Archivio | febbraio 4, 2010

Immigrati, permesso soggiorno a punti: Quota 30 in tre anni oppure espulsione

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Immigrati, permesso soggiorno a punti: quota 30 in tre anni oppure espulsione

Serve conoscere l’italiano e la Costituzione. Maroni: garantiremo l’integrazione. Livia Turco: avremo più irregolari

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ROMA (4 febbraio) – I ministri dell’Interno e del Welfare hanno dato il via libera al permesso di soggiorno a punti. Roberto Maroni e Maurizio Sacconi presenteranno presto in Consiglio dei Ministri un decreto in base al quale i nuovi richiedenti di permesso di soggiorno dovranno sottoscrivere un accordo per l’ integrazione con una serie di doveri da adempiere, tra i quali la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione.

«Proprio oggi – ha spiegato Maroni – abbiamo discusso del regolamento che prevede la stipula dell’accordo di integrazione al momento del rilascio del permesso di soggiorno. È la legge sulla sicurezza che parla di specifici obiettivi da raggiungere (come la conoscenza della lingua italiana) nel giro di due anni con una valutazione da parte degli Sportelli unici per l’immigrazione. Se gli obiettivi sono stati raggiunti verrà concesso il permesso di soggiorno, altrimenti ci sarà l’espulsione». Secondo Maroni è un sistema «per garantire l’integrazione: io ti suggerisco le cose da fare per integrarti nella comunità. Se le fai ti do il permesso di soggiorno, se non le fai significa che non vuoi integrarti. Lo applicheremo solo ai nuovi permessi di soggiorno».

Per gli eventuali corsi di lingua e altro, ha detto Maroni, «non chiederemo soldi agli immigrati, faremo tutto noi, anche per garantire standard uniformi in tutte le province ed avere tutto sotto controllo». Sacconi ha rilevato che l’accodo «sottolinea i diritti ed i doveri dell’immigrato: oltre alla conoscenza della lingua, l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, 12 anni di educazione di base, trasparenza nei contratti abitativi».

In due anni l’immigrato deve raggiungere 30 punti che gli vengono assegnati attraverso ‘esamì di lingua, di formazione civica, ecc. Se commette reati i punti gli vengono tolti. Se dopo i due anni, non raggiunge i 30 punti, l’immigrato ha un altro anno di tempo per arrivare al punteggio richiesto; dopo – se sarà sotto i 30 – scatterà l’espulsione.

Turco: avremo più irregolari. «Il permesso di soggiorno a punti rappresenterà le forche caudine che ostacoleranno l’integrazione e favoriranno l’irregolarità – commenta Livia Turco, responsabile Immigrazione del Partito Democratico – In un Paese come l’Italia dove per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno occorre aspettare più di un anno e dove i corsi di lingua e cultura sono gestiti dal volontariato e dalla Chiesa non è possibile aspettarsi altro. L’Italia purtroppo non è il Canada: se Maroni e Sacconi vogliono imitare il Canada o gli altri Paesi che hanno adottato questo tipo di sistema allora risolvano prima questi problemi e garantiscano tempi certi per i rinnovi dei permessi e corsi di lingua e cultura forniti dalla scuola pubblica».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=90204&sez=HOME_INITALIA

I Gesuiti denunciano: “Camorra sempre più forte, e se ne parla poco”

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I Gesuiti denunciano: camorra
sempre più forte, e se ne parla poco

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di Franca Giansoldati
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CITTA’ DEL VATICANO (4 febbraio) – Alla vigilia delle regionali in Campania, i gesuiti della Civiltà Cattolica lanciano l’allarme: la camorra ha fatto il salto, si è evoluta. Da fenomeno inizialmente legato a classi marginali, a giovani disperati, a carriere delinquenziali costruite nelle periferie delle città, si è rafforzata inglobando la «borghesia camorristica». Ma nonostante ciò «permane ancora una sottovalutazione del fenomeno o, addirittura, una colpevole acquiescenza di fronte ad esso».

