Archive | gennaio 18, 2010

Haiti: notizie da PeaceReporter

Haiti: sangue, soldi e coperte dalla striscia di Gaza

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Donati alla Croce Rossa sangue e beni di prima necessità per i soccorsi sull’isola
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Anche i palestinesi della striscia di Gaza contribuiscono ai soccorsi internazionali per Haiti. Il Comitato Popolare contro l’Assedio israeliano ha iniziato la raccolta di sangue, coperte, vestiti e denaro, donati dai familiari dei palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, come contributo simbolico per le vittime del sisma. La raccolta si è svolta sotto gli uffici della Croce Rossa Internazionale a Gaza, dove i palestinesi hanno manifestato esponendo cartelloni con scritto “Dall’assedio di Gaza, solidali con Haiti”. Gli aiuti verranno donati alla Croce Rossa per essere inviati ad Haiti.

fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/19812/Haiti.+Sangue%2C+soldi+e+coperte+dalla+Striscia+di+Gaza

Haiti, la bufala viaggia su Twitter e Facebook

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Mentre la macchina degli aiuti si mette in moto, su Twitter e Facebook vengono diffuse notizie false di voli e spedizioni gratuiti per ragioni umanitarie

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La notizia, giovedì mattina, che diverse compagnie aeree offrivano voli gratuiti a medici e infermieri diretti ad Haiti è rimbalzata in continuazione su Twitter e Facebook. Ma all’improvviso la bella favola è stata spezzata dalle parole di un portavoce della American Airlines: “Non è vero, sono notizie false. Solo una bufala la voce secondo cui la American e la Jetblue offrirebbero voli gratuiti a personale medico. Noi non sappiamo chi sia il responsabile, ma è uno scherzo di cattivo gusto”, scrive Tim Smith in una e-mail inviata alla Cnn.

Un’altra bufala circolata su Twitter sarebbe quella che la compagnia di spedizione Ups avrebbe consegnato qualsiasi pacco al di sotto della 50 libbre destinato a Haiti. Puntualmente sul sito web di Ups, è arrivata la smentita a opera di una portavoce precisando che l’azienda ha versato un milione di dollari per aiutare le vittime del terremoto.

fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/19814/Haiti%2C+la+bufala+viaggia+su+Twitter+e+Facebook

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RICORDANDO GAZA, Global screening day – Film in download: To shoot an elephant

ORGANISE A SCREENING IN YOUR CITY (clicca sul simbolino giallo)

https://i0.wp.com/buridda.org/wp-content/uploads/2010/01/cartel1.jpg

To Shoot An Elephant, debutto on line

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Il film-documentario su Gaza To shoot an elephant sarà distribuito su internet. Si tratta di un resoconto realizzato da testimoni oculari presenti nella Striscia di Gaza durante i bombardamenti effettuati dall’esercito israeliano lo scorso dicembre, durante l’operazione Piombo fuso: 21 giorni a “sparare sull’elefante” (come nello scritto di George Orwell a cui il titolo fa riferimento), documentati da Alberto Arce e Mohammad Rujeilah.

Immagini forti raccolte dagli unici stranieri che hanno deciso di rimanere all’interno delle ambulanze nella striscia di Gaza, con i civili palestinesi. Arce, consapevole del problema “distributivo” di cui le immagini su Gaza hanno sofferto e tuttora soffrono, ha deciso di rilasciare il suo film – premiato lo scorso novembre al Festival dei Popoli di Firenze – sotto licenza Creative Commons “attribuzione condividi allo stesso modo” CC BY SA per permettere a chi interessato, nel mondo intero, di scaricare legalmente il film, copiarlo, proiettarlo in pubblico, distribuirlo, tradurlo, alla sola condizione di citarne la fonte originaria e rilasciare il prodotto finale sotto lo stesso tipo di licenza.

Il 18 gennaio è stato organizzato un “global screening day” in tutto il mondo, in occasione dell’anniversario dei bombardamenti israeliani a Gaza. 2lifecast e Moovioole hanno deciso di supportare la diffusione del film, organizzando una proiezione congiunta su Second Life (Cinema della Galleria Szczepanski, ore 22.30 – http://slurl.com/secondlife/Galleria/84/96/22) e su Cineteca Moovioole (ore 21 e ore 23 – http://www.moovioole.it/eventi/).

(15:31 – 18 gen 2010)

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fonte: http://delcinema.it/news/2010-01/to-shoot-an-elephant-debutto-on-line.php

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GUARDA IL FILM QUI

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Get a free copy of the film through this link.

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The DVD of To shoot an elephant is presently available in the original version of English/Arabic with English subtitles, (and with subtitles in English, Arabic, Spanish, French, German, Polish,  Italian, Hebrew, Basque, Catalan, Portuguese). The individual price of the DVD is 12.00 Euros plus price of shipping to your country.

Buy a pack for your Global Screening

Taking advantage of the concentration of thousands of people at the screenings on the 18th of January, we believe this an ideal occasion in which to sell the multi-language DVD which we are producing. As well as showing the documentary, we would like to propose to the groups participating, the possibility of a mass distribution of the film through these events. The idea is to make copies of the DVD available to these groups for sale before, during and after the screenings.

