Archivio | marzo 3, 2010

Cile, dilaga la furia dei saccheggi. Il governo cileno chiede aiuto

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Gli abitanti di Concepcion cercano di salvare quello che possono dalle case

Cile, dilaga la furia dei saccheggi. Il governo cileno chiede aiuto

Haste: Looters rush away from a supermarket in Pueco, 10kms from Concepcion

Saccheggiatori a Constitution

di Marina Mastroluca

tutti gli articoli dell’autore

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Un nuovo allerta tsunami è stato lanciato in Cile dopo un terremoto di magnitudo 6 sulla scala Richter avvertito nel pomeriggio nella regione di Maule. L’allarme riguarda la costa centrale del paese e in particolare la città di Constitution, già pesantemente colpita dal sisma di sabato scorso e dall’onda anomala da esso generata. Tutta la popolazione locale è stata invitata ad evacuare la costa.

«Se qualcuno al governo avesse avuto dei figli qui, la reazione sarebbe stata più rapida». Jacqueline Van Rysselbergue è sindaco di Concepcion, vicina all’epicentro del sisma. Quarantotto ore dopo la terribile scossa di sabato gli aiuti ancora stentano ad arrivare e la disperazione è diventata panico. La febbre dei saccheggi si è estesa come un contagio, con la paura di restare senza acqua né cibo – anche se non sono mancati episodi di vero e proprio sciacallaggio. Polizia ed esercito hanno faticato a tenere sotto controllo la situazione, le autorità hanno imposto il coprifuoco.

Nella sola Concepcion, 55 persone sono state arrestate nel corso della notte, a Chiguayante un uomo è rimasto ucciso da un colpo di arma da fuoco. Il governo ha inviato 10.000 uomini nella regione di Maule, la più colpita, e ha fatto appello alla solidarietà internazionale. C’è urgente bisogno di ripristinare strade interrotte e sistemi di comunicazione, servono ospedali da campo e sistemi di potabilizzazione dell’acqua. Ponti mobili, cucine da campo, team per il coordinamento.

«Rischio di tensioni sociali»
«Abbiamo bisogno di cibo per la popolazione. Non abbiamo rifornimenti e se non risolviamo questo andremo incontro a seri problemi di sicurezza durante la notte e a tensioni sociali», ha detto il sindaco di Concepcion. Già la scorsa notte la rabbia della popolazione stremata ha preso a bersaglio un gruppo di vigili del fuoco che stavano distribuendo the e acqua, i loro automezzi sono stati danneggiati. Il governo sta cercando di organizzare l’invio di soccorsi per via aerea, ma ancora ieri l’aeroporto di Santiago, colpito dal sisma, era chiuso e lo resterà – si teme – per altre 24 ore.

Due milioni di sfollati, un milione e mezzo di edifici distrutti. Con il passar delle ore si fà più nitido il quadro della devastazione. Il bilancio delle vittime è fermo a 711 morti accertati, ma ci ancora molti dispersi. Soprattutto nelle località della costa, dove la potente scossa di magnitudo 8,8 è stata seguita nel volgere di pochi minuti da forti ondate. «Lo tsunami ha distrutto pressoché ogni cosa lungo il litorale e nel centro della città – ha raccontato il sindaco di Constitucion Hugo Tlleria -. Questo significa che molte persone mancano ancora all’appello». A Dichato, un paese di pescatori dove vivevano 7000 persone, solo un quarto delle abitazioni ha resistito al sisma e la furia delle acque ha fatto il resto. «Dopo il terremoto sono arrivate tre ondate. Le prime due erano grandi ma non hanno fatto grossi danni. La terza ha quasi spazzato via il villaggio», ha raccontato alla tv locale David Merino, uno degli abitanti.

Il governo ha ammesso che ci sono stati ritardi nel diramare l’allerta tsunami, ritardi imputati ad un errore di valutazione della Marina militare. Solo la prontezza – e l’esperienza – dei capitani di porto, che hanno comunque dato l’allarme suonando le sirene in piena notte, ha limitato il numero delle vittime. «Quando lo tsunami è di origine locale non ci sono più di sette minuti per reagire, inutile cercare i colpevoli», si è difesa la responsabile dell’Ufficio nazionale emergenza, Carmen Fernandez.