Parole pesanti come macigni. Sull’ultimo numero dell’autorevole rivista il vicedirettore padre Michele Simone, solitamente estensore delle cronache politiche, firma un saggio dedicato alle ramificazioni camorristiche, facendo proprie le tesi di quei sociologi che puntano il dito contro «una vasta area grigia» che ormai ospita diverse figure professionali, come funzionari pubblici, amministrativi, consulenti tecnici, esponenti del mondo delle banche, delle finanziarie, del mondo accademico, imprenditori, operatori economici, politici e non di rado anche membri delle forze dell’ordine. La domanda che affiora è: perchè in Campania la camorra ha finito per espandersi e penetrare così in profondità, fino a generare un clima di illegalità diffusa, condizionando le amministrazioni comunali dell’area metropolitana?

Civiltà Cattolica (che rispecchia gli orientamenti della Segreteria di Stato) individua sostanzialmente tre ragioni di fondo. Innanzitutto l’espansione del «mercato politico», con il conseguente «aumento delle risorse da parte delle istituzioni politico amministrative» (Comuni, Province, Regione). Poi la «dinamica collusiva» tra gli «imprenditori e i camorristi basata su relazioni di scambio incentrate sull’offerta di servizi alle imprese» e «opportunità vantaggiose, come l’affare rifiuti ha dimostrato», che accrescono in forma indiretta gli utili delle imprese. Infine l’espansione nella regione Campania delle attività sommerse, delle produzioni in nero, delle economie semi-legali, le quali configurano un insieme «differenziato di beni e servizi prodotti e distribuiti in forme illegali da imprenditori che trovano più conveniente interagire con la camorra, piuttosto che attirare l’attenzione dello Stato sui profili illegali delle attività svolte».

A questo, riporta padre Simone, si aggiunge il «mercato politico» e le infiltrazioni dei gruppi camorristici «nelle pubbliche amministrazioni» dovute alla cultura clientelare «che ha fertilizzato la dinamica dello scambio». Pian piano la camorra da carattere predatorio, tipico delle estorsioni e di molti traffici criminali, si è «evoluta» passando alla fase del negoziato: «specialmente nel mercato politico si delinea come strategia più adeguata a sviluppare collusioni e intercettare risorse pubbliche».

Un quadro a dir poco sconfortante che impone una risposta ferma e «la necessità di lavorare per una conversione culturale». Lavoro indubbiamente «difficile perchè a Napoli e, in genere, in Campania si parla relativamente poco di camorra» lamentano i gesuiti. Tuttavia occorre «costruire difese articolate contro una realtà in continua evoluzione come la camorra. Molto tempo e molto lavoro saranno necessari, ma non bisogna arrendersi perchè Napoli non lo merita».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=90185&sez=HOME_INITALIA

Veronesi: «La religione impedisce di ragionare»

Lo scienziato Umberto Veronesi a Sky Tg24 Pomeriggio

«La religione impedisce di ragionare»

«La religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità»

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Umberto Veronesi (Fotogramma)
Umberto Veronesi (Fotogramma)

MILANO – La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani. Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede. «Scienza e fede non possono andare insieme – ha affermato l’ oncologo – perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

«INTEGRALISTA» – Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione l’oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché – ha concluso – mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico». (Fonte: Ansa)

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04 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_febbraio_04/veronesi-religione-ricerca_0dbc44c2-11a1-11df-806e-00144f02aabe.shtml

Alcoa, tensione a Portovesme: I lavoratori cacciano i dirigenti

Appena tornati dalla trasferta romana e dal presidio a Palazzo Chigi i dipendenti (circa 500) hanno allontanato i tre responsabili presenti

