Archivio | febbraio 20, 2010

ASCESA E CADUTA DEL (MITO DEL) PADRONE BUONO

ASCESA E CADUTA DEL (MITO DEL) PADRONE BUONO

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di Katia Ippaso

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Tutto cambia nel 2009. Sono passati solo dodici mesi, lo scenario è lo stesso e nel discorso/panettone di fine anno l’a.d. del gruppo Fiat scrive un messaggio: “il peggio è passato”.
Ma come può essere passato il peggio se a distanza di pochi giorni, siamo già nel 2010, Marchione dichiara di aver preso la sua decisione: “Termini Imerese verrà chiusa nel 2011”?
Come può essere passato il peggio se, secondo le parole di Nina Leone, delegata sindacale e operaia alla Fiat Mirafiori, c’è la paura che “anche questo stabilimento possa morire mano a mano”?: “Attualmente facciamo circa 900 vetture per 5.500, due o tre anni fa al lavoro eravamo 6.500 e ne facevamo 1.200…la prospettiva è di scendere a 600 vetture al giorno”.
Come può essere passato il peggio se le cose stanno così?
Ma Marchionne non è un bugiardo, dal suo punto di vista è persino coerente. Per lui in effetti il peggio è passato. Il 4 febbraio, l’amministratore delegato Fiat dichiara a “La Stampa”: “Non possiamo permetterci di tenere aperto un impianto che da troppi anni funziona in perdita…Non è più grado, di stare in piedi…Per assurdo, per noi sarebbe più conveniente continuare a pagare tutti i dipendenti fino alla pensione tenendoli a casa”.
Per assurdo, s’intende.
Nel corso della stessa intervista, Marchionne esprime la sua più grande soddisfazione: “Siamo un’azienda in continuo movimento, ci espandiamo, e alla fine dell’anno la Fiat Cinquecento sbarcherà negli Stati Uniti…Stiamo facendo una fatica bestiale ma oggi a Detroit veniamo trattati alla pari e sta crescendo una nuova classe dirigente italiana: ogni settimana 50 persone volano negli Usa per diventare manager di un’azienda globale”.
E’ tutto chiaro. Duemila operai perdono il lavoro in Sicilia, giovani manager cazzutissimi si impiantano a Detroit.

Fin dai primi discorsi, Marchionne sembra sempre dimenticare qualcosa, ma nessuno ci fa caso. Si ha fretta di dare un marchio di fabbrica a chi è stato chiamato per salvare un marchio: “Il mio obiettivo è salvaguardare i nostri marchi, il nostro business e il nostro metodo di gestione”. In compagnia di uomini meritevoli e efficienti – che non solo ovviamente gli operai sbattuti in un posto del profondo Sud dimenticato da Dio da un pezzo.
Da questo punto di vista, la sua missione è compiuta.
Quindi, il padrone, o è sempre stato buono o non è mai stato buono. Per giudicarlo, basta leggere con attenzione i testi dei suoi discorsi (la filologia può darci una mano a capire come sono andate le cose).
Dal punto di vista simbolico, la fotografia della Cinquecento che arriva negli States impolvera, fino a coprirla completamente, la scena imminente dell’abbattimento dell’impianto di Termini Imerese, con tutti i suoi uomini. Questa storia di deriva e povertà non si porta dietro nessuna epica. I fotografi che andranno a Palermo a documentare la fine di un’epoca dovranno penare per piazzare i loro reportage.
Sono finiti i tempi di Olivetti, “il padrone rosso”, che in anticipo di due anni sulle altre aziende aveva concesso il sabato libero ai suoi operai.
Un’altra epoca? Certo. Ma il fattore umano è sempre lo stesso, solo che per alcuni è un problema, per altri è il centro del mondo.
D’accordo, nel 2009 c’è stata crisi globale totale, ma la crisi non è un fattore soprannaturale: ha a che fare con i cicli della storia, e la storia (fino a prova contraria) la fanno ancora gli individui, a seconda di come pensano e agiscono.
Povera Cinquecento, che sbarca in America senza più anima.
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questo articolo è uscito anche su GliAltri di Piero Sansonetti

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18 febbraio 2010

fonte:  http://www.lettera22.it/showart.php?id=11251&rubrica=6

La Marcegaglia al governo: “Non è più tempo di annunci”