The retail sale price of the DVD is 12 €. The participating groups will be able to purchase the DVD at half price, which is 6 €. Therefore the different groups will be able to obtain funds for their collectives or organisations, in order to continue their respective activities.

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“To shoot an elephant” work group is a collective, asambleary, autónomous and community-based project. We haven’t been funded by any government or supported by any private bussines. First, we made a collective political analysis on the need for this film. Then, we drew up a map to carry out the production and distribution, getting in contact with different nets and people… That’s how we did the postproduction, the cover design, the translations, the subtitles, the webpage, the extras and hundreds of phone calls and emails…

Our only alternative is your solidarity, that’s why we ask for your economic support. To defray the expenses made, to be able to do a Global Screening next January the 18th and, if possible, to be able to produce new critical films.

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SCUOLA – Succede in Lombardia: 80% dei fondi pubblici per la scuola privata che ha il 9% della popolazione socolastica

https://i1.wp.com/www.brianzapopolare.it/sezioni/scuola/buono/assets/20091125_dote_scuola_lombardia_468x663.jpg

A CURA DEL GRUPPO CONSILIARE REGIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Dedicato a tutti quelli e quelle che si battono per la scuola pubblica

IL FINAZIAMENTO PUBBLICO ALLA SCUOLA PRIVATA IN LOMBARDIA

RAPPORTO 2009

PRESENTAZIONE
di Luciano Muhlbauer*

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Cosa direste se qualcuno vi raccontasse che una Regione destina in via
esclusiva l’80% dei suoi fondi per il diritto allo studio ai soli studenti della
scuola privata, che rappresentano soltanto il 9% della popolazione scolastica
regionale? E se aggiungesse che questo è accaduto non soltanto ieri, ma che continua ad accadere tranquillamente anche oggi, quando le scuole pubbliche, frequentate dal 91% degli studenti, subiscono il più vasto taglio alle risorse della storia repubblicana? E se, infine, vi dicesse addirittura che, con supremo spregio per la situazione di crisi, vengono elargiti sussidi pubblici anche a chi dichiara al fisco 200mila euro di reddito e risiede nelle zone più prestigiose e costose delle nostre città? Probabilmente pensereste di essere di fronte ad un racconto di fantapolitica o, al massimo, a una storia che riguarda una Regione che non è la vostra. Invece sbagliereste, perché tutte queste cose accadono davvero, proprio qui in Lombardia, nella Regione governata dal leader di Comunione e Liberazione, Roberto Formigoni (da 15 anni), in alleanza con la Lega Nord (da 10 anni).
Non ci credete? Allora, a maggior ragione, continuate la lettura del presente
dossier, perché avete tra le mani l’unico rapporto di minoranza esistente sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia.

Le nostre fonti
Non è la prima volta che denunciamo pubblicamente questo stato di
cose, anzi, lo facciamo da molti anni. E tutte le volte gli uomini del Presidente
ci rovesciano addosso un mare di insulti – una volta era persino volata l’accusa di “odio di classe” – e, soprattutto, mobilitano la loro capacità di condizionamento del sistema informativo, affinché le nostre denunce vengano ignorate.

Tuttavia, non hanno mai contestato i nostri numeri e dati, né è mai scattata
una querela o altre iniziative sul piano giudiziario. Infatti, non potrebbero
nemmeno farlo, visto che la nostra indagine si basa sull’analisi rigorosa e
dettagliata dei dati in possesso all’Assessorato regionale all’Istruzione.

Peraltro, nemmeno nelle sedi istituzionali le nostre denunce sono state
mai contestate nel merito. Molto più banalmente, Pdl e Lega hanno bocciato
in Consiglio ogni nostra proposta di cambiamento, anche quando non chiedevamo l’abrogazione tout court del finanziamento regionale alle scuole private, ma soltanto l’applicazione delle stesse regole per tutti, risparmiando così almeno 25 milioni di euro da destinare all’edilizia scolastica (nostro Odg bocciato nella sessione di bilancio, dicembre 2008).
Nel caso del presente dossier, i dati analizzati sono quelli relativi all’anno
scolastico 2008/2009, l’ultimo per il quale esistono ad oggi dati certi sulle quantità economiche effettivamente erogate, mentre per l’anno 2009/2010 siamo ancora alle proiezioni.

