Archivio | febbraio 21, 2010

L’INCHIESTA FIORENTINA SUL G8 – Appalti: chi voleva andare ad Acapulco e chi «si metteva in malattia»

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Le intercettazioni

Appalti: chi voleva andare ad Acapulco e chi «si metteva in malattia»

Nuovi particolari dell’inchiesta fiorentina sul G8. Le dimissioni di Balducci e il viaggio in Spagna

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Angelo Balducci (Ansa)
Angelo Balducci (Ansa)

FIRENZE – Escono nuovi particolari sull’inchiesta appalti/G8. I pm di Firenze sollecitarono il giudice per le indagini preliminari per una rapida emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone in quanto temevano una loro fuga all’estero.

INQUINAMENTO PROVE – Gli investigatori avevano scoperto che gli indagati, sulla base di fughe di notizie che i pm attribuiscono all’allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, temevano ormai di poter essere arrestati e stavano mettendo a punto alcune strategie difensive. Era dunque altissimo il pericolo di inquinamento delle prove. E proprio per il coinvolgimento di un magistrato di Roma, i pm fiorentini chiesero al gip di precisare che la competenza doveva passare alla procura di Perugia. Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, e i sostituti Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco, appresero gli ultimi particolari dell’inchiesta fiorentina dal procuratore di Roma, Giuseppe Ferrara, subito dopo la telefonata che quest’ultimo ebbe con il collega di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, il 28 e il 29 gennaio. «Non è che un capo dell’ufficio può tenere per sé le informazioni», ha dichiarato Ferrara. «È ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti» e condivisi sia con i «responsabili dei pool» sia con «i pm che indagano».

MALATTIA -Dopo aver ricevuto «brutte notizie» dall’avvocato Edgardo Azzopardi, «che ha forti entrature con la famiglia Toro», una persona ritenuta intermediaria tra l’imprenditore Anemone e Azzopardi avverte Balducci (presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici), il quale prima si mette alla ricerca di un avvocato e poi «pensa di lasciare il proprio incarico, e darsi malato». Domenica 31 gennaio Azzopardi, in maniera allusiva, informa un amico che Balducci il giorno prima gli ha rappresentato che lascerà l’incarico ricoperto, ponendosi formalmente in malattia: «Lui domani si dimette, diciamo che va in malattia», risulta dall’intercettazione, aggiungendo che sarà sostituito ma che la notizia «non verrà resa nota».

ACAPULCO – Intanto, da un’altra intercettazione, emerge che Balducci ha intenzione di partire l’11 febbraio. Lo stesso giorno Anemone telefona a una persona riferendogli che «l’11 febbraio parte per Madrid, per fare ritorno il 15 successivo». L’interlocutore riferisce di trovarsi ad Acapulco: «Certo che se venite qua sarebbe meglio ancora. Fammi sapere, semmai. Perché non venite ad Acapulco, che è un paradiso?».

RINUNCIA – Balducci, Della Giovampaola e Anemone hanno rinunciato a promuovere istanza di revoca delle misure cautelari davanti al tribunale del riesame di Firenze. I legali dei tre indagati, detenuti a Roma, hanno ritenuto inutile rivolgersi al collegio toscano competente sulla legittimità dei provvedimenti restrittivi in attesa che la magistratura di Perugia reiteri le stesse ordinanze. Le richieste di revoca, o in subordine di concessione di misure meno afflittive, saranno quindi presentate al tribunale del riesame di Perugia. Nei prossimi giorni la procura di Perugia potrebbe ascoltare nuovi inquirenti e testimoni per capire in che modo Achille Toro avrebbe aiutato a passare informazioni sull`inchiesta ai diretti interessati.

