Archivio | febbraio 24, 2010

Maxi-ricilaggio, i primi interrogatori Il gip: “Rischio fuga per Di Girolamo” / Di Girolamo, Pdl: “Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘Ndrangheta”, ecco le FOTO che lo sbugiardano

Maxi-ricilaggio, i primi interrogatori
Il gip: “Rischio fuga per Di Girolamo”

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Il senatore Pdl si difende in giunta: «Mai avuto contatti con le cosche». Ma spunta una foto insieme al boss

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ROMA
Il ruolo svolto dal senatore Di Girolamo
«nella rete» delle società messe in piedi da Gennaro Mobkel è «centrale e paragonabile a quello di un organizzatore». La sua partecipazione piena «all’associazione per delinquere» e la «connessa responsabilità per i reati nei quali è direttamente coinvolto non può essere posta in discussione essendo fondata su elementi probatori documentali e intercettazioni il cui contenuto è palese».

I magistrati romani motivano con il rischio concreto che il senatore del Pdl potesse fuggire la richiesta di arresto inviata alla giunta per l’immunità del Senato. Infatti sussiste «il rischio concreto che fruendo delle immunità proprie della sua carica egli possa fuggire all’estero dove dispone di un patrimonio illecitamente accumulato di notevolissima entità. Dall’estero, inoltre, l’indagato può ulteriormente portare avanti gli interessi dell’associazione criminale», scrivono i magistrati romani. Di Girolamo infatti ha manifestato al suo «capo» Mobkel la sua assoluta fedeltà e «disponibilità» ecco perchè «è necessario adottare nei confronti di Di Girolamo una misura restrittiva adeguata, potendosi escludere per i fatti a lui contestati, vista la loro gravità e l’epoca anche recentissima di commissione, la concedibilità di qualsivoglia beneficio di legge.

Nelle 36 pagine della motivazione della custodia cautelare i magistrati riassumono gli elementi già noti nel documento giudiziario che ha motivato l’intera operazione ma si soffermano, in particolare, sui contatti con la ’ndrangheta e nel ruolo giocato nel determinare l’elezione di Di Girolamo.

«Ciò che ricorre sempre – scrivono i magistrati – è la piena consapevolezza in tutti i sodali coinvolti nella “costruzione” della candidatura e nella successiva “campagna elettorale” che si tratta della candidatura al Senato del “gruppo” e che Di Girolamo costituisce solo lo strumento per consentire all’intero “gruppo” di fare ingresso dalla porta principale nelle istituzioni dello Stato. Che Di Girolamo non conti nulla o meglio che debba essere mero “nuntius”, delle “scelte” operate dal “gruppo” emerge chiaramente sin dal primo momento della sua candidatura, che gli viene presentata in maniera imprevista nel gennaio 2008».

I magistrati tratteggiano il retroterra criminale del clan ’ndranghetista Arena il cui precedente capo, Carmine, è stato ucciso nel 2006 colpito da un bazooka mentre viaggiava su una autovettura corazzata.

Diverse le intercettazioni riportate, che rendono palese, la stretta dipendenza di Di Girolamo dai suoi «referenti»: «…Ti avevo avvisato la prima, ti ho avvisato la seconda e ti ho avvisato la terza volta…». «….Qui si tratta proprio – dice Mokbel a Di Girolamo durante la campagna elettorale – Qui si tratta proprio che.. Tu stai sulla luna e noi in un’altra galassia, capito?.. E quando qualcuno dice… Bello guarda che tu appartieni a sta galassia… E rimani ne a luna… Allora siamo assai su a luna, Nicò, perchè io appresso ad un coglione come te nun me ce ammazzo… Hai capito? Nun ce perdo tempo, ne soldi».

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24 febbraio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201002articoli/52562girata.asp

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Di Girolamo, ecco le foto

Il senatore Pdl Nicola di Girolamo con il boss Franco Pugliese

Il senatore del Pdl nega di aver mai avuto rapporti con la malavita organizzata. Ma “L’espresso” ha trovato le sue immagini amichevoli insieme a un boss della ‘Ndrangheta, Franco Pugliese

ECCO LE FOTO

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“I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘Ndrangheta”. Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all’inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all’estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.

Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. “Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse”, si è limitato ad aggiungere.

