Archivio | gennaio 30, 2010

La carne è debole. Il premier pure

http://45credocosi.files.wordpress.com/2009/06/amateur20low.jpg

La carne è debole: il premier sotto scacco

.

di Marcella Ciarnelli

tutti gli articoli dell’autore

.

Complotto

Una parola che evoca oscure trame e possibili vittime inconsapevoli. Rivelazioni. Informazioni sussurrate che diventano di pubblico dominio. Dossier per un ricatto. Una parola stampata in copertina da “Panorama”, settimanale di famiglia, sulla faccia di Patrizia D’Addario, la escort barese che ha registrato e raccontato il suo incontro con il Cavaliere sul lettone di Putin. Annuncia clamorose ricostruzioni il periodico berlusconiano su quello che è davvero stato il Grazioli-gate, la denuncia sostanziata da una iniziativa giudiziaria della Procura di Bari (che ha smentito) nei confronti nel clan variegato dei possibili partecipanti: giornalisti, politici, magistrati e, ovviamente, signore disinvolte e disponibili. Capaci, queste ultime, di colpire lì dov’è il punto debole del premier. L’attrazione per le donne, giovani o meno giovani, purché belle.

.

.

La maxi cimice

Torna dunque d’attualità la tesi del complotto. Fu una strada già percorsa all’inizio di questa storia per cercare di trovare una giustificazione ad una debolezza che, riguardando il capo del governo, sarebbe stato più opportuno venisse assecondata con più accortezza. A ben ricordare, l’ombra delle spie si era già allungata su palazzo Grazioli quando Berlusconi annunciò anni fa, con un’enfasi eccessiva, di aver trovato nel suo studio una “cimice” dalle dimensioni eccessive.

E visto che la sollecitazione a parlarne arriva dall’interno sarà il caso di seguire la ricostruzione berlusconiana dell’affaire. Che assume le sembianze di un’operazione strategica internazionale. Un Watergate senza Potomac ma con le cime di rapa, in cui si ipotizza l’intervento di “burattinai” al servizio e al soldo, è la deduzione senza prove di “Panorama”, di personaggi che animano «il campo avverso al Popolo delle libertà». Nella Bari connection sarebbero implicate dodici persone tutte manovrate dal Giampi Tarantini cui viene però tolto il ruolo di «grande organizzatore» per essere declassato a esecutore di ordini dall’alto. L’agente «selezionata» Patrizia D’Addario non avrebbe dovuto solo «portare a termine una missione» ma essere una vera e propria «arma non convenzionale manovrata da ben più potenti politici». La nostra agente a Bari Vecchia, non all’Avana, insomma, vista come protagonista, non si sa quanto consapevole, di un’operazione screditamento del premier non solo in Italia ma anche all’estero. Un’operazione condotta fin nell’intimità di Palazzo Grazioli. Tra le lenzuola di Berlusconi dove l’agente D’Addario è riuscita ad infilarsi con una preoccupante facilità. Preoccupante, se la tesi del complotto, per di più internazionale, dovesse avere un qualche riscontro, non solo per il diretto protagonista, ma per tutti. Cosa può aver ascoltato o registrato l’infiltrata? E sono state rese note tutte le notizie acquisite tra una doccia e l’altra? E,ancora, furono nell’occasione mimetizzate “cimici” poi raccolte da altre agenti, in incontri successivi? Dov’è tutto questo materiale, se c’è? E quando uscirà fuori?

I viaggi del mistero

Di domanda in domanda si potrebbero ridurre al ridicolo le azioni di tutti gli 007 che hanno affollato i film di spionaggio in qualunque parte del globo fossero ambientati. E sì, perché la D’Addario, sempre nella ricostruzione del settimanale avrebbe compiuto un viaggio a Doha, capitale del Qatar, per trasferire là una somma ingente. Mentre gli inquirenti starebbero dedicando particolare attenzione al altri misteriosi viaggi «in Francia, Spagna, Brasile, Gran Bretagna, Cina ed Emirati Arabi». Trasferte, scrive sempre “Panorama” che sarebbero state gestite «da alcuni intermediari internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti nell’ombra». L’aspetto più inquietante dell’ipotesi avanzata a mezzo stampa è proprio questo. Se dovesse essere verificato che notizie compromettenti per il capo del governo italiano siano uscite dall’Italia e siano pervenute a servizi segreti di altri Stati, anche di paesi potenzialmente ostili, quale potrebbe essere la conseguenza logica? Che il premier è ricattabile. Sull’onda di una debolezza personale. «A me sembra una cosa non credibile», dice Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, fino a qualche giorno fa membro del Copasir. «Potrebbe rientrare in un disegno che tende a sviare l’opinione pubblica dal giudizio che si è formata sulla vicenda. Ma se le cose stessero veramente così, e mi sbagliassi, si riaprirebbe la questione della sicurezza del premier e della sua oggettiva ricattabilità».

.

30 gennaio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=94388

Terrore in Iran, altri sedici alla sbarra. L’opposizione: “Ora basta esecuzioni”

30/1/2010 (14:47) – TENSIONE DOPO L’IMPICCAGIONE DI DUE GIOVANI

http://marckuck.files.wordpress.com/2009/01/impiccagione1.jpeg

Terrore in Iran, altri sedici alla sbarra. L’opposizione: “Ora basta esecuzioni”

Continua il giro di vite del regime. Ma Mussavi e Karrubi non cedono: “Manifestazione verde l’11 febbraio”

Mehdi Karroubi

.
TEHERAN
In Iran regna un «clima di terrore».
E’ il grido di allarme dei due leader politici dell’ opposizione iraniana, Mirhossein Mussavi e Mehdi Karrubi, due giorni dopo l’impiccagione di due oppositori e in occasione, oggi, dell’apertura di un nuovo processo contro altri 16 manifestanti antigovernativi.
.
In vista delle celebrazioni per il 31esimo anniversario della Rivoluzione islamica khomeinista l’11 febbraio, malgrado una diffida da parte dei Guardiani della Rivoluzione, l’opposizione su internet si dà nuovamente appuntamento in piazza: una sfida implicitamente raccolta da Mussavi e Karrubi, secondo i quali processi e impiccagioni sono un deterrente del regime per «dissuadere la gente dal manifestare l’11 febbraio». I 16 imputati comparsi oggi in una aula di tribunale sono accusati delle proteste contro la controversa rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad lo scorso 12 giugno.
.
Cinque di loro sono accusati di “Moharebeh” (guerra contro Dio), imputazione passibile di condanna a morte, gli altri di disturbo dell’ordine pubblico e attentato alla sicurezza nazionale. Erano stati arrestati dopo i sanguinosi disordini scoppiati tra forze di sicurezza e oppositori il 27 dicembre, nella ricorrenza religiosa sciita dell’Ashura, causando almeno otto morti. Il nuovo processo si apre due giorni dopo l’impiccagione dei primi due oppositori condannati nei processi dei mesi scorsi. Si tratta di due attivisti monarchici condannati a morte come «mohareb» (nemico di Dio). «Condannando le recenti impiccagioni, Mussavi e Karrubi hanno chiesto che la situazione dei prigionieri sia esaminata in conformità con la legge», scrive Sahamnews, il sito del partito di Karrubi. Secondo i due leader riconosciuti del «movimento verde», «le impiccagioni hanno lo scopo di creare un clima di terrore per dissuadere la gente dallo scendere in piazza il prossimo 11 febbraio». Un appuntamento, dicono Mussavi e Karrubi, al quale «popolazione» deve «partecipare in massa».
.
Prevedendo la nuove sfida, oggi il comandante dei Guardiani della Rivoluzione di Teheran ha messo ha messo in guardia le opposizioni: «Non consentiremo in alcun circostanza al “movimento verde” di farsi vivo… Di certo non assisteremo a nulla del genere, ma anche se una minoranza volesse tentare qualcosa, ci saremo noi ad affrontarla con decisione», ha detto il generale Hossein Hamedani. Oggi ha fatto sentire la sua voce anche il potente ex presidente Akhbar Hashemi Rafsanjani, considerato oppositore moderato e un pragmatico che ha tuttora un ruolo di rilievo nel regime, che ha invitato tutte le parti alla moderazione e ad astenersi da ogni violenza in occasione delle celebrazioni per la festa della Rivoluzione islamica, «che non servirebbero ad altri che ai nemici» dell’Iran.
_____________________________________________________________
____________________________________________________________

VIRILITA’ & DINTORNI – Dalle lacrime delle donne al “Io ce l’ho più lungo!”. E quando ‘lui’ non funziona

VIRILITA’ & DINTORNI

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100129_giappone-donne.jpg

La virilità sta nelle lacrime di una donna?

.

di Lisa Ginzburg
.

In Giappone va a ruba il DVD di un film composto di giovani belle ragazze che per motivi diversi, piangono. Lo comprano quasi esclusivamente uomini. Dichiarano che vedere le lacrime delle donne torna a farli sentire potenti, virili. Aumenta la loro autostima. Se molti di questi uomini vivono crisi di prestazione sessuale o ansia da conquista, assistere alla debolezza femminile ecco ridà loro sicurezza.

Il mondo si dice – e sembrerebbe – andare avanti, ma i rapporti di potere che presiedono agli scambi tra i due sessi pare siano sempre uguali. Se le donne vogliono trovare uomini disposti ad amarle e proteggerle, devono mostrarsi vulnerabili. Se i maschi desiderano conquistare una femmina, quel che conta è che possano sentirsi più forti di lei.

Finiremo col convincerci che tutto debba restare così? Che, come si dice, “tutto cambia perché nulla cambi”? Certe solitudini (di donne e di uomini) cui assistiamo, così come il destino fallimentare di molti incontri sentimentali, per come avvengono di questi tempi, sembrerebbero dire proprio questo. Anche se io e tante e tanti come me ci ostiniamo a credere che le cose possano essere un poco diverse, un poco più evolute. Magari con uomini che si innamorano delle donne perché invece le vedono ridere.

unpostoalcuore@ilmessaggero.it

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89433&sez=UNPOSTOALCUORE

____________________________________________________________

Nella clinica del sesso

Disfunzioni erettili, quando la pillola è un tabù

Disfunzioni erettili, quando la pillola è un tabù

Quanti sono i maschi con problemi di erezione che non sopportano affatto che la loro virilità possa dipendere da una pillola?

