Archivio | febbraio 5, 2010

L’amore proibito a Parigi tra il liceale e la donna senza le braccia

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Una storia che la giustizia francese vuole interrompere

L’amore proibito a Parigi
tra il liceale e la donna senza le braccia

La donna, portatrice di handicap, condannata a due mesi con la condizionale per sottrazione di minore

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PARIGI – Quando si sono incontrati su Internet erano solo due fan dell’attrice Sophie Marceau. Poi, quell’amicizia virtuale si è trasformata in un amore intenso, ma proibito, impossibile, perché lei ha 36 anni e lui venti di meno. Perché lei è senza braccia e senza una gamba. E lui è solo un liceale. Una storia d’amore che la giustizia francese vuole interrompere. La donna è stata condannata a due mesi di carcere con la condizionale. Ma entrambi vogliono combattere per continuare ad amarsi liberamente.

INCONTRO – La relazione tra Irène e Thierry (i nomi sono fittizi, ndr) è cominciata nel 2008 su un forum dedicato all’attrice che si fece conoscere nel 1980 per il ruolo da protagonista nel «Tempo delle mele». Un film sugli amori adolescenziali. Allora, Thierry non era ancora nato, ma oggi per Irène è pronto a tutto. Anche a sfidare la decisione del giudice che gli ha imposto di trascorrere i week end in una famiglia affidataria e di continuare gli studi in un collegio. «Mi rimproverano – dice l’adolescente al quotidiano Le Parisien – il fatto che le stia vicino, la aiuti a lavarsi, a vestirsi, a mangiare. Lei ha bisogno di me. Con lei sto bene».

APPARENZE – Anche Irène non vuole rinunciare al suo amore e ha presentato ricorso contro la condanna per sottrazione di minore. La donna pur di stare accanto al ragazzo ha divorziato dal marito e nell’ottobre del 2008 si è trasferita a Brest, in Bretagna, in un piccolo appartamento che è diventato il loro nido, da quando Thierry è stato cacciato di casa. Il padre infatti non sopportava l’idea di vederlo con una donna molto più vecchia di lui e portatrice di un grave handicap. Irène è nata senza braccia e senza una gamba per colpa di un farmaco antinausea assunto dalla madre quando era incinta. «Se fossi stata normale – dice oggi la donna che fin dall’inizio non ha mai nascosto le malformazioni al ragazzo – nessuno avrebbe avuto nulla da ridire». «La gente – spiega Thierry – ci guarda male perché la società è basata sulle apparenze. Io me ne frego delle apparenze».

PROCESSO – Il giudice minorile ha ammesso la maturità precoce dell’adolescente che compirà 17 anni a luglio: un ragazzo alto 1 metro e 80, dalla voce sicura che sogna di diventare architetto. Ma alla fine ha prevalso la vistosa differenza d’età, assecondando così le accuse del procuratore generale che durante il processo ha parlato di una relazione «troppo ambigua», chiedendo che i due non si potessero più vedere: «Thierry ha bisogno di crescere». Un’ingiustizia, secondo l’avvocato difensore, che invece ha indicato che sotto processo non era finita la sua cliente, ma la morale comune, per colpa di «amore fuori dall’ordinario».

MAMMA – Un amore che Thierry ha ammesso a sé stesso quando nella primavera del 2008 è partito in Spagna in gita scolastica: «Non potevo scriverle via Internet, mi mancava troppo e capii che mi ero innamorato di lei». Così, l’estate di quell’anno Irène e Thierry l’hanno trascorsa insieme, in vacanza al mare, con l’assenso di entrambi i genitori di lui, secondo l’avvocato difensore. E proprio la mamma del ragazzo oggi concede: «Ho passato con loro qualche giorno e mi sembra che la loro sia una vera storia d’amore». Il nuovo processo sarà celebrato a Rennes entro la fine dell’anno. Il ricorso ha effetto sospensivo sulla condanna. Fino ad allora, Irène e Thierry continueranno a stare insieme.

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Alessandro Grandesso
05 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_05/grandesso-amore-parigi_402a0c20-1267-11df-b50d-00144f02aabe.shtml

Germania, stupri sugli studenti: L’orrore nelle scuole dei preti

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Le prime denunce dal prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest
Poi i casi denunciati – avvenuti tra 1975 e il 1983 – si sono moltiplicati

Germania, stupri sugli studenti
L’orrore nelle scuole dei preti

Sacerdoti, insegnanti e organisti nelle vesti di aguzzini. I racconti delle vittime

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dal corrispondente di Repubblica ANDREA TARQUINI

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Germania, stupri sugli studenti L'orrore nelle scuole dei preti Canisius College, Berlino