Quell’unica, perentoria, affermazione “non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘ndrangheta” viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de “L’espresso” e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell’aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel (considerato l’ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.
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ECCO LE FOTO

LEGGI
Scandalo Fastweb, le intercettazioni di E.Fittipaldi
DALL’ARCHIVIO La grande evasione

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24 febbraio 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/di-girolamo-ecco-le-foto/2121623&ref=hpsp

La Cassazione: il dipendente può navigare sul web e non deve essere spiato

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La Cassazione: il dipendente può navigare sul web
E non deve essere spiato

ROMA (24 febbraio) – La sezione lavoro della Cassazione, con la sentenza 4375, ha respinto il ricorso della Recordati contro il reintegro di una dipendente che era stata licenziata due volte (il 28 giugno e il 27 settembre 2002) per avere usato internet «per ragioni non di servizio in contrasto con il regolamento aziendale».

La Suprema Corte ha stabilito che è vietato spiare il dipendente in ufficio
, che può navigare sul web anche nelle ore di ufficio. Se la navigazione avviene senza farne troppi abusi, il dipendente non può essere licenziato. Il comportamento di Caterina L. la dipendente licenziata, era stato riscontrato attraverso un controllo informatico disposto dall’azienda farmaceutica. Secondo i giudici si è trattato di un ingiusto licenziamento, dal momento che «era emerso che la durata dei collegamenti, salvo uno, era stata di pochi minuti e che l’accesso ad Internet era avvenuto, non di rado, in pausa pranzo».

Quanto ai controlli aziendali, piazza Cavour ricorda che sono illegali «i controlli diretti ad accertare condotte illlecite del lavoratore quali ad esempio i sistemi di controllo dell’accesso ad aule riservate o gli apparecchi di rilevazione di telefonate ingiustificate». Il controllo deve riguardare solo «l’attività lavorativa». Inutile, dunque, il ricorso della Recordati in Cassazione volto a dimostrare che Caterina L., navigando sul web, «aveva sottratto tempo al lavoro».

Piazza Cavour ha respinto il ricorso e, allineandosi alla decisione della Corte d’appello di Milano del settembre 2005, ha rilevato che i colleghi di merito, «con motivazione congrua e priva di vizi logici, ha rilevato la sproporzione tra addebito e sanzione». Il collegamento ad internet nel periodo di osservazione, infatti, si era verificato «in otto giornate». Inoltre, aggiuge la Cassazione, «i collegamenti potevano essere avvenuti anche in pausa pranzo» senza comportare danni per l’azienda.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92601&sez=HOME_INITALIA

USA – Un pediatra per oltre dieci anni ha abusato di un centinaio di bambini (alcuni di pochi mesi) / Delaware State Police WARNING

Stati Uniti sconvolti

Un pediatra per oltre dieci anni
ha abusato di un centinaio di bambini

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Alcuni di pochi mesi. Nonostante le ripetute accuse dei genitori, per anni nessuno ha indagato

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WASHINGTON – È una vicenda orribile, che sconvolge gli Stati Uniti. Un noto pediatra del Delaware, uno Stato poco a nord di Washington, sull’Atlantico, ha abusato per oltre dieci anni di oltre un centinaio dei bambini affidati alle sue cure, di cui alcuni di pochi mesi. Il pediatra, Earl Bradley di 45 anni, della cittadina di Lewes, è in carcere e il giudice ha stabilito una cauzione enorme, 3 milioni di dollari, per il suo eventuale rilascio in libertà vigilata.

INDAGINI – Beau Biden, il procuratore del Delaware, il figlio del vice presidente degli Stati uniti Joe Biden, ha aperto una serie d’inchieste sulla polizia, sulla magistratura e le autorità mediche dello Stato. Vuole appurare perché, nonostante le accuse di pedofilia rivoltegli negli scorsi anni da alcuni dei genitori, non avessero mai preso provvedimenti contro Bradley. In particolare perché nel 2005, il precedente procuratore del Delaware, Jane Brady, una donna, avesse rifiutato di arrestarlo per mancanza di prove. Biden ha dichiarato alla tv di possedere queste prove, definendole «schiaccianti». Ha spiegato di averle raccolte tramite una task force di polizia appositamente costituita. Si tratta di traumatici video girati dallo stesso pediatra nel corso di oltre un decennio, i primi risalenti al ’98, altri girati dalla task force, più varie registrazioni di colloqui di Bradley e intercettazioni delle sue telefonate. «I capi d’imputazione contro Bradley, da noi arrestato lo scorso lunedì, sono ben 471», ha detto. «Renderà conto del suo operato alla giustizia. Al tempo stesso, abbiamo emesso numerosi mandati di comparizione nei confronti di persone che a nostro giudizio dovevano intervenire. Potrebbero essersi macchiate di negligenza colpevole. Faremo in modo che fatti del genere non si ripetano mai più nel Delaware né altrove negli Stati Uniti».

