Archivio | gennaio 18, 2010

Più di 50mila nuovi poveri: padri separati

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Un centro da 160 posti letto. Sorgerà in via Calvino, zona Mac Mahon

Più di 50mila nuovi poveri: padri separati

Il Comune: a Milano è emergenza. Nasce la prima «Casa per il papà» in difficoltà

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La «Casa dei papà», dedicata ai padri separati in  difficoltà economiche  inaugurata a Roma in dicembre dall'assessore alle  Politiche sociali, Sveva Belviso (foto Proto)
La «Casa dei papà», dedicata ai padri separati in difficoltà economiche inaugurata a Roma in dicembre dall’assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso (foto Proto)

MILANO – Cinquantamila uomini, cinquantamila padri che un tempo furono anche mariti. In cerca di un aiuto, di un sostegno, di un appoggio. In cerca di una casa. La Casa del padre separato. A Milano si farà. In via Calvino, zona Mac Mahon. Un centro da 160 posti letto, con camere singole e doppie. Con la mensa, un piccolo giardino e una biblioteca. Ci sta lavorando la Provincia e ci sta lavorando il consigliere leghista Matteo Salvini, che «strapperà» al progetto centomila euro dal bilancio del Comune. «Ho già pronto l’emendamento», garantisce. Non sarà un dormitorio, qualcosa bisognerà pagare. Cento-centocinquanta euro al mese. Un affitto sociale per una categoria di nuovi poveri. Perché la prima spia si era accesa proprio nei dormitori. In Via Saponaro, al Gratosoglio, dormono in media quattrocento ospiti. La colonia dei padri separati ha messo radici qualche anno fa. Con i prezzi delle case alle stelle e la crisi economica, la colonia si è allargata. «Ora almeno ottanta ospiti appartengono alla categoria», racconta padre Clemente Moriggi, il francescano che gestisce il centro. Clochard temporanei. Mantengono (ex) moglie e figli, senza più soldi in tasca né tetto sotto cui dormire. «Il pericolo è proprio questo — continua padre Clemente —: che da temporanei diventino clochard fissi. Perché un padre separato, in difficoltà prima affettiva e poi pure economica, corre il rischio più grande: perdere fiducia nella vita».

L’associazione matrimonialisti italiani ha calcolato che a Milano, tra città e provincia, di uomini che vivono questo tipo di difficoltà ce ne sarebbero, appunto, quasi cinquantamila. Con un mutuo da coprire (quello della vecchia casa), un assegno da versare, un affitto da pagare (per la nuova abitazione). «Il calcolo si fa presto», dice Domenico Fumagalli, responsabile lombardo dell’associazione dei papà separati: «Servono almeno millecinquecento-milleseicento euro». Uno stipendio, in pratica. A volte non basta nemmeno quello. La seconda segnalazione arriva dal tribunale. «Negli ultimi mesi c’è stato un boom di cause per rivedere gli assegni di mantenimento», dice Cesare Rimini, avvocato matrimonialista. In pratica, quello che qualche anno fa un (ex) marito poteva garantire alla ( ex) consorte, ora non è più in grado di garantirlo. E poi c’è la crisi. Fumagalli dice che circola anche una specie di legge di Murphy sul tema: «Ti licenziano? E allora è molto facile che ti separerai». Le ragioni sono sociali, psicologiche, familiari. «Sta di fatto che la nostra associazione — terza spia che s’accende — ha registrato un boom di adesioni proprio dalle zone più colpite dai licenziamenti. L’area di AgrateVimercate, per esempio, dove hanno chiuso diverse aziende».

«Il grande problema rimane la casa», dice Rimini: «È già difficile mantenerne una, immaginarsi due». Una casa pubblica per i papà separati, allora. Il Comune qualcosa ha già provato a fare. Tra gli appartamenti appena requisiti in città alla mafia, un paio di monolocali andranno proprio alle associazioni che tutelano i papà separati. In via Calvino, ma anche in cascina. Una, almeno una, tra le tante abbandonate che si vorrebbero recuperare ( anche) in vista di Expo 2015. «Avevamo chiesto qualche anno fa la cascina San Bernardo, a due passi da Chiaravalle», racconta padre Clemente. C’era anche lo sponsor, per finanziare il restauro. Non se ne fece nulla. «Ci riproveremo».

