Archivio | gennaio 16, 2010

Haiti: «Oltre 200mila i morti». Paura di rivolte: scatta l’allarme sicurezza

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Dopo il panico e il dolore delle prime ore, nella popolazione di Haiti duramente colpita dal terremoto si sta facendo strada un sentimento di rabbia e di frustrazione per la scarsità degli aiuti stranieri. Il governo locale e le organizzazioni internazionali sono sempre più preoccupati per il possibile collasso dell’intero sistema di sicurezza del paese. Per le strade di Port-au-Prince risuona già l’eco dei primi spari e diversi testimoni riferiscono di saccheggi e razzie. In un video diffuso dalla France Presse si vede una rissa fra la popolazione all’arrivo di un elicottero che lancia a terra derrate alimentari e beni di prima necessità. «Se gli aiuti internazionali non arrivano in fretta – dice un sopravvissuto – la situazione peggiorerà rapidamente». «Abbiamo bisogno urgente di acqua e di cibo», spiega un altro haitiano di Port-au-Prince.

La terra trema ancora
Una scossa di assestamento di magnitudo 4,5 sulla scala Richter ha fatto tremare di nuovo Haiti. Lo riferisce l’istituto geologico americano.

l rimpatrio dei primi italiani Si lavora alla lista di imbarco dei primi italiani che faranno rientro da Haiti. Lo si apprende da fonti della Farnesina, secondo cui si sta dando la precedenza a feriti, donne e bambini.

Winnie, 18 mesi, viva dopo tre giorni sotto le macerie. Winnie, 18 mesi, è salva. Per miracolo, la bimba è stata estratta viva, dopo tre giorni, dalle macerie di Port-au-Prince devastata dal terremoto. È stata una troupe televisiva a tirarla fuori dai resti della sua casa crollatale addosso quando la terra ha tremato ad Haiti, martedì pomeriggio. È stata la sua voce, il suo lamento a salvarla. La gente sul posto ha attirato l’attenzione degli operatori di una tv australiana che si trovavano nei paraggi, e che si sono messi subito a scavare a mani nude tra i resti della casa. Ci sono voluti 45 minuti per raggiungere la piccola Winnie. L’hanno tirata fuori, sta bene. Ad accoglierla tra le braccia, viva, c’è uno zio, Franz. I genitori di Winnie si crede siano morti nel crollo sella stessa casa. Lo zio, raggiante e commosso, è pieno di gratitudine per coloro che hanno tratto in salvo la piccola. «È solo lei quella eroica – ha reagito Deiby Celestino, uno dei soccorritori – ha lottato per tre giorni». E un altro ancora accusa: «Sentiamo alla radio che arrivano squadre di soccorso dall’estero, ma non vediamo niente». Un uomo, visibilmente furioso, brandisce un bastone gridando: «Vogliamo più medici e meno giornalisti». La situazione della sicurezza rischia di precipitare rapidamente. E non è un caso che i militari americani inviati da Barak Obama nell’isola non dovranno soltanto occuparsi dell’assistenza umanitaria ai terremotati ma avranno anche il compito di mantenere l’ordine nel paese.

In cerca di acqua per figli «Le condizioni degli ospedali sono estremamente critiche e le persone che hanno bisogno di assistenza e cure sono stese per strada, fuori degli ospedali -racconta Annie Foster, responsabile del Team di Emergenza di Save the Children ad Haiti – stiamo fornendo medicinali e forniture ospedaliere a queste strutture e anche avviato delle ricognizioni nei campi sfollati che spontaneamente stanno nascendo nelle zone della città più colpite per valutare i bisogni sanitari più urgenti».  «In giro vediamo genitori assetati e disidradati che vagano per le strade alla ricerca di acqua per i figli – prosegue Annie Foster – tutte queste persone e bambini si stanno raccogliendo in spazi all’aperto dove stanno nascendo dei campi improvvisati. Nessuno infatti ha il coraggio di rientrare in casa, dal momento che le scosse continuano”.

A Washington c’è il timore che in un paese già poverissimo prima del disastro e ormai privo di qualsiasi struttura statale, la situazione sfugga completamente di mano e migliaia di haitiani cerchino di raggiungere gli Stati uniti su imbarcazioni di fortuna. Il tentativo di fuggire dal paese, d’altra parte, è già in atto e non riguarda solo i feriti, trasferiti all’estero per le cure più urgenti. Sono in tanti, infatti, coloro che cercano un rifugio di fortuna nella vicina Repubblica Dominicana; una fuga che potrebbe presto trasformarsi in un esodo di massa.

Nelle riunioni con i vertici dell’Onu, Washington ha garantito alle Nazioni Unite che sarà il Palazzo di Vetro ad avere il coordinamento formale della macchina degli aiuti. Un ruolo importante per Ban Ki-moon attraverso il suo inviato ad Haiti Edmond Mulet, ma anche un modo per condividere le responsabilità degli aiuti a tutti i livelli in modo multilaterale. Entro lunedì intanto è previsto l’arrivo di 9mila-10mila soldati Usa. L’ammiraglio Mike Mullen non ha escluso che, se necessario, potranno essere inviati altri militari. Haiti non ha esercito, e le sue forze di polizia sono state praticamente annientate dal terremoto. Il mantenimento dell’ordine è quindi affidato interamente alle forze Onu, circa 7mila soldati e 2mila poliziotti, impiegati già dal 2004 nella stabilizzazione del paese.

