Archivio | gennaio 26, 2010

Bagnasco sfancula Casini, Eco ce l’ha con D’Alema

Oh, come sembrano lontani i tempi in cui l’ineffabile (allora) direttore dell’Avvenire Dino Boffo si presentava al Tg1 in piene elezioni per sostenere la necessità di una terza forza pienamente cattolica come l’Udc nell’agone politico italiano, consentendole così di raccattare qualche voto in vista delle consultazioni che poi hanno portato alla vittoria di Berlusconi. Oggi il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha confidato ai suoi confratelli “un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti e dicono una direzione verso cui preme andare. Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei – ha spiegato – che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti”.

4304377339 9730d8fc52 o Bagnasco sfancula Casini, Eco ce lha con  DAlemaRaramente un messaggio in codice è stato così poco in codice: il cardinale lo dice chiaro e tondo, che quelli di oggi, di politici che si dicono cattolici (e che quindi chiedono voti in virtù della caratteristica), devono anche comportarsi da tali. E se lo dice, significa che qualcuno non lo fa: difficile non ritornare alla mente agli scandali delle escort che hanno coinvolto il premier, ma anche alle interpretazioni un po’ allegre del magistero della chiesa riguardo matrimonio e divorzio che sono appannaggio del titolare ufficiale dei valori cattolici, quel Pierferdinando Casini che ha convolato a giustissime seconde nozze con Azzurra, la figlia di Caltagirone. Difficile non pensare che a Bagnasco non piace, visto che parla di una necessità di nuovi, e non vecchi politici, il comportamento di Casini; ed è difficile non ricordare che oggi l’Unione di Centro invece si regge, per quanto riguarda il voto non clientelare, proprio sull’agenzia di propaganda delle parrocchie. Un flusso (ancorché modesto e sovrastimato) che però, nelle intenzioni di Bagnasco, è destinato a estinguersi prima o poi. Peccato che oggi la figura immaginata dal cardinale sia soltanto, appunto, immaginata: all’orizzonte questa figura non pare stagliarsi, purtroppo. A meno che Bagnasco non si stesse riferendo alle forze dell’associazionismo, guardando a quella Comunità di Sant’Egidio dalla quale un leader forse prima o poi uscirà fuori. Nell’attesa, sarà divertente immaginare la faccia di Casini e Cesa, pensando che hanno le ore contate.

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Così come sarà divertente immaginare la faccia sprezzante con cui Massimo D’Alema accoglierà l’intervista rilasciata da Umberto Eco alla Stampa, nella quale lo scrittore fa a pezzi il PD e il suo Lìder Maximo. “Che figura da cioccolatai hanno fatto a Bari questi dirigenti del Pd…”, dice l’autore de Il nome della Rosa. “D’Alema non ne ha indovinata una da quarant’anni, si presenta come il più esperto di tutti, in realtà le ha sempre sbagliate tutte». Giudizio che arricchisce con un stoccata: «Non ne indovina una da quando non finì il corso di laurea alla Normale. Da lì è stato un susseguirsi di errori. D’Alema, è convinto di essere uno stratega, in realtà ha distrutto tutto quello che ha toccato», e mentre lo dice Eco rotea un po’ nell’aria il bastone, quasi minaccioso. «Io ero tra quelli riuniti a Gargonza, e ricordo benissimo com’è andata la storia successiva. Checché ne dica, D’Alema ha grandi responsabilità anche nella caduta del governo di centrosinistra“. Che dire di più? Che concordiamo, e basta.

(vignetta di Mauro Biani)

fonte: http://networkedblogs.com/p25637277 – Giornalettismo

Fiat, due settimane di Cig ovunque Sacconi: così si interrompe il dialogo

In Campania i manifestanti hanno minacciato di darsi fuoco

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Il ministro: ci auguriamo di ricucirlo presto in un tavolo dedicato. E l’azienda distribuisce il dividendo ai soci

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MILANO – «Una decisione a freddo che interrompe in qualche modo il filo del dialogo sociale». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi commenta duramente l’annuncio della Fiat: due settimane di cassa integrazione in tutti gli stabilimenti. «Ci auguriamo di ricucirlo presto in un tavolo dedicato al gruppo» ha aggiunto in un’intervista al Tg1. Anche i sindacati sono sul piede di guerra. Anche perché la produzione è inferiore al fabbisogno interno e in più l’azienda ha annunciato la distribuzione del dividendo ai soci. I sindacati parlano di contraddizioni da parte del Lingotto e si preparano a fronteggiare i malumori dei lavoratori, che in diverse fabbriche hanno dato vita ad azioni di protesta.

LO STOP ANNUNCIATO – Dunque tutti gli stabilimenti della Fiat Auto si fermeranno due settimane, l’ultima di febbraio e la prima di marzo. La cassa integrazione interesserà Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, la Sevel, Cassino e Pomigliano, in totale circa 30mila lavoratori. L’azienda spiega che la decisione è dovuta all’andamento degli ordini a gennaio che, «dopo il periodo positivo di fine 2009, si stanno drasticamente ridimensionando a un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell’anno scorso, quando il mercato era in grave crisi». L’azienda prevede che questo andamento negativo continui e ritiene quindi necessario «adeguare i livelli produttivi alla domanda.