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La Marcegaglia al governo
“Non è più tempo di annunci”

Cacciare gli amministratori incapaci dalla sanità e destinare una quota del Fas per la tutela della legalità: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha indicato ieri da Bari la ricetta per il rilancio del Mezzogiorno. Dal palco del Petruzzelli, Vendola si è rivolto agli imprenditori e al governo: “La Puglia è uscita dalla marginalità. Basta con le elemosine al Sud”

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VIA gli amministratori incapaci dalla sanità, una quota del Fas e dei fondi strutturali da utilizzare come credito d’imposta, impegno globale per la legalità: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sfodera tutto il suo piglio decisionista per gettare sul tavolo del convegno “Il Sud aiuta il Sud” dal palcoscenico del teatro Petruzzelli, realizzato grazie all’impegno di Alessandro Laterza che oltre a rivestire la carica di presidente della Confindustria barese è anche il responsabile cultura della giunta confindustriale e alla vice presidente Cristiana Coppola che si occupa di Mezzogiorno.

Le proposte degli industriali, annunciate davanti al ministro dell’Interno Roberto Maroni, al ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, al procuratore antimafia, Piero Grasso e al governatore pugliese, Nichi Vendola, nascono da un’analisi su una crescita che sarà debole e che – secondo Marcegaglia – rischia di acuire il divario tra Nord e Sud, un divario che ha avuto il suo minimo storico «con la Cassa per il Mezzogiorno. Marcegaglia accusa il governo di aver utilizzato il Fas per finalità diverse: «Invece devono restare per le aree sottoutilizzate».

Il Sud in particolare, per consentire alle aziende che vi operano di investire in ricerca e innovazione, infrastrutture e sicurezza. «La gestione dei fondi Fas deve cambiare. Lo Stato, attraverso il Cipe, dovrebbe assegnarli alle Regioni ma per investirli in progetti concreti e interregionali, non su iniziative a pioggia». E per utilizzarli al meglio ha proposto il modello già sperimentato per gli ammortizzatori sociali: «Si sono messi insieme Stato, Regioni e parti sociali, e si sono prese delle decisioni». Marcegaglia ha detto di fermare la logica degli interventi a pioggia: «In 60 al Sud sono stati destinati 343 miliardi di euro, ma alla fine non è stato creato sviluppo e in qualche modo hanno corrotto tutta la Pubblica amministrazione». Allora molto meglio «andare nella direzione di avere incentivi automatici, i crediti di imposta, senza l’intermediazione della politica», che «chiediamo vengano finalmente rifinanziati per il Mezzogiorno». Infine, ha ribadito, «chiediamo al governo un impegno a investire bene nei fondi strutturali e Fas che valgono 100 miliardi di euro. Ad oggi non si è investito quasi nulla».

Ma l’applauso più lungo, la platea confindustriale glielo tributa quando attacca «gli amministratori incapaci di gestirei fondi», quelli della sanità dove i ritardi nei pagamenti strozza i fornitori. «Devono andare a casa. Bisogna avere il coraggio di dirlo», ha detto. «Mi fa un po’ ridere- ha aggiunto – quando sento parlare di fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno, perchè il sud ha una fiscalità di svantaggio: pagate più tasse del nord, tra addizionali Irap e Irpef».

L’impegno sulla legalità che vede impegnati molti imprenditori ad aiutare lo Stato nella gestione delle attività imprenditoriali confiscate alle cosche mafiose e alla criminalità organizzata, è un dettaglio che riconoscono Maroni e Grasso. E lo sa bene anche la “mantovana” Marcegaglia che in tempo di crisi la liquidità mafiosa può impadronirsi di imprese del Nord.