PROFONDA DEPRESSIONE – L’avvocato Paul Kania, uno dei difensori del pediatra, ha ipotizzato che il suo cliente, le cui immagini sono apparse su tutte le tv e tutti i giornali, soffra di turbe mentali. «È in stato di profonda depressione», ha asserito, «e ho chiesto un incontro con il procuratore perché venga subito sottoposto a perizia psichiatrica». Ma è una strategia difensiva che potrebbe fallire. L’indignazione e l’ira del pubblico e dei media, scatenata qualche anno fa dallo scandalo dei preti pedofili, crescono di ora in ora: a differenza di altre categorie, quella dei pediatri era considerata sinora al di sopra di ogni sospetto. Non è escluso che al Congresso vengano rafforzate le leggi contro la pedofilia, soprattutto per quanto riguarda internet, dove è un male endemico. Negli Stati Uniti, esistono associazioni di pedofili, su cui ora verrà esercitata maggiore sorveglianza.

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Ennio Caretto
24 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_24/pediatra-delaware-caretto_66771140-2160-11df-8195-00144f02aabe.shtml

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WARNING!

A compilation of information and reports on:

Dr. Earl Bradley

https://i1.wp.com/www.capegazette.com/zdocuments/bradleyface.jpgDelaware State Police photo

Former Lewes pediatrician faces
471 criminal counts involving 103 children

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Anyone who has been or is concerned their child may be a victim of Bradley can contact the state police at 856-5850, Ext. 216 or email victim1@state.de.us. The police also have a 24-hour victim services hotline at 800-842-8461.

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Wed, Feb 24, 2010

fonte:  http://www.capegazette.com/zdocuments/bradleycomp.html

CRISI? MA VA! – Stipendi, dietrofront del governo: nessun tetto per gli stipendi dei manager

La commissione Finanze della Camera cancella il testo del Senato che prevedeva che il trattamento economico non potesse superare quello annuo lordo spettante ai parlamentari, vietando di includere le stock option

Stipendi, dietrofront del governo: nessun tetto per gli stipendi dei manager

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ROMAUn dietrofront annunciato. E’ saltato il tetto allo stipendio dei manager delle società quotate e delle banche. La commissione finanze della Camera ha approvato l’emendamento al ddl che cancella dal testo i due commi che prevedevano che il “trattamento economico onnicomprensivo” dei manager degli istituti di credito e delle società quotate non potesse superare il trattamento annuo lordo spettante ai parlamentari e che vietavano di includere tra gli emolumenti e le indennità le stock option.

La vicenda prende le mosse nel 2009. Quando, durante la discussione sulla legge comunitaria al Senato, passa un emendamento dell’Idv che stabilisce un tetto agli stipendi dei manager degli istituti bancari e in generale delle società quotate, ponendo precisi limiti alle stock option. L’emendamento passa con il voto a favore dei senatori della maggioranza. In questo modo viene introdotto un tetto massimo di retribuzione degli stessi dirigenti che avrà come limite il trattamento annuo lordo che spetta ai membri del Parlamento. Ma dura poco. Perché il contrasto tra il sentimento popolare e le regole di mercato si risolve a favore delle seconde. “La questione del tetto è un tema importante ma la norma che è stata votata dal Senato verrà cambiata dal governo” taglia corto il ministro dell?Economia, Giulio Tremonti – Abbiamo fatto sapere che questa è una norma incostituzionale?.

Con queste premesse il testo arriva alla Camera. Dove, la commissione Finanze lo modifica. “ll tetto per i manager delle quotate potrebbe essere anche eluso con tutti gli effetti negativi del caso. Gli amministratori, infatti, potrebbero ricevere i loro compensi dalle holding che controllano le società quotate e questo si tradurrebbe nel fatto che le holding resterebbero fuori dal mercato borsistico lasciando in Borsa solo le società operative” dice il relatore del Pdl Gerardo Soglia. “E’ solo l’ennesima prova di quanto questa maggioranza sia asservita ai poteri forti” ribatte il senatore Elio Lannutti dell’Idv.

