Archivio | marzo 1, 2010

NAZISMO – La pronipote di Goering: “No altri mostri, meglio sterilizzata”

https://i2.wp.com/www.historyplace.com/worldwar2/holocaust/hol-pix/goering.jpgHermann Göring

Remembering The Holocaust

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Le testimonianze degli eredi dei gerarchi ad un regista ebreo. La discendente del maresciallo e suo fratello hanno fatto in modo di non continuare la stirpe di famiglia. La nipote di Himmler: “Il suo sangue non è dentro di me

Nazismo, la pronipote di Goering
“No altri mostri, meglio sterilizzata”

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dal corrispondente di Repubblica ANDREA TARQUINI

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BERLINO – Meglio sradicare l’albero genealogico di famiglia e rinunciare ad avere discendenti piuttosto che rischiare di mettere al mondo altri mostri. Con questa motivazione, Bettina Goering, oggi 53enne, pronipote dell’ex maresciallo del Terzo Reich, capo della Luftwaffe e braccio destro di Adolf Hitler, si è fatta sterlizzare anni fa. Ha segnato per sempre la sua vita, quasi come espiare per colpe non sue, ma impressele addosso dal nome che porta. Adesso, lo ha rivelato per la prima volta. Lo ha fatto nell’intervista concessa al regista israeliano Chanoch Zeevi, che con “I bambini di Hitler” ha prodotto un eccezionale documentario. Una raccolta di interviste ai discendenti dei massimi criminali nazisti.
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“Io e mio fratello ci siamo fatti sterilizzare per non creare altri Goering… anzitutto gli assomiglio, gli occhi, gli zigomi, il profilo, gli assomiglio più io di quanto non gli assomigliasse la sua stessa figlia”, ha detto Bettina. Aggiungendo: “Mi sono sentita responsabile delle azioni della mia famiglia, quindi responsabile dell’Olocausto… mio padre non parlava mai di lui, ma mia nonna lo adorava”. Goering, capo della Luftwaffe, ordinò i micidiali bombardamenti contro le popolazioni civili in Polonia, Belgio, Olanda e Regno Unito all’inizio della seconda guerra mondiale e fu uno dei più accaniti antisemiti ai vertici del Terzo Reich. Al processo di Norimberga, condannato a morte, si suicidò in cella.
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Il documentario offre anche altre testimonianze terribili. Come quella di Monika Hertwig, 65 anni, figlia di Amon Goeth, il comandante del lager di Plaszow di cui narra anche il celebre film “Schindler’s list”. Goeth, mentre consumava la sua ipercalorica colazione spalmando patè, salumi e carne di maiale cruda tritata mista a cipolle e senape sul balcone della sua casetta di comandante, imbracciava il fucile Mauser calibro 9 e “si divertiva a sparare a donne deportate che tenevano i loro bebé in braccio, voleva vedere se riusciva a uccidere due persone con una sola pallottola”.
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Ricordi tremendi anche per Niklas Frank, 70 anni, figlio del famigerato Hans Frank, il Gauleiter cui Hitler affidò il governatorato della Polonia occupata con l’ordine di annientare la nazione, la società, l’etnìa polacche. “Mio padre mi portava spesso a visitare i campi di sterminio, ancora oggi sogno quelle montagne di cadaveri”. Chi invece si sente tranquilla è Katrin Himmler, 43 anni, pronipote di Heinrich Himmler, capo delle SS. “Non ho mai avuto paura del fatto che il sangue malvagio di Heinrich scorra nelle mie vene, un giorno racconterò a mio figlio tutta la storia”.
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01 marzo 2010
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La Rai conferma lo stop ai talk show. Il no di Garimberti. Rivolta di Fnsi e Usigrai. Santoro: io in onda il 25 marzo. Domani sera alle 20 in via Teulada protesta spontanea con i giornalisti

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I conduttori Rai insieme a giornalisti e cittadini saranno in piazza domani sera alle 20, in via Teulada, davanti agli studi della Rai, per protestare contro la decisione del Cda Rai

La Rai conferma lo stop ai talk show. Il no di Garimberti. Rivolta di Fnsi e Usigrai. Santoro: io in onda il 25 marzo

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Il Consiglio di Amministrazione della Rai, in applicazione del Regolamento della Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, ha deliberato a maggioranza la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta (Raiuno), Annozero e ‘L’ultima Parola (Raidue), Ballarò  (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al Direttore Generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento. Le puntate delle trasmissioni sospese verranno recuperate appena possibile, comunica la Rai in una nota.

Ma la decisione ha suscitato polemiche e dissensi anche dentro il cda di Viale Mazzini, con il no «convinto» del presidente Paolo Garimberti e dei consiglieri dell’opposizione Rizzo Nervo, Van Straten e De Laurentiis. Garimberti ha ricordato in Cda di essersi battuto e di aver fatto «tutto il possibile perchè non si arrivasse a questo esito» e si è detto molto contrariato soprattutto per «i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso Presidente dell’Agcom». «Si danneggia gravemente l’immagine della Rai e si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del Servizio Pubblico: quella di fare informazione», ha spiegato Garimberti che ha concluso difendendo i conduttori: «Si dà un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l’idea che dei colleghi, dei giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio».

Il direttore di Raitre Antonio Di Bella è sulle barricate: «Raitre si oppone con forza ad una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con “Ballarò” e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione».

