SALUTE – Mio figlio obeso? Ma figuriamoci / Piccoli obesi crescono. Il ruolo dell’educazione alimentare

studio olandese

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Mio figlio obeso? Ma figuriamoci

L’allarme dei pediatri: tre genitori su quattro non si accorgono di avere figli sovrappeso

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MILANO – Proprio vero che i genitori non vogliono vedere l’evidenza, quando si parla di guai che riguardano i figli. Anche se c’è di mezzo la salute: la maggior parte delle mamme e dei papà non pensa che i propri bimbi in sovrappeso o obesi abbiano problemi con la bilancia, tutt’altro. Lo dimostra una ricerca olandese uscita su Acta Pediatrica, condotta su oltre 800 genitori e 439 bambini fra i 4 e i 5 anni.

GENITORIA mamme e papà sono stati chiesti altezza e peso dei loro figli, poi sono stati misurati loro stessi e, con semplici domande, si è cercato di capire come vedessero i bambini. Attraverso uno specchio deformante da luna park, si direbbe: «I genitori giudicano correttamente il proprio peso, sanno di essere sovrappeso od obesi. Quando però viene chiesto loro di indicare la sagoma che più si avvicina al figlio fra 7 diverse possibili, tutti i genitori dei bimbi normopeso scelgono una figura più magra – racconta Pieter Sauer, il pediatra che ha coordinato la ricerca –. Purtroppo succede anche ai papà e alle mamme dei bimbi con problemi di peso: il 75 per cento dei genitori pensa che i bimbi in sovrappeso siano in realtà normopeso e li “riducono” di almeno una taglia. Un genitore di bambini obesi su due non riconosce il problema del figlio e lo vede come se fosse di almeno tre taglie più magro». C’è di più: i genitori dei piccoli con problemi di peso non si accorgono nemmeno che i figli sono sedentari.

PREOCCUPAZIONENel campione olandese i bimbi “pesanti” non erano la maggioranza: il 5 per cento era in sovrappeso, solo il 4 per cento obeso. Dalle nostre parti le cose vanno decisamente peggio, visto che si stima un buon 25 per cento di piccoli in sovrappeso e un altro 12 per cento di obesi (in crescita). E Gabriele Riccardi, che insegna malattie del metabolismo all’Università Federico II di Napoli e da tempo si occupa degli effetti della nutrizione nei più piccoli, conferma: «Mi capita spesso di vedere mamme e papà che definiscono un bimbo francamente sovrappeso o addirittura obeso come “paffutello”. Per questo non intervengono: rimandano un’azione consistente sullo stile di vita familiare, ma quando il problema è diventato cronico è molto più difficile risolverlo. Fino ad arrivare all’assurdo di chiedere la chirurgia bariatrica, per dimagrire, in adolescenti che non hanno nemmeno 18 anni». Il guaio, dice l’esperto partenopeo, è che spesso l’eccesso di peso dei figli va a braccetto con quello dei genitori: anche lo studio olandese segnala che di solito mamme e papà di bimbi in sovrappeso hanno a loro volta qualche chilo di troppo. L’intervento sullo stile di vita, quindi, dovrebbe di fatto riguardare tutta la famiglia, ma Riccardi osserva che «è davvero difficile riuscire a cambiare le abitudini di interi nuclei familiari». Aggiunge Sauer: «Purtroppo le persone in sovrappeso sono sempre di più: forse è per questo che la percezione generale di che cosa sia un peso normale si è modificata e oggi si tende a considerare normopeso anche chi ha qualche chilo di troppo. Ma è essenziale che i genitori siano consapevoli degli eventuali eccessi ponderali dei figli, perché un bimbo sovrappeso od obeso sarà un adolescente e un adulto con gli stessi problemi, con tutto quel che ne consegue in termini di rischi per la salute», conclude il ricercatore olandese.

Elena Meli
18 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_febbraio_18/genitori-non-riconoscono-figli-obesi_88e594e6-1c7d-11df-beab-00144f02aabe.shtml

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Piccoli obesi crescono. Il ruolo dell’educazione alimentare

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Quello di una corretta alimentazione è oggi uno dei temi più dibattuti. La consapevolezza che una corretto stile di vita possa tradursi in un miglioramento della qualità della vita ha fatto crescere il desiderio di una conoscenza sempre più approfondita di cosa e come mangiamo.