«Si parla di un piano per il Sud – aggiunge Marcegaglia – capiamo che venga presentato dopo le elezioni regionali. Ci aspettiamo che questo piano non sia un elenco di enunciazioni e che abbia contenuti seri e concreti. In un momento così difficile del nostro Paese, in cui persiste la crisi, è auspicabile che in campagna elettorale non si parli di conflitti e di donne ma auspichiamo che si parli di politica industriale e di progetti per far uscire il Mezzogiorno da questa situazione»

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20 febbraio 2010

fonte:  http://bari.repubblica.it/dettaglio/La-Marcegaglia-al-governoNon-e-piu-tempo-di-annunci/1865268?ref=rephp

I LUOGHI PIU’ INQUINATI DEL MONDO, Un’iperbole per ricordare la capacità distruttiva dell’uomo

I LUOGHI PIU’ INQUINATI DEL MONDO

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Un’iperbole per ricordare la capacità distruttiva dell’uomo

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di Ugo Tramballi

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Nella piana devastata di Chernobyl, a pochi chilometri dalla centrale atomica, c’è un grande tronco d’albero con un ramo rinsecchito ma ancora forte. E’ dove i nazisti impiccavano i partigiani ucraini e bielorussi durante la guerra. Quando la nube nucleare arrivò, l’albero diventato monumento era già morto da molti anni. Ma la terra, i raccolti, le case, gli uomini incominciarono a morire da quel momento. Era il 26 aprile 1986. Quasi 24 anni più tardi, quella zona è ancora contaminata e disabitata; la gente che ci viveva continua a morire lentamente altrove.

Il segno giallo “radiaktivnost” nella foto della gallery che pubblichiamo è lì a ricordare un inquinamento ambientale che sembra immutabile. Andai a Chernobyl nel 1988, nel secondo anniversario dell’incidente. Offrendo come protezione una mascherina da dentista, le autorità della Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina ci tennero a 200 metri dalla centrale solo per pochissimi minuti. Grado più, grado meno, oggi le radiazioni ci sono ancora.

Non c’è solo il particolato della Val Padana a cambiare l’ambiente e a ucciderci lentamente. La fotogallery mostra, ciascuno con uno scatto, i 15 luoghi più tossici della Terra. Chermobyl è quasi scontato: lo scandalo è che sia ancora così. New Delhi è nel mezzo di una piana dove d’inverno si creano le stesse condizioni di Milano e della nostra Bassa ma all’ennesima potenza.

Tuttavia pochi altri, fra i 15, sono davvero i più inquinati della Terra: quelle foto dei luoghi indicati da Mother Nature Network, sono un’iperbole, un monito per ricordarci che non c’è angolo della terra che si salvi e che l’uomo conosce molti modi per prosciugare il fiume della vita nel quale nuota. Le colline del West Virginia mangiate da miniere ormai abbandonate. Una qualsiasi spiaggia dell’immenso Pacifico sulla quale le correnti portano i liquami delle civiltà costiere. Un complesso metallurgico fuori Lima, Perù, che continua a inquinare anche quando è chiuso, producendo come in molti altri luoghi del mondo disoccupati avvelenati.

Tutte le quindici foto vengono da Paesi in via di sviluppo (anche la Cina lo è nonostante le statistiche economiche e i muscoli dei suoi leaders) o ancora lontani da una forma sostenibile di sviluppo. Solo quattro vengono dalle cinture industriali di alcune famose megalopoli: Mumbai, Delhi, Mosca e Buenos Aires. L’inquinamento si accompagna a chi ha fame di crescere e spesso non è visibile come i barili di petrolio sventrati alle porte di Mosca, che galleggiano su ciò che contenevano. La foto del fiume montano nel Karachai, la repubblica autonoma russa dei circassi del Caucaso, sembra una cartolina per escursionisti. Tuttavia è la più significativa, la peggiore, proprio perché invece sembra la più normale

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Galleria fotografica.

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20 febbraio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/02/terra-luoghi-piu-inquinati.shtml?uuid=faef3ebe-1e41-11df-811a-845fb99a3eb4&DocRulesView=Libero

SCUOLA – Superiori ancora senza regole, iscrizioni al buio per 500mila

I regolamenti che traducono la riforma non sono ancora stati pubblicati. Dura la Cgil
Non è chiaro come studieranno gli studenti, cosa e dove insegneranno i docenti

Superiori ancora senza regole
Iscrizioni al buio per 500mila

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di SALVO INTRAVAIA

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Superiori ancora senza regole Iscrizioni al buio per 500mila 
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Scelta al buio per un milione e mezzo di studenti italiani. Le iscrizioni al primo e agli anni successivi delle scuole superiori targate Gelmini inizieranno il 26 febbraio, ma i Regolamenti che giustificano la riforma, definita “epocale” dallo stesso ministro dell’Istruzione, misteriosamente non sono ancora stati pubblicati. E senza Regolamenti, gli studenti non sapranno cosa e come studieranno, gli insegnanti non sapranno cosa e dove insegneranno, le scuole e gli enti locali (le province e le regioni) non potranno formulare i loro piani dell’offerta formativa. Si va avanti in questi giorni a forza di bozze non ufficiali, che possono cambiare da un momento all’altro, di voci provenienti dalla capitale e di indiscrezioni. Ma di certo c’è poco, solo una circolare sulle iscrizioni che la Flc Cgil definisce piena di “contraddizioni”.
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E dire che dalla definitiva approvazione della riforma da parte del Consiglio dei ministri, avvenuta lo scorso 4 febbraio, sono passati ben 15 giorni. I tre Regolamenti  –  che verranno pubblicati in gazzetta sottoforma di decreti del Presidente della repubblica, non avrebbero ancora ottenuto il benestare dei tecnici del ministero dell’Economia, particolarmente attenti ai tagli. Il numero di ore tagliate in ogni indirizzo, come si evince dalla relazione tecnica allegata al provvedimento, sarà sufficiente a garantire la cura dimagrante (27 mila cattedre in tre anni) per gli organici del personale docente che il governo si aspetta? E’ questo il quesito che si pongono gli esperti di via XX settembre.
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Intanto, gli oltre 500 mila ragazzini che frequentano la terza media sono chiamati a scegliere come proseguire gli studi, ma i dubbi sono ancora parecchi. La Flc Cgil ne cita soltanto alcuni.  “La circolare sulle iscrizioni  –  dicono da via Leopoldo Serra  –  evidenzia numerose contraddizioni legate alle possibili scelte degli indirizzi”. Allo scientifico, per esempio, “manca la distinzione tra il liceo scientifico e l’opzione delle scienze applicate: quella senza il Latino”. Quali scuole potranno attivarla? E in quale misura: una classe, due classi o tutte? Le scuole non lo sanno e di conseguenza non lo sapranno neppure le famiglie. Stesso discorso per le opzioni dei licei delle scienze umane e “per l’istituto professionale per i servizi socio sanitari, per i quali  –  continuano dalla Cgil  –  non si fa nessuna distinzione rispetto alle due ulteriori articolazione di Ottico e Odontotecnico”. Ma non è tutto.

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Anche i licei linguistici e quelli musicali e coreutici, di cui si sa pochissimo, viaggiano a vista. Dove saranno attivati? E con quanti posti disponibili? Il fatto è queste cose sono di competenza delle regioni e delle province, che dovrebbero predisporre i cosiddetti Piani dell’offerta formativa territoriali, ma in assenza dei Regolamenti tutto è fermo. “Risulta veramente paradossale  –  commenta i sindacato guidato da Mimmo Pantaleo  –  che l’informazione alle famiglie possa essere fornito attraverso un sistema automatico di confluenze, vedi punto 11 della circolare, in barba alle competenze delle Regioni e alle eventuali richieste delle scuole”.
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I dubbi diventano enormi passando agli istituti tecnici e professionali. Sono circa un milione gli studenti delle prime, seconde e terze classi che il prossimo anno (quando diventeranno seconde, terze e quarte classi) si vedranno ridotto l’orario delle lezioni. A 32 ore oppure a 34 per le seconde e 35 ore per le terze e quarte? Una bozza di regolamento prevede tagli alle ore soltanto nelle seconde e terze, un altro anche alle quarte. Qual è quello più attendibile? E quali materie verranno sforbiciate negli istituti tecnici, quelle con il maggiore numero di ore: cioè quelle tecniche? Potrebbe essere, ma non è ancora certo.
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E ancora, quali materie potranno insegnare i docenti? Ma, soprattutto, in quali indirizzi. Solo a titolo di esempio, si veda la questione della Matematica al liceo scientifico. I docenti di sola Matematica potranno continuare ad insegnarla al biennio o saranno dirottati altrove? E chi insegnerà l’Informatica negli scientifici? E le lingue straniere, è vero che col tempo si farà una sola cattedra per Inglese e Francese? Al momento, e senza documenti ufficiali, l’unica cosa certa sembra proprio l’incertezza.
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Le scuole, in più, non sono ancora in grado di definire i loro piani dell’offerta formativa, anche perché, si vocifera che gli eventuali docenti che dovessero rimanere senza cattedra, visto che lo stato li pagherà ugualmente, potrebbero essere richiesti dalle stesse scuole per ampliare l’offerta formativa. Ma sarà vero? E, in ogni caso, quando si saprà? Probabilmente ad agosto quando scatteranno i trasferimenti dei docenti. Ma, in questo caso, i genitori avranno già scelto da un pezzo e ritornare sui propri passi sarà impossibile.
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20 febbraio 2010
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“Meno male” che Cristicchi c’è: «Così vivo Sanremo divertendomi»