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AIUTARE HAITI, ECCO COME
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FOTO:
IL SISMA| DAI SOCIAL NETWORK | LE PRIME PAGINE | PRIMA E DOPO I CROLLI
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VIDEO: I CROLLI IN DIRETTA | I TESTIMONI
LE PRIME IMMAGINI | LE DEVASTAZIONI
Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali
Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l’orrore
La scheda – Il paese più povero dell’emisfero occidentale
I precedenti – 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi
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16 gennaio 2010
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TERREMOTO HAITI – BAMBINA ESTRATTA VIVA DALLE MACERIE – VIDEO SCHOK

Padova, la frode dei fallimenti pilotati: in 225 restano senza lavoro

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Padova, la frode dei fallimenti pilotati: in 225 restano senza lavoro

In 16 hanno stornato 11 milioni con vari trucchi finanziari
La Guardia di Finanza: «Un fenomeno in crescita»

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di Michela Danieli
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PADOVA (16 gennaio) – Dietro il paravento della crisi economica, la finta bancarotta per lasciare a bocca asciutta dipendenti e creditori, incassando contemporaneamente la liquidità dei beni dell’azienda venduti. È il nuovo effetto collaterale della “finanza creativa” scoperto dalla Guardia di finanza, che nella città del Santo ha segnalato alla Procura per fatti di bancarotta fraudolenta 16 persone riconducibili a 15 imprese patavine. Almeno 11 milioni di euro sono stati “stornati” nel corso di quelle che le Fiamme Gialle hanno definito “azioni delittuose volte alla dissimulazione delle disponibilità economiche e di destabilizzazione del patrimonio aziendale”.

Sono 225 i lavoratori che finora, in questo gioco delle tre carte, ci hanno rimesso il posto di lavoro, gli stipendi e i contributi. Ma «il fenomeno è in crescita» dice a chiare lettere il maggiore Antonio Manfredi del Comando provinciale di Padova.

Il metodo usato è una prassi-fotocopia. L’azienda comincia a non versare le ritenute ai dipendenti, che scopriranno solo dopo l’ammanco nei loro contributi previdenziali ai fini pensionistici. Successivamente gli imprenditori ottenevano lo stato di crisi, ma al momento della dichiarazione di fallimento, che serve per soddisfare le insolvenze verso tutti i creditori, i beni della società erano svaniti: strumentazione del valore di 800mila, un milione di euro, due auto di grossa cilindrata, decine di computer, un motorino, lo stesso materiale di produzione delle ditte e molto altro. I capitali erano infatti già stati distratti dagli imprenditori che li avevano venduti per proprio conto.

«Abbiamo quindi proceduto alle perquisizioni – continua Manfredi – rinvenendo documentazione fiscale occultata e beni preziosi anche presso le abitazioni dei protagonisti». Sequestrati, tra l’altro, conti correnti personali. I 16 protagonisti della vicenda, segnalati all’autorità giudiziaria, rischiano ora dieci anni di reclusione, mentre il filone investigativo continuerà a stare al centro dell’attenzione della Gdf per tutto il 2010. Non è affatto escluso, infatti, che il panorama economico, risollevato solo da timidi segnali di ripresa, non possa far cadere in tentazione altri imprenditori.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87832&sez=HOME_INITALIA

Rovigo: muore per malore in discoteca, ma la gente continua a ballare

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Rovigo: muore per malore in discoteca, ma la gente continua a ballare

La vittima è una 29enne di Lendinara. Il titolare: «Se avessi spento la musica sarebbe stato peggio»

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ROVIGO (16 gennaio) – Stava parlando con degli amici vicino al bar della discoteca di Arquà Polesine dove aveva passato la nottata. Erano le prime luci dell’alba, quando improvvisamente si è sentita male: il sorriso si è trasformato in una smorfia di dolore e la giovane, E.M., una 29enne di Lendinara (Rovigo), si è accasciata al suolo. Soccorsa, è stata fatta stendere su un divanetto in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Poi, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale dove però i medici non hanno potuto che constarne la morte. La giovane soffriva di una malformazione congenita al cuore che la costringevano a continui controlli medici e cure

La musica continua. Dal momento in cui si è sentita male a quanto sono arrivati i soccorsi sono passati una trentina di minuti circa, ma nel frattempo all’interno della discoteca la musica è andata avanti perché, pare, nessuno si era accorto di nulla. Un fatto che ha suscitato forti perplessità da parte degli amici della giovane. Il titolare del locale, Gaudenzio Ferrari, si è giustificato rilevando che sarebbe stato forse più pericoloso accentrare l’attenzione di tutti i presenti su quanto stava avvenendo e che in un primo tempo pareva un semplice svenimento. «La ragazza – ha detto – sembrava svenuta e se avessi dato ordine di spegnere la musica si sarebbe creata calca attorno alla giovane e forse sarebbe stato peggio».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87845&sez=HOME_INITALIA#