I ritmi stressanti della vita quotidiana e una disponibilità alimentare sempre maggiore hanno portato degli inevitabili squilibri nelle abitudini alimentari che è bene non sottovalutare.

Le fasce economicamente più deboli risultano quelle più colpite da patologie dovute non più a scarsa ma a cattiva alimentazione.

Occorre quindi fornire all’opinione pubblica una informazione puntuale e corretta che insegni a mangiare bene non ricorrendo alle illusorie scorciatoie di diete miracolose o adottando modelli nutrizionali squilibrati proposti da pubblicità che esibiscono giovani dai fisici anoressici.

A tal proposito Michele Carruba – farmacologo e presidente della Società Italiana sull’Obesità – mette in guardia dai rischi connessi all’uso dei farmaci perdi-peso: “C’è un abuso di questi prodotti e a utilizzarli in modo sbagliato sono soprattutto le persone che devono perdere pochi chili prima di andare in spiaggia”. “Questo – aggiunge Carrubba – è il risultato di una cultura che propone il dimagrimento come un risultato estetico e non di salute”. Un altro pericolo estivo è cadere spesso in tentazioni gastronomiche non sempre salutari: “Purtroppo una buona parte degli italiani – continua Michele Carruba –  parte già con l’idea di mangiare parecchio e di sperimentare tutte le prelibatezze che la buona tavola offre durante la stagione estiva. Ma se non esiste alcuna controindicazione nell’assaggiare i prodotti locali dei paesi in cui si soggiorna è altamente sconsigliato programmare una vacanza orientata esclusivamente verso la buona tavola”.

Un esempio di come una cattiva alimentazione conduca ad vere patologie è quello dell’obesità adulta e infantile, da considerare ormai come una vera e propria malattia.

Per il dr. Gianvincenzo Barba, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’ Alimentazione del CNR, la cause dell’aumentare dei casi registrati di obesità sono dovuti ai mutamenti dello stile di vita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. “Tali mutamenti – spiega Barba – hanno avuto un enorme impatto sulla comparsa di quella che oggi è definita come ‘l’epidemia di obesità’. Parliamo di stile di vita in senso generale perché se, indubbiamente, si ingrassa perché si mangia troppo, d’altro canto dobbiamo riconoscere che conduciamo una vita sempre più sedentaria: disegno urbano inadeguato, televisione, computer. Hanno avuto ragione Battle e Brownell nel dire che viviamo oggi in un ‘toxic environment’ un ambiente tossico che è il più adatto per lo sviluppo di obesità.”

L’obesità ora non risparmia nemmeno il mondo dei piccoli. Ci si pone quindi il problema se è possibile intervenire in tenera età.

“Non solo si può, ma si deve! – continua Barba – Curare l’obesità dell’adulto è spesso difficile e gravato da frequenti insuccessi. Prevenire precocemente ci permette di modificare questo circolo virtuoso e migliorare lo stato di salute della popolazione non solo relativamente al presente ma soprattutto in prospettiva futura. Se oggi circa il 40% dei bambini del nostro paese sono in sovrappeso potremmo aspettarci in un futuro prossimo di avere adulti un numero uguale o maggiore di adulti in sovrappeso  con costi sociali e sanitari difficilmente sopportabili. Prevenzione quindi, prevenzione precoce, e prevenzione a livello di popolazione in età infantile, l’unica risorse per affrontare il problema in maniera ‘causale’.”

Spesso si parla del ruolo che devono avere i mass media e le istituzioni in una corretta informazione e prevenzione dei disturbi alimentari ma è il ruolo della famiglia ad essere centrale e prioritario. La famiglia gioca certamente un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’obesità infantile a livello di popolazione.

“E’ infatti in famiglia – spiega il ricercatore del CNR – che le cattive abitudini alimentari nascono e si consolidano ed è spesso in questo contesto che si manifestano i segni di ‘disagio’ della crescita del bambino di cui spesso l’obesità è l’espressione conclamata. La diminuzione del contatto tra genitori e figli facilita inoltre l’assunzione di stili di vita inadeguati: quale genitore, almeno una volta nella vita, non ha invitato il proprio figlio a ‘guardare la televisione’ perché preso da altri impegni ? E’ un esempio, naturalmente, ma penso sia un fenomeno di riscontro abbastanza comune nella storia di bambini con problemi di peso corporeo.”