Alcoa, tensione a Portovesme
I lavoratori cacciano i dirigenti

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Alcoa, tensione a Portovesme I lavoratori cacciano i dirigenti
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CAGLIARI – Un operaio dell’Alcoa è finito al pronto soccorso con una contusione a un piede e un dirigente sindacale del Sulcis è stato urtato, assieme a un altro lavoratore, dall’auto condotta dal direttore della fabbrica di Portovesme (Sulcis) durante un parapiglia scatenatosi nel pomeriggio nel parcheggio della direzione dello stabilimento.
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Al rientro da Roma dopo l’ultima mobilitazione per scongiurare la fermata degli impianti, circa 400 operai hanno trovato un centinaio di colleghi che li aspettavano a Portovesme per ascoltare gli aggiornamenti della vertenza. La rabbia fra i lavoratori è alta da mesi, da quando si paventa lo stop delle due fabbriche italiane di alluminio della multinazionale, che chiede garanzie su costi concorrenziali dell’energia e non vuole incorrere in nuove sanzioni dell’Unione europea.
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Ai tre dirigenti presenti negli uffici nel pomeriggio i lavoratori, delusi dal comportamento dell’azienda, hanno chiesto – secondo quanto riferito da fonti sindacali presenti – di uscire e lasciare la fabbrica, alla luce del fatto che la vertenza non si sblocca. L’auto del direttore che stava per lasciare il parcheggio è stata circondata dagli operai al culmine dell’esasperazione di fronte al rischio di finire in cassa integrazione e – sempre secondo quanto riferito da alcuni dei presenti – durante questa manovra sono rimasti contusi due lavoratori e il dirigente della Fiom del Sulcis, Franco Bardi, che stava cercando di riportare la calma. Il direttore è riuscito a lasciare il piazzale, ma la sua auto è stata danneggiata da alcuni operai infuriati.
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04 febbraio 2010
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Turchia: ragazza sepolta viva dalla famiglia. «Aveva amici maschi»

georgiou2.jpg image by Vibor

Arrestati il padre e il nonno, rilasciata la madre

Turchia: ragazza sepolta viva dalla famiglia. «Aveva amici maschi»

Il ritrovamento a dicembre: corpo seduto e con le mani legati in una buca dietro il recinto dei polli

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ANKARA – Una ragazza di 16 anni sarebbe stata sepolta viva dai familiari in un villaggio del sud-est della Turchia in quanto la famiglia non era contenta che frequentasse amici maschi. Il cadavere della ragazza, scrive l’agenzia France Press riportando notizie della turca Anadolu, è stato ritrovato nello scorso dicembre dalla polizia, 40 giorni dopo la denuncia della scomparsa di M. M., di cui sono state diffuse solo le iniziali.

SEPOLTA VIVA – Il corpo è stato rinvenuto seduto con le mani legate in una buca di due metri scavata nel giardino della casa di famiglia, sotto un recinto per i polli a Kahta, villaggio della provincia di Adiyaman. La polizia ha ritrovato il corpo in seguito a una segnalazione. La Anadolu spiega che solo in questi giorni la polizia scientifica ha concluso la sua autopsia, arrivando alla conclusione che la ragazza è stata seppellita viva, come proverebbero tracce di terra ritrovate sotto le sue unghie e nel suo stomaco. «Secondo i nostri esami, la ragazza, che non aveva lividi sul corpo o tracce di narcotico o veleno nel sangue, era viva e del tutto cosciente quando è stata seppellita», ha detto una fonte giudiziaria anonima.

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ARRESTI – Per l’omicidio sono stati arrestati il padre e il nonno, che sono in attesa di giudizio. Durante un interrogatorio, il padre avrebbe ammesso che la famiglia era scontenta del fatto che la ragazza frequentasse amici maschi. Anche la madre, che ha altri otto figli, è stata arrestata e poi rilasciata. La fonte anonima che ha segnalato alla polizia dove rinvenire il corpo, ha spiegato che l’eliminazione della ragazza è stata decisa nell’ambito di un “consiglio di famiglia”, composto dai membri anziani del nucleo familiare. Solo due mesi prima della sua scomparsa, M.M. si era recata dalla polizia per denunciare le percosse subite dal nonno a causa delle sue frequentazioni maschili. (fonte: Adnkronos)

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04 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_04/turchia-sepolta-viva_1e3bc45c-11a2-11df-806e-00144f02aabe.shtml

Rosarno, sindacati europei contro l’Italia: “Lavoratori migranti sfruttati”

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Dopo la rivolta calabrese duro richiamo delle confederazioni internazionali Ces e Csi
“Inadeguata legislazione nazionale e insufficiente impegno del governo”

Rosarno, sindacati europei contro l’Italia
“Lavoratori migranti sfruttati”

