Archivio | gennaio 29, 2010

MACERATA – Disoccupato si uccide tre ore prima di essere sfrattato

Disoccupato si uccide tre ore
prima di essere sfrattato

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MACERATA (29 gennaio) – Fausto F., 55 anni, ex operaio tagliatore in un’azienda calzaturiera rimasto disoccupato, si è ucciso ieri a Civitanova Marche (Macerata) lanciandosi da una finestra di casa tre ore prima che l’ufficiale giudiziario gli notificasse lo sfratto esecutivo. Ha telefonato alla moglie, e al figlio di 27 anni, in quel momento assenti, e poi si è gettato nel vuoto, dal secondo piano dell’alloggio popolare che avrebbe dovuto lasciare per morosità.

«Non ce la faccio più, mi dispiace», ha detto ai suoi prima di farla finita. Erano le 16 di ieri. Meno di tre ore dopo, quando l’ufficiale giudiziario, ignaro di tutto, ha guadagnato via Verga con la pratica in mano ha trovato il corpo senza vita disteso sull’asfalto.

«Non si può morire per una casa»,
ha detto il segretario provinciale della Cgil di Macerata Aldo Benfatto aggiungendo che se Fausto F. avesse potuto raggranellare i 200 euro in più per il nuovo canone di affitto, salito da 178 a 324 euro mensili, forse sarebbe ancora vivo. «Non vogliamo fare polemica nei confronti di nessuno – ha aggiunto – solo invitare a riflettere sul fatto che sarebbero bastati pochi soldi per arrestare la procedura di sfratto. E che una soluzione alternativa, un alloggio-ponte, non sono stati trovati».

La storia del disoccupato marchigiano è simile a quella di altri lavoratori del distretto calzaturiero maceratese-fermano. Fino al 2007 la qualifica di tagliatore, molto richiesta, aveva garantito a Fausto F. un reddito sufficiente a mantenere la famiglia. Poi, con la prima grande crisi del settore, ha perso il posto fisso.

Negli ultimi tre anni si è arrangiato con impieghi saltuari, ma nei mesi scorsi anche questa rete protettiva era venuta meno. Sempre più isolato, oppresso dalle difficoltà economiche, depresso, l’operaio ha vissuto come un trauma l’aumento del canone d’affitto e il preavviso di sfratto, per un debito complessivo di 8.600 euro.

Agli enti locali e alle parti sociali la Cgil chiede maggiore attenzione alle politiche abitative per le categorie che in questo momento vivono una vera emergenza sociale.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89401&sez=HOME_INITALIA

MEDICINA – Aids, molecola capace di fermare il virus scoperta da ricercatori italiani

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Aids, molecola capace di fermare il virus scoperta da ricercatori italiani

Dallo studio speranze per nuovi farmaci per uso locale Depositata domanda di brevetto europeo

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MILANO (29 gennaio) – È stata sintetizzata una nuova molecola capace di bloccare la trasmissione del virus Hiv nell’uomo, e che potrebbe quindi evitare che l’infezione dell’Aids si propaghi. Lo hanno fatto i ricercatori dell’università degli Studi di Milano in collaborazione con il Centro Csic di Siviglia e l’Istituto Ibs di Grenoble.
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La molecola è simile agli zuccheri presenti sulla superficie del virus Hiv, e per questo motivo viene riconosciuta da una “proteina-recettore” presente nelle cellule del nostro sistema immunitario: in questo modo, le “sentinelle” dell’immunità si legano ad essa e bloccano l’ingresso del virus attraverso le mucose del corpo. «I risultati preliminari – hanno detto i ricercatori – indicano una buona efficienza della molecola contro ceppi virali diversi, e lo studio pone le basi per lo sviluppo e l’ottimizzazione di nuovi farmaci virali ad uso topico», ovvero locale.
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Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Acts Chemical Biology, e sull’uso della molecola è stata depositata una domanda di brevetto europeo da parte dei tre Istituti.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89391&sez=HOME_SCIENZA

STRINGIAMCI A COORTE! – Il Pdl chiama a raccolta i suoi deputati “Tutti al voto per il legittimo impedimento”

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La lettera: “Legge importante per il premier. Garantite la vostra presenza senza alcuna eccezione”
Il testo pubblicato sul sito di Di Pietro: “Parlamentari precettati. I firmatari? Sono due furbacchiotti”

Il Pdl chiama a raccolta i suoi deputati
“Tutti al voto per il legittimo impedimento”