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BERLINO –  Abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti. Per anni, forse per decenni, alcune delle più prestigiose scuole superiori private cattoliche in Germania sono state il luogo dell’orrore, la stanza chiusa in cui forti della loro autorità sacerdoti, insegnanti, organisti hanno distrutto l’animo degli adolescenti che avevano il compito di istruire. Per anni le vittime hanno taciuto, chiuse nel pudore, nel dolore e nella vergogna, o piegate dalle pressioni dei loro carnefici. Adesso il muro d’omertà è caduto, e quella realtà celata per anni viene narrata ogni giorno dai media tedeschi. Per le scuole cattoliche e indirettamente per la stessa Chiesa, nel paese natale del Pontefice, è un colpo durissimo d’immagine, reputazione e credibilità. Il caso appare ogni giorno più grave, evoca quasi gli abusi sessuali compiuti dai religiosi negli Usa, in Irlanda o in altri paesi.
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Lo scandalo è scoppiato dapprima al Canisius, il prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest, diretto dai gesuiti, un bellissimo palazzo nel quartiere delle ambasciate. Berliner Morgenpost (conservatore), Der Tagesspiegel (liberal), tra i quotidiani, poi i settimanali come Der Spiegel, hanno narrato tutto. Nel dicembre 2009, poi in gennaio, alcuni ex alunni, ormai adulti, non ce l’hanno fatta più a tenersi dentro dolore, incubi, ferite nell’anima. Hanno scritto lettere al rettore attuale, Klaus Mertes, chiedendogli di agire. Si è parlato dapprima di almeno sette casi, poi di decine.
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Non è stato che l’inizio. Dopo le vittime del Canisius, si sono decisi a rompere il muro del silenzio anche ex studenti di scuole superiori cattoliche ad Amburgo, Hannover, Goettingen, a Hildesheim o nella Selva Nera. Un altro istituto superiore di prestigio, lo Aloisiuskolleg di Bad Godesberg (il quartiere meridionale di lusso di Bonn) sarebbe stato luogo di casi di abuso sessuale particolarmente gravi. Un avvocato delle vittime di violenze sessuali al Canisius si sta preparando a una causa collettiva presso la giustizia americana, nel caso che alcuni ex studenti abbiano attualmente la cittadinanza degli Stati Uniti.

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I racconti delle vittime, che spesso chiedono l’anonimato, sono agghiaccianti. Allo Aloisiuskolleg, e in altri istituti, un giovane negli anni Sessanta fu violentato da un sacerdote. Altri furono costretti a masturbarsi davanti agli occhi dei presuli, o a carezzare i genitali dei sacerdoti mentre costoro si masturbavano guardando i giovani. Altri ancora furono brutalmente violentati. L’attuale rettore, padre Theo Schneider, ha garantito l’anonimato a chiunque aiuti nelle indagini. Indagini che ormai sono seguite dalla stessa Conferenza episcopale tedesca.
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Al Canisius di Berlino, i casi di violenza sessuale contro studenti sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1983. Secondo Der Spiegel, il rettore Mertes ha spedito almeno 500 lettere a ex studenti del ginnasio per chiedere e offrire aiuto. Ma se è vero quanto scrive il settimanale di Amburgo, già nel 1981 l’allora rettore, Karl Heinz Fischer, seppe di casi di abuso sessuale e ne informò il suo superiore diretto, il gesuita padre Rolf Dietrich Pfahl. Ma lo scandalo allora non divenne pubblico.
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Quanto sapevano allora i responsabili delle scuole e i loro superiori, cioè le autorirà ecclesiastiche, e perché scelsero il silenzio? L’interrogativo è tremendo, pesa come un macigno sulla coscienza della Chiesa, dei fedeli, del paese. Abusare degli studenti, come ha rivelato oggi il quotidiano conservatore Die Welt, era tra l’altro abitudine anche nelle scuole religiose all’Est. Die Welt ha pubblicato una lunga intervista con Norbert Denef, ex studente, allora vittima di abusi. “Lo schema è tipico”, ha detto. “Dapprima si cerca di coprire i casi col silenzio, se ne parla solo quando si è con le spalle al mure e ci si comporta come se ci si sforzasse di fare luce sui fatti”. Norbert Denef ha ricevuto un indennizzo di 25mila euro dalla diocesi di Magdeburgo, ma  –  scrive il giornale  –  solo perché la diocesi sperava di garantirsi così il suo silenzio. I carnefici dell’allora giovane Norbert Denef furono puniti solo con trasferimenti, ma mai denunciati alla giustizia. “Sono scioccato, voglio piena chiarezza”, dice a Berlino l’attuale rettore del Canisius, Klaus Mertes.
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Ma con l’aria che tira, c’è da pensare che sempre più genitori ci pensino due volte adesso prima di chiedere l’iscrizione dei loro figli a quelle scuole superiori, considerate fino a ieri le più prestigiose e serie del paese, quelle che garantivano un’istruzione di qualità e speranze di accesso alle migliori università. In cambio di buoni voti e promesse per il futuro, decine o forse centinaia di ex studenti si dovettero piegare alle violenze più abiette e pervertite, e per decenni con intimidazioni furono convinti a tacere e a tenersi nel cuore la loro vita spezzata.
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05 febbraio 2010
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Un altro vescovo: niente comunione ai gay. Nella comunità è rivolta sul web

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Pistoia, monsignor Scatizzi invita i preti a non concedere il sacramento
“Quando conclamata e ostentata è un peccato che li esclude”

Un altro vescovo: niente comunione ai gay
Nella comunità è rivolta sul web

In gennaio era intervenuto l vescovo emerito di Grosseto
Durissimi i commenti. Arcigay: “Una strategia chiara”

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di MARCO PASQUA

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Un altro vescovo: niente comunione ai gay Nella comunità è rivolta  sul web Monsignor Scatizzi

