Craxi, commemorazione ad Hammamet tra fedelissimi e tre ministri / Bettino, brigante o leader? La parola agli storici..

Craxi, commemorazione ad Hammamet
tra fedelissimi e tre ministri

Nel cimitero tunisino Sacconi, Frattini e Brunetta
Bersani: non è momento di gesti ma di riflessione

.

HAMMAMET (17 gennaio) – Lacrime, garofani e tanta folla hanno segnato stamattina la commemorazione di Bettino Craxi, a dieci anni dalla morte, sulla tomba nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet, dove sono arrivati i fedelissimi di un tempo, Gianni De Michelis e Rino Formica, i ministri di oggi, Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta e, confusi tra centinaia di militanti e nostalgici, tre ministri tunisini mentre il presidente Ben Alì ha inviato un cuscino di rose rosse e bianche che sovrasta il sepolcro del leader socialista.

Doveva essere una commemorazione in silenzio, senza interventi nè di familiari nè di esponenti politici. Ed invece la voce degli ex socialisti si è fatta sentire per chiamare un applauso della folla: «Bettino, Bettino, sei il vero socialista». E poi un grido dell’assessore di Reggio Calabria, Candeloro Imbalsato: «c’è tutta l’Italia in onore di Bettino Craxi, tutta l’Italia».

I figli e la moglie. I figli Stefania e Bobo, che prima si fermano a lungo a parlare con i giornalisti per tenere viva la memoria del padre, stanno ai lati della tomba mentre la moglie Anna, in disparte anche nel giorno del ricordo del marito, viene fatta avvicinare alla tomba e parte un nuovo applauso. Poi se ne va, gli occhiali scuri fissi sul volto, al braccio dell’imprenditore Tarak Ben Ammar, stringe mani e ripete: «sto bene, solo che queste giornate mi stanno sfiancando». Tutta Hammamet si è fermata per mezzora, durante la cerimonia, e per rispettare il rigido protocollo di sicurezza per la presenza dei ministri italiani e tunisini.

Ministri a titolo personale. Per evitare polemiche in Italia, «i ministri italiani – spiega Stefania Craxi – sono venuti a titolo personale» e nessuno ha letto messaggi sulla tomba. In prima fila il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto mentre i fedelissimi di Bettino Craxi ai tempi d’oro restano in disparte: Paolo Pillitteri, Gianni De Michelis e Rino Formica, tutti speranzosi che la grande partecipazione ad Hammamet sia una spinta in più per la riabilitazione del leader socialista.

Frattini: grande uomo di Stato. «È un momento di raccoglimento sulla politica che Bettino Craxi ha costruito. Sulle tombe non si rilasciano dichiarazioni ma posso solo dire che è stato un grande uomo di Stato ed è ancora nel cuore e nelle menti degli italiani». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini nel piccolo cimitero di Hammamet.

Sacconi: rileggere vicenda Craxi. «Ormai in Italia il clima è mutato, credo che finalmente si siano create le condizioni per una rilettura intellettualmente onesta della fine della prima Repubblica e in particolare della vicenda umana e politica di Bettino Craxi. Questa è una condizione per l’Italia intera per uscire dal male oscuro che da allora avvince il nostro percorso democratico. Se riusciremo a realizzare questa rilettura riusciremo anche a trovare la via di una democrazia dell’alternanza serena e su una base solidamente condivisa».

Brunetta: è tempo di una riflessione pacata. «Ora è necessaria una riflessione “a freddo” e pacata sul ruolo e la figura di un uomo politico che ha fatto tanto per questo Paese. Probabilmente riflettendone anche i difetti». Il ministro della Pa, Renato Brunetta, parla così: «Io ho voglia di chiarezza. Sono un socialista che in quel periodo non aveva ruoli nel partito ma sento ugualmente la responsabilità di un chiarimento, perchè ne va del nostro futuro e non si può costruire un futuro su basi fragili» ha sostenuto il Ministro, ricordando di essere ad Hammamet «per ricordare e dare onore alla fiugura di un uomo come Craxi, a dieci anni dalla sua scomparsa».

Formica: ancora grumi di odio. «Una commozione diffusa e generale che contrasta con i grumi di odio che ancora ci sono in Italia. Il Paese reale è umano, il Paese che ha vissuto sull’odio è minoritario ma alza molto la voce. Verrà una generazione che gliela farà passare». Così Rino Formica, colonnello di Bettino Craxi negli anni ottanta, evidenzia la distanza tra la partecipazione della gente comune e le polemiche che nascono ancora in Italia su Craxi.