La comunicazione ricorda da vicino quella che veniva utilizzata dal Pci con un annuncio in grassetto pubblicato nelle pagine interne dell’Unità

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Il Pdl chiama a raccolta i suoi deputati "Tutti al voto per  il legittimo impedimento" La lettera firmata da Cicchitto e Bocchino

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ROMA – Una “comunicazione di servizio” con la quale si invitano i colleghi del Pdl a essere presenti dal 2 febbraio in poi, nei giorni in cui si voterà il legittimo impedimento. Una “letterina” con un richiamo all’ordine che fa infuriare Antonio di Pietro, che parla di “precettazione” dei parlamentari vista – a suo parere – l’importanza che la legge riveste per Silvio Berlusconi. Ma quella “letterina”, a ben guardare, riporta con la memoria indietro di tanti anni. Quando cioè era il Pci del 34% dei voti a invitare, con lessico analogo (“senza eccezione alcuna”), i parlamentari a essere presenti al voto. Il partito di Togliatti non transigeva sulla disciplina e, quand’era il caso, su qualche pagina interna dell’Unità compariva, in grassetto, l’annuncio: “I deputati e senatori devono essere presenti in Aula, senza eccezione alcuna”. Quando c’era scritto “senza eccezione”, significava che tutti i deputati dovevano presentarsi. Se invece c’era scritto “senza eccezione alcuna”, voleva dire che anche i membri della direzione del partito erano convocati. Ma torniamo a oggi.
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La lettera. “Caro collega, da martedì prossimo 2 febbraio a partire dalle ore l0 voteremo la legge sul legittimo impedimento. Non serve ricordarti l’importanza che questo appuntamento ha per il Pdl, il Presidente Berlusconi e il governo. Ti preghiamo pertanto di garantire la presenza per tutta la prossima settimana senza eccezione alcuna”. Firmato, Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino.
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L’attacco di Di Pietro. Per Di Pietro, “sono l’ebbrezza dell’impunità e il menefreghismo verso le istituzioni che hanno portato il capogruppo e il suo vice a confessare le reali motivazioni per cui la maggioranza parlamentare, succube di Berlusconi, vuole approvare la legge sul legittimo impedimento”. Una mossa che, secondo il leader dell’Idv, vale ai due il titolo di “furbacchioni”.
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“Importante solo per Berlusconi”. “Per stessa ammissione dei proponenti – continua Di Pietro – la legge sul legittimo impedimento non è una legge che serve a tutti i cittadini e al Paese, ma è ‘importante’ solo per il presidente Berlusconi. Per questa legge – aggiunge – i parlamentari del Pdl vengono letteralmente precettati. Come a dire: per tutte le altre cose che facciamo in Parlamento e per quelle volte che non ci occupiamo di leggi ad personam potete pure non venire, ma questa volta proprio no, dovete esserci ‘senza alcuna eccezione’, perché questa legge serve a Berlusconi”.
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29 gennaio 2010
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29 Gennaio 2010

La confessione

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Finalmente hanno confessato e noi ora possiamo fornire pure la prova scritta.

Sì, l’ebbrezza dell’impunità ed il menefreghismo verso le istituzioni hanno portato il Capogruppo e il suo vice del Popolo della Liberta’, Cicchitto e Bocchino, a confessare le reali motivazioni per cui la maggioranza parlamentare, succube di Berlusconi, vuole approvare la legge sul legittimo impedimento. Ecco la lettera autografa che i due furbacchioni hanno inviato ieri a tutti i deputati del Pdl. In essa si può leggere testualmente quanto segue:

Caro collega, da martedì prossimo 2 febbraio a partire dalle ore 10 voteremo la legge sul legittimo impedimento. Non serve ricordarti l’importanza che questo appuntamento ha per il PDL, il Presidente Berlusconi e il Governo e ti preghiamo pertanto di garantire la presenza per tutta la prossima settimana senza eccezione alcuna. Cordialmente. Firmato On. Fabrizio Cicchitto e On. Italo Bocchino“.

Dunque, per stessa ammissione dei proponenti, la legge sul “legittimo impedimento” non è una legge che serve a tutti i cittadini e al Paese ma è “importante” solo per “il Presidente Berlusconi”. Di più: per questa legge, i parlamentari del Pdl vengono letteralmente precettati (ti preghiamo di garantire la presenza in aula per tutta la prossima settimana senza alcuna eccezione). Come a dire: per tutte le altre cose che facciamo in Parlamento e per quelle volte che non ci occupiamo di leggi ad personam potete pure non venire, ma questa volta proprio no, dovete esserci “senza alcuna eccezione”, perché questa legge serve a Berlusconi.

