Archivio | gennaio 19, 2010

«Negozio vietato ai cinesi», il sindaco di Empoli: Intollerabile

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«Negozio vietato ai cinesi», il sindaco di Empoli: intollerabile

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«Empoli non tollera questi gesti, è una città che ha forte il valore dell’integrazione». Così il sindaco di Empoli Luciana Cappelli, commenta l’ iniziativa di un commerciante che ha vietato l’ingresso al suo negozio ai cinesi che non parlano italiano, affiggendo un cartello alla vetrina. «Si tratta di una cosa seria e grave – prosegue il sindaco – Dobbiamo stare attenti al rischio di far crescere questi sentimenti in città».

Cappelli sta valutando la possibilità di sanzionare in qualche modo il commerciante: «Come amministrazione comunale vogliamo stigmatizzare questo comportamento. La polizia municipale ha già effettuato un sopralluogo. Acquisiremo tutti gli elementi del caso, poi valuteremo quali azioni intraprendere, perchè vogliamo assolutamente evitare che simili iniziative possano ripetersi».

«Vietato ai cinesi se non parlano italiano» questo il testo del cartello apparso all’ingresso di un negozio nel centro storico di Empoli. L’ uomo ha sostenuto che il suo gesto «è un atto di ribellione, non come razzista, ma dovuto a una serie di comportamenti di alcuni cinese» che, a suo dire, entrerebbero nel negozio non per comprare merce ma per osservarla e conoscere i metodi di cucitura da vicino. «Fanno perdere tempo, non comprano, fanno finta di non parlare la nostra lingua e sono scortesi».

Qualcuno ha voluto rispondere alla provocazione affiggendo davanti allo stesso negozio un altro cartello: «Vietato l’ingresso agli americani che non parlano polacco, agli svedesi che non parlano spagnolo e agli svizzeri che non parlano arabo».

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19 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93904

Berlusconi ferito, pm chiede una perizia per accertare la gravità dell’aggressione

Per la serie ‘Scommettiamo che?’..https://i2.wp.com/www.archivio.raiuno.rai.it/image/0088/008893.jpg

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Berlusconi ferito, pm chiede una perizia per accertare la gravità dell’aggressione

Gli esperti dovranno chiarire la durata della malattia e i tempi di guarigione. Casoli: Mancino intervenga su arroganza toghe

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MILANO (19 gennaio) – Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha disposto una consulenza medico-legale per accertare la prognosi di Silvio Berlusconi dopo l’aggressione da parte di Massimo Tartaglia lo scorso 13 dicembre in piazza Duomo.

La consulenza dovrà chiarire la durata della malattia e i tempi di guarigione del presidente del Consiglio oltre alla sussistenza di eventuali postumi permanenti per le ferite riportate al viso. Spataro, riferisce Il Fatto Quotidiano, ha incaricato due esperti medico-legali che dovranno visitare Berlusconi. Di 25 giorni era la prima prognosi formulata al San Raffaele, la sera stessa del ricovero del premier, di 90 quella formulata poi dal suo medico personale, il professor Alberto Zangrillo.

Il professor Carlo Goy, dell’istituto di medicina legale di Milano, e uno specialista maxillo-facciale avranno il compito, di visitare il capo del governo anche ai fini dell’esatta formulazione delle accuse per Tartaglia: per ora è stato ipotizzato il reato di lesioni pluriaggravate. Ai due consulenti, però, non è stato dato un termine preciso per il deposito della loro relazione: tutto dipenderà da quando il capo del governo si renderà disponibile per la visita.

«Quanto stabilito da Spataro è al limite di ogni buon senso istituzionale – critica il vicecapogruppo del Pdl in Senato, Francesco Casoli – il tribunale di Milano mette in dubbio lo stato di salute del premier tanto da stabilire una visita medica» e «i giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano». «Chiediamo – aggiunge Casoli – un intervento fermo di Mancino non solo a difesa della carica istituzionale che ricopre Berlusconi ma anche a difesa dell’arroganza di alcune toghe».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=88191&sez=HOME_INITALIA