«FIAT CONTRADDITTORIA» – «La crisi non è per niente finita. Forse abbiamo toccato il fondo ma sul fondo stiamo ancora camminando – ha commentato Giorgio Cremaschi, della direzione Fiom, ai microfoni di CNRmedia -. La ripresa di cui parlano Confindustria e governo è troppo leggera per poter risolvere i problemi occupazionali. E in questa situazione non si possono chiudere gli stabilimenti perché in momenti come questo si sa quando si chiude ma non si può capire quando si potrà riaprire». Per Eros Panicali, segretario nazionale della Uilm «è un segnale che fa riflettere. Molto probabilmente la casa torinese è in attesa di un nuovo provvedimento da parte del governo sugli ecoincentivi, ma ciò dimostra che il mercato italiano risente del rinnovo di questo provvedimento dell’esecutivo. È un segnale contraddittorio dato che la Fiat produce sul territorio nazionale meno macchine di quelle che potrebbero essere acquistate. Insomma, la casa torinese non ha problemi di sovrapproduzione ma chiede la cassa integrazione ordinaria». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, esorta il gruppo ad aumentare la produzione fino ad almeno 1 milione e 100 mila auto, a fronte delle 900 mila-un milione come da previsioni di Marchionne: «È la dimensione per salvare tutti gli impianti. Questo risolverebbe anche il problema di Termini Imerese».

Gli operai della «Delivery Email» sul tetto del capannone  della Fiat di Termini Imerese (Ansa)
Gli operai della «Delivery Email» sul tetto del capannone della Fiat di Termini Imerese (Ansa)

LE PROTESTE – Le proteste degli operai si intensificano. I 38 ex lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) sono scesi dal tetto del municipio e hanno protestato durante tutta la giornata per le strade cittadine, creando notevoli disagi al traffico. Sono saliti sul tetto del Comune minacciando di darsi fuoco, per poi scendere nella stanza del sindaco Antonio Della Ratta, occupandola: quindi hanno deciso di improvvisare un corteo per le strade della cittadina partenopea.

IN SICILIA – Più a sud, si inasprisce la protesta dei lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese (Palermo) e dell’indotto. Le tute blu hanno bloccato l’ingresso dei tir davanti i cancelli della fabbrica, impedendo l’ingresso ai mezzi pesanti che trasportano i pezzi di assemblare. L’obiettivo è quello di terminare le scorte e di bloccare così la produzione della Lancia Ypsilon. E continua la protesta di un gruppo di operai della Delivery Email, che da otto giorni vivono sul tetto di un capannone, dopo essere rimasti senza lavoro a causa della revoca della commessa all’azienda da parte del Lingotto. Le mogli degli operai hanno organizzato un sit-in davanti ai cancelli della fabbrica.

IN BORSA – Per quanto riguarda il fronte finanziario, dopo lo scivolone di martedì (3,69%), giorno dell’annuncio dei conti del 2009, il Lingotto ha chiuso ancora in calo (-0,79% a 9,46%).

Redazione online
26 gennaio 2010

fonte: http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_26/fiat-pomigliano-termini_53afca00-0a65-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml

NUOVO ORDINE MONDIALE – La guerra ambientale è già cominciata. Intervista al generale Fabio Mini

di un anno fa, ma sempre utile da rileggere

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La guerra ambientale è già cominciata. Intervista al generale Fabio Mini

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Abbiamo già parlato in altri post di quest’intervista al generale Fabio Mini, realizzata da un’emittente veneta (RADIO BASE) il 21 febbraio 2008. Potete ascoltare questa intervista in streaming o leggere la trascrizione in basso.

Intervista al Gen. Fabio Mini.
di Radio Base, 21 febbraio 2008.

(Trascrizione a cura di www.luogocomune.net)

Intervistatrice: Buongiorno Generale Fabio Mini, una cortesia si può presentare, per cortesia, da solo: lei di che cosa si occupa e che cosa fa?

Gen. Mini: Beh sono un generale in cosiddetta ausiliaria, noi generali non andiamo mai in pensione: transitiamo dal servizio attivo a uno stato intermedio in cui siamo a disposizione dell’amministrazione e poi passiamo nella Riserva, che comunque sono tutti eufemismi per la pensione quindi sono un generale in pensione e mi occupo di collaborazione e diffusione su temi strategici, scrivo libri, faccio conferenze, do qualche consiglio a qualcuno che non li vuole e che non li vuole comunque ascoltare, ma io ci provo lo stesso, e mi sono impegnato anche un po’ nel campo, così, del sostegno umanitario: ho fondato insieme ad amici un’associazione che si chiama Peace Generation.

Intervistatrice: Ecco senta generale quando lei era attivo, mi sembra che sia più attivo anche adesso, ma quando era attivo in che settori soprattutto lavorava dal punto di vista militare?

Gen. Mini: Dal punto di vista militare ho avuto tre grandi branche; una branca è stata quella di interesse, una branca è stata quella della comunicazione: io ho fatto il portavoce del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito così come dello Stato Maggiore della Difesa. La seconda branca è stata quella logistica: mi sono occupato anche di contratti, contrattistica in questa maniera; la terza è quella che mi ha preso più la parte sostanziale della vita operativa è stata quella appunto operativa: ho comandato le unità dei Vespri Siciliani, ho comandato tutti i tipi di unità bersaglieri, vengo dai bersaglieri, e poi ho comandato il contingente internazionale, la forza internazionale di pace in Kosovo, che è KFOR. Ho fatto il Capo di Stato Maggiore della NATO in Sud Europa, quindi ho avuto parecchi incarichi; sono stato in Cina per tre anni come addetto militare, sono stato in America per altri due anni come integrato in una unità americana e così ho avuto moltissime esperienze.