Le Nazioni Unite stanno organizzando l’invio di attrezzature e generi di prima necessità. La Ue per il momento ha messo a disposizione 3 milioni di euro per i primi interventi. Hillary Clinton, attesa ieri a Santiago per una visita programmata già prima del sisma, ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a lavorare in stretto contatto con le autorità locali per fornire assistenza. A bordo dell’aereo del Dipartimento di Stato sono state caricate attrezzature per la comunicazione, tra le prime richieste ricevute da Santiago.

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03 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=95780

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immagini tratte da: http://seattletimes.nwsource.com

altre foto qui

IL TEATRO CIVILE DI ULDERICO PESCE – GENOVA – teatro dell’Archivolto, il 4/5/6 marzo

CENTRO MEDITERRANEO DELLE ARTI

presenta

Il teatro civile di Ulderico Pesce

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Asso di monnezza – giovedì 4 marzo

Il triangolo degli schiavi – venerdì 5 marzo

A come… Amianto – sabato 6 marzo

Teatro dell’Archivolto – ore 21.00

Piazza Modena 3 – Genova

Info: 010.6592.220 – 010 412135

www.archivolto.it

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Organizzazione e Distribuzione PigrecoDelta

06 274599 – 06 95003818 – 338 3833791 – 347 1218353

info@pigrecodelta.it

www.pigrecodelta.it

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ASSO DI MONNEZZA

i traffici illeciti di rifiuti

di e con Ulderico Pesce

Attraverso la storia di Marietta, nata nella periferia di Napoli, a Pianura, e della sua famiglia, Ulderico Pece, fedele alla sua idea di teatro civile racconta i traffici illeciti di rifiuti, urbani e soprattutto industriali, che attanagliano l’Italia. Nello stesso tempo lo spettacolo si sofferma sulle illegalità accertate in varie regioni, per evitare che si possa pensare che il problema riguardi solo la Campania. Ironizzando anche sulla ‘civile’ Lombardia (dove in galera per traffici illeciti di rifiuti è finito un vice comandante della Polizia provinciale, e dove sono state accertate, solo nella città di Milano, ben 193 discariche abusive), lo spettacolo è il racconto di un conflitto familiare che riflette il conflitto tra due modi di concepire l’ambiente la legalità e la vita in genere.

Pesce denuncia, racconta, commuove, diverte. E insegna. Insegna che un mondo diverso è possibile.

Basta che ognuno faccia la sua parte.

Luca Vido, il Giorno

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IL TRIANGOLO DEGLI SCHIAVI:

i lavoratori clandestini in Italia

di e con Ulderico Pesce

Musiche tradizionali dei popoli Arberesh stanziati in Basilicata e Calabria,

dei Greki del Salento e di Matteo Salvatore

proiezioni video tratte da:

Una stagione all’inferno” – Medici Senza Frontiere

Vdeo: Alex Nucci – Musiche: Luigi Porto

Ambrogio Morra è nato vicino Cerignola, in provincia di Foggia ed emigrato a Roma in cerca di un lavoro. Abita allo Scalo San Lorenzo, in una camera-veranda che si affaccia sulla tangenziale, dove, in cambio di un piccolo risparmio sull’affitto, convive con circa 400 canarini. Richiamato dalla nonna Incoronata a scendere in Puglia, dove sono “tornati gli schiavi”, diventa amico di alcuni africani e polacchi, scoprendo la bellezza delle loro origini, l’avventuroso viaggio per arrivare in Italia, il rapporto con gli scafisti, i Centri Temporanei di Accoglienza, l’espulsione, la clandestinità e lo sfruttamento schiavistico. Braccianti clandestini senza identità che, per non farsi identificare, arrivano a bruciarsi i polpastrelli delle dita fino a diventare “uomini senza impronte”.
Firma sul sito www.uldericopesce.it

la petizione popolare che chiede la chiusura dei CPT, l’aumento degli ispettori del lavoro e, in linea con altri paesi europei, l’introduzione dell’indice di congruità.

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A come… Amianto

di e con Ulderico Pesce

-“Vorrei essere amianto per attrarre la tua attenzione.

-L’amianto entra nei polmoni tu mi sei entrata nel cuore.”