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di Simona Orlando
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SANREMO (20 febbraio) – Meno male che al festival c’è Cristicchi. Non è un rivoluzionario, ma almeno è uno che non tira a lucido lo Stivale. E’ la voce che in quest’edizione si stacca dall’orgoglio tricolore, elenca vizi e non virtù, non punta sull’amore ma sulla disaffezione che ormai molti nutrono per i fatti. E intanto ricerca, si incuriosisce, racimola storie, ricollega tutto con un sano interesse per l’attualità e la memoria. Nei prossimi mesi sarà diviso fra concerti, spettacoli teatrali e proiezioni documentaristiche.

E’ vero che ieri l’ha chiamata Marco Travaglio?
«Mi ha mandato prima una mail poi, a sorpresa, mi ha telefonato. Ho scoperto con piacere che mi segue dal 2005. Era molto divertito dalla mia canzone e felice che avessi portato a Sanremo la tematica della malainformazione. L’ho scritta ispirandomi al suo libro La scomparsa dei fatti e, da quando l’ho detto, sui giornali è apparso che sono un comunistone, un dipietrista. Ulteriore dimostrazione di quanto l’informazione sia disinformativa. Travaglio non è un uomo di sinistra, se dice quello che dice è perché si documenta, e io lo seguo per questo, non per altro».

Come mai porta in gara un brano così diverso da quello che le ha assicurato la vittoria in passato?
«Ripetermi avrebbe quasi rovinato quello che avevo fatto prima. Avrebbe quasi sporcato quell’episodio. Meno male non gli è paragonabile e questo mi fa sentire più protetto. E’ anche un modo per vivere Sanremo divertendomi. Quando portai Ti regalerò una rosa ne sentii il peso, era un tema impegnativo e mi portavo addosso una forte responsabilità. Altre canzoni, sulla stessa linea, ho preferito metterle nel mio nuovo disco».

Il testo di Meno male è scritto con Frankie Hi NRG. La collaborazione è nata qui all’Ariston?
«Sì, quando duettammo in La mia rivoluzione. Aprivamo i giornali e in pagina trovavamo solo Carla Bruni. Era la parola magica per oscurare le altre notizie, quasi un intercalare, la formula per risolvere i problemi. La sua presenza è andata via via crescendo, dal gossip alla politica, dalla moda alla musica. Era il prezzemolo, un addolcimento della realtà. Ne ho fatte almeno quattro versioni diverse: inizialmente avevo tirato giù notizie legate all’attualità, facevo riferimenti a Saviano e alle basi americane ma poi i ho pensato che così avrei datato il pezzo. Meno male ha avuto un destino particolare. L’avrei dovuta presentare alla manifestazione per la libertà di stampa il 3 ottobre scorso, all’ultimo ci ho ripensato perché non ero convinto del testo e al suo posto ho cantato Genova brucia».

Che ha riscosso un’ovazione in piazza…
«Quando ho cantato la frase “I mandanti del massacro sono ancora in parlamento” c’è stato un boato liberatorio. Significa che c’è tanta gente che non appartiene a particolari schieramenti politici ma che chiede di fare luce, ha bisogno di parlare di quei giorni del G8, una questione irrisolta, affossata, rimossa. Nel testo parlo della mattanza alla Diaz, delle torture di Bolzaneto, della violenza indistinta sui manifestanti, cose vere e documentate, non posizioni politiche. La scrissi nel 2006 ma sono riuscito a pubblicarla solo oggi, dopo aver portato i miei discografici allo sfinimento. Nel ritornello canto “Non faccio distinzioni, donne vecchie e bambini, potrebbe essere tuo figlio Carlo Giuliani”. Speriamo che di questa storia si possa tornare a parlare».

Ha temuto che il suo duetto col Coro dei Minatori di Santa Fiora potesse non giovarle?
«Su di loro ho girato il documentario “Santa Fiora Social Club”. Sono persone che suonano seriamente ma per passione e non per mestiere. I loro canti sono allegri, perché servivano ad esorcizzare la paura di morire nelle gallerie. Sono orgoglioso che siano qui con me perché c’è bisogno di portare sul palco un po’ di verità. Viva la verità in un mondo di finzione. Incontrare i loro sguardi e la loro emozione mi fa sentire in famiglia».

Debutterà da attore con il monologo Li romani in Russia
«E’ un’opera epica di 1200 ottave in dialetto romanesco. Io sono romano da undici generazioni e in più la storia mi riguarda da vicino perché mio nonno, Rinaldo Cristicchi, fu uno dei pochi reduci a tornare dalla campagna di Russia».

Cosa c’è di nuovo in Grand Hotel Cristicchi?
«Affitto all’ascoltatore numerose “stanze musicali”, una diversa dall’altra, canzoni molto intime e legate all’attualità. E’ la mia prova migliore in assoluto. Si differenzia dai precedenti due dischi perché è tutto suonato, è un ritorno alle origini. I brani sono veloci, vivaci e le storie raccontate sono ascensionali, nel senso che partono dal sottoterra e vanno a salire. Il pesce amareggiato lancia un grido d’aiuto dalle fogne e nelle fogne sono anche confinati i bambini di Bucarest di Tombino. Poi ci sono Woody Allen e Andy Warhol, Insegnami dedicata a mio figlio Tommaso».

C’è anche un brano dedicato al pianista Luca Flores…
«Si intitola Quattro minuti e venti secondi ed è l’ultima traccia che ha registrato prima di suicidarsi. Era un personaggio per cui la musica valeva come una missione. Dovevo incidere questa canzone insieme a Morgan, che aveva accettato con entusiasmo ma poi, per problemi di tempo, non siamo riusciti a farlo».

In Meteora parla dei ragazzi del talent show che tornano a casa e aprono una pizzeria con gli Amici di Maria. Sa che invece a Sanremo vinceranno?
«Lo so, sono le vittime inconsapevoli dei talent show, così come altri lo sono della scena musicale indipendente e i ragazzi della Nuova Generazione lo sono di Sanremo. Sono speranzosi e esclusi senza che sia stata data loro una vera possibilità».

A proposito di esclusi e di questo paese. Che Italia è quella che fa rientrare in gara il trio?
«E’ quella che agisce e non si espone. La stessa che vota qualcuno e poi nega di averlo fatto. Se in giro chiedi chi ha mandato un sms per il trio, nessuno risponde. La sua presenza qui a Sanremo inizialmente sembrava un fatto pubblicitario per agevolare gli ascolti, una piccola scossa diciamo. Poi però è rientrato coi voti dei telespettatori e la cosa si è fatta più seria. Personalmente avrei preferito il ripescaggio di Nino D’Angelo».

Ma alla fine, dopo le polemiche, è volato davvero da Carlà?
«Ho chiesto udienza a Parigi ma non sono riuscito ad ottenerla. In fondo sono una persona normale. Eppure in futuro lei sarà con me sul palco, in forma di cartonato».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92087&sez=HOME_SPETTACOLO

Niente sesso su iPhone: Retata puritana di Apple

Niente sesso su iPhone
Retata puritana di Apple

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Eliminate dallo store della mela tutte le applicazioni che permettevano modifiche e visualizzazioni “sexy”, seppur nessuna avesse contenuti porno. Censurati anche software famosi e collaudati come Wobble iBoobs. Protestano gli sviluppatori

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di MAURO MUNAFO’

