99 Posse – Luca «Zulù»: in giro c’è voglia di reagire

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Luca «Zulù»: in giro c’è voglia di reagire

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di Federico Fiume

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Doveva essere un’altra storia, quel concerto di solidarietà. Avrebbero dovuto suonare ciascuno col suo progetto, Luca, Marco e Massimo. Ma sono bastate un paio d’ore passate a parlare di politica, della situazione italiana e di quello che la 99 Posse avrebbe avuto da dire oggi, a quasi otto anni di distanza dal suo scioglimento, per ritrovare l’intesa dei vecchi tempi. Così è stato naturale dire agli organizzatori “Sui manifesti scrivete 99 Posse, suoniamo insieme”. Una reunion improvvisata ma che ha gettato i semi di quello che è diventato ufficialmente il ritorno sulla scena della formazione più antagonista d’Italia. Ecco allora ricostituita la line-up della fondazione con Luca “Zulù” Persico alla voce, Massimo “Jrm” Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sacha Ricci alle tastiere, Claudio “Klark Kent” Marino alla batteria, integrati da Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra,.un tour “sold out”, ancora in corso lungo la penisola, ma anche il concreto progetto di un nuovo lavoro discografico. Molte cose sono cambiate in otto anni, l’atmosfera nel Paese è diversa e quel movimento dei Centri Sociali, delle occupazioni e della protesta sociale e studentesca da cui nacquero i 99 Posse, ha esaurito da tempo la sua migliore spinta propulsiva. In che modo, viene da chiedersi, la formazione napoletana potrà inserirsi nella realtà di oggi? Luca non ha dubbi: “Ci sono, fra l’epoca attuale e il periodo in cui siamo nati, molte analogie a livello socio-culturale e politico. Sul finire degli anni ’80 cominciavano a sentirsi forte le grida di aiuto di tutta una serie di soggettività che erano stanche dell’edonismo reaganiano, dell’apparire al posto dell’essere e di tutte quelle cose che avevano caratterizzato gli anni ’80 e che avevano chiuso la bocca quasi a tutti. I gruppi italiani si esprimevano in inglese, non c’era altra forma di svago se non quella delle maxi discoteche, la musica era completamente staccata da qualsiasi forma di ricerca e di finalità culturale. L’esplosione degli anni ’90 nelle scuole si chiamò Pantera nelle città Centri Sociali e nella musica Posse. Noi eravano studenti universitari e con quel movimento scoprimmo il confronto dal basso, l’autogestione, etc. Oggi il clima è tornato quello degli anni ’80, con la differenza che allora non c’era internet e non c’erano le esperienze fatte nei ’90, le culture che si sono sviluppate in quel periodo. Noi riteniamo che tutto quello che abbiamo costruito allora sia un patrimonio che, per quanto sia stato attaccato, si sia sfilacciato e abbia subito dei colpi e delle sconfitte, è comunque un dato di fatto, quindi rispetto ai tempi della nostra nascita partiamo da uno step superiore. In un contesto come questo noi ci inseriamo per contribuire al risveglio di queste esperienze ed essere, nel nostro campo, un antidoto a questo stato di imbarbarimento della civiltà basato sull’ignoranza diffusa.

Dopo aver collezionato un congruo numero di date, che bilancio, seppur necessariamente provvisorio, fate della rinnovata esperienza?
Abbiamo trovato nolte strutture che già conoscevamo ma gestite da gente diversa e più giovane. In molti casi si tratta di occupazioni a cui contribuimmo anche noi, da Milano a Taranto passando per Bologna, etc. Siamo stati lì e abbiamo conosciuto tantissimi giovani compagni, riscontrando una partecipazione superiore a quella che ci aspettavamo, non solo in termini di afflusso ed applausi, ma anche in termini di vivacità intellettuale del pubblico. Percepiamo una grande voglia di uscire da quel generalizzato senso di impotenza che vive la sinistra, di reagire ai diktat che passano tra le righe di certi discorsi che in pratica ti dicono: “se non vi riformate vi aggrediamo, vi distruggiamo di mazzate attraverso le ronde, attraverso Forza Nuova, attraverso Casa Pound, attraverso la Polizia. Il giorno dopo però senti le stesse voci che si schierano contro le aggressioni e la violenza, contro la ferocia dei magistrati e la barbarie della legge italiana. Allora ci dovete far capire se siete a favore o contro la repressione e se siete contro ci dovete fare il favore di tenere una condotta che vi tenga al riparo dall’interesse della Giustizia. Non potete pretendere di essere contemporaneamente i poliziotti e i malfattori. Quando diciamo queste cose sentiamo chiaramente che la gente non aspettava altro che trovare qualcuno che si prendesse la responsabilità di fare certi ragionamenti a voce alta e di fronte a tutti. Responsabilità che, ahinoi, non si prendono quelli che fanno la politica di professione.

E’ evidente che tutto questo vi stia dando nuove energie. Come intendete spenderle?
Stiamo ragionando sul disco nuovo, non solo su testi e musiche ma proprio sui contenuti e sulla forma. Non siamo mai stati e non vogliamo essere neanche adesso solo un gruppo musicale, ma un collettivo in grado di rapportarsi con la realtà in modo concreto.