Ecco a cosa è stato ridotto il Parlamento italiano: uno strumento ad uso e consumo di un regime piduista che ne ha snaturato ruolo e funzioni. I nostri parlamentari non hanno più alcuna libertà di scelta e – se vogliono sperare di essere rieletti (rectius rinominati dal Signore) – devono ubbidire tacendo e prostrandosi. Così faranno la settimana prossima anche tutti quei parlamentari del Pdl che affolleranno Montecitorio al contrario di ciò che è avvenuto questa settimana: siccome in Aula si discuteva di lavoro, ne mancavano quasi un centinaio. La settimana prossima, invece, volete scommettere che tutti insieme, ben intruppati e indottrinati, si presenteranno a Roma e lì, pronti ad umiliare il Parlamento e la Costituzione, all’unisono urleranno Sì, padrone”?
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fonte:  http://www.antoniodipietro.it/


“Sosteniamo la Costituzione”: Un sabato di sit-in del popolo viola

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LA LETTERA DI SCALFARO

“Sosteniamo la Costituzione”
Un sabato di sit-in del popolo viola

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ROMA – Sarà un sabato nel nome della Costituzione. Gli esponenti del No B-Day organizzano sit-in in decine di città italiane in difesa della Costituzione. A loro l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha voluto indirizzare un messaggio.
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“Nella mia qualità di  presidente dell’Associazione ‘Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla’, nata dal Comitato che promosse il referendum costituzionale del giugno 2006 – scrive Scalfaro-  esprimo soddisfazione per le numerose iniziative e manifestazioni di sostegno alla Costituzione repubblicana  e alla sua perdurante attualità, organizzate in un momento nel quale essa è nuovamente esposta sia al rischio di proposte di revisione non rispettose dei suoi valori e del suo impianto fondamentale, sia a una strisciante e quotidiana inosservanza dei suoi principi (prima di tutto quello dell’equilibrio tra i poteri costituzionali e dell’autonomia e indipendenza della funzione giurisdizionale). D’intesa con il  direttivo di “Salviamo la Costituzione”, che si è riunito a Roma il 26 gennaio, invito i comitati locali della nostra associazione a partecipare a queste iniziative.
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Invitiamo, in particolare, a sostenere l’iniziativa, promossa autorevolmente dai presidenti emeriti della Corte costituzionale Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky sotto l’egida di un gruppo di associazioni e movimenti della società civile, per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare tendente a integrare la festa nazionale del 2 giugno con un riferimento esplicito alla Costituzione, così da ridefinirla  come festa della Repubblica e della Costituzione.
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E’ un modo per  sottolineare lo stretto legame, storico e istituzionale, tra i due momenti fondanti della nostra convivenza civile, e per ricordare che la Costituzione è e resta  un sicuro punto di riferimento della grande maggioranza degli italiani, al di là delle divisioni politico-partitiche, come è stato confermato dal netto risultato del referendum del 25-26 giugno 2006 e da recenti sondaggi di opinione.
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La Costituzione può naturalmente, come essa stessa prevede, essere aggiornata e modificata, in modo da adeguare gli strumenti della nostra democrazia al mutare della realtà storica, politica e sociale: ma ciò deve avvenire in coerenza con i suoi principi e i suoi valori, anzi al fine di meglio attuarli e inverarli, e senza stravolgere il suo impianto fondamentale, che è garanzia dei diritti di tutti e di ciascuno e della effettività della nostra democrazia.
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Chiediamo infine -conclude l’ex presidente della Repubblica – ai nostri Comitati regionali e locali di valutare, in vista delle prossime elezioni regionali, l’opportunità di invitare tutti i candidati alla carica di presidente della Giunta regionale a sottoscrivere un documento col quale essi si impegnino – in caso di approvazione parlamentare di modifiche costituzionali che stravolgano i principi, i valori e l’impianto fondamentale della nostra Costituzione – a proporre al loro Consiglio regionale di esercitare la facoltà costituzionalmente prevista di promuovere il referendum previsto dall’art. 138 della Costituzione”.
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29 gennaio 2010
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QUANDO SI SOGNA SOLO LA ‘POLTRONA’ – La Polverini e gli attacchini di Forza Nuova

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La Polverini e gli attacchini di Forza Nuova

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di Mariagrazia Gerina

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L’uomo del giorno sta come un allenatore dietro ai ragazzi del comitato elettorale in maglietta «Con te». «Sorridete, c’avete ‘ste facce», li sprona in napoletano, mentre la candidata improvvisa uno sbarazzino cambio d’abito – via la giacca grigia, su la t-shirt. Pronta per il lancio del nuovo simbolo che tappezzerà i muri del Lazio.