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di VITTORIO LONGHI

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Rosarno, sindacati europei contro l'Italia "Lavoratori  migranti sfruttati"
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Le vicende di Rosarno hanno provocato anche la reazione del sindacato europeo e di quello internazionale. Il segretario europeo John Monks e quello internazionale Guy Ryder hanno ieri scritto a Silvio Berlusconi. Le due confederazioni Ces e Csi sottolineano come “la situazione dei lavoratori migranti in Italia e l’abuso, la discriminazione e lo sfruttamento in cui incorrono sono inaccettabili e conseguenza dell’attuale inadeguata legislazione nazionale e dell’insufficiente impegno del governo”.
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Nel testo si fa riferimento alle osservazioni già rivolte l’anno scorso all’Italia dalla Commissione di esperti dell’Ilo, agenzia Onu per il lavoro, sul trattamento discriminatorio dei migranti, in aperta violazione di alcune convenzioni internazionali. Inoltre, Ryder e Monks vogliono attirare l’attenzione sui “chiari obblighi previsti dagli strumenti legali del Consiglio d’Europa e dell’UE a combattere la discriminazione e l’esclusione in tutte le loro forme, e garantire la dignità umana ad ogni persona nel suo territorio, indipendentemente dall’occupazione o dallo status”. Pertanto, sollecitano Berlusconi ad affrontare con urgenza ed efficacia il clima di intolleranza e di violenza di cui sono vittime i lavoratori migranti in Italia, ad assicurare la loro protezione per legge così come nella pratica, a prendere misure per aiutarli ad affermare i loro diritti”.
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Subito dopo i fatti di Rosarno, la Ces e la Csi avevano chiesto agli affiliati italiani Cgil, Cisl e Uil informazioni sull’accaduto. Gugliemo Epifani aveva risposto che “la volontà del governo di mostrarsi cattivo contro l’immigrazione provoca una totale indifferenza nei confronti di una politica di accoglienza e costringe gli immigrati regolari e non in regola a vivere in condizioni disumane”. Il segretario della Cgil aveva definito “cieca e crudele” la politica che spinge ai margini della società e nell’illegalità un gran numero di immigrati, “mettendo nelle mani della malavita organizzata e di imprenditori senza scrupoli manodopera senza diritti e tutele”.

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La situazione di sfruttamento dei migranti, soprattutto in agricoltura e nell’edilizia, è tale, infatti, da prefigurare una nuova e più pesante accusa per l’Italia da parte del sindacato di fronte alla comunità internazionale. Dopo la denuncia di trattamento discriminatorio per i migranti, il governo potrebbe trovarsi presto a rispondere davanti all’Ilo anche delle condizioni di “lavoro schiavistico” praticate in Italia.
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Di oggi invece l’accusa dell’organizzazione umanitaria Human Rights watch sulla lentezza dell’azione penale nei confronti dei responsabili delle aggressioni contro i migranti di Rosarno, mentre gli africani accusati di avere partecipato ai disordini sono già stati arrestati, processati e condannati. Le interviste a nove delle undici vittime gravemente ferite indicherebbero che le loro richieste di aiuto sono state spesso ignorate. Intanto, nella cittadina calabrese i sindacati alimentaristi hanno convocato una riunione di lavoratori italiani e stranieri per il 17 febbraio. L’obiettivo, spiegano in una nota Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, è quello di riaffermare il principio della legalità in un territorio contraddistinto dalle infiltrazioni da parte della malavita organizzata, evidenziare le tante Rosarno che esistono dal nord al sud e richiedere al governo un’azione efficace contro il caporalato.
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Un’azione efficace di ispezione che finora non c’è stata. Anzi, pare che proprio l’Inps abbia dirottato le ispezioni dal contrasto al lavoro nero alla ricerca di irregolarità nelle aziende gestite da stranieri residenti in Italia, imprese che spesso non hanno dipendenti o occupano i familiari dei titolari. Altra conferma, secondo i rappresentanti dei lavoratori, che è la stessa economia italiana, insieme alle leggi sull’immigrazione, a rendere gli immigrati ancora più ricattabili e schiavi della criminalità, più o meno organizzata.
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04 febbraio 2010
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Nucleare, il governo contro le Regioni

https://i0.wp.com/saxer.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/42910/tricastin1.jpgTricastin, in Francia

L’esecutivo intende aprire nuove centrali, il veto dei governatori lo ostacolerebbe

Nucleare, il governo contro le Regioni

Impugnate le leggi con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no a nuovi siti. Realacci: «Debole ritorsione»

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La centrale nucleare mai entrata in funzione di  Trino Vercellese
La centrale nucleare mai entrata in funzione di Trino Vercellese

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d’intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.