Arriva la Dote Scuola
Rispetto agli anni passati c’è una novità. Infatti, a partire dall’anno scolastico
2008/2009 è entrato in vigore il sistema della Dote Scuola, largamente
pubblicizzato dal governo regionale, ma che ha creato non poco disorientamento anzitutto tra i genitori, ma anche tra i funzionari competenti
dell’Assessorato.
Tant’è vero che quest’anno abbiamo dovuto lottare non soltanto contro
il solito ostruzionismo politico per avere i dati sui beneficiari dei contributi
regionali, ma anche contro l’incompletezza e l’incoerenza di molti dati che ci venivano forniti, conseguenza diretta del fatto che la gestione concreta della Dote Scuola (erogazione, controllo) era stata esternalizzata a una società privata: la Accor Services Italia Srl, parte del gruppo multinazionale Accor, attivo nel settore alberghiero e in quello dei servizi alle aziende. Dalle nostre parti, Accor è nota soprattutto per i ticket restaurant.
E non è certo un caso che sia un’azienda con esperienza nel campo dei ticket restaurant a gestire l’appalto della Dote Scuola, poiché tutte le varie forme di doti vengono erogate sotto forma di buono o voucher, cioè di un contributo economico consegnato direttamente dalla Regione al beneficiario.

Ma cos’è questa benedetta Dote Scuola? In realtà, non è proprio quella
grande rivoluzione evocata dalla propaganda del Pirellone. In sostanza
riunisce sotto la denominazione Dote tutti gli interventi della Regione – sia diretti, sia quelli per conto dello Stato – a sostegno del diritto allo studio degli studenti delle primarie, secondarie di primo grado e secondarie superiori della Lombardia.
Al momento, l’unico fondo per il diritto allo studio che rimane ancora
escluso dal sistema Dote è quello della legge regionale n. 31/80 (8,5 milioni
di euro), perché si tratta di fondi che vengono erogati agli enti locali e non direttamente alle persone o alle famiglie.
Infatti, caratteristica del sistema Dote è quello di applicare anche in materia
di diritto allo studio uno dei principi fondanti del modello Formigoni, cioè la sostituzione del finanziamento dei servizi pubblici con l’erogazione di voucher agli utenti. E se poi succede, com’è successo e ri-succederà, che uno studente va a comprarsi l’iPod con i soldi regionali per i libri di testo, allora pazienza, è la sussidiarietà bellezza.

Comunque, nelle pagine 8 e 9 potrai trovare un quadro completo dei
fondi spesi in Lombardia per il diritto allo studio, suddiviso per provenienza
– regionale o statale (questi ultimi vincolati nella loro destinazione) – e destinazione, cioè se finiscono alla scuola pubblica oppure a quella privata. Abbiamo elaborato diverse tabelle, considerando la sola Dote oppure aggiungendo anche i fondi della l.r. n.31/80, e abbiamo fatto tutti i raffronti possibili, ma alla fine il risultato è sempre il medesimo: con o senza dote, ieri come oggi, il core business del Pirellone è il finanziamento della scuola privata.
E, dote o non dote, lo strumento principale e fondamentale, di gran lunga
più significativo come impegno finanziario per il bilancio regionale, rimane il buono scuola. Con questo strumento sono stati girati alla scuola privata lombarda 45 milioni di euro nell’a.s. 2008/2009 e, secondo le proiezioni dell’Assessorato regionale, ne verranno girati ben 50 milioni nell’a.s. 2009/2010. Quindi, vale la pena concentrarci sull’analisi dettagliata del buono scuola (vedi pagg. 10 e 11).

Buono Scuola: come eludere la Costituzione
Formalmente non si chiamerebbe più “buono scuola”, ma “dote per la libertà di scelta”, in omaggio all’entrata in vigore del sistema della Dote Scuola. Sostanzialmente, invece, non è cambiato quasi nulla.
Il buono scuola era stato erogato per prima volta nell’anno scolastico 2001/2002 e furono spesi dalla Regione 30 milioni di euro. Negli anni successivi quella cifra non faceva che crescere, fino ad arrivare ai 45 milioni
attuali e ai 50 milioni annunciati per l’a.s. 2009/2010 (vedi pag. 19).
Il buono scuola è lo strumento concreto con il quale viene eluso il divieto di finanziamento pubblico diretto della scuola privata, enunciato dall’articolo 33 della Costituzione, il quale recita così: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Uno strumento collocato ai confini estremi della legalità costituzionale, dunque, ma di indubbia efficacia sul piano pratico, visto che ha permesso di girare nel corso di nove anni quasi 400 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti alla lobby delle scuole private e di coprire, con un sussidio a pioggia, oltre il 60% della popolazione scolastica delle private lombarde (vedi pagg. 18 e 19).

Ma vediamo i due pilastri principali sui quali poggia il meccanismo di
elusione escogitato nell’anno 2000. In primo luogo, il contributo economico
non viene erogato direttamente alla scuola, bensì alla famiglia dello studente sotto forma di rimborso di una parte della retta scolastica (50% o 25%), attribuendo così al finanziamento un carattere indiretto. In secondo luogo, le famiglie degli studenti delle statali venivano escluse dall’accesso al buono scuola non de jure, ma de facto. Cioè, la legge regionale istitutiva stabiliva che tutti gli studenti lombardi, senza distinzioni tra privato e pubblico, potessero accedere al contributo, ma poi, con le norme applicative, fu introdotto un piccolo, ma altamente efficace stratagemma: un tetto di spesa minimo per la retta scolastica, al di sotto del quale le famiglie non potevano nemmeno fare domanda per il buono.