Intervistatrice: C’è un suo articolo molto interessante sul numero di Limes che intitolava “Il clima dell’energia, il tempo che farà, le guerre dei tubi, l’Italia a rischio”. Ecco il titolo che lei ha dato è “Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata”; vorrei cominciare con questa frase che lei ha scritto: “la guerra ambientale in qualunque forma è proibita da leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali” e poi sotto c’è scritto: “la guerra ambientale è oggi definita come l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale come il clima i fenomeni meteorologici gli equilibri dell’atmosfera della ionosfera della magnetosfera le piattaforme tettoniche etc…, allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche, psicosociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione”. Di cosa stiamo parlando, generale? Di cosa stiamo parlando ieri, di cosa stiamo parlando oggi e di cosa stiamo parlando del futuro?

Gen. Mini: Il senso dell’argomento fondamentale è questo, che poi è anche la mia tesi: la guerra è cambiata, cioè non ci possiamo più tenere attaccati al concetto di guerra tradizionale quando c’era uno che sparava contro un altro. E’ cambiata non soltanto perchè gli interlocutori della guerra o anche i cointeressati alla guerra sono moltissimi; è cambiato perchè i sistemi d’arma sono cambiati: non ci sono più soltanto fucili o missili adesso ci sono anche altri tipi di arma. Una arma fondamentale che nella guerra moderna o in questa guerra globale ha assunto una rilevanza fondamentale è proprio l’arma psicologica o comunque l’arma dell’influenza che può essere esercitata con tutto quindi l’ambiente inteso come sistema ecologico, nel quale noi viviamo e dal quale noi dipendiamo, è diventato un attore principale, non è soltanto una cornice, è un attore principale della guerra, può essere addirittura un obiettivo ma può essere anche uno strumento e questo è il concetto fondamentale.

Intervistatrice: Ecco senta, io vado sempre avanti con il suo articolo, a pagina 82 lei scrive: “Tutti fingono di credere che le devastanti esplosioni delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki siano state le prime ed ultime della storia militare, eppure tutti sanno che da allora ci sono già state più di 1.000 esplosioni nucleari nel sottosuolo, nelle profondità degli oceani, in superficie e nello spazio e queste possono provocare per esempio degli tsunami”. Che cosa voleva dire qui generale?

Gen. Mini: Volevo dire che quando si pensa che un certo sistema d’arma come l’ordigno nucleare, con le leggi con le convenzioni internazionali, è stato limitato è vero che è stato limitato però si sono sviluppate altre utilizzazioni anche dello strumento nucleare ed oltre lo strumento nucleare anche di quello magnetoelettrico.

Intervistatrice: Quindi io posso con le… mi scusi se la interrompo: quindi io posso con un esplosione, un esperimento, creare un sisma anche in qualche modo voluto.

Gen. Mini: Ma assolutamente vero, nel senso che questo non è ormai una fantasia o una illazione, sono cose ormai che sono tecnicamente e scientificamente provate. Quello che manca è la prova che qualcuno deliberatamente lo abbia già fatto, però se si vanno a vedere quali sono le linee di frattura o le faglie che ci sono nella crosta terrestre e si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare e alimentare e provocare addirittura lo tsunami; ma adesso lo tsumani è una forma così che tutti quanti conoscono ma i terremoti in genere possono essere in questo senso…

Intervistatrice: Ecco scusi, io la interrompo sempre perchè… negli ultimi anni io ho fatto delle ricerche e ho sempre visto proprio facendo delle tabelle di raffronto che dove c’erano state delle esplosioni sotterranee, io ho seguito anche alcune esplosioni che venivano fatte dai francesi nel Sahara, poi Mururoa, poi in India e in Pakistan, poi a breve distanza venivano fuori dei terremoti quindi a volte erano sperimentazini quindi si può anche pensare che si possano creare al di là dei terremoti anche dei sisma, anche delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, cioè degli scienziati in questo caso molto bravi ma in negativo possono in qualche modo condizionare l’ambiente e quindi l’economia anche di un Paese.

Gen. Mini: Ma assolutamente sì cioè questa è una capacità tecnica, tecnico operativa, che esiste. Adesso io ripeto non ho prova provata che ci sia stato un cosiddetto esperimento o nucleare o convenzionale che abbia provocato un reale terremoto, però la parte tecnica c’è ed io sono anche abbastanza pessimista dal punto di vista militare perchè in 45 anni di carriera militare in giro per il mondo ne ho viste di tutti i colori su quello che riusciamo a combinare, cosa riesce a combinare la fantasia umana, bene io sono veramente pessimista nel fatto di dire che probabilmente c’è qualcuno che ci ha già provato a fare di queste cose; non so dove non so quando ma certamente non nei casi, io penso e spero, nei casi che lei ha seguito perchè in genere quando si fanno queste operazioni si sa benissimo qual è il danno, la conseguenza che si vuole provocare, e non si vuole certo far risalire all’attore o a colui che lo ha provocato percui se lei ha seguito degli esperimenti che erano già stati preannunciati o annunciati questi probabilmente sono o casuali, le conseguenze sono o casuali oppure non volute. Però chi è che vuole farlo veramente ha la capacità tecnica di farlo, lo può fare.

Intervistatrice: Ecco lei ha citato un esempio molto interessante: negli anni ’40 un professore australiano, vuole raccontare questa cosa che lei ha seguito, che faceva questi esperimenti, ai nostri ascoltatori?

