LAVORO CHE NON C’E’ – «Sono senza stipendio da dieci mesi» Le storie di ordinaria prevaricazione / «Turni di notte per 4 anni, me ne vado. Mi hanno spremuta come un limone»

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Chi inizia una vertenza o un contenzioso legale deve essere seguito passo passo

«Sono senza stipendio da dieci mesi»
Le storie di ordinaria prevaricazione

I dossier sul tavolo di Annalisa Rosiello, che lavora allo Sportello consulenze e mobbing della Camera del Lavoro

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Annalisa Rosiello (Craighero)
Annalisa Rosiello (Craighero)

MILANO – Tutti la chiamano semplicemente Annalisa. È dal 2002 che si divide tra il suo studio privato di consulenze e lo sportello della Camera del Lavoro di Milano. La sua scrivania è travolta da un mare di scartoffie tutte accuratamente custodite in cartelline colorate. Pigne esponenziali, ma ognuna di loro ha un nome e cognome. Lì dentro c’è una storia da vivere e risolvere, come un cubo di Rubik.

GLI ASSISTITI – «Nell’ultimo anno e mezzo, da quando la crisi si è fatta sentire – sottolinea Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del Lavoro di Milano – è cambiato l’impatto sociologico delle persone che si rivolgono a me: parecchi anziani lontani dal prepensionamento che vengono individuati come bersagli di personale in eccedenza; donne in stato interessante o con due-tre figli che si trovano a vivere nel posto di lavoro una “punizione” per le gravidanze con conseguenti dimensionamenti al fine del licenziamento; oppure donne incinte che con contratti precari – variano in media e in successione dai quattro o cinque anni – sono in attesa del riscatto definitivo e durante l’ultimo periodo rimangono in stato interessante, perdendo così il posto di lavoro, oppure licenziamenti strumentali costruiti ad hoc contro persone che hanno problemi psicofisici».

Vertenze impilate su una scrivania (Craighero)
Vertenze impilate su una scrivania (Craighero)

CASI RICORRENTI – L’agenda degli appuntamenti è stracolma. Chi inizia una vertenza o un contenzioso legale ha bisogno di essere seguito passo per passo. Ciò nondimeno è importante prevenire le situazioni critiche quando assumono dei contorni poco chiari o degenerano in una serpentina senza via d’uscita. «Bisogna innanzitutto tenere gli occhi aperti – spiega l’avvocato Rosiello indicando quella che a suo parere è la regola numero uno -. Sono tanti i modi con cui i datori di lavoro prevaricano i diritti dei lavoratori». Ma quali sono le casistiche più ricorrenti? «Ce ne sono alcune che si presentano sistematicamente – fa notare il legale -. Per esempio le assunzioni pilotate contro le donne in maternità, quando hanno appena superato l’anno di vita del bambino – entro il quale vige il divieto di licenziamento e di trasferimento -: la lavoratrice spesso viene immediatamente trasferita al termine del periodo protetto, sapendo che probabilmente non potrà accettare un cambiamento radicale dovendo gestire un bimbo piccolo e quindi sarà più debole e più propensa a un eventuale abbandono». C’è poi il caso delle mancate assunzioni dei disabili con il pretesto del non superamento del periodo di prova: «In questo caso le aziende, senza addurre grandi motivazioni, disattendono la legge per l’avviamento delle persone diversamente abili» spiega l’avvocato.

SENZA STIPENDIO – «Altre situazioni – aggiunge – sono gli allontanamenti del personale con reiterate lettere disciplinari senza motivi reali e di grave contingenza; i licenziamenti strumentali messi in atto contro chi è lontano dalla pensione (mancano in media dai 6 agli 8 anni) con demansionamenti per accelerare un processo di instabilità psicofisica che scaturisce per vie naturali in un allontanamento spontaneo dell’individuo; i continui cambi di ragione sociale delle aziende o i cambi di proprietà, che non dovrebbero in nessun modo interferire sul contratto del lavoratore anche se in realtà ciò avviene spesso con tagli di stipendio del tutto ingiustificati». È quasi sera. Nella segreteria telefonica ci sono diciotto messaggi inascoltati. L’avvocato schiaccia il pulsante e parte subito il primo: «Mi chiamo Olga, sono dieci mesi che non percepisco lo stipendio, la mia azienda ha cambiato tre ragioni sociali in cinque anni e ora mi chiedono di accettare un contratto ridimensionato lontano anni e luce da quello che avevo firmato all’inizio del 2003». Il 2003, altri tempi; storie di ordinaria prevaricazione, oggi.