E, guarda a caso, quel tetto escludeva esattamente la quasi totalità degli
studenti delle scuole pubbliche, come dimostrano le tabelle a pagina 18.
Comunque sia, ormai questo sotterfugio del tetto di spesa lo ricordiamo soltanto per scrupolo storico, visto che a partire dall’a.s. 2008/2009 gli
studenti delle scuole pubbliche sono esclusi addirittura per legge e non c’è dunque più bisogno di furberie applicative.
L’approvazione a maggioranza della legge regionale n. 19 sull’istruzione nel luglio 2007 aveva, infatti, cambiato le carte in tavola. Una legge d’avanguardia – nel senso che normava delle cose che la Regione non poteva nemmeno normare e che aveva anticipato la furia privatizzatrice della cosiddetta Riforma Gelmini o del ddl Aprea (vedi Allegato) – con la quale sono state poste le basi per il sistema della Dote Scuola e abrogate le precedenti norme regionali sul buono scuola. A questo punto, il Consiglio regionale era esautorato e tutte le decisioni venivano delegate alla Giunta, la quale, infatti, il 12 dicembre 2007 licenziò la delibera n. 6114 sui “Criteri relativi alla assegnazione della dote istruzione anno scolastico 2008/2009”.
Ormai i tempi erano maturi per gettare la maschera e quella delibera la
gettò, affermando nero su bianco che la “dote per la libertà di scelta”,
cioè il buono scuola, era accessibile unicamente agli studenti delle scuole
private.

Buono Scuola: come truccare le regole del gioco
I meccanismi finora esposti sono tuttavia ancora insufficienti a garantire che tutto questo fiume di denaro arrivi effettivamente a destinazione, cioè alle scuole private. Infatti, gli studenti lombardi sono 1.084.147 e soltanto 98.392 di loro – il 9,08% – frequentano una scuola privata (dati a.s. 2008/2009). E mica tutti provengono da condizioni sociali ed economiche tali da giustificare l’erogazione di un sussidio pubblico, anzi. Detto fuori dai denti, se agli studenti delle private fossero state applicate le stesse regole valide per quelli delle pubbliche, oppure semplicemente le regole mediamente vigenti per accedere alle varie forme di contributi regionali o statali, allora la Regione non sarebbe riuscita a collocare nemmeno un terzo dei 45 milioni di euro concretamente erogati. Insomma, c’era bisogno di un terzo meccanismo ad hoc, il peggiore di tutti sul piano etico e morale: truccare le regole.

Ma iniziamo dalla coda, cioè dagli effetti materiali prodotti dal gioco
truccato.
Rielaborando i dati relativi a tutti i 61.130 buoni scuola erogati nell’a.s.
2008/2009 in base al reddito dichiarato al fisco dalle famiglie beneficiarie, ci troviamo di fronte a un risultato sconcertante. Cioè, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara al fisco un reddito annuo inferiore a 30mila euro, mentre tutti gli altri, cioè il 75%, dichiara redditi annui collocati tra 30mila e 198mila euro. E, per chiarire ancora meglio il concetto, di questi ultimi oltre 4mila dichiarano redditi compresi tra 100 e 200mila euro (vedi pag. 15).
La stessa distorsione, cioè l’assegnazione di contributi pubblici a chi non ne avrebbe bisogno, la troviamo poi riflessa in un altro dato. Cioè, il buono scuola rimborsa il 50% o il 25% della retta scolastica, a seconda del reddito. Nel primo caso l’indicatore reddituale deve essere tra 0 e 8.348,74 euro e nel secondo caso tra 8.348,75 e 46.597 euro. Ebbene, soltanto il 13,66% degli studenti beneficiari del buono scuola ha un rimborso al 50% (vedi pag. 17), a ri-dimostrazione che in questa vicenda il sostegno ai redditi medio-bassi c’entra davvero poco.

Infine, nella nostra analisi abbiamo preso in esame anche i luoghi di residenza dichiarati dai beneficiari del buono scuola. E fa davvero specie
constatare che anche quest’anno non mancano i residenti nelle zone più prestigiose e care delle città lombarde, tipo piazza San Babila o galleria Vittorio Emanuele a Milano, tanto per citare alcuni luoghi noti ben oltre il
capoluogo (vedi pag. 24).
A questo punto, se non conoscevate già la risposta, vi chiederete  senz’altro come cavolo sia possibile che persone benestanti e magari pure proprietarie di prestigiosi immobili riescano ad ottenere dalla Regione, per giunta in piena crisi, un sussidio pubblico, mentre una marea di persone, sebbene in difficoltà economiche, non riesce ad ottenere un euro, causa mancanza di requisiti. Ebbene, la risposta è banale: la legge non è uguale per tutti.