CONFLITTO GOVERNO-REGIONIIl governo ha più volte ribadito l’intenzione di riavviare un programma nucleare per l’Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio territorio all’eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L’esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero – soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte delle altre regioni – l’impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.

LE MOTIVAZIONI «L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto – ha aggiunto – le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel merito – ha continuato il ministro – il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l’altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».

«RITORSIONE DEBOLE»La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l’inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori». «Quello del governo – ha aggiunto l’esponente democratico – è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata».

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Redazione Online
04 febbraio 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_04/nucleare-governo-impugna-leggi-regionali-consulta_4cdaf212-1173-11df-806e-00144f02aabe.shtml

“SILVIO-CESARE” – L’Iran attacca Berlusconi: «Servigi ai padroni israeliani» / Alla stampa israeliana non piace l’acccostamento Gaza-Shoah

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Dopo la visita del premier in Israele

L’Iran attacca Berlusconi:
«Servigi ai padroni israeliani»

Nota sul sito della tv di Stato: «Difendendo la guerra ha calpestato i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi»

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MILANO – Durissimo attacco da Teheran contro il premier Berlusconi, all’indomani della visita di Stato in Israele. Una nota pubblicata sulla tv di Stato iraniana parla di «servigi resi ai padroni israeliani» Il riferimento è alle dichiarazioni fatte dal premier alla Knesset.

«CADAVERI CALPESTATI» – «Dopo aver rilasciato dichiarazioni decisamente discutibili sull’Iran – prosegue la nota – il premier italiano è arrivato a dire che la guerra contro Gaza fu giusta, calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l’anno scorso da Israele durante tre settimane di folli bombardamenti». E durante il discorso in Parlamento «ha completato tutta la serie di servigi fatti ai padroni israeliani», dopo aver rivolto all’Iran «tutte le accuse possibili, a partire da quella di voler sviluppare armi nucleari». Critiche alle parole di Berlusconi, e in particolare all’accostamento Gaza-Shoah, arrivano anche dalla stampa israeliana con Maarev che ironizza su «Silvio-Cesare».

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Redazione online
04 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_04/iran-servigi-berlusconi-israele_f36df4c2-118b-11df-806e-00144f02aabe.shtml

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Yediot Ahronot: «Ha fatto uno show al pranzo di gala da Peres»

Berlusconi sulla stampa israeliana:
non piace l’acccostamento Gaza-Shoah

Haaretz evita di commentare, Maariv ironizza sul comportamento bizzarro di «Silvio-Cesare»

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Peres e Berlusconi (Ap)
Peres e Berlusconi (Ap)

TEL AVIV – Berlusconi sulla stampa israeliana il giorno dopo il suo discorso alla Knesset (Parlamento) e la sua visita in Cisgiordania dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Haaretz online ha dato più spazio al discorso pronunciato a Gerusalemme, evidenziando l’espressione «fratelli maggiori» utilizzata per descrivere il rapporto fra israeliani e italiani e il passaggio in cui il premier italiano si è riferito all’operazione Piombo Fuso dello scorso anno a Gaza come a una «giusta» reazione contro i lanci di razzi di Hamas. Nello stesso articolo la testata parla anche della visita a Betlemme e del «dolore per le vittime di Gaza» espresso da Berlusconi così come per le vittime dell’Olocausto, frasi che Haaretz evita di commentare.