Un disco rosso, proprio come quello di Sinistra democratica, che infatti grida al plagio. Con una strisciata tricolore. E un solo nome, quello della candidata presidente del centrodestra (e della sua lista civica): «Renata Polverini». «Il rosso è un colore deciso, mi ci riconosco, non può più essere appannaggio di una parte politica», rivendica lei.

Mentre il suo guru comunicativo, l’ex lothar Claudio Velardi, la guarda compiaciuto. È lui, ex uomo-macchina di D’Alema a Palazzo Chigi, che, con un certo scalpore, ha ideato logo, slogan, manifesti della candidata del centrodestra nel Lazio. Meno in evidenza, il personaggio che fa il saluto del legionario e sorride dal fondo del comitato. Anche se una certa notorietà gliel’ha data il docu- film Nazirock. Lui è quello che canta «cuore nero».

Si chiama Martin Avaro,
29 anni e una militanza in Forza Nuova, che lo ha portato alla ribalta per gli scontri alla Sapienza di Roma. E per il coinvolgimento nel processo contro i tifosi che misero a ferro e fuoco la città dopo la morte di Gabbo. «Ma a me hanno dato 20 giorni e solo per l’occupazione di uno stabile», chiarisce lui. Militanza politica. «Adesso ho lasciato perdere», assicura. Da un paio d’anni un’altra attività lo assorbe parecchio: le affissioni pubblicitarie. Ha cominciato con i manifesti di Forza Nuova, poi, con l’ascesa centrodestra, sono arrivate commesse più importanti: Antoniozzi, Scurria, Pallone.

E adesso è lui che sta affiggendo i manifesti di Renata Polverini sui muri della capitale. Velardi li pensa, Avaro si occupa di farli attacchinare dai suoi uomini. Organizzazione serrata, racconta chi li ha visti in azione. Con tanto di «squadra di controllo» pronta a intervenire al bisogno.

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29 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/94331/la_polverini_e_gli_attacchini_di_forza_nuova

EUTANASIA – Crisafulli: “Lasciato solo, vado a morire in Belgio”

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Crisafulli: lasciato solo, vado a morire in Belgio

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di Redattore Sociale.it

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Un viaggio fino in Belgio, per morire con un’iniezione letale. Il 9 febbraio, ad un anno esatto dalla morte di Eluana Englaro. Un viaggio «lontano dall’Italia», un paese che «fa schifo», per dare la morte ad un uomo che da anni – anche tramite la sua famiglia – chiede a gran voce l’aiuto e l’assistenza necessari per poter vivere. Perché per Salvatore Crisafulli, l’uomo che nel 2005 – nel clamore internazionale – uscì da quello che i medici avevano definito uno «stato vegetativo persistente», diventando col tempo un simbolo e una bandiera della voglia di vivere nonostante la sua gravissima disabilità, per lui sono state spese nel tempo solamente parole. «Chiacchiere, tutte inutili», dice ora il fratello Pietro, deluso, disperato. La famiglia Crisafulli ha fatto i conti nel tempo con un fiume di parole e di chiacchiere, un abisso di promesse, riunioni, lettere, deliberazioni, e perfino l’interessamento – negli anni scorsi – del presidente della Repubblica Napolitano, del premier Berlusconi, del sottosegretario alla Salute Roccella, del presidente della Regione Sicilia Lombardo, e con loro di una schiera di politici schierati «a difesa della vita».

Risultati? Praticamente nessuno: una manciata di ore di assistenza settimanali garantite. Più una presa in giro, che un’assistenza. C’è il fisioterapista, c’è l’infermiere, ma non c’è nessun piano individualizzato, nessuna possibilità reale di una seria assistenza domiciliare: «Non ci sono soldi», dicono dal comune e dalla regione, «Non possiamo fare nulla», dicono dal governo. E l’assistenza necessaria (24 ore, o almeno 12, al giorno) rimane un miraggio. E allora, ecco l’ultimo disperato tentativo: praticamente un ultimatum, per mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità.