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Una vera retata nell’app store dell’iPhone per debellare i contenuti sessualmente troppo espliciti. Per volontà di Apple il negozio di applicazioni per il melafonino e l’iPod touch è stato ripulito di una parte dei programmi con contenuti riservati agli adulti: applicazioni che permettevano di sfogliare gallerie di ragazze in bikini o di giocare con le immagini per renderle più sexy e poco più. I programmi finiti sotto la scure puritana dell’azienda di Cupertino non erano in nessun caso pornografici e proprio la loro evidente non pericolosità ha scatenato le proteste di sviluppatori e blog tecnologici americani.
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L’ultimo capitolo della guerra tra Apple e le applicazioni “sexy” è iniziata giovedì, quando l’azienda di Steve Jobs ha iniziato a rimuovere una serie di programmi dal suo store, nonostante fossero già stati approvati in passato e, in certi casi, fossero disponibili per il download da oltre un anno. Motivo della rimozione sono le nuove linee guida che prevedono l’epurazione di tutte le applicazioni con contenuti sessualmente espliciti e che vanno a rafforzare le precedenti disposizioni che già vietavano qualsiasi “scena di nudo” sui programmi per iPhone. A fare le spese di questa decisione anche software famosi come Wobble iBoobs, scaricato un milione di volte, che forniva un semplice tool per animare parti di una immagine.
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Gli sviluppatori. La nuova iniziativa di Apple non ha mancato di suscitare polemiche per ragioni diverse. Innanzitutto gli sviluppatori di questo genere di applicazioni, che traggono profitto dal loro lavoro e che già avevano superato la fase di approvazione, si sono ritrovati fuori mercato senza alcun preavviso, ricevendo solo un’email piuttosto criptica sulle nuove disposizioni per l’app store. Da un punto di vista tecnico, inoltre, questa decisione coglie di sorpresa visto che il nuovo sistema operativo dell’iPhone (il 3.0) permette con facilità a un genitore di bloccare l’acquisto delle applicazioni “vietate ai minori” grazie all’opzione Parental Control. Se il problema del pericolo per i più piccoli non si pone, Apple non può neppure impedire la consultazione di certi contenuti ai più grandi, visto che l’iPhone può comunque collegarsi ad internet tramite browser e permettere la consultazione di ogni sito esistente.

. Controllo legittimo? Le nuove linee guida dell’app store hanno inoltre riacceso un dibattito mai sopito sul controllo arbitrario che Apple esercita sui contenuti dei suoi dispositivi e sulla bontà di questa operazione: un limite per la libera scelta dell’utente o un diritto legittimo? La lista di applicazioni che Apple non ha ammesso al suo store per motivi piuttosto discutibili è ormai senza fine. Tra i casi che più hanno suscitato l’ira degli utenti e degli osservatori, e che mettono in luce lo strano modo di agire di Cupertino, c’è quello del dizionario inglese Ninjawords, non ammesso perché conteneva al suo interno delle parolacce o l’incredibile blocco del lettore di ebook Eucalyptus, bandito dall’app store perché avrebbe potuto permettere di leggere una vecchia edizione del Kama Sutra. Ma non c’è solo la purezza della lingua o della carne nelle preoccupazioni di Apple, e la dimostrazione arriva dal caso “Flash of Genius”, programma bandito perché nella descrizione faceva riferimento all’esistenza della stessa applicazione anche per la piattaforma concorrente Android, o dal software Google Voice, escluso perché sgradito ad At&t (operatore esclusivo degli iPhone negli Stati Uniti).

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La concorrenza. Il comportamento della concorrenza può far capire meglio la quasi unicità del caso Apple nel settore. Il sistema operativo Android di Google, ad esempio, non si  è mai schierato con tanta forza contro i contenuti espliciti e il virtual sexy shop Mikandi ne è la dimostrazione. Il problema dei contenuti non si è mai neppure posto in altri sistemi operativi che, approfittando di una struttura non centralizzata come è l’app store di Apple, hanno permesso negli anni lo sviluppo di ogni tipo di programma.

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La battaglia tra Apple e applicazioni sexy è insomma solo una parte del più largo dibattito sulla gestione e approvazione dei contenuti sui dispositivi mobili, che presto si sposterà anche al mondo dei tablet pc con l’ormai imminente arrivo dell’iPad.
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20 febbraio 2010
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