I conduttori Rai insieme a giornalisti e cittadini saranno in piazza domani sera alle 20, in via Teulada, davanti agli studi della Rai, dove si sarebbe dovuta registrare la puntata di Ballarò per protestare contro la decisione del Cda Rai. Lo ha annunciato il segretario generale del sindacato dei giornalisti Rai, Carlo Verna, al termine di una infuocata conferenza stampa convocata d’urgenza alla Fnsi. Ma non solo: domani nei tg serali, aggiunge Verna, andrà in onda un videocomunicato per spiegare le posizioni dei giornalisti, mentre si studiano vie legali per bloccare la «pericolosissima delibera». «Abbiamo dato ai legali il mandato di studiare ad horas la possibilità di bloccare la delibera», spiega Verna che sottolinea come questo sia «uno dei momenti più bui della Rai». Il segretario del sindacato Rai precisa che si erano aperte le procedure per lo sciopero ma che questo non sarebbe stato tecnicamente possibile prima del 28 marzo. «Abbiamo comunque scelto di muoverci nella legalità – aggiunge – perchè il Paese ha bisogno di legalità».

Presente all’incontro anche Michele Santoro, che ha parlato di un danno per la democrazia e di un danno economico, Santoro parla di «prova di forza del governo» e annuncia l’idea di trovare comunque un modo per mandare in onda «dovunque sia possibile» il suo Annozero. «Il 25 marzo proverò ad andare in onda con una vera e propria trasmissione di Annozero. Non so dove. Sarebbe un boato, una risposta formidabile, squarcerebbe questo silenzio sul quale si vuole costringere il nostro lavoro. Un boato che si trasmette di bocca in bocca, come un tam tam, e bypassare questo divieto». Alla domanda se la puntata possa andare in onda via web, Santoro ha risposto che è una delle ipotesi su cui lavorare, «ma anche attraverso tutto quello che ci permetterà di farlo». Fino ad ora, aggiunge, «l’opposizione ha reagito debolmente a questa legge del più forte forse pensando che dare un buffetto ai conduttori è sempre utile. Ma io vorrei che anche gli altri colleghi comprendano che questo buffetto rivolto ai conduttori comprende tutti, nessuno se la scampa rispetto alla legge del più forte». Domani sera Santoro sarà in via Teulada per la manifestazione indetta da Usigrai e Federazione nazionale della stampa: «Il sindacato ha reagito benissimo – nota Santoro – è un momento di tristezza per la tv, per la categoria, per il Paese. Domani ci sarò con la grinta dei miei giorni migliori».

Anche Bruno Vespa è in trincea. «Una decisione grave, ingiusta e sorprendente. So bene che certe trasmissioni hanno sempre calpestato la par condicio nella sostanza prima ancora che nella forma, ma non è una ragione sufficiente per azzerare l’intera informazione politica della Rai alla vigilia delle elezioni». «Il danno economico e d’immagine che ne viene all’azienda è largamente superiore ai rischi che si sarebbero corsi con alcuni programmi settari. In ogni caso, quello stabilito oggi è un precedente molto preoccupante perchè disabilita i principali conduttori giornalistici della Rai dal toccare la politica in campagna elettorale e li delegittima rispetto ai colleghi delle televisioni commerciali che certamente vinceranno il loro ricorso contro il deliberato dell’autorità garante».

«Questa è censura», dice Sandro Ruotolo di Annozero, mentre Lucia Annunziata, pur non toccata dalla decisione della Rai, annuncia l’auto-sospensione del suo programma domenicale su Raitre “In mezz’ora”. «Il cda non ha chiuso la mia trasmissione, è vero – spiega la Annunziata  – ma resta il cappio al collo della par condicio: dunque posso andare in onda ma non posso parlare di politica interna. Lo considero una doppia beffa». A queste condizioni «non ci penso proprio ad andare in onda, anche come gesto di testimonianza e di denuncia e di solidarietà nei confronti dei colleghi i cui programmi vengono sospesi».

Il Cda Rai non ha fatto altro che seguire puntualmente le indicazioni del Parlamento», dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti «E la par condicio, non è certo un meccanismo che abbiamo inventato noi, visto che l’abbiamo sempre definita “legge bavaglio”». La decisione presa questa mattina dalla maggioranza del Cda Rai era «l’unica concretamente possibile» per adempiere al regolamento varato dalla commissione di Vigilanza ed «escludere il rischio di sanzioni per l’azienda». E’ l’opinione espressa da ambienti della direzione generale e della stessa maggioranza del Cda di Viale Mazzini.

Molto netto il consigliere Rai Van Straten: «Il Direttore Generale della Rai, col sostegno della maggioranza del Consiglio di Amministrazione, ha deciso di sopprimere per un mese l’informazione sulla televisione pubblica. Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno». «È una scelta sbagliata – sostiene Van Straten – perchè fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come Consigliere di Amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale».

Secondo l’altro consigliere in quota Pd, Nino Rizzo Nervo, si tratta di «una decisione contraddittoria, sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico che sono quelli di ampliare non di comprimere gli spazi di informazione». Rizzo Nervo sottolinea che «con cinque voti a favore e quattro contrari il consiglio di amministrazione oggi è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a porta, Ballarò e Annozero».  «Commissione di vigilanza e Rai – conclude Rizzo Nervo – hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant’è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico».