Il caso Novartis finisce in Parlamento

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I dipietristi: l’acquisto dei vaccini è stato uno spreco a livello mondiale

Il caso Novartis finisce in Parlamento

Interrogazione del Pd: bloccare la mobilità decisa per 24 lavoratori. E l’Idv: vicenda vergognosa, troppi sprechi

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ROMA – Continua a tenere banco il caso Novartis, dopo la notizia che gran parte dei vaccini ordinati dal governo (così come dalla maggior parte degli esecutivi delle altre nazioni) sono risultati inutili e che pertanto dovranno essere rinegoziati i contratti con le aziende farmaceutiche fornitrici. Nel caso dell’Italia la Novartis, appunto. I deputati senesi del Pd Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni hanno annunciato un’interrogazione ai ministri della Salute e delle Attività produttive sulla situazione dello stabilimento di Siena della multinazionale – che ha avviato la procedura di mobilità per 24 addetti commerciali – e sul contratto stipulato con il governo per la produzione del vaccino antipandemico. I deputati Pd chiedono al governo «chiarezza sul contratto con Novartis» e presenteranno un’interrogazione per «capire – si precisa in una nota – quali misure intenda prendere il governo per salvaguardare i posti di lavoro dell’azienda, che ha aperto una procedura di mobilità per ventiquattro lavoratori dell’area commerciale, e per fare piena luce sul contratto stipulato fra il governo e l’azienda farmaceutica svizzera sulla produzione del vaccino contro il virus H1N1».

«MOBILITA’ INACCETTABILE»«Occorre – afferma Ceccuzzi – salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda per evitare che eventuali responsabilità vengano scaricate sui lavoratori; sospendere immediatamente la procedura di mobilità che interessa 24 dipendenti, dal momento che risulta eticamente inaccettabile tagliare posti di lavoro in presenza di una fornitura dello Stato in cui è stato del tutto azzerato il rischio di impresa». Secondo i deputati Pd, infatti, «individuare le responsabilità ad ogni livello è essenziale per tutelare consumatori e lavoratori insieme».

«PERDITE INGENTI PER LO STATO»Elio Lannutti, senatore dell’Italia dei valori, parla invece di perdite ingenti per l’erario e profitti vertiginosi per le case farmaceutiche e definisce quanto accaduto negli ultimi mesi «la vergognosa vicenda della falsa pandemia di influenza A». Sulla base di questa convinzione, l’Idv chiederà alla Commissione d’inchiesta sull’efficacia ed efficienza del sistema sanitario, presieduta dal senatore Ignazio Marino, di fare luce su quanto avvenuto da ottobre 2009 in avanti. «Uno spreco a livello mondiale – ha spiegato Lannutti – che non ha risparmiato l’Italia e che ho denunciato già con un’interrogazione nel novembre scorso». Il senatore chiama sul banco degli imputati anche l’Organizzazione mondiale della Sanità, colpevole a suo giudizio di aver mostrato «sensibilità agli interessi delle cause farmaceutiche che hanno lucrato da una paura mediatica oltre 22 miliardi di dollari per vaccini che non sono serviti a nulla. A livello continentale il Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine per verificare se ci sono state pressioni delle industrie farmaceutiche sull’Oms. Anche la Corte dei Conti sta indagando sulle condizioni troppo favorevoli concesse dallo stato italiano alla casa farmaceutica Novartis nel contratto di acquisto dei vaccini, ma la sola indagine amministrativa non basta».

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Redazione online
16 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_16/novartis-interrogazione-vaccini-futuro-dipendenti_1ca85f18-02ae-11df-8bfd-00144f02aabe.shtml

Aumenti ai prof di religione: È la “sorpresa” di Tremonti

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La decisione fa riavvampare la polemica sui privilegi  assegnati dallo Stato in questi ultimi anni a chi insegna il cattolicesimo

Aumenti ai prof di religione
È la “sorpresa” di Tremonti

Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più

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di SALVO INTRAVAIA

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SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell’Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il “recupero” degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.

A spiegare la portata del provvedimento, che porterà nelle tasche degli interessati un bel gruzzoletto, è lo Snadir (il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione). “Gli aumenti biennali per gli insegnanti di religione, che in precedenza venivano calcolati nella misura del 2,5 per cento del solo stipendio base, dovranno ormai ammontare al 2,5 per cento dello stipendio base comprensivo della Indennità integrativa speciale”. Una cosetta di non poco conto visto che l’Indennità integrativa speciale rappresenta circa un quarto dell’intera retribuzione dell’insegnante e che gli anni da recuperare sono tanti, quasi quattro bienni.