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PISTOIA – Niente comunione ai “gay conclamati”, perché “l’omosessualità è un disordine” e i precetti della Chiesa non devono essere contraddetti. Per monsignor Simone Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, i preti dovrebbero rifiutarsi di somministrare la comunione ai gay. Parlando oggi con il sito religioso Pontifex, a proposito degli omosessuali “che proclamano la loro condizione e la praticano”, l’esponente cattolico sostiene: “Il principio generale é che la conclamata e ostentata omosessualità é un peccato che esclude la comunione”.
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Le parole del vescovo fanno il giro del web, suscitando reazioni e sdegno da parte della comunità GLBT, che già aveva registrato, lo scorso 25 gennaio, un’analoga presa di posizione. Parlando con lo stesso sito, infatti, il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini, era stato ancora più esplicito, arrivando anche a chiamare in causa il governatore della Puglia, Nichi Vendola: “La pratica conclamata della omosessualità é un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”.
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L’ultima presa di posizione, in ordine di tempo, è del 79enne Scatizzi, già protagonista, nel 2005, di un’aspra polemica contro i gay, “colpevoli”, a suo dire, della “crisi della virilità”. “L’omosessualità in quanto tale é un disordine. E su questo non ci sta discussione”, afferma categorico il religioso, salvo poi concedere che “con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla Terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze”.

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Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Francesco Zerrillo, sembra andare oltre, arrivando a criticare persino le leggi contro l’omofobia. “Io non le ritengo giuste  –  ha tuonato il porporato, parlando il 2 febbraio con lo stesso sito – in quanto non é mai assimilabile, dunque omologabile, ciò che é la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna e quella omosessuale che famiglia non é, per la semplicissima ragione che non é in grado di ottemperare alla riproduzione. L’atto sessuale é volto a questo e non alla ricerca di lussuria”. Secondo Zerrillo bisognerebbe invitare il gay credente a non chiedere la comunione, “per non alimentare lo scandalo”: “Se davanti a me, specie in un centro piccolo in cui tutti sanno tutto di tutto, il dare la comunione ad una persona del genere può causare scandalo é quindi meglio non darla . Sarebbe saggio generalmente prevenire queste cose o al massimo amministrarla e poi dirgli amico non provarci più, per scongiurare uno scandalo ancora maggiore”.
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Aveva parlato invece di “pratica aberrante” il collega emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini: “Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza”. Cosa dovrebbero fare i gay? “Pentirsi di questo orribile difetto”, l’invito di Babini.
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Durissimi i commenti degli utenti in calce a queste interviste, fatte circolare in maniera virale su Facebook, i forum e i blog. “Una persona non può e non dovrà mai vergognarsi di quello che è. Dio ama tutti indistintamente e lei predica odio, incita le masse ignoranti alla violenza e contribuisce a rendere l’Italia un paese razzista, omofobo, antisemita”, scrive un utente, mentre un altro aggiunge: “La chiesa dovrebbe essere simbolo di pace e non di intolleranza, lasci l’anello che porta con tanta prosopopea e riprenda in mano il Vangelo. Volgete lo sguardo alle mele marce che ci sono tra di voi (preti pedofili, ecc.) e non prendetevela con chi, realmente, è capace di amare”. “Vi rendete conto, signori, che voi stessi avete detto che Dio è amore? gli omosessuali non hanno bisogno di misericordia o di perdono, vi prego. Ora è veramente troppo”, scrive l’utente “frangisca” commentando le parole di Scatizzi. Il quale sembra avere solo un consiglio per gli omosessuali: “Sarebbe opportuno che i gay si lasciassero portare sulla via della guarigione e della conversione”.
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Interviene il presidente dell’Arcigay“Ormai la strategia offensiva e discriminatoria del Vaticano è chiara: fare dire delle cose orribili a vescovi in pensione sul sito Pontifex, emanazione dei lefebvriani, per attaccare la dignità delle persone omosessuali”.
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05 febbraio 2010
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SCUOLA – Così in classe nei nuovi licei: Ecco ore e materie della riforma

Sono la traduzione pratica della legge e lo schema con cui si studierà dal prossimo anno
Al classico meno italiano e storia e più materie scientifiche. La novità di linguistici