Bersani: non è momento di gesti ma di riflessione. «Non è il momento di gesti ma di consentire una riflessione storica e un giudizio più equilibrato su quella figura e quella vicenda». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rispondendo alle domande dei giornalisti. «Spero che questa non sia l’occasione per accendere gli animi ma sia un’occasione per questo tipo di riflessione che riesca a vedere gli elementi di novità che questa figura ha introdotto nella discussione politica parlando delle grandi riforme, come quelle istituzionali, e dei meriti e dei bisogni: temi certamente notevoli e attuali. E poi però non si dimentichi – ha osservato Bersani – il fatto che quelle idee di riforme siano dopo degenerate nel meccanismo della cosiddetta governabilità che ha sottovalutato largamente i temi della questione morale che non può essere ridotta solo al tema del finanziamento dei partiti: c’era qualcosa di più e di più largo, e questo lo sappiamo». «Credo che tutto questo vada consegnato a una riflessione più pacata che prenda pesi e misure di una figura che comunque è stata di grande rilievo nello scenario politico italiano».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=87914&sez=HOME_NELMONDO

____________________________________________________________

Bettino, brigante o leader? La parola agli storici…

.

di Pietro Spataro

tutti gli articoli dell’autore

.

Un brigante o un grande leader? Parlare di Craxi Benedetto, detto Bettino, a dieci anni dalla morte vuol dire fare ancora i conti con questi opposti sentimenti. Ma sotto l’urto delle passioni è difficile fare il bilancio di un’esperienza politica che ha segnato un quindicennio della storia d’Italia. Quando nel luglio del ’76 a 42 anni Craxi espugna il Midas e diventa segretario di un Psi agonizzante è quasi uno sconosciuto. C’è chi, come Fortebraccio sull’Unità, lo definisce «Nihil, il signor Nulla» e chi, dentro il suo partito, pensa che sia solo una soluzione di transizione. Sbaglieranno tutti, perché l’uomo è determinato, aggressivo, spregiudicato: sa che la partita è difficile e vuole giocarla a tutto campo, senza mediazioni. «Primum vivere» dice ai suoi.

«SENZA ANDARE PER IL SOTTILE… »
A Gerardo Chiaromonte, allora nella segreteria del Pci, che lo incontra qualche giorno dopo l’elezione dice: «Impiegherò ogni mezzo, senza andare per il sottile pur di salvare il Psi». Il suo obiettivo, nel momento in cui il Pci è al suo massimo storico e la Dc resiste e insieme hanno il 70% dei voti, era di rompere l’assedio. Contendere a Berlinguer l’egemonia a sinistra e alla Dc il ruolo di governo.

La storia del Psi di Craxi non è lineare. Possiamo dire che ci sono tre fasi: l’ascesa e la conquista del partito, la scalata di Palazzo Chigi, la bufera di tangentopoli e la fuga. «La prima fase – spiega lo storico Miguel Gotor – è segnata dal dinamismo e dall’innovazione sul piano culturale». È la fase in cui Craxi, oltre a ritagliarsi un ruolo autonomo (come fu la linea trattativista contro la linea della fermezza di Pci e Dc durante il sequestro Moro) lancia la sfida teorica al Pci. La rivista «Mondoperaio» diventa il pensatoio del nuovo corso e pubblica i saggi di Bobbio su democrazia e socialismo. Si mette in soffitta Marx e si tira fuori Proudhon, l’Espresso pubblica un lungo saggio di Craxi intitolato «Il vangelo socialista» e sull’Avanti si lancia la Grande Riforma. È una fase ricca di fermenti che dura quattro anni. Fino all’80, quando il Psi torna al governo con la Dc del preambolo che fa fuori Zaccagnini e ripristina l’esclusione del Pci. Come scrive Guido Crainz da lì lentamente Craxi diventa uno «spregiudicato alfiere dei nuovi ceti emergenti, portavoce di una modernità senza regole e senza principi». Aggiunge Giorgio Ruffolo nel suo ultimo libro Un paese troppo lungo: «Ebbe un comportamento corsaro. Svanì la sua capacità di percepire le domande nuove. Si legò al Caf e poi ebbe un ruolo di primo piano in tangentopoli».

Sono gli anni del governo, quelli in cui si costruisce il sistema di potere socialista: enti, ministeri, banche, assessorati, ospedali. Dovunque il Psi conquista spazi enormi. Si parla di onda lunga, il partito vive sopra le sue possibilità e si aggregano alla corte di Craxi giovani rampanti e affaristi spregiudicati. Si mettono in piedi faraonici congressi (la piramide di Panseca). Il Psi entra con prepotenza nella stanza delle tangenti e diventa il referente principale del sistema. Il trionfo sembra inarrestabile. E nell’agosto del 1983 Craxi diventa il primo presidente del consiglio socialista. «Quel governo – dice Emanuele Macaluso – fu uno dei migliori, basti ricordare i ministri: Spadolini, Visentini, Martinazzoli, Scalfaro». Aggiunge Gotor: «In quella fase Craxi ebbe delle intuizioni, soprattutto in politica estera e basta ricordare Signonella». La sua azione sarà caratterizzata, però, da un decisionismo senza freni (tentazioni presidenzialiste e limitazione del Parlamento) che porterà allo scontro finale con il Pci di Berlinguer. Accade quando il premier decide con decreto di tagliare la scala mobile.