.

A CURA DI CARLA PILOLLI – 27/01/2010

.

Quanti sono  i maschi con problemi di erezione che non sopportano affatto che la loro virilità possa dipendere da una pillola? Per i sessuologi sono più numerosi di quanto si creda. Il fatto che il medico prescriva loro quei farmaci usati contro l’impotenza  li fa sentire meno uomini, non più padroni della propria erezione, ma schiavi della pillola che diventa un tabù.

A farli uscire da questo stato di inferiorità dovrebbe provvedere la partner facendo sentire di nuovo maschio il suo uomo, attraverso quelle arti che vengono definite appunto «femminili». Ma capita spesso che poiché uno degli elementi fondamentali del sesso è la capacità di suscitare desiderio ed eccitazione nel partner, molte donne, guardino con sospetto le terapie per la disfunzione erettile, come spiega il prof Emmanuele A. Jannini, titolare del corso di sessuologia medica all’Università de l’Aquila. Pensano che un trattamento farmacologico provochi erezioni, indipendentemente dal desiderio. E vivono come una sorta di dipendenza psicologica la necessità di far rapidamente seguire all’assunzione di un farmaco a breve durata, l’atto sessuale. Innanzitutto c’è da dire che bisognerebbe sfatare la credenza che la pillola abbia un effetto immediato e che funzioni in modo automatico.«Se è vero che una parte delle impotenze è provocata da stress, è anche vero che la stessa terapia, se obbliga a una programmazione molto stretta, può essere fonte di stress-osserva il prof Emmanuele A. Jannini, spiegando che  non è così per il Tadalafil (Cialis), un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 di nuova generazione . «La sua particolare formula chimica, diversa da ogni altra molecola in commercio, gli permette di legarsi stabilmente alla fosfosdiesterasi, impedendo a questo enzima, che «distrugge» l’erezione, di agire. La sua prolungata durata d’azione ne fa un «farmaco intelligente», a misura di coppia, che permette il recupero della naturalezza dell’atto sessuale. Liberi di non programmare, potrebbe essere lo slogan. E questo anche grazie a un’altra particolarità: è l’unico, in questa classe di inibitori della forsfodiesterasi, a poter essere assunto anche dopo aver mangiato e bevuto.

Una sessualità spontanea e naturale dopo una cena a lume di candela è così favorita. Per questo in un  articolo scientifico che ho pubblicato con il Prof. Wagner dell’Università di Copenaghen sulla rivista Idrugs, l’abbiamo classificato come farmaco «armonioso». Cioè particolarmente rispettoso delle dinamiche della sessualità umana. Cialis agisce, infatti, fino a 36 ore dall’assunzione. I medici consigliano di assumerlo 2-3 volte a settimana, a coprire 7 giorni su 7, lasciando così intatta la spontaneità dell’amore».   Bisogna sapere poi  che questi farmaci fanno effetto solo se l’uomo è eccitato. «Per questo- dice l’esperto- io spesso consiglio alle coppie di fare il «test del quotidiano». Se lui prende la pillola e poi si mette a leggere il giornale, non succede niente. Ma se la sua partner lo stuzzica il risultato è completamente diverso. Facendo il paragone con un’automobile, la donna è l’acceleratore, mentre le pillole per l’impotenza, si limitano a togliere il freno a mano.»

____________________________________________________________

____________________________________________________________

fonte:  http://www.diariodelweb.it/Articolo/Salute/?d=20100127&id=127076

____________________________________________________________

Certo che funziona, da naturopata posso consigliarlo. Ma sul ‘Cordyceps sinensis‘ provvederemo, nei prossimi giorni, a fornirvi un articolo che approfondisce meglio il tema.

mauro

__________________________

Il fungo della virilità: funziona?

fungo della virilità

Oggi parliamo del fungo della virilità, lo conoscete? Probabilmente ne avete sentito parlare anche voi dato che durante le feste è stato registrato un boom delle ordinazioni di questo impareggiabile afrodiasiaco. Il fungo della virilità in realtà si chiama ‘Cordyceps sinensis‘ ed è un fungo che cresce nelle praterie alpine dell’altopiano tibetano dai 3.000 ai 6000 metri (Cina, Nepal, Bhutan e India) e dura circa 6 settimane. Questo fungo è un parassita delle larve di piccole falene bianche che poi in estate diventa tipo l’erba, infatti secondo la leggenda le pecore che brucavano quest’erba erano più forti e sane.

Questo fungo oltre a migliorare la vita sessuale ha tante altre azioni benefiche ad esempio migliora l’efficenza del sistema immunitario, aiuta a combattere il freddo, fa dimagrire, tiene lontana la depressione, ha un’azione energizzante e combatte l’invecchiamento.

Il Cordyceps sinensis sembra un vero elisir ma c’è da fidarsi? Innanzitutto lo potete acquistare via internet oppure in erboristeria, io vi consiglio quest’ultima, essendo in un negozio certamente è un prodotto sottoposto a controlli scrupolosi e che sottostà a determinate regole inoltre dato che sono comunque prodotti naturali è bene non rischiare, perchè sotto la voce “prodotti naturali” ci mettono praticamente di tutto.

La cosa interessante è che le capsule di Cordyceps sinensis rispetto alla pillola blu (il viagra) hanno un’azione un pò diversa, in entrambi i casi lo scopo è migliorare la vita sessuale, però mentre il viagra ha un effetto legato all’assunzione momentanea, il fungo della virilità migliora la situazione anche a lungo termine, gli effetti man mano diventano migliori e anche duraturi. Il segreto pare risieda nel bilanciamento dei linfociti Th1 e Th2.

Qualcuno di voi l’ha provato? Pensate di provarlo?

.
04 gennaio 2010
.
____________________________________________________________
http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs084.snc3/15137_213950317486_174404557486_2993383_2591649_n.jpg

«Io ce l’ho più lungo», sfida “osè” al mercato finisce in rissa a Bari

.
di LUCA NATILE
.
BARI – La virilità è una questione di centimetri, esibiti senza vergogna insieme a sogliole, gamberi e frutti di mare sulla bancarella di un mercato rionale. Giovedì mattina un pimpante pescivendolo cinquantunenne ha pensato bene di esibire i gioielli di famiglia accanto alla merce esposta nel mercatino rionale di via Montegrappa, sfidando alcuni suoi degni compari a prendere atto, centimetro alla mano, di quanto madre natura lo avesse dotato. L’esibizione ha scandalizzato alcune massaie intente a scrutare tra le bancarelle e mandato su tutte le furie il vicino di bancone, Giovanni Sedicina, 28 anni che dopo aver preso a schiaffoni il collega esibizionista, rimproverandolo di far fuggire la clientela, si è armato di una Smith Wesson calibro 38.
.
L’intervento dei carabinieri del Nucleo radiomobile provinciale al comando del luogotenente Giuseppe Remini ha impedito che la rissa degenerasse in tragedia e che quello sfoggio dei gioielli di famiglia venisse punito a pistolettate. Morale della storia, Sedicina è finito in galera e con lui Angelo Tanzi e Saverio Spano, entrambi ventenni e incensurati che lo avrebbero aiutato a nascondere l’arma al sopraggiungere dei carabinieri.
.
Non l’ha fatta franca il pescivendolo, denunciato per favoreggiamento: quando i militari lo hanno interrogato lui ha tenuto la bocca chiusa (come finalmente anche la patta dei pantaloni) evitando di fornire elementi per incriminare il suo castigatore. In realtà non ce n’è stato bisogno.
.
I carabinieri dopo la rissa hanno trovato Giovanni Sedicina nel locale di via Doberdo che utilizza come deposito per la sua bancarella e la merce (generi alimentari e articoli per la casa). Durante la perquisizione hanno scovato una seconda pistola. La prima l’aveva addosso Angelo Tanzi che sulla sua Volkswagen Golf, parcheggiata nei pressi di via Montegrappa nascondeva sette proiettili.
.
In base alla ricostruzione fatta dai militari Sedicina gliela avrebbe affidata per farla sparire e Saverio Spano avrebbe cercato di aiutarlo prima che i militari li bloccassero entrambi. Stando alla ricostruzione dei militari il pescivendolo dopo averle prese di santa ragione dal Sedicina nei panni del castigatore di costumi e difensore della pubblica moralità, si sarebbe armato di un coltellaccio insidiando il vicino che per difendersi si sarebbe allontanato per tornare subito dopo armato di pistola.
.
Dopo aver assistito alla scioccante esibizione dei «centimetri» in libertà, le massaie del mercatino di via Montegrappa hanno visto con terrore i due uomini affrontarsi con le armi in pugno. Se il primo colpo di scena aveva provocato imbarazzo, il secondo ha generato un fuggi- fuggi generale. Qualcuno ha pensato bene di telefonare alla sala operativa dei carabinieri che in pochi minuti sono piombati sul posto, notando nella confusione i due ragazzi che cercavano con passo svelto di abbandonare la scena del reato. Non ci sono riusciti e così sono scattate le manette. Ad inchiodare i protagonisti della rissa le testimonianze della gente del quartiere.
.
09 gennaio 2010
.
____________________________________________________________
.

Addio metrosexual, nel 2010 piace l’uomo pigro e romantico: modello Clooney

.

Qual è il maschio ideale del 2010? Secondo Stefano Benemeglio, padre dell’Ipnosi Dinamica e fondatore dell’Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche, se fino a poco tempo fa era il modello ‘uomo che non deve chiedere mai’, oggi si impone un nuovo stile: quello del «maschio sentimentale», un uomo che sa ascoltare e che ama le coccole.


GUARDA LA GALLERY

.