Gen. Mini: Mah insomma questo è un professore israeliano che si è messo a fare… era australiano, più che altro neozelandese, faceva questi esperimenti, vedeva quali erano le incidenze di questi fenomeni e si è accorto che si potevano provocare…

Intervistatrice: …delle onde anomale, no, mi diceva?

Gen. Mini: …potevano fare delle onde anomale, lui le ha provocate: al largo di Aukland lui ha provocato delle onde anomale, dei piccoli tsunami; in realtà erano soltanto fenomeni di onde che venivano, che montavano per conto proprio, e lui c’è riuscito in maniera controllata in maniera limitata ma c’è riuscito e ci è riuscito talmente bene che poi è sparito per un periodo dalla circolazione ma nel frattempo era stato contattato dagli Stati Uniti i quali sempre da un punto di vista tecnico-scientifico volevano vedere quali erano le possibili applicazioni di questo tipo di nuova, parliamo degli anni ’40 subito dopo la guerra, di questa nuova arma in una eventuale difesa o comunque offesa contro un eventuale nemico. Lui sembra che non abbia aderito alla parte militare di questo progetto, sembra, ma ovviamente i dati che lui aveva erano a disposizione di tutti anche perhè lui, quella volta, lavorava in Australia per conto della Università della Neozelanda ma chi gestiva i fondi dati a questo progetto erano Gran Bretagna e Stati Uniti.

Intervistatrice: Senta Gen. Mini lei, nel suo articolo, che tra l’altro posso dirlo a chi ci sta ascoltando, noi stiamo consigliando a tutti di leggerlo, proprio anche a quelli che da anni lavorano su queste cose e molte volte anche incontrando delle diffidenze. Lei parla anche di questo centro in Alaska che conosciamo tutti, HAARP, il quale lavora sulle onde ad alta frequenza, questo è finanziato… e su questo si è sempre pensato che potesse influire sul clima; ecco vogliamo parlare… lei ne parla nel suo articolo.

Gen. Mini: Sì ne parlo perchè in effetti è una di quelle evoluzioni della ricerca sulle onde a bassissima frequenza e altissima frequenza, sono i due estremi, per la loro capacità praticamente di superare gli ostacoli, di non essere influenzati dalla curvatura terrestre, di non essere influenzati da ostacoli di varia natura… è quello quindi di modificare, di poter modificare l’assetto anche atomico delle cose. Bene questi generatori ovviamente di queste onde elettromagnetiche particolari, ovviamente chi è che li gestisce dice che sono per tutt’altra natura che non hanno questo tipo di capacità…

Intervistatrice: …sì qualcuno diceva che volevano creare una specie di scudo per difendere la terra dal discorso dell’ozono mi pare… c’erano delle motivazioni che nessuno credeva poi tra l’altro…

Gen. Mini: Sì francamente diventano anche poco credibili. Sa che cos’è, mantengono una certa dose di credibilità perchè nessuno sa veramente di che cosa si tratta percui se una fonte autorevole dice, come un governo, dice “no, noi non stiamo facendo questi esperimenti per questo ma lo facciamo per motivi difensivi e non turbiamo, alteriamo l’equilibrio ecologico di nessuno, tutti quanti tendono a crederci; soltanto che negli ultimi 15 – 20 anni ormai questo livello di fiducia sulla parola incomincia a scadere un po’ insomma, ecco queste onde elettromagnetiche hanno la capacità di interferire e quindi di addirittura di provocare delle alterazioni meteorologiche focalizzate in determinati punti che poi possono montare per conto proprio…

Intervistatrice: Ecco, Generale Mini, tra l’altro noi abbiamo raccolto negli anni, negli ultimi anni, delle proteste da parte per esempio di Paesi come la Russia, come la Cina ma anche altri Paesi che lamentavano, a parte che anche i russi sanno condizionare molto bene il clima anche loro hanno delle possibilità insomma in questo senso di creare dei fenomeni meteorologici, accusavano proprio che certe situazioni meteorologiche di aridità, di siccità o di eccessiva pioggia o di eccessivo freddo, come sta succedendo adesso in Cina, potessero essere provocate artificialmente; avevano fatto una denuncia nazionale, internazionale, dicendo c’è qualcuno dietro tutta questa operazione per creare problemi alla situazione economica di un paese. Lei che cosa risponde di fronte a questo? Lei non ha le prove però a livello, così, di momento…

Gen. Mini: A livello così di momento proprio di riflessione, di una riflessione….

Intervistatrice: Certo, non è tanto fuori di norma insomma questa cosa…


Gen. Mini: Non è al di fuori della norma, come ripeto, anche questo campo, cioè, è un campo in cui la parte tecnica è molto avanzata; ora quando si parla che, si pensa che il programma Owning the Weather 2015, voglio dire… no 2025 addirittura, è partito nel 1999; oggi siamo nel 2008 quindi sono già passati 10 anni e questo obiettivo di possedere il tempo meteorologico entro il 2025 a fini militari, questo è il programma perchè è finanziato dall’aeronautica militare statunitense non è finanziato da McDonald che vuole vendere gli hamburger, quindi questo è un programma che sta andando avanti e se tanto mi dà tanto, se l’obiettivo finale è al 2025, nel 2008 noi abbiamo già qualche risultato lo dobbiamo avere altrimenti chi è che investe i soldi avrebbe già chiuso i rubinetti dei fondi. Qundi ci sono già adesso delle capacità pratiche che possono essere sfruttate io dubito molto a livello di riflessione che ci sia qualcuno che intenzionalmente stia dirigendo queste armi contro un altro obiettivo. Dubito molto non perchè credo che gli uomini siano buoni, dubito molto che ne abbiano acquisito la capacità, però ho messo anche in evidenza nell’articolo la teoria, ma anche le supposte prove, che uno scienziato tecnico militare americano dà di queste cose e lui, secondo lui, i russi… lui attribuisce ai russi…