Nico è un giornalista d’assalto che gira l’Italia seguendo le tracce di morte che ha lasciato l’amianto: a Casale Monferrato (AL), dove si fabbricava l’eternit, che costava poco, aveva un’alta lavorabilità ed era isolante dal freddo e dal fuoco; a Monfalcone (GO), dove si fabbricano navi coibentate con l’amianto; a Balangero (TO), dove c’è la più grande cava di amianto di tutta Europa; a Biancavilla (CT), circondata da rocce ricche di amianto e a Sesto San Giovanni (MI), dove grandi fabbriche quali la Breda, la Falk, la Magneti Marelli, lo hanno utilizzato fin dagli inizi del Novecento. Ed è proprio la tragica vicenda dell’amianto a fare da sfondo alla storia con Maria, un’aspirante cantante che per amore lo accompagnerà in questo percorso, difficile e necessario.

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Firma sul sito www.uldericopesce.it

la petizione popolare che chiede la bonifica immediata dei siti “a rischio dispersione amianto, l’estensione della sorveglianza sanitaria gratuita per gli operai esposti all’amianto, la messa in sicurezza di cave e la chiusura delle discariche di amianto presenti oggi in Italia.

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fonte:  via e-mail

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Spagna, nave da crociera colpita da onda anomala: almeno 2 morti e diversi feriti. Tra le vittime un turista italiano

Spagna, nave da crociera colpita da onda anomala: almeno 2 morti e diversi feriti. Tra le vittime un turista italiano

Una nave da crociera cipriota, la Louis Majestic (nella foto), è stata travolta nel Golfo del Leone da un’onda anomala che ha causato alcuni morti –  tra cui un turista italiano – e diversi feriti. Le notizie ancora frammentarie sono giunte direttamente da un passeggero italiano, un triestino, Edvino Curtis, che dopo aver assistito in diretta alla disgrazia ha contattato con il suo telefonino Il Piccolo di Trieste

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La Louis Majestic La Louis Majestic
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TRIESTE. Tragedia al largo delle coste della Catalogna su una nave da crociera cipriota. La Louis Majesty – che stava tornando a Genova dopo un tour con oltre 1600 persone a bordo (1350 passeggeri e 580 membri di equipaggio) – durante una burrasca è stata travolta da un’onda anomala di 8 metri che ha causato almeno due morti e molti feriti.

Le notizie ancora frammentarie sono giunte direttamente da un passeggero italiano, un triestino, Edvino Curtis, che dopo aver assistito in diretta alla disgrazia ha comunicato con il suo telefonito a Il Piccolo le notizie. La nave che doveva arrivare domani a Genova è stata dirottata su Barcellona dove dovrebbe arrivare nelle prossime ore. Secondo quanto si è appreso, una delle due vittime dovrebbe essere un italiano di Genova, G.N., che era a bordo della nave con la sua famiglia e i figli. L’altra persona rimasta uccisa sarebbe invece un turista tedesco.

La tragedia è accaduta alle 15.20 nella sala riunioni della nave. Poco prima era riunito un gruppo numeroso di sloveni. Al termine alle 15.39 toccava agli italiani: in quel momento è arrivata l’onda anomala che ha rotto il vetro panoramico e ha travolto il turista genovese che stava osservando il mare. Numerose cabine allagate, tanti feriti.

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03 marzo 2010

fonte:  http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/golfo-del-leone-nave-da-crociera-colpita-da-onda-anomala:-almeno-2-morti-e-feriti-tra-le-vittime-un-turista-italiano/1877398

Regionali, respinti ricorsi Pdl in Lazio e Lombardia / La durissima scuola di Dc e Pc: presentare le liste era riservato a una élite di professionisti

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Regionali, respinti ricorsi Pdl in Lazio e Lombardia

mercoledì 3 marzo 2010 19:28
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ROMA/MILANO (Reuters) – Le Corti d’Appello di Roma e Milano hanno respinto oggi i ricorsi della lista Pdl per le Regionali nel Lazio e della lista di cui è numero uno il governatore uscente della Lombardia Roberto Formigoni.

“E’ di tutta evidenza che non è nostra intenzione fermarci… Andremo quindi avanti ricorrendo al Tar fino al raggiungimento di un obiettivo che possa garantire il corretto svolgimento delle consultazioni di fine marzo”, dicono in una nota il coordinatore regionale del Pdl Lazio, Vincenzo Piso, e il coordinatore del Pdl Roma, Gianni Sammarco.

Il Pdl presenta come candidata alla guida della Regione il segretario nazionale dell’Ugl Renata Polverini.

Anche in Lombardia, dove Formigoni al momento risulta escluso dalla competizione elettorale, il Pdl farà ricorso al Tar, secondo quanto annunciato dal vice coordinatore regionale del partito Massimo Corsaro.