Infatti, solitamente al cittadino che intende accedere a una qualche forma di contributo economico o ricorrere a prestazioni assistenziali o servizi di pubblica utilità, viene chiesto di esibire il certificato Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), una sorta di riccometro, utile per determinare la condizione economica del nucleo familiare. L’Isee (o l’Ise) è un parametro che viene calcolato tenendo presente la composizione, il reddito e il patrimonio mobiliare ed immobiliare del nucleo familiare (vedi pag. 23).
Insomma, l’anziano che vuole accedere alla miseria della social card di Tremonti, la giovane coppia che vuole dalla Regione un contributo per l’affitto o l’inquilino delle case popolari che deve capire quanto canone pagare, tutti quanti devono esibire il certificato Isee, che appunto comprende il reddito, ma anche le proprietà immobiliari e persino i depositi
bancari o postali.
E la stessa cosa devono fare anche le famiglie degli studenti della scuola pubblica che intendono richiedere alla Regione l’erogazione di un sostegno
per il diritto allo studio, cioè la “dote sostegno al reddito” o la “dote merito”. Nel primo caso il parametro Isee deve essere inferiore a 15.458 euro e nel secondo inferiore a 20.000 euro.

Ma – ed eccoci al trucco – per accedere al buono scuola, destinato esclusivamente agli studenti delle private, non occorre esibire il parametro
Isee, bensì l’Indicatore Reddituale, come peraltro ricorda la stessa modulistica on line della Regione (vedi pag. 23). È un caso unico, un’invenzione ad hoc e non ci risulta che questo “indicatore reddituale” trovi
applicazione in altri campi. E questo indicatore ha due caratteristiche che lo differenziano sostanzialmente da quello Isee:
1. considera soltanto la composizione e il reddito del nucleo familiare, ma non il patrimonio immobiliare, né quello mobiliare.
2. i limiti di reddito sono immensamente più generosi, cioè per accedere al buono scuola l’indicatore reddituale non deve superare 46.597 euro. Il che significa appunto, traducendo il parametro in reddito reale, che puoi accedere al buono anche con un reddito annuo dichiarato di 200mila euro.

Insomma, pur di garantire alla scuola privata lombarda il privilegio del
finanziamento pubblico – e coltivarsi en passant anche una clientela politica
-, il Presidente Formigoni e i suoi alleati padani non si fermano neanche davanti all’indecenza morale, cioè truccano le regole, discriminano la maggioranza degli studenti e delle famiglie ed erogano sussidi pubblici, in nome della “libertà di scelta”, a chi non ne ha nemmeno bisogno. Ognuno tragga le sue conclusioni, politiche, etiche o morali che siano, dalla lettura del nostro rapporto di minoranza. Da parte nostra, continueremo la nostra battaglia per abolire i privilegi della lobby della scuola privata e per investire, invece, il denaro pubblico per riqualificare la scuola pubblica. Lo faremo dentro le istituzioni e lo faremo nella società, con chiunque pensi che la moralità sia una cosa importante e che l’interesse generale venga prima di quello particolare.

Milano, novembre 2009

*Capogruppo Prc in Consiglio Regionale della Lombardia

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BUROCRAZIA ‘ELEFANTIACA’ – Un milione di permessi senza rinnovo

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Un milione di permessi senza rinnovo

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di Gianluca Shinaia

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Come reagirebbe un cittadino italiano se invece dei canonici 30 minuti necessari per il rinnovo della carta d’identità dovesse aspettare otto ore?

E se invece dell’attesa media
di trenta giorni per rinnovare il passaporto dovesse aspettarne 450, ovvero quasi un anno e mezzo? Difficile a dirsi, ma sicuramente male. D’altra parte è poco probabile che il suo dissenso si trasformerebbe in uno sciopero della fame.

Eppure è proprio quello che hanno fatto oltre 300 immigrati, che dal 13 dicembre continuano a protestare a Roma e in altre città italiane per denunciare i tempi di attesa in cui si trovano quasi un milione di stranieri che hanno richiesto il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Infatti, un immigrato regolarmente residente in Italia attende mediamente 289 giorni ovvero quasi dieci mesi – secondo la Cgil – per rinnovare il proprio permesso. Il Viminale alza addirittura la stima di attesa a 291 giorni: un’enormità se si considera che il Testo unico per l’immigrazione impone il limite di 20 giorni per il «rilascio, il rinnovo o la conversione» del permesso.

Alla richiesta di spiegazioni sui ritardi da parte del Sole 24 Ore, il dipartimento di Pubblica sicurezza del Viminale fa sapere che «in quest’ultimo anno è stata introdotta una procedura per portare a 45 giorni l’iter di rilascio e rinnovo dei permessi»: oltre il doppio, in ogni caso, rispetto a quanto previsto dalla legge. Invece, per quanto concerne gli arretrati, il ministero calcola che oltre il 50% delle questure completeranno lo smaltimento delle pratiche entro il 30 gennaio prossimo, mentre per le restanti ci vorranno ancora circa cento giorni a partire da questa settimana.

Gaouossou Ouattarà, rappresentante dei Radicali italiani e leader della protesta, spiega che lo sciopero non ha ancora sortito gli effetti sperati: «L’iniziativa prosegue perché dal Governo non è stato fatto nessun passo in avanti».