Quanto basta, e avanza, per riaccendere la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni ai docenti di religione cattolica: accesso alla cattedra su segnalazione dell’ordinario diocesano, assunzione sulla base di un successivo concorso riservato, passaggio ad altra cattedra in caso di perdita del requisito per insegnare la religione (l’attestato dell’ordinario diocesano) e scatti biennali anche per i precari). “Mentre il ministro Tremonti a dicembre ricorda alla Curia che presto saranno liquidati gli scatti biennali di anzianità al personale docente di eligione con incarico annuale o di ruolo, che non ha mai richiesto tale indennità sotto forma di assegno ad personam, permane, purtroppo, il silenzio verso tutto il restante personale precario”, dichiara Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione).

La questione è di particolare attualità perché una sentenza della Corte di giustizia europea del 2007 ha riconosciuto, secondo il principio di non discriminazione, il diritto agli scatti di anzianità anche a favore dei precari. E da allora sono diverse le associazioni di insegnanti italiane e sindacati che hanno intrapreso la via giudiziaria per farsi riconoscere questo diritto. Ma, ancora, non si sono visti i risultati.

E mentre migliaia di precari di lungo corso sono in attesa di un riconoscimento economico. Folgorato sulla via di Damasco, il ministero dell’Economia, scrive: “A seguito degli approfondimenti effettuati in merito all’oggetto, si comunica che questa Direzione ha programmato, sulla mensilità di maggio 2010, le necessarie implementazioni alle procedure per il calcolo degli aumenti biennali spettanti agli insegnanti di religione anche sulla voce IIS (Indennità integrativa speciale, ndr) a decorrere dal 1 gennaio 2003”.

Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l’immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all’anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.

Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati il caveau potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane. Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della Pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito.

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16 gennaio 2010
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ANCHE QUESTA E’ L’AMERICA, BABY – Ragazze nude che leggono libri ma ad alta voce, al pubblico pagante

photo by Andrew Nawrocki

Lo spettacolo-evento di giovani donne bellissime e svestite
Un fenomeno che sta dilagando in tutti gli Stati Uniti. Ed oltre 

Ragazze nude che leggono libri
ma ad alta voce, al pubblico pagante

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di Benedetta Perilli

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Luci basse e ambiente intimo. Pochi tavoli intorno al piccolo palco, una ventina di persone come pubblico e un divano sistemato al centro della scena. Lì, morbidamente, siede una ragazza dai capelli mori e lunghi. In mano ha una copia del libro “Candido o l’ottimismo di Voltaire” e per gli spettatori legge alcuni passi. Ad alta voce. Completamente nuda. Si chiama Michelle l’Amour ed è la fondatrice delle Naked Girls Reading (http://nakedgirlsreading. com), letteralmente ragazze nude che leggono. Ed effettivamente lo spettacolo evento che sta facendo parlare gli Stati Uniti, altro non è che un gruppo di ragazze nude, bellissime e spesso già note dal pubblico del burlesque, che leggono ad alta voce pagine tratte dai romanzi scelti in base al tema della serata.
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A Key West, ad esempio, in onore del suo cittadino più celebre, la bionda Tatah DuJour, ha intrattenuto il pubblico, pagante un biglietto di circa 20 $, con brani tratti dai capolavori di Ernest Hemingway. Ma ce n’è per tutti i gusti. Letterari e non. A Chicago, dove le ragazze hanno sede, si sono già esibite in serate dedicate alle festività, con la lettura del “Canto di Natale” di Charles Dickens (in quell’occasione sfoggiavano oltre alle scarpe anche un cappello da Babbo Natale); alla poesia, da Neruda a Slyvia Plath, passando per Shakespeare; ai libri proibiti, da “1984”, di George Orwell al “L’Amante di Lady Chatterly”, di D. H. Lawrence. Perché lo fanno? Inutile negare che dietro alla squadra di lettrici nude è nato un ottimo business. Da Chicago, le serate sono arrivate fino a Seattle, New York, Boston e ora la formula espatria ed è pronta a sbarcare a Toronto e San Paolo, in Brasile. Inoltre, il marchio si propone anche in franchising per nuove aperture in tutto il mondo.