«La decisione presa a maggioranza dal CdA RAI svela quello che fin dall’inizio era l’obiettivo del regolamento-bavaglio, imposto dal centrodestra in Vigilanza: cancellare i programmi in cui si danno notizie e si confrontano opinioni diverse, affidando al filtro dei soli tg l’attualità in campagna elettorale», attacca Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico. «La scelta di imporre il silenzio – prosegue l’esponente Pd – non era e non è obbligata come aveva chiaramente affermato lo stesso direttore generale della Rai nella circolare di due settimane fa in cui suggeriva la messa in onda dei programmi di informazione, sia pure senza ospiti politici. Mi auguro – conclude Gentiloni – che anche la decisione di oggi sia reversibile e non costituisca l’ultimo capitolo di una brutta storia per la libertà di informazione».

Federconsumatori sta valutando se esistono i presupposti per denunciare il cda della Rai per violazione dei doveri da servizio pubblico. «La decisione del cda della Rai di imporre uno stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali, è di una gravità assoluta», sottolinea Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori, in una nota. «Un provvedimento di questa sorta porta l’Italia allo stesso livello di democrazia di quello dello Zimbabwe. I cittadini italiani, dovrebbero, fino alle elezioni regionali, seguire trasmissioni televisive solo di ‘barzellette, canzonette e gossip’. Ma, del resto, comprendiamo tale disegno, che rispecchia chiaramente la volontà di sottacere la gravissima situazione economica del Paese, da sempre sottovalutata da parte del Governo».

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01 marzo 2010
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Immigrati in sciopero: «Producono il 9,5% del Pil. Serve una riflessione»

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Manifestazioni 3 cortei in 60 piazze italiane contro il razzismo

Immigrati in sciopero:
«Producono il 9,5% del Pil»

Il direttore della Camera nazionale dell’Artigianato: «Serve una riflessione»

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MILANO – Sciopero degli immigrati contro il razzismo in Italia: «Ventiquattro ore senza di noi». Un giorno per far capire quanto vale l’integrazione e quanto contano gli immigrati in Italia. «Andrebbe fatta una riflessione sul tema economia e immigrazione visto che il 9,5 % del Pil è direttamente o indirettamente legato all’immigrazione» ha osservato il direttore della Camera nazionale dell’Artigianato di Roma, Lorenzo Tagliavanti. Si è così svolta una manifestazione nazionale per rendere «visibili» gli stranieri che vivono e lavorano in Italia, che ha coinvolto sessanta piazze. Da Milano a Roma, da Napoli a Firenze, tutte le grandi città si sono tinte di «giallo», colore scelto dagli immigrati e dagli italiani che con loro hanno manifestato «per sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese», come ha annunciato il comitato “Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di Noi”.

LE MOTIVAZIONII drammatici fatti di Rosarno, i respingimenti in mare, gli scandali sulla gestione dei Cie, i centri di accoglienza, “la cultura razzista che si sta diffondendo”, le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno, “il naufragio di una politica di integrazione vera e di rilancio di servizi per fornire strumenti efficaci ai migranti per non essere preda della malavita organizzata”: per tutti questi motivi i lavoratori stranieri hanno incrociato le braccia e hanno fatto uno sciopero di 24 ore per far sì che il Governo italiano si renda conto di cosa vuol dire “stare 24 ore senza di noi”. La giornata di mobilitazione è stata lanciata in Francia e in Italia e sono state tantissime le manifestazioni nelle principali città italiane, con un simbolico lancio dei palloncini gialli in lattice biodegradabile per colorare di giallo i cieli d’Italia, visto che quella di oggi è stata chiamata “la rivoluzione in giallo”.

VENTIMILA A NAPOLI – Sono circa ventimila, secondo gli organizzatori, le presenze stimate al corteo antirazzista in corso a Napoli nell’ambito della giornata di mobilitazione «Ventiquattro ore senza di noi» promossa a difesa dei diritti degli extracomunitari. La manifestazione si è svolta in maniera pacifica e senza incidenti. Il corteo, partito da piazza Garibaldi, ha raggiunto piazza del Plebiscito dove, per l’intero pomeriggio ci sono state esibizioni di musicisti e attori.

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01 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_01/sciopero-immigrati_9c687240-2551-11df-98c5-00144f02aabe.shtml

la vignetta è tratta da:  Semidiceviprima.com

Licei, le iscrizioni nel caos: nessuna certezza sui nuovi corsi

Non sono arrivati i chiarimenti e la mappa annunciati dal ministero per oggi e i termini scadono il 26
A rischio per il 2010 la “riforma” dello Scientifico, mistero sulle quelle per ex magistrali ed artistici

Licei, le iscrizioni nel caos
nessuna certezza sui nuovi corsi

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I tecnici di viale Trastevere consigliano ai genitori di attendere l’ultimo momento
“Per sicurezza, nella domanda è meglio indicare una o due soluzioni di riserva”

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di SALVO INTRAVAIA

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Licei, le iscrizioni nel caos nessuna certezza sui nuovi corsi Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione

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Iscrizioni ai nuovi licei nel caos. Formalmente si sono aperte venerdì scorso e si chiuderanno il 26 marzo, ma restano ancora parecchi dubbi. Dove saranno attivati i nuovi licei linguistici statali? E i licei musicali, dove verranno aperti? Quali licei scientifici della città offriranno anche l’opzione delle Scienze applicate? E in quali licei delle Scienze umane sarà possibile seguire il corso Economico sociale? E ancora: nei licei artistici cittadini saranno attivati tutti e sei gli indirizzi previsti dalla riforma, o soltanto alcuni?
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Ecco un semplice campionario di dubbi riguardanti i nuovi licei dell’era Gelmini ancora non chiariti. Intanto, oltre 500mila ragazzini della scuola media sono in procinto di scegliere come proseguire gli studi. E, se le cose andranno come negli anni passati, oltre 150 mila si dirigeranno verso i licei. Ma dove saranno i 6 licei previsti dalla riforma approvata in via definitiva pochi giorni fa? Genitori e figli non hanno affatto le idee chiare e si è visto durante l’Open day di due giorni fa a Torino.
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“Interessano molto –  spiega l’ispettore ministeriale Alessandro Militerno, coordinatore dell’Open day piemontese  –  soprattutto i licei nuovi: coreutico, musicale, delle scienze umane. Noi raccomandiamo di aspettare fino all’ultimo a iscriversi, soprattutto a chi si sta orientando sui licei della danza e della musica, in modo di dare il tempo a ministero e Regione di definire la situazione. E suggeriamo  –  conclude  –  a tutti di indicare sul modulo di iscrizione anche una seconda e una terza scelta, anche perché per entrambi gli istituti sono previste prove di selezione”.

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In effetti, i dubbi sono ancora parecchi e il 26 marzo si avvicina. Genitori e figli dovrebbero potere scegliere fra sei diversi licei: classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane, artistico e musicale/coreutico. Per lo scientifico è prevista anche una seconda opzione: quella delle Scienze applicate, che non prevede lo studio del Latino e introduce l’Informatica. Il liceo delle scienze umane, oltre a quella di ordinamento, avrà anche l’opzione Economico-sociale e per l’artistico sono previsti addirittura sei indirizzi: arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia. Ma saranno tutti disponibili? Non sembra proprio.
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Le informazioni sono ancora ufficiose e frammentarie. L’opzione delle Scienze applicate al liceo scientifico, quest’anno, non dovrebbe essere attivata. Dovrebbe scattare soltanto negli istituti (alcuni tecnici industriali e pochissimi licei scientifici) che quest’anno hanno la sperimentazione del liceo scientifico-tecnologico. Ma non allo scientifico. Stesso discorso per i licei musicali e coreutici che vedranno ai nastri di partenza appena 10 classi del primo e una soltanto del secondo. Dove? Non si sa.
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I licei delle Scienze umane dovrebbero potere attivare anche l’opzione Economico-sociale. Ma quali scuole saranno autorizzate? E quante prime classi? Viale Trastevere aveva promesso di pubblicare tutto entro oggi sul proprio sito. Ma della “mappa”, con istituti e indirizzi in tutte le città, non c’è ancora traccia. E per quanto riguarda i licei artistici, i sei indirizzi saranno disponibili in tutte le scuole?
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Il discorso si fa ancora più complicato per i licei linguistici, altra vera novità della riforma. Dovrebbero essere attivati negli ex istituti magistrali che verranno trasformati in licei delle Scienze umane. Ma, in questo caso, la presenza di due diversi licei (quello delle scienze umane e il linguistico) costringe le singole Regioni e gli uffici scolastici regionali ad emanare decreti che trasformino le scuole interessate in istituti superiori. Al momento sono pochissime le Regioni che hanno provveduto. L’unico liceo per il quale, invece, non sussistono dubbi di sorta è il classico, con un unico indirizzo e nessun dubbio.
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01 marzo 2010
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Pescomaggiore, a un anno dal sisma l’ecovillaggio costruito dagli abitanti / Come aiutare Pescomaggiore

Pescomaggiore, a un anno dal sisma l’ecovillaggio costruito dagli abitanti

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di Alessandro Ricci e Valentina D’Ascanio

tutti gli articoli dell’autore

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Ecco le nuove case di Pescomaggiore, borgo a quindici chilometri da L’Aquila. Danneggiato dal sisma di un anno fa, il paese rischiava lo spopolamento. Ma il Comitato per la rinascita di Pescomaggiore non ha perso tempo e si è rimboccato le maniche, cominciando i lavori a soli cento giorni dal terremoto. Così è nato Eva-Ecovillaggio autocostruito.

Sabato l’inaugurazione del primo modulo abitativo: niente cemento, solo paglia e legno. Per case antisimiche, ecologiche, secondo quanto indicato dagli architetti di Bag studio mobile. Per costruire le case sono arrivati volontari da tutta Europa. Nonché 85mila euro di donazioni (tutto da privati, il progetto non ha alcun sostegno governativo). Spesi fino ad ora 193mila euro. Il primo ad entrare nella nuova casa è Piero Lopez, cinquant’anni, contadino. Con lui la moglie e i genitori, ottantatre anni la madre e settantasei il padre: per loro ancori pochi giorni in roulotte (proprio ieri è scaduto il termine di utilizzo concesso dalla Protezione civile, hanno chiesto un paio di giorni di proroga, il tempo di far arrivare i mobili).

