Apocalisse Haiti: “Oltre centomila morti”: Sulla Rete il racconto dei sopravvissuti / Haiti, contributi della Cooperazione italiana

BREAKING NEWS MAJOR EARTH QUAKE DEVASTATES HAITI: Witnesses: Bodies in the streets of Port-au-Prince

Skype e Twitter per ore sono stati gli unici canali che hanno permesso al mondo di conoscere il dramma della popolazione. Crollati tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince

Apocalisse Haiti: “Oltre centomila morti”
Sulla Rete il racconto dei sopravvissuti

Una testimone: “Subito dopo il terremoto onde gigantesche su spiagge e strade: il mare si portava via i morti tra le macerie”

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di GIOVANNI GAGLIARDI

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Port-au-Prince – “Molti edifici sono scomparsi. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è rimasto sotto e i parenti sono impazienti. Si disperano. Mancano le luci per illuminare la scena e continuare a scavare di notte. Non possiamo che attendere la mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi”. Nelle parole di Fiammetta Cappellini, operatrice umanitaria italiana ad Haiti, c’è tutto il dramma della popolazione colpita dal gravissimo sisma di ieri. La donna che lavora per l’Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), ong aderente alla Compagnie delle opere, racconta via chat, utilizzando Skype (il software che permette di telefonare e mandare messaggi via internet), gli attimi e le ore dopo le scosse disastrose che hanno spazzato via buona parte della capitale Port-au-Prince. E Skype insieme a Twitter sono gli unici due canali che, attraverso il web, continuano ad unire l’isola caraibica con il resto del mondo. Permettendo di raccontare una apocalisse che ha di fatto inghiottito la città, dove vivono 2,3 milioni di abitanti, 4 milioni con i sobborghi. Un disastro che, secondo il premier Jean-Max Bellerive, potrebbe essere costata la vita a centomila persone.

Il primo allarme. Sul sito di microblogging subito dopo le 16.50 (ora locale), il consueto cinguettio da Haiti è diventato un grido di orrore. “Oh merda! Un fortissimo terremoto proprio adesso ad Haiti”, scrive Fredodupoux, che torna poi a twittare qualche minuto dopo: “Questa merda sta ancora tremando, i telefoni non funzionano piu!”. “C’è stato un terremoto, l’ho appena sentito qui a Port au Prince”, twitta, profetico, Troy Livesay, “I muri stanno crollando, stiamo tutti bene, pregate per quelli negli slum…”.