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Soldi a parte, Michelle l’Amour, che nel marzo dello scorso anno ha dato vita al primo evento di lettura, difende però la sua idea come forma raffinata di fusione tra cultura e natura. In compagnia della collega Franky Vivid, altra showgirl specializzata in burlesque e performance erotiche, Michelle apre il locale “L’amour Studio” e realizza qui un’idea che meditava da anni: letture collettive fatte da donne nude. Ma non semplici belle donne che non hanno problemi a togliersi i vestiti. Le ragazze di Michelle hanno qualcosa in più: amano la lettura e conoscono la letteratura, al punto da partecipare attivamente alla selezione dei libri presentati e redigere appassionate critiche online. Niente di più. “Basterebbe seguire uno dei nostri eventi  –  si specifica sul sito de L’amour –  per smettere di farsi troppe domande sul perché lo facciamo. Non c’è niente di più naturale e semplice. Eppure la gente sembra non accettarlo”.
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Ragazze nude, che leggono, o ragazze che leggono, nude. Poco importa come lo interpretiate. Per cercare di capirlo potete fare un passo in più: provarlo, proprio come incoraggiano i creatori sul sito Naked Girls Book Club (http://nakedgirlsbookclub. com), pagina dedicata alla discussione letteraria e alla proposta di titoli e autori. Incuriositi? Ecco i cinque passi da seguire: per prima cosa, sfogliate le librerie virtuali di ogni Naked Girl (Michelle adora Anais Nin, Greta Layne preferisce Haruki Murakami mentre Dominique Trixx consiglia Wiliam Faulkner) e scegliete un testo. Poi trovate una sistemazione comoda dove rilassarvi, assicuratevi quindi che le luci siano soffuse. Procedete togliendovi sensualmente gli abiti di dosso e magari lasciate solo le scarpe, meglio ancora se sono delle stiletto tacco 12. Infine leggete.
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La vittoria della formula sta tutta qui: essere fiere della propria sensualità e della propria cultura. Corpo e cervello, insomma, fusi in un unico momento di relax. Loro, le ragazze de “L’amour Studio”, lo fanno per soldi ma invitano qualsiasi donna a provarlo per semplice piacere. E se si sceglie di acquistare i libri tramite il sito ufficiale delle ragazze, i ricavati andranno in parte all’associazione americana “Rock for reading”, che promuove la costruzione di una “nazione di lettori” tramite la sensibilizzazione alla lettura attraverso canali inusuali come concerti e performance.
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15 gennaio 2010
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Giustizia, vuoti di organico in procura: magistrati pronti allo sciopero

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In due anni le scoperture degli uffici si sono quadruplicate passando da 68 a 249

Anm: “La desertificazione rende impossibile esercitare adeguatamente l’azione penale”

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ROMA – L’Associazione nazionale magistrati è pronta anche a proclamare uno sciopero per dare un forte segnale di allarme sulla grave situazione di scoperture di organico nelle procure. La “desertificazione” delle procure è “drammatica”. In due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249. Per questo i magistrati chiedono che il governo faccia cadere, almeno temporaneamente, il divieto di destinare i magistrati di prima nomina nelle procure.

Aprendo poi i lavori dell’assemblea di oggi in Cassazione, davanti a procuratori provenienti da tutta Italia, il presidente del sindacato delle toghe, Luca Palamara ha attaccato il decreto legge con il quale il governo è intervenuto sul problema delle procure: “Si tratta di un intervento incoerente, inefficace e fortemente penalizzante per i magistrati più giovani”, ha detto il leader del sindacato delle toghe, sottolineando come così non si risolverà il problema perché si darà luogo a un “perverso giro di valzer” tra magistrati che provengono da sedi giudiziarie disagiate.

Palamara non ha parlato esplicitamente di sciopero ma ha spiegato che “L’Anm non potrà assistere inerme allo svuotamento degli uffici di procura ma vuole una riforma della giustizia che assicuri un processo giusto in tempi ragionevoli e vuole uffici organizzati e funzionanti. Ecco perché – ha continuato Palamara – l’Anm è fermamente intenzionata ad adottare ogni efficace e anche estrema iniziativa di mobilitazione della magistratura associata e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla gravità della situazione attuale”.

Secondo i calcoli del Csm, che lunedì scorso ha approvato un parere fortemente critico sul dl, “in cinque anni – ha ricordato Palamara – potranno essere mobilitati ben 750 magistrati per coprire fino a 400 posti di sedi disagiate”. La ‘desertificazione’ degli uffici requirenti, secondo il sindacato delle toghe, “ha una conseguenza aberrante: la concreta e sostanziale impossibilità di esercitare adeguatamente l’azione penale”.

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16 gennaio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/16/news/giustizia-sciopero-1968605/?rss

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Bonino: mi impegnerò per rappresentare il popolo di sinistra e quello cattolico

Bonino: mi impegnerò per rappresentare il popolo di sinistra e quello cattolico

Polverini: noi i primi a candidare una donna, ora ci inseguono
Assemblea Pd in Puglia per sostenere Francesco Boccia

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ROMA (16 gennaio) – Emma Bonino è tornata oggi a parlare del sostegno ufficiale ricevuto ieri dal Pd: «Nel centrosinistra complessivamente abbiamo ancora incontri in corso. Certamente mi ha emozionato la decisione dell’assemblea regionale del Pd dopo le parole di Bersani. Ce la metterò tutta per rappresentare i valori e le passioni che tanto hanno segnato il popolo di sinistra, quello cattolico e in generale il popolo italiano in questi anni. Spero di rappresentare le aspirazioni di quanti vogliono una politica più responsabile, più coerente e più onesta. Forse sono parole antiche o desuete – ha aggiunto – ma possono ricompattare a mio avviso l’entusiasmo di un popolo». E rispondendo a una domanda su eventuali punti deboli di Renata Polverini, ha risposto: «Abbiamo una visione del mondo molto differente: certo, qualunque sia il mio comitato elettorale, mi sembra difficile che chiamerò un prete a benedirlo».

Polverini: noi i primi a candidare una donna, ora gli altri inseguono. «Avremo una campagna elettorale tra due donne perché il Pdl per primo ha deciso di puntare su una donna, ci stanno inseguendo anche in questo – ha detto Renata Polverini, candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio – Dobbiamo rivendicare il primato nell’aver candidato una donna nel Lazio».