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Andrea Senesi
18 gennaio 2010

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_18/padri-separati-nuovi-poveri-1602304120144.shtml


Processo Mediaset, il premier chiede tempo. No dei giudici al rinvio per valutare l’abbreviato

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La richiesta di Ghedini: riaprire i termini per un eventuale ricorso al rito
Berlusconi invia una lettera per spiegare la sua assenza in aula

Processo Mediaset, il premier chiede tempo

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No dei giudici al rinvio per valutare l’abbreviato

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MILANO – Udienza, oggi a Milano, per uno dei processi che coinvolgono Silvio Berlusconi: quello sui diritti televisivi di Mediaset. Il premier, con una lettera, ha spiegato che i suoi impegni gli impedivano di presenziare in aula. Ma la mossa più importante è quella fatta da uno dei suoi difensori, Niccolò Ghedini: il legale ha chiesto di riaprire i termini per valutare l’eventualità di ricorso al rito abbreviato. Anche a dibattimento iniziato, come nel caso in questione. Dopo una breve camera di consiglio i giudici della prima sezione penale hanno respinto la richiesta.
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L’iniziativa di Ghedini è stata formulata sulla scorta della sentenza della Corte Costituzionale che aveva giudicato parzialmente illegittimi gli articoli 517 e 516 del Codice di procedura penale, nella parte in cui non è consentito il rito abbreviato in presenza di contestazioni suppletive in dibattimento. Nel processo in corso a Milano il premier è imputato per i presunti fondi neri creati da Mediaset attraverso la compravendita di diritti televisivi e cinematografici. Alla richiesta dei difensori dell’imputato si era opposto anche il pm Fabio De Pasquale.
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I giudici hanno motivato il no col fatto che i legali avrebbero dovuto formulare la richiesta di rito abbreviato quando fu formulata dal pm la contestazione suppletiva che ha allungato i tempi della frode fiscale all’ottobre 2004. “La pronuncia della Corte costituzionale – hanno aggiunto – è dichiarativa di un diritto esistente, non è una generale rimessione in termini” per tutti gli imputati che vogliono chiedere il rito abbreviato.
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Quanto all’assenza di Berlusconi, ai magistrati è arrivata una comunicazione con cui il presidente del Consiglio  ha detto di rinunciare espressamente alla sua presenza in aula stamani e che, quindi, l’udienza può procedere anche in sua assenza. Il premier spiega anche che era sua intenzione rendere dichiarazioni spontanee, ma che i suoi legali gli hanno spiegato che questo sarebbe stato “processualmente inaccettabile”, in quanto vi sono tuttora delle attività istruttorie in corso. Nel testo il premier fa riferimento  ad “accadimenti sopravvenuti e ben noti” che hanno notevolmente modificato la sua agenda.
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L’udienza di oggi è la prima dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale.
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18 gennaio 2010
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LAVORO – Tute Dainese, addio all’Italia

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Tute Dainese, addio all’Italia
E il paese più ricco ha paura

Ottanta esuberi, cig per 120, produzione all’estero Molvena, primatista veneto del reddito, scopre la crisi

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MOLVENA (Vicenza) – Più che un pit stop, questa volta per il marchio Dainese è un vero e proprio stop, almeno per la produzione in Italia. Prima i mesi di difficoltà sul mercato dell’abbigliamento per motociclisti, ora l’accordo firmato con Provincia e sindacati: con l’intesa, che prevede un anno di cassa integrazione straordinaria per 120 dipendenti e fra dodici mesi la mobilità e il licenziamento per circa 80 di questi, si spezza un’icona del Veneto più ricco. Improvvisamente la crisi globale arriva anche a Molvena, il Comune che detiene da anni il primato regionale del reddito medio per abitante più elevato, e coinvolge anche un simbolo dell’imprenditoria illuminata e innovatrice, quel marchio di cui è patron Lino Dainese, noto anche come mecenate e amante dell’arte contemporanea e della cultura.