L’obiettivo degli scioperanti era un incontro con il ministro Maroni, ma per ora c’è stato solo un meeting con il prefetto Ronconi. Finora il principale interlocutore istituzionale dei manifestanti è stato il ministero della Funzione pubblica. «Il 4 gennaio ho incontrato la delegazione dei Radicali su indicazione del ministro Brunetta – racconta Antonio Naddeo, capo dipartimento della Funzione pubblica – visto che la protesta riguarda un procedimento amministrativo: ora stiamo lavorando a un coordinamento tra il nostro ministero, il Viminale, e il ministero del Lavoro». Infatti, l’iter di rinnovo si sostanzia in una procedura burocratica: inizia allo sportello delle Poste, dove l’immigrato consegna il kit compilato con i documenti necessari, il cui costo totale è di 72,12 euro. Da qui la richiesta passa al Centro servizi amministrativi delle Poste e poi al Cen, centro elaborazione nazionale di Napoli, per la pubblicazione del fascicolo elettronico sui sistemi a disposizione delle questure. Una volta superati i controlli, il documento passa all’istituto poligrafico Zecca dello Stato per la stampa in formato elettronico del titolo di soggiorno.

Il punto critico del processo di rinnovo è nel passaggio per le questure che rimangono così oberate dai procedimenti. «Per risolvere il problema bisogna innovare in due direzioni – afferma Pietro Soldini, dell’ufficio immigrazione della Cgil – i permessi di soggiorno devono durare 24 mesi come prevedeva la Turco-Napolitano e non un anno come prescrive la Bossi-Fini, e poi la titolarità per concedere il rinnovo del permesso di soggiorno deve passare agli enti locali». Intanto, Soldini e alcune associazioni di immigrati hanno pensato di ricorrere a una class action per ripristinare i tempi previsti dalla legge. «Siamo ancora intenzionati a proporre la class action – prosegue – contro i comportamenti delle istituzioni nei confronti degli immigrati. Anche se questa potenzialità è stata deturpata, perché oggi la normativa prevede solo il reintegro della situazione e non più la possibilità di un risarcimento da parte della Pa».

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FILO DIRETTO
Permessi di soggiorno: tutti gli ostacoli per il rinnovo
Ritardi sul rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno?
Gli stranieri possono segnalare la propria esperienza a:
permessodisoggiorno@ilsole24ore.com

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LE NOSTRE TASCHE VUOTE – L’H1N1? Una truffa colossale / VIDEO – The Swine Flu Conspiracy

http://pakalert.files.wordpress.com/2009/06/pic-of-the-day-010509-2.jpg

L’H1N1? Una truffa colossale

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L’influenza A, le cui conseguenze per settimane hanno tenuto in allarme milioni di persone, in realtà era una “falsa pandemia” orchestrata dalle case farmaceutiche pronte a fare miliardi di euro con la vendita del vaccino: l’accusa arriva da Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d’Europa.

Wodarg ha anche accusato esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia. Pesante il j’accuse di Wodarg, ex membro dell’Spd, medico ed epidemiologo, secondo cui le multinazionali del farmaco hanno accumulato “enormi guadagni” senza alcun rischio finanziario, mentre i governi di tutto il mondo prosciugavano i magri bilanci sanitari spendendo milioni nell’acquisto di vaccini contro un’infezione che in realtà era poco aggressiva.

Wodarg ha fatto approvare una risoluzione nel Consiglio d’Europa che chiede un’inchiesta sul ruolo delle case farmaceutiche; e sulla questione il Consiglio d’Europa terrà un dibattito a fine mese. La denuncia, riportata con grande evidenza dal Daily Mail, arriva qualche giorno dopo quella secondo cui i governi di mezzo mondo stanno cercando di sbarazzarsi delle milioni di dosi di vaccino, ordinate all’apice della crisi. Il Mail ricorda che, in Gran Bretagna, il ministero della salute aveva previsto 65.000 decessi, creato una linea-verde e un sito web per dare consigli, sospeso la regola che vieta di vendere anti-virali senza prescrizione medica; furono allertati gli obitori e persino l’esercito, che doveva essere pronto a entrare in campo qualora si fossero verificati tumulti tra la popolazione a caccia dei farmaci.

Secondo Wodarg, il caso dell’influenza suina è stato “uno dei più grandi scandali sanitari” del secolo. Le maggiori aziende farmaceutiche, secondo Wodarg, sono riuscite a piazzare “i propri uomini” negli “ingranaggi” dell’Oms e di altre influenti organizzazioni; e in tal modo potrebbero aver persino convinto l’organizzazione Onu ad ammorbidire la definizione di pandemia, il che poi portò, nel giugno scorso, alla dichiarazione di pandemia in tutto il mondo.

“Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l’influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati”.

Wodarg non fa alcun nome esplicito di persona in conflitto di interessi; ma lo scorso anno il Daily Mail aveva rivelato che Sir Roy Anderson, uno scienziato consulente del governo britannico sull’influenza suina, fa parte del consiglio d’amministrazione della GlaxoSmithKline. L’azienda farmaceutica, che produce antinfluenzali e vaccini, ha immediatamente replicato alle accuse, definendole “sbagliate e infondate”.