Come previsto dal regolamento della Camera, l’emendamento si intende accolto, salvo che la commissione per le politiche Ue, non lo respinga per motivi di compatibilità con la normativa comunitaria o per esigenze di coordinamento generale.

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24 febbraio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/02/24/news/stipendi_manager-2413988/?rss

Phonemedia, sì al primo commissario: il tribunale dà ragione ai lavoratori

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I giudici di Novara accolgono l’istanza di insolvenza per la controllata Raf

Beni e conti congelati, amministratore escluso da qualsiasi attività di gestione

Phonemedia, sì al primo commissario: il tribunale dà ragione ai lavoratori

Subito richiesta di Cigs per i dipendenti dei call center piemontesi e di Monza

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di SALVATORE MANNIRONI

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Phonemedia, sì al primo commissario il tribunale dà ragione ai  lavoratori La protesta dei dipendenti Phonemedia Raf

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Azienda commissariata, beni e liquidità congelati, l’amministratore escluso da qualsiasi attività di gestione. Il tribunale di Novara – presidente Quatraro, giudice delegato Filice – ha accolto le istanze dei lavoratori di Phonemedia e a 48 ore dall’udienza sull’istanza di insolvenza ha emesso un verdetto che dà qualche speranza ai settemila dipendenti dell’ex colosso dei call center passato nelle mani del gruppo Omega.
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Il tribunale ha disposto il commissariamento della società Raf – ramo di Phonemedia da cui dipendono direttamente i contact center di Novara, Trino Vercellese, Gaglianico (Biella) e Monza – , il sequestro dell’azienda con il congelamento di tutti i crediti e le disponibilità liquide e il blocco di ogni attività societaria. I giudici novaresi hanno quindi nominato un custode-amministratore giudiziario al quale sono affidati tutti i poteri, ordinari e straordinari, per la gestione e l’esercizio dell’impresa, a partire dall’attivazione urgente delle pratiche per ottenere la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti di Raf spa. Al contempo, i giudici hanno decretato la sospensione dell’amministratore Claudio Marcello Massa da ogni attività inerente la società, dedicando molto spazio alle esigenze cautelari che hanno portato all’immediata estromissione degli amministratori dalla gestione dell’azienda.
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“La sentenza non fa che confermare la giustezza dell’impostazione nazionale della vertenza – commenta in una nota la segreteria nazionale della Slc-Cgil – rendendo, finalmente, giustizia ai lavoratori della RAF e, presto a quelli, di tutto il gruppo Phonemedia. Con questa sentenza si è definitivamente dimostrata l’inaffidabilità della proprietà palesando, se ancora ce ne fosse bisogno, la strumentalità delle azioni effettuate sino ad oggi dal gruppo Omega comprese le raffazzonate e tardive richieste di apertura di ammortizzatori sociali e la strumentale dichiarata volontà di predisporre un concordato”.

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La Cgil-Slc confida che nel fatto che la sentenza di Novara venga presto seguita da provvedimenti identici nei confronti delle altre controllate Phonemedia-Omega per le quali sono state presentate identiche istanze di commissariamento. A doversi pronunciare sono infatti ancora i tribunali di Pistoia e Vibo Valentia. Nel primo caso, Omega sta trattando una cessione del call center Answers con la formula dell’affitto di ramo d’azienda alla Call & call. Nel secondo caso, il verdetto del tribunale di Vibo deciderà sulla Multi media planet, controllata Phonemedia-Omega che gestisce i call center di Bitritto (Bari) e Trapani. Tutte le istanze di insolvenza sono state presentate perché l’azienda non ha più pagato gli stipendi dal mese di settembre.
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A Catanzaro, la sentenza novarese è stata “festeggiata” da un centinaio di lavoratori del call center Multivoice a un incontro con il sindaco Rosario Olivo, il quale ha espresso soddisfazione e assicurato il sostegno del Comune anche nel prosieguo della vertenza.
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24 febbraio 2010
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Sanremo secondo Elio: Brano-sfottò al principe. GUARDA IL VIDEO

Sanremo secondo Elio: Brano-sfottò al principe GUARDA IL VIDEO

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Elio canta 'Italia Amore mio'Il gruppo milanese, ospite di Serena Dandini alla trasmissione ‘Parla con me’ ha reinterpretato il pezzo ‘Italia amore mio’ di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici, arrivato secondo al Festival