Così in classe nei nuovi licei
Ecco ore e materie della riforma

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di SALVO INTRAVAIA

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Così in classe nei nuovi licei Ecco ore e materie della riforma
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I quadri orari, incubo di professori e studenti fino a diventare la chiave dell’intreccio di uno dei più divertenti film sulla scuola. Ma anche la traduzione pratica di una riforma. Ecco dunque tutte le materie e gli orari dei nuovi licei varati dal Consiglio dei ministri. Confermato, come aveva anticipato due giorni fa Repubblica.it, l’ingresso del Diritto in tutti e due gli indirizzi del liceo delle Scienze umane, l’introduzione delle Scienze in tutti e 5 gli anni del liceo classico. Ma anche più Fisica, Matematica e Scienze allo scientifico. Tutti gli studenti che sono orientati verso uno dei 6 nuovi licei gelminiani hanno tempo fino al 26 febbraio per studiare i nuovi piani-orario. Poi occorrerà scegliere, anche in base alle variazioni apportate dalle singole scuole, entro il 26 marzo.
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Licei classici. Meno Italiano e Storia nei prossimi licei classici. Ma anche più Lingua straniera, Matematica, Fisica e Storia dell’Arte. Al biennio si studierà per 27 ore a settimana. Al triennio saranno invece 31 le ore di studio settimanali. Il prossimo anno, chi sceglierà il classico studierà 4 ore a settimana di Italiano (una in meno rispetto al vecchio ordinamento), 5 di Latino e 4 di Greco. Tre sole ore di Storia e Geografia (materia unica), 3 di Matematica e 2 di Scienze. Restano due le ore settimanali di Scienze motorie (un tempo Educazione fisica) e una alla settimana quella di religione.
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Licei scientifici.
Quello della Gelmini è un liceo decisamente più “scientifico”, ma non troppo: meno ore di Latino e Storia, più ore di matematica, Fisica e Scienze. Ma anche meno ore di Lingua straniera. Al primo anno si studieranno 4 ore settimanali di Italiano e 3 di Storia/Geografia (materia unica). Le ore di latino diventeranno “appena” 3, come quelle di Inglese. Saranno invece sette le ore di Matematica (5 settimanali) e Fisica (2 a settimana). Due ore a settimana per Scienze, Storia dell’Arte e scinze motorie e una di religione. E nell’opzione “scienze applicate” salta completamente il Latino, entra l’Informatica  e diventerà Scienze la materia più studiata. Svanisce anche il sogno dei corsi bilingue, molto richiesti dai genitori. Saranno poi le scuole, col 20 per cento di flessibilità oraria, ad adeguare i curricula alle esigenze del territorio.

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Licei artistici. Saranno i licei dove si studierà di più: 34 ore settimanali al biennio e 35 al triennio. E sei gli indirizzi su cui esercitare la scelta: arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia. Il biennio sarà comune a tutti gli indirizzi, mentre al terzo anno le strade si dividono: 23 ore settimanali restano comuni a tutti gli indirizzi e 12 di laboratorio.
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Licei delle scienze umane. Ereditano gli alunni degli ex istituti magistrali e dei licei socio-psicopedagogici. Rispetto alla prima lettura, per raggranellare qualche ora di Diritto è stata sacrificata una lingua straniera. Me viene potenziato lo studio delle Scienze umane. Al primo anno le 27 ore settimanali saranno così suddivise: 4 di Italiano, 3 di latino e 3 di Storia/Geografia. E ancora: 4 ore settimanali di Scienze umane (Antropologia, Pedagogia, Psicologia e Sociologia), 3 di Lingua straniera e 2 di Diritto ed economia. L’area scientifica comprende 3 ore di Matematica (con Informatica) e 2 di Scienze naturali (Biologia, Chimica, Scienze della Terra). E si conclude con Scienze motorie (2 ore) e Religione. Nell’opzione “economico-sociale” sparisce il Latino subentra un’altra Lingua straniera e si incrementano le ore di Diritto ed economia, ma calano quelle di Scienze umane.
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Liceo linguistico. E’ una mezza novità per l’ordinamento scolastico italiano. Finora, infatti, il liceo linguistico è stato attivato come sperimentazione nei socio-psicopedagogici. Da adesso avrà una sua autonomia e dignità. Anche questo liceo, rispetto alla prima lettura del Regolamento, subisce delle variazioni. Si riducono le ore di Latino e si incrementano quelle di Lingua straniera. Al primo anno, si studieranno 4 ore di Italiano, 2 di Latino e 10 ore di ben 3 Lingue straniere. Saranno 3 le ore di Storia/Geografia e altrettante di Matematica. Due ore settimanali di Scienze, due di attività motoria e una di religione. In totale, 27 ore.
Liceo musicale/coreutico. E’ la vera novità della riforma, ma anche la cenerentola: saranno soltanto 40 le sezioni di liceo musicale il prossimo anno in Italia. E appena 10 quelle di liceo coreutico. In tutti e 5 gli anni si studierà per 32 ore a settimana. Ma i due indirizzi, al primo anno, avranno in comune soltanto 18 ore: 4 di Italiano, 3 di Lingua straniera, 3 di Matematica, 2 di Scienze, 2 di Storia dell’arte e una di religione. La restante parte dell’orario sarà destinato a materie di indirizzo.
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05 febbraio 2010
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ROMA – In piazza i lavoratori del personale giudiziario

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ALLARME OCCUPAZIONE

In piazza i lavoratori del personale giudiziario

Una manifestazione partita da piazza Venezia per raggiungere Palazzo di Giustizia

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ROMA – Sono partiti da piazza Venezia e sono diretti al ministero di Giustizia i lavoratori del personale giudiziario che chiedono più «risorse», «nuove assunzioni» e la «riqualificazione del loro impiego». Una manifestazione indetta nel giorno dello sciopero nazionale e organizzata da Flp, Cgil Fp, Rdb e Rdb, in varie piazze d’Italia. Con bandiere e fischietti i manifestanti stanno procedendo in via Arenula.