Fisco: pronti i modelli 2010: parola d’ordine semplificazione

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L’agenzia delle Entrate, anche se con qualche settimana di ritardo sulla tabella di marcia, ha approvato e pubblicato le versioni definitive dei modelli 730, Iva, 770, Cud e quello relativo alla comunicazione annuale dei dati Iva.
Lavoratori dipendenti, pensionati, professionisti e datori di lavoro, hanno così a disposizione i documenti e le istruzioni per mettere a punto le dichiarazioni dei redditi 2009 e le necessarie certificazioni.
Questa nuova stagione si apre all’insegna della semplificazione, in particolare con il nuovo modello «Iva base», versione «mini» del modello Iva ordinario, che dovrebbe agevolare oltre quattro milioni di contribuenti. Ma sono state ridotte in modo significativo anche le pagine e i “quadri” dei modelli 770 e 730.

Tra le novità del modello 730 si segnalano il bonus mobili, cioé l’estensione della detrazione d’imposta del 20%, da ripartire in cinque anni, sulle spese sostenute per l’acquisto di mobili, elettrodomestici, tv e computer finalizzati all’arredo dell’immobile ristrutturato e le agevolazioni per il terremoto in Abruzzo.

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I modelli di dichiarazione 2010

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19 gennaio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/01/fisco-dichiarazioni-2010.shtml?uuid=0c841f98-0518-11df-9833-731e880466d4&DocRulesView=Libero

Trapano addio: i denti si cureranno con il gas / Ferri chirurgici sterilizzati con gas tossici: 13 ordini di arresto

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Trapano addio: i denti si cureranno con il gas

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La poltrona del dentista non farà più paura: nel giro di 3-5 anni le carie si cureranno con un getto di plasma, ossia con lampi di gas plasma freddo che, spruzzato nella carie, ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto senza danneggiare il dente. La soluzione rivoluzionaria è dell’equipe di Stefan Rupf dell’università Saarland ad Amburgo.

Secondo quanto riferito sul Journal of Medical Microbiology, i lampi di plasma nel giro di pochi secondi sono in grado di ridurre di 10 mila volte la concentrazione di batteri dentali. Oggi per rimuovere le carie, il risultato di un’infezione batterica che corrode smalto e dentina, si agisce con il trapano, rimuovendo il tessuto infetto e quindi intaccando l’integrità del dente. Il ‘gas plasmà consiste di una nube reattiva di particelle cariche elettricamente (radicali liberi) prodotta dall’azione di un forte campo elettromagnetico su acqua ossigenata vaporizzata.

Oggi è già in uso per la sterilizzazione di strumenti chirurgici sensibili al calore poichè la temperatura di questo processo con il plasma non supera i 50 gradi. Il plasma usato dai ricercatori tedeschi è un plasma freddo e indolore; gli esperti lo hanno testato su dentina estratta da denti umani e “cariata” dai due principali batteri della carie, Streptococcus mutans e Lactobacillus casei. Gli esperti hanno bombardato i denti in provetta per 6, 12 o 18 secondi e visto che ciò basta ad eliminare il tessuto infetto. Più a lungo il dente è esposto al getto di plasma maggiore è la densità di batteri eliminata.

«Grazie alla bassa temperatura si possono uccidere i microbi preservando i denti», spiega Rupf. In questo modo totalmente privo di contatto fisico col dente stesso, il sorriso è al sicuro e la seduta dal dentista cessa di essere un incubo. «La ricerca in questo campo ha fatto già enormi progressi – conclude Rupf – e da qui a 3-5 anni il trattamento clinico delle carie col plasma sarà realtà». Sulla stessa scia un’altra scoperta dello scorso anno per la quale, secondo i ricercatori, sarà necessario aspettare ancora almeno altri 4 anni prima di poterla vedere utilizzata negli studi dentistici. Un’equipe di scienziati del Leeds Dental Institute ha scoperto infatti una proteina che permette di riparare i buchi sulla superficie smaltata dei denti in maniera naturale, ‘attirandò i minerali che formano lo smalto nello stesso modo in cui il corpo crea i nuovi denti. La nuova proteina potrebbe essere utilizzata anche per riempire i piccoli buchi sullo smalto dei denti che li rendono sensibili al caldo e al freddo. Ad attendere queste novità sono, solo in Italia, milioni di persone. Solo un italiano su 10 può infatti vantare una bocca veramente sana, senza neanche una carie o una infiammazione. Il Nord è più sano, seguito dal Centro. Quasi il 60% degli individui di età compresa tra i 13 ed i 18 anni ha già avuto almeno una lesione cariosa. Fra le persone in età tra i 19 e 25 anni c’è invece una prevalenza di patologia superiore all’80%.