Nel 2010 il modello da seguire è George Clooney: insomma un maschio un po’ pigro e meno aggressivo. Mentre è fuori moda la virilità in mostra, i modi bruschi e l’atteggiamento da dominatore. Insomma è definitivamente chiusa l’era del machismo, irrimediabilmente out il rude maschio latino. Oggi neppure il maschio MetroSexual, termine coniato nel 1994 dal giornalista britannico Mark Simpson per definire un uomo ossessionato dalla moda e dal look, tipologia ben rappresentata dal calciatore David Beckham o dall’attore Jude Law, fa più tendenza così come non la fa il suo alter ego che ha dominato nel 2009: l’HeteroPolitan, caratterizzato da un fisico da macho e da modi da bravo ragazzo.


GUARDA LA GALLERY

.

L’evoluzione del maschio metropolitano conosce oggi l’avvento del «maschio sentimentale»: un uomo nuovo, passionale, virile, caratterizzato da eleganza e stile, che coltiva interessi intellettuali e rapporti umani, che è sicuro di sé ma non supponente. È virile, elegante e deciso a ottenere la qualità in ogni sfera della vita. Questa è la definizione che ne da Stefano Benemeglio, illustrando come siamo oggi di fronte ad un processo che sta portando uomo e donna ad avvicinarsi e a scambiarsi i ruoli. «Con un uomo che sa comunicare sempre meglio con le donne e soprattutto ascoltarle, che pensa alla famiglia, alle coccole e perfino alle faccende di casa. Un uomo che non si sente meno maschio solo perché sente il bisogno di coccolare il partner» sostiene Stefano Benemeglio.

I tempi cambiano e anche i maschi evolvono. Un po’ vecchio stile, il «maschio sentimentale» non perde occasione per affermare senza tentennamenti la sua eterosessualità. È interessato alla politica e al mondo degli affari, è pragmatico e conserva un atteggiamento critico nei confronti della vita. «Ma è anche vero che il “maschio sentimentale” si sente un po’ insicuro» puntualizza Stefano Benemeglio. Così un numero sempre maggiore di uomini ricorre all’aiuto dell’ipnosi per superare le difficoltà nel sesso, ma anche nelle relazioni personali, nell’amore e nel lavoro.

Macho addio: secondo Stefano Benemeglio,
fondatore dell’Accademia Internazionale delle
Discipline Analogiche

l’uomo ideale del 2010 è il «maschio sentimentale»

.

26 gennaio 2010

fonte:  http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/uomo_pigro_romantico260110.html


SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE – Palamara: magistrati uniti nella protesta / Popolo Viola in sit-in, distribuite 500 copie della Costituzione / Alfano: i magistrati non rispettano il Parlamento

https://i1.wp.com/media.panorama.it/media/foto/2008/04/10/482f5b6b0777c_zoom.jpg

ANNO GIUDIZIARIO: PALAMARA, MAGISTRATI UNITI NELLA PROTESTA

.

(AGI) – Roma, 30 gen. – “La magistratura italiana ha dato prova questa mattina di essere compatta e unita nella protesta”. E’ quanto ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, incontrando i giornalisti a Roma dopo la protesta simbolica nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che ha visto almeno una cinquantina di magistrati abbandonare la sala nel momento in cui ha preso la parola il rappresentante del Governo Franco Ionta, responsabile del Dap. “E’ stata una giornata – ha detto Luca Palamara – molto importante per la magistratura italiana, che ha dato in maniera composta, ma ferma, una grande risposta”. Palamara ha inoltre voluto sottolineare che in tutte le corti d’appello italiane questa mattina e’ stato dato spazio solo al rappresentante distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati per “far parlare una sola voce”. “In numerose citta’ – ha detto ancora Palamara – come Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo e altre realta’ minori, c’e’ stata una massiccia adesione a un gesto che voleva essere solo un segnale di dissenso, non ad una persona, ma a una politica. Inutile polemizzare con chi e’ uscito dall’aula o meno, queste sono inutili polemiche, anche se l’avesse fatto un solo magistrato era comunque un segnale”. (AGI) .

.

fonte:  http://www.agi.it/news/notizie/201001301833-cro-rt10072-anno_giudiziario_palamara_magistrati_uniti_nella_protesta

____________________________________________________________

https://i2.wp.com/lavoce2009.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/142855/piazza_web.jpg

Popolo Viola in sit-in, distribuite 500 copie della Costituzione

.

ROMA (30 gennaio) – Diverse centinaia di persone hanno manifestato davanti alla Prefettura di Roma, in piazza Santi Apostoli, per «salvare la costituzione dagli attacchi del Governo».

Nel corso del sit-in, organizzato dal Popolo Viola della Capitale, sono state distribuite 500 copie della Costituzione. «Berlusconi dimissioni» e «il popolo viola prende la parola», gli slogan della protesta iniziata dalle tre del pomeriggio scandita da letture e interventi di esponenti della società civile, professori universitari e personaggi dello spettacolo. I politici presenti (come Stefano Pedica dell’Idv, Angelo Bonelli dei Verdi o Vincenzo Vita del Pd), sono i benvenuti ma di prendere la parola non se ne parla: come stabilito nel No B-Day, anche oggi, quello resta un privilegio dei cittadini. «Attraverso una semplice consultazione del sito della Camera – spiega Francesca A., dei Viola – ci siamo resi conto di quanto è in pericolo la nostra Costituzione. Ci sono proposte di modifica che vanno a incidere sui suoi principi fondamentali».

«La Mussolini, ad esempio – aggiunge Rossella A. – vorrebbe aggiungere nell’articolo 1 il riconoscimento delle radici cristiane della nostra civiltà; per l’articolo 2 c’è chi propone la garanzia del diritto alla vita. In più si vorrebbero ampliare le immunità parlamentari, già notevoli, e favorire le scuole private incidendo sull’articolo 33».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26112&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

____________________________________________________________

Alfano: i magistrati non rispettano il Parlamento. Il popolo viola torna in piazza

.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha inaugurato questa mattina a L’Aquila il nuovo anno giudiziario, dove i magistrati, per bocca di Giovanni Canzio, presidente della Corte d’Appello della città, avevano annunciato che sarebbero rimasti nell’auditorium al momento dell’intervento del ministro, al contrario dei loro colleghi che, in tutte le altre parti d’Italia, hanno abbandonato, per protesta contro i progetti di riforma del Governo, la cerimonia quando hanno preso la parola i rappresentanti del Ministero.

“Voglio sottolineare – ha commentato Alfano – il grande rispetto per le istituzioni e la sensibilità dimostrata”.
Diversi magistrati presenti, comunque, hanno scelto di portare alla cerimonia una copia della Costituzione, come consigliato dall’Associazione Nazionale Magistrati.
“L’Anm è la casa di tutti i magistrati, – aveva detto ieri Luca Palamara, presidente dell’Associazione – vi aderiscono tutti i magistrati italiani, è l’orgoglio della magistratura. Domani manifesteremo un disagio sentito da tutta la magistratura, parlando con una sola voce“.

Alfano, dopo le polemiche di ieri quando aveva annunciato che i magistrati non fermeranno le riforme del Governo, è tornato anche oggi ad attaccare quella maggioritaria parte della magistratura che ha espresso forti dubbi su provvedimenti quali il processo breve, il legittimo impedimento e la divisione delle carriere, accusandola di voler contrapporsi al Parlamento.

“Quando le obiezioni – ha detto – si sposano ai riconoscimenti appaiono più credibili, quando sono cieche sono meno credibili. […] Alcuni magistrati si sono mostrati fino ad ora poco rispettosi del Parlamento“.

In centinaia di piazze italiane, intanto, si stanno tenendo i presidi, indetti dall’Associazione Articolo 21 e dal Popolo Viola, per la salvaguardia della Costituzione Italiana dagli attacchi, verbali e legislativi, del Governo.
“Proteggiamo – si legge nel volantino diffuso di fronte alle Prefetture – la Costituzione italiana per difendere i diritti fondamentali e inviolabili di tutti: lavoro, sovranità popolare, uguaglianza, cultura, informazione“.

“E’ giusto e doveroso scendere in piazza al fianco del Popolo Viola – ha detto Paolo Ferrero, a nome della Federazione della Sinistra, che ha aderito alla giornata di mobilitazione – perché bisogna difendere la Costituzione contro le manovre del Governo per garantire impunità a Berlusconi, a partire dal nuovo Lodo Alfano, e contro i proclami irresponsabili di ministri come Brunetta che arrivano a chiedere la cancellazione dell’art. 1 della Costituzione”.

Mattia Nesti

.

30 gennaio 2010

fonte: http://www.newnotizie.it/2010/01/30/alfano-i-magistrati-non-rispettano-il-parlamento-il-popolo-viola-torna-in-piazza/

Avviso meteo della Protezione civile, in arrivo freddo e nevicate a quote basse

https://i2.wp.com/api.ning.com/files/oR7lMV7gsocPVQ4ZLLPh7rUlYqJKbP6uAhV4ivZ1Sa*HFI0gO41obrSEeXy8VvQ2MojBnSCitl8DekECCcijhA__/nevicata2.jpg

immagine tratta da: http://blogdemocratici.ning.com/

Maltempo: in arrivo freddo e nevicate a quote basse

Avviso meteo della Protezione civile, gelo dalla Scandinavia

30 gennaio, 18:29
.
(ANSA) – ROMA – Da stasera giu’ i termometri e neve anche in pianura. Lo indica un avviso di avverse condizioni meteo della Protezione civile. Causa del maltempo una perturbazione proveniente dalla Scandinavia. Previste precipitazioni sparse sulla Sicilia, anche a carattere di rovescio o temporale, con scariche elettriche e forti raffiche di vento. Da domani sera, nevicate dal nord al sud del Paese fino a quote basse. Da lunedi’ gelate al centro-nord.
.