CRITICHEMaariv invece non ha apprezzato l’accostamento Olocausto-Gaza e ironizza su «Silvio-Cesare» per il suo «comportamento bizzarro», lamentando come improprio il fatto che «appena giunto nei territori abbia paragonato Gaza alla Shoah». Yediot Ahronot dà spazio a quello che chiama il «Berlusconi show», con ampio risalto a un articolo di colore sul pranzo di gala nella residenza del presidente Shimon Peres allietato da aneddoti e «imitazioni» del presidente del Consiglio, oltre che dall’annuncio del regalo di un suo Cd di canzoni. Il Jerusalem Post ha invece preferito titolare sugli aspetti politici della visita e in particolare sull’apprezzamento rivolto dal primo ministro Benyamin Netanyahu a Berlusconi, salutato come «un leader coraggioso che è sempre dalla parte d’Israele».

FINANCIAL TIMES – Un giornale non israeliano come il Financial Times, parlando della visita di Berlusconi in Israele, dice che il primo ministro italiano è «nei guai» («hot water») per le sue dichiarazioni in cui accosta le vittime di Gaza a quelle della Shoah. Il quotidiano finanziario dice che il premier israeliano Netanyahu non ha commentato la frase di Berlusconi.

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Redazione online
04 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_04/stampa-israele-berlusconi_a9431530-118b-11df-806e-00144f02aabe.shtml

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M.O.: TAVOLA PACE, BERLUSCONI NON AIUTA NE’ ISRAELE NE’ PALESTINA

(ASCA) – Perugia, 4 feb – ”Chiunque voglia aiutare gli israeliani e i palestinesi a fare la pace, sa che deve considerare in modo equilibrato le ragioni degli uni e degli altri. La scelta del Presidente del Consiglio di schierare l’Italia a fianco di una sola delle due parti in conflitto, Israele, ci impedisce di svolgere qualsiasi ruolo di pace. Da oggi l’Italia e’ diventata chiaramente parte del conflitto e non strumento per la sua soluzione”. E’ quanto ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, all’indomani della visita di stato in Israele di Silvio Berlusconi.

La scelta del Premier, per Lotti ”provochera’ gravi danni anche al nostro paese, e’ contraria al nostro interesse nazionale e all’interesse dell’Europa, espone i cittadini italiani a nuovi inutili rischi, riduce drammaticamente la nostra credibilita’ in Europa e nel mondo, indebolisce l’UE e gli sforzi di rafforzare il suo ruolo di pace in Medio Oriente attorno ad una posizione comune”.

pg/rg/rob

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fonte:  http://www.asca.it/news-M_O___TAVOLA_PACE__BERLUSCONI_NON_AIUTA_NE__ISRAELE_NE__PALESTINA-891735-ORA-.html

DI MODA IN RETE – Appuntamento al buio. In chat

IL FENOMENO

Appuntamento al buio. In chat
È zapping umano con webcam

Chatroulette.com consente di videochiacchierare a caso con gli utenti in quel momento sul web con l’identico proposito. In totale anonimato. Con tutti i rischi connessi. E sono tanti

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di PIERLUIGI PISA

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Appuntamento al buio. In chat È zapping umano con webcam
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IL SORRISO di Maria Eduarda, quindici anni, arriva da San Paolo, in Brasile. Lei e il suo amico, che sembra più piccolo, guardano divertiti la webcam. “Qui è ora di cena  –  dicono  –  e fa molto caldo”. Un cocker raggiunge i due abbaiando. Sembrerebbe un rassicurante quadretto familiare. Uno di quei collegamenti via Skype per vedere come crescono i nipotini. A dialogare con loro però non c’è una nonna. C’è un perfetto sconosciuto. Uno dei 10.000 utenti di Chatroulette.com, il passatempo thriller che diverte e inquieta il popolo della Rete.
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Chatroulette è una videochat affidata al caso. Nasce come luogo di appuntamenti al buio. Si è trasformata in un ritrovo virtuale di casi umani, pervertiti ed esibizionisti. Funziona così: il sito pesca dal mazzo due webcam e le mette in contatto. A quel punto i due interlocutori possono comunicare tra loro, guardandosi negli occhi e sfruttando un microfono integrato (o in alternativa la finestra di chat testuale), oppure possono spingere F9 sulla tastiera per passare  –  con identica modalità random  –  alla webcam di un altro utente.
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Far parte della roulette è fin troppo facile. Si digita l’indirizzo e senza nessun tipo di avviso o richiesta di registrazione si inizia lo zapping umano. Delle regole, se così si possono chiamare, ci si accorge dopo. Sono nascoste dietro un link minuscolo  –  Agreement  –  messo in fondo alla pagina, insieme alla pubblicità di Google. E avvertono che “bisogna avere almeno 18 anni per poter usare il servizio” e che “nessuno può monitorare la video conversazione tra te e il tuo partner”. Gli utenti insomma sguazzano nel più completo anonimato, consapevoli di non poter subire controlli o censure. E così davanti agli occhi scorre di tutto.