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/cgil-crisi-esperta-rosiello-craighero_2fcc1a4c-0e63-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml?fr=correlati

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Le storie che si incrociano negli uffici sindacali

«Turni di notte per 4 anni, me ne vado
Mi hanno spremuta come un limone»

G.R., 34 anni: licenziato dalla mia azienda per dichiarato fallimento, alla riapertura hanno assunto tutti tranne me

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Pratiche raccolte alla Camera del Lavoro dei  Milano (Craighero)
Pratiche raccolte alla Camera del Lavoro dei Milano (Craighero)

MILANO – «Dopo sette anni di lavoro come responsabile magazziniere di una società che si occupa di grossi formati per la carta – racconta G.R., 34 anni, di Milano, fino a un anno fa forte di un’assunzione a tempo indeterminato – sono stato licenziato dalla mia azienda per dichiarato fallimento. Alla riapertura della nuova filiale, sono stati assunti tutti i miei colleghi tranne me. Non mi hanno dato nessuna avvertenza o motivazione. Detto e fatto: sono rimasto con le mani nel sacco». Senza pensarci due volte G.R. ha iniziato a comporre il mosaico per capire quali erano state le motivazioni che avevano indotto la sua azienda a prendere tale decisione.

COPERTURA – «Avevo capito che il dichiarato fallimento era una copertura, mentre la nuova struttura aveva aperto con un altro nome e ragione sociale. Apparentemente non aveva legami con la precedente società. Infatti, erano cambiati sia i titolari che i vertici aziendali, tuttavia con delle indagini più approfondite ho scoperto che c’erano dei collegamenti diretti tra la prima e la seconda società. Bisogna prendere con molta cautela le dichiarazioni improvvise di fallimento, specialmente se si ha un contratto. Posso dare un consiglio? Fatevi valere nelle sedi opportune». Sono le tante storie che si incrociano nei corridoi delle Camere del Lavoro o negli uffici sindacali territoriali. Tutte diverse, ma in fondo tutte uguali.

Lavoratori in attesa fin dall'alba alla Camera del Lavoro  di Milano (Craighero)
Lavoratori in attesa fin dall’alba alla Camera del Lavoro di Milano (Craighero)

TEMPO DETERMINATO – C’è per esempio T.G di Modena, 34 anni, impiegata della Coop a tempo determinato, assunta in prova tramite l’agenzia interinale. Dopo un anno e mezzo di tira e molla a febbraio le scadrà l’ennesimo contratto a termine. «È molto difficile che io venga assunta – dice l’impiegata -, perché nel frattempo tra la fine del secondo e l’inizio del terzo contratto a tempo determinato sono rimasta incinta. Ho quasi trentacinque anni e questo balletto dei contratti mi ha sempre impedito di vivere serenamente la maternità. Sono precaria da quando ho finito gli studi a 26 anni. Che cosa devo aspettare? È chiaro che quando sono rimasta incinta non ci ho pensato due volte e per fortuna mio marito è assunto a tempo indeterminato. Tireremo la cinghia per qualche anno, anche se spero che mi assumano. Ho dato tutta me stessa in questi anni».

BERSAGLI FACILI – Tra loro, c’è anche chi rimane perché non ha scelta. «Ho 41 anni e sono entrata in una azienda di trasporti internazionali con un team italiano nel 2000 – ci racconta C.G, quadro e coordinatrice del team -. Tutto bene fino a quando non è arrivata la crisi. Cercavano bersagli. Bersagli facili su cui programmare un allontanamento progressivo. Il motivo nel mio caso? L’ultima gravidanza. Lentamente mi hanno tolto tutti gli incarichi e benefit, proponendomi un trasferimento impossibile con una famiglia a cui badare. Al rientro della maternità mi sono ritrovata a fare la call center e a svolgere dei lavori che necessitavano si e no due ore scarse al giorno, quando ne dovevo riempire otto». Ma c’è anche chi, arrivato allo sfinimento, desidera solo mettere una pietra sopra a un rapporto di lavoro andato male e che di imbarcarsi in un’azione legale non ci pensa proprio.

«SPREMUTA COME UN LIMONE» – È il caso di L.B., 33 anni, di Milano, che si occupa della registrazioni di assegni in una società appaltata dalle banche che ha deciso di gettare la spugna e provare a cambiare vita. «Sono quasi quattro anni che faccio il turno di notte senza battere ciglio. Non c’è lavoro? Mi sono adattata alla situazione, tuttavia ora sono stanca: la mia azienda ha cambiato ragione sociale tre volte negli ultimi due anni e mi hanno fatto cambiare contratto per ben tre volte. Prima c’era la corsa al contratto a tempo indeterminato e mi hanno spremuta come un limone per farmi raggiungere tutti gli obiettivi, poi una volta raggiunta la famigerata certezza, è iniziata la processione dei cambi di identità e contratti con dei conseguenti ridimensionamenti economici. Adesso, proprio in questi giorni, siamo alla soglia del dichiarato fallimento. Perché dovrei far valere i miei diritti? Per perdere altri anni della mia vita a inseguire chimere? Risultato: me ne andrò di mia spontanea volontà».