La “sfida” allo Stato si chiama eutanasia: Salvatore Crisafulli morirà e il governo, le regioni, le Asl saranno ben contenti perché “potranno risparmiare”. Vicino Bruxelles, in una clinica, con la televisione belga a raccontare la vicenda. Il gesto estremo, disperato, finale. A meno che… A meno che, ma ormai non pare crederci neppure il fratello Pietro Crisafulli, non arrivi una risposta immediata e forte dal governo. Un decreto, come quello che un anno fa, di questi tempi, occupava le prime pagine dei giornali: quel decreto legge che avrebbe dovuto salvare la vita di Eluana Englaro e che si insabbiò di fronte alla contrarietà del capo dello Stato. Un decreto, vale a dire un segno del governoper garantire un’assistenza degna alle persone in stato vegetativo e a quelle con disabilità gravissime che vivono «abbandonate da tutti» nel silenzio delle loro abitazioni. Non altre promesse. No, quelle ci sono già state, e non hanno portato a niente.

«Parlano di vita, difendono la vita, ma la difendono solo a chiacchiere: dovrebbero vergognarsi», dice Pietro Crisafulli, che incalza: «Che lottiamo a fare per una vita così? Se non esiste soluzione, se non si può fare nulla, così come dicono, perché non ci sono soldi, e allora facciamoli morire e basta». Programmi individualizzati di assistenza domiciliare ne esistono, per rendere meno gravosa la situazione dell’intera famiglia Crisafulli, che già provata dall’esperienza di Salvatore ha dovuto fare i conti, alla vigilia del Natale appena trascorso, con un nuovo dramma, quello di Marcello. Fratello di Pietro e Salvatore, Marcello Crisafulli è stato investito a Catania il 24 dicembr. Un dramma nel dramma, nel mezzo dei giorni di festa, con le inevitabili conseguenze fisiche e psicologiche sull’intera famiglia. Aggravate, a fine anno, dalla sospensione a livello regionale del piccolo servizio di assistenza che garantiva la presenza di un operatore vicino a Salvatore per due ore al sabato e una alla domenica. E lui, venuto a sapere dell’incidente al fratello, dopo aver per lungo tempo gridato la sua voglia di vivere, ora ha deciso di lasciarsi andare.

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DISABILITA’

“Se l’assistenza domiciliare funziona, i malati spesso scelgono di vivere”

Fra i malati di Sla del Lazio nel 2005 solo un paziente su cinque sceglieva di continuare a vivere effettuando la tracheostomia: oggi sono diventati uno su due. Tortora (Viva la vita onlus): “Decidono di morire per non gravare sulle famiglie”

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da Redattore Sociale.it

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29 gennaio 2010

Occupato l’aeroporto di Cagliari: Protestano i lavoratori Alcoa

Occupato l’aeroporto di Cagliari
Protestano i lavoratori Alcoa

Bloccata per 3 ore la pista dello scalo. Alle 13 gli operai hanno tolto i blocchi

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CAGLIARI
I lavoratori dello stabilimento Alcoa
di Portovesme, che manifestano

Gli operai dell’Alcoa bloccano la strada statale 131

contro la decisione dell’azienda di fermare gli impianti per sei mesi, hanno occupato questa mattina l’aerostazione di Cagliari-Elmas bloccando anche la pista. L’aeroporto è stato chiuso, e i voli sono stati dirottati sugli scali di Olbia e Alghero. Gli operai hanno occupato il piazzale di manovra dei velivoli davanti all’aerostazione di Cagliari-Elmas bloccando di fatto tutta l’attività di volo: hanno imposto lo stop ai decolli a cominciare da un aereo della Ryanair con a bordo 131 passeggeri diretti a Treviso. La situazione s’è sbloccata dopo circa 3 ore, verso le 13: le tute blu hanno  tolto i blocchi dopo che il prefetto di Cagliari Giovanni Balsamo ha comunicato che Palazzo Chigi ha anticipato al 2 febbraio l’incontro con i vertici della multinazionale statunitense che ha annunciato lo stop degli impianti.

Gli operai erano partiti all’alba in 300 con le loro famiglie dal Sulcis e dopo aver percorso la statale 130 sono giunti nell’aeroporto del capoluogo bloccando le barriere dei metal-detector e impedendo l’imbarco dei passeggeri. «Chiediamo scusa per i disagi – hanno detto – ma siamo disperati». Il prefetto di Cagliari Giovanni Balsamo, il questore Salvatore Mulas e il sindaco di Elmas Walter Piscedda hanno tentato una mediazione con gli operai, con la polizia  pronta ad intervenire per lo sgombero forzato degli occupanti. «Le scorte di alluminio stanno finendo e vogliamo l’incontro con il Governo prima che la fabbrica chiuda», hanno ripetuto con insistenza i lavoratori.  E poi: «Questo è l’aereo che ci porterà a Roma» hanno detto all’arrivo, sulla pista di Cagliari, del primo aereo atterrato dopo la ripresa dell’attività, un Meridiana con 110 passeggeri a bordo.