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/spettacoli/2010/02/24/296802-sanremo_secondo_elio.shtml

Antonveneta, Fiorani: «Fazio disse: “Lega ricordi che li abbiamo salvati”»

Antonveneta, Fiorani: «Fazio disse:
“Lega ricordi che li abbiamo salvati”»

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La testimonianza dell’ex ad di Bpi: diedi al senatore Grillo 100mila euro per Dell’Utri

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MILANO (24 febbraio) – «Adesso questi signori della Lega Nord devono ricordarsi di quello che abbiamo fatto per loro, li abbiamo salvati». Con queste parole, secondo Gianpiero Fiorani l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, commentò il salvataggio della banca Crediteuronord, congedando l’ex ad della Banca Popolare di Lodi al termine di un colloquio avvenuto nella sede di palazzo Koch.

Le vicende dell’istituto di credito che aveva nel consiglio di amministrazione alcuni esponenti della Lega, sono state ricordate da Fiorani, ex ad di Bpi, durante la testimonianza davanti alla seconda sezione del tribunale penale di Milano dove si celebra il processo per il tentativo di scalata ad Antonveneta da parte dell’ex Banca Popolare Italiana, che vede imputati, tra gli altri, oltre a Fiorani, l’ex numero uno della Banca d’Italia.

Fiorani, interrogato dal pm Eugenio Fusco, ha ripercorso in particolare le vicende legate al ddl sul risparmio
che prevedeva l’esame di alcuni emendamenti, approvati in commissione e che sarebbero poi passati all’esame del Parlamento, ostili allo stesso Fazio e in particolare prevedevano l’introduzione del mandato a termine per il governatore della Banca d’Italia.

«Tra i nemici di Fazio – ha ricordato Fiorani – c’erano Tremonti e i parlamentari La Malfa e Tabacci, e anche la Lega Nord acerrima nemica del governatore». Fiorani ha quindi parlato della vicenda del salvataggio di Crediteuronord, «una banca che era sull’orlo del fallimento» e dei contatti che l’allora sottosegretario della Lega Brambilla ebbe con lo stesso Fiorani finalizzati a salvare l’istituto di credito. Fiorani ha quindi riferito di aver parlato del salvataggio al governatore Fazio e in particola dei contatti con l’esponente della Lega Giorgetti. «C’era la necessità – ha detto Fiorani – di fare l’attività di lobbing in parlamento proprio in vista della discussione del ddl sul risparmio». E in questo contesto Fiorani ha spiegato di aver preso contatti con lo stesso Giorgetti dopo il salvataggio di Crediteuronord.

Bpi, Fiorani: moglie Fazio saputo intercettazioni da Pomicino. «Ricordo – ha aggiunto Fiorani – che c’era molto allarme per i telefoni intercettati, e ricordo che la moglie del governatore Fazio, la signora Cristina, mi rivelò che il suo telefono era sotto controllo, una circostanza che, a suo dire, le era stata riferita dall’on. Paolo Cirino Pomicino». «La signora Cristina – ha aggiunto Fiorani sollecitato dalle domande del Pm Eugenio Fusco – mi disse che Cirino Pomicino aveva appreso dei telefoni intercettati perchè era in contatto in ambienti romani con esponenti dei servizi segreti». Fiorani, sempre a proposito delle rivelazioni sui telefoni intercettati, ha ricordato un incontro che ebbe con l’avvocato Sinibaldi, un collaboratore di Stefano Ricucci che gli avrebbe parlato di questa circostanza. Fiorani ha citato in proposito l’ex sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino che sarebbe stato, a dire dello stesso Fiorani, l’informatore sulla vicenda dei telefoni intercettati.

«Il senatore Grillo, 100 mila euro me li chiese per Dell’Utri. E Dell’Utri mi ha ringraziato» ha aggiunto Fiorani
, nell’affrontare il capitolo che riguarda la sua attività di lobbysmo, i suoi rapporti col mondo politico e i versamenti di denaro fatti ad alcuni parlamentari (vicende peraltro già emerse nel corso dell’inchiesta). Ha ribadito tra l’altro di aver versato allo stesso senatore Grillo, con cui aveva rapporti frequenti, «in più tranche, 100-200 mila euro, quando faceva la campagna elettorale». Dopodiché l’ex banchiere di Lodi ha anche spiegato che il senatore del Pdl aveva aperto un conto corrente presso l’ex Bpl, sul quale venivano effettuate operazioni con i derivati su Autostrade. Rispondendo alla domanda del pm Fusco, e cioè se tutti i soldi erano andati a Grillo, Fiorani ha risposto: «Un importo, mi disse, era destinato a Dell’Utri. Cento mila euro me li chiese per Dell’Utri». E il pm: «Ma poi arrivarono a destinazione?». «Certo, perché Dell’Utri mi ha ringraziato» ha risposto l’ex amministratore delegato.