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Redazione online
21 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_21/appalti-acapulco-malattia_670e90f0-1f18-11df-a9cc-00144f02aabe.shtml

MANIFESTAZIONE DEI TERREMOTATI – A L’Aquila la protesta delle chiavi

21/2/2010 (14:31) – LA MANIFESTAZIONE DEI TERREMOTATI

A L’Aquila la protesta delle chiavi

I residenti della città devastata dal sisma sfondano la zona rossa al grido «riprendiamoci il centro»

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L’AQUILA
Sono tornati in centro,
come la settimana scorsa, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così «riprendiamoci la città», ma stavolta non si sono accontentati di varcare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e di lì raggiungere tutti quei vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile.
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Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, si sono uniti ai manifestanti per un confronto. Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all’indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie che sono ai lati delle vie e delle piazze principali.
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Il centro è presidiato dalle forze dell’ordine, che hanno scelto però di non intervenire alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi, così ora tutto il centro dell’Aquila è al momento accessibile.
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Gruppo choc su Facebook: «Tiro al bersaglio con bambini Down». Delirio in Rete: «Sono solo un peso per la nostra società». E scoppia la rivolta

Gruppo choc su Facebook:
«Tiro al bersaglio con bambini Down»

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Oltre 900 gli iscritti. Delirio in Rete: «Sono solo un peso per la nostra società». E scoppia la rivolta

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MILANO – È ancora attivo su Facebook il gruppo «Giochiamo al bersaglio con i bambini down», e conta a metà pomeriggio della domenica oltre 930 iscritti. Il gruppo è attivo da qualche giorno e ovviamente ha subito richiamato l’attenzione di genitori e di familiari di persone disabili che attraverso il passaparola del social network hanno immediatamente attivato la procedura che prevede la segnalazione di un gruppo che incita alla violenza. Una procedura però che passa attraverso il filtro oltre Oceano dei responsabili di Facebook, come ha subito spiegato la Polizia Postale, che in Italia è preposta a vigilare sul web. In questo caso, dunque, impossibile in tempi brevissimi oscurare questa pagina, nata sicuramente dal delirio mentale di pochi. Il fondatore infatti, con un profilo anonimo, si chiama nientemeno che «Il vendicatore mascherato», non si capisce da dove scriva, e comunque può contare su 288 «amici». La descrizione del gruppo è aberrante e sgrammaticata: «I bambini down sono solo un peso per la nostra società… Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori… io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell’usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio». Riportiamo questa frase per rendere l’idea di che cosa si possa partorire utilizzando il web e il social network come luogo di sfogo pubblico, anche se virtuale, delle peggiori aberrazioni.

LA REAZIONE Reazione immediata, sempre su facebook: è nato il gruppo “Segnaliamo il gruppo : GIOCHIAMO AL TIRO AL BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN”, che per lo meno vince in numero di iscritti, avendo già raggiunto quota 1773 membri alle 17 della domenica pomeriggio. Un commento fra i tanti nella bacheca di questo gruppo, scrive «La Gottina»: «a parte la dolcezza che possono avere…. o le persone in se che sono…io ho una sorella down…. e guai a chi me la tocca…. ma a quelle persone ignoranti che si sono permesse di creare un gruppo del genere…gli auguro il peggio e che la loro vita sia piena di sofferenza».

I PRECEDENTI – Questo ultimo episodio di uso improprio di Facebook segue però di poche settimane la polemica sul continuo uso del termine «mongoloide», come insulto reciproco, fra i concorrenti del Grande Fratello, un episodio denunciato dall’Associazione Italiana Persone Down, fino alle scuse, piuttosto formali, della conduttrice Alessia Marcuzzi. E ancora prima, a Treviso, un genitore aveva segnalato al giornale della città di aver dovuto abbandonare una pizzeria, dopo che la sua bambina down aveva suscitato l’irritata reazione di un avventore: «Se vostra figlia è così, tenetela a casa», era più o meno la frase rivolta al papà. Segnali che non vanno sottovalutati, sintomo di insofferenza probabilmente nei confronti di una crescente e giusta visibilità delle persone con sindrome di Down, e più in generale, con problemi di disabilità, in una società che sempre più prevede forme di inclusione nella vita normale di tutti, dalla scuola al tempo libero. D’altronde anche su Facebook sono moltissime le testimonianze positive, e i gruppi che nascono attorno alle esperienze delle associazioni e dei singoli. A riprova che le tecnologie e internet sono solo degli strumenti, che possono diventare buoni o cattivi a seconda di chi ne fa uso.