Bergamo, perde il lavoro e si dà fuoco: Gravissimo operaio di 35 anni / Sale la disoccupazione, triplica la Cassa

https://i1.wp.com/3.bp.blogspot.com/_B4HXSuYkvTQ/SkjurHbEFsI/AAAAAAAAADQ/U30B1nq2fyI/s400/il+blog+di+andrea+predica.jpg

Bergamo, perde il lavoro e si dà fuoco: gravissimo operaio di 35 anni

.

BERGAMO (30 gennaio) – Un operaio rimasto senza lavoro ha tentato il suicidio dandosi fuoco con una tanica di benzina. L’uomo si trova ora ricoverato al Centro grandi ustionati di Verona, in condizioni gravissime. A dare l’allarme due operai e una passante che hanno cercato in tutti i modi di spegnere le fiamme.

Il dramma a Brembate, nel Bergamasco.
L’operaio, 35 anni, sposato, due mesi fa aveva perso il lavoro perchè la ditta presso cui lavorava, a Zingonia, era fallita. L’uomo era caduto in uno stato di sconforto. Questa mattina ha raggiunto in auto la zona industriale di Brembate e una volta sceso si è cosparso di benzina, dandosi fuoco. Alla scena hanno assistito due operai e una donna che passava di lì in auto. La signora è riuscita a spegnere le fiamme usando un estintore che aveva in macchina, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco e dei sanitari. Del caso si stanno occupando i carabinieri della Compagnia di Treviglio (Bergamo).

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89512&sez=HOME_INITALIA

____________________________________________________________

https://i1.wp.com/www.lucasani.it/wp-content/uploads/2009/03/disoccupatijpg.jpeg

I dati di Confindustria e Cgil

Sale la disoccupazione, triplica la Cassa

Senza lavoro il 10,1% degli italiani. In un anno 918 milioni di ore di Cig, il dato più alto di sempre

.

ROMA – A dicembre il tasso di disoccupazione in Italia, comprensivo dei cassintegrati, è salito al 10,1%, in linea con quello europeo. Lo calcola il Centro studi di Confindustria parlando di «trend ascendente». «A dicembre – si legge nella Congiuntura flash – la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti (28,6%) era ancora nettamente superiore a quella che prevedeva un incremento (9,7%), benchè si fossero stabilizzate le opinioni sulle condizioni operative aziendali».

CASSA INTEGRAZIONE RECORDLa Cgil ha invece diffuso il rapporto sulla Cassa integrazione nel 2009, da cui emerge che dall’ottobre 2008 al dicembre 2009 le ore di Cig (tra ordinaria e straordinaria) autorizzate sono state oltre 1 miliardo. Nel solo 2009 – spiega il sindacato di corso Italia – c’è stato il maggiore ricorso alla Cig di sempre, con oltre 918 milioni di ore (+311% sul 2008). Dallo studio della Cgil emerge che la sola cassa ordinaria nel 2009 ha totalizzato oltre 578 milioni di ore, con un aumento del 410,37% sull’anno precedente, con alcuni grandi settori, anche in termini occupazionali, come quello Trasporti e comunicazioni e quello Metallurgico, che hanno visto un incremento rispettivamente di +1.025% e +1.245%. Il settore Meccanico ha aumentato la richiesta del +703% per un totale di quasi 300 milioni di ore.

LA «STRAORDINARIA»È cresciuta anche la cassa integrazione straordinaria (+209%), in particolare nella seconda parte dell’anno, anche con un raddoppio di ore sui mesi precedenti, raggiungendo i livelli attuali di erogazione di quella ordinaria: «Il risultato – spiega la Cgil – è segno di un peggioramento degli aspetti strutturali della crisi industriale ma anche il frutto dell’entrata in vigore della nuova normativa che ha introdotto la possibilità, una volta completate le 52 settimane di cassa ordinaria, di continuare la sospensione dal lavoro in regime di straordinaria». Quanto alle regioni che hanno totalizzato un maggiore ricorso alla Cig ordinaria, si segnalano la Lombardia con 182 milioni di ore per un aumento del 627%, l’Emilia Romagna (+813%), l’Abruzzo (+618%), il Piemonte (+532%), il Veneto (+567%) e le Marche (+482%).

RIPERCUSSIONI SUI REDDITI«La Cassa integrazione – sottolinea la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso – ha permesso di contenere, fino ad oggi, in parte i riflessi della crisi sull’occupazione e per questo resta essenziale intervenire per prolungare i massimali di quella ordinaria, come fondamentale obiettivo immediato per fermare i licenziamenti». Le ore di Cig hanno coinvolto un numero di lavoratori che ha superato il milione: per costoro i riflessi della loro condizione sul reddito sono stati molto pesanti. Nel rapporto si calcola che l’ammanco nelle loro tasche è di oltre 3 miliardi e 300 milioni mentre se consideriamo il valore assoluto, ovvero le zero ore, la minore disponibilità economica peggiora ulteriormente ed è di oltre 3 miliardi e 700 milioni (sempre considerando valori e perdite medie sugli stipendi). Ovvero, ogni lavoratore se è stato in Cig ordinaria o straordinaria in relazione ad un periodo di 25 settimane, ha perso tra i 3.000 e i 3.500 euro, mentre un lavoratore che è stato a zero ore per tutto l’anno ha perso tra i 7.500 e gli 8.000 euro. «L’alto ricorso alla Cig – fa notare ancora la Camusso – ha rappresentato nello stesso tempo una difesa dagli effetti della crisi produttiva ma anche il risultato di una crisi profonda che ha investito il nostro apparato produttivo».

.

30 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_30/disoccupazion-cassa-integrazione-confindustria-cgil_5a1a98c8-0da5-11df-829b-00144f02aabe.shtml

CULTURA – L’occhio di Vivian, la bambinaia, rivela la triste America di strada

https://i0.wp.com/kottkegae.appspot.com/images/vivian-maier.jpg

LA STORIA

L’occhio di Vivian, la bambinaia
rivela la triste America di strada

Vivian Maier è morta, in disgrazia, lo scorso anno. Per tutta la vita aveva fotografato americani medi per le strade dello shopping con uno sguardo triste. Dopo la sua morte un collezionista ha comprato all’asta 40mila negativi, 15mila da sviluppare, e ha pubblicato il suo tesoro su un blog. Presto un libro e una mostra

https://i0.wp.com/definitivetouch.com/wp-content/uploads/2009/10/Vivian_Maier_13.jpg

.

di BENEDETTA PERILLI

.

L'occhio di Vivian, la bambinaia rivela la triste America di  strada Vivian Maier

.

ANZIANE impellicciate che guardano stizzite l’obiettivo, uomini con i cappelli che fumano sigari, bambini che piangono accuditi da mammine eleganti. Venti anni di storia americana, fotografata per le strade di Chicago rigorosamente in bianco e nero con una macchina Rolleiflex medio formato, tornano alla luce, online, grazie a un collezionista fortunato. L’autrice di questi mirabili scatti, esempi preziosi di street photography, è la francese Vivian Maier: arrivata negli Stati Uniti negli anni ’30, impiegata prima come commessa e poi come bambinaia, morta in disgrazia nel 2009 e solo oggi celebrata come una fotografa di successo. Ha scattato ininterrottamente fino agli anni ’90 per poi conservare migliaia di negativi mai stampati tutti per sé, senza mostrarli mai a nessuno. Ma nel 2007, a causa di alcuni pagamenti insoluti, parte della  produzione di Vivian viene ceduta, insieme ad altri mobili d’epoca, chiusa in un armadietto di archiviazione.
.
I mobili vengono messi all’asta e 40mila negativi, dei quali circa 15mila ancora all’interno di rullini non sviluppati, vengono acquistati per poche centinaia di dollari da John Maloof, fotografo per passione e agente immobiliare per professione, in cerca di materiale fotografico per la scrittura di un libro sui quartieri di Chicago. È lui a decidere di far conoscere al mondo l’opera di Vivian pubblicando parte delle immagini acquisite sul blog Vivian Maier – Her discovered work. Sboccia così, a metà tra la leggenda e la virtualità, il mito di Vivian Maier, la fotografa del mistero della quale si conoscono rare notizie biografiche e il cui viso si intravede solo in alcuni autoscatti.

.
Nata in Francia il 1 febbraio 1926, la ragazza arriva negli Stati Uniti negli anni ’30 e vive per alcuni anni a New York lavorando come commessa in un negozio di caramelle. Dagli anni ’40 in poi si trasferisce a Chicago, dove viene assunta come bambinaia in una famiglia del North Side. Appassionata di cinema europeo, impara l’inglese andando a teatro, veste abiti e scarpe da uomo e indossa grandi cappelli. Una donna che non amava parlare, così la ricordano gli impiegati nello storico negozio di apparecchiature fotografiche di Chicago Central Camera, e i suoi ultimi giorni li ha trascorsi in una casa pagata dai tre ragazzi che aveva accudito fino agli anni ’60. Sono loro, raggiunti da Maloof in un tentativo di ricostruire la biografia della fotografa, a raccontare di una donna misteriosa, socialista, femminista e anti-cattolica, che scattava fotografie in continuazione.
.
Maloof aveva cercato di contattarla circa un anno dopo l’acquisizione della collezione, dopo aver scoperto il suo nome, scritto a penna con una accurata grafia di altri tempi, a margine di una busta porta negativi. Digitando le parole Vivian Maier su Google aveva trovato però solo un annuncio mortuario. “Vivian Maier, nata in Francia e residente a Chicago negli ultimi 50 anni è morta serenamente lo scorso lunedì  –  recitava così il necrologio apparso su un quotidiano locale – Seconda madre di John, Lane e Matthew. Uno spirito libero che ha magicamente toccato le vite di chi la conosceva. Critica cinematografica e straordinaria fotografa”.
.
L'occhio di Vivian, la bambinaia rivela la triste America di  strada
.
Paradossalmente la donna era morta il giorno prima dell’inizio delle ricerche di Maloff. La storia di Vivian, dei suoi soggetti che a tratti ricordano l’asperità dei personaggi di Diane Arbus, dei suoi rullini non sviluppati e della sua tecnica unica, diventa per lui quasi un’ossessione. L’agente decide di comprare una Rolleiflex come quella di Vivian e di scendere per le vie di Chicago per ripercorrere le sue tracce. Capisce così il valore di quegli scatti, la difficoltà di cogliere quelle espressioni, e decide di pubblicare l’opera online. In attesa di scrivere un libro sulla fotografa del mistero.
.
Una storia in continua evoluzione che non smette di affascinare i centinaia di blogger che visitano il sito dedicato alla Maier Lì, una sezione speciale dal titolo Unfolding the mistery of Vivian Maier, ovvero svelare il segreto di Vivian Maier, raccoglie le poche informazioni e invita i visitatori a contattare l’autore in caso di altre notizie sulla donna. E mentre tutti i negativi sono stati scansionati ci sono ancora circa 600 rullini che attendono di essere sviluppati. Nella collezione acquisita da John solo un paio di immagini sono state stampate in piccolo formato da Vivian, quanto basta per  pensare che nelle volontà della fotografa non ci fosse l’idea della divulgazione e dell’esposizione di questi incredibili scatti.
____________________________________________________________
____________________________________________________________
.
30 gennaio 2010
.

