Archive | gennaio 15, 2010

Il Codacons dà il via alle class action: Nel mirino vaccini, scuola e sicurezza

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CLASS ACTION – Disposte tre azioni collettive contro la Pubblica amministrazione

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ROMA
Al via tre azioni collettive del Codacons
contro altrettante amministrazioni statali della Pubblica amministrazione. L’Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida. Nel mirino dell’associazione dei consumatori sono finite sanità, sicurezza e scuola. Con la prima class action – spiega l’associazione – si chiede al ministero della salute, al ministero dell’Economia e al direttore generale della sanità, Fabrizio Oleari, di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini contro l’Influenza A per il nostro paese.
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L’azione mira a far ottenere agli utenti del Servizio sanitario nazionale (oltre 60 milioni di cittadini) «i soldi già pagati dall’Italia per l’acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino», Il risarcimento che viene chiesto è pari ai 186 milioni di euro «spesi per l’acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn dell’importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento »simbolico« per ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro».
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Con la seconda class action si chiede al responsabile del dipartimento della Protezione Civile, ai sindaci, alle province e alle regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio.
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La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100.000 euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75.000, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per «mettere in sicurezza» da soli la propria casa. Con la terza azione collettiva si chiederà – decorsi i 90 giorni dalla diffida notificata oggi – al Tar del Lazio di ordinare al ministero della Pubblica istruzione e ai 20 direttori scolastici regionali di rispettare il limite previsto dalle leggi vigenti di 25 alunni per aula. «I genitori degli studenti costretti a fare lezioni in classi sovraffollate e dove il numero di alunni supera le 25 unità, così come i docenti, possono aderire alla class action e chiedere un risarcimento che il Codacons stima in 250 euro a studente.
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Nel ricorso si chiede la restituzione alle famiglie di una parte della tassa scolastica pagata in proporzione al minore spazio a disposizione di ciascun alunno, oltre il danno connesso al rischio per la sicurezza e la diminuzione del servizio istruzione reso ridicolo da classi pollaio di 35-40 alunni a causa dei tagli agli organici del personale docente». Sulla base delle sole segnalazioni pervenuteci (oltre 150 istituti per 4.100 alunni) la somma richiesta è pari a oltre un milione di euro.
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15 gennaio 2010
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Bankitalia: “Ripresa debole, è allarme lavoro”

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“Ripresa debole, è allarme lavoro”

Bankitalia: l’incertezza resta elevata. Il Pil 2010 a +0,7%. E il debito corre
Sacconi attacca: “Sono dati scorretti”

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ROMA
Polemica fra Banca d’Italia e governo,
dopo i dati forniti da via Nazionale secondo i quali l’Italia sta uscendo dalla recessione ma la ripresa dell’economia nel prossimo biennio sarà debole, con una forte incertezza legata all’andamento della domanda mondiale e alla debolezza del mercato del lavoro. Nel bollettino economico si legge che il Pil – dopo un drastico calo del 4,8% l’anno scorso – aumenterà dello 0,7% quest’anno e accelererà all’1% nel 2011.

Previsioni che per il 2010 sono in linea con quelle indicate dal governo a settembre (+0,7%), mentre per il prossimo anno sono più pessimistiche rispetto alle stime dell’esecutivo (+2%). La crisi colpisce pesantemente il mercato del lavoro, in cui circa 2,6 milioni di persone sono «non impiegate», tra disoccupati, lavoratori in cassa integrazione (Cig) e ’scoraggiatì, afferma la Banca d’Italia secondo cui nel secondo trimestre del 2009, «sommando i lavoratori in Cig e gli scoraggiati ai disoccupati, il numero di persone non impiegate, ma potenzialmente impiegabili, nel processo produttivo» raggiunge quota 2,6 milioni circa. E solo nel secondo trimestre 2008, subito prima del crack di Lehman Brothers, questa cifra era pari a 2 milioni.

A novembre, spiega Via Nazionale, «il tasso di disoccupazione è salito all’8,3%, 2,4 punti in più rispetto al minimo dell’aprile del 2007». Ma «per valutare compiutamente il grado di utilizzo della forza lavoro disponibile, ai disoccupati vanno aggiunti i lavoratori in cassa integrazione guadagni e le persone “scoraggiate”, ovvero coloro che non cercano attivamente un impiego e sono quindi esclusi dal conteggio ufficiale dei disoccupati, pur avendo una probabilità di trovarlo analoga a quella di questi ultimi». Proprio questo passaggio fa scattare la reazione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. «Sommare, come fanno solo la Cgil e il servizio studi della Banca d’Italia – dice – i disoccupati veri e propri con i cassintegrati (che sono e restano legati alle rispettive aziende da un rapporto di lavoro solo temporaneamente sospeso) e addirittura con i cosiddetti “scoraggiati” è un’operazione scientificamente scorretta e senza confronto con gli altri paesi dove ci si attiene all’autorità statistica».

«Ciò – prosegue Sacconi – significa peraltro negare quell’effetto della politica di governo, concertata con le parti sociali, per cui in una crisi globale della domanda si è voluta conservare la base produttiva e occupazionale, attraverso la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, rispetto a possibili processi di deindustrializzazione o frettolose espulsioni della manodopera». Sacconi aggiunge che «è stato lo stesso governatore della Banca d’Italia peraltro ad apprezzare questa scelta in più occasioni». «Porre una questione così artificiosa alimenta solo la sfiducia, l’incertezza e la confusione nel momento in cui è essenziale garantire la corretta percezione della dimensione della crisi a partire da quella sociale. Istituzioni e attori sociali dovrebbero fare riferimento ai dati dell’istituto a ciò preposto, l’Istat, le cui statistiche sono parte integrante del sistema europeo Eurostat, che permette il raffronto con i numeri degli altri paesi. Questi numeri – conclude – dicono che il tasso di disoccupazione in Italia era al 7,4% nel secondo trimestre e all’8,3% nel mese di novembre, ben al di sotto delle percentuali due cifre della media europea».

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15 gennaio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201001articoli/51283girata.asp

Nucleare, gli assessori di 11 regioni impugnano il decreto: “E’ incostituzionale”

Nucleare, gli assessori di 11 regioni
impugnano il decreto: “E’ incostituzionale”

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ROMA (15 gennaio) – Gli assessori all’Ambiente di 11 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana) hanno impugnato per «incostituzionalità» il decreto legge 99/2009 sul ritorno al nucleare.

Lo riferisce l’assessore calabrese Silvio Greco. Il decreto delega al governo l’individuazione dei siti per la localizzazione delle centrali. In un documento elaborato al termine di una riunione gli assessori affermano che c’è stato «l’ennesimo vulnus al principio di leale collaborazione». In particolare, si lamenta lo scarso coinvolgimento degli Enti Locali nella scelta dei siti. Il documento – spiegano quattro assessori dopo la riunione – Filiberto Zaratti per il Lazio, Onofrio Introna per la Puglia, Nicola de Ruggiero per il Piemonte, e Greco per la Calabria – ha ricevuto anche il sostegno di Veneto, Campania, Sardegna e Sicilia, arrivando così a 15 regioni.

Poi, altri punti del documento lamentano «la mancanza di un Piano energetico nazionale», di «un deposito per le scorie (che ora si chiama parco tecnologico) pregresse presenti dall’86», la procedura Vas (Valutazione ambientale strategica) che «non tiene conto della localizzazione geografica» degli impianti, un ruolo «ambiguo» dell’Agenzia per la sicurezza nucleare», le «misure compensative per le Regioni», e in generale lo schema di decreto «non è assolutamente coordinato con la normativa vigente».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87732&sez=HOME_INITALIA

Studentessa modello, 11 anni, viveva in una grotta di tufo vicino Frascati

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Studentessa modello, 11 anni, viveva in una grotta di tufo vicino Frascati

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ROMA (15 gennaio) – Pulita, vestita di tutto punto con il cappellino sopra una cascata di capelli biondi, intelligente ed anche molto brava a scuola: una ragazzina di quasi 11 anni come tante, ma lei a differenza delle altre, viveva in una grotta di tufo e si lavava nelle fontane dei parchi pubblici, a Frascati, cittadina dei Castelli Romani.

Da oggi grazie ai servizi sociali, ai vigili urbani e ai carabinieri di Frascati l’adolescente e sua madre, una polacca di 37 anni, saranno ospiti di una casa famiglia tra Roma e Tivoli. La donna viveva in Italia dalla nascita della bambina e negli ultimi cinque anni a Frascati, dove la ragazzina frequentava regolarmente la quinta elementare con ottimi risultati.

La mamma ha sempre fatto lavori saltuari assicurando così cibo e vestiti alla piccola, ma non sempre una casa. Negli ultimi tempi, il compagno della donna aveva chiesto aiuto ai servizi sociali.

Stamani in un’operazione congiunta carabinieri e vigili urbani, la donna e sua figlia sono state trovate in una grotta di tufo sotto Villa Sciarra, una parco pubblico, dove si lavavano nelle fontane, e sono state accompagnate nella struttura protetta, dove fra pochi giorni la ragazzina potrà festeggiare il suo compleanno in un ambiente più accogliente.

La donna e la figlia vivevano nella grotta insieme al compagno della madre. La donna non ha fornito ulteriori particolari circa la loro vita e la paternità della piccola, che sarà ascoltata di nuovo. La madre ha detto solamente che né lei né il compagno, attualmente irreperibile, hanno un’occupazione.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87721&sez=HOME_ROMA

Il Ministero: dal 2011 la nuova scuola. Pd e Cgil: rischia di saltare tutto

Per quest’anno confermato lo slittamento delle iscrizioni fino al 26 marzo
Le obiezioni del Consiglio di stato possono bloccare la riforma

Il Ministero: dal 2011 la nuova scuola
Pd e Cgil: rischia di saltare tutto

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di SALVO INTRAVAIA

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Iscrizioni a due velocità e riforma delle scuole superiori al via dal prossimo mese di settembre. Il ministero dell’Istruzione, dopo settimane di indiscrezioni, annuncia la pubblicazione della circolare sulle iscrizioni a scuola per l’anno 2010/2011 e le relative date. Come anticipato da Repubblica. it, per iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado occorrerà muoversi entro sabato 27 febbraio. Mentre per i ragazzi in ingresso alla scuola superiore, a partire dal 26 febbraio, ci sarà tempo fino a venerdì 26 marzo. I regolamenti sulla riforma non sono stati ancora pubblicati, così, genitori e studenti dovranno ancora pazientare qualche settimana per conoscere quali materie dovranno studiare nel “new deal” gelminiano.
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La nota di viale Trastevere dà anche una importante conferma che fuga tutti i dubbi sulle intenzioni del governo: la riforma delle scuole superiori si farà e partirà proprio dal 2010/2011. “Il Consiglio di Stato  –  spiegano dal ministero  –  ha dato parere positivo sui regolamenti”. E “tra alcuni giorni, dopo il parere delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva dei regolamenti con i quadri orari. Il ministero procederà poi a una massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie sulle novità introdotte”. Questo, nonostante le critiche dell’organismo di giustizia amministrativa sui Regolamenti stessi che richiederebbero alcune modifiche.
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Ma la polemica sulla riforma non si ferma. “Il parere del Consiglio di stato sui tre regolamenti riguardanti il riordino dell’istruzione superiore rende impossibile attuare la riforma nel prossimo dal prossimo anno scolastico”, dichiara Alessandra Siragusa, componente della commissione Cultura alla Camera, che la prossima settimana dovrebbe dare il via libera ai Regolamenti. Dello stesso parere è Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, che va oltre.

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“Anche le Regioni hanno manifestato parecchi dubbi  –  dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil”. “Questa volta  –  continua  –  è il Consiglio di stato che fa una serie di importanti rilievi che richiedono il rinvio di almeno un anno”. Ma di che si tratta? “La riforma è incompleta, lo dicono gli stessi giudici  –  conclude Pantaleo  –  e le scuole non sono in grado di definire una offerta formativa per il prossimo anno da comunicare alle famiglie. Ma c’è di più: i regolamenti ledono l’autonomia delle istituzioni scolastiche e anche quella delle stesse regioni. Per fare tutto e subito si sta rischiando di dare forma ad un mostro, il tutto per recuperare i tagli programmati dal governo un anno e mezzo fa”.
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Ma il governo, come aveva annunciato lo stesso premier, Silvio Berlusconi, pochi giorni fa va avanti. “La riforma dei licei  –  spiegano  –  può essere considerata epocale. L’impianto rivede complessivamente la legge Gentile del 1923”. Dal prossimo anno scolastico, prenderanno il via i nuovi licei, i nuovi istituti tecnici e i nuovi professionali. “L’obiettivo è quello di coniugare tradizione e innovazione”. Ma ancora occorre chiarire alcuni aspetti. Partirà dalla prima classe soltanto o coinvolgerà anche le seconde, come dice l’attuale testo? E saranno coinvolte, come si vocifera, anche le terza classi? La possibilità che la riforma parta dalla sola prima classe sarebbe stata condizionata alla riduzione delle ore, ma con i curricula attuali, anche in seconda e terza.
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E’ certo che dal prossimo anno, in luogo dei 396 indirizzi attuali (tra sperimentazioni e corsi ordinamentali) ce ne saranno soltanto 23: 6 licei, 11 istituti tecnici e 6 indirizzi per gli istituti professionali. “Si supera  –  commentano dal ministero  –  la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana”. Ma sullo sfondo della riforma restano i rilievi del Consiglio di stato che nei pareri “si sofferma sui punti che non ritiene superati o assorbiti dalla risposta del Ministero”, dopo lo stop di dicembre.
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Secondo i giudici, il Piano programmatico (quello che ha teorizzato e sta attuando il taglio di 133 mila posti nella scuola in soli tre anni) viene impropriamente “richiamato a monte e a valle”, ma prende atto che il ministero riformulerà il testo. Ma c’è dell’altro. Il Consiglio di stato mantiene forti perplessità sul Comitato scientifico (con soggetti esterni) e sui Dipartimenti di cui le scuole dovrebbero dotarsi fra qualche mese. “La disposizione suscita perplessità” sia perché gli organismi in questione sono estranei alla delega che il Parlamento ha votato al governo sulla riforma, sia riguardo “al rispetto dell’autonomia scolastica, apparendo poco convincente la giustificazione fornita dal Ministero”.
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E conferma anche l’obiezione sulla opportunità di emanare semplici decreti ministeriali successivi per le “Indicazioni nazionali” sugli obiettivi specifici di apprendimento, sull’Articolazione delle cattedre per ciascuno dei percorsi liceali in relazione alle classi di concorso del personale docente e sugli gli Indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali. “La natura dell’oggetto di disciplina  –  si legge nei regolamenti  –  suggerisce l’utilizzo di atti aventi forza normativa. (…) La Sezione prende atto che il Ministero ha raccolto tale suggerimento”.
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Ed è su questo punto che le cose potrebbero andare per le lunghe. I tre Regolamenti devono ancora essere votati dalle commissioni Cultura di Camera e Senato, andare alla firma del Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ottenere l’ok della Corte dei conti ed essere pubblicati in gazzetta per essere attuativi. Ma per essere completa la riforma dovrebbe anche contenere i tre documenti che la Gelmini contava di produrre con semplici decreti. Si tratterà, con tutta probabilità, di decreti del Presidente della repubblica soggetti ad un iter piuttosto lungo.
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15 gennaio 2010
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Vaccino per il virus H1N1, Novartis-Governo Italiano. Ecco il contratto segreto / Influenza A, la Corte dei Conti indaga: «Sprechi e favori di governo sul vaccino»

Che c’è di nuovo? Nulla. La Novartis ha stipulato un’accordo di fornitura con gli stessi parametri usati con il Governo degli Stati Uniti. Una montagna di dollaroni ( e di euroni, si può dire?) finiti nella tasche dei ‘soliti noti’, a danno dei babbei come noi. Ci hanno fatto ingoiare l’ennesima bufala cercando pure di avvelenarci, e tutto a spese nostre. Non vorrei girare il coltello nella piaga, ma, noi, l’avevamo detto..

mauro

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Vaccino per il virus H1N1, Novartis-Governo Ecco il contratto segreto

Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate, sui tempi di consegna, sui prezzi. Ma l’accordo tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto

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di Adele Sarno

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Novartis è obbligata a produrre le dosi di vaccino e a rispettare l’accordo con il ministero della Salute. Ma solo fino a quando ciò sia ritenuto “ragionevole”. E ancora, se il siero vaccinale è dannoso per la salute “il Ministero è tenuto a tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole, se il vaccino fa male a chi lo assume paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione. Infine, se il prodotto non viene consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazione all’immissione al commercio e di prove cliniche positive, è ancora il Ministero a pagare. Il forfait è di 24 milioni di euro netti.
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Il contratto tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto. Lo pubblica il sito del mensile Altreconomia, proprio adesso che Ferruccio Fazio, ministro della Salute, in un’interrogazione ha annunciato che ha annullato metà delle dosi che avrebbe dovuto ricevere dalla Sanofi, cioè 24 milioni.
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Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate dalla Novartis, sui tempi di consegna, sui prezzi. L’unica cosa nota dell’accordo con la multinazionale era che la Corte dei conti aveva ‘bacchettato’ il governo perché colpevole di aver accettato clausole troppo favorevoli all’azienda. Fra queste l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite.
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Il contratto è stato firmato il 21 agosto 2009 tra il direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e l’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo si regolamenta l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa. Di queste sono state prodotte e consegante dieci milioni di dosi. Mentre quelle usate sono quasi 900 mila. Il contratto si può leggere e scaricare, sebbene ci sia la presenza di omissis.
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Nell’articolo 1 si stabilisce che Novartis è obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia ‘ragionevole’. Dove per ‘sforzi commercialmente ragionevoli’ si intende che l’azienda si impegna ad adempiere all’incarico ma che laddove intervengano ‘fattori esulanti dal pieno controllo della Novartis’ l’accordo decade, e lo Stato paga lo stesso (art.3.1).
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Tra questi: “La disponibilità di uova e di altri materiali e il successo delle sperimentazioni cliniche necessarie a convalidare le caratteristiche di sicurezza e immunogenicità del prodotto”.
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La confezione? Decide l’azienda. Ancora, il ministero non è autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa. Alterare, oscurare, rimuovere o manomettere il marchio commerciale.
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La consegna e la spedizione.
La multinazionale – si legge nell’articolo 3 – si impegna a consegnare entro una data concordata il vaccino, ma qualora non sia in grado di consegnare il prodotto basta una comunicazione al Ministero sette giorni prima della scadenza, per ottenere un rinvio concordato tra le parti. E se il ministero si dovesse trovare impossibilitato a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni.
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Articolo 4: garanzie e indennizzi.
E se dall’assunzione del vaccino deriva un danno alla salute? L’azienda non è responsabile. Si legge nell’articolo 4.6: “Il Ministero è tenuto a indennizzare, manlevare e tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole se il vaccino è dannoso paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione.
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Prezzo.
Il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall’emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena (articolo 5).
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Cause di forza maggiore.
Ministero e azienda non sono responsabili l’uno nei confronti dell’altra se intervengono cause di forza maggiore. Quelle che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come “epidemie e pandemie”, “atti di qualsiasi autorità pubblica”, “atti di enti sopranazionali”, come per esempio l’Oms (art. 8.3).

Durata e risoluzione (9.3).
Nel caso in cui il vaccino non possa essere consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazione all’immissione al commercio e di prove cliniche positive, il ministero paga Novartis con un forfait: 24 milioni di euro netti. E per chiudere, nell’articolo dieci, le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate..
15 gennaio 2010
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Influenza A, la Corte dei Conti indaga
«Sprechi e favori di governo sul vaccino»

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ROMA (15 gennaio) – Perdite ingenti per l’erario e profitti vertiginosi per le case farmaceutiche: la Corte dei Conti sta indagando sulle condizioni troppo favorevoli concesse dallo Stato italiano alla casa farmaceutica Novartis nel contratto di acquisto dei vaccini. E si indaga anche sulla clausola secondo cui la Novartis, la società produttrice del vaccino, non sarebbe stata responsabile di eventuali effetti dannosi sui pazienti.

E l’Italia dei Valori chiederà una indagine parlamentare sulla «vergognosa vicenda della falsa pandemia di influenza A». «Uno spreco a livello mondiale – ha spiegato il senatore Lannutti – che non ha risparmiato l’Italia e che ho denunciato già con un’interrogazione nel novembre scorso».

Il senatore chiama sul banco degli imputati anche l’Organizzazione mondiale della Sanità, colpevole a suo giudizio di aver mostrato «sensibilità agli interessi delle cause farmaceutiche che hanno lucrato da una paura mediatica oltre 22 miliardi di dollari per vaccini che non sono serviti a nulla. A livello continentale il Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine per verificare se ci sono state pressioni delle industrie farmaceutiche sull’Oms».

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fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=87748&sez=ITALIA

Già rotta la tregua tra Berlusconi e Fini: “Sono abituato decidere solo. Che noia mediare”

Toh, adesso Feltri usa il plurale maiestatis. Chi va con lo zoppo..

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Il giorno dopo il faccia a faccia, il premier ha incontrato i dirigenti del Pdl
“Ci vuole la pazienza di Giobbe. Gianfranco vorrebbe costringermi a continue mediazioni”

Già rotta la tregua tra Berlusconi e Fini
“Sono abituato decidere solo. Che noia mediare”

Il presidente della Camera: “Le differenze sono il sale del confronto e della dialettica”

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Fini e Berlusconi

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ROMA – Sembra già finita la tregua stipulata nell’incontro fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il presidente del Consiglio non sembra aver sbollito la rabbia per un vertice che lo ha “annoiato”, più che deluso. In mattinata ha avuto una serie di incontri con diversi dirigenti del Pdl in vista delle prossime regionali, oltre a contatti con altri esponenti di governo. Con quasi tutti il presidente del consiglio avrebbe rispolverato la formula della “pazienza di giobbe” alla quale deve appellarsi ogni volta che incontra il presidente della Camera.
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Ma non basta. Berlusconi, riferiscono diverse fonti, si è detto “annoiato” dalle “vecchie formule tipiche del teatrino della politica”. “Io sono un imprenditore – avrebbe detto – sono abituato a decidere e a decidere da solo: così si fa nel mondo dell’impresa. Gianfranco invece vorrebbe costringermi a continue ed estenuanti mediazioni, con il risultato che alla fine non si decide”. E il presidente della Camera commenta laconico: “Le differenze sono il sale del confronto e della dialettica”.
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Nonostante tutto per il coordinatore Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa, “l’incontro tra Berlusconi e Fini è stato veramente positivo. Non si sono minimamente nascosti che esistevano delle questioni da affrontare. Non era un incontro ‘a tarallucci e vino’, ma nemmeno da dire ‘siamo a Yalta’, non c’era nulla da spartirsi. Certo un incontro non può essere chiarificatore per sempre delle questioni che in politica si determinano, però si sono avviate a soluzione quelle esistenti”.
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Intanto non risparmia il suo consiglio il direttore del Giornale, Vittorio Feltri: “E’ nostra convinzione profonda che in un momento delicato come questo, Fini dovrebbe contribuire a salvare il premier dagli attacchi politici di certa magistratura, e della sinistra forcaiola, piuttosto che rivendicare una maggiore considerazione nel partito e nella gestione degli affari di governo. Se dovesse prevalere il principio della lealtà, Gianfranco e Silvio sarebbero una coppia formidabile in grado non soltanto di calamitare consensi,  ma anche di dare una spinta propulsiva alle attività governative”.

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Sul fronte delle elezioni regionali, la candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha avuto oggi un colloquio di circa 35 minuti con il premier in cui “abbiamo parlato della campagna elettorale e il presidente ha detto che sosterrà tutti i candidati del Pdl”, ha detto la sindacalista. Sul sostegno alla sua candidatura ha assicurato che “Berlusconi ci sarà ad un comizio, ma non abbiamo ancora fissato la data. Ma Berlusconi – ha concluso Polverini – si impegnerà in prima persona per questa campagna elettorale”.
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Svolta nelle candidature in Campania. Nicola Cosentino, accusato dalla procura di Napoli di concorso esterno in associazione camorristica e a più riprese indicato come candidato governatore per il centrodestra, ha annunciato: “Faccio un passo indietro, nell’interesse del Pdl e del centrodestra per sgomberare il campo da ogni strumentalizzazione e non offrire alla sinistra un’arma in più” e a proposito del possibile nuovo candidato osserva: “Non ho mai pensato nè su Caldoro nè su altri di poter esercitare una sorta di diritto di veto. Certo non c’è solo Caldoro ma il profilo di Stefano, che è stato un buon ministro, è quello che corrisponde all’identikit che ha tracciato la base del partito”.
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15 gennaio 2010
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