Avranno una casetta di cinquantaquattro metri quadrati. Nell’eco villaggio i lavori vanno avanti, sono previste sette case. “L’idea di Eva – spiegano i responsabili del Comitato – si basa sulla partecipazione dei beneficiari alla progettazione e alla realizzazione dei moduli abitativi.  E sono a meno di seicento euro al metro quadro, mentre quelle del progetto Case superano le duemilacinquecento euro, sempre al metro quadro”. I ragazzi del Comitato hanno anche avvito la produzione di cereali e farine “a chilometri zero”. Il sito del progetto è http://eva.pescomaggiore.org/

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01 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=95683

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Gli inizi della rinascita

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Facciamo rinascere Pescomaggiore

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Meglio rimboccarci le maniche

Siamo un gruppo di semplici cittadini di Pescomaggiore, un antico borgo in montagna vicino l’Aquila. Il 6 aprile alle 3 e 32 abbiamo perso la casa.

Invece di attendere abbiamo preferito rimboccarci le maniche, per continuare ad abitare la nostra terra ed il nostro paese, per ricostruirlo da subito.

Meglio una casa vera, specie se costa come un container

Tre generosi compaesani ci hanno messo a disposizione un terreno, con un panorama da mozzare il fiato, a pochi passi dal centro storico.

Con l´aiuto di avvocati e architetti volontari, abbiamo progettato e stiamo costruendo sette piccole abitazioni.

Stiamo dimostrando che è possibile fare case economiche, ecologiche e rapide da realizzare se usiamo prevalentemente materiale naturale, economico e reperibile sul posto: la struttura portante in legno, la tamponatura in balle di paglia, il cemento ridotto al minimo, le stufe a legna per scaldarci, i pannelli solari e fotovoltaici che ci daranno l´energia elettrica e l´acqua calda di cui avremo bisogno, un impianto di fitodepurazione per riusare l’acqua nell’irrigazione degli orti.

La mano d’opera siamo noi stessi che impugniamo gli attrezzi del mestiere e preferiamo la fatica attiva all´indolenza obbligatoria del terremotato.

Così, con la cifra di 150 mila euro con cui voi normalmente paghereste una casetta, noi possiamo insieme costruirne sette; ma ricordate che noi abbiamo perso tutto e che lo Stato non ci sta aiutando, quindi anche quei pochi soldi che servono, per noi sono tantissimi.

Meglio la solidarietà diretta

Gli italiani sono già stati generosi e hanno sottoscritto molti soldi per il terremoto; purtroppo però a noi è arrivata per ora solo qualche tenda e tante chiacchiere.

Questo ulteriore sforzo che chiediamo, invece, va direttamente da voi a noi: avrete nome e cognome di chi li usa, potete controllare su questo sito come procedono i lavori, soprattutto potrete partecipare alle decisioni. E venirci a trovare quando volete.

Questi bilocali e trilocali ci permetteranno di non abbandonare Pescomaggiore e di mantenere vivi i nostri rapporti sociali. Una volta ricostruite le nostre case nel paese queste casette rimarranno destinate ad uso sociale e turistico.

Nelle prossime pagine ti presentiamo meglio il nostro progetto.

Aiutaci a far rinascere Pescomaggiore.

Scegli tu come.

Vienici a trovare oggi e in futuro.

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SOSTEGNO ECONOMICO:
COMITATO PER LA RINASCITA DI PESCOMAGGIORE

IBAN: IT 87 S 05748 15404 100000008397
BIC: IBSPIT3P
CAUSALE: ECOVILLAGGIO

Contatti:
Antonio Cacio  0039 328 5428008  Misa Associazione di promozione sociale
Avv. Dario D´Alessandro  0039 328 9436136  Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore
Fabrizio Pambianchi  0039 339 8980500  Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore
Arch. Paolo Robazza  0039 349 7872666  Beyond Architecture Group

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fonte:  http://eva.pescomaggiore.org/storia.html#more-28

Regionali, dopo Roma tocca a Milano: fuori il listino Formigoni

Il controllo delle sottoscrizioni dopo il ricorso dei Radicali

Regionali, dopo Roma tocca a Milano: fuori il listino Formigoni

Lui insiste: ”Vincerò le regionali”

Roberto Formigoni (Adnkronos)  Roberto Formigoni (Adnkronos)

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Milano, 1 mar. (Adnkronos/Ign) – E’ caos-regionali. Dopo il Lazio, dove è stata esclusa la lista del Pdl che appoggia la Polverini nella provincia di Roma, in Lombardia tocca la stessa sorte al listino che sostiene Formigoni, governatore uscente. La Corte d’appello di Milano ha infatti riscontrato 514 firme irregolari . Ma il presidente della Regione insiste: ”Sono un candidato perfettamente regolare e vincerò le regionali”.

L’esclusione è avvenuta dopo un ricorso presentato dai Radicali sia nei confronti della lista Formigoni sia per la lista Penati. Dopo un controllo formale delle firme, l’ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello di Milano “ha riscontrato – si legge nella delibera – che le doglianze risultano fondate”, in riferimento alla lista Formigoni per quanto riguarda la “mancanza del timbro tondo sui moduli (136), mancanza data dell’autentica (121), mancanza luogo dell’autentica (229), mancanza qualifica autenticante (28) per un totale di sottoscrizioni invalidate in numero di 514”. Sottraendo il numero a quello dei sottoscrittori dichiarati in sede di presentazione (3.935) la lista risulta, si spiega nella delibera “sostenuta da un numero di sottoscrittori (3.421) inferiore al minimo di legge”, pari a 3.500.