Fiorani ha anche ricordato di aver «aiutato» l’onorevole Aldo Brancher: «Mi chiese un contributo perchè aveva perso in un investimento in una azienda. Era uscito male. Diedi 100 mila euro per lui e altri 100 mila euro, che mi disse che doveva dare a Calderoli». Inoltre, l’ex banchiere ha spiegato che a Brancher la banca aprì un conto corrente, ‘affidatò a nome della moglie, e sul quale anche lì vennero fatte operazioni con i derivati.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92561&sez=HOME_INITALIA

Agguato a ex parlamentare di An: A Palermo in coma l’avvocato Fragalà

Aggredito davanti al suo ufficio

Agguato a ex parlamentare di An
A Palermo in coma l’avvocato Fragalà

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Membro delle commissioni Stragi e Giustizia, capogruppo di An sul dossier Mitrokin, ora è consigliere comunale. In ospedale il sindaco e i colleghi

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PALERMO
È stato un agguato, una spedizione punitiva sanguinosa e brutale
con l’obiettivo di uccidere. È l’unica certezza degli investigatori sulla selvaggia aggressione avvenuta ieri sera nei confronti dell’avvocato Enzo Fragalà, uno dei più noti penalisti di Palermo, ex parlamentare di An e attuale consigliere comunale Pdl. E’ stato massacrato a bastonate da uno sconosciuto che lo ha ridotto in fin di vita, davanti al portone del suo studio legale in Piazza Vittorio Emanuele Orlando, proprio di fronte al Palazzo di Giustizia. L’ha colpito una sola persona, che indossava un casco integrale e un giubbotto. Non appena l’avvocato è uscito dal portone il sicario lo ha colpito alle spalle e ha continuato a infierire anche quando Fragalà è stramazzato a terra.
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Il legale è stato trovato in una pozza di sangue e privo di conoscenza dai colleghi di studio, che lo hanno trasportato all’Ospedale Civico. E’ in coma, in condizioni disperate, con una vasta emorragia cerebrale. Fragalà, che è anche docente della Facoltà di Scienze Politiche a Palermo, è sposato e ha due figli. Abita con la sua famiglia in una delle più belle ville in stile liberty della località balneare di Mondello, con vista sul Golfo.
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Tra i primi ad accorrere in ospedale il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, il vicesindaco Francesco Scoma e il presidente dell’assemblea regionale siciliana Francesco Cascio. Da parlamentare Fragalà è stato tra l’altro anche componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, membro della Commissione Stragi e capogruppo di An della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin. I carabinieri, che conducono le indagini coordinate dal pm Nino Di Matteo, uno dei magistrati di punta della Direzione Distrettuale Antimafia, non escludono alcun movente, sia quello legato alla attività professionale della vittima sia quello politico.  Pare però prevalere la prima pista. I carabinieri stanno leggendo attentamente i fascicoli relativi agli ultimi casi dei quali si stava occupando il legale relativamente a difese di singole persone o di società.  Si pensa a una vendetta o, comunque, a una aggressione riconducibile all’attività professionale del legale.
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Gli interrogatori dei carabinieri sono proseguiti tutta la notte. Gli investigatori hanno ascoltato i due testimoni oculari dell’aggressione, che hanno ricostruito nei dettagli l’ agguato, e i colleghi di studio del penalista, cui sono state chieste informazioni su eventuali contrasti legati all’attività professionale della vittima. In ospedale Fragalà non ha mai ripreso conoscenza. E’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico per tamponare l’emorragia cerebrale.
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24 febbraio 2010
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Grecia, sciopero contro piano austerità: paese bloccato. Scontri polizia-anarchici / Gros: “Rischio argentino per la Grecia”

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Grecia, sciopero contro piano austerità: paese bloccato. Scontri polizia-anarchici

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Atti vandalici contro banche e supermercati, lacrimogeni per disperdere manifestanti, pietre verso agenti

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ATENE (24 febbraio) – Grecia oggi paralizzata da uno sciopero generale contro il piano di austerità, mentre una task force congiunta Ue-Fmi ha cominciato a vagliare se le misure annunciate dal governo per far fronte alla crisi siano sufficienti. E mentre Atene continua a criticare l’Ue per il suo comportamento prima e durante la crisi, una commissione d’inchiesta parlamentare, proposta dal governo greco per investigare le responsabilità politiche della crisi, potrebbe se necessario anche decidere di ascoltare il commissario europeo Joaquin Almunia.