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Franco Bomprezzi
21 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_febbraio_21/facebook-tiro-bersaglio-bambini-down_c51cdc7c-1f01-11df-a9cc-00144f02aabe.shtml

FESTIVAL, TUTTO UN IMBROGLIO? – Sanremo: Il Codacons chiede il sequestro dei dati del televoto. La vittoria di Scanu in forse

21/02/2010
COMUNICATO STAMPA

SANREMO: IL CODACONS CHIEDE LA SOSPENSIONE DEI RISULTATI E CHIAMA AD INTERVENIRE L’AUTORITA’ DELLE TLC E LA GUARDIA DI FINANZA

ACCERTARE SE I VOTI “POPOLARI” SONO ARRIVATI A PACCHI DA AGENZIE CHE VENDONO IL TELEVOTO, CONTROLLANDO LE UTENZE DI PROVENIENZA

GIA’ IN PASSATO INDAGINI DELLA MAGISTRATURA ACCERTARONO ACQUISTI DI PACCHETTI DI VOTI DA AGENZIE SPECIALIZZATE

E SE SI ACCERTERA’ CHE NON E’ STATO IL POPOLO MA LA POTENZA ECONOMICA DI QUALCUNO A DETERMINARE LA CLASSIFICA SCATTERA’ UNA INDAGINE PER TRUFFA AGGRAVATA CONTRO I RESPONSABILI

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Ancora si continua ingenuamente a sostenere che “se il popolo vota un cantante o una miss di cosa vi lamentate??”… Il problema e’ che se il popolo e’ invece un produttore che investe soldi nella vendita di un disco e di una canzone o nel futuro di una miss, allora vince chi ha piu’ denaro da investire e non il piu’ bravo, e in passato alcuni soggetti hanno confessato apertamente di avere acquistato pacchi di televoti da agenzie specializzate che usano una quantita’ di utenze telefoniche a loro collegate per far convergere migliaia di televoti “popolari” su questo o quello.

E la RAI che si limita a registrare i risultati non puo’ fare nulla per modificarli con le giurie tecniche o altro, deve fidarsi e proclamare il vincitore. Ma per escludere che – a monte della RAI e senza che nemmeno la RAI lo sappia – vi sia del marcio il Codacons, assieme all’Associazione utenti radiotelevisivi, questa mattina ha chiesto alla Guardia di Finanza di Sanremo e all’ Autorità delle TLC, presidente Calabro’, di sequestrare tutti i televoti che hanno determinato i primi tre classificati al Festival e verificare le utenze di provenienza per escludere che si tratti di utenze collegate ad agenzie specializzate che e’ noto che svolgono questo mercato. La Guardia di Finanza dovra’ verificare anche se le societa’ private che gestiscono il televoto abbiano interessi o rapporti economici con alcuni dei partecipanti alla gara.

“Credo davvero che il televoto abbia fatto il suo tempo – ha dichiarato il presidente del CODACONS Carlo Rienzi – e si deve tornare ai vecchi sistemi delle giurie tecniche o al giudizio del pubblico in sala o attraverso sondaggi pubblici sui siti di musica. Gli interessi economici di produttori e sponsor che ruotano attorno a un disco o a una miss sono enormi e se si scoprira’, cosa che ci auguriamo non avvenga, che il danaro ha condizionato i televoti, scatterà il reato di truffa aggravata. Credo che la RAI farebbe bene a sospendere la proclamazione dei vincitori fino al termine degli accertamenti” – conclude Rienzi.