Fonte: AGI

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14 gennaio 2010

fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/lh1n1-una-truffa-colossale-il-jaccuse-del-responsabile-sanita-del-consiglio-deuropa/

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Are you ready to roll up your sleeve?

The Swine Flu Conspiracy

HAITI – Scontri, feriti 30 militari Usa / Pronta a partire la portaerei Cavour

Seconda vittima italiana: morto il funzionario dell’Onu Guido Galli

Scontri ad Haiti, feriti 30 militari Usa

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Roma, 18-01-2010

Scene di sciacallaggio

Scene di sciacallaggio

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Millecinquecento poliziotti e 2.000 caschi blu in più ad Haiti: li chiede il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

E’ drammatica la situazione ad Haiti a sette giorni dal terremoto. Fame e saccheggi dominano nelle strade. Nelle strade i superstiti, accampati senza acqua, cibo e medicine, sono in balia di bande di razziatori. In almeno un caso la polizia ha sparato e ucciso, alcuni saccheggiatori sono stati linciati.

Arrivano oggi ad Haiti le navi militari di soccorso americane, che porteranno le forze Usa sull’isola a 12.500 soldati. Oggi comincerà la distribuzione degli aiuti Usa in 14 punti di Port-au-Prince. Nella capitale è atteso l’ex presidente Bill Clinton, inviato speciale dell’Onu per Haiti.

Morto il funzionario dell’Onu Guido Galli
Il funzionario dell’Onu, Guido Galli, è morto ad Haiti. Lo ha annunciato Alain Leroy, responsabile per il peacekeeping dell’Onu.

Onu: 46 morti, oltre 500 mancano all’appello
E’ di almeno 46 morti il bilancio provvisorio delle vittime dell’Onu, militari e civili, ad Haiti, e oltre 500 persone mancano tuttora all’appello. Lo ha indicato il portavoce delle Nazioni Unite Martin Nesirky. Ma ora che le linee telefoniche stanno iniziando a funzionare meglio – ha precisato il portavoce – diverse persone dovrebbero finalmente riuscire a mettersi in contatto con l’Onu, diminuendo il numero delle persone di cui non si aveva notizie.

100 bambini sepolti sotto le rovine di una scuola
Circa 100 bambini sarebbero rimasti sepolti sotto le macerie di una scuola crollata nel villaggio di Leogane, a un’ora di viaggio a oest di Port-au-Prince. Lo riporta la Cnn. Leogane, a pochi chilometri dal’epicentro del terremoto che ha colpito Haiti, è stata completamente distrutta. Nessuno al momento sa dire se a Leogane sotto le macerie di una scuola vi siano o meno i corpi di un centinaio di bambini. Si ha solo la certezza che la scuola non c’è più, è crollata.

Lo riporta la Cnn che è riuscita a mettersi in contatto con Santos Alexis, il sindaco della cittadina di 50mila abitanti che sorge a ovest di Port Prince. “Non sappiamo quante persone siano morte. Io ne ho contate personalmente oltre quattromila”, ha detto Alexis, che ha detto di non avere informazioni sulla scuola. Come riporta l’emittente americana, secondo alcuni testimoni potrebbero esserci almeno cento bambini sotto ciò che resta di una scuola. Ma al momento non si hanno conferme. A Leogane stanno finalmente affluendo i primi soccorsi dopo giorni di totale assenza. Il capo della polizia della città, Alain Auguste, ha riferito al Wall Street Journal che tra l’80% e il 90% della case sono andate distrutte e che i morti sono più di 10mila. “Impossibile valutare quanta gente sia ancora sotto le macerie. Da cinque giorni scaviamo con le mani”, ha detto.

Decretato lo stato di emergenza
Il governo haitiano ha decretato lo stato d’emergenza nel Paese fino alla fine di gennaio e un mese di lutto nazionale, in seguito al violento terremoto che ha provocato decine di migliaia di vittime. Il lutto nazionale, durante il quale le bandiere degli edifici ufficiali saranno a mezz’asta, durerà fino al 17 febbraio.

Due persone estratte vive dalle macerie
Le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive, di nazionalità haitiana, dalla macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l’italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. Lo riferisce un cronista della Cnn via Twitter. E’ sceso a 7 il numero dei connazionali che mancano all’appello.

70.000 cadaveri
Circa 70.000 cadaveri sono stati raccolti e sepolti in fosse comuni ad Haiti in seguito al violento terremoto che ha sconvolto il Paese martedì scorso. Lo ha reso noto il segretario di Stato per l’Alfabetizzazione Carol Joseph.

Croce Rossa: aumentano violenza e saccheggi

La violenza ed i saccheggi sono in aumento ad Haiti tra la gente sempre più disperata, ha affermato oggi a Ginevra il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) descrivendo una situazione sempre più drammatica nel Paese colpito da un devastante terremoto. La situazione è ora “catastrofica”, afferma il Cicr, la gente lotta per sopravvivere.

Aiuti d’urgenza da Ue e Stati membri per 400 mln di euro
L’Unione europea contribuirà agli aiuti immediati internazionali per l’emergenza umanitaria ad Haiti con 122 milioni di euro, di cui 30 stanziati dalla Commissione e 92 dagli Stati membri (5,7 mlioni dall’Italia). Lo ha deciso oggi a Bruxelles il Consiglio dei ministri Ue dello Sviluppo, convocato in una riunione informale strordinaria proprio per decidere e iniziare a coordinare la risposta europea al terremoto che ha devastato il Paese caraibico.

La Commissione ha annunciato anche che ulteriori aiuti per 107 milioni di euro, già disponibili nel Fondo europeo di sviluppo, verranno stanziati a breve termine per la ricostruzione e riabilitazione delle zone terremotate di Haiti (“sull’esempio di quanto è avvenuto all’Aquila”, ha detto un portavoce dell’Esecutivo Ue), in aggiunta ai 200 milioni di euro che l’Ue si è impegnata a stanziare successivamente per la ricostruzione di medio-lungo termine.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=136959

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Haiti, “pronta portaerei Cavour”

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La Russa: “Domani potrebbe già partire”

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Potrebbe partire già domani alla volta di Haiti la portaerei italiana Cavour che, in collaborazione con le forze armate brasiliane, porterà aiuti e assistenza alle popolazioni del Paese colpito dal sisma. Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, prima di un incontro con il sindaco di Milano Letizia Moratti. “Il presidente Berlusconi mi ha confermato la sua intenzione a dare il via libera alla partenza”, ha affermato La Russa.

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18 gennaio 2010

fonte:  http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo471490.shtml

Salerno, sciopero rifuti tensione con la polizia

La protesta

Salerno, sciopero rifuti
tensione con la polizia

Due lavoratori, secondo alcuni sindacalisti, che stavano presidiando la Provincia condotti in Quesrtura

L'autombulanza arrivata davanti al palazzo della ProvinciaL’autombulanza arrivata davanti al palazzo della Provincia

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SALERNO – Secondo quanto riferiscono alcune organizzazioni sindacali, la scorsa notte dinanzi al sito di smaltimento dei rifiuti a Ostaglio, alla periferia di Salerno, ci sono stati momenti di tensione tra le forze di polizia e i dipendenti dei consorzi. Le forze dell’ordine sono intervenute per consentire l’apertura di un cancello dell’impianto. Gli addetti sono in sciopero da mezzanotte per protestare contro il decreto che prevede l’assegnazione delle competenze alle Province. I manifestanti dopo aver lasciato il sito sono in presidio dinanzi a Palazzo Sant’Agostino, sede della Provincia di Salerno.

Gli operai dei consorzi di bacino hanno bloccato il traffico in via Roma, all’altezza della sede della Provincia di Salerno, con alcuni autocompattatori. Per far rimuovere i mezzi e far riprendere la circolazione, è intervenuta la polizia. Un operaio, come si apprende da fonti della Questura, è caduto a terra senza gravi conseguenze: ha rifiutato di essere accompagnato in ospedale. I manifestanti, circa un centinaio, chiedono di essere ricevuto dal presidente della Provincia, Edmondo Cirielli, per avere garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali. Col decreto delle dicembre scorso, dopo la chiusura della gestione emergenziale del ciclo dei rifiuti, la maggior parte delle competenze, infatti, sono state assegnate alle province.

Proseguono le tensioni tra gli operai del consorzio di bacino per la raccolta dei rifiuti e i poliziotti dinanzi alla sede della Provincia di Salerno. Poco fa le forze dell’ordine hanno cercato di respingere i manifestanti. Sono circa un centinaio – che da questa mattina presidiano il Palazzo – e chiedono di essere ricevuti dal presidente della Provincia, Edmondo Cirielli o dall’assessore all’Ambiente, Giovanni Romano per sollecitare garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali. In mattinata i manifestanti hanno bloccato il traffico veicolare con alcuni autocompattatori che sono stati successivamente rimosso. Sul posto sono giunte alcune autoambulanze per soccorrere dei feriti. Le organizzazioni sindacali fanno sapere che due persone condotte in questura

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18 gennaio 2010

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/cronaca/2010/18-gennaio-2010/rifiuti-salerno-scioperoe-presidio-provincia-1602304094691.shtml

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joiyce73
05 luglio 2008
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Alessandro Iacuelli, brillante giornalista napoletano e grande conoscitore del “sistema rifiuti campano” presenta “Le vie infinite dei rifiuti”, insieme a Vincenzo Venditto, professore di chimica dell’univesità degli studi di Salerno. Una coraggiosa inchiesta girnalistica dove l’autore ha scavato nelle radici di questa imbarazzante pagina della storia del nostro Paese ricostruendo nei dettagli il percorso che le ecomafie hanno fatto in 15 anni per conquistare il potere sul territorio e garantirsi introiti elevati all’ennesima potenza attraverso traffici illegali sotto gli occhi di tutti e senza che nessuno muova un dito per fermarli.

Le vie infinite dei rifiuti a Salerno. (prima parte)

Le vie infinite dei rifiuti a Salerno. (seconda parte)