Lo sciopero ferma aerei, treni, navi, scuole, uffici, supermarket, banche, ospedali, tribunali e provoca un black out informativo in virtù dell’adesione dei giornalisti. Gli autobus urbani saranno solo parzialmente colpiti dalla protesta ma le manifestazioni previste nel centro di Atene e delle altre principali città paralizzeranno il resto dei trasporti. Lo sciopero, convocato dal sindacato del settore privato, Gsee, ha trovato l’adesione anche della confederazione dei dipendenti pubblici, Adedy, e del sindacato comunista Pame, che avevano già incrociato le braccia lo scorso 10 febbraio.

Lo sciopero generale
è sostenuto dall’opposizione di estrema sinistra, con il Partito comunista (Kke) che ha chiamato a «una grande rivolta contro le barbare misure» che il governo ha preso e potrebbe prendere.

«Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del Paese è terribile…ma le misure (adottate dal governo, ndr) non sono corrette», ha denunciato il capo del sindacato Gsee, Yiannis Panagopoulos, chiedendo «un’equa distribuzione degli oneri in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro». Il piano di austerità adottato dal governo prevede la riduzione del deficit dal 12,8% al 2,8% nei prossimi quattro anni attraverso il congelamento dei salari pubblici e il blocco delle assunzioni, l’aumento dell’età pensionabile a 63 anni entro il 2015 e l’aumento delle tasse sulla benzina, gli alcolici e i tabacchi.

Scontri polizia- anarchici. La polizia è intervenuta oggi con gas lacrimogeni al centro di Atene contro un gruppo di giovani, verosimilmente anarchici che hanno vandalizzato banche e supermarket ed hanno poi attaccato gli agenti a colpi di pietre. Gli incidenti, senza gravi conseguenze, sono avvenuti ai margini delle grandi manifestazioni odierne in occasione dello sciopero generale contro il piano di austerità. Tra gli slogan degli scioperanti vi erano anche volantini anarchici inneggianti alla «guerra contro lo Stato e le banche».

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Video Sciopero generale in Grecia

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92557&sez=HOME_NELMONDO

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Gros: “Rischio argentino per la Grecia”

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles

L’economista: «C’è bisogno di un Fondo monetario europeo»