Codacons

fonte:  http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=120105

Computer portatili agli studenti, ma la scuola li spiava in casa

Il caso è esploso negli Usa: i genitori hanno promosso una class action
I computer dei 1800 allievi attivavano una webcam. E non è il solo caso

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Computer portatili agli studenti
ma la scuola li spiava in casa

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di LORENZO MARIA FALCO

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Computer portatili agli studenti ma la scuola li spiava in casa La scuola denunciata

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Quella nota sul registro suonava strana: uno studente della Lower Marrion High School di Philadelphia veniva richiamato per i suoi “comportamenti inappropriati” non tra i banchi di scuola, ma nella sua cameretta, in casa. E come prova delle sue malefatte veniva fornita una foto dello studente scattata dalla webcam del computer portatile che la stessa scuola aveva fornito un anno fa all’alunno incriminato e a tutti gli altri suoi 1800 compagni di scuola. Era da allora che il distretto scolastico teneva sotto controllo gli allievi anche dentro le proprie case, attraverso un software di sicurezza che attivava in remoto la webcam dei laptop e consentiva di spiare le loro attività casalinghe.
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Quello studente e i suoi genitori hanno ora aperto una class action contro la scuola per spionaggio, violazione delle leggi federali e del Quarto emendamento della Costituzione americana  –  quello che difende i cittadini dalle perquisizioni, gli arresti e le confische senza ragione. Ma, come riporta il Financial Times, le contestazioni da parte dei genitori e dei loro avvocati potrebbero anche estendersi alla violazione delle norme sulla pornografia infantile, visto che l’occhio indiscreto dell’istituto scolastico avrebbe potuto riprendere gli studenti anche in situazioni intime. La difesa ufficiale della scuola è arrivata attraverso una lettera del sovrintendente Christopher McGinley, che ha spiegato che il sistema di monitoraggio era stato installato solo con le funzioni di “allarme”, per localizzare i computer rotti o rubati, o che erano stati dati in prestito ad altre persone, senza l’autorizzazione del distretto scolastico.

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La scuola di Philadelphia non è l’unica ad aver cercato di estendere fin dentro le case degli studenti i propri strumenti di controllo. La South Bronx di New York City ha fornito i computer dei suoi alunni di un software che permette di visualizzare a distanza tutto ciò che appare sul desktop dei loro computer. Una funzionalità che consente quindi di ritrasmettere anche il volto degli studenti, quello che fanno e quello che dicono in videochat, quando la webcam del computer viene avviata, e sullo schermo si apre la finestra del video. Due settimane fa nel programma televisivo della Pbs Digital Nation, il vicepreside della scuola, Dan Ackerman, ha mostrato come riusciva a usare quel programma proprio come lo specchio oscurato degli interrogatori, e vedere senza essere visto.
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20 febbraio 2010
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Teatro Ariston, rivolta di orchestra e pubblico: “Vergogna” / NON SOLO FESTIVAL – Sanremo: protesta in piazza Colombo del Comitato Antigronda

FINALISTI SCANU, MENGONI E IL TRIO PUPO-EMANUELE FILIBERTO-LUCA CANONICI : VINCE SCANU

Teatro Ariston, rivolta di orchestra e pubblico: “Vergogna”

Orchestra, pubblico e anche la sala stampa di Sanremo in rivolta al grido di “vergogna , vergogna” per l’annuncio degli eliminati del festival. Gli orchestrali in segno di protesta hanno accartocciato e lanciato gli spartiti

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Vendutihanno gridato tutti gli inviati a Sanremo e il pubblico ha fischiato in sala.

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L’orchestra di Sanremo ha clamorosamente contestato l’esclusione di Malika Ayane dalla terna di nomi che si contenderà la vittoria: il direttore Marco Sabiu ha chiesto in diretta di rendere pubblico il voto dell’orchestra, mentre i musicisti hanno trasformato in palle di carta gli spartiti.

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I “professori” hanno stracciato gli spartiti musicali e gettato per aria i pezzi di carta. Una protesta contro l’esito del televoto che ha ribaltato il giudizio dell’Orchestra eliminando artisti che invece dal punto di vista strettamente musicale erano stati ritenuti più meritevoli.

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Il televoto ha infatti promosso Valerio Scanu, Marco Mengoni e il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici. Alla fine, la vittoria a Scanu.

