Haiti, esplode la rabbia dei disperati / Il Senegal offre la terra agli Haitiani

Haiti, esplode la rabbia dei disperati. Rientrati in Italia i primi connazionali

L’Onu: la crisi più grave da decenni. Frattini: “Noi cancelleremo il debito”

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ROMA
Sono rientrati in Italia da Haiti i primi connazionali sopravvissuti al sisma
che ha devastato l’isola. Il Falcon dell’Aeronautica militare con i 13 italiani rimpatriati è atterrato a Ciampino intorno a mezzogiorno. Si tratta di quattro nuclei familiari, tre bambini e il gatto di uno dei bimbi.

Sull’aereo hanno viaggiato anche una donna incinta e un anziano di 87 anni. Ad attenderli Sulla pista dell’aeroporto i familiari e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Ma la Farnesina continua a lavorare per rintracciare dodici connazionali di cui non si hanno notizie. «Stiamo continuando le ricerche: sono ancora 12 gli italiani di cui non abbiamo notizia», ha detto il ministro Frattini, che ha annunciato un’iniziativa per cancellare i 40 milioni di euro di debito estero di Haiti verso l’Italia.

Ad Haiti è arrivato oggi il segretario generale dell’Onu Ban ki Moon che ha definito il terremoto come «la crisi umanitaria più grave degli ultimi decenni». Intanto sull’isola caraibica continua la corsa contro il tempo per il salvataggio dei superstiti, nel quinto giorno dopo la catastrofe che ha devastato Haiti: una squadra di soccorritori giunti da Israele è riuscita la scorsa notte ad estrarre dalle macerie a Port-au-Prince un uomo di 58 anni ancora in vita.

Le ore che passano, le condizioni disastrose in cui si lavora sul posto, la mancanza di mezzi e il caos in cui è sprofondata l’isola, fanno inevitabilmente affievolire le speranze di trovare persone ancora vive sotto le macerie. Si scava ancora, tuttavia. E l’Onu fa sapere da Ginevra che la squadre di soccorso non si danno per vinte: «Il morale delle squadre resta molto buono», ha detto una portavoce dell’Onu a Ginevra, Elisabeth Byrs. I soccorritori «restano convinti che persone vive possono ancora essere estratte dalle macerie». Ed è corsa contro il tempo anche per salvare le centinaia di persone che, estratte dalle macerie in condizioni molto gravi, combattono per sopravvivere.

In prima linea i chirurghi di Medici senza Frontiere, che stanno eseguendo soprattutto interventi cesarei e amputazioni. Il personale medico sul posto afferma di non avere mai visto un numero così elevato di ferite gravi, fa sapere l’organizzazione. All’ospedale di Choscal a Citè Soleil, dove MSF lavora dopo che le sue strutture mediche erano state gravemente danneggiate, la sala operatoria ha continuato a lavorare senza sosta da venerdì mattina. All’ospedale Trinitè, dove i pazienti vengono curati sotto le tende allestite sul terreno dell’ospedale colpito dal terremoto, gli interventi chirurgici si svolgono in una sala operatoria improvvisata. Nel quartiere di Carrefour, colpito in modo particolarmente grave, MSF ha iniziato a lavorare in un ospedale con due sale operatorie. I feriti sono trasportati su carriole o sulla schiena di altre persone. Ci sono altri ospedali nella zona ma sono sovraffollati e hanno poche scorte e poco personale.

Nelle strade di Haiti i soccorsi arrivano lentamente e la rabbia cresce. L’Onu ha definito il terremoto il «peggiore disastro mai affrontato» nella sua storia. Almeno 50mila cadaveri sono stati finora recuperati per un bilancio che potrebbe raggiungere i 200mila morti ma stentano ancora ad arrivare alla popolazione gli aiuti umanitari da tutto il mondo che ingorgano l’aeroporto di Port- au-Prince. Tra i superstiti terrorizzati da una nuova scossa di terremoto, si aggira lo spettro della sete, mentre aumentano gli episodi di violenze e i saccheggi. Questo mentre si mobilita il presidente Barack Obama insieme ai suoi due predecessori (Bill Clinton e George W. Bush )per guidare quella che ha definito «la più grande operazione di aiuto compiuta dagli Usa». A Port au Prince è arrivata per una visita di poche ore il segretario di Stato, Hillary Clinton, che ha promesso al governo dell’isola «aiuti e solidarieta». Sull’aereo che la stava portandoa Port-Au-Prince aveva detto ai giornalisti che Wasghington auspicava il ricorso al coprifuoco notturno per ragioni di sicurezza.