RISORSE E RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE – «Risorse, riqualificazioni e assunzioni» recita un grosso striscione dell’Flp, un altro «i dipendenti del Dog nel ’98 erano 52mila, oggi sono 40mila e domani quanti saremo? Avatar aiutaci tu». «Servono più risorse e la riqualificazione del personale – spiega Nicoletta Grieco, rappresentante della Cgil Fp – in queste condizioni non si può fare nessuna riforma». Gli fa eco il segretario generale Flp, Piero Piazza che ha detto: «Chiediamo la sospensione dell’accordo sull’ordinamento professionale siglato Cisl ed Unsa che sono sindacati che rappresentano la minoranza dei lavoratori. Chiederemo un incontro al ministro». D’accordo Rossella Lamina dell’Rdb: «Servono nuovi assunzioni con nuove figure professionali interne come informatici. Il servizio informatico sia interno, è un aspetto che fa parte dell’ammodernamento del sistema giudiziario». (Omniroma)

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05 febbraio 2010

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_febbraio_5/sciopero-manifestazione-lavoratori-giustizia-1602410774210.shtml

Haiti, il numero dei morti sale a 212 mila. Unicef: «Drammatica la situazione dei bambini»

Haiti, il numero dei morti sale a 212 mila

Il nuovo bilancio reso noto dal primo ministro Bellerive. L’Unicef: «Drammatica la situazione dei bambini»

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(Afp)
(Afp)

PORT-AU-PRINCE – Il numero dei morti causati dal sisma del 12 gennaio ad Haiti ha raggiunto il numero di 212.000, secondo un bilancio annunciato dal primo ministro di Haiti, Jean Max Bellerive, alla catena televisiva americana CNN.

INCIDENTE – Nel frattempo, un elicottero impegnato nelle operazioni umanitarie ad Haiti è precipitato nella parte ovest della Repubblica Dominicana. Nell’incidente sono morti il pilota e il co-pilota, la cui nazionalità non è stata resa nota dalle autorità. L’elicottero si è schiantato al suolo nella provincia di Dajabon e rientrava da una missione nella capitale haitiana, Port-au-Prince.

BAMBINI – E l’Unicef rilancia l’allarme: la situazione dei bambini rimasti orfani o separati dai genitori ad Haiti è la più grande crisi di protezione finora registrata. Già prima del terremoto del 12 gennaio scorso la situazione era seria, con 300mila bambini negli orfanatrofi, di cui 50mila senza nessuno dei due genitori. Ma con «il sisma il numero di bambini non accompagnati o separati è significativamente aumentato», ha detto la vice direttrice Hilde Johnson, ricordando che circa il 45% della popolazione ad Haiti costituita da bambini e ragazzi.

Multimedia: tutte le immagini, gli audio e i video sulla tragedia

MISSIONARI – Intanto è stata formalizzata l’accusa di sequestro di minori e di associazione per delinquere nei confronti del gruppo di dieci americani arrestati per aver cercato di far espatriare alcuni bambini haitiani resi orfani dal terremoto. Lo ha reso noto durante un’udienza preliminare il vice procuratore generale haitiano, Jean Ferge Joseph, annunciando che il caso è stato affidato ad un giudice istruttore che dovrà decidere sul mantenimento dei cinque uomini e cinque donne in custodia cautelare. Gli arrestati sono adepti di una chiesa battista basata in Idaho ed erano stati bloccati la settimana scorsa al confine con la Repubblica Dominicana mentre cercavano di lasciare Haiti su un autobus assieme a 33 bambini presentandoli come orfani, sebbene alcuni di loro abbiano poi ritrovato i propri genitori. Il ministro della giustizia, Paul Denis, ha detto che gli americani accusati di sequestro di minori «saranno sicuramente processati a Haiti». La loro estradizione, così come una eventuale grazia, potranno essere discusse solo a processo avvenuto, ha aggiunto.

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05 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_05/morti_haiti_bilancio_terremoto_e4a77b96-1223-11df-b50d-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano

Montezemolo: “Con me alla Fiat mai un euro dallo Stato”

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Montezemolo: “Con me alla Fiat mai un euro dallo Stato”

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«Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato, ma non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo». Lo ha affermato il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Luiss.

Intanto oggi si è tenuto al minsitero dello Sviluppo un nuovo tavolo su Termini Imerese. La metà dei lavoratori avrebbero diritto, una volta chiuso l’impianto, alla mobilità agganciata alla pensione: è quanto avrebbero detto i rappresentanti della Fiat. In particolare, su 1.658 lavoratori di Termini Imerese, avrebbero diritto alla mobilità agganciata alla pensione in 806 in quanto al 2011 avrebbero raggiunto i 31 anni di contributi.

L’obiettivo dell’incontro è passare al vaglio le varie proposte (6-7) sul futuro del polo industriale. La maggior parte di queste proposte riguarda il settore trasporti, tra queste, quella di un’azienda lombarda interessata alla produzione di mezzi pubblici elettrici in una parte dello stabilimento. Un altro progetto in discussione, secondo fonti ministeriali, riguarda il settore cinematografico. 

Al termine dell’incontro, è stato convocato per il prossimo 5 marzo un nuovo tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico. Nel corso della riunione di oggi il ministero ha nominato Invitalia advisor per valutare le sette ipotesi di sviluppo dello stabilimento siciliano. Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha poi annunciato che lunedì prossimo la giunta regionale approverà un atto con proposta per Termini che presenterà poi al governo. Tra poco due rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Pomigliano D’Arco verranno ricevuti al ministero per trovare una soluzione per i precari dello stabilimento campano.

«Non voglio entrare in polemica
con Montezemolo, ma la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia. E tutti gli italiani questo lo sanno». Così il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni all’Ansa, in una replica al presidente della Fiat Luca Montezemolo che aveva detto: «Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato». Bonanni ha aggiunto che la Fiat deve trovare «un equilibrio tra sostegno sociale, attenzione all’occupazione e impresa», e sulla spinosa questione di Termini Imerese ha sottolineato che «va mantenuta l’attività, vanno mantenuti tutti posti di lavoro e vanno rispettate tutte le professionalità».

«Montezemolo, quando dice che la Fiat con lui alla guida non ha mai ricevuto un euro dallo Stato, è come Pinocchio». Lo sostiene in una nota Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra. «Il fatto – prosegue – è che le bugie hanno le gambe corte. Sono cinquant’anni che la Fiat riceve finanziamenti, in via diretta e indiretta, da parte dello Stato e fa ottimi affari con essi, scaricando sulle spalle dello Stato i destini e i posti di lavoro dei suoi dipendenti. Anzi, visto che con la montagna di soldi versati in tutti questi decenni dallo Stato alla Fiat, è lo Stato italiano che può rivendicare a buon diritto di essere il suo socio di maggioranza. Di fronte allo scenario che propone Fiat (chiusura di Termini Imerese e cassa integrazione per tutti i lavoratori del gruppo), l’unica strada che rimane aperta, se la Fiat non recede dai suoi propositi, è la nazionalizzazione dell’azienda, visto che la prima cosa di cui deve occuparsi lo Stato, di fatto azionista di maggioranza, è la salvaguardia dei lavoratori e degli stabilimenti».

Intanto la presidente di Confindustria Marcegaglia lancia l’allarme per nuove vertenze.  «Per ora abbiamo due vertenze: Termini Imerese e Alcoa. Ma ne potrebbero anche seguire altre», afferma il presidente degli industriali. Del resto, «abbiamo davanti – sottolinea – uno scenario molto complicato e difficile». Per la Marcegaglia «quello che stiamo vedendo adesso è la conseguenza drammatica della crisi». Gli industriali, comunque, si sono impegnati «in questo anno e mezzo, con grande senso di responsabilità, per mantenere la coesione sociale e tutelare i posti di lavoro nei limiti del possibile».

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05 febbraio 2010
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“Sì alle cure per gli immigrati irregolari”: Censis, favorevoli otto italiani su dieci

In particolare al Sud gli intervistati parlano della salute come diritto inviolabile e un atto di solidarietà irrinunciabile

Risalendo la penisola aumentano quelli convinti che altrimenti ci sarebbe il serio rischio di epidemie incontrollate

“Sì alle cure per gli immigrati irregolari”
Censis, favorevoli otto italiani su dieci

Solo per il 13 per cento non hanno diritto all’assistenza perché non pagano le tasse mentre il 5 per cento pensa che facciano aumentare in modo insopportabile i costi

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"Sì alle cure per gli immigrati irregolari" Censis,  favorevoli otto italiani su dieci
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ROMA – Otto italiani su dieci si dicono favorevoli alla sanità pubblica per gli immigrati irregolari. E’ quanto emerge da un’indagine del Censis nella quale si rileva che più dell’80 per cento degli italiani ritiene che anche gli immigrati irregolari debbano avere accesso ai servizi sanitari pubblici. A volere la sanità pubblica anche per gli irregolari è l’86,1 per cento dei residenti al Sud, il 78,7 al Centro, il 78,4 al Nord-est e il 75,7 per cento al Nord-ovest. Dello stesso parere oltre l’85 per cento dei laureati, l’83,1 dei 30-44enni e più dell’85 per cento dei residenti nelle città con 30 mila-100mila abitanti. E’ alta la quota dei favorevoli anche tra i più cagionevoli di salute e quindi più bisognosi di cure: l’83,9 per cento di chi dichiara di avere una salute pessima auspica un’offerta sanitaria pubblica estesa anche a clandestini e irregolari.
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Secondo il 65,2 per cento degli intervistati dal Censis, la tutela della salute sia un diritto inviolabile, quindi curare tutti è un atto di solidarietà irrinunciabile. Una scelta che prevale in modo trasversale nel territorio nazionale e nel corpo sociale. E’ l’opinione soprattutto dei residenti nelle regioni del Mezzogiorno (quasi il 74 per cento) e dei laureati (quasi l’80 per cento). Risalendo la penisola diminuisce la quota di intervistati che parlano della salute come diritto irrinunciabile per tutti, mentre aumentano quelli convinti che occorre assicurare la sanità anche agli irregolari perché altrimenti ci sarebbe il serio rischio di epidemie incontrollate. La pensa così poco più del 12 per cento dei residenti al Sud, il 15,4 al Nord-ovest, il 15,8 al Nord-est e oltre il 19 per cento al Centro. Questa opinione è diffusa anche tra chi dichiara di avere una salute pessima (e presumibilmente utilizza di più le strutture sanitarie) e tra chi possiede un basso titolo di studio.