L’attuale presidente della Regione Lombardia ha già presentato ricorso e si dichiara sicuro della vittoria alle prossime consultazioni del 28-29 marzo. “Faccio una scommessa – ha dichiarato Formigoni – sarò io a vincere le elezioni”. “Tutte le firme sono regolari, non ci sono problemi, in Lombardia non abbiamo sbagliato. Abbiamo tutte le sentenze del Consiglio di Stato – ha proseguito – che chiariscono che le modalità che abbiamo seguito sono assolutamente regolari. Non ho nessun dubbio che il ricorso che abbiamo fatto sarà accolto”. Infine si è augurato che “nel Lazio venga riammessa la lista del Pdl perché ci sia una vera competizione elettorale”.

Nessun problema, invece, per la lista ‘Penati presidente’: il ricorso dei Radicali è stato respinto dalla Corte.

Stamane, infatti, il delegato della Lista Bonino-Pannella Lorenzo Lipparini, accompagnato da Marco Cappato, ha depositato all’Ufficio elettorale centrale regionale e alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano formale istanza di rivalutazione dell’ammissione della lista ‘Per la Lombardia’ avente come capolista Roberto Formigoni e della lista ‘Penati Presidente’ avente come capolista Filippo Penati “per insufficienza delle firme dei sottoscrittori”. La Lista Bonino-Pannella ha anche chiesto alla Procura della Repubblica di voler procedere “al sequestro in originale delle liste avente come capolista Formigoni al fine di conservare la prova di eventuali illeciti”.

”Allo stato – ha commentato Marco Cappato – Formigoni non è candidato”. ”Al momento – ha proseguito – non c’è più la coalizione del centrodestra. Mancando l’ammissione del listino regionale che fa capo a Formigoni, vengono rese nulle anche tutte le liste collegate”. Cappato quindi sottolinea come ”il privilegio di presentarsi alle elezioni ora come ora, è di chi viola la legge, da due mesi cerchiamo di fare chiarezza e di spiegare alla gente che è impossibile raccogliere le firme legalmente. Ci abbiamo provato con tutte le formule non violente a dimostrare che queste sarebbero state elezioni democraticamente irregolari”.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Regionali-dopo-Roma-tocca-a-Milano-fuori-il-listino-Formigoni_70067059.html

Rai, stop ai talk show per un mese. Napolitano: “Rispettare il pluralismo”

Il presidente nazionale dei Verdi Bonelli in sciopero della fame da 33 giorni è stato ricoverato d’urgenza
Il Quirinale al leader ambientalista: “Non prosegua in una così estrema forma di protesta”

Rai, stop ai talk show per un mese
Napolitano: “Rispettare il pluralismo”

Contrario il presidente di viale Mazzini Garimberti: “Così si danneggia gravemente l’immagine dell’azienda”
Vespa: “Decisione grave, ingiusta e sorprendente”. Floris: “Faremo di tutto per mandare in onda Ballarò”

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Rai, stop ai talk show per un mese Napolitano: "Rispettare il  pluralismo" Giorgio Napolitano

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ROMA – Ad un mese dalle elezioni regionali si infiamma il dibattito politico sulle nuove regole per l’informazione. Ricoverato d’urgenza il Presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni è in sciopero della fame contro la censura sui temi ambientali da parte dei programmi televisivi e contro la violazione del pluralismo politico. Bonelli è in un ospedale del litorale romano. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa della federazione dei Verdi. E Napolitano lancia un appello: “Non prosegua in una così estrema forma di protesta”. Intanto la Rai, con il voto contrario del presidente Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali.
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Rai, stop ai talk show. Oggi il Consiglio d’amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Una decisione che vede anche il no “convinto” del presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti. Una scelta che considera un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato.
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Garimberti ha ricordato in cda di essersi battuto e di aver fatto “tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito”, compreso un ultimo estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un’interpretazione formale utile all’applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai. Garimberti ha spiegato durante il cda che, pur comprendendo le valutazioni del dg, “come giornalista e come amministratore” è stato “molto tormentato da questa vicenda” di cui non condivide la conclusione.
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Il presidente Rai è molto contrariato soprattutto per “i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso presidente dell’Agcom”. Inoltre il presidente ritiene, da amministratore, “che vi sia anche un concreto rischio di danno erariale” che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un’eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private.

