Archivio | marzo 5, 2010

Pronto il decreto, incognita Quirinale Berlusconi: «Ridaremo diritto di voto»

Le guide interpretative consentirebbero di uscire dall’impasse in Lazio e Lombardia

Pronto il decreto, incognita Quirinale
Berlusconi: «Ridaremo diritto di voto»

https://i0.wp.com/www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-2/berlusconi-gandus/lapr_13245434_43000.jpg

Il governo sta esaminando un testo in quattro punti che consentirebbe il recupero della lista del Pdl nel Lazio

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ROMA – Il consiglio dei ministri che deve cercare di risolvere il nodo delle liste escluse in Lazio e in Lombardia era stato convocato alle ore 19.30,. Sebbene il premier Silvio Berlusconi sia arrivato a palazzo Chigi non è tuttavia ancora iniziato. Secondo quanto si apprende, sarebbe in corso una «trattativa» tra gli uffici dell’esecutivo e quelli del Colle proprio sulla natura del decreto interpretativo, che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, firmerebbe solo se non innovativo.

GIORNATA AD ALTA TENSIONEIl tutto avviene al termine di una giornata di fibrillazione in cui hanno tenuto banco la posizione intransigente dell’opposizione rispetto a possibili scorciatoie legislative e, appunto, la posizione che sulla vicenda potrebbe assumere il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Quirinale aveva fatto sapere al premier di non essere propenso ad avallare provvedimenti d’urgenza che modifichino la legislazione in materia. E per questo l’esecutivo ha optato per un decreto interpretativo che dovrebbe consentire di far rientrare nell’alveo della regolarità anche le liste rimaste escluse pur senza introdurre nuove norme. Il Colle si sarebbe reso disponibile a valutare una proposta, pur senza dare conferme sull’eventuale condivisione della procedura. I tempi lunghi del Cdm sono dunque dovuti proprio a questo confronto preventivo tra gli staff di Palazzo Chigi e della presidenza della Repubblica.

PROPOSTA IN QUATTRO PUNTISecondo quanto viene anticipato dalle agenzie di stampa, sarebbero quattro i punti che compongono il decreto. La bozza di testo è ancora oggetto di contatti informali con il Colle per cercare di smussare a priori eventuali punti che potrebbero portare ad un veto da parte di Napolitano. Il testo del quale sono stati informati i ministri in vista del consiglio, prevede come primo punto che i termini di presentazione delle liste si basino anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si dimostri la circostanza che si era presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo prevede che al Tar possano ricorrere le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al tribunale amministrativo solo dopo il voto. Uno dei timori del Pdl era infatti che il Tar del Lazio facesse riferimento ad una pronuncia del Consiglio di Stato che prevede che non si possano esaminare ricorsi in materia elettorale nel mese che precede il voto. Infine, il decreto si applica già alle prossime Regionali.

«RIDARE DIRITTO DI VOTO»«Sono uscito dal Consiglio dei Ministri dove stiamo facendo un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni – ha spiegato lo stesso Silvio Berlusconi nel corso di un collegamento telefonico con un evento elettorale del suo partito in Puglia – in modo che, speriamo, si possa ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia».

«MANDARE LE FORZE ARMATE»Durissima la posizione dell’Italia dei Valori: «Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l’intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore – ha detto il leader, Antonio Di Pietro -. Noi ci appelleremo alla societá civile e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica». Di «decreto eversivo» parla invece il radicale Marco Cappato, secondo cui è in atto «un tentativo di porre il potere al di sopra e contro la legge» e secondo cui le elezioni a questo punto andrebbero annullate e riconvocate. Sinistra e Libertà, con Fabio Mussi, definisce invece il tentativo di reinserire le liste del centrodestra come veri e propri «brogli di Stato».

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Redazione online
05 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/decreto-interpretativo-liste-escluse-cdm-governo-guirinale_812b08bc-288f-11df-84c9-00144f02aabe.shtml

Incidenti sul lavoro: morti due operai in Puglia e in Sicilia

per non morire di lavoro

Incidenti sul lavoro: morti due operai in Puglia e in Sicilia

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ROMA (5 marzo) – Ancora incidenti sul lavoro: un operaio è morto in Puglia e un altro in Sicilia. Un operaio impegnato in lavori sul tratto Cerignola-Foggia delle Ferrovie dello Stato è morto la scorsa notte al sopraggiungere di un treno regionale. Giuseppe Mazzarella, 64 anni, di Poggio Imperiale (Foggia) era dipendente della ditta appaltatrice Fersalento srl e insieme con alcuni colleghi era impegnato in lavori di sistemazione della massicciata. Il treno coinvolto nell’incidente è stato il regionale n.12514 Bari-Foggia. L’uomo è stato portato in ospedale ma è morto poco dopo il ricovero.

Una vittima in Sicilia. A Palermo invece Federico Settimo, 62 anni, operaio dell’Amap, l’azienda che gestisce il servizio idrico è morto dopo essere precipitato da una vasca di decantazione in via Chirone nei pressi di via dell’Olimpo. L’uomo è deceduto dopo avere sbattuto la testa. Federico Settimo, stava eseguendo lavori di pulizia esterna in un silo, su un muro alto due metri. L’area dove è avvenuto l’incidente è stata sequestrata dalla magistratura.

Sindacati chiedono chiarezza. Le segreterie regionali pugliesi Filt-Cgil, Uiltrasporti, Ugl Af, Orsa e Fast in una nota congiunta «chiedono con forza che le inchieste in corso, sia quella di Rfi che, in particolare, quella della magistratura, facciano piena luce» sull’incidente che ha provocato la morte di un operaio.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=93600&sez=HOME_INITALIA

ROMA, Pantheon: Concerto interrotto da commessi fiscali: “Sono le 18, si chiude” GUARDA IL VIDEO

Il Pantheon chiude: stop al concerto

“Oggi è domenica, alle 18 tutti fuori. L’esibizione finisce qui”, annuncia l’impiegata. Gli spettatori romani invitano l’orchestra a continuare. E poi urlano “vergogna, vergogna”. Lo spettacolo sarebbe finito alle 18,15. E il video fa il giro del mondo

APPALTI G8 – Piscicelli e Cerruti in arresto. Fusi no, la procura fa ricorso / Ecco le carte dell’inchiesta

Grandi Opere

http://www.experyentya.it/.a/6a00d834fde33553ef01127981d68228a4-800wi

Piscicelli e Cerruti in arresto
Fusi no, la procura fa ricorso

Due nuove ordinanze di custodia cautelare per la scuola dei Marescialli: arresti per l’imprenditore Piscicelli e l’avvocato Cerruti, quest’ultimo ai domiciliari

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FIRENZE – La prima svolta dell’inchiesta sui grandi appalti, arriva nella notte. Almeno per quanto riguarda il filone sull’appalto della scuola Marescialli di Castello. Due le nuove ordinanze di custodia cautelare chieste dalla procura di Firenze e disposte dal giudice Rosario Lupo: in manette ieri sono finiti Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che secondo gli atti dell’inchiesta, sarebbe l’anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp (e quello che rideva insieme al cognato del terremoto all’Aquila) e l’avvocato romano Guido Cerruti, dello studio legale che curava gli affari della scuola dei Marescialli e dei Nuovi Uffizi grazie ai suoi rapporti con il Ministero. Il gip di Firenze ha disposto un’ulteriore misura cautelare, notificata in carcere all’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci e a Fabio De Santis, ex funzionario della Ferratella diventato poi provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Per tutti l’accusa è di concorso in corruzione.

IL RUOLO DI FUSI E LA RICHIESTA DELL’ARRESTO – Il gip ha respinto invece, la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp. In base a quanto si apprende, la richiesta era stata formulata dalla procura fiorentina a dicembre, insieme a quelle eseguite la scorsa notte e parallelamente a quelle eseguite il 10 febbraio, dopo che una fuga di notizie ne aveva accelerato l’esecuzione. Nel frattempo, secondo il giudice, sarebbero venute meno le esigenze cautelari per Fusi, dal momento che l’imprenditore si è dimesso dai suoi incarichi nella Baldassini-Tognozzi-Pontello. Il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha firmato però l’impugnazione del provvedimento con cui il gip, Rosario Lupo, ha respinto la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp, in relazione alla vicenda della scuola marescialli dei carabinieri. Sull’impugnazione deciderà il tribunale del riesame di Firenze.

LA VICENDA SCUOLA MARESCIALLI – Nel documento di 347 pagine, il giudice Rosario Lupo, lo stesso che ha firmato l’ordinanza di arresto prima di trasferire la competenza a Perugia, racconta i passaggi della complicatissima vicenda partita nel lontano 2001, quando la Baldassini-Tognozzi vinse l’appalto di 456 milioni di vecchie lire. Il colosso delle costruzioni guidato da Riccardo Fusi, ora indagato per corruzione, perde l’appalto nel 2006. Quello che accade da quel momento in poi è il tentativo di riconquistare il cantiere perduto. Fusi comincia a lavorare su più fronti: quello politico, grazie all’amico di sempre Denis Verdini (anche lui indagato per concorso in corruzione) che cerca di metterlo in contatto con il ministro Altero Matteoli (del tutto estraneo alla vicenda), e poi sponsorizzando la nomina di De Santis al Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana; ma anche quello imprenditoriale, grazie al rapporto con l’imprenditore De Vito Piscicelli, l’uomo che doveva lanciarlo nel mondo dei grandi appalti.

I NUOVI ARRESTI – L’avvocato romano Guido Cerruti si trova agli arresti domiciliari. Nell’ambito dell’inchiesta, Cerruti compare in più intercettazioni telefoniche con vari indagati. Per quanto riguarda Firenze il suo ruolo emerge, oltre che nell’appalto per la nuova Scuola marescialli dei carabinieri, anche per un interessamento per i lavori per l’ampliamento della Galleria degli Uffizi. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa anche nei confronti dell’imprenditore Francesco Piscicelli, già indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti. Al momento dell’emissione del provvedimento l’imprenditore si trovava all’estero ed è rientrato appositamente a Roma per costituirsi.

L'onorevole Verdini
L’onorevole Verdi

LE ACCUSE – Concorso in corruzione continuata e aggravata: è l’accusa che ha portato alle nuove quattro misure cautelari. Nella nuova ordinanza del gip di Firenze si descrivono le attività di Angelo Balducci e Fabio De Santis per pilotare alcuni appalti e le «utilità » – promesse di tangenti e favori – che, in cambio avrebbero ricevuto da alcuni imprenditori. Nell’ordinanza si dice che i «pubblici ufficiali» Angelo Balducci e Fabio De Santis «si impegnavano» ad affidare a «impresa riferibile» a Riccardo Fusi, ex presidente della Btp, al suo vice alla Btp Roberto Bartolomei e all’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, appalti nell’ambito dei 150 anni dell’Unità d’Italia e del G8 alla Maddalena, e «a far ottenere alla Btp l’appalto» per la scuola Marescialli dei carabinieri (gara vinta dalla Btp poi però estromessa). In cambio, quale «retribuzione» Balducci e De Santis «accettavano, previa intermediazione di De Vito Piscicelli» che li metteva in contatto con Fusi e Bartolomei, «la promessa di quest’ultimi della corresponsione di una somma di denaro (contrattata da De Vito Piscicelli con Fusi)». A De Santis, con riferimento alla scuola Marescialli, si contesta inoltre, «l’utilità» consistita nella sua nomina a provveditore per le opere pubbliche della Toscana, «essendosi Fusi e Balducci adoperati per far conseguire a De Santis» la nomina «a tal fine avvalendosi dell’onorevole Verdini» che, su loro sollecitazione, «agendo nell’ambito del suo ruolo politico-istituzionale, si attivava presso gli organi competenti per la nomina».

L’ORDINANZA – Balducci e De Santis, sempre per la loro attività in merito al cantiere-scuola – è scritto nell’ordinanza – «ricevevano l’utilità economica costituita dal conferimento, da parte della Btp, di un incarico di consulenza legale» all’avvocato romano Guido Cerruti, «che concordava con Fusi la corresponsione di una somma di denaro pari al 2% sull’importo incassato qualora fosse stato riconosciuto un risarcimento economico in favore della Btp ovvero di una somma di denaro pari all’0,8% dell’importo dell’appalto (valore circa 250 milioni di euro)» se i lavori «fossero stati riaffidati» all’impresa. Cerruti accettava l’incarico «conferitogli da Fusi su indicazione di Balducci e De Santis »i quali, anzichè tutelare gli interessi« della pubblica amministrazione nella controversia» tra Btp e ministero delle Infrastrutture per la scuola «concordavano con Fusi e lo stesso Cerruti, le strategie da adottare con la controparte, a tal fine adoperandosi per assumere ruoli di pubblica amministrazione attiva, che consentivano a Balducci e De Santis, con l’aiuto di Cerruti, di assumere iniziative volte a far ottenere alla Btp l’affidamento dell’appalto». Ancora per De Santis si parla di un orologio di marca, valore alcune migliaia di euro, ricevuto da Fusi e Piscicelli.

IL PRETE, CUSTODE DEI FONDI – Secondo quanto riportato da Repubblica, dalla carte perugine emergerebbe meglio il ruolo avuto da don Evaldo Biasini, economo della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Gesù, come custode dei fondi neri dell’imprenditore Diego Anemone. Quei soldi sono stati trovati nella cassaforte del prete. Dietro a un quadro che rappresenta scene religiose, i carabinieri del Ros hanno trovato la cassaforte con un milione di euro circa, tra contanti e assegni. Denaro che il sacerdote, economo della Congregazione custodiva e prelevava ogni volta che Anemone ne aveva bisogno.

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Alessandra Bravi
04 marzo 2010(ultima modifica: 05 marzo 2010)

fonte:  http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/4-marzo-2010/appalti-svolta-inchiesta-piscicelli-cerruti-arresto-1602596456614.shtml

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Intercettazioni

Ecco le carte dell’inchiesta

Nei documenti dell’inchiesta le telefonate, gli incontri in alcuni ristoranti romani, la rete delle aziende, il ruolo delle banche, le pressioni sugli appalti e l’intreccio tra la politica e le imprese fiorentine

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Politica e affari. Imprenditori che chiedono, politici che rispondono e qualche volte i confini — i ruoli e gli interessi — sembrano talmente stretti che si fa fatica a distingerli. A volte fanno fatica a distinguerli loro stessi. Dice «noi» Denis Verdini, indagato per concorso in corruzione, mentre parla della scuola marescialli di Castello con l’amico Riccardo Fusi, presidente della Baldassini e Tognozzi, anche lui indagato per corruzione e associazione a delinquere aggravata dalla finalità mafiosa: «Tranquillo, noi entreremo», dice. Quegli intrecci che l’inchiesta partita da Firenze sta svelando sono documentati dalle immagini dei carabinieri del Ros che per due anni hanno osservato, pedinato, scattato foto. E da migliaia di intercettazioni telefoniche, disposte dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini, che sono finite nelle 20.267 pagine che stanno sconvolgendo l’Italia.

Castello, le trattative per la scuola Il primo anello della catena per entrare nel mondo degli appalti per Riccardo Fusi è l’imprenditore romano Francesco De Vito Piscicelli che per la sua attività di intermediazione con Balducci e De Santis chiede 1 milione e mezzo di euro. Il «patto», siglato in occasione di un incontro a Firenze, prevede il pagamento solo a risultato raggiunto. Piscicelli spiega che i soldi servono per ripagare «i dieci anni di buttamento di sangue». Solo così la Baldassini può aspirare a sedersi al banchetto delle grandi opere. Nel febbraio 2008 la Baldassini e Tognozzi, insieme al consorzio Stabile Novus, vuole partecipare alle gare per il secondo pacchetto di opere per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Hanno già avuto preventiva assicurazione dell’aggiudicazione di quelle opere proprio nel corso di un incontro a Roma il 13 febbraio 2008. E di fronte all’ingresso del Dipartimento in via della Ferratella in Laterano, Piscicelli esibisce l’elenco a Fusi. E Fusi appoggiato sul cofano di un’auto, mette le sue tre preferenze. Qualche volte Fusi si lamenta perché alla Ferratella «sembra di essere a un pronto soccorso, tutti gli imprenditori fuori dalla porta. Per il G8 ci sono richieste di 32 aziende, hanno iscritto tutti. Anche un indiano c’è, ti rendi conto?». Insieme Piscicelli e Fusi nel dicembre 2008 vanno in una gioielleria di Roma a comprare due orologi del valore di 10 mila euro per De Santis e Maria Pia Forleo, altra funzionaria del ministero. Fusi protesta perché nel cantiere di Castello non è stata ancora buttato fuori il consorzio Astaldi. Ma al Dipartimento — racconta Piscicelli al cognato — stanno già preparando i documenti per far rientrare la Btp. «Fusi non era contento, di più. Hanno fatto proprio i pezzi di carta ieri, le lettere per interrompere quella cosa». Per togliere cioè l’appalto alla Astaldi. I tempi stringono e Fusi scalpita con Piscicelli perché i lavori dell’Astaldi stanno andando avanti troppo velocemente: «Il problema è che purtroppo qui abbiamo una situazione che si chiama tempo. Non hanno mai lavorato con questi ritmi. Il cantiere se non lo fermano, dopo anche se arriva quello che si dice noi è troppo tardi. È come trovare una medicina quando uno è già morto. Il cantiere è andato pianissimo per un sacco di tempo, ora è da novembre, dicembre che stanno spingendo come noi mai». Fusi spiega che Balducci ha un ruolo troppo importante in questa vicenda: «Qui non è che si sta chiedendo un favore, si sta facendo gli interessi dello Stato». «Quelli vanno a duemila — protesta Fusi con Verdini — Qui ci vuole uno coi coglioni, autorevole, Balducci è in predicato per fare il presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici». Verdini tranquillizza l’amico: «Non ti preoccupare siamo messi bene, non ti preoccupare». Fusi: «No, io non mi preoccupo ma bisogna parlare io e te capito? Ieri sera ero a Firenze mi hanno invitato a cena Salvatore Ligresti. Loro insomma quindi rifanno il ponte sullo stretto, rifanno l’Alta Velocità. E noi?». Verdini: «Noi entreremo, stai tranquillo». Fusi: «Guarda è fondamentale bisogna tu faccia capito?». Verdini: «Stai tranquillo». E più volte gli dirà: «Fidati». Nel maggio 2008 Fusi chiama Verdini: «Senti ma con quella persona di Cecina quando ci si vede? (il ministro Altero Matteoli, ndr) «Prima possibile — risponde Verdini — non ti preoccupare siamo messi bene. Mi ha già detto “Denis, la prima cosa che si fa, si fa quella”». Il primo ottobre De Santis conferma che la delibera sulla scuola marescialli che arriverà dal Consiglio superiore per i lavoro pubbici è identica a quella che ha preparato lui: «Hanno deliberato esattamente uguale alla mia istruttoria, identica, non hanno cambiato neanche una virgola. Devono reperire le firme dei relatori. Quello non ci sta perché sta fuori in missione… quell’altro sta in ferie». A ottobre De Santis chiama direttamente Fusi per assicurargli che la delibera sarà disponibile entro pochissimi giorni. Riccardo Fusi, a seguito di numerosi incontri mediati da Piscicelli, con Balducci e De Santis riesce ad ottenere l’emanazione da parte dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici della deliberazione n. 39 (settembre 2008) dai contenuti favorevoli ai fini della riassegnazione alla Btp del cantiere della Scuola Marescialli. Il Ministero delle Infrastrutture guidato da Altero Matteoli, a seguito di questa delibera, nel dicembre 2008 nomina una commissione di cui fanno parte l’ingegner De Santis e l’ingegner Silvio Albanesi, che dovrebbe determinare la rescissione del contratto con l’Astaldi e la restituzione del cantiere alla Btp spa, con l’incremento dell’indice sismico da 1 a 1,4, con conseguente notevole incremento dei costi per il completamento dell’opera.

I contatti con Balducci Nel luglio 2008 entra in scena Verdini: prende contatti con Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici. I due non si conoscono, a metterli in contatto è «l’amico comune» De Vito Piscicelli, imprenditore romano. Verdini: «Mi scusi se la disturbo ingegnere, sono Denis Verdini, mi ha dato il suo numero l’amico comune Franco Piscicelli. Avrei piacere di incontrarla». Balducci chiede di richiamare: «Adesso ho qualche complicazione con questa questione del G8». Poco dopo Balducci cercherà alla sede di Forza Italia l’onorevole Verini (sbagliando il nome). La sera Fabio De Santis chiama l’ingegner Balducci e racconta dell’incontro appena avvenuto con Verdini, «molto amico degli ex marescialli, un toscanaccio terribile», dice. Balducci riporta sinteticamente i contenuti dell’incontro che ha appena avuto dicendo che Verdini, già al corrente di tutto, lo ha prima messo in contatto telefonico con un altro soggetto che indica ironicamente come il collaboratore di Salvo, facendo probabilmente riferimento a Salvo Nastasi, attuale capo di gabinetto del ministro dei Beni Culturali Sando Bondi che, nella seduta del Consiglio dei Ministri del 18 luglio 2008, è stato nominato vicepresidente del Comitato Interministeriale per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. «Fabio scusa — dice Balducci — sono uscito adesso, è andata al di là di ogni aspettativa, perché lui sapeva già tutto». Spiega che Verdini gli ha chiesto, in pratica, di gestire insieme i prossimi appalti: «Straordinario, gli ho detto dei problemi, lui mi ha detto “io sono qua per risolvere insieme a lei questi problemi del territorio, per il resto andiamo avanti come dei treni”. È uno anche godereccio, nel senso simpatico, il toscano». Il giorno dopo è Verdini a informare Fusi dell’incontro avuto: «Il problema è che ha bisogno estremo di me Balducci, perché c’è il rischio che tutta quella roba venga bloccata. Non è che ci voleva la benedizione ci vuole che io lavori e sodo, però bene eh! L’ho fatto parlare subito col ministro, stamani si fa un incontro». Verdini ribadisce che c’è bisogno di un lavoro forte. «Gli devo sedare sul territorio tutti quelli che sarebbero contrari perché decisi nel Governo precedente. Comunque poi io ho detto “guardi a questo punto a me m’interessa questa roba qui”, dice “va bene poi ci mettiamo a un tavolo identifichiamo le tre, quattro cose da fare e ci arriviamo senza problemi” mi ha detto». Nell’agosto 2008 ci sono altri contatti tra Verdini e Balducci. Verdini chiede: «Mi prepari anche l’elenco dei nostri amici sul territorio che in questi giorni così me li lavoro bene». E il 5 agosto, dalla Versiliana, Verdini chiama Fusi: «Senti sono qui insieme a Altero». Fusi risponde che è in treno e Verdini spiega: «Vabbè nessun problema, chiamalo tra un’ora al Ministero». «Si perché c’è una novità importante», risponde Fusi. Verdini: «Perché secondo lui s’è fatto tutto doveva essere fatto». Matteoli dice: «Sono a Palazzo Chigi c’è il Consiglio dei Ministri, mi chiami o un minuto prima delle sette o se no dopo le otto». Ad agosto la palla è passata al ministero. Lo dice Fusi al telefono a Verdini: «C’è una novità importante che ora ti farò leggere. Ora la palla l’ha lui sulla scrivania. Perché qui s’è bell’e mosso l’autorità di Vigilanza e scrivono a lui quindi non è che lui può dire “no ora vedo”, deve fare solo una cosa lui, nominare un Commissario e sospendere i lavori come ho sempre sostenuto io, capito?». Fusi prova a chiamare Matteoli: «So che ci dovrebbe essere stato un po’ di sviluppi per quanto riguarda la Scuola di Firenze lì per quella cosa lì e praticamente dovrebbe arrivare al Ministero una situazione abbastanza importante perché l’Autorità di Vigilanza ha riscontrato varie irregolrità, quindi andrebbe visto come trovare una soluzione». Matteoli dice che sta per partire e la cosa si chiude con notevole disappunto del Fusi che informerà Verdini («telefonata brutta e fredda», dice) il quale promette ancora una volta che si interesserà lui alla vicenda.

I soldi e le banche I soldi sono una traccia fondamentale per capire quali siano le reali condizioni della Btp. Agli atti dell’inchiesta un intero capitolo è dedicato a «Le operazioni bancarie di finanziamento condotte da Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei», imprenditori indagati e perquisiti. Quello che emerge, dagli accertamenti dei carabinieri, è una galassia di società satelliti. La Btp spa, al 28 luglio 2008, ha un capitale sociale di 36 milioni di euro equamente ripartito tra la Holding BRM spa (con sede a Prato) e l’Edil-Invest srl (con sede a Prato): in quest’ultima società Ettore Verdini, fratello dell’onorevole Verdini, risulta essere presidente del collegio sindacale. A sua volta, però, la Btp «è inserita in un gruppo imprenditoriale molto complesso di cui fanno parte altre imprese in qualche modo riferibili» a Fusi e Bartolomei. È il caso della Fidia spa, che è composta a sua volta da sei società ed è incorporata dalla Belfiore e Parco delle Cascine. C’è poi la Santa Croce 2001, ripartita tra cinque diverse società. E ancora: nel rapporto dei carabinieri vengono menzionate la Legi Partecipazioni spa, la Finmari srl, la Servizi tecnici srl (che a sua volta risulta partecipare in altre tre società con sede a Firenze, Calenzano e Prato), Finanza e Progetti srl (società presieduta dall’ex presidente Adf Riccardo Bicchi che ha «avuto incarichi di consulenza tecnica da parte di Firenze Mobilità»). Un puzzle di società, insomma, che ha però un’unica sede: in via Alfieri 5 ci sono 10 società. Un civico «che rappresenta anche fisicamente l’unicità di una serie di società fra loro intrecciate e riferibili alla Btp spa nelle persone di Riccardo Fusi e Vincenzo Di Nardo». Sempre sul solito campanello Gst Global, la Baselnet Consulting, la Sit spa (dove siedono il colosso di costruzioni Consorzio Etruria, Mps e Camera di Commercio di Firenze). Ancora: ci sono altre sei società censite nel rapporto. Ma una è particolarmente interessante: la Immobiliare Ferrucci srl. Nel 2008 viene stipulato un contratto di pegno su quote tra la Edil Invest srl (sempre riconducibile a Fusi) e la Holding Brm spa (sempre riconducibile a Fusi) e banche che si faranno garanti: Italo Biagi, perquisito dal Ros con l’accusa di falso interno bancario, firma come legale rappresentante del Credito Cooperativo fiorentino assieme a funzionari del Mps, Cariprato, Banca Mb ed Unipol. Ed è qua il punto. La Edil Invest e Holding Spa hanno richiesto al citato pool di banche un finanziamento di 150.000.000 di euro per l’acquisto del 100% delle quote dell’immobiliare Ferrucci dalla proprietaria Btp spa e del credito intercompany vantato da Btp nei confronti dell’Immobiliare Ferrucci». Ed è la concessione di questi soldi che è alla base delle perquisizioni che hanno toccato Italo Biagini e Riccardo Baronti, funzionario della Bnl. Il 29 gennaio 2009 Fusi chiama Bartolomei e gli racconta una conversazione che ha avuto con alcuni funzionari della Bnl: lo hanno cercato perché i conti non tornano. È nervoso quando spiega che «mi hanno detto che il nostro gruppo è da concordato, che la situazione nostra non è più sostenibile» e che il funzionario gli ha detto: «”Lei mi ha raccontato un monte di balle anche ha riguardo dei 150 milioni del pool perché lei l’ha fatto un’operazione fittizia e non ha preso un lira me l’hanno detto i miei colleghi”». Bartolomei risponde: «Sai ora detto tra me e te … te tu hai ragione sotto il profilo della Btp Spa … ma sulla Btp forse si ha torto (…). Comunque bisogna pararla questa di Bnl perché sennò succede casino se questi fanno i bischeri è un problema. Questi qui quando si mettono nei casini loro tu vai nei casini ogni cosa. Dopo non si torna più indietro».

L’intreccio di Firenze Mobilità Un passo indietro. Il 22 maggio dello scorso anno Fusi, dopo aver confermato al direttore generale Biagi «dell’appartamento a Camaiore da metà giugno e per i mesi di luglio e agosto prossimi», parla dell’erogazione «del finanziamento in favore delle imprese» riconducili allo stesso imprenditore, «dietro fidejussione rilasciata dal Credito Cooperativo Fiorentino a seguito della presentazione di garanzie costituite da falsi preliminari di vendita di immobili». Spiega che «bisogna risolvere il prima possibile il preliminare stipulato con la Costruzioni Versiliesi» dato che questa impresa «sta creando problemi». Pressa perché incontri una sua collaboratrice, Monica Manescalchi, a sua volta perquisita nell’inchiesta. Fusi la chiama e le dice: «Devi portare preliminari per 20 milioni… te hai solo 20 milioni: quelli della Unipol… 20 milioni». Ma la situazione è talmente ingarbugliata che Fusi decide di prendere tempo. Intanto dalla Bnl si fanno avanti. E Fusi è in tourbillon di telefonate e riunioni. E il 6 luglio Fusi torna a parlare con una persona: «Avrei pensato di fare questo… “la società Finmari richiede 10 milioni di euro di finanziamento” … e tu butti giù la richiesta…» dato che «ha ottenuto un finanziamento dalla Mb Banca di Milano». In pratica l’imprenditore «si riferisce alla fittizia acquisizione da parte di Finmari spa di quote della Una spa», la società che ha un albergo di extralusso anche a Lido di Camaiore. Intanto, però, prosegue l’operazione sulle due banche: hanno appena portato le carte alla Bnl e al Credito. Di fatto il 9 giugno scorso Bartolomei dice che le «erogazioni dovrebbero essere sicuramente entro il 30 giugno. Dieci milioni circa per Santa Croce e da quattro e mezzo ai cinque per Fidia» da parte della Bnl. Ma il 16 giugno del 2008 altro problema: Riccardo Fusi viene informato che non tornano gli importi preliminari. E dunque si devono cambiare. E anche alla Bnl le cose sono problematiche, dato che Baronti, il funzionario indagato, lo ha informato che «c’è un esubero di preliminari sulla Santa Croce». Sono momenti drammatici, ma per Fusi «un conto è come stanno le cose. Un conto è come te le faccio vedere, l’importante è avere il finanziamento. Che problemi ci sono?!». Si discute anche di «un’altra complessa operazione di finanziamento dell’importo di 150 milioni di euro, in cui sono interessate 3 banche: Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Banca Popolare di Vicenza». Più problemi per risolvere un’unica domanda di soldi. Per prendere i soldi delle caparre dei preliminari per Fusi «si tratta solo di una partita di giro fra le loro imprese, senza alcun reale movimento di denaro. Quello che ti volevo spiegare è che lui s’incarta con il giro, questi qui non sono mica soldi veri, quelli delle caparre, perché entrano e riescono… non so se mi spiego. L’importante è fare il giro perché loro non è che ti dicono che tu li devi lasciare sul conto, se no non ci sarebbe verso…». Le cose, comunque, iniziano a girare. Il 23 giugno del 2008 Baronti della Bnl chiama Fusi e «fa capire che si è pronti per erogare il finanziamento per Santa Croce, mentre per la società Fidia è stato già quantificato l’importo». E il 15 dicembre del 2008 spunta il nome di Verdini. Fusi parla con un collaboratore: «Il presidente Verdini deve andare via oggi per queste elezioni in Abruzzo. Lo potresti raggiungere subito al Credito Cooperativo Fiorentino a Firenze per spiegargli bene l’operazione e lui sta facendo venire il direttore lì e tu guardi se la sblocchi subito?» Si tratta di un operazione riferita al deposito di due fidejussioni. Non ci sono solo buone notizie. Nella serata del 5 febbraio, Riccardo Fusi parlando con il socio Roberto Bartolomei dello stato di criticità che sta attraversando il gruppo, esprime «la preoccupazione che possa succedere qualcosa di estremamente grave». E la mattina del 12 febbraio Riccardo Fusi chiede al socio Bartolomei di far approntare fatture per 3.000.000 di euro intestate alla Btp e rilasciate da alcune società del loro gruppo, in modo da poterle presentare allo sconto alla Bnl e utilizzare il ricavato per abbattere l’esposizione della società Montevalori». Di fatto alti funzionari della Bnl frappongono problemi («difficoltà nell’iter istruttorio propedeutico all’erogazione del finanziamento», scrivono i carabinieri) e ancora al Credito non si muove nulla. Qualcosa cambia. «La mattina del 14 settembre Riccardo Fusi, premettendo che nel pomeriggio è stata fissata una importante riunione in Bnl a cui partecipano le banche interessate nell’operazione riguardante la società Fidia, chiede a Verdini di farvi partecipare anche il direttore del Credito Cooperativo Biagini». E qualcosa si muove. La mattina dell’8 ottobre, Riccardo Baronti della Bnl, dandola come anticipazione assolutamente riservata, informa Fusi che «è stato deliberato il primo finanziamento».

De Santis e l’impegno di Verdini Leonardo Benvenuti, collaboratore di Verdini, (anche lui indagato) chiama Fabio De Santis per sapere in quale fascia è posizionato come incarico lavorativo: «Chiedo scusa se disturbo, io lavoro anche per lei. Prima fascia oppure no?». La ragione di questa richiesta diventa chiara dall’ascolto delle successive conversazioni: Leonardo Benvenuti, Verdini e Fusi si stanno occupando di far promuovere De Santis come Provveditore alle Opere Pubbliche per la Toscana. Questa nomina — dice l’informativa del Ros — costituisce la contropartita per l’apporto che De Santis deve fornire quale componente della commissione appena costituita per la trattazione della vicenda del cantiere della Scuola Marescialli. In un’altra conversazione Verdini accenna cripticamente a Fusi di aver parlato con il ministro Matteoli della nomina di De Santis. Fusi chiama De Santis e chiede direttamente a lui di spiegargli come giustificare la promozione, con quale articolo del decreto legislativo. Riccardo Fusi chiede a De Santis di preparargli una sorta di scheda, assicurandogli che provvederà a consegnarla personalmente all’onorevole Verdini.

Firenze Mobilità e il project La galassia degli interessi della Btp si porta in dote anche Firenze Mobilità, la società partecipata presieduta da Vincenzo Di Nardo. E dunque agli atti dell’inchiesta ci sono riferimenti sui parcheggi che sono stati costruiti da Firenze Mobilità col project financing e gestiti dalla Firenze Parcheggi (società partecipata dal Comune che a sua volta ha quote di Firenze Mobilità) presieduta all’epoca da Alessandro Lo Presti, ex consigliere comunale Ds, dimessosi per partecipare alle primarie Pd per il Consiglio regionale. I carabinieri del Ros, che accennano all’«Operazione Scala della Gherardesca—Fratini—Four Season», hanno infilato nell’informativa «la gestione del parcheggio di piazza Alberti, gli altri parcheggi e l’operazione immobiliare Castello». Chiaro che a questo punto la procura ha aperto un fascicolo. I problemi sono sempre i soldi. Il 14 gennaio scorso Vincenzo Di Nardo chiede a un funzionario della Carifi di intervenire sui dirigenti della Cassa di Risparmio di Firenze perché la banca occupi i locali realizzati a piazza Alberti «benché la destinazione d’uso sia in atto solo commerciale in quanto per ottenere la variazione in direzionale, già richiesta al Comune, ci vuole ancora del tempo. Chiedevo, visto la tua grande potenza dentro la Cassa, per ragioni affettive e familiari e aziendali, volevo che tu facessi un intervento per quanto riguarda quella situazione di piazza Alberti. Te sai che piazza Alberti ora come ora è commerciale va bene?». E il funzionario risponde: «Hai voglia. Queste sono cose che tratto direttamente io con quelli della parte che si occupano degli immobili». Di Nardo chiarisce che c’è «l’urgenza di indurre la Cassa di Risparmio ad occupare i nuovi locali è dettata dalla necessità di cominciare ad incassare in canone d’affitto». Intanto, però, quando in Comune fanno i conti sul primo contratto dei parcheggi qualcosa non torna. Una funzionaria di Palazzo Vecchio spiega all’architetto Gaetano Di Benedetto, ex dirigente dell’urbanistica e responsabile unico del project (poi indagato nell’ambito dell’inchiesta su Castello): «L’ho convertito dalle lire in euro… il costo del progetto chiavi in mano mi viene 12.290.644 e non 12.573…». E Di Benedetto minimizza: «Mi sembra di capire che è una differenza minima però». Una differenza di 300 mila euro. Non solo: la funzionaria sostiene che non riesce nemmeno a spiegarsi gli importi riferiti al parcheggio di piazza Beccarla: «Sembrano maggiorati di altri 70.000 euro». E Di Benedetto prende tempo: «Non lo so, ora io sono fuori, non ho tutte le carte, fai una lista dei dubbi». E sempre di soldi si parla l’11 gennaio scorso quando Vincenzo Di Nardo chiede a Lo Presti di inviargli, quale presidente del cda di Firenze Parcheggi, «una lettera con cui chiede di annullare la fideiussione revolving per 2 anni, avendo Di Nardo già concordato con le banche» che sarà concessa per 6 mesi. Dice Di Nardo: «Bisogna che tu mi butti giù una lettera ma prima me la fai vedere in bozza dove mi dici “essendo l’operazione ormai conclusa, essendoci solo problemi di gestione, essendo la nostra società un soggetto partecipato dal concedente, affidabile perché partecipata dalle stesse Istituti di credito. Si richiede in virtù del contratto d’appalto per cui Firenze Mobilità è passante, di poter per nostro conto rinegoziare la fidejussione chiedendola di non. Chiedendo di non di evitare la fidejussione revolving per 2 anni. Ovviamente loro ci acconsentiranno a farcela dare revolving di 6 mesi invece che 2 anni. Però noi dobbiamo chiedere che non ci sia per niente allora falla buttare giù, io ho già concordato con loro che appena mi arriva questa lettera, gliela riinvio e poi faccio una riunione della banche e quindi la fidejussione passa… viene concordato, viene proposto da loro di farla a 6 mesi. E quindi siamo, questo sarebbe fatto … quindi ecco preparami per favore questa lettera qui in bozza magari la concordiamo: così la concordo anche con le banche, va bene?». E Lo Presti è d’accordo: «Ho capito. Bene. Ti mando in bozza, va bene». E il 16 gennaio il solito Di Nardo si preoccupa anche dei «contatti con un investitore internazionale di fondi che è interessato ad acquistare il 20% della quota della Camera di Commercio e probabilmente potrebbe essere interessato anche ad una quota di Firenze Parcheggi». E il 22 gennaio del 2008 Di Nardo chiama l’allora presidente della Camera di Commercio Luca Mantellassi, indagato per truffa allo Stato dalla Procura di Nocera Inferiore per la vicenda relativa alla Boma, prospettandogli questa possibilità. E Mantellassi risponde a Di Nardo: «Quindi te potresti vendere la tua quota e le nostre quote di Firenze Mobilità».

L’intervista Fusi ironizza su un’intervista rilasciata da Verdini a Libero il 23 agosto in cui fa riferimento a Fusi e ai suoi rapporti con il parlamentare. Alla domanda “ma è vero che lei c’ha degli interessi sulla tramvia?” Verdini risponde: “No. Lì la gara l’ha vinta un imprenditore”. Domanda: «Le malelingue dicono che lei abbia interessi nella tramvia di Firenze voluta dal sindaco del Pd Leonardo Domenici e che è per questo che lì non esiste una vera opposizione”. “Non ho nessun interesse l’imprenditore che ha vinto gli appalti è Riccardo Fusi, è mio amico da sempre, però se lei gli telefona e gli dice di darmi qualche quota azionaria mi fa un piacere”.

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Simone Innocenti
Antonella Mollica

16 febbraio 2010

fonte:  http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/16-febbraio-2010/ecco-carte-inchiesta-1602474553897.shtml?fr=correlati

Pedofilia, abusa delle 4 figlie: arrestato a Cesena

https://i2.wp.com/loscientista.blog.kataweb.it/files/2009/01/pedofilia15.jpg

Pedofilia, abusa delle 4 figlie: arrestato a Cesena

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FORLÌ-CESENA (5 marzo) – È stato arrestato per violenza sessuale reiterata, aggravata e consumata su minori l’uomo di 35 anni, originario di Milano (da pochi giorni lavorava nel Ravennate), ma da molto tempo residente a Cesena, arrestato ieri dalla polizia di Cesena per pedofilia (gli atti di libidine sono durati 13 anni) nei confronti delle quattro figlie, due naturali avute dall’ex consorte e le altre due che la donna aveva avuto da una precedente relazione.

I fatti sono emersi qualche settimana fa quando una delle due figlie dell’uomo, dopo la separazione tra il padre e la madre avvenuta nel luglio scorso, si rifiutava di passare i weekend a casa del genitore (al quale era stato concesso l’affidamento congiunto delle due figlie), anzi qualche volta era pure scappata.

E davanti a tanta reticenza, la madre si è insospettita e pian piano la verità è emersa. La ragazzina aveva detto: «Non voglio più vedere papà: lui comunque è malato e deve essere curato». Così è stata scoperta la vicenda; la donna, distrutta dai sensi di colpa per non essersi mai accorta di nulla e non essere riuscita a proteggere le figlie, si è subito recata dalla polizia che ha iniziato le indagini.

Con grande attenzione è stato così ricostruito quello che non era mai emerso: atti di libidine da parte dell’uomo che duravano da 13 anni e che hanno coinvolto tutte e quattro le figlie: atti che avvenivano soprattutto in bagno e in garage. Pare che non ci siano stati atti sessuali completi ma anche su questo aspetto si sta indagando. Gli inquirenti stanno anche cercando di capire se in questa storia siano stati coinvolti anche altri familiari con loro conviventi. L’uomo si era inserito bene in città, anche se ha qualche precedente penale anche per rapina che risale però a un passato lontano.

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fionte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=93595&sez=HOME_INITALIA

Colloquio con Shirin Neshat: “Io, dissidente iraniana ed eterna esule vi chiedo: aiutate i registi in carcere”

L’INTERVISTA / Colloquio con Shirin Neshat, videoartista di fama internazionale
Nei cinema italiani sta per uscire il suo film, premiato col Leone d’argento a Venezia.

“Io, dissidente iraniana ed eterna esule
vi chiedo: aiutate i registi in carcere”

La regista sulla “rivoluzione verde”: “Che emozione, vedere tanto coraggio al femminile”
E sugli artisti finiti in prigione, come il collega Panahi, dice: “Temo qualsiasi atrocità”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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"Io, dissidente iraniana ed eterna esule vi chiedo: aiutate i  registi in carcere" Shirin Neshat

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ROMA – Esule dal suo Iran, lei, Shirin Neshat, lo è da una vita: “Avevo diciassette anni quando lasciai il Paese – racconta la cinquantatreenne videoartista nonché regista, Leone d’argento a Venezia per il film Donne senza uomini – mio padre mi mandò all’estero a studiare, credevo che sarei tornata. E invece vennero la Rivoluzione islamica di Khomeini, poi la guerra con l’Iraq. E così sono stata ‘abbandonata’ in Occidente: e quella lontananza dalla mia patria è durata per sempre”. Trasformandola in una cittadina del mondo, in dissidente perpetua, che dalla sua casa di New York segue con apprensione le vicende di Teheran, gli arresti dei suoi colleghi cineasti. Come Jafar Panahi: “Stiamo cercando, con Amnesty International, di farlo liberare: ma l’unico modo per ottenerlo è che si mobiliti Hilary Clinton”.
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La Neshat è a Roma perché la sua pellicola, visuale e sperimentale come la sua autrice, sta per sbarcare nelle sale italiane grazie alla coraggiosa distribuzione della Bim. Donne senza uomini è una storia tutta al femminile, ambientata nell’Iran del 1953 quando, con un colpo di Stato appoggiato dalla Cia, fu deposto il presidente democraticamente eletto e cominciò il regime dello Scià. Su questo sfondo, assistiamo alle vicende di quattro personaggi, i cui destini confluiscono in uno splendido giardino di campagna…
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Shirin, cosa rappresenta il giardino al centro della sua pellicola?
“Uno spazio di libertà che per queste donne è come lo spazio dell’esilio: un luogo dove loro avrebbero potuto avere una seconda chance. Come l’ho avuta io, lasciando il mio Paese. Più in generale, col mio film voglio soprattutto mostrare, oltre alla condizione femminile, la convivenza degli opposti: realismo e magia, arte e politica, arte e cinema. E come la bellezza incroci la violenza”.
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Cosa pensa del ruolo della donna in Iran? E’ cambiato dal lontano 1953, o è sostanzialmente immutato?
“Io non vedo affatto le donne del mio Paese come vittime. Anche se è vero che  sono oppresse. Sono molto forti, non hanno mai fatto compromessi, hanno sempre combattuto per i loro diritti. Per le le donne iraniane sono sempre state fonte d’ispirazione, ma non per il semplice fatto che anch’io sono iraniana”.
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Il loro coraggio è stato determinante, nella recente rivoluzione verde…
“Vederle l’estate scorsa, così pronte alla sfida, mi ha fatto commuovere. Davanti a certe immagini, a quei volti bellissimi che protestavano, ho pianto”.
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Ma non c’è solo il problema femminile: il suo è un Paese in cui l’opposizione viene ridotta al silenzio, in cui i talenti, tutti non allineati al regime, vengono sbattuti in prigione: come Jafar Panahi, Leone d’oro a Venezia per il suo Il Cerchio.
“La situazione di Panahi è molto grave. Oggi ho saputo che sua moglie, sua figlia e altre 14 persone che erano in casa sua al momento del blitz delle forze dell’ordine sono state rilasciate. Ma per lui sono davvero preoccupata: contro i talenti del Paese questo governo è capace di tutto, delle peggiori atrocità. Siamo terrorizzati per ciò che potrebbe accadere alle persone detenute. Perché questo governo vede la creatività come una minaccia: arrestare Panahi, o altri registi celebri, è un modo di dire a tutti gli altri artisti ‘state buoni, non vi ribellate'”.
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Di fronte a questa repressione, cosa puà fare la comunità internazionale?
“Purtroppo quelli non ascoltano la voce dei media occidentali. Ma dei leader come Berlusconi, Sarkozy, Hilary Clinton devono per forza tenere conto. Le opinioni pubbliche occidentali dovrebbero perciò fare una forte pressione sui propri leader: serve una forte voce diplomatica. Se la Clinton decidesse di intervenire per Panahi, sono sicura che lo scarcererebbero”.
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A suo giudizio la durezza del regime è strettamente collegata col fondamentalismo islamico?
“Prima della Rivoluzione islamica l’Iran era già musulmano, ma era una religione adattata alla cultura persiana, con contaminazioni di sufismo, misticismo, altre forme spirituali. Poi con la Rivoluzione la religione è diventata ideologia, si è politicizzata: e da qui è venuto tutto il male. Portando una rigidità a cui non eravamo abituati: la nostra è una cultura basata sulla musica, sulla poesia, sulla bella architettura”.
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Adesso a cosa sta lavorando?
“Sono in trattative per acquisire i diritti di trasporre sul grande schermo il romanzo Il palazzo dei sogni di Ismail Kadarè: mi piace il modo in cui svela il potere dello Stato sull’individuo, e fa capire l’assurdità del fanatismo religioso”.
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05 marzo 2010
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California, la rivolta degli studenti: “Mettete i soldi nei nostri cervelli” / Thousands rally on campuses, streets for schools

Students protest during a statewide/national Day of Actio... David Paul Morris / Special To The Chronicle

Photo: David Paul Morris / Special To The Chronicle

LA PROTESTA PARTITA DA BERKELEY SI E’ DIFFUSA IN TUTTO LO STATO

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Photo: Justin Sullivan / Getty Images

“Mettete i soldi nei nostri cervelli”
California, la rivolta degli studenti

Le proteste contro i tagli imposti dal governatore Schwarzenegger. Bloccata l’autostrada, 150 arresti

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Migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori sono scesi in piazza ieri in diverse città della California.

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Studenti fermati dalla polizia a Oakland
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Le manifestazioni sono state in maggioranza pacifiche, ma a Oakland 150 persone sono state arrestate dopo aver bloccato un’autostrada nell’ora di punta.

Ai cortei, organizzati da sindacati e organizzazioni studentesche, hanno partecipato anche moltissimi genitori per protestare contro l’aumento delle tasse a carico degli studenti, la riduzione delle classi e dei docenti.

Manifestazione anche nel “mitico” campus di Berkeley, alle porte di San Francisco dove al grido di slogan come «Mettete i soldi dove sono i nostri cervelli», «Niente tagli, l’istruzione deve essere libera» è stato rivissuto un po’ di ’68. Ma non è stato il successo che speravano gli organizzatori. La maggior parte degli studenti ha preferito andare a lezione. Gli esami di metà semestre, infatti, si stanno avvicinando ed un eventuale fallimento comporterebbe per qualcuno anche la perdita della borsa di studio.

La protesta, che ora si è diffusa in tutto il Golden State, è nata lo scorso autunno proprio nelle aule di Berkeley ed in pochi mesi si è estesa anche alle altre università pubbliche del circuito UC, University of California.

Accanto alle dimostrazioni sul campus, circa un migliaio di persone sono salite sui pullman diretti verso la capitale, Sacramento, per partecipare alla marcia verso il Campidoglio Statale.
«È più importante far arrivare la nostra voce ai palazzi del Governo, invece che rimanere a protestare nel campus – spiega Richard Walker, insegnante a Berkeley ed esponente dell’organizzazione Save the University, salviamo l’Università -. I soldi ci sono, ma vengono spesi nel modo sbagliato».

Le forze dell’ordine, tra cui decine di poliziotti in bicicletta, erano numerose, pronte ad intervenire, dopo gli incidenti di venerdì scorso, quando la Ucdp (University of California Police Department), si era trovata impreparata dopo gli scontri che avevano coinvolto circa duecento manifestanti, dopo una festa all’interno del campus.

I conti della California sono in profondo rosso a causa della crisi economica, così il governatore Arnold Schwarzenegger ha ordinato tagli drastici all’istruzione pubblica. Le rette sono aumentate del 32%, superando i diecimila dollari, una cifra mai raggiunta in passato.

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05 marzo 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201003articoli/52844girata.asp

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Oakland police officers arrest a group of protesters that...  Justin Sullivan / Getty Images

Oakland police officers arrest a group of protesters that attempted to block Interstate 880 following a rally for the national Day of Action against school funding cuts and tuition increases March 4, 2010, in Oakland.