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Sul fronte del no si schiera meno del 20 per cento degli italiani: poco più del 24 per cento dei residenti al Nord-ovest, del 24,8 per cento delle persone con basso titolo di studio, di oltre il 24 per cento di chi vive nelle grandi città con più di 250mila abitanti. Solo per il 13 per cento degli intervistati, gli stranieri irregolari non hanno diritto alla sanità perché non pagano le tasse; per poco più del 5 per cento perché fanno aumentare in modo insopportabile i costi delle cure. Riguardo all”identikit sanitario’ della popolazione immigrata, che mediamente è più giovane e in salute di quella italiana, per il momento gli stranieri utilizzano meno le strutture sanitarie (si stima in circa il 65 per cento la quota degli stranieri presenti sul territorio italiano iscritti al Servizio sanitario nazionale) che per loro significano soprattutto Pronto soccorso (il 5,7 per cento vi si è recato negli ultimi tre mesi rispetto al 3,3 degli italiani) e ricoveri d’urgenza, piuttosto che prevenzione e visite specialistiche. Secondo il Censis, per il futuro, una maggiore integrazione degli immigrati comporterà anche livelli più alti di tutela della loro salute, in linea con gli standard degli italiani: occorre preparare quindi il Servizio sanitario nazionale in termini di risorse e di competenze.
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05 febbraio 2010
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COSI’ CI GIOCHIAMO L’ITALIA – Casinò rosso Brambilla

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Casinò rosso Brambilla

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di Valentina Petrini
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Dopo i proclami d’autunno, il governo è passato ai fatti, ed entro l’estate il sogno di molti albergatori e giocatori d’azzardo potrebbe diventare realtà. Un disegno di legge firmato dal ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla prevede la creazione di 40 nuovi casinò negli alberghi a cinque stelle, oltre alla riapertura di case da gioco già operanti sul territorio nazionale.

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Alla fine, Michela Vittoria Brambilla l’ha fatto davvero. Colpa pure – come ammette nella relazione illustrativa – del calo di presenze negli alberghi italiani, in Italia giocare d’azzardo non sarà più un reato. Almeno nei 40 casinò nuovi di zecca che spunteranno in giro per la penisola. «Tre per ogni regione». Per ora potranno nascere solo «in alberghi di categoria cinque stelle». Ma il governo prevede anche «la riapertura di case da gioco già operanti nel territorio nazionale». È quanto previsto dal disegno di legge firmato dal ministro per il Turismo. “L’espresso” è riuscito ad avere in anteprima la bozza del ddl sul gioco d’azzardo, che riporta la data del 28 gennaio. Dunque dopo i proclami d’autunno, il governo è passato ai fatti, ed entro l’estate il sogno di molti giocatori ed albergatori potrebbe diventare realtà.

In queste ore gli uffici legislativi stanno limando il testo che sarà poi portato in Consiglio dei ministri.

Cosa prevede il testo. Il cuore del disegno di legge è l’articolo 10 (sei pagine), “Riqualificazione dell’offerta ricettiva di lusso” – “Disciplina organica delle case da gioco”. A ottobre scorso la Brambilla aveva assicurato in un convegno di Banca Intesa-San Paolo che le nuove case da gioco «sarebbero state al massimo 10-15». E invece la proposta di legge ne prevede 40, «tre per regione, in relazione ad una popolazione, sia residente che da flussi turistici, del territorio interessato pari ad almeno un milione di abitanti». I criteri per l’individuazione delle 40 sale da gioco da distribuirsi su tutta la penisola saranno contenuti in un apposito «regolamento che verrà emanato su proposta del ministero del Turismo, di concerto con l’Interno, la Giustizia e l’Economia e finanze». Tutto avverrà «entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge». Un ruolo importante avranno anche i «Consigli regionali che potranno partecipare alla scelta dei comuni in cui ubicare le nuove strutture per il gioco d’azzardo».

I giochi. Quattro i giochi che saranno subito autorizzati: «Roulette, blackjack, chemin de fer e il baccarat». Le attività di gioco saranno destinate esclusivamente ai clienti sopra i 18 anni, «regolarmente registrati e che pernottano nella struttura alberghiera nella quale ha sede la casa da gioco». I casinò saranno un affare soprattutto per lo Stato: il prelievo erariale si applica infatti «sul prodotto lordo dei giochi, costituito dalla differenza tra le poste giocate e le vincite incassate: l’aliquota applicata è del 35 per cento del prodotto lordo per i primi 25 milioni di euro» e passa al 35 per cento tra i 25 e i 50 milioni fino al 40 per cento per incassi superiori ai 50 milioni. Un quinto di questa torta servirà a rifornire un nuovo fondo (gestito dal dipartimento per il Turismo), tutto il resto è destinato al comune «nel cui territorio è ubicata la casa da gioco».

Il cuore del provvedimento sta nella gestione delle nuove case da gioco, che verrà affidata agli enti locali e a soci privati. Il disegno di legge fa riferimento alla formula delle società per azioni a gestione mista pubblico-privato. Al comma 6, infatti, si legge: «Le case da gioco saranno gestite da società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà appartenere al Comune in cui è ubicata la struttura dedita al gioco d’azzardo». Il comune, dunque, è socio maggioritario della casa da gioco ma la gestione delle sale potrebbe essere appaltata «a soggetti concessionari», cioè imprenditori o società private da individuare con delle gare d’appalto. Spetterà al «Direttore dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato supervisionare le gare in base alla normativa comunitaria». Le concessioni avranno durata «di nove anni e potranno essere rinnovate una sola volta».

Rischio riciclaggio. Nella relazione illustrativa della legge, il rischio di un possibile utilizzo delle case da gioco da parte della criminalità per attività di riciclaggio di denaro sporco viene praticamente minimizzato. «Preoccupazioni storicamente superate» si legge, anche in considerazione del fatto che «strutture simili sono presenti in gran parte dei paesi europei».