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29 gennaio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201001articoli/51714girata.asp

STRANIERI – I vescovi a Berlusconi: «Delinquono come gli italiani»

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E SULLE REGIONALI: «VOTATE CHI DIFENDE DI PIU’ LA VITA E LA FAMIGLIA»

Stranieri, i vescovi a Berlusconi
«Delinquono come gli italiani»

Il segretario Cei: «Le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche»

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Il presidente della Cei Angelo Bagnasco (La Presse)
Il presidente della Cei Angelo Bagnasco (La Presse)

MILANO – «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche». Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, commenta così le frasi pronunciate dal premier Silvio Berlusconi a Rosarno su clandestini e criminalità che hanno suscitato non poche polemiche tra maggioranza e opposizione. Nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente, riunitosi a Roma, il segretario dei vescovi italiani ha anche invitato al rispetto della «dignità di ogni persona umana, che – ha detto – non può essere oggetto di pregiudizio o discriminazione». Forte il richiamo della Cei a «superare i conflitti e le tensioni» relative alla riforma della giustizia e ad osservare «il rispetto degli equilibri istituzionali nel quadro costituzionale». A riguardo, secondo monsignor Crociata, è necessaria la «ricerca del bene da parte di tutti». Un accenno poi anche alla situazione economica dell’Italia: «Ci sono segnali di ripresa sul piano finanziario ma è chiaro che sul piano più socialmente economico i problemi sono ancora presenti» in particolare per quanto riguarda «la disoccupazione e il lavoro» ha sottolineato Crociata.

REGIONALI – Quanto alle elezioni regionali, Crociata ha spiegato che i vescovi italiani non daranno indicazioni di voto ai cattolici. Ma, ha voluto precisare il segretario della Conferenza episcopale italiana, «il compito dei cittadini è eleggere le persone che meglio perseguono l’obiettivo del bene comune i cui valori e criteri sono la difesa della vita umana comunque si presenti, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli e il lavoro». Sulla scadenza delle elezioni regionali di marzo, «noi vescovi diciamo – ha chiarito Crociata – che si tratta di un momento di espressione alta della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e rivolgiamo in questo senso un appello alla responsabilità dei cittadini». «Nel far questo – ha aggiunto, sollecitato in particolare sul confronto che nel Lazio vedrà opposte la candidata del Pdl Renata Polverini e l’esponente dei Radicali, Emma Bonino – evidentemente l’indicazione che viene da parte nostra è quella di guardare alle esigenze generali più importanti e seguire quindi i criteri che permettono di realizzare il bene comune».

FIAT – Una conferenza stampa a tutto campo quella di monsignor Crociata, che ha illustrato anche la posizione dei vescovi di fronte alla prospettiva che vengano chiusi gli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese. «Conosciamo il dramma delle famiglie che avevano un lavoro e ora si trovano per strada. Dobbiamo raccogliere questo grido, non possiamo rimanere insensibili» ha detto il segretario di vescovi. «Non posso intervenire su questioni specifiche», ha precisato Crociata sempre in risposta alle domande dei giornalisti. «Credo che sia, molto semplicemente, auspicabile che si continui a cercare il modo di assicurare ancora il lavoro».

MAFIA – Da Crociata infine un chiarimento sulla posizione della Chiesa rispetto ai mafiosi. «Il nostro atteggiamento è l’invito al ravvedimento e alla conversione» ha detto Crociata, ribadendo la «condanna senza riserve nei confronti delle organizzazioni criminali e di chi ne fa parte» e ricordando che «c’è una contraddizione insanabile tra l’appartenenza a queste organizzazioni e la comunione con la Chiesa».

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Redazione online
29 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_29/cei-immigrati-regionali_bfae7a18-0cda-11df-a99f-00144f02aabe.shtml

BOLOGNA – Dalla: «Qui ci vuole Prodi. Questa è una città depressa»

Bologna e le dimissioni del sindaco. Il cantautore: «Delbono non doveva andarsene»

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Dalla: «Qui ci vuole Prodi.
Questa è una città depressa»

«So che intende fare il professore, ma lui è l’uomo giusto»

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Lucio Dalla (Epa)
Lucio Dalla (Epa)

BOLOGNA — Il bolognese più famoso al mondo sta preparando la sua casa, a un passo da san Petronio, per accogliere Mimmo Paladino, Luigi Ontani e altri amici scultori e pittori, in arrivo qui per Artefiera. La scrivania del suo studio ha un abbaino che dà sui tetti di Bologna, dove da ragazzo gli capitava di passare intere notti, come i gatti, «a sentire il profumo dei mangiari, i discorsi della gente, i rumori della città».