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/storie-camera-lavoro-milano-craighero_a6c8b0f0-0e64-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml?fr=correlati

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Una giornata nell’ufficio vertenze della Camera del lavoro di Milano

La crisi e quelle valige di documenti ammassate nell’ufficio legale della Cgil

Tantissime le richieste di consulenze: «Nel 2008 sono state 10mila, recuperato salario per circa 55 milioni»

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La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)
La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)

MILANO – Aziende, consorzi, cooperative che aprono e chiudono in continuazione. Stabilimenti che abbassano le saracinesche da un giorno all’altro senza dare preavviso, senza lasciare nessuna traccia. Dipendenti che restano mesi senza stipendio. Sono queste alcuni degli scenari più gravi rivelati dall’osservatorio della Cgil che ne ha calcolato il peso: vertenze e contenziosi nel 2009 sono saliti del 40% a livello territoriale e nazionale. Per non parlare dell’Istat che denuncia quasi 400.000 posti di lavoro in meno rispetto a un anno fa e un tasso di disoccupazione ai massimi dal 2004. Ma c’è anche un altro dato da sottolineare: l’aumento della disoccupazione giovanile con un tasso del 26,5% nella fascia tra i 15 e i 24 anni a fronte del 21% medio registrato nella zona euro. Questo vuol dire che la crisi sta interessando il lavoro interinale, a termine e con tutte le modalità di collaborazione. Ecco perché aumentano le vertenze e i contenziosi.

Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil  (Craighero)
Documenti presentati all’ufficio legale della Cgil (Craighero)

9.500 VERTENZE – «Già nel corso del 2008 gli uffici vertenze hanno sviluppato un’intensa attività che ha portato a recuperare salario per circa 55 milioni di euro – sottolinea Gualtiero Biondo, coordinatore degli uffici vertenze della Cisl in Lombardia -. Le vertenze aperte sono state 9.500 e hanno interessato 14mila lavoratori». Da almeno due anni il menù della crisi è davvero variegato. A maggior ragione nel 2009, quando gli uffici dell’assistenza sindacale che si occupano della consulenza legale hanno aumentato notevolmente il loro carico di lavoro. Per rendersene conto basta analizzare i dati territoriali diffusi dalle tre organizzazioni sindacali principali – Cgil, Cisl e Uil – e considerare ogni regione come una lampadina che forma una plafoniera generale.

CAMERA DEL LAVORO – Siamo andati a vivere una giornata nell’ufficio vertenze e contenziosi legali della Camera del Lavoro di Milano. Scatole, faldoni, scrivanie prese d’assalto da pratiche di richiesta di intervento, telefoni che squillano il continuazione. C’è fibrillazione. E ci sono code. Lunghe code fin dalle prime ore del mattino. Non sono più solo immigrati, ma coppie di cassaintegrati, disabili, anziani, donne, donne in stato interessante e uomini di ogni età. Ognuno con il suo borsello. Fardello verrebbe da dire. Molti hanno delle valige o dei trolley con la documentazione. «Ne vediamo di tutti i colori – dice Corrado Mandreoli, responsabile dell’ufficio politiche sociali della Cgil milanese -, però quel che colpisce durante la crisi è il proliferare di situazioni illecite da parte delle aziende con la conseguente perdita dell’identità aziendale. Ci sono le grandi società che fino a dieci, vent’anni fa erano delle entità solide e ora sono frantumate in appalti, subappalti, uffici esterni e chi ne ha e più ne metta. Per non parlare delle migliaia di piccole realtà che non hanno neanche il delegato sindacale interno; o dei consorzi che continuano a cambiare nome passando da una società all’altra. E durante i cambi di proprietà o la chiusura repentina senza preavviso, il lavoratore accetta ogni decisione per paura di perdere il lavoro. Poi cosa succede? Arrivano da noi quando non ce la fanno più».

AMAREZZA – C’è grande rabbia, unita alla rassegnazione. Si aspetta pazientemente il proprio turno. Tra i giovani soprattutto c’è amarezza per non poter costruire un futuro. E se a formare un nucleo familiare sono due precari, la vita si fa dura. «Con questo meccanismo contorto del lavoro precario unito alla crisi – dice Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del lavoro di Milano – c’è un disorientamento generale e un clima di sfiducia, congiuntamente alla presa di coscienza che se qualche anno fa il lavoro era un punto saldo della nostra vita, ora non lo è più. E l’idea della famiglia a questo prezzo è un’utopia».

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Ambra Craighero
31 gennaio 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_31/crisi-disoccupazione-camera-lavoro-milano-craighero_ae0d1110-0e5c-11df-b3ae-00144f02aabe.shtml

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