SE QUESTA E’ DEMOCRAZIA – I campi di concentramento FEMA negli Stati Uniti / Sapevate che negli USA ci sono più di 800 campi di concentramento?

I campi di concentramento FEMA negli Stati Uniti

Scritto da geopolitical monitor
Sabato 10 Maggio 2008 01:28

http://clintjcl.files.wordpress.com/2006/07/delme-fema-camp-soldier-dog-fence.jpg

1. Sommario

La United States Federal Emergency Management Agency [agenzia federale degli Stati Uniti per la gestione delle emergenze n.d.t.] detiene numerosi campi di prigionia in tutti gli Stati Uniti. Alcuni campi sono stati costruiti e/o rinnovati di recente e sono pienamente equipaggiati. L’esistenza dei campi, accanto agli ordini esecutivi presidenziali che danno al presidente e al Dipartimento di Sicurezza Nazionale (del quale la FEMA è ora parte) il controllo sulle ‘essenziali funzioni nazionali’ nel caso di ‘emergenza catastrofica’ hanno portato a preoccupazioni sul fatto che i campi possano essere usati per detenere con la forza, con scopi anticostituzionali, cittadini americani.

.

2. La Federal Emergency Management Agency (FEMA)
Storia

La FEMA è stata creata…
il 1 aprile 1979 a seguito dell’ordine esecutivo 12127 del presidente Jimmy Carter.

Essa riuniva le attività della Federal Insurance Administration, della National Fire Prevention and Control Administration, del National Weather Service Community Preparedness Program, del Federal Preparedness Agency e della Federal Disaster Assistance Administration, precedentemente eseguite dal Dipartimento per le Abitazioni e lo Sviluppo Urbano. Assunse anche la difesa civica dal Dipartimento della Difesa che era incaricato di preparare i cittadini all’eventualità di un attacco militare.[1]Nel 1993 Bill Clinton trasformò la direzione della FEMA in una posizione di gabinetto. Nel 2003 la FEMA divenne parte dell’ Emergency Preparedness and Response Directorate [direttorato per la prontezza e la risposta all’emergenza n.d.t.] del Dipartimento di Sicurezza Nazionale.

Scopi dichiarati

Lo scopo dichiarato della FEMA è quello di “ ridurre la perdita di vite e di proprietà e proteggere la nazione da tutti i rischi, compresi disastri naturali, atti di terrorismo e altri disastri provocati dall’uomo, e appoggiare la nazione con un sistema basato sul rischio, e onnicomprensivo, di gestione delle emergenze, composto da preparazione, protezione, risposta, recupero e mitigazione”.[3]

Operazioni Recenti

La più importante operazione su larga scala della FEMA in tempi recenti è stata in seguito dell’uragano Katrina dell’agosto 2005 avvenuto lungo la costa centro-settentrionale del Golfo e che ha colpito in modo particolare New Orleans, Louisiana. La risposta della FEMA al disastro è stata ampiamente criticata a causa della reazione lenta e inadeguata che ha bloccato assistenza pubblica e privata esterna da parte di individui e gruppi, compresa la Croce Rossa,[4] ha impedito fotografie dei morti[5] e confiscato l’equipaggiamento dei giornalisti[6] e le armi da fuoco registrate dei cittadini. [7]

Il rapporto del Congresso del 2006 sulla gestione di Katrina da parte della FEMA ha affermato che essa è stata “… un fallimento nazionale, un’abdicazione da quello che è il più solenne obbligo, cioè di provvedere al bene della comunità [common welfare]”[8]

Critiche

Alcuni hanno criticato il fallimento della FEMA imputandolo al suo concentrarsi sulla continuità di governo da ‘difesa civile’ e sui programmi di risposta al terrorismo a danno della sua prontezza a rispondere ai disastri naturali. Viene inoltre ipotizzato che l’uragano Katrina sia stato usato per mettere alla prova il programma di continuità di governo, permettendo alla FEMA di far pratica con i rastrellamenti e la ricollocazione in campi di grandi numeri di persone, sospendendo i loro diritti costituzionali e militarizzando la regione[9] con l’aiuto di contractor militari privati (mercenari). La Black Water USA, un’azienda di sicurezza privata è stata usata nel dopo Katrina.

.

3. Poteri e Preparativi per uno Stato di Emergenza Dichiarato

REX-84 e la Opeazione Garden Plot

Il Readiness Exercise 1984 (REX-84) è un programma di risposta alle emergenze che coinvolge l’implementazione della legge marziale, lo spostamento delle popolazioni civili e l’arresto e la detenzione di segmenti della popolazione. Una prova del programma è stata tenuta dal cinque al 13 aprile 1984. È stata guidata dalla FEMA e dal Dipartimento della Difesa e riguardava il coordinamento di altre 34 agenzie e dipartimenti federali[11]. REX-84 è stata menzionata durante le audizioni sullo scandalo Iran-Contra [12] ed esposta pubblicamente dal Miami Herald domenica 5 luglio 1987[13].

Simili esercitazioni su larga scala, di preparazione alle emergenze sono state compiute regolarmente da allora. Quella più recentemente annunciata, organizzata dal NORTHCOM, era programmata per il periodo dal 15 al 20 ottobre. [14] Alcuni affermano che le esercitazioni continuano ad includere preparativi per la sospensione della costituzione e l’implementazione della legge marziale. [15]

L’ Operazione Garden Plot è un programma dell’esercito degli Stati Uniti e della Guardia Nazionale sotto il controllo dello US Northern Command (NORTHCOM) per fornire appoggio militare federale durante disordini civili interni. Un esempio dell’implementazione del programma c’è stato durante gli scontri di Los Angeles del 1992 quando l’esercito e i marines vennero usati insieme alla Guardia Nazionale della California[16]. Venne emesso un ordine esecutivo per permettere l’uso dell’esercito federale a sostegno delle leggi nazionali, a causa del Posse Comitatus Act del 1878 che pone delle restrizioni sull’uso domestico dell’esercito a scopo di polizia.[17]

Recentemente, però, la sezione1076 della Public Law 109-364, o “John Warner Defense Authorization Act of 2007” (H.R.5122) ha emendato il Posse Comitatus Act e il The Insurrection Act (che pure pone dei limiti sullo spiegamento domestico dell’esercito) per permettere al governo federale di prendere il controllo unilaterale della Guardia Nazionale e posizionare le truppe federali in qualunque punto del paese durante un’ ‘emergenza pubblica’. [18]

Ordini Esecutivi

Durante tutti gli anni 60 sono stati emessi numerosi Ordini Eecutivi Pesidenziali che autorizzavano le agenzie federali ad assumere funzioni essenziali in caso di un’emergenza dichiarata. I poteri includevano, tra i tanti, l’autorità del governo federale ad assumere il controllo delle infrastrutture di trasporto, comprese autostrade e porti (10990), risorse alimentari e fattorie (10998) e mobilitare i cittadini in brigate di lavoro supervisionate dal governo (11000). [19]

Il 9 maggio 2007 il presidente George Bush ha riaffermato il ruolo del governo federale durante un’emergenza dichiarata pubblicando l’Ordine Esecutivo NSPD 51/ HSPD-20 (leggi QUI). L’Ordine afferma che in caso di un’emergenza catastrofica tutte le funzioni essenziali della nazione possano essere assunte dal ramo esecutivo del governo e dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale (FEMA inclusa).[20]
.
.
4. Campi di Detenzione

Sviluppo e Costruzione

Nell’agosto 2002 l’allora procuratore generale John Ashcroft chiese che i cittadini americani che vengono definiti ‘combattenti nemici’ vengano detenuti a tempo indefinito e senza accusa, indipendentemente dall’autorità giudiziaria [21]. Questa posizione legale fu confermata dalla quarta Corte di Appello in una sentenza del gennaio 2003 nel caso di un cittadino Usa detenuto all’estero.[22]

Nell’ottobre 2006 il Military Commissions Act fu approvato dal Congresso[23]. La legge si applica a coloro che non sono cittadini Usa e permette che gli individui siano definiti ‘combattenti nemici’ per essere imprigionati a tempo indefinito e senza accusa. Nega anche ai tribunali non militari una revisione giudiziaria della detenzione (sezione sette), ignorando la Convenzione di Ginevra, e afferma che è il presidente che definisce cosa costituisca tortura (sezioni 5 e 6).