Intervistatrice: …Bearden mi pare…

Gen. Mini: …esatto sì, ma quello che si può attribuire ai russi si può attribuire agli Stati Uniti in maniera maggiore oggi, perchè gli hanno superati in molti campi, ma si può attribuire anche ai cinesi i quali intanto si stanno organizzando e attrezzando per questo; percui se lui pensa che ci siano stati già negli anni ’70 degli episodi di utilizzazione di queste onde elettromagnetiche per produrre puntuali fenomeni atmosferici sul territorio degli Stati Uniti, io penso che se lui, e lui è uno scienziato… tra l’altro scrive dappertutto è accreditato dalla organizzazione degli scienziati americani insomma, non dovrebbe essere un millantatore o un fesso. Percui prendendo anche… facendo la tara a quello che lui dice, dal punto di vista tecnico-scientifico già esiste questa capacità e questa possibilità; speriamo soltanto che non abbiano ancora raggiunto un livello tale, soprattutto di determinazione e dico da un certo punto di vista, di stupidità e cattiveria, da impiegarlo realmente pensando di far fuori un obiettivo o un nemico circoscritto senza allargare i danni ad altri che possono anche non essere nemici e possono anche…

Intervistatrice: …quindi diciamo, per concludere, noi possiamo concludere con quest’immagine su cui io voglio proprio la sua chiusura: io posso provocare, dal punto di vista climatico, una siccità in un paese quando ho l’intenzione di far, come si può dire, andare via una popolazione che in qualche modo mi possa essere di peso la faccio, non so, diventano dei profughi da un’altra parte perchè in quel Paese ci sono materie prime che m’interessano.

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può…

Intervistatrice: …questa è una guerra…

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può assolutamente escludere ed è una guerra.

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scarica in pdf “Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata” di Fabio Mini

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fonte:  http://www.climatrix.org/2009/12/la-guerra-ambientale-e-gia-cominciata.html

I bamboccioni a Brunetta: tutela e lavoro, 500 euro al mese non bastano / E c’è chi a 44 anni pretende la paghetta

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I bamboccioni a Brunetta: tutela
e lavoro, 500 euro al mese non bastano

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di Valentina Arcovio
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ROMA (26 gennaio) – «Noi bamboccioni italiani non vogliamo l’elemosina, chiediamo solo opportunità». Per i giovani, quelli che vivono a casa con mamma e papà, l’indipendenza non vale 500 euro al mese. La proposta provocatoria è stata lanciata due giorni fa dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: ridurre un po’ le pensioni per dare un assegno di 500 euro ai giovani che decidono finalmente di lasciare la casa dei genitori.

Nonostante le polemiche e le critiche, il ministro insiste: «L’Italia è un paese di ipocriti», in cui «si spende troppo per le pensioni e troppo poco per i giovani. Si parla di patto generazionale, soprattutto a sinistra» mentre occorre «una riflessione su noi stessi e sulla nostra organizzazione sociale».

La proposta di Brunetta però non è piaciuta, oltre che ai pensionati, neanche a loro, ai bamboccioni, anche se – sotto sotto – qualcuno di loro in fin dei conti non butterebbe di certo nel cestino la possibilità di un assegno mensile. La pensa così Giulia Di Francesco, 26 anni, e laureanda in Architettura all’Università di Roma 3. «Sono stanca di vivere con i miei genitori – racconta – e loro sono profondamente dispiaciuti di vedermi in difficoltà». Giulia, infatti, non resta in famiglia per scelta. La sua è una condizione obbligata. «E’ da anni – dice – che provo a fare stage in studi di architetti, ma i rimborsi sono davvero ridicoli. Ho fatto anche qualche lavoretto di tanto in tanto, come la commessa, la baby sitter o l’organizzatrice di feste. Ma niente di tutto questo mi ha permesso di essere completamente indipendente dai miei».

Ecco perché Giulia non disdegnerebbe un aiutino da parte di Brunetta. «Cinquecento euro al mese – dice – in una città come Roma servono a poco, ma perlomeno è un inizio. Io voglio la mia indipendenza più di quanto la desiderino i miei o il ministro Brunetta».

Per Valeria Bertuccio, 26 anni, laureata in Architettura, la sua vita da ”figlia” sta arrivando al capolinea. O almeno spera fiduciosa che sia così. Non in vista dei 500 euro mensili, ma grazie a un biglietto aereo solo andata per Madrid. Valeria, infatti, può essere definita come una bambocciona in fuga. «Con le prospettive che offre il nostro paese – dice – la cosa migliore che posso fare è andarmene in Spagna. Sono stanca di lavoretti mal pagati, di stage da sfruttamento che convenziona la stessa università pubblica. Vivo in famiglia, speriamo ancora per poco, ma non ho scelto io di vivere così». La stragrande maggioranza del popolo dei dipendenti da mamma e papà, infatti, non è contenta di non poter lasciare la casa dei genitori e vorrebbe dare una svolta alla propria vita.

Lo sa bene Eleonora Voltolina, direttrice del sito la Repubblica degli Stagisti, che di storie così ne ha sentite davvero tante. «Il popolo dei bamboccioni – dice – è composto da un 90 per cento che è costretto a vivere così e da un piccolissimo 10 per cento che trova comodo non lasciare mamma e papà». Se ci fossero 500 euro al mese? «Non vogliamo provocazioni – dice – o assegni statali. Vogliamo essere tutelati: lo Stato deve metterci nella posizione di trovare lavoro e di rifiutare proposte salariali imbarazzanti».