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Uomini che si masturbano. Tanti. Impossibile evitarne uno nel primo minuto di connessione. Altri sono pronti a farlo, distesi sul loro letto e illuminati dal monitor dei PC. Le ragazze si incontrano più raramente, saltano da un utente all’altro curiose e al tempo stesso spaventate da quello che un uomo potrebbe mostrare all’improvviso. Alcune di loro invece sono spregiudicate: si mostrano in reggiseno, poi nude, infine provocano con il corpo. In mezzo, di tanto in tanto, minori che vanno a caccia di immagini e che, invece, corrono il rischio di trasformarsi in prede.
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Le tracce di normalità vanno cercate al setaccio. Julie, studentessa francese di origine portoghese, si ferma un attimo, annoiata, ed è sorpresa di aver trovato una conversazione decente: “Mi hanno insultato tutta la sera perché non ho voluto mostrare le tette” dice annoiata, e poi scherza sui suoi chili di troppo e sugli uomini italiani che “si curano più delle ragazze”. “Questo è un posto pericoloso per i ragazzini  –  aggiunge Julie a proposito di Chatroulette  –  per me non credo, è solo un divertimento”. A proposito dei maschi italiani: su Chatroulette neanche l’ombra.
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Dal Belgio Greg elogia l’Italia e si lamenta: “Sto sprecando il mio tempo qui, non ci sono ragazze, solo uomini disgustosi che si toccano”. Una coreana ci tiene a sottolineare che si fa chiamare Kim ma non è il suo vero nome, “perché qui tutti fanno quello che vogliono e non intendono essere riconosciuti”. Kyle e Hannah, due giovani fratelli canadesi, dicono che il sito è pieno di pazzi. Eppure continuano a far girare la loro webcam perché si divertono. I “pazzi” appaiono da tutto il mondo: arabi, asiatici, croati, brasiliani, inglesi. Da soli o in gruppo. Ti aspettano col dito medio alzato, con una maschera in volto, oppure mostrano un film porno. Scherzi goliardici che sconfinano nel pessimo gusto. Quando ci si imbatte, per esempio, nel fotogramma di una finta  –  ci vuole purtroppo qualche istante per capirlo  –  impiccagione casalinga.
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L’inquietudine più grande si avverte quando non si vede nulla. Quando la webcam punta una stanza vuota, un tavolo con dei resti di cibo, un letto in disordine, un profilo che rimane nel buio. Una finestra sul mondo, direbbe qualcuno. Ma Chatroulette, più che un Erasmus virtuale, sembra l’ennesima porta spalancata sul lato oscuro della Rete.
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04 febbraio 2010
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Bambini, la violenza taciuta: in 700 mila a rischio abusi

CONVEGNO A ROMA

Bambini, la violenza taciuta
in 700 mila a rischio abusi

I maltrattamenti sui minori spesso restano invisibili. Il Cismai, una rete di centri pubblici e privati che in Italia si occupa di proteggere i più piccoli, ha organizzato un congresso per stimolare le istituzioni a creare un sistema in grado di monitorare e prevenire il fenomeno

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di ADELE SARNO

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Bambini, la violenza taciuta   in 700 mila a rischio abusi

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Disegnano cieli neri, giocano con gli amici in maniera aggressiva, sono scontrosi e a scuola, spesso, restano in disparte. Una violenza subita è l’inizio di un calvario emotivo che può devastare la vita di una persona. Se è un bambino a esserne vittima la situazione peggiora, perché provoca un trauma tale da avere conseguenze nel breve, nel medio e nel lungo termine. Oggi 700 mila piccoli in Italia sono a rischio abusi, ma soltanto 32mila vivono in comunità o presso famiglie affidatarie, proprio perché hanno subito maltrattamenti fisici, psicologici gravi e sessuali.

“Il problema è che la violenza spesso viene taciuta e che le vittime restano invisibili sia alle cronache sia alle istituzioni, pur avendo bisogno di interventi e di servizi che mettano la loro crescita in sicurezza. Manca purtroppo nel nostro Paese, così come a livello internazionale, un sistema di monitoraggio e di prevenzione sugli abusi all’infanzia”. A parlare è Andrea Bollini, il presidente del Cismai, una rete di centri pubblici e privati che in Italia si occupa di proteggere i bambini dal maltrattamento. Per affrontare questo disagio infantile l’associazione ha dedicato il suo V Congresso al problema. “Crescere senza violenza” si svolge a Roma al Teatro Capranica fino a domani. Un evento che chiude un anno intenso di dibattiti, consultazioni e seminari, che hanno toccato diverse regioni italiane e che hanno visto il contributo alla discussione di oltre 1500 operatori, esperti e professionisti dei centri e dei servizi pubblici e privati per la protezione e la prevenzione della violenza sui bambini.

Raccogliere testimonianze, strutturare con l’aiuto e l’impegno delle istituzioni una rete che a livello nazionale assista i bambini, fare in modo che gli insegnanti e pediatri siano in grado di riconoscere e affrontare il problema. Sono questi gli obiettivi che il Cismai propone nei due giorni di congresso. Mancano dati, commentano gli organizzatori, bisogna imparare a monitorare la violenza. Perché il fenomeno è sottostimato. “I più piccoli  –  spiega il dottor Dario Merlino, psicologo e vicepresidente del Cismai  –  non si rendono conto di subire violenza. Nella maggior parte dei casi  reagiscono in due modi: o pensano di meritarla oppure la ignorano perché a praticarla è un genitore o parente. E così tacciono di fronte agli abusi. Il fenomeno ha quindi contorni molto più ampi”.

Basti pensare che l’Organizzazione mondiale della Sanità, utilizzando diversi studi e i dati demografici, stima che oggi l’incidenza di rapporti sessuali forzati e di altre forme di violenza che includono un contatto fisico si attesti, tra bambini e bambine sotto i 18 anni, rispettivamente a 73 milioni e 150 milioni di casi. In Europa, in particolare, la maggior parte degli abusi sui minori avvengono in casa e in famiglia, anche perché l’ambito della sfera privata è quello dove i bambini passano il 90% del loro tempo. Le statistiche ufficiali rivelano poco riguardo all’entità e alle modalità delle violenze, dal momento che sono soltanto i casi più gravi a essere riportati. In media, sempre secondo l’Oms, ogni giorno quattro bambini sotto i 15 anni muoiono a causa di omicidio colposo o aggressione: un numero probabilmente sottostimato, in quanto non tiene conto degli assassini veri e propri (che possono essere erroneamente classificati come suicidi oppure come omicidi preterintenzionali, per esempio cadute accidentali, avvelenamenti, affogamenti).

“Le nostre istituzioni,
i nostri servizi, ma anche le famiglie e la società in generale  –  conclude il presidente Bollini – devono ancora fare molto per garantire ai bambini, a tutti i bambini, la sicurezza di crescere al riparo da ogni violenza. Sebbene la sensibilità collettiva sia cresciuta, le politiche sono rimaste indietro perché un sistema di prevenzione della violenza ancora non esiste né a livello nazionale né regionale”. Gli Stati generali sul mal-trattamento all’infanzia hanno avuto proprio il compito di rilanciare a livello politico e sociale, ma anche clinico e scientifico, il problema di garantire la protezione dei bambini dalla violenza, ed il Congresso di Roma darà conto con i suoi cinque documenti di studio e di proposte di cosa è necessario fare perché cresca anche in Italia la protezione dei bambini”.

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04 febbraio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/04/news/bambini_la_violenza_taciuta_in_700_mila_a_rischio_abusi-2183221/?rss