L’azienda vicentina, che possiede anche i marchi Mavet e Agv, produce abbigliamento per motociclisti e caschi: fra i più famosi ad indossare le sue tute c’è il campione Valentino Rossi. Lo stabilimento della Pedemontana vicentina conta 250 addetti, di cui un centinaio operai, per lo più donne, e realizza il top di gamma delle tute. Dainese ha due stabilimenti anche in Tunisia, e in tutto arriva a 500 addetti. I numeri di bilancio 2008, anche se in forte contrazione rispetto all’esercizio precedente, erano ancora positivi: 105 milioni di euro di ricavi, un margine operativo lordo di 10,2 milioni e un utile di 700 mila euro, seppur con un certo indebitamento, 33,2 milioni di posizione finanziaria netta negativa. «Nel 2009 la crisi ha picchiato duro sul settore motociclistico, in particolare sul mercato dei prodotti per moto superiori ai 300 cc – spiega Giuseppe Sforza, segretario regionale della Filcem Cgil – a Molvena un centinaio di dipendenti ha fatto cassa integrazione ordinaria da marzo a venerdì scorso, quando dopo due mesi di trattative abbiamo firmato l’accordo. Di fatto va a cessare la produzione di tute in Italia, eccetto una ristretta nicchia di qualche centinaio di capi. Il piano industriale presentato, comunque, ci sembra valido e l’azienda prevede di mettere in produzione entro fine anno le tute-airbag, ma questo comporterà solo l’assunzione di qualche tecnico. A noi hanno riferito che nel 2009 c’è stato un calo di fatturato del 25%, ma nel 2010 potrebbe andare ancora peggio: siamo molto preoccupati, inutile negarlo».

Dainese, secondo l’accordo siglato con Cisl e Cgil metterà duemila euro di incentivo da investire in formazione per ogni dipendente in cassa integrazione che decidesse di avviare un percorso di riqualificazione professionale, «con la speranza di ridurre le mobilità» osserva Sforza. È comunque una magra consolazione per un paese come Molvena, abituato a elevati tenori di vita cui da anni il marchio Dainese contribuisce. Infatti ancora nel 2008, a fronte di un reddito medio veneto di 17.132 euro, il piccolo Comune si piazzava in testa alla regione con 23.428 euro. «Molvena è e resta il cuore della Dainese – precisa l’amministratore delegato Franco Scanagatta – il ridisegno organizzativo però, richiede la trasformazione dello stabilimento da sede meramente produttiva a sede di progettazione. L’azienda si vede costretta, suo malgrado, a un intervento di ridimensionamento del personale, che toccherà circa 80 dipendenti: saranno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali possibili. L’obiettivo – conclude – resta quello di confermare alla Dainese un ruolo di leader nel settore della ricerca nelle settore protezioni degli sport dinamici».

Andrea Alba
18 gennaio 2010

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fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/18-gennaio-2010/tute-dainese-addio-all-italia-paese-piu-ricco-ha-paura-1602304100912.shtml


Sul web la Crusca scioglie i dubbi sull’italiano, lingua sconosciuta

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ATTUALITA’. Molte domande sui congiuntivi, sul plurale di euro o sul femminile di avvocato.
L´ortografia è in testa ma vengono inviati anche quesiti sul lessico o sui neologismi