In Puglia assemblea del Pd. «Oggi uniamo il partito per vincere le elezioni in Puglia con una grande coalizione che va da Vendola all’Udc – ha detto il senatore del Partito democratico Nicola Latorre prima dell’inizio dell’assemblea regionale del partito della Puglia – Con Vendola stiamo dialogando ininterrottamente da cinque anni». Il segretario regionale Sergio Blasi presenterà la proposta di andare alle primarie per la scelta del candidato presidente e di sostenere come candidato il deputato Pd Francesco Boccia: «Credo che Boccia abbia avuto non solo la capacità di costruire attorno a sè una coalizione, ma anche l’ intelligenza di capire che questo non poteva essere frutto di un accordo tra gruppi dirigenti».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87806&sez=HOME_INITALIA

Ad Haiti si temono 200 mila morti. Il Paese nel caos aspettando gli aiuti

L’orrore di Port-au-Prince è negli occhi dei bambini rimasti vivi, nei silenzi di chi si trascina senza braccia, nelle urla di chi è rimasto cieco. I cadaveri vengono ammucchiati nelle aule delle scuole, o li porta via il mare, o restano sotto le macerie di quella che fu la terra della filibusta e che oggi non è più nulla.

Ad Haiti si temono 200 mila morti
Il Paese nel caos aspettando gli aiuti

Cumuli di cadaveri a Port-au-Prince. Nelle vie scontri, saccheggi e violente. E oggi sull’isola arriva Hillary Clinton

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ROMA
Mentre la conta dei cadaveri
rende più precise e per questo più terribili le stime sul numero dei morti (ora se ne temono 200 mila), si segnalano le prime manifestazioni di rabbia dei sopravissuti di Port-au-Prince che si sentono abbandonati.
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Nel quarto giorno dal terremoto che ha distrutto Haiti, dopo tre notti trascorse in strada fra macerie e cadaveri alla ricerca di acqua e di cibo, con la paura di nuove scosse, cresce la tensione e sono state viste anche barricate e blocchi stradali eretti usando anche i cadaveri. Ed è in questo scenario che il segretario di stato americano Hillary Clinton si reca oggi ad Haiti, dove entro lunedì giungeranno anche diecimila soldati americani per proteggere la sicurezza e l’ordine pubblico e devastato dal terremoto.
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Per agevolarli, Haiti ha concesso agli Usa il controllo temporaneo dell’aeroporto di Port-au-Prince. Nella capitale la gente si sente abbandonata, malgrado gli sforzi umanitari di tutto il mondo e la corsa contro il tempo per salavare quante più vite possibili dalle macerie. E lo stesso presidente haitiano, Renè Preval, ha ammesso oggi di temere una «violenta rivolta popolare». Si tenta di sopravvivere in mezzo ai cadaveri e continua l’apprensione per gli italiani che ancora mancano all’appello. C’è anche la prima vittima italiana, Gigliola Martino, di 70 anni, figlia di italiani ma nata a Haiti. Da parte sua la Farnesina a fronte di 180 italiani rintracciati, indica che «20 risultano dispersi», tra i quali uno già individuato sotto Le macerie di un supermarket di Port-au-Prince e due funzionari dell’Onu per i quali si nutre «seria preoccupazione». Intanto si continua scavare tra le macerie dell’Hotel Christophe e del Montana, dove i soccorritori francesi e spagnoli hanno estratti vivi diversi stranieri, ma non ci sono notizie di connazionali.
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Impossibile ancora un bilancio delle vittime, che nella stragrande maggioranza sono ancora sotto le macerie, dove la gente, lasciata a sè stessa, cerca ancora sopravvissuti. In serata un sottosegretario haitiano ha riferito che sono stati sotterrati «40 mila corpi» ma ha aggiunto di ritenere che oltre a questi ve ne siano da inumare «altri 100 mila». La stima, inferiore solo a quella di mezzo milione formulata da un senatore haitiano, supera le cifre fornite di fonti più attendibili e caute. La Nazioni Unite hanno fino ad ora conteggiato circa 9 mila cadaveri, circa 7 mila dei quali sono stati sepolti ieri in una fossa comune. La Croce Rossa haitiana parla per ora prudentemente di 40-50 mila morti; la Panamerican Health Organization (Paho), braccio americano dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di un numero oscillante fra i 50 e i 100 mila.
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C’è poi il dramma degli sfollati: l’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha) stima che le persone ancora senza cibo nè aiuti siano circa due milioni e parla di 300.000 senzatetto nella sola capitale e di circa 3,5 milioni di persone colpite dal sisma fra Port-au-Prince (2,8 milioni), le aree rurali e altri centri urbani come Jacmel e Carrefour. Un ministro haitiano ha indicato il numero dei senzatetto in 1,5 milioni. Ma esperti di Strasburgo analizzando immagini satellitari stimano che siano il 20%. «Ma è un dato che va preso con prudenza perchè ci sono degli edifici interamente distrutti e altri che sono crollati solo parzialmente», dice Kader Fellah, ingegnere del Sertit. Ma la situazione fuori dalle città è ancora poco conosciuta: secondo l’ong Oxfam, «l’epicentro del disastro si trova nelle aree rurali del Paese, ma l’accesso alle campagne è interrotto ed è quindi impossibile stabilire l’entità dell’emergenza e i bisogni della popolazione». Il mondo si è mobilitato per la tragedia che ha colpito il Paese più povero dell’emisfero occidentale, l’Onu ha lanciato un appello per raccogliere 550 milioni di dollari per l’emergenza e i soccorsi cominciano ad arrivare insieme ai primi aiuti internazionali. Ma sul posto manca il coordinamento.
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«Manca tutto, acqua cibo e carburante», scrivevano ancora stamani testimoni su Twitter. «C’erano morti e feriti ovunque, ma niente ospedali, nessuno che potesse accoglierli, cadaveri per terra, e gente che si affollava intorno», racconta un francese all’arrivo a Parigi. È in questo quadro che la Clinton vedrà di persona il funzionamento della macchina degli aiuti, appena entrata in moto, e ascolterà di persona dal presidente Preval e dagli altri membri del governo la priorità delle necessità del paese dopo la catastrofe. Intanto lo sforzo umanitario ha scavalcato le barriere politico-ideologiche: il governo di Cuba ha concesso il suo spazio aereo ai voli americani che partono dalla base di Guantanamo, dove gli Usa stanno portando alcuni dei feriti evacuati da Haiti, per creare un corridoio Guantanamo-Miami che accorcia i voli di 90 minuti. La missione Onu (Minustah), che nel sisma ha perso 36 dipendenti, ha giudicato per ora «sotto controllo» la situazione della sicurezza ad Haiti e il ministro della difesa Usa, Robert Gates, l’ha definita «buona»: «L’elemento chiave – ha detto il capo del Pentagono – è far giungere viveri e acqua con la massima rapidità nell’area colpita, evitando che la gente, trascinata dalla disperazione, si abbandoni ad atti di violenza». Episodi di sciacallaggio vengono ovunque segnalati, anche se il Pam, l’agenzia Onu per l’alimentazione che ha già portato cibo a 60.000 persone, ha smentito la notizia circolata oggi che un suo magazzino ad Haiti fosse stato saccheggiato. Secondo il presidente haitiano, «col passare del tempo, sono sempre più impazienti e cresce la rabbia e la furia». Inoltre, circa 4.000 detenuti sono alla macchia dopo il crollo del carcere centrale di Port-au-Prince
16 gennaio 2010
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Fogne distrutte e cadaveri in strada. Allarme epidemie di peste e di colera