Nel gennaio 2007 la American Civil Liberties Un. (ACLU) ha pubblicato un rapporto, basato su documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act, che mostra che il Pentagono ha monitorato almeno “186 proteste anti militari negli Stati Uniti e raccolto più di 2800 rapporti, riguardanti americani, in un database antiterrorismo”. [24]

Da un po’ di tempo la FEMA sta ristrutturando e costruendo nuovi campi di detenzione in tutto il paese. Nel gennaio 2006 la KBR, sussidiaria della Halliburton, annunciò di avere vinto un “contratto del valore di un massimo di 385 milioni in cinque anni per la costruzione di una quantità indefinita, in un tempo di consegna indefinito, di strutture detentive per il Dipartimento di Sicurezza Nazionale”.[25]

Scopi Affermati

È stato detto poco sullo scopo dei campi di detenzione, ma quando sono stati fatti commenti ufficiali è stato affermato che i campi sono per la temporanea detenzione di immigrati illegali.[26]

Quantità e Collocazione

Cittadini preoccupati dello scopo e del potenziale uso dei campi di detenzione hanno documentato e, quando possibile, filmato le strutture detentive. Una stima attuale del numero dei campi di detenzione è di più di 800, collocati in tutte le regioni degli Stati Uniti [un elenco dei luoghi in cui si trovano è disponibile a questo link N.d.r.] e con diverse capacità massime di accoglienza. [27] Se si includono gli edifici governativi attualmente utilizzati per altri scopi, il numero risulta molto maggiore. Sono stati pubblicati video di campi di detenzione ristrutturati ma vuoti [vedi filmato sopra N.d.r.]. [28]
.

5. Note

[1] Executive Order 12127–Federal Emergency Management Agency
http://www.fas.org/irp/offdocs/eo/eo-12127.htm.[2] Federal Emergency Management Agency. “About FEMA” April 1, 2007 .

[3] Ibid.

[4] Federal Emergency Management Agency. News Release. “First Responders Urged Not To Respond To Hurricane Impact Areas Unless Dispatched By State, Local Authorities” 29 August 2005 http://www.fema.gov/news/newsrelease.fema?id=18470;

Rodgers, Ann. “Homeland Security won’t let Red Cross deliver food” Pittsburgh Post-Gazette. 3 September 2005
Zarend-Kubatko, Jill. “Disaster touches area residents” Valley Life. 2 September 2005 http://www.zwire.com/site/news.cfm?newsid=15147862&BRD=>.

[5] Editorandpublisher.com. “Journalist Groups Protest FEMA Ban on Photos of Dead” 7
September 2005 http://www.mediainfo.com/eandp/news/article_display.jsp?vnu_content_id=1001055768>.

[6] Gebauer, Matthias. “The Eye of the Hurricane” Spiegel Online International.
http://www.spiegel.de/international/0,1518,373590,00.html>.

[7] Berenson, Alex and Timothy Williams. “New Orleans Begins Confiscating Firearms as Water Recedes” New York Times. 8 September 2005 http://www.nytimes.com/2005/09/08/national/nationalspecial
08cnd-storm.html?ex=1189483200&en=b7a5f1efcf668506&ei=5070
>.

[8] Cable News Network (CNN). “Report: Katrina response a ‘failure of leadership’:
Homeland Security secretary described as ‘detached’” 14 February 2006
http://www.cnn.com/2006/POLITICS/02/13/katrina.congress/index.html?iref=newssearch>.

[9] Nimmo, Kurt. “Attacks on democratic rights, breaching legal barriers: FEMA and
Katrina: REX-84 Revisited” Global Research. 11 September 2005 www.//globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=NIM20050911&articleId=929>.

[10] Scahill, Jeremy. “In the Black(water)” The Nation. 22 May 2006
http://www.thenation.com/doc/20060605/scahill>.

[11] Reynolds, Diana. “The Rise of the National Security State: FEMA and the NSC.” Publiceye.org. 1990 .

[12] “Suspension of American Constitution Oliver North.”
http://www.youtube.com/watch?v=G8tQAYYtLok&mode=related&search=>.

[13] Chardy, Alfonso. “Reagan Aides and the ‘Secret’ Government.” The Miami Herald. 5 July 1987 http://www.theforbiddenknowledge.com/hardtruth/secret_white_house_plans.htm>.

[14] United States Northern Command. “Exercise Vigilant Shield ’08 slated for October.” 30 August 2007 http://www.northcom.mil/News/2007/083007.html>.

[15] Rogers, Lee. “NORTHCOM Plans 5 Day Martial Law Exercise.” Intel Strike. 5 September 2007 http://intelstrike.com/?p=57>.

[16] Global Security. “Operation Garden Plot JTF-LAJoint Task Force Los Angeles”.

[17] Morales, Frank. “U.S. Military Civil Disturbance Planning:
The War At Home” Covert Action Quarterly, #69 Spring / Summer 2000. http://cryptome.org/garden-plot.htm>.

[18] Morales, Frank. “Bush Moves Towards Martial Law” Toward Freedom. 26 October 2006 .

[19] Anonymous. “FEMA Concentration Camps: Locations and Executive Orders” Friends of Liberty. http://www.sianews.com/modules.php?name=News&file=article&sid=1062>.

[20] The White House. “Presidential Directive NSPD 51, HSPD-20.” 9 May 2007 .

[21] Turley, Jonathan. “Camps for Citizens: Ashcroft’s Hellish Vision” Los Angeles Times. 14 August 2002 .

[22] Cable News Network (CNN). “Americans may be held as ‘enemy combatants,’ appeals court rules.” 8 January 2003 http://www.cnn.com/2003/LAW/01/08/enemy.combatants>.

[23] The Library of Congress. Military Commissions Act of 2006. 17 October 2007 http://thomas.loc.gov/cgi-bin/bdquery/z?d109:S.3930:>.

[24] American Civil Liberties Union. “ACLU Report Shows Widespread Pentagon Surveillance of Peace Activists” Press Release. 17 January 2007 http://www.aclu.org/safefree/spyfiles/28024prs20070117.html>.

[25] Halliburton Public Relations “KBR Awarded U.S. Department of Homeland Security Contingency Support Project for Emergency Support Services.” 24 January 2006 http://www.kbr.com/news/2006/govnews_060124.aspx>.

[26] Ibid.

Scott, Peter Dale. “Homeland Security Contracts for Vast New Detention Camps.” New America Media. 8 February 2006 http://news.pacificnews.org/news/view_article.html?article_id=eed74d9d44c30493706fe03f4c9b3a77>.

[27] Friends of Liberty “FEMA Concentration Camps: Locations and Executive Orders.”
http://www.sianews.com/modules.php?name=News&file=article&sid=1062>.

[28] FEMA Camp Footage (Concentrations Camps in USA). http://www.youtube.com/watch?v=0P-hvPJPTi4

Titolo originale: ” US FEMA Camps”

geopolitcalmonitor, tradotto per comedonchisciotte da ALCENERO

.

fonte:  http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/978-i-campi-di-concentramento-fema-negli-stati-uniti.html

____________________________________________________________

https://i2.wp.com/www.redasociativa.org/elinsurgente/ficheros/ccuno.jpg

Sapevate che negli USA ci sono più di 800 campi di concentramento?

.

Scritto da cacho
Venerdì 03 Aprile 2009 00:00

Questa non è fantascienza. Negli Stati Uniti sono stati costruiti più di 800 campi di concentramento tutti pienamente operativi e pronti a ricevere i detenuti. Seguendo lo stesso percorso adottato da Hitler, i vari governi degli Stati Uniti grazie all’inestimabile aiuto dei clan delle corporations, hanno costruito più di 800 campi di detenzione (alcuni dei quali equipaggiati con speciali installazioni per possibili cremazioni) in tutto il territorio degli Stati Uniti, e fuori da esso.

Questo è quello che la società multinazionale incaricata della costruzione, la Halliburton, pubblica sulla sua pagina web insieme al dato dei profitti derivanti dall’incarico. Le installazioni sono provviste di ferrovia, strade che portano da e per i centri di detenzione, alcuni sono collegati ad aeroporti. Come Auschwitz, alcuni campi sono provvisti di edifici ermetici e forni. La maggior parte dei campi… hanno una capacità di accoglienza di 20.000 detenuti. Attualmente, il più grande è quello nelle vicinanze della cittá di Fairbanks, Alaska. Questa installazione chiamata di “salute mentale”, può ospitare migliaia di persone.

Perchè queste disposizioni entrino in vigore serve solo un decreto presidenziale e l’elenco dei nomi firmato dal Procuratore Generale degli Stati Uniti. Il Programma REX 84 [vedi anche qui N.d.r.] venne promulgato ipotizzando un esodo massiccio di persone al confine tra USA e Messico; questi stranieri illegali verrebbero isolati ed inviati ai centri di detenzione FEMA. REX 84 prevede che le basi militari, in caso di bisogno, possano essere convertite in prigioni. Due sotto-programmi – “Operation Cable Splicer” e “Garden Plot” – riguardano, il primo, il rimpiazzo delle autoritá statali civili con il governo federale e, il secondo, il controllo della popolazione. La FEMA dirigerà le operazioni.

I campi di detenzione dispongono di installazioni ferroviarie, strade, aeroporti o si trovano vicino ad aeroporti. Qualcuno di essi può arrivare a contenere fino a 20.000 persone. Il più grande si trova vicino a Fairbanks, Alaska. Si tratta di un’imponente struttura sanitaria psichiatrica che pùo contenere fino a 2 milioni di persone.

Bisogna segnalare che tutto ebbe origine circa 30 anni fa’. Doveva servire ad affrontare stati “d’emergenza” provocati da catastrofi naturali o guerre; tutto ciò che si richiede per l’attivazione di uno stato marziale è la firma presidenziale. Questo decreto autorizza il governo, fra le altre cose, a:

controllare tutti i mezzi di trasporto, autostrade, porti lacustri, fluviali e di mare, incluse imbarcazioni e veicoli;
censurare i mezzi di comunicazione:
controllare le fonti e distribuzione di energia;
espropriare la produzione e la distribuzione di alimenti, incluse le fattorie familiari;
mobilitare la popolazione civile per organizzare brigate di lavoro;
assumere il controllo di centri di salute, educativi e per il benessere sociale;
instaurare un sistema di identificazione nazionale;
espropriare veicoli aerei, inclusi quelli stranieri, e controllare tutte le operazioni aeroportuali;
possibilità di ordinare l’abbondono di aree e la riubicazione di comunità;

Una volta che la FEMA (l’Agenzia Federale che gestisce le emergenze) abbia posto in marcia il piano di emergenza, il congresso non avrà tutela né controllo sugli ordini dell’Esecutivo per un periodo di sei mesi.