Sul web la Crusca scioglie i dubbi
sull’italiano, lingua sconosciuta

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Di LAURA MONTANARI

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FIRENZE – C’è una finestra da cui si vede l’italiano che ci tormenta, i dubbi di ortografia che fatichiamo a confessare, i neologismi che maneggiamo incerti: si scrive qual è o qual’è? Si dice cioccolata o cioccolato? Si può usare per gli immigrati il termine “respingimenti”? E in un tema la parola “tronista”? Il servizio di pronto soccorso sulla nostra lingua tutti i giorni raccoglie in una casella di posta elettronica sul sito dell’Accademia della Crusca, dieci o venti cose che non sappiamo sulle parole e sulla grammatica della lingua italiana. Una piccola redazione di esperti, a Firenze, risponde on line o via e-mail gratuitamente: nel 2009 l’hanno fatto 900 volte, spiega Raffaella Setti docente (a contratto) alla facoltà di Scienze della Formazione. Un aumento progressivo delle richieste a dimostrazione che la lingua è un terreno minato. A inviare quesiti non sono soltanto insegnanti, docenti universitari, persone che frequentano abitualmente il sito del principale istituto che si occupa di ricerche sull’italiano, ma famiglie, studenti, professionisti e curiosi, persone anche lontane dagli studi umanistici. Un signora di Bologna per esempio, vuole sapere se ha ragione la maestra di sua figlia nel dire che si scrive “sogniando” e non “sognando”.
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Un avvocato di Genova chiede se sulla targa del suo studio la parola “avvocato” merita o meno la maiuscola. Un signore di Tolentino domanda se è sempre valido il principio di togliere l’apostrofo a fine riga e mettere la vocale dell’articolo. Un’aspirante giornalista di Roma desidera sapere se ha un plurale “pronto soccorso”. Un insegnante di Cagliari si lamenta dell’uso della doppia congiunzione avversativa “mentre invece” che ritiene sbagliata al pari di “ma però”: “Eppure i miei alunni obiettano di averla sentita in contesti colti”. “La nostra consulenza linguistica è uno spaccato interessante per vedere dove l’italiano fa paura – spiega la presidente dell’Accademia, Nicoletta Maraschio – L’ortografia è in testa, ma ci mandano pure molti quesiti sul lessico e sui neologismi. Sul sito abbiamo una sezione apposita dove troviamo i significati delle parole nuove: da videofonino, a bioterrorismo, a sitografia”. Lo sportello sulla lingua è un servizio che nasce sulla carta, dalla rivista la “Crusca per voi” e che successivamente viene trasferito anche in rete. Nei prossimi mesi, per la casa editrice Le Lettere, quel dialogo via mail con gli esperti dell’Accademia diventerà un volume, dal titolo “La Crusca risponde”. “Ogni settimana mettiamo online una risposta – spiega Raffaella Setti che assieme a Matilde Paoli guida la redazione – molte domande sono ricorrenti e allora rimandiamo al motore di ricerca che c’è all’interno del sito, curato da Marco Biffi, che permette di ripescare in archivio le risposte date in passato”.

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Molto gettonati i dubbi sui congiuntivi, sull’uso di ed o ad o sul plurale di “euro”. Poi ci sono le incertezze sempreverdi sui femminili delle professioni: si dice l’avvocata o l’avvocatessa? La presidentessa o la presidente? “Io preferisco la presidente – spiega Maraschio – la cosa importante è comunque non oscurare il genere”. Televisione, Internet e giornali hanno una grossa influenza sulla circolazione delle parole: “Dopo alcune campagne pubblicitarie ci chiedevano se era corretto utilizzare il plurale di latte e in effetti si può, se si intendono diverse qualità di latti. Altri ci hanno consultato sulla differenza fra immigrato o migrante” riprende Raffaella Setti. Il fatto è che la lingua è in continuo mutamento e l’uso comune finisce col modificare la grammatica: “Ormai si accetta “gli” al posto di loro o “lui”, “lei” impiegati come soggetti” spiegano i linguisti. “Quello che ci preoccupa – dice Nicoletta Maraschio – è la tendenza ad abbandonare dell’uso corretto della nostra lingua. La semplificazione sintattica e lessicale rischiano di minare le fondamenta della nostra società e della cultura”.
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18 gennaio 2010
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“I silenzi di Pio XII fanno ancora male”

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La figura di Pio XII al centro delle divisioni col Vaticano

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FRANCESCO GRIGNETTI
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ROMA