La Corte d’Appello di Milano aveva deciso l’esclusione della lista non ritenendo valide 514 delle firme a sostegno, dopo un ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella.

IN LAZIO “LISTINO” IN SOSPESO

Il caso della lista del Pdl nella circoscrizione provinciale di Roma, bocciata perché presentata oltre la scadenza ufficiale, ha anche risvolti penali perché il Pdl ha denunciato i rappresentanti della lista Bonino-Pannella accusandoli di aver impedito l’ingresso in orario al loro delegato, che per questo non avrebbe potuto presentare la lista. I radicali a loro volta hanno denunciato per falso i testimoni citati dal Pdl.

Resta intanto sospeso il “listino” della stessa Polverini, dopo che questa mattina il centrodestra ha presentato la documentazione richiesta dai giudici, come ha riferito il coordinatore regionale del partito, Vincenzo Piso.

La candidata presidente, in una dichiarazione alla stampa, ha definito la vicenda relativa al “listino” “una piccola questione procedurale che riguarda il listino, su cui penso avremo presto una risposta”.

I giudici hanno sollevato ieri un problema di conformità nella presentazione del listino relativo proprio alla delega di Piso come presentatore.

Polverini oggi ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il presidente della Camera Gianfranco Fini, con cui, ha detto, “abbiamo semplicemente definito quello che accadrà se, come io credo, il listino tornerà in campo. La mia lista c’è e quindi proseguiamo questa bellissima avventura…”.

Le elezioni regionali si terranno in 13 regioni il 28 e 29 marzo prossimi.

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Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6220VB20100303

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La durissima scuola di Dc e Pc: presentare le liste era riservato a una élite di professionisti

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di Claudio Sardo
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ROMA (3 marzo) – Nella Dc si chiamavano «funzionari di segreteria tecnica». Un nome modesto che però racchiudeva una grande autorevolezza interna: erano pagati dalla sede centrale pur essendo dislocati uno per ogni provincia, potevano dire di no al leader cittadino o regionale pro-tempore in nome del partito, erano loro i fiduciari, i detentori del simbolo, nel momento cruciale della presentazione al tribunale.

Nel Pci, dove la struttura funzionariale era più ampia, veniva selezionata all’interno la rete dei corrispondenti dell’«ufficio elettorale centrale». Erano loro gli incaricati di depositare simbolo e liste, oltre che di predisporre e preparare la rete dei rappresentanti di lista nei seggi. Autentici professionisti del ramo. Conoscitori fin nel dettaglio di leggi e procedure. Guidati peraltro da personaggi mitici, per quanto poco noti alla storiografia maggiore: fra tutti Gaetano Vannucchi, funzionario capo della Dc di De Mita e Forlani (poi, dopo la pensione, passato a Forza Italia) e Celso Ghini, storico capo dell’ufficio elettorale del Pci (che quando non esistevano gli exit poll anticipava il risultato prima del ministero dell’Interno).

Ecco, in quei tempi un pasticcio come quello del Pdl a Roma sarebbe stato impensabile. È vero che stavolta hanno pesato in modo decisivo i contrasti interni al Pdl. Ma anche allora la formazione delle liste era tormentata. Soprattutto nella Dc, dove le correnti si davano battaglia soprattutto sulle liste. Proprio per questo, però, l’organizzazione «fanfaniana» del partito aveva concepito una struttura di funzionari «neutrali». E aveva affidato loro il ruolo di rappresentanza nel momento cruciale del deposito delle liste. Momento che si preparava come un rito religioso: molti ricordano che il delegato spariva nelle 24 ore precedenti al deposito, dopo aver ricevuto la delega firmata dal segretario nazionale.

La preparazione specifica era poi molto intensa. Nicodemo Oliverio, funzionario capo dopo Vannucchi e ora deputato Pd, ricorda prima delle elezioni dell’83 un ritiro di quindici giorni a Rocca di Papa di tutti i funzionari Dc. E certo alle Frattocchie non erano da meno. Il livello era tale che al Viminale spesso si consultavano con i responsabili di Dc e Pci per verificare l’interpretazione della legge. Anche l’austerità era un tratto della professionalità. «In federazione – ricorda Marco Minniti – chiamavamo il nostro delegato l’”uomo di Mosca”». Per tanti aspetti simili, avevano però una grande diversità professionale: i comunisti si preparavano per arrivare primi e conquistare così il posto in alto a sinistra, i democristiani per arrivare un minuto prima della chiusura e conquistare il posto in basso a destra sulla scheda. Studi specifici. Solo in casi molto minori si ricordano fallimenti: tra questi le due mancate presentazioni della Dc alle comunali di Alghero negli anni ’80.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27066&sez=ELEZIONI2010&npl=N&desc_sez=