Cosa pensi dei movimenti “virtuali” che sorgono sempre più spesso su Internet?
In questa società l’opposizione non è più legata strettamente a realtà come i centri sociali, ci sono in rete centinaia di forum su problemi concreti, mobilitazioni che nascono sul web, allora come fa la 99 oggi ad essere collettivo in un mondo in cui il collettivo può estendersi dal Giappone agli Stati Uniti? Stiamo cercando di elaborare una risposta che tenga conto di tutto questo. Perciò alla domanda “state preparando un nuovo album?” la risposta semplice è “sì” quella più articolata parla di un gruppo che sta facendo nuovi pezzi quindi pensa alle musiche e ai testi, ma che contemporaneamente è impegnato a stringere rapporti territoriali locali, nazionali e internazionali, con realtà sociali e politiche e con artisti che, su dieci ipotetici punti di compatibilità con la 99 posse, ne hanno almeno 5 o 6. Il prossimo disco della 99 dovrà essere qualcosa di più di un semplice “album del ritorno” di un gruppo vecchio. Abbiamo in mente uno sforzo allargato per fare gruppo e movimento, con tutte quelle soggettività che hanno a cuore la realizzazione effettiva di quell’altro mondo possibile di cui parliamo tanto ormai da anni. Vorremmo coinvolgere anche realtà che non hanno a che fare con la musica né con la politica attiva, come i ragazzi che vanno a scuola nei quartieri più a rischio di Napoli, quelli rinchiusi in una cella, etc. Per questi ragazzi vorremmo lanciare una sorta di “bando di concorso” per la scrittura di testi collettivi da inserire nel disco.

E quando prevedete di far uscire il cd?
Abbiamo fissato al primo marzo la partenza ufficiale del lavoro, nel senso che da quel momento in poi appuntamento alle otto di ogni mattina senza orario di fine lavoro, per cui immagino che per primavera avremo un congruo numero di canzoni nuove che però non vogliamo registrare subito, prima vorremmo portarle in giro nel tour estivo. Probabilmente ne metteremo un paio in free download, perché ci piacerebbe che questo disco somigliasse al primo disco di un gruppo esordiente, che contiene il meglio di un repertorio già suonato dal vivo. Per noi è stato così con “Curre, curre quagliò” e ci piacerebbe che il nuovo album somigliasse un po’ a quello, non nei suoni e nei contenuti, cose che siamo ancora lontani anche dal cominciare a discutere, ma nel concetto. Per noi il supporto deve servire a diffondere la musica, non il contrario.

Ma la discografia e il modo di produrre e veicolare la musica sono molto cambiate in questi anni. Come pensate di muovervi in questo senso?
Guarda, sicuramente il lavoro avrà una diffusione digitale, nella sua forma tangibile ci piacerebbe distribuirlo magari nelle edicole oltre che nei negozi di dischi.

Chi non ha avuto ancora occasione di vedervi dal vivo cosa si deve aspettare?
L’impatto generale del concerto è molto “combat”, abbiamo recuperato roba da tutti i dischi fatti e anche qualche ricordo della collaborazione coi Bisca, ma ci sono anche cose nuove. C’è un pezzo completamente nuovo, poi ci sono un paio di parti nuove ricavate all’interno di vecchi pezzi come“La gatta mammona” al cui interno abbiamo messo su una specie di pizzica che parla di Carabinieri che pungono come le antiche tarantole, creando questo nuovo soggetto che è il “carambolato” che viene pizzicato più volte nel corso dell’esistenza.

I testi restano gli stessi o li avete “aggiornati” all’attualità?
Per il momento sono quelli originali. Nel tour estivo probabilmente ci sarà questo aggiornamento dei testi, insieme a una revisione dei suoni per renderli più omogenei a quello che facciamo attualmente. Sarà un concerto pensato come una specie di opera lirica, nel senso che avrà uno svolgimento predeterminato basato su un discorso omogeneo da sviluppare canzone dopo canzone. In questo tour abbiamo preferito basarci più sulle canzoni che avevamo voglia di suonare e su quelle che immaginavamo il pubblico avrebbe gradito di più, comunque non ci risparmiamo, fra una cosa e l’altra passano due ore buone, considerando che abbiamo ritagliato nella scaletta anche dei momenti di improvvisazione.

Le emozioni sul palco sono ancora le stesse?
Direi di sì, la più grande in assoluto è stata quella della prima volta. Un concerto fatto senza neanche una prova, che ci ha mostrato come tanti meccanismi che non funzionavano più quando ci sciogliemmo, sono tornati a combaciare perfettamente. Probabilmente questi anni hanno portato in ciascuno di noi una maturazione che ora ci permette di ritrovarci così bene. Certo, non eravamo più abituati a tanta esposizione e un po’ di fatica la scontiamo, soprattutto riguardo agli aspetti collaterali alla musica, come le interviste e il peso che assume quel che diciamo come 99 Posse. Una responsabilità forte, alla quale non eravamo più abituati, ma che ci prendiamo con piacere se questo può essere utile a rompere il silenzio totale a cui era ridotta la nostra area all’interno della sinistra e più in generale l’intelligenza umana, la dignità delle persone, tutte cose che non significano più niente oggi in Italia, ma che per noi sono molto importanti.

LE DATE DEL TOUR
sabato 23 gennaio
Milano – Leoncavallo

martedi 26, mercoledi 27 e giovedi 28 gennaio
Roma – Rising Love

venerdi 29 gennaio
Bologna – TPO

sabato 30 gennaio 2010
Parma – Onirica

mercoledi 03 febbraio
Catania – Zoo Culture

giovedi 04 febbraio
Palermo -Biergarten

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25 gennaio 2010
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99 posse Rigurgito antifascista

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