Papa Benedetto XVI con il Rabbino Capo, Riccardo Di Segni

E’ la seconda volta nella storia che un Papa varca il portone della grande Sinagoga di Roma. Ed è quindi un evento eccezionale, preceduto da lunghe mediazioni e conciliaboli, circondato di immaginabili misure di sicurezza, programmato fin nei minimi particolari. Così doveva essere, così è stato. Nessuno sgarro al cerimoniale, se non per minuscoli dettagli. Fa notizia che uno degli ex deportati nei campi nazisti, Renato Mieli, abbia voluto salutare il Pontefice in tedesco «che è la lingua che ho imparato nel lager». Oppure che un altro ex deportato abbia allungato una sua lettera personale a Benedetto XVI.
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Per senso di discrezione, chi nella comunità ebraica dissentiva, molto semplicemente è rimasto a casa oppure ha atteso che finisse la cerimonia per esprimere il suoi dubbi. L’unione degli studenti ebrei, ad esempio, ha diramato un suo comunicato solo a cose fatte per dire: «Non è possibile non nutrire forti perplessità sulla sincerità di questa visita». Ma anche chi la visita l’ha voluta fortissimamente, come il rabbino capo Riccardo Di Segni, oppure Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, o ancora Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, non si sono rifugiati in un ipocrita silenzio. «Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah duole ancora – ha detto Pacifici – come un atto mancato.
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Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz». E Riccardo Pacifi queste parole le ha dette con voce rotta dalla commozione perché aveva appena citato il tragico destino di suo nonno, il rabbino capo di Genova, di cui porta lo stesso nome, perito nel lager assieme alla moglie; ma citando, per onestà intellettuale, anche la gratitudine di suo padre, Emanuele, che è sopravvissuto grazie al coraggio delle suore di Santa Marta di Firenze. Uguale fermezza l’ha dimostrata il rabbino capo Di Segni, che ha accolto il Pontefice con grande calore, ma quando s’è trattato di parlare, ha ricordato il vero significato della mostra che il Papa si accingeva a inaugurare nel Museo annesso alla Sinagoga («Et ecce Gaudium.
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Gli ebrei romani e la cerimonia di insediamento dei pontefici»), ovvero l’esposizione di quattordici pannelli di cartone risalenti al 1700 che venivano esposti al passaggio dei nuovi Papi. «Erano il tributo dovuto a forza da sudditi appena tollerati, chiusi in un recinto e limitati in tutte le loro libertà. E prima c’era ancora di peggio, l’esposizione del libro della Torà al Papa che si riservava anche di dileggiarlo». Se questo è stato il passato, ovviamente molta acqua è passata sotto i ponti sul Tevere. Quanto alla retorica, «il rapporto tra fratelli comincia molto male, Caino uccide Abele». Chiaro il messaggio del rabbino capo: ci vuole sempre la buona volontà per andare avanti in concordia.
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«C’è da chiedersi sinceramente a che punto siamo di questo percorso e quanto ci separa ancora dal recupero di un rapporto autentico di fratellanza e comprensione». E ancora, in trasparente riferimento a Pio XII: «Il silenzio di Dio è un mistero imperscrutabile. Ma il silenzio dell’uomo è su un piano diverso, ci interroga, ci sfida e non sfugge al giudizio». Fin qui, la franchezza risuonata nella Sinagoga. Ma evidentemente il Papa ha saputo trovare i gesti e le parole giuste se i fedeli presenti nel Tempio hanno applaudito nove volte i passi del suo discorso e se poi Di Segni ha potuto commentare: «A noi premeva che sulle decisioni del Concilio non si tornasse indietro e su questo mi pare ci sia sintonia».

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18 gennaio 2010
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LA DIFESA

Pio XII e gli Ebrei

Il governo tedesco: non usate Microsoft Explorer, pc poco sicuri

Da sempre diciamo: usate Firefox!

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Il governo tedesco: non usate Microsoft Explorer, pc poco sicuri

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Il governo tedesco ha consigliato agli internauti di non usare il browser Internet Explorer perché mette a rischio la sicurezza del pc. L’avvertimento è arrivato dall’Ufficio federale tedesco per la sicurezza informatica dopo che le Microsoft ha ammesso che nei recenti attacchi a Google è stata sfruttata una falla nel funzionamento del browser. Microsoft ha però minimizzato l’allarme e ha affermato che alzando all’opzione massima il livello di sicurezza del browser si può prevenire qualsiasi serio rischio.
Secondo quanto riporta oggi il sito della BBC, l’ente federale tedesco, però, ritiene questa misura non sufficiente a prevenire completamente i rischi per la sicurezza dei pc. Inoltre, il settaggio «alto» delle restrizioni per la sicurezza di Explorer rende meno agevole la navigazione e blocca anche l’accesso a siti che potrebbero anche essere non rischiosi per l’utente.
Secondo Thomas Baumgaertner, portavoce di Microsoft in Germania, gli attacchi informatici a Google e alle altre società «sono stati condotti da persone altamente motivate ed esperte. Non erano quindi attacchi contro gli utenti in generale o contro i consumatori». Per questo Microsoft è convinta che non ci sia un «pericolo reale per l’utente comune e non condivide l’allarme». In ogni caso, il portavoce ha assicurato alla BBC che gli sviluppatori si stanno occupando del problema. «Stiamo lavorando ad un aggiornamento software per chiudere la falla – ha detto – ma questo potrebbe comportare il rilascio di un intero ciclo di aggiornamenti di sicurezza».
Un compito che potrebbe essere meno semplice del previsto, dato che secondo gli esperti dei sistemi di sicurezza la falla è presente in tutte e tre le ultime versioni del programma della Microsoft per navigare in Internet.