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19 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93910

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Ferri chirurgici sterilizzati con gas tossici: 13 ordini di arresto

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ROMA (19 gennaio) – Ferri chirurgici sterilizzati ai gas tossici: nel corso di una operazione dei carabinieri dei Nas a Pescara, Frosinone, Bergamo e Brescia sono state eseguite 13 ordinanze di custodia cautelare per illecito utilizzo di gas tossici nella sterilizzazione di attrezzature chirurgiche ed alimenti.

Secondo i carabinieri,
le tredici persone accusate, dirigenti, tecnici e dipendenti della ditta lombarda Bioster spa hanno gestito le operazioni di sterilizzazione di ferri chirurgici in uso ad alcuni ospedali e case di cura del Centro Italia, omettendo sistematicamente di attuare il procedimento di abbattimento finale dei residui del gas tossico utilizzato (ossido di etilene).

Inoltre hanno sterilizzato con la stessa sostanza nociva partite di alimenti vegetali e stuzzicadenti. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla frode nelle forniture pubbliche e all’adulterazione degli alimenti. Sono inoltre indagate altre 42 persone. L’azienda ha stabilimenti in Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=88126&sez=HOME_INITALIA

18 operai sul tetto a Termini Imerese: “Aiutateci”

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Termini Imerese, 19-01-2010

Diciotto operai sono saliti sul tetto di un capannone della Fiat a Termini Imerese, a un’altezzadi circa 20 metri. Si tratta dei dipendenti della Delivery Email, ditta di pulizia e movimentazione dei cassonetti per la raccolta dei materiali, a cui la Fiat non ha rinnovato l’appalto.

Proprio oggi i 18 operai hanno ricevuto le lettere di licenziamento, a decorrere dal primo febbraio quando l’attivita’, finora svolta dalla ditta, sara’ assorbita dalla Fiat.

“Non scenderemo da qui fino a quando non avremo garanzie. Io lavoro per la Fiat da diciotto anni e se mi licenziano mi rovinano. Cosa daro’ da mangiare a mia moglie e ai miei figli? Aiutateci”. E’ l’appello disperato di Tommaso Lo Bue, 37 anni, uno dei 18 operai che sono saliti sul tetto di un capannone della Fiat a Termini Imerese, ad un’altezza di circa 20 metri.
“Stiamo salendo ancora piu’ in alto – dice al cellulare l’operaio – non abbiamo paura, c’e’ in gioco la nostra vita e il nostro futuro”. I 18 lavoratori sono dipendenti della ditta Delivery Email, che dal primo febbraio non si occupera’ piu’ della movimentazione e della pulizia dei cassonetti perche’ la Fiat ha deciso di assorbire le lavorazioni facendole svolgere al proprio personale.
“Questo e’ stato il mio primo e unico lavoro – aggiunge Lo Bue – La mia vita e’ dentro questa fabbrica, fuori per me non c’e’ nulla e ho due figli, di 9 e 3 anni, da crescere”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=137011

Japan Airlines in bancarotta protetta. Senza lavoro oltre 15 mila dipendenti

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Japan Airlines in bancarotta protetta. Senza lavoro oltre 15 mila dipendenti

Il colosso dei cieli finisce in tribunale.”E’ pronto il piano di ristrutturazione”. I Boeing sostituiti da 50 jet regionali

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TOKYO
Japan Airlines fila dritto al tribunale fallimentare
sotto il peso di debiti per 2.322 miliardi di yen (26 miliardi di dollari, più dei 16,5 attesi), preparandosi a un pesante piano di ristrutturazione di tre anni per tentare di riemergere dal più grande default non finanziario del Giappone dalla Seconda guerra mondiale.

Il primo vettore asiatico per ricavi potrà beneficiare delle procedure di bancarotta protetta («abbiamo lavorato d’intesa con la corte distrettuale», ha detto il ministro dei Trasporti, Seiji Maehara, in merito a un possibile rigetto dell’istanza da parte del tribunale), e dovrà rinunciare a 15.661 dipendenti, un terzo della forza lavoro totale, entro marzo 2013. Tra le priorità, Jal dovrà modificare la flotta, eliminando i 37 Boeing 747 jumbo e 16 MD-90 in dotazione sostituendoli con 50 jet regionali per «migliorare l’efficienza dei consumi». Nel mirino, inoltre, il riordino dei collegamenti: 14 rotte internazionali e 17 nazionali (ma potrebbero essere di più), valutate antieconomiche, saranno cancellate. In questo caso tuttavia, se è certa la sforbiciata ai voli per Cina e Corea del Sud, il resto sarà valutato, secondo fonti vicine al dossier, in base all’alleanza che Jal andrà a stringere: in campo ci sono Delta Air Lines che, con SkyTeam (il network che include Air France-Klm e Alitalia), ha offerto poco più di un miliardo di dollari, e American Airlines e i partner di Oneworld che, pur di evitare la fuga del vettore giapponese, hanno rilanciato fino a 1,4 miliardi di dollari.

«Il governo non prende posizione – ha rilevato Maehara in merito alle indiscrezioni di un orientamento positivo per Delta, durante il suo incontro con la stampa estera -. Non dobbiamo forzare, sarà la compagnia a decidere».

Il piano di rilancio della Enterprise Turnaround Initiative Corp (Etic), l’ente pubblico cui il governo ha dato il compito di lavorare alla ristrutturazione, vede il ritorno all’utile nell’esercizio fiscale 2011 (24,1 miliardi di yen) e investirà – dopo l’azzeramento del capitale – 300 miliardi di yen, cui si aggiungeranno prestiti combinati per 600 miliardi da parte della stessa Etic e della Development Bank of Japan (Dbj), istituto che fa capo all’esecutivo. Insomma, una potenza di fuoco da 10 miliardi di dollari, mentre ai creditori è stato chiesto il ’sacrificò di richieste per 730 miliardi di yen.

Secondo il ministro è tempo di valutare l’opportunità di riorganizzare il settore aereo. «Come All Nippon Airways (Ana, seconda compagnia giapponese, ndr), Jal è una impresa privata. Dobbiamo pensare se c’è bisogno o no di due grandi vettori, in base alla concorrenza a livello mondiale in questo settore». Il numero uno di Jal, Haruka Nishimatsu, ha rassegnato le dimissioni cedendo il testimone a Kazuo Inamori (78 anni il 30 gennaio), carismatico fondatore del colosso hi-tech Kyocera e di Kddi, secondo operatore di tlc, e dal 1997 monaco buddista. A lui il compito di presiedere la quarta ristrutturazione di Jal in 9 anni, che sarà «strutturale», ha assicurato Maehara. La compagnia è stata cancellata dal listino di Borsa (domani cederà il passo nel Nikkei a Central Japan Railway, l’operatore ferroviario Jr Tokai), al temine di una giornata in cui i titoli sono scesi ai minimi di sempre di 3 yen, con tanto di giallo su uno scivolone a 1 yen. Un’onta per una società fondata nel 1951 come simbolo del Giappone riemerso dalle ceneri della guerra.

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19 gennaio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201001articoli/51410girata.asp

Nuove BR, l’ennesima bufala del governo

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Arrestati lunedì nelle loro abitazioni in via Gola e viale Umbria dopo mesi di indagini

Nuove Br, Morlacchi e Virgilio:
«Non siamo terroristi»

Sono in isolamento a San Vittore. Il legale: «Paradosso, erano controllati da giugno e non hanno fatto nulla»

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Manolo Morlacchi (Fotogramma)
Manolo Morlacchi (Fotogramma)

MILANO – Respingono le accuse e affermano di non aver mai fatto parte di alcuna organizzazione terroristica-eversiva Manolo Morlacchi, 39 anni, figlio di Pietro Morlacchi, e Costantino Virgilio, ritenuti componenti del gruppo «Per il comunismo Brigate Rosse» arrestati lunedì a Milano nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura di Roma. Lo ha spiegato il loro difensore, l’avvocato Giuseppe Pelazza, che ha già annunciato: «Dopo l’interrogatorio di garanzia (in programma giovedì) in cui i miei assistiti respingeranno le accuse, faremo ricorso al Tribunale del riesame» per la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Lunedì mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, a seguito di lunghe e complesse indagini, ha arrestato Morlacchi e Virgilio nelle loro rispettive abitazioni a Milano, in via Gola 7 e viale Umbria 56.

CONTROLLATI DA GIUGNO – Morlacchi, figlio di uno dei fondatori delle Brigate Rosse, e Virgilio, da ieri a San Vittore, sono rinchiusi in una cella in sostanziale isolamento in quanto la casa circondariale milanese è sprovvista di un reparto «alta sicurezza». «Siamo ai paradossi – ha affermato il legale -: essendo stati perquisiti a giugno e poi oggetto di osservazione e controllo, ritengo che le esigenze cautelari nei confronti di Morlacchi e Virgilio non possano sussistere nel momento in cui da allora non c’è stata alcuna condotta di carattere criminoso. I miei assistiti inoltre non hanno benché minimamente pensato di darsi alla fuga – ha continuato il legale – né di inquinare la prove».

«MAI PROGETTATO ATTENTATI» – L’avvocato Pelazza ha inoltre rilevato che i due non hanno alcuna accusa di detenzione di armi e di aver progettato attentati. «Il ministro degli Interni – ha concluso il difensore – potrebbe quindi riservare le sue dichiarazioni a fatti più concreti invece che a imputazioni del solo reato associativo che, come costume dilagante, copre il totale vuoto investigativo».

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Redazione online
19 gennaio 2010

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_19/interrogatorio-morlacchi-virgilio-nuove-br-respingono-accuse-1602311644157.shtml

Egitto, scoperto il tempio della dea-gatto

Egitto, scoperto il tempio della dea-gatto

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Un antico tempio dedicato alla dea egiziana Bastet, dalle sembianze di una gatta, è stato scoperto da una squadra di archeologi egiziani ad Alessandria d’Egitto. Il tempio era della regina Berenice, sposa del re Tolomeo III che ha governato l’Egitto dal 246 al 222 a.C. Le rovine scoperte dalla missione, guidata dal responsabile per le antichità nel nord del Paese Mohammed Abdel Maqsoud, occupano una superficie di 60 metri per 15. Il tempio ha subito varie distruzioni in epoche successive, ha precisato in un comunicato il responsabile per le antichità in Egitto Zahi Hawass, ed è stato trasformato in una cava per il recupero di materiali, con la scomparsa di molti blocchi di pietra. Ma nel sito di Kom Al Dikka sono state trovate circa 600 statue di epoca tolemaica, molte delle quali raffiguranti proprio Bastet, dea della gioia, della musica e della maternità. Si tratta del primo tempio dedicato a questa dea scoperto ad Alessandria, e questo dimostra – ha osservato Abdel Maqsoud, che “il culto di questa divinità è proseguito in Egitto anche dopo l’epoca egiziana antica”.

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fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/19/foto/egitto_scoperto_il_tempio_della_dea-gatto-2007636/1/?rss

THE YES MEN – Vita, opere e miracoli di Minzolini

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di Luca Telese

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“Occupiamo la scuolaaa!. Ma il pallone, chi lo porta?”. C’era una volta un altro Augusto Minzolini, quello che irrompeva nella scena di “Ecce bombo” (1978) recitando se stesso. La cosa interessante è capire quale parentela unisca il “Minzo” gruppettaro degli anni Settanta, caratterista fisso delle cosmogonìe morettiane, e quello attuale, distillatore di editoriali ultra-berlusconiani sul Tg1 (come ieri su Craxi).
Al contrario di quello che dicono molti, Minzolini fa bene a dire quello che pensa. Così la funzione del direttore “istituzionale” che intona le sue notizie a Palazzo Chigi diventa trasparente, e non occulta, come per i suoi predecessori.

IL CANE LUPO DI BETTINI. Ma ovviamente, questo coraggio di testimoniare un punto di vista di parte, poco si lega ad una storia personale e un’auto-rappresentazione in cui l’ex retroscenista principe di Montecitorio si dipingeva sempre come una sorta di moschettiere anti-sistema.
“Sono in pace con me stesso – rispondeva secondo, Paola di Caro del Corriere della Sera, a chi gli chiedeva se non gli pesasse l’accusa di berlusconiano – per me parlano trent’anni di carriera”. Se è così, esistono almeno due Minzolini (e forse molti di più).
Il primo muove i suoi primissimi passi nella Fgci di viale Mazzini. A raccontare questa adolescenza a sinistra ci sono due libri. Il primo, “Più colla compagni” (Memori) riferiva di una sua espulsione dall’organizzazione per “frazionismo”. Il secondo, “Il Piccolo principe” (Sperling & Kupfer) entrava nei dettagli, ricostruendo un retroscena curioso: a ordinare l’espulsione era stato Walter Veltroni, a eseguire la sentenza il futuro attore, Giulio Scarpati
Alla presentazione del libro, un Minzo (non ancora direttore) produsse una testimonianza esilarante spiegando a uno degli autori, Marco Damilano: “Mah, a dire il vero… se dietro ci fosse Veltroni non lo so. Mi fecero un processo sovietico, ma so che a chiedere la mia testa fu Goffredo Bettini. Per far capire bene, mentre parlavo, entrò con un cane lupo. Mi ammutolii”.

DA D’ARTAGNAN A BEL AMI. Così si passa dal Minzo-figgiciotto a quello gruppettaro. In un altro film di Moretti, Io sono un autarchico, è uno spettatore che esplode di rabbia dopo un terrificante spettacolo situazionista: “Ma vaff…”. Lo hanno messo su You-Tube, ieri, con questo titolo: “Quando aveva ancora il coraggio di ribellarsi” (scherzi del repertorio).
Il nuovo Minzolini entra giovanissimo nel Palazzo, come un Bel Ami di Maupassant. Simpatico, pochi capelli, un naso da faina coronato da due baffetti belle epoque. È nipote di Filippo Troja, il più fidato scudiero di Guido Bodrato. Lo zio gli spiega per primo le geometrie segrete del Transatlantico, ma il vero maestro è Guido Quaranta, detto “lo squalo”, il più temuto dei cronisti.
La coppia nasce, e funziona benissimo, lavorando sul confine sottile fra informalità e ufficialità. Bloccano il deputato-vittima, iniziano a chiacchierare e dare di gomito (“Quel porco di Craxi…”). Sembra il gioco delle tre carte: appena l’interessato si sbottona, i suoi mugugni finiscono in pagina. Quaranta e Minzo diventano così affiatati che qualcuno affibbia ad Augusto il nomignolo di “39”.
Racconta Quaranta: “Una volta scoprimmo che in una sala di Montecitorio c’era un vertice segreto Dc. Mettemmo dei camici bianchi, entrammo fingendo di essere inservienti che dovevano pulire i mobili. Dopo un po’ ci cacciarono urlando…”.
Minzo non guarda in faccia a nessuno: “Per me i politici sono dei matti dentro una stanza chiusa. Il mio lavoro è mettere l’occhio nella serratura e raccontare ai lettori quello che accade dentro”. A via del Corso scopre che da un bagno si sentono le riunioni del Psi (e ascolta). A piazza del Gesù si traveste da fattorino per intercettare una lettera per De Mita. Fioccano smentite, ingiurie, minacce di querela, ma intanto arriva il successo.

IL CASO VIOLANTE. Nel 1994, a due giorni dal voto, esce una sua esplosiva intervista a Luciano Violante. Il tono è confidenziale: “La verità è che Dell’Utri è iscritto sul registro degli indagati della Procura di Catania non a Caltanissetta. E non si tratta di pentiti questa volta. C’è un pm – dice Violante – che conduce un’indagine di mafia su traffico d’armi e stupefacenti su Dell’Utri”. È un terremoto, Violante si deve dimettere dall’Antimafia. Qualcuno scrive che l’intervista pesa sul risultato elettorale.

L’EX PM FA CAUSA. Gli strascichi durano fino al 1996. Poi Violante ritira la querela, e La Stampa pubblica una precisazione concordata: “L’articolo, nella parte in cui attribuisce a Violante dichiarazioni su Dell’Utri, fu frutto di impressioni soggettive determinate da malinteso all’interno di una conversazione su altro soggetto”. Minzolini si è arreso? Repubblica lo scrive, lui si imbufalisce: “Io non ho smentito, ripeto, non ho smentito quell’articolo, anzi sarei pronto a riscriverlo”. Il Tg5 di Mentana gli propone un ruolo da commentatore. Su Panorama Minzo conquista una rubrica fissa. La Stampa lo manda in America a seguire le primarie, regalandogli il viatico dei grandi direttori. Ma le corrispondenze non lasciano il segno. Minzolini funziona solo nel Palazzo
Torna. La voce “minzolinismo”, entra negli Annali del lessico contemporaneo italiano del 1996. La definizione, però non è lusinghiera “Giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte”. Dicono che Minzo abbia un debole per il leader “forti”.
È vero. Stringe un rapporto stretto con il Craxi di Hammamet e persino una storia d’amore-odio con D’Alema: “Petrolini, Pasolini, come si chiama…?”, dice di lui il leader del Pds. Ma un giorno confessa a Barbara Palombelli: “Ebbene sì, mi manca Minzolini!”. Con Achille Occhetto invece è fuoco e fiamme. Minzo e Maria Teresa Meli (all’epoca a Il Giorno) lo mettono in mezzo in aereo, al ritorno da un vertice europeo.
Piena Tangentopoli, Occhetto: “Se mi mandano un avviso di garanzia sarebbe un golpe”. La frase suscita un putiferio. Il segretario dei Ds smentisce. Si finisce davanti all’ordine, perché Nuccio Ciconte (de l’Unità) e Fabio Mussi smentiscono i due. Durante l’interrogatorio Ciconte rivela: “Ho registrato”: Risulta che la frase l’ha detta Minzo, Occhetto ha convenuto. L’ordine archivia, il minzolinismo continua a furoreggiare. Fedele Confalonieri rivela: “Lo volevo vicedirettore del Tg5”. D’Alema, ne “La grande occasione” racconta la sera del patto della crostata a casa Letta: “Minzolini mi seguì in motorino”.

COLLATERALE. Ma il Minzo che torna dall’America è cambiato. Via i baffetti: fisico palestrato, un ruolo diverso. Non più l’uomo che rivela la stanza chiusa, ma il giornalista che dice (nel retroscena) ciò che il politico vuol far sapere ma non può dire (in scena). A Minzolini piace Berlusconi: “Se c’è un leader che sa calibrare le mosse, è lui”, scrive il 20 marzo 2008.
E conclude: “Su una cosa è imbattibile: sa pesare meglio degli altri i voti”. Lo squalo non morde più: interpreta. Si fa pesce pilota. Il suo maestro, Quaranta, non è mai diventato direttore. Lui è in pista per il Giornale, e approda al Tg1. Un giorno D’Alema denuncia un servizio su Berlusconi a Cipro con immagini di repertorio: “E’ sovietico”. Minzo ribatte: “Ha le traveggole”. Ma nel suo Tg1 dice cose come: “La maggioranza è tesa a cercare soluzioni che consentano al governo di lavorare con tranquillità”. Il giornalismo che gli Squali disprezzano.

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16 gennaio 2010

fonte:  http://www.lucatelese.it/?p=1475

AUGUSTO ‘MINCHIOLINI’ SHOW

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BERLUSCONI – Tutti i processi del presidente/1: 24 inchieste, 20 leggi su misura. Un caso lungo sedici anni

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Tutti i processi del presidente/1: 24 inchieste, 20 leggi su misura. Un caso lungo sedici anni

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di Claudia Fusani

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Quando il processo sta per diventare “breve” è bene avere memoria lunga. «Aggressione giudiziaria» la chiama da sempre il presidente del Consiglio sedicente “vittima” di un pericoloso manipolo di presunte “toghe rosse”. Unica arma di difesa diventano, allora, le cosiddette leggi ad personam, gli scudi giudiziari che via via, negli anni, il premier si è cucito addosso a proprio uso e consumo. Le cose non stanno esattamente così. «La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondatori»: il virgolettato non è del solito “comunista” bensì di Fedele Confalonieri, il fido nostromo di capitan Silvio, mediatore di tutte le sue fortune dai tempi del liceo oltre che presidente di Mediaset. La verità è anche che nel 1994, mentre le inchieste di Tangentopoli riscrivevano la classe politica italiana, prima che a palazzo Chigi arrivasse il re del mattone e delle tivù, del Milan e delle grande distribuzione con tutto quello che ci può stare nel mezzo, Francesco Saverio Borrelli, procuratore di Milano e capo del pool Mani Pulite, ebbe modo di avvisare chi si apprestava a candidarsi al Parlamento che l’elezione non l’avrebbe messo al riparo da inchieste e indagini: «Il voto non ci può fermare, la giustizia è un juke box, se il gettone è buono la canzone va suonata» disse il 12 febbraio. Non un giorno qualsiasi, visto che in agenda c’era la presentazione delle liste del Polo delle Libertà. La procura di Milano indagava da un pezzo sugli affari del Presidente, il juke box suonava senza interrompersi mai, tanti erano i gettoni da inserire.

Il concetto di «aggressione giudiziaria» va quindi corretto, ribaltato: nel 1994 Berlusconi è un privato imprenditore che sente sul collo – come molti altri, del resto – il fiato del pool milanese. S’inventa politico per fermare la macchina giudiziaria ed evitare processi e inchieste e per salvare il proprio regno: Fininvest ha debiti per circa 5 mila miliardi di lire. Se lo dice Confalonieri…

Se si ha chiara questa prospettiva, diventa più facile la lettura degli ultimi sedici anni di vita del paese e di quell’unico ossessivo leit motiv che è il nodo politica-giustizia. I processi innanzitutto. Berlusconi novella numeri da tregenda per dare corpo alla persecuzione: 102 processi che hanno visto decine e decine di giudici occuparsi di lui; centinaia di perquisizioni subìte negli anni dalle sue aziende; 200 milioni di euro di parcelle per gli avvocati. Spesso il numero 102 lievita a 106, perfino a 109. Bene, i processi sono 24 di cui 16 arrivati a dibattimento (12 conclusi e 4 ancora aperti) e otto conclusi in fase di indagine preliminare tra cui le inchieste di mafia a Firenze e Palermo. Il premier è cittadino incensurato ma le sentenze di assoluzione sono solo tre, di cui una con formula piena e due con formula dubitativa, la vecchia insufficienza di prove. Due volte è stato assolto perchè aveva provveduto, nel frattempo, a modificare il reato a lui contestato. Due sono state le amnistie. Per cinque volte si è salvato con le attenuanti generiche.

La contabilità processuale del premier in questi sedici anni di governi Berlusconi fraseggia e interloquisce, contestazione dopo contestazione, con ben 18 leggi ad personam, venti se contiamo le due in discussione alle Camere. Otto tutelano gli affari di famiglia – scudi, sanatorie, segreti di stato -, dodici intervengono sui reati e sulla procedura. Soprassediamo su alcune che hanno scritto pagine indimenticabili di cronaca parlamentare. Citiamo, in quanto memorabile, quella sugli aracnidi, ragni, scorpioni, vedove nere e dintorni. Era il 28 luglio 2003 quando il presidente della Camera Pierferdinando Casini aprì la seduta scandalizzato dal fatto che tra le tante leggi ad personam il Parlamento dovesse perdere tempo anche con il divieto di commercio e detenzione di aracnidi solo perchè, l’aveva scritto l’allora inviato de La Stampa Augusto Minzolini oggi direttore del Tg1, il vicino di casa del Cavaliere ad Arcore era un appassionato delle singolari bestiole.

«Tutti i processi del Presidente» racconta di questo: di come ad ogni coinvolgimento giudiziario il tycoon premier ha risposto non sottostando alla legge che dovrebbe essere uguale per tutti. Forse perchè, come avrebbe detto Orwell e hanno confermato i suoi legali ai giudici costituzionali chiamati a discutere il Lodo Alfano, Berlusconi è «più uguale».

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19 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93887