BETTINO ED ENRICO
Craxi e Berlinguer. Due leader così diversi che difficilmente potevano incontrarsi. L’uno arrogante e impulsivo, l’altro timido e riflessivo. L’uno attratto dalla politica spregiudicata, l’altro convinto della centralità della questione morale. Ma non è solo questo. «Craxi e Berlinguer si danno i pugni – spiega Gotor – perché hanno strategie diverse». Il Pci impegnato a costruire il compromesso storico, il Psi in campo per l’alternativa socialista. Poi, quando il Pci, dopo l’assassinio di Moro e il fallimento della solidarietà nazionale, lancia l’alternativa democratica, Craxi sposa la governabilità e il rapporto con la Dc. «Diciamo la verità – aggiunge Macaluso – c’è stata tra Craxi e Berlinguer una reciproca volontà di prendere strade non convergenti. Con Craxi a Palazzo Chigi anche i timidi tentativi di dialogo si chiusero. Ricordo che Lama fu l’unico nel Pci a fare un’apertura nei confronti della presidenza socialista. E ricordo anche che nell’80 quando in un’intervista lanciai la proposta di ritornare alla solidarietà nazionale ma con un presidente del consiglio socialista ci fu una nota di Botteghe Oscure che disse che quelle erano opinioni personali».

SCALA MOBILE, CHE SCONTRO
Berlinguer è inflessibile. Forse aveva capito meglio di altri il pericolo del gioco di Craxi, la sua politica senza principi. E temeva che potesse cambiare la leadership della sinistra. «Ma quel timore – dice Macaluso – fu malgestito, anche con scelte esagerate». Lo scontro più duro fu proprio sulla scala mobile. Berlinguer non ne volle sapere di mediazioni e andò al referendum. E per il Pci fu una sconfitta pesante. Ci si arrivò senza Berlinguer che era morto e che subì, qualche settimana prima, anche l’affronto volgare dei fischi al congresso socialista di Verona e il commento di Craxi: sapessi fischiare avrei fischiato io…

L’onda socialista, mentre finiscono gli anni ottanta, non sembra andare da nessuna parte. Craxi esce da Palazzo Chigi, spuntano i primi arresti, i primi avvisi di garanzia. Ma il leader socialista non capisce più cosa succede nel mondo e in Italia. «Nell’89 – è la tesi di Ruffolo – poteva spezzare il blocco della democrazia e favorire l’alternanza». Il fatto è che Craxi non capì fino in fondo l’89 e cosa significasse il crollo di quel muro. «Non lo capì – conferma Macaluso – poteva incassare la vittoria della fine del comunismo e rilanciare l’unità della sinistra». Invece Craxi si inventa l’unità socialista, una sorta di sfida annessionistica al Pci. Il leader socialista non capisce nemmeno quel che ormai si muove nella società italiana. Avversa il referendum sulla preferenza unica nel ’91 invitando gli elettori ad andare al mare. L’Italia sta cambiando, la spinta contro le degenerazioni della questione morale denunciate da Berlinguer è fortissima, appare la Lega che già nel ’92 conquista 82 parlamentari. Il resto è storia giudiziaria. Le inchieste, gli atti d’accusa, il mandato di arresto, la fuga ad Hammamet, le condanne. La fine ingloriosa.

TANTI FALLIMENTI
Dieci anni dopo però è il fallimento politico di Craxi che appare più evidente. «Non aveva un progetto politico», dice Ruffolo, e questa fu la vera causa del suo declino. Non riuscì a conquistare l’egemonia della sinistra ridimensionando il Pci perché alla fine, ossessionato dai comunisti, distrusse un partito con una grande storia come quello socialista e contribuì alla crisi di tutta la sinistra. Non riuscì nemmeno a contrastare più di tanto il potere Dc che infatti tornò dopo di lui fino al crollo di tangentopoli. Non riuscì a cambiare l’Italia e a far emergere la parte innovativa dei nuovi ceti a cui aveva guardato all’inizio e si legò ai circuiti affaristi delle clientele e della corruzione. E alla fine fu lui a spianare la strada a Silvio Berlusconi e in qualche modo all’Italia di oggi.
Di questo, a dieci anni dalla morte, si dovrebbe discutere con serenità e senza passioni opposte. «C’era una volta Bettino Craxi», titolò questo giornale il giorno in cui si dimise da segretario.

Appunto: c’era una volta un uomo che voleva conquistare il potere, rinnovare la sinistra e cambiare il suo paese ma alla fine confuse i brutti mezzi con i buoni fini e fu travolto dalla macchina che aveva messo in piedi senza mai raggiungere l’obiettivo. Dunque: fu un grande leader?

.

17 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93824

Una risposta a “Craxi, commemorazione ad Hammamet tra fedelissimi e tre ministri / Bettino, brigante o leader? La parola agli storici..”

  1. Mario Franco Basilico dice :

    Adesso mi sono convito anch’io, l’Italia è stata sacceggiata dalle persone sagge.
    Il futuro dei nostri givani è legato al rimpianto dell’illustre esule.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: