Archivio | marzo 7, 2010

Acqua privata, è rivolta tra piazza e referendum

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Acqua privata, è rivolta tra piazza e referendum

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di Roberto Rossi

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La rivolta contro la privatizzazione dell’acqua ha la faccia tranquilla del sindaco di Anghiari Danilo Bianchi. Bianchi ha 51 anni e dal 2002 guida il piccolo comune in provincia di Arezzo. Ha assunto la carica tre anni dopo l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica. «Da noi sono arrivati i francesi della Suez».

Controllano la Nova Acque con il 46%. Il resto è nelle mani degli enti pubblici. «Che non contano nulla». Suez si sceglie gli amministratori, quantifica gli investimenti, strozza i comuni che serve. E soprattutto decide le tariffe idriche. In otto anni di mandato il sindaco le ha viste lievitare del 150%. La faccia tranquilla di Bianchi era una delle tante che ieri affollava la sala Di Liegro al secondo piano del palazzo della Provincia di Roma. Il sindaco fa parte del «Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico».

È nato nel novembre del 2008. E cioè qualche mese dopo l’approvazione della legge 133 o legge Tremonti, primo passo verso la privatizzazione dell’acqua, e un anno prima del decreto legge 135, Fitto-Ronchi, che toglie completamente la gestione delle risorse idriche al pubblico. Al movimento hanno aderito un centinaio di sindaci, di tutti i colori. Ieri si sono ritrovati per dare vita allo loro assemblea nazionale. Con un duplice scopo: promuovere la manifestazione pubblica del prossimo 20 marzo a Roma («Fuori l’acqua dal mercato, fuori il profitto dall’acqua»), ma soprattutto lanciare la campagna referendaria, assieme a un vasto movimento di associazioni, contro la cessione delle risorse idriche ai privati.

Con questi tempi. «Il 24-26 marzo – spiega Corrado Oddi, sindacalista Cgil e membro del Forum dei movimenti italiani per l’acqua pubblica – porteremo i quesiti in Corte di Cassazione, dopo le regionali partirà la raccolta delle firme, e si andrà a votare nel 2011». I quesiti sono tre. E sono stati redatti dai giuristi Alberto Lucarelli, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Stefano Rodotà. Il primo chiede l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133 del 2008, cioè l’architrave su cui poggia la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporto pubblico). Il secondo propone la cancellazione dell’articolo 150 del decreto 152 del 2006 (o codice ambientale) che individua le forme di gestione e affidamento del servizio idrico. Il terzo, più specifico, vuole invece l’abrogazione dell’articolo 154 del già citato decreto 152, nella parte in cui parla «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» nella determinazione del sistema tariffario.

Un modo per togliere il profitto dall’investimento. E far scappare i privati. Cosa non facile. Vito Ferrantelli ci sta provando da tempo. Ha 50 anni e vive a Burgio, paese di tremila anime in provincia di Agrigento. È sindaco da appena un anno. Un anno intenso. Nel quale ha impedito di mettere le mani sull’acquedotto locale bloccando fisicamente i commissari regionali. E come lui altri venti sindaci della zona. Che hanno anche promosso un progetto di legge di iniziativa popolare in discussione all’Assemblea Regionale. Un progetto sottoscritto da 116 comuni. La faccia tranquilla della rivolta.

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07 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=95897

La Regione Lazio ricorre contro il decreto ‘salva-liste’

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La Regione Lazio ricorre contro il decreto ‘salva-liste’

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Roma, 07-03-2010. La giunta regionale del Lazio riunita al completo in seduta straordinaria ha approvato all’unanimita’ una delibera che dispone il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge cosiddetto ‘salva liste’.

“In questa fase abbiamo poteri ordinari, ma anche di indifferibilita’ e di urgenza. Invadere il campo delle Regioni lo e’ con evidenza. Per questo chiediamo alla Corte una sospensione degli effetti del decreto”. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino al termine della seduta di giunta nella quale e’ stata approvata una delibera con la quale si presenta ricorso alla Corte costituzionale contro il cosiddetto decreto salva-liste del governo, in merito agli appunti mossi dal Pdl secondo i quali un simile provvedimento avrebbe mero valore politico perche’ la giunta e’ in regime di ordinaria amministrazione.

In merito alla tempistica del provvedimento presso la Corte, Montino ha spiegato che “non siamo noi a determinarlo. Spetta alla Consulta, che ha i suoi tempi che specie nel giudizio definitivo possono non essere rapidissimi. Ma ci puo’ essere rapidita’ – ha concluso Montino – nella sospensiva”.

Polverini: “Strana efficienza”
“In una Regione che ha la sanita’ allo sfascio, commissariata e con il piu’ alto debito d’Italia, e’ un po’ strano che mostri questa efficienza di domenica sera. Potevano lavorare di piu’ e meglio prima”. Lo ha detto la candidata del centrodestra a presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, a margine di un comizio elettorale a Gaeta, commentando l’approvazione della delibera regionale per ricorrere alla Consulta contro il decreto salva-liste. “Come ho gia’ detto stamattina – ha concluso Polverini – ognuno fa i passi che ritiene opportuno. Da ieri, manifestando, stanno mettendo in discussione cio’ che ha deciso il capo dello Stato”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=138619

Scuola, una settimana di protesta. E il 12 marzo sciopero generale

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Da domani in tutta Italia manifestazioni e iniziative contro la riforma delle superiori
Numerose le associazioni di genitori: “Al ministero con un rotolo di carta igienica”

Scuola, una settimana di protesta
E il 12 marzo sciopero generale

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Scuola, una settimana di protesta E il 12 marzo sciopero generale
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ROMA – Sciopero a staffetta contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. Da domani istituti, associazioni, partiti, movimenti, sindacati e moltissime scuole italiane daranno il via a una settimana di proteste contro la riforma della scuola pubblica, che si concluderà il 12 marzo con uno sciopero generale organizzato da associazioni, movimenti, partiti, sindacati, studenti e genitori per chiedere “cambiamenti in extremis alla riforma delle superiori” prima che questa venga pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Da lunedì fino a domenica iniziative, manifestazioni e spettacoli volti a contestare “i tagli al personale e ai fondi destinati alla scuola”. Proteste anche sabato 13, quando il “Coordinamento scuole secondarie” di Roma organizzerà un presidio davanti al ministero dell’Istruzione dove i rappresentanti degli istituti superiori Cavour, Mamiani, Morgagni, Kant e Talete distribuiranno volantini “anti-riforma”. Domenica, ultimo giorno di mobilitazione organizzato dal “Coordinamento precari scuola”. L’organo di rappresentanza di docenti e Ata non di ruolo annuncia che “assedierà il ministero dal 12 al 14 marzo, insieme agli altri comitati, collettivi e coordinamenti che in questi mesi si sono opposti al progetto di demolizione della scuola pubblica”.
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“Conitp” e “Adesso scuola”. In prima fila nell’organizzazione delle proteste, due associazioni di settore a sostegno dei docenti tecnico-pratici: il “Conitp” e “Adesso scuola” che per mercoledì 10 marzo hanno indetto una manifestazione nazionale davanti al ministero dell’Istruzione a Roma. La richiesta è che le Regioni – enti fondamentali nella costruzione dell’offerta formativa degli istituti professionali – “amplino gli organici attraverso l’aggiunta di più ore di laboratorio. Questo perché – spiegano le due associazioni – la perdita della specificità degli istituti professionali alberghieri, nati per valorizzare e formare personale specializzato nel settore turistico e alberghiero, ai primi posti in termini occupazionali, non è tollerabile”.

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Il Pd e i sindacati. Alla protesta aderisce anche il Partito democratico che scende in piazza giovedì 11: una giornata di mobilitazione nazionale durante la quale verrà chiesto al governo di operare “per una scuola pubblica di qualità”. Venerdì 12 sarà la volta dei sindacati: in piazza Cgil, Flc-Cgil, Cobas, Unicobas e Anief. I lavoratori Cgil si uniranno ai manifestanti degli altri comparti, i Cobas si incontreranno in piazza della Repubblica a Roma alle 10 e confluiranno verso il ministero dell’Istruzione. L’Unicobas si ritroverà, invece, a partire dalle 10 in largo Chigi, sempre nella capitale.
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Gli studenti autonomi. Per venerdì 12 è previsto il ritorno in piazza dell’Unione degli studenti e del Link-Coordinamento universitario, due reti che insieme sono riuscite a programmare per la prossima settimana decine di cortei e iniziative pubbliche – a Milano, a Roma, a Napoli – all’insegna dello slogan “Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli!”
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L’adesione dei genitori. Allo sciopero di venerdì aderiscono anche alcune associazioni di genitori: la “Rete di resistenza in difesa della scuola pubblica” e il “Comitatogenitori.it” che hanno chiesto alle famiglie di “non mandare i figli a scuola” e di portare davanti al ministero dell’Istruzione un emblematico simbolo della protesta: “Un rotolo di carta igienica”.
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07 marzo 2010
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Rivoglio le odiate mimose: «Sono donna, sono arrabbiata, di questa Italia misogina non ne posso più»

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Rivoglio le odiate mimose

Per dire: «Sono donna, sono arrabbiata, di questa Italia misogina non ne posso più»

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E se ci riprendessimo le mimose? Se domani, 8 marzo, andassimo in giro col mazzetto giallo? Non più come regalino paternalistico, da «buona festa, care cocche». Come segno di protesta riconoscibile. Magari appuntate alla borsa, o sul bavero tipo suffragette (se non ci fossero state non andremmo a votare, in effetti); o anche tra i capelli (tipo figlie dei fiori, che hanno i loro meriti; certo è più adatto alle nipotine della Summer of Love che alle nonne). Così, a chi chiede «perché hai una mimosa puzzolente sulla giacca a vento?», si potrebbe rispondere: «Sono donna, sono arrabbiata, di questa Italia misogina non ne posso più». Senza timore di sembrare ridicole. Le donne, per i loro diritti, hanno sempre dovuto combattere. E ogni volta sono state ridicolizzate. Si cercherà di ridicolizzare anche questo 8 marzo, sicuro. Ci saranno fesserie in tv e frasette politiche di circostanza. La maggioranza delle femmine lo ignorerà, o andrà stancamente con le colleghe in pizzeria. Ma non è il momento di essere stanche. Anche se, dopo un anno che avrebbe demotivato Betty Friedan-Simone de Beauvoir-Emmeline Pankhurst (leader delle suffragette di cui sopra), sono in tante a liquidarlo: «No, l’8 marzo no, non siamo patetiche». Patetiche lo siamo già. In mondovisione, grazie alla nostra velinizzazione virale e alle imprese del premier.

GIORNATA DELL’ORGOGLIO FEMMINILE Nella rappresentazione dei nostri media. Nella vita quotidiana, al lavoro e in casa. Ci sentiamo patetiche perché ci danno valore solo in base all’età, all’aspetto e all’acquiescenza. Ma anche il dismettere la festa delle donne in quanto concessione a un genere minore (tipo Giornata del Cane), a questo punto è un segno di acquiescenza. Bisognerebbe ammettere quanto terreno abbiamo perso; dire che quasi tutte sono, in qualche modo, discriminate. E rendere questo 8 marzo una giornata dell’orgoglio femminile. Con i mezzi che abbiamo; con un simbolo comprensibile, quelle mimose che per anni ci hanno mandato in bestia. Quando le trovavamo sulla scrivania, omaggio di qualche capo meno femminista di Fabrizio Corona. Quando le regalava un fidanzato fedifrago o un’amica scema. Recuperarle ed esibirle sarebbe una civile riappropriazione dello spazio pubblico. Di quello reale, non virtuale: in troppe passiamo il tempo a discuterne online, a firmare tra noi appelli sui social networks con titoli come «Io non considero normale». Sarebbe ora di mostrare l’anormalità a chi passa per strada, a chi lavora con noi, a chi pensa che un Paese di donne annientate sia normalissimo e soprattutto comodo; per i maschi. Sarebbe ora di provarci e di contarci; non perché siamo donne, perché essendo donne ci siamo stufate. Perché per smettere di sentirci annientate dovremmo prima diventare, come dicono le nostre ragazzine, «fomentate» (vogliamo che crescano con questi modelli femminili? Con questi esempi di carriere donnesche? Come potenziale merce un tanto al chilo? Meglio il fomento, o come scrivono loro, il fomentooo; e buon 8 marzo a tutte).