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Come “giornalista liberale” poi, Garimberti valuta la decisione “in modo assolutamente negativo” perché in questo modo “si danneggia gravemente l’immagine della Rai”. “Si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del Servizio Pubblico: quella di fare informazione”, avrebbe spiegato Garimberti che avrebbe concluso difendendo i conduttori: “si dà un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l’idea che dei colleghi, dei giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio”.
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Anche il consigliere d’amministrazione Giorgio Van Straten, in quota Pd, esprime la sua contrarietà. “Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno”, dice Van Straten. “E’ uno dei momenti più bui per la libertà di stampa in Rai da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo”, sottolinea l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.
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I conduttori. “E’ una decisione grave, ingiusta e sorprendente”, dice Bruno Vespa commentando lo stop del cda ai talk show nel periodo elettorale che blocca anche Porta a Porta per il prossimo mese. “Cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda”, aggiunge il conduttore di Ballarò Giovanni Floris. “Raitre si oppone con forza ad una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con Ballarò e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione”, sottolinea Antonio Di Bella, direttore di Raitre.
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Le reazioni del mondo politico e del lavoro. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni “se è comprensibile l’esigenza di regolamentare meglio la partecipazione dei diversi candidati nella campagna elettorale, non è tuttavia giustificabile la cancellazione, di fatto, della voce di chi, in piena autonomia, rappresenta le istanze del mondo del lavoro e della produzione in questa difficile situazione di crisi”. “Per la prima volta, in dodici anni, proprio durante la campagna elettorale non ci sarà politica” che è stata oscurata sulle reti Rai: “è un’assurdità ed un paradosso!”, aggiunge Giovanna Melandri del Pd.
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Il Quirinale. “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato delle gravi condizioni di salute dell’onorevole Angelo Bonelli – rende noto un comunicato del Quirinale – nel confermare l’attenzione alle motivazioni dello sciopero della fame intrapreso da 33 giorni e nel rinnovare il richiamo al pieno rispetto del principio del pluralismo nella comunicazione politica, auspica che l’onorevole Bonelli non prosegua in una così estrema forma di protesta”.
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Il comunicato dei Verdi. “Le condizioni fisiche del leader dei Verdi che da oltre un mese non si nutre e che ha perso oltre 15 chili, dall’inizio della protesta, sono fortemente peggiorate a causa di problemi renali – dice la nota del partito – Proprio i problemi renali e la presenza di sangue nelle urine hanno spinto i sanitari che seguono Bonelli a disporre un ricovero immediato”.
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01 marzo 2010
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INCREDIBILE – Sciatore scopre 200 carri armati T-80 (incustoditi?) negli Urali

Sciatore scopre 200 carri armati T-80 (incustoditi?) negli Urali

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di Antonella Scott

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https://i1.wp.com/www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Mondo/2010/02/tank-324x230.jpg«La foresta è piena di carri armati, incustoditi. Se ve ne serve uno, venite pure a prenderlo!». Sono duecento, T-80 da combattimento coperti di neve: li ha trovati uno sciatore a Elanovskaja, negli Urali, cento chilometri da Ekaterinburg. Li ha ripresi con il telefonino, tra la ferrovia e il bosco, ha posto il video su un sito locale, E1.ru. Notizia subito ripresa dai media, confermata dagli abitanti di Elanovskaja: i carri armati sono lì dal novembre scorso.

Il comando del distretto militare Volga-Urali, tuttavia, non intende permettere che l’episodio si trasformi nell’ennesima attestazione del pericolo e del degrado in cui possono scivolare le forze armate russe. «Quei tanks non sono affatto abbandonati – ha dichiarato un portavoce del distretto, Dmitrij Burdakov – sono sorvegliati. Non possiamo mettere un uomo a guardia di ogni veicolo, ma le pattuglie sono sufficienti a proteggerli e a impedire saccheggi. E poiché non li nascondiamo al pubblico, un civile ha potuto fotografarli».

Il programma, secondo il portavoce, è trasferire i carri armati in un deposito via treno: le guarnigioni non ne hanno più bisogno. «Non sono nuovi, la maggior parte è stata utilizzata per 10-15 anni», spiega Burdakov. Il trasferimento sarà ultimato entro il 15 marzo.

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27 febbraio 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/02/tank.shtml?uuid=d7444d88-23af-11df-8e72-0c32b5f5c920&DocRulesView=Libero

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video

Abandoned Army: 200 tanks left in Russian woods

IL RITORNO DEL CONDOR: sull’America Latina e sul recente colpo di stato in Honduras

Portiamo a conoscenza della nascita di CSPAAAL. Purtroppo, per nostra dimenticanza, non vi avevamo segnalato l’iniziativa di una proiezione organizzata a Viareggio de ‘Il ritorno del condor’ di Fulvio Grimaldi in data 26 febbraio, come introduzione alla proposta di creazione di un nuovo organismo denominato CSPAAAL, appunto. Ce ne scusiamo e riproponiamo qui il pezzo introduttivo con i videi che condensano la trama del film.

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CSPAAAL

Comitato di Solidarietà con i Popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina

chi fosse interessato ad approfondire può visitare il sito: http://cspaaal.blogspot.com, o scrivere a questo indirizzo: cspaaal@gmail.com

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http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2009/07/honduras-golpe.jpg

IL RITORNO DEL CONDOR

sull’America Latina e sul recente colpo di stato in Honduras

https://i2.wp.com/www.redportiamerica.com/Honduras_golpe_povo_na_rua_2009.jpg

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Il 28 giugno 2009 il legittimo presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, viene arrestato, deposto e deportato in Costa Rica da un golpe militare orchestrato dagli USA. E’ il primo golpe dell’era Obama nel “cortile di casa” (come venivano chiamati i paesi centro-americani posti sotto il controllo militare, politico ed economico nord-americano).

Al posto di Zelaya i militari insediano un imprenditore e politico appartenente allo stesso partito del Presidente, Roberto Micheletti.