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Il direttore dell’Orchestra, Marco Sabiu, si è fatto portavoce della protesta dicendo che il giudizio era stato ben diverso da quello espresso dal televoto ed ha quindi chiesto che venisse reso noto, ma il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, ha detto di no perchè per regolamento quel verdetto deve rimanere – o quantomeno in questa fase – segreto, riservato.

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Il verdetto del televoto è stato accolto negativamente dalla stessa Clerici che in due-tre occasioni si è fatta scappare un’espressione di sorpresa – «No!» – per l’eliminazione di alcuni: è stato nel caso di Irene Grandi, Simone Cristicchi e Malika Ayane.

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20 febbraio 2010
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Sanremo: protesta in piazza Colombo del Comitato Antigronda

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150 manifestanti del movimento antigronda, arrivati da Genova, sono scesi a manifestare in piazza Colombo a Sanremo. Alla base della protesta, stando a quanto riferiscono gli attivisti del movimento, ci sarebbe la volontà di dire basta alle “opere speculative”. Presenti anche il Comitato contro gli inceneritori ed i meetup di Beppe Grillo della provincia di Imperia e Savona.
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Paolo Cutti, membro del Comitato antigronda di Genova, e organizzatore di questa spedizione ha spiegato i motivi sottostanti al movimento:
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“Siamo qua per difendere i diritti fondamentali dell’uomo, che sono l’acqua, l’aria e la terra. Visto che a Genova l’informazione ci boicotta abbiamo promosso questa manifestazione a Sanremo per aver un po’ di visibilità e far sentire la nostra voce in capitolo. Questi diritti sono minacciati da opere di pura speculazione, che ci vendono come opere utili a noi cittadini, mentre in realtà, sono utili solamente a pochi, i quali incassano soldi tramite gli appalti. Siamo qua, ha concluso Cutti – per portare questa testimonianza in difesa dei diritti fondamentali”.
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Renato Agalliu
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20 febbraio 2010

Scanu batte Mengoni, e il principe: rivolta a Sanremo al grido di “Venduti” / Nino D’Angelo: «Il principe in finale è una vergogna da paese dei balocchi»

Scanu batte Mengoni, e il principe:
rivolta a Sanremo al grido di “Venduti”

Costanzo porta sul palco gli operai di Termini Imerese

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SANREMO (20 febbraio) – Valerio Scanu ha vinto il festival di Sanremo 2010 in una serata turbolenta. Il caos si è scatenato quando l’ineffabile e improponibile Antonella Clerici ha annunciato gli scontatissimi e incomprensibili finalisti di Sanremo 2010: Marco Mengoni, il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici e Valerio Scanu. Orchestra, pubblico e anche la sala stampa di Sanremo hanno dato luogo a una vera e propria rivolta al grido di “vergogna , vergogna” all’annuncio degli eliminati. Gli orchestrali in segno di protesta hanno accartocciato e lanciato gli spartiti. «Venduti, venduti», gridavano gli inviati mentre il pubblico fischiava in sala. L’orchestra in particolare ha contestato l’esclusione di Malika Ayane dalla terna. Il direttore Marco Sabiu ha chiesto in diretta di rendere pubblico il voto dell’orchestra, mentre i musicisti hanno trasformato in palle di carta gli spartiti.

I fischi sono iniziati all’annuncio dell’esclusione di Irene Grandi, il pubblico ha poi contestato anche l’uscita di Simone Cristicchi, ma il top è stato raggiunto sull’annuncio della penultima esclusione, quella di Malika Ayane. E quando, con l’annuncio dell’eliminazione di Noemi, si è capito quali fossero i tre finalisti, sono iniziati i cori.