I campi di detenzione

Non si conosce l’ubicazione di tutti i campi. Tra quelli che si conoscono possiamo menzionare la riattivazione del campo di detenzione dei cittadini giapponesi e dei loro discendenti; un altro vicino a Salem, Oregon e la costruzione di nuove installazioni nella località di Umatilla. E naturalmente, caserme, basi e reggimenti sparsi per il territorio nazionale statunitense.

Sono stati individuati possibili luoghi dove potrebbero esserci installazioni che indicano la possibile presenza di campi di detenzione: ospedali psichiatrici, aeroporti regionali, aree verdi protette, vecchi campi militari chiusi, aree tossiche, complessi industriali abbandonati, etc.

Si ipotizza che basi e stabilimenti militari canadesi verrebbero usati con questo proposito, perfino alcuni oltre il Circolo Polare Artico.

Oltremare esiste, e funziona come campo di concentramento, la base della marina a Guantánamo e potrebbe venire utilizzata la prigione federale di Guayanabo, in Portorico.

La domanda è: chi sarà a mettere in moto questo piano? Una catastrofe naturale, o una causata dall’attività dell’uomo? Un attacco terroristico? Un terremoto? Il collasso finanziario? Quale che sia la causa, una volta che si scatena, entrerà in vigore la lagge marziale e il paese starà in mano della FEMA. Si avranno restrizioni delle libertà personali dei cittadini e non sapremo chi è che verrà “considerato” pericoloso. Coloro che hanno armi da fuoco in casa? Quelli che fanno molte domande? Quelli che vorranno sapere ciò che realmente accade? Coloro che credono nella libertà d’espressione? Quelli che vogliono esprimersi nel modo che ritengono giusto?

.


[Molti campi già sono forniti di personale di vigilanza anche se non ci sono detenuti.]

.


[Treni blindati per il trasporto dei detenuti]

.
Link interessanti: La FEMA e il Dipartimento di Sicurezza Nazionale preparano fosse comuni e legge marziale vicino Chicago?”; Elenco e mappa dei campi FEMA.

Titolo originale: “¿Sabía usted que en EE.UU hay más de 800 campos de concentración?”

insurgente, scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da LILIANA BENASSI

.

fonte:  http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/1349-sapevate-che-negli-usa-ci-sono-piu-di-800-campi-di-concentramento.html


Identità e compassione. Dell’impossibilità di un orgoglio nazionale

https://i0.wp.com/farm1.static.flickr.com/179/483257036_1bff3a3157.jpg

Identità e compassione. Dell’impossibilità di un orgoglio nazionale

.

di Alessandro Bertante
[Questo intervento dell’autore di Al Diavul è apparso sul numero di gennaio di ReSet]

.

bertante_reset.jpgAlcuni giorni fa mentre ordinavo un caffè in un bar di Milano sono rimasto colpito da un’immagine di per sé innocua, o perlomeno che io credevo tale. Dietro al bancone stava in bella evidenza una grande bandiera italiana. Nessun altro simbolo o segno di commento, solo il tricolore bianco, rosso e verde. Osservandola per un minuto con la tazzina a mezz’aria mi sono reso conto di provare una forte sensazione di disagio. Quella bandiera mi sembrava una inutile ostentazione nazionalista. Guardai il barista, cercando nella sua fisiognomica e nel suo abbigliamento una giustificazione parafascista a tanto osare. Invece niente, era un cordiale professionista milanese.
Uscito dal bar la sensazione di disagio mi è rimasta addosso.

Perché il tricolore mi fa questo effetto? Se mi fosse capitata la stessa cosa in Francia o Inghilterra non mi sarei nemmeno stupito. L’Union Jack è frequente nei pub inglesi e i francesi non hanno alcun pudore a esporre la loro bandiera. In Italia invece questa cosa mi sembra di cattivo gusto o comunque inopportuna. E se devo ritornare agli anni trascorsi nell’adolescenza e durante la fin troppo protratta giovinezza, ricordo sempre la stessa insofferenza ai simboli nazionali. Insofferenza che, sia chiaro, condivido con la stragrande maggioranza della mia generazione. Certo, io provengo da una famiglia comunista e non sono così digiuno di storia per non capire quanto l’eredità del Ventennio fascista e la tragica vergogna della seconda guerra mondiale abbiano minato profondamente l’orgoglio nazionale. Ciò nonostante, queste cause non mi sembrano sufficienti a giustificare un atteggiamento così negativo e reiterato. La questione non è cosi semplice e soprattutto non si riduce a un fatto estetico o a un mio problema soggettivo.

Parliamo della mia generazione quindi, i trentacinque-quarantenni. Parliamo del nostro percorso di formazione culturale, per cercare di capire quali siano le cause di questa disaffezione nei confronti dell’idea stessa di patriottismo. Se devo tornare indietro a quando ho memoria, ricordo che negli anni Settanta il tricolore era quasi bandito. A parte i militanti neo fascisti che lo sventolavano insieme ai loro simboli, nessuno lo mostrava. Nemmeno a scuola era frequente vederlo appeso su di un muro, come se anche nelle aule ci si dovesse vergognare della nostra appartenenza nazionale. Ma di cosa dovevano essere fieri gli italiani? Di quale virtù esclusiva o coesione memorabile?

Conclusa come sappiamo la seconda guerra mondiale, la mancanza di una mitopoiesi della vittoria – di norma cemento dell’identità nazionale – non poteva essere rimpiazzata dalla pur gloriosa pagina della Resistenza, perché non da tutti condivisa e minata nelle fondamenta dallo sbandierato internazionalismo del Partito Comunista Italiano. La nuova repubblica sorta nel dopoguerra nasceva monca, senza fare i conti con il proprio recente passato. Questa lacerazione è continuata per decenni e noi l’abbiamo ereditata. Come dicevo, la mia infanzia comincia negli anni Settanta, in un paese dove molti italiani erano convinti, a ragione, che lo Stato mettesse le bombe nelle piazze e sopra i treni. In un paese dove esisteva una realtà quotidiana tangibile e più o meno accettabile, ma anche un mondo occulto di interessi e trame inconfessabili. Trame antinazionali che nascevano per opporsi alla volontà popolare. Sono cresciuto in un paese dove nessuno mostrava mai attaccamento alla patria, perché la patria quando esisteva era vista come aliena e nemica. Sono cresciuto in un paese dove la grande massa dei ceti produttivi moderati votava la Democrazia Cristiana, partito adesso paradossalmente rimpianto ma allora ricettacolo di corruzione e clientelarismo, costretto dalla situazione politica internazionale a rimanere sempre al governo, senza mai lasciare spazio ad una alternanza che facesse pulizia negli àmbiti di potere troppo sedimentati. L’altra metà del paese invece votava PCI, un partito storicamente miope, anacronistico, compassato ma anche serio, efficiente, fatto di gente per bene che credeva in quello che faceva. Ma un partito fondamentalmente antinazionale, sebbene i suoi dirigenti si sforzassero di affermare il contrario. Alle feste dell’Unità si vendevano i gagliardetti dell’Unione Sovietica o i simboli dell’iconografia comunista, non il tricolore o le immagini dei martiri del Risorgimento. Negli anni Settanta nessuno era orgoglioso di sentirsi italiano.

Quando finalmente finisce il decennio, gli anni Ottanta parlano già un altro linguaggio. Io sono adolescente e vivo nella metropoli invasa dall’eroina. Ma fuori dai quartieri bisogna fare i soldi e farli alla svelta, in una realtà sberluccicante che dimostrerà presto la propria inconsistenza. La macchina pubblicitaria macina miliardi mentre i mezzi di comunicazione di massa proiettano la gente comune in altri luoghi, reali o immaginifici, ma comunque a portata di mano. Gli italiani guardano fuori dai confini nazionali: del tricolore e della patria continua a non fregare niente a nessuno. Solo durante le grandi vittorie sportive lo spirito d’appartenenza si ridesta – e penso ai mondiali del 1982 -, ma è un fatto di costume, un rito collettivo che si spegne in una notte di festeggiamenti. Intanto il nuovo decennio è paradossale e rivoluzionario, certo più radicale del precedente con tutta la sua violenza e la sua mal risposta ideologia. Cambia il mondo a una velocità travolgente e solo chi non vuol vedere rimane ancorato alla vecchie formule, ai vecchi linguaggi e ai vecchi schieramenti. Molti giovani muoiono di overdose. Il decennio si chiude con il muro di Berlino che crolla fragorosamente davanti agli spettatori di tutto il mondo, impegnati a guardare uno spettacolo dopo tanti altri. La post modernità si mostra con la faccia garrula della mancanza di coscienza, dell’indistinto che non ammette selezione etica.

Che succede quindi agli italiani?
La fine della guerra fredda avrebbe potuto concorrere a riformare un forte sentimento di appartenenza nazionale. Era prevedibile e forse anche auspicabile ma così non è stato. Trascorsi un paio di anni, Tangentopoli arriva come una bufera, gettando fango sulla classe politica, sulle istituzioni e sull’idea stessa di stato di diritto. Io ho ventitré anni. Vedo franare ancora una volta la nostra autostima di cittadini perché le coeve stragi di mafia mostrano che l’eterna Italia delle trame continua a prosperare nell’ombra. In questo contesto di progressiva disgregazione, s’affaccia alla ribalta un nuovo partito, la Lega Lombarda – Lega Nord. Nata a metà degli anni Ottanta nella profonda provincia settentrionale, la Lega approfitta del crollo dei partiti della prima repubblica per fare nuovi proseliti con un programma molto chiaro, la secessione del Nord Italia industrializzato ed economicamente prospero dal Sud parassitario e clientelare. Considerata all’inizio come un fenomeno folcloristico e passeggero, all’inizio degli anni Novanta è già un movimento politico importante e strutturato con dei quadri professionisti e migliaia di militanti di base. Un movimento che mina alle fondamenta il concetto di patria. Altro che tricolore, nelle pizzerie padane sventola la bandiera di Alberto da Giussano. L’identità nazionale subisce un’altra formidabile botta. Ci penserà Silvio Berlusconi a unire le istanze della nuova destra post fascista e autenticamente nazionalista, alle urgenze separatiste di Umberto Bossi.

