A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della ‘ndrangheta

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A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della ‘ndrangheta

“Alcuni pagavano fino a 18mila euro”. Raffiche di arresti in diverse Regioni

https://i2.wp.com/www.amanteaonline.it/amantea/html/images/topics/ndrangheta.jpgL’arresto di Candeloro Parrello, boss della ‘ndrangheta, effettuato nel gennaio dell’anno scorso (foto Ansa)

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REGGIO CALABRIA
La ’ndrangheta ha un interesse diretto
nella gestione e nello sfruttamento dell’immigrazione clandestina. È quanto emerge dall’operazione della polizia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 56 persone accusate di avere organizzato l’arrivo in Italia e la distribuzione in varie regioni di centinaia di immigrati indiani e pachistani.
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L’organizzazione, della quale avrebbero fatto parte esponenti delle cosche Cordì e Iamonte della ’ndrangheta, avrebbe costretto ognuno degli immigrati a versare somme che variavano dai diecimila ai 18 mila euro, con un introito complessivo di oltre sei milioni di euro. Le indagini erano state avviate nel 2007 dopo la denuncia presentata da un imprenditore agricolo della provincia di Reggio Calabria, costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende ed a presentare documentazione di assunzione per legittimare l’ingresso in Italia di immigrati. Per la gestione dell’organizzazione si è rivelata fondamentale la complicità di una ventina di professionisti, tra imprenditori e commercialisti, e di tre dipendenti dell’Ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria, tutti finiti in manette.
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Il traffico di basava sull’utilizzo di contratti di assunzione fittizi richiesti da imprenditori compiacenti a favore degli immigrati, che avevano così la possibilità di chiedere il visto d’ingresso per l’Italia. Metà degli arrestati – le ordinanze custodia cautelare emesse complessivamente dal gip sono state 67 – sono italiani e l’altra metà cittadini indiani. Questi ultimi, dopo avere reclutato nel loro Paese centinaia di immigrati, li facevano giungere in Italia in cambio dell’esborso di consistenti somme di denaro. «Questa operazione – ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – dimostra la capacità della ’ndrangheta di sfruttare qualsiasi occasione di guadagno lecito e soprattutto illecito». Per il questore di Reggio, Carmelo Casabona, «l’operazione s’inserisce in quel quadro di risposte che lo Stato riesce a dare al momento opportuno. Mi riferisco al fatto che risale solo a pochi giorni fa la vicenda di Rosarno».
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L’importanza dell’operazione è stata sottolineata dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo il quale «per la prima volta si dimostra che c’è il diretto coinvolgimento delle famiglie della ’ndrangheta nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed è un segnale allarmante che indica quanto renda il business dell’immigrazione clandestina. Per questi motivi il contrasto all’ immigrazione clandestina non serve solo a ridurre reati, come ha detto anche il presidente Berlusconi, ma a contrastare la criminalità organizzata». Gli arresti hanno dato spunto al presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, di sottolineare «i gravi limiti legati alla legge sull’immigrazione Bossi-Fini. Invece di fare proclami sui risultati conseguiti nel contrasto all’immigrazione clandestina – ha detto Loiero – il Governo farebbe bene a intervenire seriamente per cambiare una legge che non risolve affatto il problema, ma che anzi è facilmente aggirabile dalla criminalità organizzata».
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03 febbraio 2010
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