“Eretici digitali”, un libro a 10 tesi, per salvare la Rete e il giornalismo

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“Eretici digitali”, per salvare la Rete e il giornalismo

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di Leonardo Sacchetti

tutti gli articoli dell’autore

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L’eresia – del titolo – è spesso una forma diritta e radicale per raccontare la realtà. E non sempre sono piacevoli da ascoltare. Massimo Russo e Vittorio Zambardino, legati a Repubblica.it, hanno prodotto un intenso saggio su “Eretici digitali – La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi” che parla ai navigatori della rete. Quelli coscienti, quelli legati alla cultura hippie-web, quelli delle due CC (Creative Commons, le licenze alternative per tutelare la propria opera).

Dovete essere un minimo preparati: questo NON è un pamphlet sul futuro del giornalismo e su quanto Internet ci ha cambiato la vita. Questo è un lavoro che scava nel passato e nel presente della rete, nella vulgata “securitaria” italiana (che, per gli autori, ci pone alla triste avanguardia in Europa), nell’ottusità di tanti giornalisti, nella furbizia di non pochi tribuni digitali (Beppe Grillo) e nell’oscurità del sistema-pubblicità via Google (se qualcuno sa come funziona il suo tariffario globale, alzi la mano).

La rete non è un mondo a parte, dicono i nostri. È il nostro mondo e, per questo, sarebbe utile arrivare a una “Carta dei diritti cittadini digitali”, attraverso le 10 tesi – che troverete in fondo al libro . Ma la rete, per chi scrive e per chi legge notizie, è un’opportunità da saper cavalcare perché “il tempo è maturo perché ogni figura sociale dell’ambiente web tradisca i suoi statuti professionali per salvare la rete da nuovi intermediari e dalla perdita del giornalismo come funzione democratica”. “Eretici digitali” è una sfida, radicale e potente, contro i dogmi fissati dal mercato. “Come comunisti digitali”. Più chiari di così… Ah: il libro lo potete comprare in libreria (edito da Apogeo, 15 euro) o scaricarlo gratuitamente e LEGALMENTE su www.creativecommons.it

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03 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=95772

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Dieci tesi. Una proposta di conversazione. Un progetto aperto.

L’io narrante

Massimo RussoMassimo Russo

Vittorio ZambardinoVittorio Zambardino

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Siamo due giornalisti. Da 15 anni ci sporchiamo le mani con il web, prima con internet. E’ importante sporcarsi le mani. Abbiamo attraversato due bolle e realizzato molte creature di rete, anche di qualche successo. Il motivo per cui frequentiamo internet è solo in parte professionale. Ci piace essere “là”, insomma “qua”, usare la rete, conoscere la gente, vivere la conversazione.

La corporazione non ci considera più giornalisti tradizionali, e noi stessi ci sentiamo un po’ strani. Per la rete la nostra professione è sinonimo di dinosauri morenti.

Oggi sentiamo di essere a un passaggio decisivo. Il digitale dissolve industrie ed equilibri, l’establishment “norma” in forme sempre più autoritarie. Conflitto? Forse: ma è possibile un “accordo regressivo” ai danni di tutti.

Parola chiave è libertà: della rete, degli individui, della conoscenza.

Ci vuole un’eresia creatrice. Queste sono le nostre tesi.

Contatti:
Massimo Russo
Vittorio Zambardino

I nostri Blog:
Scene digitali
Cablogrammi

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Estratto del primo capitolo

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Il complesso di Tolomeo: non siamo più soli

Diciamola brutalmente: la concezione tolemaica del racconto giornalistico come unico racconto del mondo è andata in crisi. Ma non è finita. È stata duramente danneggiata. Absit iniuria verbo: si tratta pur sempre di quell’insostituibile funzione ordinatrice della notizia che distingue un giornale, che separa l’inessenziale da ciò che è vitale, la sostanza dal residuo. Ma la sua esattezza, la sua fedeltà all’oggetto ritratto, la garanzia che l’obbligatoria descrittività della cronaca non esploda nel dadaismo degli argomenti (ovvero negli approfondimenti leggeri che nascondono il nulla, nei cosiddetti fattoidi) si fonda sul presupposto, vero per secoli, che il racconto di Tolomeo sia l’unico reperibile su piazza.

Tolomeo produce i suoi danni fin dentro le convinzioni che vivono tra la scrivania e il monitor, nel lavoro quotidiano del cronista. Tra gli assiomi culturali che ne derivano, due sono così sintetizzabili:

  • la rete non ha niente da darmi, cercare in rete è faticoso e inutile. I motori di ricerca sono una congerie caotica di materiale. I blogger non rappresentano quasi mai un valore aggiunto rispetto al mio lavoro di cronista;
  • la rete è un complemento perfetto del giornale, anzi noi e internet ci completiamo perché internet è il flusso, mentre il giornale è approfondimento.

Il primo, anche se in alcuni casi può segnalare una realtà, nasconde di solito una ubris pigra che non ammette interruzioni della catena virtuosa corta che sta fra le telefonate alle “fonti” e il momento della scrittura. Motori di ricerca, blog, social network possono essere una miniera di tracce preziose, certo non piatti pronti. Bisogna poi lavorare per togliere il fango dalle pepite. Non è una scelta, deve esser fatto. Perché può avvenire, e avviene, che il racconto della cronaca sia doppiato, delegittimato, disintermediato da gente che scrive in rete. Certo quelle altre versioni del fatto sono spesso incomplete, a volte false, e quelle critiche non hanno sempre ragione, non sono complete e a volte nemmeno vere. Ma ci sono. Non è il contenuto di quei messaggi che ci ha messo in crisi. È la loro esistenza. È la funzione che ci ha disintermediati, il suo esercizio, non il contenuto di quell’esercizio. Ora lo sappiamo. Non siamo più soli nell’universo.

Quando in un giorno delle vacanze di Natale del 2005, Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, giovane ferrarese morto durante un arresto da parte della polizia, apre un blog su Kataweb non immagina[7], o forse spera soltanto che la sua verità, la sua versione dei fatti – che la morte del figlio non è avvenuta per overdose ma in essa c’è la precisa responsabilità degli agenti di polizia che lo hanno fermato – possa conquistare le pagine dei giornali[8]. Comincia a scrivere, e quel lavoro tenace porta a raccogliere testimonianze, scoprire fatti, a indignare gli organi locali di polizia. Ma alla fine “l’altra” notizia nasce, lo spazio nei media prima pigri e distratti viene guadagnato dal blog solitario, gratuito e povero di una madre distrutta da dolore. La “nostra” versione dei fatti a volte è anche letteralmente messa in discussione e contestata, soprattutto quando i media rinunciano alle funzioni di accertamento dei fatti e di rappresentazione della realtà per il loro pubblico di riferimento. Quando insomma tradiscono il proprio dna. Ma ciò che è più serio è che la messa in discussione può giungere in ogni momento e da parte di chiunque. Dunque, e sarà meglio ripeterlo, non è questione di “blog che hanno ragione”: i blog dicono anche grandi sciocchezze, e questo capita assai spesso. Ma la funzione dei media nel mondo ha cambiato posto. L’omissione di una parte di realtà dell’affresco riduceva il non rappresentato alla condizione di non-fatto. Quell’omissione ha una spiegazione elementare, guardiamo alla cultura del digitale e all’umanità che ne è portatrice come uomini dell’età del ferro a cui venga mostrato un aereo. Quei primitivi siamo noi. Vent’anni fa si trattava di una difficoltà a capire. Oggi quell’omissione indigna chi ci legge. E apre lo spazio a un altro racconto.

Come accade per i protagonisti dell’industria della musica e dello spettacolo, possiamo agitarci e chiedere che gli eretici siano ridotti al silenzio, che la verità di Tolomeo, la centralità immobile di noi stessi come fonti che amministrano verità, sia di nuovo inverata dalla repressione, dalle rettifiche obbligate, dalle cancellazioni, dalle denunce per diffamazione aggravata. Forse sono espedienti che ci faranno guadagnar tempo. Ma è meglio tenerlo a mente, che “eppur si muove”, Tolomeo è in crisi. La sua fine è solo questione di tempo.

Il secondo assioma, la riduzione della rete a flusso di notizie, è più gravido di conseguenze. Nei dodici anni che li separano dalla loro nascita, i siti dei giornali hanno percorso una strada molto lunga. Da puro esperimento nel quale un gruppo ridotto di redattori produceva un notiziario quotidiano, ora contribuiscono in maniera determinante all’agenda setting, sia perché il flusso è il loro lavoro, sia perché sono seguiti da centinaia di migliaia di persone che non fanno parte del pubblico pagante del giornale.