Haiti teme la diffusione di malattie: emergenza per le infezioni da tetano

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ROMA
È una vera corsa contro il tempo
quella in atto ad Haiti per cercare di salvare i tanti ancora rimasti intrappolati sotto le macerie dopo il devastante terremoto del 12 gennaio. Perchè di tempo, per portare in salvo vite umane, ne è rimasto davvero poco: sotto case ed edifici crollati, infatti, si può resistere, nella migliore delle ipotesi, per un massimo di 96 ore, ovvero 4 giorni. Poi, la sopravvivenza diventa un fatto del tutto eccezionale dal punto di vista scientifico, o un “miracolo” secondo altri.

Ore decisive, dunque, per i soccorritori, tra le mille difficoltà dovute anche alla carenza di mezzi. Mentre, avvertono medici e specialisti, un altro rischio si fa sempre più forte: quello del propagarsi dell’infezione da tetano per le ferite non trattate tempestivamente. E tra le urgenze, affermano i medici dell’emergenza, due su tutte: la necessità di far giungere sul posto adeguati quantitativi di antibiotici, appunto per prevenire infezioni letali come il tetano, ed anche quella di allestire ospedali da campo forniti di camera iperbarica, fondamentale per trattare le sindromi da schiacciamento, che sono le più diffuse in queste situazioni. «Il termine massimo di sopravvivenza sotto le macerie – sottolinea il cardiologo e direttore del Centro di Travel Medicine e Global Health, Walter Pasini – è all’incirca di 4-5 giorni, ma dopo le 96 ore si tratta davvero di eccezioni. Naturalmente molto dipende dal trauma riportato, ma il problema, in assenza di lesioni mortali, è legato alla disidratazione». Dunque, conferma l’esperto, «le prossime 24 ore saranno decisive per salvare eventuali superstiti».

E in “agguato” vi sono anche altri pericoli, a partire dal rischio epidemie: «Non sono le migliaia di cadaveri in strada a determinare tale rischio ad Haiti, bensì – spiega Pasini – la distruzione della rete idrica e fognaria dovuta al cataclisma, con la conseguente contaminazione fecale di acqua ed alimenti. Le più probabili epidemie che potrebbero verificarsi sono quelle dovute a colera, febbre tifoide, epatite virale A». È invece al momento molto concreto, avverte Pasini, il pericolo di un propagarsi di casi di infezione da tetano:«Le ferite infette e contaminate, ad esempio, da terriccio, possono infatti causare il tetano. Si tratta – afferma Pasini – di un’infezione che se non è curata tempestivamente risulta letale, ed il problema è che ad Haiti la popolazione non è vaccinata contro tale patologia, come accade invece da noi». Dunque, avverte lo specialista, «è urgente rifornire l’assistenza in loco di antibiotici, gli unici in grado di prevenire e bloccare l’infezione».