L’Onu ha intanto confermato la morte del suo rappresentante ad Haiti Hedi Annabi, del suo vice Luiz Carlo da Costa e del responsabile della polizia Doug Coates. Il segretario generale Ban Ki-moon, che oggi è atteso a Haiti, si è detto «profondamente rattristato». Continua intanto l’angosciosa ricerca di 13 italiani che mancano ancora all’appello e si teme il peggio per tre di essi – uno dei quali, Antonio Sperduto si troverebbe sotto le macerie d’un supermercato crollato, e due funzionari dell’Onu sotto quelle dell’hotel Christopher – a fronte dei circa 180 finora contattati, dice la Farnesina. Ieri intanto la terra ha tremato ancora, con una scossa di assestamento di 4,5 gradi Richter che ha seminato panico e l’angoscia dei sopravvissuti, mentre le cifre della distruzione si fanno sempre più drammatiche. Con la disperazione cresce la rabbia e migliaia di persone tentano di fuggire da Port-au-Prince in quello che viene descritto come un esodo di massa dalle proporzioni crescenti. Convogli di macchine fuggono dalle violenze compiute da bande di saccheggiatori armati di machete, pietre e coltelli. Portano via tutto quello che possono dai negozi e dalle case. E all’aeroporto si è formata una folla che spera di riuscire ad imbarcarsi su un aereo per sfuggire all’inferno.

La gente soffre particolarmente per la mancanza d’acqua e la rabbia cresce anche perchè gli aiuti della comunità internazionale arrivano con il contagocce, per il disastro delle strade, per il pericolo di violenze e di saccheggi – sono 6.000, secondo il governo, i detenuti evasi per il crollo delle carceri. Il presidente haitiano, Ren‚ Preval, che ha trasferito il suo ufficio e la sede del governo in una caserma di polizia vicino allo scalo, ha denunciato la mancanza di coordinamento: «Abbiamo bisogno degli aiuti internazionali ma il problema è il coordinamento», ricordando come in un solo giorno siano arrivati 74 aerei da molti Paesi, congestionandolo, o come un aereo-ospedale francese non sia riuscito ad atterrare, suscitando la protesta, poi rientrata, del governo di Parigi.

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17 gennaio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51312girata.asp

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Il Senegal offre la terra agli Haitiani: «per il ritorno nella loro patria»

https://i1.wp.com/www.planetrulers.com/images/rulers/senegal_president.jpg

«Non hanno scelto – dice il presidente Wade – di andare in quell’isola. Per loro un tetto e un pezzo di terra»

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MILANO – Il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha dichiarato oggi di voler favorire il «ritorno» in Africa degli haitiani, offrendo una terra ai discendenti degli schiavi dopo il terribile terremoto che martedì ha colpito l’isola caribica. In un’intervista a radio France Info, Wade ha detto che «il ripetersi di calamità naturali mi spinge a proporre una soluzione radicale: … creare in Africa, con gli africani e con l’Unione Africana (Ua) un luogo dove gli haitiani possano tornare» … «con un unico viaggio» o «con più viaggi». «Non hanno scelto loro – ha spiegato Wade – di andare in quell’isola e non sarebbe la prima volta che ex schiavi o loro discendenti possono ritornare in Africa. È già successo in Liberia, dove gli ex schiavi si sono integrati con la popolazione locale e hanno formato la Nazione liberiana … È nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati». Secondo il portavoce del presidente senegalese, Mamadou Bamba, il Senegal è pronto ha offrire terre agli haitiani. «Se saranno solo alcune persone – ha detto Bamba – offriremo loro un tetto e un pezzo di terra. Se verranno in massa, daremo loro un’intera regione». (Fonte Ansa).

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17 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_17/senegal-offre-terre-haitiani_26eede8a-0375-11df-a5a7-00144f02aabe.shtml

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  1. Haiti: dopo l'apocalisse il caos | speciale in Liquida - gennaio 18, 2010

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