È questo il “di più” che è stato portato dalla presenza online dei giornali, che sempre più si sono caratterizzati come comunità. Sotto la bandiera del nome del giornale, un pubblico per lo più promiscuo e incline a ogni adulterio informativo, trova strumenti, spazi e mezzi di manifestazione delle proprie opinioni. Trova intrattenimento e lo gradisce. Ma cerca il “piatto forte” che caratterizza il posto del giornale nella storia del mondo. Le cronache del potere, il dipanamento della complessità, la penna della democrazia dentro gli interessi. Senza il piatto forte il giornale online diventa un portale tecnologicamente un po’ povero. Dare a questo pubblico un surrogato non è operazione che possa reggere a lungo e ancor meno per la quale qualcuno potrà trovarsi nello stato d’animo di pagare. La strada, semmai (tenteremo di dirlo oltre), è quella dell’esplosione della natura digitale del giornale online. La fine di ogni tentativo di somigliare al proprio genitore “atomico”. Essere digitali fino in fondo, permettere al proprio contenuto di essere disseminato nei social network, lasciare che i lettori che producono notizie entrino nel farsi della notizia (destinando risorse al rapporto con questi produttori) e in ogni piega della rete. Certo, per far questo ci vuole un’eresia professionale.

.. (qui il primo capitolo)

Vaticano, allontanato corista della Cappella Giulia avrebbe combinato gli incontri gay di Balducci

Il nigeriano Chinedu Thiomas Ehiem è indicato nell’indagine sugli appalti quale procacciatore
Santa Sede: “Non è un religioso né un seminarista”.  Il difensore dell’imprenditore “Sono fatti privati”

Vaticano, allontanato corista della Cappella Giulia
avrebbe combinato gli incontri gay di Balducci

Per l’ex dirigente si affaccerebbe anche l’ipotesi di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione maschile

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Vaticano, allontanato corista della Cappella Giulia avrebbe  combinato gli incontri gay di Balducci Angelo Balducci

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CITTA’ DEL VATICANO – Allontanato dal coro della Cappella Giulia il nigeriano Chinedu Thiomas Ehiem. L’uomo è indicato nell’indagine sugli appalti per il G8 e per le Grandi opere quale procacciatore di incontri omosessuali per Angelo Balducci, l’ex numero uno del Consiglio superiore dei lavori pubblici, dal 10 febbraio a Regina Coeli. “Non è un religioso, né un seminarista”, hanno precisato fonti della Santa Sede. Il difensore dell’ingegnere: “E’ una vergogna che vengano pubblicate cose non attinenti all’inchiesta”.
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La decisione di allontanare il cantore nigeriano è stata presa dai responsabili della Cappella, che dipende dall’arciprete della Basilica di San Pietro, cardinal Angelo Comastri. La Cappella Giulia è il coro utilizzato nelle cerimonie celebrate in San Pietro in assenza del Papa. Le celebrazioni papali, infatti, sono accompagnate dalla Cappella musicale pontificia Sistina.
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Per Balducci, nelle ultime ore, si starebbe affacciando l’ipotesi di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione maschile. Una storia che passa per il Vaticano e che è stata raccolta in 72 pagine di intercettazioni (da ieri depositate a Perugia a disposizione delle difese), che un’informativa della sezione Anticrimine di Firenze del Ros dei carabinieri datata 5 febbraio 2010 riassume in poche righe: “Nell’ambito del procedimento penale in oggetto – si legge – è emerso che l’ingegner Balducci Angelo, per organizzare incontri occasionali di tipo sessuale, si avvale dell’intermediazione di due soggetti, che si ritiene possano far parte di una rete organizzata, operante soprattutto nella capitale, di sfruttatori o comunque favoreggiatori della prostituzione maschile”.