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17 gennaio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/01/germania-non-usate-explorer.shtml?uuid=93295e2e-0396-11df-ba6a-816ac37e5d54&DocRulesView=Libero

Primo marzo 2010 Un giorno senza stranieri: «L’Italia capirà che siamo determinanti»

Primo marzo 2010 Un giorno senza stranieri «L’Italia capirà che siamo determinanti»

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Un centinaio di persone ha partecipato stamani allo Spazio Tadini di via Jommelli alla presentazione del “Primo Marzo 2010 – Sciopero degli stranieri”. La manifestazione, ispirata e gemellata con la francese “Journée sans immigrés: 24h sans nou”, si propone di far capire cosa succederebbe se «i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno».

L’obiettivo dei promotori è quello di organizzare «una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli». Alla presentazione hanno partecipato rappresentanti di associazioni e sindacati come Cigl, Arci, Legambiente, Emergency, Terre di mezzo.

Gli organizzatori hanno adottato il giallo come colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. «Su Facebook il gruppo ha raccolto in un mese 40mila adesioni, e in diverse città di tutta Italia si stanno moltiplicando comitati locali, per ora siamo a quota 17» spiega la presidente del comitato organizzatore Stefania Ragusa. «Il nostro obiettivo – continua la Ragusa – è far vedere che non ci sono noi e loro, che le nostre vite sono già mescolate». Sciopero bianco, astensione dai consumi, adesione simbolica indossando il fiocco giallo, scelto come colore dell’iniziativa: sono alcune delle forme di protesta prese in considerazione, nella consapevolezza della difficoltà di proclamare un vero e proprio sciopero, come era nei propositi iniziali del movimento.

«Noi riteniamo che oggi in Italia si debba sostenere questa giornata di sensibilizzazione ma non proclameremo lo sciopero» ha affermato Giovanni Minali, membro della segreteria della Cgil Lombardia, che insieme alla Cisl darà il sostegno alle iniziative che il movimento metterà in atto sul territorio. «A Milano ad esempio l’intenzione è far vedere dove e come lavorano gli immigrati, spesso senza alcuna tutela, dall’ortomercato ai cantieri dell’hinterland» anticipa Minali. Ma il fermento nelle comunità straniere è notevole: «Per quanto mi riguarda quel giorno abbasserò la saracinesca del mio negozio e non manderò i miei figli a scuola, e inviterò amici e parenti a fare altrettanto» assicura Najat Tantaoui, 30enne nordafricana, titolare di un internet point a Cinsello Balsamo, che dice convinta che «per mettere fine alle discriminazioni, gli immigrati devono impegnarsi in prima prima persona».

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17 gennaio 2010

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93836

PAKISTAN – Drone Usa lancia missile: vittime

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Drone Usa lancia missile: vittime

Tra le sette e le 15 persone sono morte. Secondo fonti della sicurezza pachistana ci sono anche 7 talebani

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MILANO – Tra le sette e le 15 persone sono morte a causa di un lancio di missili da un drone americano nella regione pachistana del Waziristan del Sud. Secondo fonti della sicurezza pachistana tra la vittime ci sono sette talebani. Una fonte militare ha detto che l’obiettivo dell’attacco era «un edificio che dava rifugio ai militanti» islamici, e che «almeno 15 di loro sono morti». Il raid ha avuto luogo a circa 40 km a sud est di Miransha, capoluogo del Waziristan del Sud, regione tribale pachistana al confine con l’Afghanistan. Venerdì nella stessa zona due attacchi con droni americani a poche ore di distanza l’uno dall’altro avevano causato almeno undici morti. Quello di oggi è il decimo attacco di aerei senza pilota dall’inizio dell’anno condotto contro le aree pachistane che gli americani considerano rifugio dei talebani nella lotta contro la Qaida e i suoi alleati. (Fonte Ansa-Afp)

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17 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_17/drone-usa-vittime-pakistan_43a5e9a0-033f-11df-a5a7-00144f02aabe.shtml

Jonah Rocks, il piccolo genio della batteria che spopola sul web

Le sue cover vanno dai Metallica ai ZZ Top, dai The Who a Michael Jackson

Jonah Rocks, il piccolo genio
della batteria che spopola sul web

A cinque anni è già una star. Il suo cavallo di battaglia è «Toxicity», il suo gruppo preferito i Kiss

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MILANO – «Incredibile» è la definizione più ricorrente tra i commenti su Internet. Il protagonista del filmato che sta sbancando la Rete con centinaia di visualizzazioni è un bambino di soli cinque anni, tale Jonah Rocks. E col rock il piccoletto ci sa proprio fare. Per essere precisi, con la batteria. Nel brano Toxicity del gruppo metal «System of a Down» il bambino prodigio si esibisce in una delle sue performance migliori. E il video, di neanche quattro minuti, è già virale: da Facebook, Twitter, digg. La passione per questo strumento è nata a tre anni: il baby-metallaro aveva iniziato a suonare inventandosi una batteria fatta in casa con dei comuni barattoli del popolare gioco per modellare la plastilina Play-doh. Al posto delle bacchette teneva in mano dei cucchiai da cucina. Poi è arrivato il regalo di papà: una batteria vera e propria, con la quale si destreggia sulle orme dei più celebri Taylor Hawkins, Josh Freese o Chad Smith. Numerose sono nel frattempo le esibizioni caricate su YouTube, tutte cover di famosi gruppi: dai Metallica ai ZZ Top, dai The Who ad artisti indimenticabili quali Michael Jackson. La galleria fotografica sulla sua personale pagina web http://www.jonahrocks.com/home.htm lo ritrae assieme ai membri della band preferita: i leggendari Kiss.

CON L’UKULELE – Recentemente un altro bambino è diventato una star del web grazie a uno strumento musicale: il piccolo giapponese che canta il grande successo di Jason Mraz, I’m yours, accompagnandosi con l’ukulele (guarda il video su YouTube). A differenza di Jonas, questo bimbo non è particolarmente dotato musicalmente, ma la simpatica esibizione è comunque riuscita a totalizzare già oltre 12 milioni di visualizzazioni.

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Elmar Burchia
16 gennaio 2010(ultima modifica: 17 gennaio 2010)

fonte:  http://www.corriere.it/spettacoli/10_gennaio_16/burchia-jonah-rocks-batteria-bambino-prodigio_e8ba3dd2-02aa-11df-8bfd-00144f02aabe.shtml

Dopo vent’anni il Cile svolta a destra: Piñera è il nuovo presidente

Il candidato imprenditore va oltre il 52 per cento dei consensi
Era dal ’58 che i conservatori non vincevano un’elezione nel Paese

Dopo vent’anni il Cile svolta a destra
Piñera è il nuovo presidente

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Sebastian Piñera

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SANTIAGO DEL CILE – Dopo vent’anni di governi di centrosinistra, la destra cilena torna al potere per la prima volta dal ritorno della democrazia nel Paese. Alle elezioni presidenziali il candidato conservatore Sebastian Piñera ha ottenuto il 52% dei consensi, contro il 48,12% dell’esponente del centrosinistra, Eduardo Frei. “Il paese ha virato a destra, la tendenza è chiara” ha detto il ministro dell’Interno del governo uscente della presidente Bachelet, Edmundo Perez Yoma, informato dei risultati al 60% dei seggi scrutinati. Al primo turno elettorale del 13 dicembre, Piñera aveva ottenuto il 44% dei voti a fronte del 29,6% andato a Frei. Il candidato della Concertacion, la coalizione fra socialisti, democristiani e radicali, non ce l’ha fatta: negli ultimi giorni aveva rimontato molte posizioni ma, nel testa a testa finale, si è imposto il miliardario imprenditore della destra.
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Frei si congratula con il vincitore. Di fronte ai risultati, è stato lo stesso Frei a complimentarsi con il rivale: “Mi congratulo con lui – ha detto il candidato sconfitto – e gli auguro un mandato di successo”. Era dal lontano 1958 che la destra cilena non vinceva un’elezione regolare nel paese. Alle presidenziali di quell’anno Jorge Alessandri sconfisse Eduardo FRei, padre dell’attuale candidato della Concertacion.
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Il presidente imprenditore. Piñera ha sessant’anni, è sposato e ha quattro figli, ed è un imprenditore con uno dei patrimoni più consistenti dell’intera America Latina, con partecipazioni nei settori della tv, del calcio, della sanità e delle compagnie aeree. Laureato in economia, master ad Harvard (“il mio primo giorno di lezione fu quello del golpe in Cile, l’11 settembre del 1973”), dopo il suo rientro a Santiago ha lavorato per la Commissione economica dell’Onu, in particolare in programmi contro la povertà. Studi che successivamente mise da parte per entrare nel “business”, fin da subito con successo, visto che è stato presidente della banca d’investimenti Citicorp, per poi mettersi in proprio, creando tra l’altro la prima società che introdusse in Cile le carte di credito. Ora è tra i principali azionisti della linea aerea Lan oltre a essere presente, tra l’altro, anche nei settori della sanità e dei media (è proprietario di Chilevision, una delle  tv più viste del Paese).
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Piñera e la politica. Per Piñera, queste sono le seconde presidenziali. Nel 2005 fu sconfitto al ballottaggio dalla Bachelet: in quell’occasione, prima del voto l’imprenditore cedette alcune delle sue imprese per evitare l’accusa di conflitti d’interesse, problema che ora è però ancora del tutto aperto. Pinera è in politica dal 1990, quando entrò nel partito di destra Renovacion Nacional. Figlio di uno dei fondatori della Democrazia Cristiana, con un fratello che è stato ministro di Pinochet, Pinera votò per il ‘no’ nello storico plebiscito sul dittatore del 1980.
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“Sono in arrivo tempi migliori”. “Il cambiamento per il Cile è positivo: sarebbe come aprire una finestra per far entrare aria fresca” aveva commentato subito dopo aver votato, dichiarandosi convinto che a vincere sarebbe stata la sua coalizione di destra “Coalicion por el cambio”: “Per il nostro paese – aveva chiosato – sono in arrivo tempi migliori”. Piñera incarna la nuova destra cilena, non molto lontana dalle ricette pro-mercato – ma con un ruolo attivo dello Stato – sostenute in questi anni dalla “Concertacion” di centrosinistra. Gli interrogativi degli osservatori su Piñera riguardano soprattutto quanto l’imprenditore si lascerà influenzare dagli ambienti ex pinochetisti, anche per quel che riguarda la nomina dei ministri o di uomini chiave nel suo esecutivo. Nonostante tutti gli sforzi di presentare un volto nuovo e moderato della destra, resta il peso del passato: i due partiti che lo hanno appoggiato sono anche gli unici che non hanno combattuto la dittatura.
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Frei, l’illusione del sorpasso. A poche ore dal ballottaggio il vantaggio di Piñera, candidato dell’Alianza fra Udi e Renovacion Nacional (i due partiti della destra) sull’ex presidente Eduardo Frei, candidato della Concertacion (socialisti, radicali e Dc), s’era ridotto a meno di due punti in percentuale. A favore di Frei, nelle ultime settimane di campagna elettorale, avevano giocato tre fattori. L’appoggio esplicito di Michelle Bachelet, presidente uscente che per legge non può ripresentarsi ad un secondo mandato ma che conclude la sua gestione con un 80% di approvazione; l’appello di Marco Enriquez-Ominami, il giovane candidato che nel primo turno ha spaccato il centrosinistra ma alla fine ha invitato i suoi elettori (20 %) ad eleggere Frei; e qualche gaffe di Piñera che, tra l’altro, non aveva neppure escluso a priori di poter utilizzare, nel suo eventuale governo, ministri che abbiamo lavorato con Pinochet durante la dittatura militare (1973-89).
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17  gennaio 2010
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