Nel dopo guerra ci si arrangiava mangiando quello di cui di volta in volta si disponeva, oggi, invece,  alimentarsi non significa più sopravvivere e una corretta educazione alimentare è indispensabile per prevenire le cosiddette “malattie del benessere”.  Mentre qualche decennio si moriva per mancanza di cibo, oggi si muore per eccesso di cibo. Quindi è necessario disporre di una cultura della nutrizione  che si sviluppi di pari passo con il livello culturale che fa da cornice al proprio
ambiente di vita.

Sul problema dell’obesità è intervenuto con studi dedicati anche l’Osservatorio Grana Padano che nasce nel 2004, grazie all’impegno del Consorzio tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale).

Il Dr. Domenico Tiso, coordinatore scientifico, spiega che l’obiettivo dell’Osservatorio è: “Ottenere una stima qualitativa delle abitudini alimentari e degli errori nutrizionali degli italiani, fornire al medico uno strumento operativo per agevolare un’anamnesi nutrizionale più sensibile, nel rispetto e a completamento dell’attività clinica svolta in ambulatorio ed iniziare a diffondere la cultura della corretta nutrizione come condizione sempre più necessaria alla diminuzione delle patologie croniche.”

L’Osservatorio dall’inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana attraverso il contributo attivo dei Medici di Medicina Generale e i Pediatri di famiglia.

La ricerca condotta ha evidenziato che il 14 per cento della popolazione studiata, sia nell’età pediatrica che in quella adulta, è obesa.

“La fascia più colpita dall’obesità, in età pediatrica – afferma Tiso – è quella compresa tra i 7 e i 10 anni con un 17 per cento della popolazione italiana. Tutte le regioni del Sud si posizionano sopra la media nazionale e in Sicilia, si registra quasi un 19 per cento di obesi tra la popolazione. Il Trentino Alto Adige vince la targa di Regione più ‘magra’ d’Italia con il 5,3 per cento di obesi sulla popolazione.”

Va sottolineato che sovrappeso e obesità, una volta consolidati, sono difficili da correggere e, se compaiono durante l’infanzia, tendono a persistere nell’adolescenza e in età adulta.

Il problema principale è la scarsa educazione alimentare che dimostrano gli italiani quando siedono a tavola.

“Solo un italiano su dieci – spiega Domenico Tiso – rispetta la raccomandazione dei nutrizionisti: 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Mediamente si arriva a superare di poco le 3 porzioni.”

La situazione poi varia decisamente da regione a regione: “Al Lazio – continua Tiso – spetta la maglia rosa con 4,4 porzioni al giorno, è questo il risultato che più si avvicina alla regola del five a day. Nel Sud il consumo di vegetali risulta, paradossalmente, sotto la media nazionale. È importante ricordare che consumando 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, quest’ultima meglio cruda o cotta a vapore, e scegliendo 5 prodotti di colore diverso, si garantisce all’organismo un’assunzione variegata dei nutrienti. Va ricordato, inoltre, che per beneficiare al meglio dei vantaggi che i vegetali offrono, è necessario consumarli freschi e in stagione in quanto in queste condizioni forniscono il massimo delle proprietà nutritive.”

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fonte:  http://mariomasi.wordpress.com/2006/11/19/piccoli-obesi-crescono-il-ruolo-delleducazione-alimentare/

2 risposte a “SALUTE – Mio figlio obeso? Ma figuriamoci / Piccoli obesi crescono. Il ruolo dell’educazione alimentare”

  1. senzacredercitroppo dice :

    suvvia, ci son ottime speranze che i nostri figli non diventino degli adulti obesi, ci son infatti ottime possibilità che non diventino adulti affatto con quel che stan facendo al paese…dopo Marcegaglia e Lucchini vien fuori che anche FIAT (la casa automobilistica più “verde” d’Europa. quella degli Eco incentivi) trovava più conveniente smaltire illegalmente rifiuti tossici … ho postato uno stralcio dell’inchiesta …
    quindi, tra frane, scuole all’amianto, mercurio nel pesce, diossina nel latte e nelle carni, pesticidi nella verdura … diventeran prima cadaveri che adulti grassi
    allegri!

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