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di MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
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La Grecia come l’Argentina, un’altra crisi finanziaria sotto una bandiera biancoazzurra. Per Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles, una delle più influenti think-tank planetarie, tutto congiura perché Atene faccia la fine di Buenos Aires. «In quel caso ci sono voluti due anni perché si arrivasse al peggio – spiega -. Dopo l’allarme iniziale, ci fu il primo intervento del Fmi, con un piano di risanamento parallelo che indebolì ulteriormente il sistema». Washington, allora, intervenne una seconda volta, in misura più forte per tranquillizzare i mercati, e anche in quel caso non ottenne nulla. Il terzo tentativo di salvataggio portò al definitivo tracollo. «Adesso ci sono tutti i segnali perché la storia sia sul punto di ripetersi».
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Non ha l’aria della Cassandra, Gros, eppure nei suoi scenari le buone notizie appaiono merce rara. A margine della presentazione del libro scritto insieme con la giornalista austriaca Sonja Sagmeister (s’intitola «Nachkrisenzeit», ovvero l’Era del dopo crisi) ammette che i greci la tempesta «l’hanno vista sinora solo sui giornali». La sua teoria è che i problemi veri arriveranno fra due anni, a meno che non via sia un intervento di riequilibrio profondo, cosa sulla quale non sembra scommettere. «Ci sono Paesi che potrebbero avere problemi analoghi, come Spagna e Portogallo, anche se i segnali non sono evidenti». In altre parole, «la Grecia può fare bancarotta» e altri possono seguire.
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Gros non vede male l’Italia, come invece alcuni commentatori del Nord Europa hanno preso a indicare nelle frasi ipotetiche che illustrano il bollettino sulle difficoltà di alcune capitali del Club Med comunitario. «Vi proteggono il risparmio interno – afferma il tedesco – e la politica del rigore di Tremonti che ha avuto ragione a non reagire con maggiore deficit alle difficoltà». Altri Paesi soffrono il debito finanziario: «Potrebbe succedere qualcosa in Portogallo e anche nel Regno Unito». Che fare? La proposta che Gros sostiene da tempo è la creazione di un Fondo monetario europeo, uno strumento pronto a pagare in caso di necessità. «Se dimostriamo di essere in grado di scongiurare una bancarotta – dice l’economista – è probabile che non succeda». L’alternativa è spingere la Grecia a riforme draconiane. Difficile. «Il taglio dei salari pubblici – argomenta il tedesco – è un elemento che giudico secondario, soprattutto nei confronti del taglio dei salari privati». Cosa che, ammette, il sistema ellenico non sembra pronto a considerare.
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Il guaio per l’Europa è che l’evoluzione della crisi «sarà lenta». Non una questione di settimane, come è successo con l’Islanda, «qui ci vorranno anni». L’economista tedesco sottolinea che i greci hanno avuto tutto il tempo per correggere la situazione e non ne hanno profittato. «Ora sono costretti, ma sarà lunga: dire dieci anni, vuol dire essere ottimisti». Basta guardare il Giappone, insiste, «sono passati vent’anni dallo choc iniziale e stanno ancora cercando di digerirlo». Di buono c’è che Gros non pare impensierito dall’instabilità dell’euro. «Se tiene l’Eurozona con la Grecia, la moneta unica diventerà più attraente», rivela: persino Londra potrebbe essere interessata ad aderirvi. Nel frattempo, che risposta può dare l’Ue? «Invece che riproporre la strategia di Lisbona si può fare qualcosa di vero – risponde il tedesco – cominciando dal rafforzamento della strategia per la ricerca e lo sviluppo, pensata in modo che l’intervento pubblico sia più efficace».
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La chiave del futuro sono il capitale umano e l’innovazione. Questo salverà l’Europa. Prima, però, bisogna salvare la Grecia. Durissima, ma non ancora impossibile.
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23 febbraio 2010
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I vescovi difendono il Sud: «La politica lo usa per i voti e trascura il suo sviluppo»

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Nel documento su Chiesa e Mezzogiorno: «Negli ultimi 20 anni la mafia ha messo radici»

I vescovi difendono il Sud: «La politica lo usa per i voti e trascura il suo sviluppo»

«Mafia, cancro che avvelena Meridione», il quale rischia di essere «tagliato fuori» da ridistribuzione delle risorse

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Il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)
Il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)

CITTÀ DEL VATICANO – Nell’attuale crisi politica e sociale, il Sud dell’Italia rischia di essere «tagliato fuori» dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto a un «collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo»: è quanto denunciano i vescovi italiani in un nuovo documento su Chiesa e Mezzogiorno. La Cei (Conferenza episcopale italiana) denuncia con forza che «negli ultimi vent’anni le organizzazioni mafiose hanno messo radici in tutto il territorio italiano, hanno sviluppato attività economiche, mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società».

ATTIVITÀ ILLECITE – Nel documento i vescovi italiani stigmatizzano la presenza della malavita organizzata al Sud, ma anche le più diffuse forme di corruzione e illecito, che – scrivono – arrecano «un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale» al Sud Italia. «L’economia illegale – scrivono i vescovi nel documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno – non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…). Ciò – proseguono i vescovi – rivela una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale». Il «controllo malavitoso del territorio», prosegue la Cei, «porta a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale».

MAFIA=CANCRO – Nel documento la Cei riafferma, come fece già nel 1989, che la «mafia è un vero e proprio “cancro”, una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud».

FEDERALISMO – I vescovi parlano anche di federalismo e ammoniscono che «la prospettiva di riarticolare l’assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia. Potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un “gioco di squadra”».

IMMIGRAZIONE – Il documento tocca anche lo scottante tema dell’immigrazione. Servono «urgenti nuove forme di solidarietà» per fronteggiare il massiccio sbarco di immigrati nel Sud, chiedono i vescovi. «La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati».

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Redazione online
24 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_24/cei-sud-politica_7bef7f8c-213b-11df-940a-00144f02aabe.shtml