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Il terremoto è iniziato alle 22.53 ora italiana (le 16.53 ad Haiti) ed è stato seguito da decine di scosse di assestamento che secondo i geologi potrebbero protrarsi per giorni. L’epicentro è stato localizzato a una ventina di chilometri da Port-au-Prince, sulla terraferma dell’isola e a una profondità di appena 10 chilometri.
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SOS SOS. E il cinguettio di Twitter diventa racconto: “Nelle strade si dice che l’hotel Montana è crollato”, riporta Fredodupoux, “ci sono scosse di assestamento ogni dieci minuti…l’aeroporto è chiuso e la torre di controllo è stata danneggiata”; ricerca di parenti e conoscenti: “Johanna e Kate sono salvi”, scrive Missionhaiti, Abbiamo ricevuto adesso un messaggio da Johanna in cui lei dice che stanno tutti bene ma sono saltati i collegamenti telefonici e internet”; invocazione: “Abbiamo bisogno di aiuto. Ci sono migliaia di morti. SOS SOS…”.
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Pochissimi i contatti telefonici. “Subito dopo il terremoto onde gigantesche si sono abbattute su spiagge e strade: il mare si portava via i morti tra le macerie”, ha raccontato Cristina Iampieri, un avvocato italiano che lavora all’Onu nella capitale haitiana. Uno dei tanti brasiliani presenti nel paese (il paese di Lula guida la missione di pace Onu), l’antropologo Omar Thomaz, ha descritto scene orribili: “per le strade della città corrono persone bruciate, seminude: alcuni cantano, sentiamo dei canti religiosi provenire dalla strada”. “La gente si è riversata subito nelle strade dove si poteva avanzare solo a piedi e non in auto”, ha riferito Michael Bazile. “La gente urlava e piangeva. Ho visto molte persone in ginocchio a pregare per le vittime”.
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Il bilancio. Il presidente haitiano Renè Preval, in un’intervista al Miami Herald, dice di aver visto i corpi senza vita e sentito le grida della gente intrappolata sotto le macerie, anche quelle della sede del parlamento nazionale. “Il Parlamento è crollato. Ci sono molte scuole con molte persone morte sotto le macerie. E’ una catastrofe”.
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Edifici crollati. Fra gli edifici crollati, c’è il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e  centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani che ora non esiste più. Distrutti anche il palazzo presidenziale, il quartier generale dell’Onu, l’ambasciata di Francia, il ministero degli Interni e della Sanità, l’ufficio imposte e la cattedrale. Sotto le macerie dell’arcivescovado è stato ritrovato il corpo di Monsignor Serge Miot, arcivescovo di Port-au-Prince.
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E poi ancora, tra gli edifici crollati, gli hotel Montana, Christopher e Karibè. Il Carribean market (supermercato) e l’edificio Mediacom. Tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince sono crollati e l’unico ancora attivo non accetta più feriti perché è ormai al collasso per l’altissimo numero di persone ricoverato.
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I racconti. “Il panorama – racconta ancora Fiammetta Cappellini via Skype – è devastante. Danni ingenti si registrano ovunque. I morti non possono che contarsi a migliaia. Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili”. Continuano ad essere interrotti i collegamenti, manca la corrente, “tutto si è spento, i generatori sono merce rara”.
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“Ciò che abbiamo visto col collega Jean Philippe nell’attraversare la città è spaventoso – racconta l’operatrice umanitaria – Non so davvero da che parte potremo ricominciare, ma lo faremo. E’ terribile. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: ‘come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c’è più?'”.
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Carel Pedre, noto conduttore radiotelevisivo haitiano è stato il primo a raccontare la tragedia ai media internazionali, prima con Twitter, poi con la propria voce, infine direttamente in video con una web-cam. “Ero a Port-au-Prince, quando ho sentito la scossa stavo guidando la mia auto. All’inizio pensavo che mi avessero investito”, ha detto poco dopo il sisma.”Abitazioni distrutte, un ferito ogni due passi. Posso dire di aver visto almeno 500 feriti”.
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“Sto girando nelle strade della capitale – ha raccontato quindici ore dopo il sisma – I cadaveri sono ancora lì per terra. Le autorità non hanno diramato nessun annuncio. Né io ho visto agenti o militari impegnati nei soccorsi. Qui c’è la distruzione totale, ora mi sposterò in periferia, voglio vedere come stanno le cose lì”.
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Internet ha permesso ad altri giornalisti di pubblicare scarne informazioni man mano che i collegamenti internazionali riprendevano a funzionare. “In migliaia abbiamo dormito all’aperto stanotte. Dormito? Si fa per dire. Con la luce del giorno abbiamo scoperto una distruzione indescrivibile”, si legge in uno dei primi comunicati della stampa haitiana dopo il disastro, pubblicato sul sito Haitipressnetwork. “Le vittime sono numerose. I cadaveri sono ammonticchiati sull’asfalto. La cattedrale di Port-au-Prince, il palazzo presidenziale, gli uffici pubblici sono rasi al suolo. Sono state distrutte anche molte scuole, e centinaia di studenti e docenti sono intrappolati sotto le macerie. La città è morta”.
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13 gennaio 2010
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Haiti, contributi della Cooperazione italiana

(Teleborsa) – Roma, 13 gen – A seguito del terremoto che ha colpito ieri pomeriggio la Repubblica Democratica di Haiti, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS), su indicazione del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è immediatamente attivata.
Sono stati subito disposti due contributi finanziari a favore delle Agenzie Internazionali che operano sul terreno: 500.000 Euro saranno devoluti al Programma Alimentare Mondiale per andare incontro ai bisogni alimentari d’urgenza delle popolazioni colpite, ed altri 500.000 Euro saranno concessi nel quadro del programma d’emergenza che la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l’assistenza sanitaria.
La DGCS, inoltre, parteciperà ad una missione italiana coordinata, resa possibile da un volo organizzato dalla Protezione Civile, che partirà al più presto per Haiti.
La DGCS intende infatti valutare sul terreno le necessità urgenti ed il quadro logistico/operativo in vista della predisposizione, nei prossimi giorni, di un proprio volo umanitario che trasporterà beni di prima necessità destinati alla popolazione di Haiti.
La DGCS, inoltre, studierà insieme ai rappresentanti della società civile italiana le ulteriori forme di intervento che potranno rendersi utili nella fase successiva a quella dell’aiuto immediato.

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