Proveniente dalla grande palude della piccola borghesia impiegatizia, questo sconosciuto imprenditore lombardo, partendo dall’edilizia in meno di dieci anni ha creato un impero mediatico, acquisendo i tre maggiori network televisivi privati. È furbo, scaltro, vanitoso, carismatico, senza scrupoli e privo di alcun senso civico. Ma è capace o così si definisce. Durante gli anni Ottanta crea una mitologia sulla propria efficienza. Dopo tangentopoli, per salvare le sue aziende da una sacrosanta legge antitrust, si butta in politica.

Il suo partito Forza Italia ha ottenuto un successo clamoroso, diventando l’espressione privilegiata della nuova borghesia italiana. Io ho trent’anni mentre lui viene eletto più volte Presidente del Consiglio. Ma viene anche sconfitto. Cade e si rialza, dimostrando energie insospettabili. Ma non cambia. Piuttosto involve, l’esperienza da premier lo trasforma in una sorta di caricatura dell’italiano medio anni Cinquanta, riportando all’estero la nostra immagine peggiore, dalla quale ci eravamo da poco tempo affrancati. Lui è l’italiano degli stereotipi razzisti. Si crede simpatico, fa le corna ai colleghi stranieri, schiamazza con la regina d’Inghilterra, racconta barzellette, si circonda di guitti con mandolino e si presenta con il bandana durante le visite ufficiali di altri capi di stato e confonde scientemente vita privata e funzione pubblica. Ciò nonostante il suo successo cresce e lui, non soddisfatto, continua nel suo processo involutivo. In età senile si riscopre seduttore e grande amatore, diventando lo zimbello di tutto il mondo civilizzato. Ma non degli italiani. Gli italiani lo amano. Berlusconi è accusato da svariate procure di una serie interminabile di reati ma gli italiani continuano ad amarlo senza condizioni. Anno dopo anno, l’affermarsi del potere berlusconiano contribuisce alla disgregazione culturale della nazione, il concetto stesso di società civile perde completamente di significato.
Le cronache recenti ci raccontano che oramai in Italia si può fare qualsiasi cosa. Un giornalista di una televisione dei proprietà del premier può pedinare e filmare un magistrato violando la sua vita privata senza che questo gesto abbia reali conseguenze penali o perlomeno professionali. Non esistono più obblighi ne condivisioni di responsabilità. Le parole non hanno più importanza, il buon senso è visto come sintomo di estremismo. La verità diventa accessoria o addirittura superflua.

In tempo di pace, un forte sentimento identitario nazionale nasce sempre dalla presunzione di un primato etico e morale. Ovvero, la nostra civiltà è superiore e noi siamo fieri di farne parte senza necessariamente condividere questa ricchezza con le altre nazioni. Negli ultimi dieci anni è sorto in Italia un nuovo tipo di nazionalismo, fondato sul malcostume e sulla rivendicazione di mediocrità eretta a sistema. Nasce così l’orgoglio degli evasori fiscali, degli approfittatori, dei conformisti, dei furbi e dei furbetti, dei nuovi mercati di schiavi e delle mamme delle veline. Un nazionalismo grossolano e volgare, senza basi culturali reali né classi sociali di riferimento ma che sfrutta allo stesso modo, e senza alcun pudore, le tragedie umane delle nostre guerre di pace e la retorica consunta e oramai improponibile degli “italiani brava gente”.

Torniamo al bar quindi, alla domanda iniziale. Adesso ho quarant’anni, della mia vita in questo paese ho troppi ricordi amari. Se guardando il tricolore dietro al bancone provo disagio non c’è nulla di cui stupirsi. La ragione è semplice: non sono fiero di essere italiano. Quando vado all’estero sono imbarazzato e rimango sulla difensiva.
In qualsiasi paese mi trovi – amministrato dalla destra o dalla sinistra, al Sud o al Nord dell’Europa – io mi vergogno della nostra condizione. Con la testa bassa guardo gli sguardi dei miei interlocutori e non vedo sdegno o sorpresa. No, io vedo compassione.
Ci compatiscono di essere italiani.

.

19 gennaio 2010

testatahomenew.jpg

fonte:  http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003315.html#003315

Giustizia, i magistrati lasciano le aule. Alfano: “Se cieche critiche non credibili”

Giustizia, i magistrati lasciano le aule
Alfano: se cieche critiche non credibili

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100130_agistrati-proteste1.jpg

Apertura dell’anno giudiziario tra le proteste. Palamara: mancano le riforme. Mancino: il governo dia più risorse

.

ROMA (30 gennaio) – Inaugurato l’anno giudiziario nelle Corti d’Appello tra polemiche, denunce dell’Anm e critiche al processo breve. I magistrati hanno lasciato le aule con la Costituzione in mano in molte città non appena hanno preso la parola i rappresentanti del governo. Eccezioni a Messina, Reggio Calabria, Catanzaro e L’Aquila dove i magistrati sono rimasti in aula.

Il ministro Angelino Alfano all’Aquila ha affermato che «quando le critiche sono cieche e non si associano ad alcun riconoscimento, allora sono meno credibili». Alfano ha ribadito che il governo rispetta autonomia e indipendenza della magistratura ma i giudici sono soggetti solo alla legge e la legge la fa il Parlamento. «Riformare la giustizia è un dovere verso i cittadini» ha detto il ministro e «serve farlo adesso e noi non intendiamo sottrarci a questa sfida».

«Presto richieste rinvio a giudizio su crolli». Proprio all’Aquila il presidente della Corte d’Appello, Giovanni Canzio, nella relazione ha annunciato che presto ci saranno le richieste di rinvio a giudizio per i primi filoni di inchiesta sui crolli avvenuti con il sisma del 6 aprile 2009.

Da parte del presidente del Senato, Renato Schifani,
intervenuto a Reggio Calabria appello «alla politica, alle istituzioni e alla stessa magistratura» per dire «no allo scontro sì all’incontro».

Il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, alla cerimonia di Firenze ha sottolineato che il governo deve fare «uno sforzo straordinario» per dare più risorse per far funzionare il sistema, e ha insistito sul fatto che il Parlamento è sovrano ma deve ascoltare chi esprime osservazioni, come quelle che riguardano il processo breve.

Palamara: proteste sono segno disagio magistrati. «Il nostro è un gesto che vuole esprimere in modo composto il forte disagio della Magistratura per le mancate riforme del sistema Giustizia» ha detto Luca Palamara, presidente dell’Anm, a Roma dove una cinquantina di magistrati hanno lasciato l’aula quando ha cominciato a parlare il capo del Dipartimento dell’ Amministrazione Giudiziaria, Franco Ionta.

Roma: restituire credibilità a magistrati.
«Solo restituendo credibilità al ruolo del giudice, e affermandone l’affidabilità e le prerogative essenziali di autonomia e di imparzialità si potrà rafforzare la fiducia nella giustizia. E le ansie che lo concernono sono ansie di tutti i cittadini». È questa la considerazione finale del primo presidente della Corte d’ Appello di Roma Giorgio Santacroce.

Milano: basta attacchi gratuiti alla magistratura.
È quanto chiede nella sua relazione il presidente facente funzione della Corte d’Appello di Milano, Ruggero Pesce. Il processo breve «è un ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come si è visto». Numerosi i magistrati milanesi che hanno lasciato l’aula. Il sottosegretario alla Giustizia, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha detto che la protesta dei magistrati, usciti prima del suo intervento, «alimenta un clima di scontro istituzionale».

Anm Palermo: attacchi alla Costituzione. «La nostra non è una protesta a difesa della categoria dei magistrati – ha detto il presidente dell’Anm di Palermo Antonino Di Matteo – ma per testimoniare la fortissima preoccupazione che riguarda gli attacchi ai principi costituzionali fondamentali e le garanzie dei cittadini di avere una giustizia uguale per tutti, i processi effettivamente rapidi al di la della politica degli annunci».

«Processo breve è amnistia». Prendendo in prestito una definizione del Csm, il presidente della Corte dei Appello di Palermo, Vicenzo Oliveri, ha definito il disegno di legge sul processo breve «una inedita amnistia processuale con riferimento ad intere categorie di reato non prive di considerevole gravità».

In calo processi per mafia. «I procedimenti per il reato di associazione mafiosa hanno avuto un netto calo» nel distretto giudiaziario di Palermo ha detto Oliveri. «A fronte dei 284 procedimenti del perido precedente, dal 1 luglio 2008 al 30 giugno 2009 ne sono stati registrati solo 60». È lo stesso Oliveri a ribadire che «nei confronti dell’organizzazione Cosa Nostra è proseguita con grande intensità ed efficacia l’azione repressiva dell’ autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine».

Torino: inopportuna tagliola sui processi. «Una tagliola sui processi perché siano più brevi non è opportuna, per il rispetto della durata ragionevole è sufficiente mantenere il regime indennitario» ha commentato il presidente della Corte d’appello di Torino Mario Barbuto. Secondo Barburo per una ragionevole durata del processo non seve «la tagliola» ma basterebbe mantenere le cose come stanno. «È giusto che lo Stato paghi caro e salato – ha concluso – e così non fa più durare troppo i processi».

Ad Ancon
a
il sostituto procuratore generale Antonio Amoroso ha sottolineato come il numero dei processi penali prescritti in appello è in «vertiginoso aumento» nelle Marche.

A Napoli, dalla protesta si sono dissociate le toghe di Magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe che già nei giorni scontri avevano criticato la decisione dei vertici dell’Anm.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89464&sez=HOME_INITALIA&ssez=PRIMOPIANO