Lucio Dalla, cosa dice la città?
«Che qui ci vuole Romano Prodi. È un’idea che non è venuta solo a me. I bolognesi lo vogliono. Io l’ho sempre stimato, e soprattutto lo stima la gente. Prodi è stato un buon presidente del Consiglio; sarebbe un buon sindaco».

Lui fa sapere di non pensarci neanche.
«Temo anch’io che questa sia la sua attitudine, che voglia fare il professore, l’uomo che pensa. Però, al punto in cui siamo, o spunta fuori un giovane che ci sorprende, oppure Prodi è l’uomo giusto. Fare il sindaco è un mestiere difficilissimo, molto più che il politico. Per affrontare una realtà fluttuante come una città, per giunta in crisi, ci vuole una personalità fuori dall’ordinario: esperta, decisa, coraggiosa. Uno che “senta” Bologna».

Lei come «sente» oggi Bologna?
«Depressa, per la consapevolezza di non essere più la città di un tempo. Non si compiace neppure più di quel che rappresenta nell’immaginario italiano: la città dotta, grassa, godereccia. Non è più capitale culturale; infatti i concerti e le mostre importanti la “saltano”. A parte Artefiera, tutto è dimesso. Fané. La vicenda Delbono è grave proprio perché destabilizza una situazione già impoverita dalla scarsità di energia sociale e politica ».

Come valuta il quinquennio di Cofferati?
«Non ha lasciato il segno, ma non mi sento di incolpare lui. Al di là del giudizio sull’uomo, Cofferati ha avuto il coraggio di scelte che non hanno giovato alla sua popolarità ma neppure intaccato la sua coerenza. Io ho lavorato con lui, come avevo fatto con Guazzaloca e stavo facendo con Delbono—le regie al teatro comunale, l’impegno per Bologna capitale Unesco della musica—perché posso permettermi di non essere pagato e perché amo la mia città. Il concerto di due anni fa è stato l’ultimo sussulto. Patti Smith venne in ricordo del suo concerto trionfale del ’78. C’erano anche Renato Zero e la Nannini, che a Bologna hanno casa, come Biagio Antonacci e Antonio Albanese, l’attore. Vengono, si fermano qualche giorno, hanno l’impressione di ritrovare l’effervescenza di un tempo. Poi si rendono conto che non è così, e ripartono».

Che idea si è fatto del caso Delbono?
«Non ho alcuna informazione specifica, ma mi pare sbagliato dimettersi per una vicenda del genere. Il sindaco sta pagando molto cara una leggerezza. La gente non sa spiegarselo: tutti parlano di un gesto di sensibilità, di dignità; ma, se Delbono è stato indotto a un passo così grave, è possibile che dietro ci sia qualcosa di più importante. La risposta ce la darà il tempo, e la magistratura. Comunque su di lui non ho cambiato idea. Non lo conosco nel profondo. Abbiamo pranzato insieme, emi è parsa una persona deliziosa, che aveva iniziato con il passo giusto. Ora siamo senza sindaco. Ammiro Firenze, che ha trovato in Matteo Renzi un giovane di sicuro avvenire».

L’addio di Delbono segna la fine di un sistema già intaccato dalla sconfitta del ’99 e dalle difficoltà di Cofferati?
«Più che la fine di un sistema, vedo la crisi della città. Un declino che comincia da lontano, dai giorni duri del ’77, quando si passò dall’esplosione degli Anni Sessanta all’implosione. Prima, il comunismo bolognese era integrità. La gente ci credeva. La classe operaia coltivava una visione utopica, coniugata però con le esigenze dell’amministrazione: le scuole, lo sviluppo, le cooperative, l’università; e le banche tedesche stringevano accordi con la finanza locale. Un’utopia quotidiana. Che si autocelebrava in piazza Maggiore, sempre piena, sempre colorata di bandiere rosse. Poi, con la violenza, i carri armati nelle strade, la rottura tra le due sinistre — quella al potere e quella di piazza —, qualcosa si è perso per sempre. Non era solo uno scontro generazionale, tra i giovani e la struttura del partito; era la fine di uno schema politico che aveva retto per decenni».