Immediatamente si sviluppa una grande, dura e lunga lotta di resistenza popolare contro il golpe, pagata con decine e decine di vittime, centinaia di feriti, migliaia di arresti illegali. Il 21 settembre, la “junta” militare, sotto la regia degli USA, attacca l’ambasciata brasiliana in cui Zelaya si era rifugiato dopo essere rientrato nel paese. L’attacco fallisce, ma Zelaya si trova ancora oggi assediato nell’ambasciata.

Dopo mesi di scontri gli USA impongono la convocazione delle elezioni farsa del 29 novembre scorso attraverso le quali insedieranno alla presidenza, il prossimo 27 gennaio, il fantoccio Porfirio Lobo Sosa del Partito Nazionale.

Oggi la Resistenza (che raggruppa tutti i settori popolari, prima unita nel Fronte della Resistenza Honduregna contro il colpo di Stato e oggi nel Fronte Nazionale di Resistenza Popolare) continua la propria lotta contro il Golpe, lotta tutt’altro che finita.

L’ Honduras, il paese  più povero dell’America Latina dopo Haiti, sotto la presidenza di Zelaya era entrato assieme a Venezuela, Cuba, Nicaragua.., nell’ALBA, l’accordo nato per rafforzare l’unità latino-americana contro i piani di dominio nord-americano; il paese aveva avviato importanti riforme nell’interesse del popolo honduregno (sanità, scuole, case, terra).

La base militare Usa in Honduras di Palmerola (oggi Soto-Cano) fu creata per combattere la rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Da questa base gli USA fornivano, addestravano e dirigevano i mercenari Contras contro il popolo del Nicaragua, finanziandoli anche con il narcotraffico.

Un processo di sovranità nazionale indipendente dal controllo nord-americano era, per Washington, inammissibile.

Il colpo di Stato in Honduras, assieme alla costruzione di nuove basi militari in Colombia, è una chiara dichiarazione di guerra degli USA verso tutti i popoli dell’America latina che hanno avviato un percorso di liberazione dall’oppressione dell’imperialismo.

I mass media internazionali, sempre pronti ad amplificare ogni sussurro dei tibetani, hanno steso un velo di omertà sul golpe in Honduras, anche per non sporcare l’immagine del presidente americano, il “buon” Obama, che promette molto ai poveri creati dalla crisi economicia e finanziaria senza mantenere quasi nulla, mentre incrementa la presenza militare in Afghanistan e sobilla i colpi di stato in America Latina.

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fonte: via e-mail

Disoccupazione all’8,6%, record dal 2004. Nel 2009 pressione fiscale in aumento / Nel 2009 fallite 9mila imprese: +23%

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100301_disoccupati.jpg

Disoccupazione all’8,6%, record dal 2004
Nel 2009 pressione fiscale in aumento

Il totale delle imposte è salito al 43,2% del pil dal 42,9%
L’economia è arretrata del 5%, debito pubblico su al 115,8%

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ROMA (1 marzo) – Disoccupazione mai così alta dal 2004, mentre il debito pubblico vola al 115,8% del pil. Lo rende noto l’Istat sulla base dell’ultime stime elaborate dalla Banca d’Italia che indicavano un debito a 1.761,191 miliardi di euro. Nel 2009 il prodotto interno lordo italiano è diminuito invece del 5%, è il dato peggiore praticamente da sempre, ovvero almeno dal 1971, quando è cominciata la rilevazione statistica.

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) nel 2009 è risultata pari al 43,2%, superiore di 3 decimi di punto rispetto al valore del 2008 (42,9%). È uno dei dati contenuti nel “Conti economici nazionali” diffusi dall’Istat.

Il tasso di disoccupazione continua a salire e a gennaio si posiziona all’8,6%
, dall’8,5% di dicembre 2009. E’ il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. Dai dati emerge anche che le persone in cerca di occupazione aumentano dello 0,2% su mese a 2,144 milioni, mentre su anno del 18,5% (334 mila persone in più). Il tasso di occupazione scende dello 0,1% su mese al 57% e dell’1% su anno.

L’occupazione maschile, sempre a gennaio, risulta pari a 13 milioni 677 mila, più bassa dello 0,1% rispetto al mese precedente (-18 mila unità) e dell’1,9% (-260 mila unità) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. L’occupazione femminile, invece, è pari a nove milioni 228 mila unità, con un aumento rispetto a dicembre dello 0,1% (più 8 mila unità) e una riduzione dello 0,5% (-47 mila unità) rispetto a gennaio 2009. Guardando al numero degli inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni, esso risulta pari a 14 milioni 871 mila unità, con un aumento dello 0,2% (+28 mila unità) rispetto a dicembre 2009 e dell’1,2% (+172 mila unità) rispetto a gennaio 2009.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=93082&sez=HOME_ECONOMIA

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Nel 2009 fallite 9mila imprese: +23%

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MILANO (1 marzo) – Nel 2009 sono state 9mila le imprese italiane che sono fallite, il 23% in più rispetto al già durissimo 2008. Lo affermano i dati del Cerved group, secondo i quali anche l’ultimo trimestre è stato nero: tra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, +15% rispetto allo stesso periodo del 2008, trimestre nel quale si era già registrato un aumento di fallimenti del 43% rispetto al 2007.

Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d’impresa – spiega il Cerved – dall’aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre.

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La crisi colpisce anche le donazioni: nel 2009 calo del 37%

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26979&sez=HOME_ECONOMIA&npl=&desc_sez=