Per placare gli animi Maurizio Costanzo ha anticipato il suo intervento di mezz’ora. Costanzo ha dato la parola a tre operai di Termini Imerese. «Operai in cassa integrazione. Ho invitato tre operai di Termini Imerese che rappresentano tante situazioni di disagio. Due uomini e una donna», ha detto Costanzo. Calogero, in Fiat da 22 anni racconta: «In Sicilia trovare un posto lavoro è un terno al lotto. Da una situazione in cui ci veniva prospettato un rilancio per il nostro stabilimento, oggi ci tioviamo davanti a un baratro. E, nel nostro territorio non ci sono prospettive di lavoro». Poi ha spiegato che per la cassa integrazione prendono 760-780 euro al mese. Lucia dice di essere stata licenziata con altre 20 donne nel dicembre 2008. Non c’è posto per gli uomini, figuriamoci per le donne. Io ho una bambina di sei anni. Oggi ho 40 anni e vorrebbe avere un altro figlio ma «nelle condizioni in cui mi trovo…». Antonino, 43 anni, lavora in azienda da 21 anni. «Faccio parte – racconta – di quei lavoratori che sono saliti sul tetto. Siamo in cassa integrazione in deroga». E poi aggiunge: «Il futuro lo vedo drammatico. Perdere un posto lavoro è un dramma per tutti, ma in Sicilia è una tragedia. Le possibilità per mantenerlo se c’è la volontà ci sono».

Costanzo ha dato la parola al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ed al ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, seduti in platea. Ma dal pubblico sono partiti fischi soprattutto all’indirizzo del leader del Pd, al punto che Bersani ha tagliato corto sul suo intervento. Costanzo aveva dato la parola a Bersani, venuto a seguire l’ultima serata con la figlia Elisa. «Bisogna che – ha affermato il segretario Pd – queste cose si vedano di più perchè non è possibile mandare gli operai a protestare sui tetti». A questo punto sono partiti i fischi interrotti da Costanzo e da qualche applauso. Ma il segretario Pd ha brevemente aggiunto: «In sintesi Fiat deve rimanere al tavolo e aiutare a trovare una soluzione». Ha potuto parlare con maggiore tranquillità invece il ministro Scajola. «Siamo qui – ha detto – per questo spettacolo di evasione per i cittadini. Il tema di questi lavoratori deve stare a cuore a tutti, ma il problema è della crisi che stiamo soffrendo e che riguarda oltre Termini Imerese, altri stabilimenti, come Merloni. Noi siamo vicini ai lavoratori e sono sicuro che ci sia l’impegno di tutti, maggioranza ed opposizione, perchè Termini Imerese abbia uno sviluppo industriale e non secondo un modello antico».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92107&sez=HOME_SPETTACOLO

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Nino D’Angelo: «Il principe in finale è una vergogna da paese dei balocchi»

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SANREMO (21 febbraio) – «È una vergogna. Solo in un paese dei balocchi come l’Italia può succedere una cosa del genere. Non mi fa nemmeno rabbia, ma proprio schifo». Nino D’Angelo, eliminato giovedì dal Festival, non digerisce la presenza nella terna dei finalisti di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con una canzone da lui definita “na chiavica”. E si sfoga su Sorrisi.com: «Vinceranno il Festival e dire che l’avevo detto già un mese fa. Sono un mago? No, sono solo uno che fa musica e che pensa che il principe non ci azzecchi niente con la canzone. Vedrete, ci prenderanno per i fondelli in tutto il mondo. Sì, certo Pupo è un amico, ma non sono d’accordo con la sua scelta».

«Al Festival – aggiunge – doveva portarsi un cantante. Sennò che faccio io? Porto Maradona? Scommetti che vinco pure io? Il fatto è che anche a Sanremo vince il meccanismo dei reality. Ma vi rendete conto? Un pseudo-principe che vince? Dovremmo scappare via da questo paese. Lui l’esilio l’ha già fatto, ma se ci fosse un tribunale della musica ce lo rispedirebbe subito». D’Angelo che aveva annunciato che avrebbe smesso di cantare se il trio avesse vinto a Sanremo ora ammette: «Mò sono inguaiato, mi toccherà andare in piazza Plebiscito per organizzare una riunione».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26702&sez=HOME_SPETTACOLO&npl=&desc_sez=