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Maria Laura Rodotà
07 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_07/Rivoglio-le-odiate-mimose-maria-laura-rodota_c827e8f2-29c0-11df-8fa3-00144f02aabe.shtml

Nigeria: scontri tra cristiani e musulmani, almeno 200 morti, in centinaia in fuga

I combattimenti originati dalla tensione politica tra il presidente e l’ex presidente

Nigeria: scontri tra cristiani e musulmani, almeno 200 morti, in centinaia in fuga

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Pastori islamici attaccano il villaggio di Jos sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete

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MILANO – E’ di almeno 200 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri.

L’ATTACCO – Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di questa mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. Come detto la Croce Rossa internazionale ha fatto sapere che molte persone stanno fuggendo dalle loro case. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell’ex presidente Umaru Yar’adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.

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Redazione online
07 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_07/nigeria-scontri_000dede2-29fe-11df-8fa3-00144f02aabe.shtml

Detenuto si suicida in carcere a Padova: E’ il tredicesimo dall’inizio dell’anno

Giuseppe Sorrentino, 35 anni, si è impiccato alle sbarre della finestra
Era reduce da un lungo sciopero della fame, manifestava forti segni di disagio

Detenuto si suicida in carcere a Padova
E’ il tredicesimo dall’inizio dell’anno

Il tragico dato diffuso dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere

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 Detenuto si suicida in carcere a Padova E' il tredicesimo  dall'inizio dell'anno  Il carcere di Padova

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PADOVA – Un detenuto di 35 anni, Giuseppe Sorrentino, si è ucciso questa mattina nel carcere di Padova. L’uomo, che era in cella da solo, nella sezione ‘protetti’, si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno, mentre gli altri detenuti erano fuori per ‘l’ora d’aria’. Sono stati proprio i compagni, dal cortile, ad accorgersi di ciò che stava accadendo e a dare l’allarme, ma quando gli agenti sono entrati in cella per soccorrerlo Sorrentino era già morto. E’ il tredicesimo dall’inizio di quest’anno nel carcere veneto.

Di origini campane, era in carcere già da diversi anni e la detenzione lo aveva duramente provato: infatti manifestava da tempo segni di profondo disagio ed era reduce da un lungo sciopero della fame che lo aveva debilitato. Ricoverato più volte in ospedale e nel Centro Clinico Penitenziario, ogni volta al ritorno in carcere riprendeva la sua protesta, lamentando in particolar modo una scarsa attenzione alle sue problematiche da parte degli operatori penitenziari.

Il suicidio di Sorrentino è il secondo in meno di due settimane nella Casa di Reclusione di Padova, dove il 23 febbraio scorso, nella stessa Sezione, si tolse la vita Walid Alloui, di 28 anni. Dall’inizio dell’anno salgono così a 13 a Padova i detenuti suicidi e a 31 il totale dei morti “di carcere” (che comprendono i decessi per malattia e per cause “da accertare). I dati sono dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, del quale fanno parte i Radicali Italiani, e le Associaziono ‘Il Detenuto Ignoto’,’Antigone’, ‘A Buon Diritto’, ‘Radiocarcere’, ‘Ristretti Orizzonti’.

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07 marzo 2010
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