nei tecnici ci saranno novità con due ambiti di studio (economico e tecnologico) suddivisi in tutto in 11 indirizzi e meno ore da passare tra i banchi, ma più laboratori. Anche nei professionali saranno snellite le opzioni di studio e rafforzate le materie di indirizzo. Quanto alle lingue, anche qui ci saranno novità: nei licei, anche al classico, inglese si farà per tutti e cinque gli anni. Allo scientifico, invece, sparisce il latino nell’indirizzo tecnologico.

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fonte:   http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=86685&sez=HOME_SCUOLA