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Michela Vittoria Brambilla
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Eppure non è della stessa opinione la task force finanziaria dell’Ocse – il Gruppo d’Azione Finanziaria – che a marzo del 2009 ha pubblicato uno studio apposito dal titolo Vulnerabilities of Casinos and gaming sector – Vulnerabilità dei Casinò e del settore dei giochi su tutti i casinò, paese per paese, operanti al momento. Le loro conclusioni sono tutt’altro che incoraggianti: i casinò sono tendenzialmente un’attrattiva per la criminalità organizzata, scrive la task-force dell’Ocse, anche grazie «all’enorme quantità di transazioni finanziarie in contanti» che avvengono in questi luoghi. Dalla loro analisi emerge inoltre che «la criminalità organizzata cerca di controllare o possedere casinò o parti di casinò».

Ma sul rischio riciclaggio la legge Brambilla corre ai ripari solo con un comma che prevede l’individuazione «entro novanta giorni dall’entrata in vigore del testo, degli organismi e delle modalità di controllo sulle case da gioco».

Testo condiviso nel Pdl. Il testo del ministro Brambilla in realtà fa felice un’area consistente del Pdl. In particolare quella in quota An. A ottobre solo il ministro con delega alla Famiglia, Michele Giovanardi, nella maggioranza aveva bocciato seccamente l’idea. Sul sito della Camera e del Senato è possibile rintracciare almeno una decina di disegni di legge presentati in questa legislatura da parlamentari del Pdl che chiedono la riapertura di casinò sparsi per l’Italia. Le pressioni più forti negli ultimi due anni le hanno fatte i parlamentari Pdl rappresentanti delle regioni del Sud. La proposta di legge per l’apertura di un casinò in Campania, per esempio, porta la firma del vice capogruppo del Pdl alla Camera, on. Italo Bocchino. Ma capofila di questa battaglia è la città di Taormina. Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo chiede da tempo la riapertura del casinò siciliano chiuso nel 1965 dalle autorità di pubblica sicurezza.

E il governo nella discussione sulla manovra finanziaria del 2008 si era già assunto un impegno ufficiale: «Sì al casinò di Taormina; per gli altri comuni, l’esecutivo valuterà l’opportunità caso per caso». Presto la promessa sarà mantenuta

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03 febbraio 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/casino-rosso-brambilla/2120294&ref=hpsp

Quattrocento deputati inglesi costretti a rimborsare lo Stato

Da noi quando?

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Quattrocento deputati inglesi
costretti a rimborsare lo Stato

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di Nicol Degli Innocenti

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LONDRA – Oltre un milione di sterline: è la cifra complessiva che devono restituire i deputati britannici, colpevoli di avere per anni presentato rimborsi spesa illeciti e gonfiati. Oggi è il giorno del termine ufficiale della inchiesta sulle spese dei deputati che ha creato scandalo in Gran Bretagna e offuscato la reputazione del Parlamento.

Sir Thomas Legg, mandarino del Civil Service incaricato di scavare a fondo nella vicenda, ha presentato il conto finale: 1,12 milioni di sterline da rimborsare. Peccato che la complessa e lunga inchiesta sia costata 1,16 milioni. Lo Stato non ci guadagna, ma il principio è salvo e soprattutto, si spera, le cose a Westminster d’ora in poi cambieranno radicalmente. Il sistema era «profondamente sbagliato», ha detto oggi sir Thomas, caratterizzato dalla «mancanza di trasparenza». Le regole erano «vaghe» e quindi facili da violare o ignorare. Dopo le elezioni politiche di questa primavera il ‘nuovo’ Parlamento avrà regole nuove e più severe.

Sono 392 i deputati che entro poco più di due settimane dovranno rimborsare somme che vanno dalle decine di migliaia di sterline ai 40 pence. Anche il premier Gordon Brown e i leader dei Conservatori e dei Liberaldemocratici dovranno restituire soldi allo Stato: Brown poco più di 13mila sterline per spese di pulizia e giardinaggio giudicate eccessive, David Cameron 965 sterline per rimborsi sul mutuo, Nick Clegg 910 sterline per spese di giardinaggio. Il pagamento record tocca al sottosegretario laburista Barbara Follett, che tra l’altro e’ moglie del miliardario autore di best-seller Ken Follett, che dovra’ rimborsare 42.500 sterline per spese di sicurezza e telefoniche. Chi non avra’ versato tutto entro il 22 febbraio si vedra’ decurtare lo stipendio della somma dovuta.

Lo scandalo sulle spese dei parlamentari, scoppiato nel maggio scorso in seguito alle rivelazioni del Daily Telegraph, e’ stato «traumatico e doloroso», ha detto Legg. L’opinione pubblica è schierata contro i deputati, considerati dei privilegiati che vivono alle spalle dei contribuenti. Il Parlamento è diviso tra rabbia e vergogna, risentimento e umiliazione. Gli unici soddisfatti sono i 44 deputati che hanno fatto appello alle richieste originali di rimborso e hanno vinto, e non dovranno quindi rimborsare nulla, o versare somme molto inferiori a quelle originali.

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Uno per uno tutti gli spreconi di Sua Maestà

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04 febbraio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/02/Rimborsi-parlamentari-inglesi-note-spese.shtml?uuid=2315b3e6-11a4-11df-b2d8-92dd20be9017&DocRulesView=Libero