In questi giorni è stato citato spesso il verso di una sua canzone, «nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino», per indicare una città- famiglia.
«Una città che non esiste più. Il centro di Bologna era davvero una comunità, luogo di discussioni pubbliche, di capannelli, di pazzi: i famosi pazzi di Bologna. Poi c’era il liceo Galvani, dov’erano passati Pasolini, Roberto Roversi, Volponi, Alfonso Gatto: scrivevano talmente bene che i professori non riuscivano a dare i voti ai loro temi, avevano inventato il 12 e anche il 13. Un luogo leggendario per la letteratura. Oggi Bologna non è più una città-famiglia, dalla bonomia intelligente. Resta straordinaria per certi aspetti, ad esempio gli investimenti sul sociale. Ma è disorientata. Produce sempre meno idee. Vive un senso quasi di panico, certo di disillusione».

Bersani come le sembra?
«In tv lo vedo deciso, ragionevole, comprensibile. Uno che non ha nulla da nascondere. Però sono contento per Vendola, che ha infranto regole e ordini superiori per seguire il proprio destino».

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A Bologna non sarebbe meglio l’alternanza? Com’è la destra locale?
«Non sono dentro queste cose. Ma considero inutili gli steccati, gli schieramenti; mi sta a cuore la città. A Lampedusa ho conosciuto la senatrice leghista, Angela Maraventano, e mi ha colpito il fatto che sia eletta qui a Bologna. La tendenza si fa sempre più evidente: gli operai sono i nuovi migranti delle idee, e stanno lasciando in massa la sinistra per la Lega».

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Aldo Cazzullo
29 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_29/dalla-qui-ci-vuole-prodi-questa-e-una-citta-depressa-aldo-cazzullo_3e58f260-0ca1-11df-a99f-00144f02aabe.shtml


Disoccupazione all’8,5%, record da gennaio 2004

I dati Istat su dicembre: aumento del 2,7% rispetto a novembre e del 22,4% sullo stesso mese del 2008

Nell’Eurozona è salita al 10% contro il 9,9% del mese precedente e l’8,2% di un anno prima

Disoccupazione all’8,5%
record da gennaio 2004

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Disoccupazione all'8,5% record da gennaio 2004
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ROMA – A dicembre il tasso di disoccupazione è salito all’8,5%. Si tratta del record dal 2004. L’Istat ha reso noto che il mese scorso il numero di persone in cerca di lavoro ha superato ampiamente quota due milioni (esattamente 2,138 milioni), in aumento del 2,7% rispetto a novembre (+57mila unità) e del 22,4% nel confronto con lo stesso mese dell’anno prima (+392mila). La disoccupazione è arrivato quindi all’8,5% dall’8,3% di novembre (+1,5 punti percentuali rispetto a dicembre del 2008), raggiungendo il valore massimo almeno da gennaio del 2004, inizio della serie storica (ma nel primo primo trimestre del 2003 il tasso era all’8,7%). Il tasso è particolarmente elevato fra i giovani sotto i 25 anni (26,2% di disoccupati) e fra le donne (10%) mentre gli uomini sopra i 25 anni senza lavoro sono il 7,5%.
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La crisi continua a pesare anche nell’Eurozona: in dicembre la disoccupazione ha raggiunto il 10% contro il 9,9% di novembre e l’8,2% del dicembre 2008. Eurostat ha comunicato che si tratta del dato peggiore dall’agosto 1998. Anche nell’Unione europea a 27 membri i disoccupati sono aumentati e il tasso è arrivato al 9,6% (9,5% in novembre, 7,6% un anno prima).
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Nell’Unione europea a dicembre erano disoccupati 23.012.000 di uomini e di donne, di cui 15.763.000 nell’eurozona. Rispetto a novembre, il numero dei senza lavoro è cresciuto di 163 mila  nell’Ue a 27 e di  87 mila  nell’area dell’euro. Più drammatico il confronto anno su anno: rispetto a dicembre 2008, la disoccupazione è aumentata di 4.628.000 unità nell’Europa a 27 e di 2.787.000 nell’eurozona; in un anno, tutti gli Stati europei hanno registrato un aumento dei senza lavoro, raggiungendo il livello record dall’agosto del 1998. Fra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Olanda (4% ) e Austria (5,4%), e i più alti  in Lettonia (22,8%) e Spagna (19,5%). Infine, l’Eurostat ricorda i dati di Stati Uniti e Giappone: negli Usa il tasso di disoccupazione in dicembre è stato pari al 10%, in Giappone del 5,2% in novembre.
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29 gennaio 2010
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