Il rischio, infatti, di ironizzare è quello di creare una nuova generazione demotivata e priva di ambizioni. Come nel caso di Pasquale, 21 anni, disoccupato. «Ho scelto di non andare all’università – racconta – perché non avevo voglia di continuare a studiare per poi ritornare ad essere disoccupato». Per il 21enne calabrese provare ad entrare nell’esercito rappresenta l’unica via d’uscita da casa. «Non posso mica aspettare i 500 euro di Brunetta – dice – che alla fine non servirebbero proprio a nulla se non a fare arrabbiare i miei nonni». Ora Pasquale aspetta con ansia quella chiamata alle armi, l’unica via di fuga da un «bamboccionamento a vita».

La provocazione di Brunetta ha fatto anche arrabbiare, e non poco, Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, nonché membro attivo dei gruppo Coalizione Generazionale per una nuova politica under35, Io Non Voglio il Posto Fisso e Generazione Mille Euro. Tutti gruppi di giovani italiani che vogliono prendere in mano le redini della propria vita. Sulla provocazione di Brunetta, Bolognini risponde dicendo «non vogliamo l’elemosina, chiediamo solo opportunità». Come dire: l’indipendenza non vale 500 euro. Lo hanno capito anche altri paesi europei che, anziché regalare, un assegno mensile hanno messo in atto serie misure «anti-bamboccioni».

La Spagna, ad esempio, ha istituito gli affitti di emancipazione. Si tratta di un contributo per i giovani lavoratori che lasciano casa di mamma e papà. A Parigi, invece, stanno progettando appartamenti in grado di ospitare in maniera dignitosa più giovani alla volta, in modo tale che ognuno possa avere il proprio bagno e i propri spazi di libertà. In Svezia è allo studio un “piano casa” con lo scopo di costruire nuovi appartamenti con affitti controllati.

Tutt’altro discorso in Olanda dove la tutela dei giovani è il principio guida che ispirano le politiche del Welfare. Lo racconta con entusiasmo Francesco Cerisoli, presidente dell’Associazione Precari Italiani, nonché cervello in fuga dall’Italia. «Qui in Olanda – dice – non ci sono particolari incentivi: i giovani se ne vanno di casa di regola a 20 anni e quasi nessuno ci resta oltre ai 25 perché possono farlo». In Olanda semplicemente si lavora e si guadagna di più. «Il mio stipendio – dice il ricercatore – è il doppio di quanto prenderei, sempre se trovassi lavoro, in Italia. Qui è più facile non essere bamboccioni».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89022&sez=HOME_INITALIA

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E c’è chi a 44 anni pretende la paghetta

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di Valentina Arcovio
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ROMA (26 gennaio) – Sfiduciati, un po’ depressi e con nessuna voglia di riprovarci. Quello che all’inizio può sembrare uno stile di vita provvisorio, a lungo andare può diventare una condizione permanente: patologicamente bamboccioni. E così si rischia di perdere gran parte della propria vita in attesa di una manna dal cielo che ribalti da sola la situazione. Una manna che il più delle volte non arriva finché alla fine ci si ritrova sdraiati sul lettino a parlare con uno psicologo. Di casi come questi Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma, ne ha visti tanti ed è proprio per questo che invita i giovani a «non cullarsi nella loro condizione di bamboccioni e a lottare per la propria indipendenza».

Emblematico è il caso
di un 44enne che viveva in famiglia con una mamma molto permissiva. «Pretendeva che i genitori – racconta la psicologa – lo mantenessero mentre lui viaggiava e pensava solo a divertirsi». Finché, dopo aver fatto i conti con la droga e dopo aver avuto una terribile esperienza in carcere, ha deciso di chiedere aiuto a un esperto.

«Questo è ovviamente un caso estremo – precisa Oliverio Ferraris – che però serve a capire quanto sia pericoloso non emanciparsi dai genitori». Ci sono infatti storie molto meno drammatiche che pure raccontano la vita di giovani adulti che, per vivere a lungo come bamboccioni, alla fine hanno dovuto affrontare forme più o meno lievi di depressione. Come nel caso di una 32enne, figlia di genitori separati, che pretendeva una paghetta mensile.

«Prima voleva cantare – racconta la psicologa – poi voleva suonare il pianoforte. Si è iscritta all’università e dopo un po’ ha abbandonato anche gli studi. Nel frattempo, sfruttava i sensi di colpa dei genitori divorziati per ricattarli e farsi mantenere». Un altro esempio di bambocciona patologica. E anche in questo caso i soldi non sono stati una discriminante della condizione. Ecco perché la possibilità di usufruire di un sussidio statale di 500 euro al mese alla fine potrebbe trasformarsi in un boomerang. «All’inizio il problema può essere solo economico», dice Oliveiro Ferraris. «Ma quando un giovane – conclude – non riesce a realizzare le proprie ambizioni deve avere la maturità di cercare una strada alternativa. Essere bamboccioni a vita porta inevitabilmente all’instabilità e alla depressione».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=25987&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

CASO BERTOLASO – Aiuti ad Haiti, lo sfogo della Clinton: “Profondamente ferita dalle critiche”

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Il segretario di Stato americano torna sulle parole pronunciate (e poi rettificate) da Bertolaso
Poco dopo una nota del presidente del Consiglio italiano: “Intervento Usa generoso e tempestivo”