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I due uomini sono, per l’appunto, il nigeriano Chinedu Thomas Ehiem, che si fa chiamare “Mike”, 40 anni, residente a Roma e Lorenzo Renzi, 33 anni, veneto di Feltre. Dalle loro conversazioni gli inquirenti hanno tratto il sospetto dell’esistenza di una rete di prostituzione maschile e di potenziale ricatto. Da quello che emerge, i ragazzi spesso frequentano i seminari o i collegi ecclesiastici di Roma (“Lui poi a che ora deve ritornare in Seminario?”, chiede Balducci a Ehiem), mentre altre volte appaiono extracomunitari in cerca di permesso di soggiorno .
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“E’ una vergogna che vengano pubblicate cose non attinenti all’inchiesta. Stiamo riflettendo, ma siamo pronti per azioni legali. Nel corso dell’interrogatorio “non abbiamo parlato di vicende private”, dice Franco Coppi, legale di Angelo Balducci, al termine dell’interrogatorio ha commentato le nuove intercettazioni pubblicate questa mattina da alcuni quotidiani. “Quando abbiamo visto con Balducci gli articoli – ha aggiunto il penalista – c’era quasi da ridere, poi avevamo cose più importanti di cui parlare. Non si può dire qualsiasi cosa a ruota libera solo perché uno si trova in carcere”.
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03 marzo 2010
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SOS ALCOOL: Beve il 17 per cento dei 12enni. L’età di inizio è la più bassa d’Europa

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Rapporto del Ministero della Salute

Sos alcool beve il 17 per cento dei 12enni
L’età di inizio è la più bassa d’Europa

Sempre più diffuso il «binge drinking» e il consumo lontano dai pasti

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ROMA – Sos giovani e alcool: i ragazzi italiani consumano alcool per la prima volta ad un’età che è la più bassa in Europa, poco più di 12 anni, e al di sotto dei 13 anni consumano bevande alcoliche con una prevalenza tra le più alte dell’Ue. Così, nel 2008 il 17,6% dei giovani di 11-15 anni ha consumato bevande alcoliche, in un’età al di sotto di quella legale per la somministrazione e per la quale il consumo consigliato è pari a zero.

L’INDAGINE Il dato allarmante è contenuto nella Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero della Salute e Regioni in materia di alcol e problemi alcolcorrelati, anni 2007-2008. Tra i giovani di 18-24 anni di entrambi i sessi, evidenza la Relazione, ha consumato bevande alcoliche il 70,7%, con una prevalenza superiore alla media nazionale. Inoltre, afferma il ministero della Salute, «per quanto riguarda i giovani, la bassa età del primo contatto con le bevande alcoliche è l’aspetto di maggiore debolezza del nostro Paese nel confronto con l’Europa (in media 12,2 anni di età, contro i 14,6 della media europea)».

BINGE-DRINKING Tra i comportamenti a rischio è sempre più diffuso il binge drinking (abbuffate d’alcol fino all’ubriacatura), soprattutto nella popolazione maschile di 18-24 anni (22,1%) e di 25-44 (16,9% ). Altra tipologia di consumo a rischio prevalente tra i giovani è, inoltre, il consumo fuori pasto, che ha riguardato nel 2008 il 31,7% dei maschi e il 21,3% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 24 anni. Nella stessa fascia di età, il 13,2% dei maschi e il 4,4% delle femmine ha praticato il binge drinking nel corso dell’anno.

PER IL 9,4% DEGLI ITALIANI CONSUMO SMODATO Per quanto riguarda il consumo di alcol in generale nella popolazione, la relazione del Ministero dice che in Italia va meglio che in altri Paesi europei, ma il rischio resta alto: il consumo di bevande alcoliche tra gli italiani, pur registrando percentuali minori rispetto ad altre nazioni, rimane comunque sostenuto, tanto che il 9,4% della popolazione consuma quotidianamente alcol in quantità non moderate e il 15,9% non rispetta le indicazioni di consumo proposte dagli organi di tutela della salute. Il quadro epidemiologico conferma la diffusione, in atto negli ultimi anni, di comportamenti a rischio lontani dalla tradizione nazionale, quali i consumi fuori pasto, le ubriacature e il binge drinking. Nei confronti dell’Europa, rileva la Relazione, «l’Italia presenta una minore prevalenza di consumatori di bevande alcoliche e una minore diffusione del binge drinking; tuttavia, fra coloro che consumano alcol, ben il 26% lo fa quotidianamente (il doppio della media europea), il 14% lo fa da 4 a 5 volte a settimana (valore più alto in Europa) e il 34% pratica il binge drinking almeno una volta a settimana (contro il 28% della media europea)». (Fonte Agenzia Ansa)

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03 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/salute/10_marzo_03/alcola–allarme-giovani-ministero_68c78894-26ba-11df-b168-00144f02aabe.shtml