Photo: Justin Sullivan / Getty Images

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Thousands rally on campuses, streets for schools

Nanette Asimov, Matthai Kuruvila, Justin Berton,Demian Bulwa, Chronicle Staff Writers

Friday, March 5, 2010

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(03-04) 17:58 PST SAN FRANCISCO — Gathering for a series of feisty rallies on college campuses, in civic plazas and in the streets, thousands of protesters lashed out Thursday against the budget cuts and neglect that they say are breaking down the state’s public education system.

The historic day of demonstrations in the Bay Area and beyond was largely peaceful, with students and others carrying signs like “Chop from the top,” a reference to what they see as puffed-up executive salaries. They chanted, recited poetry and shared personal stories.

But amid an often festive atmosphere, there were also efforts to make more forceful statements during the protests, called the Day of Action to Defend Public Education.

More than 150 protesters were arrested on Interstate 880 in Oakland after using an exit ramp to walk onto the freeway and shut it down for nearly an hour. Many wore black, identified themselves as anarchists and carried a banner that read, “Occupy everything.”

The action just before 5 p.m., which backed up rush-hour traffic for miles, came after a peaceful rally at Oakland City Hall. Police in riot gear chased and tackled some demonstrators. One was taken away in an ambulance after falling from the freeway onto a road below, witnesses said. Police said the man was expected to survive.

Schools of all kinds

The I-880 closure came near the end of a day that saw protests organized by students, labor unions, activist groups and others on campuses of all kinds, from elementary schools to UC Berkeley. They ripped state officials, who have cut millions of dollars from education budgets at all levels during the recession.

Hundreds rallied at the state Capitol in Sacramento, where speeches included calls to lower the two-thirds requirement in the Legislature to pass a state budget and to tax oil production and tobacco to fund higher education.

Some students at Oceana High School in Pacifica formed an “SOS” on a beach, while in San Francisco more than 50 Commodore Sloat Elementary fifth-graders boarded a Muni bus to the State Building. Each wore a handmade sandwich board sign protesting budget cuts to schools.

Students also rallied in Texas – where a day earlier regents had approved a tuition hike at state universities – as well as in Illinois and Alabama.

Many elected officials, including Gov. Arnold Schwarzenegger, responded with statements of support for the protesters. A spokesman for Schwarzenegger said he wanted a constitutional amendment guaranteeing that higher education received more funding than the state’s prison system.

Many of the day’s protesters, including Jennie Lew, said the issue was personal. Wearing a “Pissed-off parent” T-shirt at San Francisco State University, the mother of three college students – one at San Francisco State, another at UC Riverside and a third at De Anza College in Cupertino – said she and her husband were struggling to keep up with rising tuition.

Seeking return on dollar

The couple are graduates of UC Berkeley and were educated on federal aid and scholarships, Lew said, becoming members of what she described as the “educated middle class.” Now, she said, her sons’ graduation dates have been delayed because classes have been trimmed and teachers laid off.

“I’m not getting what I’m paying for,” Lew said. “My husband and I were educated by the system, and now we’re able to provide for our sons – just as it is supposed to work in society. But they may be the first generation who can’t afford their education, much less receive it.”

California’s $20 billion budget gap this year, on top of $60 billion last year, has resulted in soaring tuition at the University of California and California State University. Courses are jammed, and many students can’t get in at all. Lecturers have been laid off and employees furloughed. CSU wouldn’t let new students enroll at all this semester.

Students turned away

More than 20,000 students will be turned away from community colleges next fall because there won’t be enough classes for them, community college Chancellor Jack Scott said. According to the California Teachers Association, school districts across the state have issued almost 19,000 pink slips to public school teachers, warning that they may lose their jobs at the end of the semester.

The idea for protest, also known as March Forth, was hatched at UC Berkeley last fall and has spread to campuses in dozens of states.

University students began protesting Sept. 24, as UC and CSU were poised to raise tuition by 32 percent. UC had just raised tuition by 9.3 percent the previous May. The protests continued during the fall semester, growing increasingly angry and occasionally violent, as students seized buildings at UC Berkeley, UC Santa Cruz and San Francisco State.

Thursday’s protest was an effort to keep the momentum going. Students set up Web sites and Twitter and Facebook pages. They formed committees to connect with high schools, community colleges, union leaders, teachers and workers.

In the end, demonstrators had different strategies. While some preferred to chant and hold signs, others decided they should try to shut down classes by storming into them or pulling fire alarms. At times, students debated the merits of attempting to occupy buildings at UC Berkeley and San Francisco State.

Calm prevailed in San Francisco, where thousands of demonstrators marched from 24th and Mission streets, stopping traffic on blocks of Mission, Market, Van Ness and Grove during a two-hour walk that concluded with a rally in front of City Hall.

Rallies mostly peaceful

Demonstrations were generally peaceful at UC Berkeley, the site of a campus rally last week that spilled onto city streets, leading to a riot and a clash with police. Thursday morning, about 100 protesters gathered at Sather Gate – the campus’ main entrance – and blocked students from entering.

At Wheeler Hall, the site of a raucous protest in November, biology lecturer David Presti wasn’t talking about molecular structures. Instead, he discussed a ballot initiative crafted by UC Berkeley linguistics Professor George Lakoff that would change the way the state Legislature passes budgets and raises taxes.

Groups of protesters ran through campus buildings beating drums and shouting, “Today we strike! Tomorrow go to school!”

When they threw open the door to an Italian class in Dwinelle Hall and shouted, “Out of the classrooms, into the streets,” the professor smiled. Then he shouted in Italian to get out.

A 6-mile march from UC Berkeley to Oakland City Hall was calm. White-robed, Middle Eastern shopkeepers raised their fists in solidarity and people on the stoops of old Victorians nodded as marchers went past.

Car damaged in Santa Cruz

But at UC Santa Cruz, Provost David Kliger urged students, employees and others not to come to the campus. Up to 30 protesters, police said, smashed the rear and side windows of a car with either a hammer or a rock just before 8 a.m. The male driver, who was passing by the campus, was unhurt, and no one was arrested.

At UC Davis, almost 300 protesters tried to enter and block Interstate 80 before 3 p.m., prompting officers to form a human barrier and launch pepper spray balls to hold them back, said campus Police Chief Annette Spicuzza. The highway remained open.

In Oakland, a young man who had been with the splinter group of protesters said the move to occupy I-880 happened quickly.

“It seems like at a certain point everyone panicked,” said Nick Xavier, 24, who did not walk onto the freeway. “It stopped traffic. They’ll get on the news. That was the point of today, so they achieved some kind of success, I guess.”

Day of Action to Defend Public Education

Thursday’s statewide campus protests involved all levels of public education, from elementary grades through graduate school.

The purpose: To send a message to state legislators and the governor that students are suffering because of budget cuts.

Background: The University of California, California State University and community colleges are all struggling to find ways to operate after the state, in the midst of a budget crisis, withheld hundreds of millions of dollars in funding. School districts across the state also are facing severe budget shortfalls and are expected to issue almost 19,000 pink slips to public school teachers.

Universities: Tuition has soared at both UC and CSU. Classes are overcrowded, and many students can’t get in. Lecturers have been laid off and employees furloughed. CSU wouldn’t let new students enroll this semester.

Community colleges: The system expects to turn away more than 20,000 students next fall because of a shortage of classes.

K-12 schools: San Francisco Unified School District, facing a $113 million budget gap over the next two years, is one example of how the crisis is hitting the classroom. Almost 900 teachers and administrators employed by the district will receive pink slips this month, although not all of them will lose their jobs. In addition, there will probably be cuts to popular programs such as summer school and increases in class size.

Chronicle staff writers Victoria Colliver, Henry K. Lee and Jill Tucker contributed to this report. E-mail the writers at nasimov@sfchronicle.com, mkuruvila@sfchronicle.com, jberton@sfchronicle.com and dbulwa@sfchronicle.com.

This article appeared on page A – 1 of the San Francisco Chronicle

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Adesso le Alpi scoppiano di salute

Un incremento della presenza di animali mai verificato negli ultimi cento anni

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Adesso le Alpi scoppiano di salute

Nell’Ue è allarme per l’estinzione di molti animali. Ma non in Italia, dove orsi, linci, lupi e cervi stanno benone

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Doveva essere l’anno del traguardo raggiunto: il 2010, dedicato alla tutela internazionale della biodiversità, doveva rappresentare la svolta nella protezione delle specie. Invece la situazione sta precipitando: si calcola che il ritmo con cui animali e piante si stanno estinguendo è oggi da cento a mille volte più rapido di quanto dovrebbe essere. Tra i candidati all’estinzione la tigre, di cui restano meno di 4000 esemplari, il panda gigante, il rinoceronte nero e, tra le piante, le grandi sequoie americane. In Europa, il Commissario per l’Ambiente Stavros Dimas ha appena presentato una strategia a lungo termine, con obbiettivo intermedio nel 2020 e traguardo finale nel 2050. Gran parte del lavoro si baserà sulla messa a punto della rete Natura 2000, un sistema di aree protette cruciali per la conservazione degli habitat naturali. Ma caccia indiscriminata, cambiamenti climatici, urbanizzazione selvaggia, congiurano per rendere quasi impossibile la lotta contro l’estinzione. Ovunque, tranne che nel nostro Paese.

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Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute

 Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute  Le Alpi scoppiano di salute

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L’Italia infatti va in controtendenza, con un incremento della presenza di animali mai verificato negli ultimi cento anni. I lupi, per esempio, sono comparsi nelle Alpi occidentali negli anni Ottanta e si sono moltiplicati. Oggi ce ne sono almeno 150 esemplari, stanno insediandosi anche in provincia di Bolzano. E non ci sono solo loro. Sulle Alpi non ci sono mai stati tanti animali come in questi anni, o almeno così sembra. Cervi, caprioli, cinghiali scendono addirittura in pianura e bussano alle porte delle città. Gli avvoltoi degli agnelli veleggiano con i loro tre metri di apertura alare dalle Marittime allo Stelvio, dopo quasi un secolo di assenza. L’ultimo di questi rapaci era stato ucciso nel 1913 in val di Rhemes e c’è stato bisogno di trent’anni di attività di un consorzio di zoo e associazioni austriache, tedesche e svizzere per riportarlo nella sua antica patria. Ma una volta aperte le voliere, i grandi uccelli non si sono fatti pregare per riprendere possesso di rocce e ghiacciai, tornando a fare quello che hanno sempre fatto: smembrare le carcasse degli animali travolti dalle valanghe. Gli orsi bruni, prelevati dalle foreste della Slovenia e liberati nel parco trentino dell’Adamello, hanno raggiunto l’Austria e la Germania e lì molti sono stati abbattuti perché ritenuti dannosi e pericolosi soprattutto per le greggi.

Dei cervi non si tiene più neanche il conto: solo 40 anni fa erano un’esclusiva tutta straniera, oggi rappresentano una minaccia per boschi e colture in Trentino, in Lombardia e in Piemonte, tanto che il parco nazionale dello Stelvio ha deciso di eliminarne una quota consistente per ripristinare l’equilibrio ecologico compromesso dal proliferare di questi grandi animali erbivori, che non fanno distinzione fra arbusti selvatici, granturco, meli e peri. Non è stata una decisione facile e, nonostante la pianificazione dell’operazione che prevede l’abbattimento di circa 150 cervi l’anno, sono divampate le polemiche fra animalisti e responsabili del parco. Se le Alpi vivono questa festa zoologica, allora perché l’allarme dell’Unione europea sulla biodiversità è così forte?

Il fatto è che non tutti gli esseri viventi sono uguali. Anzi, la biodiversità è proprio il trionfo della differenza. Da una parte aumenta la grande fauna: cervi, cinghiali, lupi, avvoltoi, linci. Dall’altra scompare a ritmo crescente una moltitudine di piante e animali della cui esistenza pochi si rendono conto. Chi si preoccupa della pernice bianca o del piviere tortolino, della salamandra nera o del proteo? Fanno meno effetto dell’orso, del lupo, del camoscio, dello stambecco e dell’avvoltoio. La differenza è che lupo, orso, cervo e avvoltoi, per quanto grandi e bisognosi di spazio hanno esigenze meno specifiche della salamandra, del proteo e del piviere tortolino, perché si adattano a vivere in diversi luoghi, approfittando del bestiame domestico e delle colture.

Al contrario salamandre, ululoni (un piccolo rospo), sassifraghe, pernici bianche, protei e rosalie alpine vivono in spazi molti più angusti, definiti nicchie ecologiche. Il proteo, per esempio, è una salamandra priva di occhi che vive solo nelle acque fredde e ossigenate di un torrente sotterraneo, con una temperatura inferiore ai dieci gradi e buio perenne. Se la temperatura salisse di qualche grado, o l’acqua venisse inquinata da uno scarico o una luce fosse accesa nella grotta per mostrare le stalattiti ai turisti, il proteo sarebbe finito e la biodiversità segnerebbe meno uno.

I candidati all’estinzione nelle nostre regioni sono migliaia, mentre le specie che aumentano sono poche decine, ma di grande peso e impatto mediatico. Ci aspetta un futuro di globalizzazione faunistica: un mondo popolato da poche specie animali con grandi numeri e addio alla meravigliosa biodiversità, quella che ad esempio garantisce la sopravvivenza delle api. Sarebbe un peccato, ma soprattutto significherebbe porre una seria ipoteca sul nostro futuro.

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Francesco Petretti
05 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/animali/10_marzo_05/le-alpi-scoppiano-di-salute_7d447c74-2849-11df-84c9-00144f02aabe.shtml

Contro la notizia di assoluzione per Mills: Con centocinquantamila firme alla Rai, “Una battaglia di libertà, Tg1 rettifichi”

http://fotovignette.files.wordpress.com/2009/06/vignetta-minzolini.jpg

Delegazione nella sede Rai di viale Mazzini contro la notizia di “assoluzione” per Mills
Minzolini non c’è, Giorgino sfugge alle domande. “Il prossimo Cda affronti la questione”

Con centocinquantamila firme alla Rai
“Una battaglia di libertà, Tg1 rettifichi”

Con centocinquantamila firme alla Rai "Una battaglia di  libertà, Tg1 rettifichi"   La consegna delle firme al direttore delle relazioni esterne Rai, Guido Paglia

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di CARMINE SAVIANO
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ROMA – Una richiesta di rettifica sottoscritta da oltre 150mila cittadini italiani. E indirizzata al Tg1 di Augusto Minzolini. Che nell’edizione delle 13 e 30 di venerdì 26 febbraio, ha “dato notizie false sul caso Mills”, parlando di “assoluzione” anziché di prescrizione del reato. Migliaia di pagine con nomi e cognomi, che Arianna Ciccone, prima firmataria dell’appello e organizzatrice del Festival del Giornalismo di Perugia, ha consegnato stamattina nella sede Rai di Viale Mazzini a Roma. Una lettera che ha dato vita su Facebook ad una comunità virtuale in lotta contro “la manomissione della verità”. “Nelle edizioni successive è stata data la notizia corretta”, la replica di Guido Paglia responsabile in Rai della relazioni istituzionali. “Una vicenda che può segnare un cambiamento nel rapporto tra giornalista e lettore”, secondo Franco Siddi segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana.
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“Siamo arrivati a Viale Mazzini intorno alle dieci di questa mattina”, dice Arianna Ciccone. Con lei una piccola delegazione. “Prima di essere ricevuti abbiamo incontrato molti giornalisti Rai:  Fabrizio Del Noce  ha ammesso la la ragione della protesta: una notizia sbagliata va rettificata. ‘Su questo non c’è dubbio’ ha detto. Francesco Giorgino non ha voluto rispondere alle nostre domande”. Il gruppo incassa anche l’appoggio di Guglielmo Rositani, componente del Cda dell’azienda, per poi essere ricevuto da Guido Paglia. Che, annunciando l’assenza di Paolo Garimberti e Augusto Minzolini, dice: “La notizia esatta è stata data successivamente”.
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La posizione non accontenta la delegazione. Che, dopo aver richiesto nuovamente la rettifica, spiega che per le firme si tratta di una “consegna simbolica”. Ciò che si vuole è far conoscere il dissenso provocato dal comporamento del Tg1. “La cosa più importante per una testata giornalistica è non interrompere in nessun caso il circuito di lealtà che la lega ai cittadini”, dice Franco Siddi. “Il senso della mia presenza all’incontro era per ricordare che le notizie non sono militarizzabili, non sono opinioni”. E ancora: “Non bisogna rischiare di fornire inesattezze. Soprattutto quando si ha il patrimonio di autorità e credibilità posseduto dal Tg1”. Siddi interviene anche sul rapporto tra testate giornalistiche, opinione pubblica e web: “La rete va presa sul serio. Non va trattata con sufficienza”. Poi l’auspicio che “il prossimo Cda della Rai tratti la questione”.
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L’incontro tra la delegazione guidata da Arianna Ciccone è stato seguito in diretta sul web. In molti richiedono video e foto. Cliccatissimo il video dell’inseguimento a Giorgino. E poi il messaggio con cui la Ciccone invita tutti a continuare nell’iniziativa: “Questo gruppo non si deve fermare, da domani si lavora a costruire una piattaforma di lavoro”.
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05 marzo 2010
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