Aiuti ad Haiti, lo sfogo della Clinton
“Profondamente ferita dalle critiche”

E Berlusconi: “La posizione del governo è quella di Frattini, le polemiche sono alle spalle”
L’Onu: “Abbiamo apprezzato la chiarezza della posizione del premier e del ministro degli Esteri”

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Haiti/ Clinton "profondamente ferita" per critiche ad aiuti Hillary Clinton

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WASHINGTON – Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto di essere rimasta profondamente ferita per le critiche italiane alle operazioni di soccorso statunitensi ad Haiti, espresse – anche se poi rettificate – dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E alla numero uno della diplomazia americana risponde, con una nota, Silvio Berlusconi: “La posizione del governo – precisa il premier – è quella espressa da Frattini”. Che già ieri aveva preso le distanze dalle parole di Bertolaso.
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Secondo Berlusconi, sul terremoto nel paese caraibico “la risposta è stata rapida, ma senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell’assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche, partendo dall’assunto che tutti sono impegnati in buona fede ad aiutare la popolazione di Haiti”.
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Quanto alle parole odierne della Clinton, il presidente del Consiglio invita a ricordare le parole dette già ieri dal ministro degli Esteri. “Le polemiche sono alle spalle – conclude – ora  il momento di mettere da parte tali questioni e rafforzare l’azione di sostegno alla popolazione di Haiti, un compito enorme nel quale tutta la comunità internazionale deve fare la sua parte e nel cui svolgimento il ruolo delle Nazioni Unite, come sempre, resta cruciale”.
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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “ha chiarito qual è la posizione italiana sulle operazioni di soccorso ad Haiti”, ha detto il portavoce del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, Martin Nesirky. E quindi le Nazioni Unite – ha detto Nesirky – “non vedono il bisogno di commentare le dichiarazioni” di Guido Bertolaso. “Oltre a quella del premier, abbiamo apprezzato anche la chiarezza della posizione del ministro degli Esteri”, Franco Frattini, ha aggiunto il portavoce. Il portavoce ha infine sottolineato come “tutti hanno preso atto di quanto sia difficile la situazione ad Haiti, senza precedenti (nella storia dell’organizzazione internazionale)”. A parere del portavoce “ora la coordinazione nei soccorsi è migliorata, e sta funzionando”.
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26 gennaio 2010
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BONDI % SIAE – Caro Sandro, congratulazioni per l’equo compenso!

Rubacchiamo dal blog del nostro amico frate, Padre Beppe Giunti. Il suo blog egli lo definisce “una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita”. Passate a trovarlo! CLICCA QUI

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RIDENDO CASTIGAT MORES (usate il traduttore di Google)

Condivido, sorrido, ma un sottile brivido di preoccupazione mi passa sulla schiena!

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Caro Sandro, congratulazioni per l’equo compenso!

Alcuni personaggi un po’ improbabili si complimentano con il ministro Bondi per aver esteso l’equo compenso e aumentato la “tassa Siae” agli italiani.

[ZEUS Newswww.zeusnews.com – 25-01-2010]

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Da alcuni giorni (anzi, da alcune notti) stiamo ricevendo dei fax palesemente falsi ma assolutamente divertenti e che soprattutto dovrebbero far riflettere sulla recente estensione della tassa dell’equo compenso a cellulari e Pc, a tutto beneficio della Siae.

Alla vicenda abbiamo già dedicato un articolo e intitolato una newsletter, ma la cosa sembra essere già passata nel dimenticatoio, sia a livello nazionale, sia nel campo stesso dell’information technology, sostituita da notizie più recenti.

Per questo motivo una anonima ma divertente mano, con l’arma della satira, sta cercando di tenere vivo l’argomento, e lo sta facendo in un modo decisamente inusuale: l’invio notturno di fax. Come anticipato, sono dei documenti assolutamente falsi, indirizzati al ministro Sandro Bondi, congratulandosi per aver approvato la legge sull’equo compenso.

Il primo fax, scritto in un italiano molto raffazzonato, sembrerebbe provenire dal gestore di un sito di ecommerce che si congratula con Sandro Bondi per l’approvazione della legge: questo gli consentirà di vendere a prezzi vantaggiosi agli utenti italiani. “Noi 100 Dvd di vendiamo a 19 euro e voi ci mettete 40 euro di tasse; 100 Cd a 13 euro con quasi 30 euro di tasse […] Con questa legge della Siae per voi costa di più uscire di casa per comprare 20 Dvd in negozio che comprare i Dvd da noi in Lussemburgo”.

Il secondo fax, giunto in redazione la notte successiva, è firmato dal (sedicente) assessore ai trasporti del Comune di Roma (anch’esso palesemente falso). L’autore, sempre rivolgendosi a Bondi, inizia con un cordialissimo “Ciao Sandro”, e anche in questo caso si tratta di una (finta) lettera di congratulazioni.

L’assessore però ha “l’ingrato compito di far quadrare il bilancio” relativo alle multe per infrazioni stradali. Così si rivolge a Bondi “avendo saputo della sua trovata: la multa preventiva. […] Far pagare la Siae a prescindere dell’uso che verrà fatto delle memorie è semplicemente geniale”. E allora il finto assessore si inventa una multa preventiva anche per gli automobilisti, risanando il bilancio.