E se è difficile indicare le priorità, anche in termini di strutture sanitarie, in un contesto così povero e carente come quello di Haiti, sicuramente esiste ancora un’altra urgenza: allestire camere iperbariche, che possono essere trasportabili in ospedali da campo, per trattare le sindromi da schiacciamento, tra le più diffuse in caso di catastrofi come i terremoti. Dopo quattro giorni sotto le macerie, conferma anche la rianimatrice Rosalba Tufano, dell’Università Federico II di Napoli e membro della Società italiana di anestesia e rianimazione, «la sopravvivenza è un caso rarissimo, ma quello cui bisogna prepararsi a far fronte è soprattutto il trattamento delle sindromi da schiaccimento tra i sopravvissuti». Si tratta di sindromi di varia gravità, che vanno dallo schiacciamento polmonare a quello delle gambe, ma per tutte è fondamentale il trattamento con camera iperbarica: «Questo trattamento – spiega Tufani – permette infatti di aumentare la quota di ossigeno nel sangue e quindi aiuta a far ’riviverè i tessuti atrofizzati». Insomma, l’auspicio, affermano i medici, è che ora la macchina dei soccorsi agisca tempestivamente: per salvare ancora vite, anche se il tempo stringe, e per gestire un’emergenza estremamente complessa anche dal punto di vista organizzativo.

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15 gennaio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51277girata.asp

SPECIALE L’ESPRESSO – Silvio, quanto ci costi

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Conti fuori controllo, 1.400 dipendenti di troppo, milioni buttati per gli show del Cavaliere, segretarie pagate come direttori.

Ecco come Berlusconi ha trasformato la presidenza del Consiglio in una reggia

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di Primo Di Nicola

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Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l’anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi. Una follia, impossibile da immaginare nell’Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana. Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent’anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l’agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.

Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che “L’espresso” è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.

La corte dei miracoli La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette “politiche attive” dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell’apparato, degno di una corte barocca. L’organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.
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Si va in scena Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi. Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all’interno di una propria struttura (“ufficio del presidente”) due personaggi con il compito di curare i suoi “eventi”: Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di “Colpo Grosso”, il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni ’80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti (vedi box nella pagina accanto) che come responsabile dell’immagine del premier lo precede preparando il “set” e bonificandolo persino dalle presenze sgradite. Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante. Il 29 settembre, l’Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie.

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Il tutto, naturalmente, sotto l’occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi della “D and di lighting & truck”, di cui “L’espresso” è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l’altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino «tre personal computer completi di pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell'”operazione case”: oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della “D and di”. Da mettemettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l’impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per «seguire il presidente durante l’evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i costi per l’incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de “L’Italia del fare”: quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a “L’espresso”, dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un’enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo. Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.

Miracolo in busta paga Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell’Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno: 202 milioni nel 2005, 229 l’anno successivo, 237 nel 2007, oltre 246 nel 2008. Le ragioni dell’escalation? L’inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua. All’inizio erano previste 3.063 persone: 368 dirigenti e 2.695 impiegati. Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542. Con una particolarità: il numero esorbitante dei “comandati”, cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell’attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l’istituzione di dipartimenti e staff. Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone). Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da “L’espresso”. Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi “comandati”. Ma l’impresa è difficilissima: l’impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell'”accessorio” che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top – incluse tutte le voci – arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l’anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all’indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.

Questi i compensi più alti. Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali. Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l’ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell’Unità d’Italia (139 mila euro).

Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L’esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo “ufficio del presidente”, composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall’esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l’ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.

Missione continua Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.

Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l’ha comunque rifilata passando in rassegna le “strutture di missione”, un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.

La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all’e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell’unità strategica per la comunicazione sull’attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c’è il giornalista Fabrizio Ravoni). E come giudicare la struttura per il rilancio dell’immagine dell’Italia, l’altra per cogliere le “opportunità delle Regioni in Europa” o quella che istituisce la segreteria tecnica dell’Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all’esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell’istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.

Tutti generali Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell’assemblea federale della Padania all’ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli. Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del “Giornale”, impiegati nell’ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della “Padania” e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch’essi assunti come direttori generali.

Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l’ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell’Aquila.

Per grazia ricevuta Ma nella corsa all’elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l’ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l’ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation. Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell’associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell’Agenzia per l’innovazione, guarda caso sottoposta all’autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all’ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c’è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.

Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l’abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano “la Repubblica”. Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 “Misteri della notte”. A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l’esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della “Tv delle libertà”, fallimentare organo dei suoi omonimi circoli.

I quali confezionavano anche un “Giornale delle libertà”, nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi. Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.

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13 gennaio 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/silvio-quanto-ci-costi/2119170&ref=hpsp