Ma vale la pena leggere fino in fondo il divertente fax: “Non posso che confessare la mia totale impreparazione nel riuscire a far passare una tale manovra sotto silenzio o quasi da parte degli organi di informazione. […] Sandro, francamente l’hai studiata a tavolino, hai avuto culo o un mix di entrambi?”

Infine la terza notte è arrivato in redazione un terzo fax, anche stavolta chiaramente fasullo, firmato niente meno che dal (sedicente) direttore generale della Siae. Si inizia sempre con un “Sandro carissimo”, ma stavolta la lettera è un bonario rimprovero: “Maremma maiala, s’era detto di includere tutti i sistemi di calcolo dotati di memoria, tra cui anche quelli elettromeccanici e meccanici, fino al pallottoliere.”

E invece il pallottoliere è rimasto fuori, da cui la reazione del “direttore”: “Non l’avrai mica fatto per paura della reazione dei media? Hai visto benissimo che s’è risolto tutto nel silenzio generale”. “Mi raccomando, correggi questa bozza del cavolo, o mettiti subito al lavoro per una nuova legge”.

Tre fax satirici che purtroppo descrivono molto bene la verità dei fatti. Stanotte ne arriverà un quarto?

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fonte:  http://www.fratemobile.net/

MILANO – Binario 21, dai treni delle deportazioni al Memoriale: posata la prima pietra

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

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Binario 21, dai treni delle deportazioni al Memoriale: posata la prima pietra

La cerimonia in stazione Centrale a Milano. Napolitano: «Una testimonianza che dovrà rimanere quale monito»

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MILANO – Prima la recita del kaddish, la tradizionale preghiera ebraica dei morti, e la struggente testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. Poi la cerimonia della posa della prima pietra del Memoriale della Shoah di Milano. C’erano tutte le autorità civili cittadine, alla Stazione Centrale di Milano, per l’iniziativa legata alla Giornata della Memoria: il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà, il presidente lombardo Roberto Formigoni e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. Sul famigerato binario 21, da dove partivano ebrei e prigionieri politici diretti ai campi di sterminio, sono stati collocati due vagoni in legno, identici a quelli che trasportarono migliaia di deportati nei campi di concentramento nazisti.

MEMORIALE – In questa ala dello scalo ferroviario milanese, tra due anni, sorgerà un luogo insieme di testimonianza storica e di meditazione. «Sarà un luogo di studio e di scambio, per discutere, capire e meditare», ha affermato il presidente della Fondazione Memoriale Shoah Ferruccio de Bortoli. «Oggi siamo qui – ha aggiunto – perché vogliamo sforzarci di costruire una memoria vivente e non morta, che non scivoli nella retorica». Negli spazi del lato est della Centrale vedranno la luce una biblioteca e un luogo di preghiera e raccoglimento per tutte le espressioni religiose e di fede. La superficie del Memoriale si estenderá per circa 7 mila metri quadri e prevede due parti connesse, ma diverse nelle funzioni: una di vero e proprio memoriale, riportata alle condizioni degli anni fra il 1941 e il 1945; l’altra parte è destinata a diventare un centro studi.

 Liliana Segre (la prima a sinistra), sopravvissuta ad  Auschwitz, partecipa alla  cerimonia di posa della prima pietra  del  Memoriale della Shoah  nella stazione di Milano (Ansa)
Liliana Segre (la prima a sinistra), sopravvissuta ad Auschwitz, partecipa alla cerimonia di posa della prima pietra del Memoriale della Shoah nella stazione di Milano (Ansa)

«Questa struttura avrà grande importanza in campo educativo per le nuove generazioni» ha spiegato il vicepresidente della Fondazione, Roberto Jarach, che ha poi ringraziato gli enti pubblici e privati che hanno sostenuto il progetto. «Tuttavia, per completare i lavori -continua- sono necessari ulteriori investimenti per 6 milioni di euro». Il progetto del Memoriale è nato nel 2002. Nel 2007 la nascita della Fondazione dedicata che nel 2008 firma un accordo con le Ferrovie per la cessione degli spazi sottostanti al Binario 21. L’obbietrtivo è realizzare il Memoriale nelle stesse aree in cui avvenivano le deportazioni. Mauro Moretti, ad delle Ferrovie dello Stato, ha sottolineato come «Uno spazio della stazione Centrale – dice Mauro Moretti, ad delle Ferrovie dello Stato – dimenticato e chiuso per anni, torna a testimoniare la tragedia più grave della storia contemporanea».

«IL DOVERE DELLA TESTIMONIANZA» – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto in un messaggio il suo plauso per la realizzazione del Memoriale: «Un’opera altamente significativa quale luogo di testimonianza di un evento tragico che dovrà per sempre rimanere quale monito nella memoria delle generazioni future». Il capo dello Stato ha ricordato «con commozione» la visita che fece tre anni fa nei sotterranei della Stazione Centrale, nel punto dove partivano i treni blindati diretti ai campi di sterminio. «Peccheremmo di colpevole indifferenza – ha ammonito Napolitano – se non adempissimo quello che ci si presenta come un dovere: non dimenticare ciò che è stato in una fosca stagione della nostra storia. Così come non dimentichiamo il grande stuolo dei giusti italiani che, a rischio della loro stessa vita, contribuirono a salvare molte migliaia di ebrei, non soltanto italiani. Fu la loro un’opera di riscatto per il nostro popolo». Non dimenticare la Shoah, e quindi operare tutto il possibile perché ciò possa avvenire, sostiene ancora Napolitano, è «un alto valore civile».

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Redazione online
26 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_26/giornata_memoria_celebrazioni_82445230-0a7b-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml