Archivio | marzo 9, 2010

RUSSIA – Il padre di Litvinenko, rifugiato in Italia: “Non ci danno asilo”

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Il padre di Litvinenko, rifugiato in Italia: “Non ci danno asilo”

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Alexander Litvinenko
Alexander Litvinenko

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Roma, 9 mar. – (Adnkronos) – Da due anni vive in Italia, dove ha ottenuto protezione in seguito alla morte del figlio, un ex agente del Kgb avvelenato in un hotel di Londra con una dose di polonio nel te’, ma adesso denuncia che lui e la sua famiglia sono “perseguitati” dalle autorita’. E tutto per un’unica ragione, per “il rifiuto di Silvio Berlusconi di irritare il Cremlino o il suo amico, il premier russo Vladimir Putin”. Walter Litvinenko, padre di Alexander, racconta la sua storia al “Guardian”, rivelando che il ristorante di Rimini che gestiva e’ stato chiuso e che la richiesta di asilo presentata da lui e dai famigliari che lo hanno seguito in Italia “e’ stata piu’ volte respinta, nonostante le prove che la loro vita sarebbe a rischio in Russia”. “Siamo caduti vittima di un gioco politico”, accusa il 71enne Walter Litvinenko, arrivato in Italia nell’aprile del 2008 con la seconda moglie Lyuba, mentre la figlia Tatiana, sorellastra di Alexander, suo marito e suo figlio sono arrivati otto mesi dopo, ricongiungendosi con Maxim, fratello di Walter, che in Italia e’ arrivato nove anni fa per fare lo chef. “Berlusconi non e’ meglio di Putin – accusa ancora il padre dell’ex agente del Kgb – Tutti i governi europei flirtano con Putin, la dipendenza di Berlusconi da lui e dal gas russo significa che non avremo l’asilo”. Replicano fonti di Palazzo Chigi, contattate dall’ADNKRONOS: “Le autorita’ italiane hanno applicato le norme in vigore e la direttiva europea in materia di asilo, la n.25 del 2008. Tutti hanno ottenuto i loro diritti, a conferma che la vicenda nulla ha a che fare con le relazioni personali tra leader”. (segue)

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fonte:  http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/russia-il-padre-di-litvinenko-rifugiato-in-italia-non-ci-danno-asilo.html

Regionali, lista Pdl Roma non ammessa. Pannella: rinviare il voto. No del Pd / Caos liste, Farefuturo: non chiamiamola politica

Regionali, lista Pdl Roma non ammessa
Pannella: rinviare il voto. No del Pd

Berlusconi: avanti con la campagna elettorale. Bersani: rinvio sarebbe pasticcio. Riammessa lista Formigoni

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ROMA (9 marzo) – Anche l’ufficio elettorale circoscrizionale del tribunale di Roma ha bocciato la lista Pdl Roma dopo il no del Tar del Lazio (le motivazioni). Il Pdl si prepara al ricorso al Consiglio di Stato. Il premier oggi ha convocato un vertice a Palazzo Grazioli al termine del quale ha spronato i suoi a continuare con la campagna elettorale, improntata tutta all’attacco, basata sul concetto che l’iniziale esclusione della lista è dovuta all’eccessivo fiscalismo di alcuni magistrati. «Ora vedrete dei bei fuochi d’artificio» ha riferito un dirigente del partito. Il premier pensa a una grande manifestazione nazionale del Popolo della libertà che si potrebbe tenere il 20 marzo a Roma, portando sullo stesso palco e 13 candidati-governatore. Intanto il Tar della Lombardia ha confermato la riammissione della lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni, decisione, spiegano i giudici, che prescinde dal decreto del governo.

Il dibattito sul rinvio del voto. Una sanatoria per le firme e lo slittamento delle elezioni regionali a fine aprile. E’ quanto propone il leader storico dei radicali Marco Pannella per porre fine al “caos liste”. E conferma: Emma Bonino non si ritira. In mattinata però il Pd aveva bocciato l’ipotesi di un rinvio del voto («sarebbe un pasticcio» aveva detto Pier Luigi Bersani). Contrario anche Di Pietro («un atto criminale piegarsi ad un regime che pretende di spazzare via tutte le regole»). Per il Pdl l’ipotesi del rinvio del voto «non esiste», per questo non se ne è parlato al vertice di Palazzo Grazioli di oggi.

Bocciatura Tar Lazio e decreto “salva liste”, è polemica. Nuovo attacco dell’Idv al Quirinale («Berlusconi come il marchese del Grillo e Napolitano gli va dietro» dice Antonio Di Pietro). Mentre l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, afferma che l’operato del Capo dello Stato deve essere lasciato fuori, il Pdl torna ad attaccare il Pd, Idv e radicali: «I veri fascisti sono loro che ricorrono a tutti i mezzi per evitare che la lista del PdL venga accettata». Quanto alla bocciatura del Tar Italo Bocchino ricorda che «lo Stato ha il potere di legiferare anche quando le Regioni l’abbiano a loro volta già fatto in materia di legislazione concorrente». Se per Emma Bonino «non si può andare avanti come se nulla fosse», per Renata Polverini, che spera nel ricorso al Consiglio di Stato, quella nel Lazio «non è una campagna elettorale alla pari». Il candidato Pdl in Lombardia Roberto Formigoni intanto afferma che «il caso Lazio è diverso da quello Lombardia» e dopo l’ammissione della sua lista si dice soddisfatto.

Pannella: sanatoria e rinvio voto di un mese. «Una sanatoria sul piano delle firme per coloro che hanno già presentato nei termini previsti le liste e, per poter consentire un minimo di campagna elettorale seria e fatta bene, spostare di 30 giorni la consultazione elettorale». E’ quanto ha proposto Pannella a margine dell’assemblea nazionale dei Radicali a Roma.

Da Pannella inoltre un chiaro no all’ipotesi del ritiro della Bonino. «Dico no all’Aventino – ha sottolineato il leader storico dei radicali- anche perché non mi sembra che il ritiro sia tecnicamente possibile».

Bersani: il rinvio del voto sarebbe un pasticcio. «Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? È ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C’è una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani spiega la contrarietà dei democratici all’ipotesi di rinvio del voto nel Lazio. Nel pomeriggio, all’assemblea dei radicali, Bersani riafferma il suo no al rinvio delle elezioni. «Hanno imbrogliato – dice riferendosi al governo – ma sul rinvio generale io mantengo la riserva». Invita infine i radicali ad «andare a votare e vincere» sicuro che la Bonino ce la possa fare.

Le critiche del Pd a Berlusconi. Il premier «ci ha sempre e solo insultati» dice Bersani il quale è convinto che Berlusconi non cambierà atteggiamento per cercare una soluzione. «Neanche un prestigiatore come Silvio Berlusconi riesce a fare esistere una lista che non c’è» afferma Rosy Bindi.

Cicchitto: i veri fascisti sono all’opposizione.
«Il partito democratico, l’IdV, i radicali – afferma in una nota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto – stanno facendo ogni sforzo possibile e immaginabile ricorrendo anche a tutti gli aiuti possibili, per evitare che nel Lazio si facciano elezioni regolari, con tutte le liste in campo, compresa quella del PdL». Cicchitto parla di «situazione controversa dal punto di vista giudiziario perché‚ la Commissione d’appello elettorale ha accettato la lista del PdL mentre il TAR l’ha respinta». Secondo Cicchitto «i veri autoritari e fascisti sono loro che stanno ricorrendo a tutti i mezzi per evitare che la lista del PdL, il partito più forte a Roma, possa presentarsi».

Bocchino: lo Stato può legiferare. «La decisione del Tar del Lazio di non applicare il decreto legge non ha tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale 303 del 2003 che ha riconosciuto allo Stato il potere di legiferare anche quando le Regioni l’abbiano a loro volta già fatto in materia di legislazione concorrente, così com’è la materia elettorale». Lo sottolinea Italo Bocchino, presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera ricorda che «secondo la Consulta lo Stato può intervenire se c’è la necessità di evitare il rischio della ineffettivita delle pubbliche funzioni. Solo la Corte, quindi – conclude – può valutare l’ammissibilità dell’intervento statale e il Tar non può disapplicare la legge».

Bondi all’opposizione: basta! Recuperate la ragione. «Adesso basta! Finitela! Abbassate le grida, le urla, gli strepiti – scrive in una nota il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, rivolgendosi alle opposizioni – Smettetela di mettere in scena l’ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione».

Di Pietro attacca il premier e Napolitano.
«Berlusconi fa come il marchese del Grillo: siccome comando io, mi faccio la legge come voglio io… E il presidente della Repubblica che gli va appresso…». Lo dice Antonio Di Pietro a Un caffè con su SkyTg24. Il leader dell’Idv assicura che con il Pd si andrà in piazza «insieme con grande determinazione». Poi paragona «Benito Mussolini e Benito Berlusconi: sono la stessa cosa. Se vinciamo 2 a 0 farà una legge secondo la quale lo 0 vince sul 2, sono cose che faceva Mussolini», rimarca Di Pietro.

Violante: il Colle va lasciato fuori. Se Napolitano non avesse firmato «si sarebbe aperto un conflitto istituzionale paralizzante che non avrebbe potuto essere risolto da nessuno» afferma l’ex presidente della Camera, Luciano Violante in un’intervista al Messaggero. «Il Quirinale – afferma – non è una stampella né dell’opposizione, né della maggioranza».

Tar non esclude valutazione costituzionalità. Per i giudici del Tar del Lazio i profili di illegittimità costituzionale del decreto “salva liste” potranno essere valutati durante la trattazione di merito del ricorso del Pdl Roma contro l’esclusione della lista dalle elezioni regionali di fine mese. La circostanza emerge dall’ordinanza con la quale i giudici hanno ieri respinto la richiesta di sospensione del provvedimento di esclusione del Pdl disposto il 3 marzo scorso dall’Ufficio centrale regionale.

Il decreto “salva-liste” inizierà il suo iter domani alla Camera: è stato assegnato in sede referente alla commissione Affari Costituzionali dalla quale dovrà avere il via libera entro 15 giorni, cioè entro domenica 21 marzo.

Tar riammette Formigoni anche nel merito. Dopo la conferma dell’ammissione della lista Per la Lombardia, Roberto Formigoni si dice soddisfatto della sentenza del Tar. In mattinata aveva affermato che i casi Lazio e Lombardia erano completamente diversi. «In Lombardia – ha spiegato – la mia lista non è mai stata esclusa, se non in maniera scorretta. Un po’ diverso è il caso del Lazio». In pratica, secondo i giudici, i Radicali che avevano causato l’originale esclusione della lista Per la Lombardia, non erano legittimati a ricorrere perché ormai erano scaduti i termini per la presentazione dei ricorsi.

Legale lista Penati: sentenza debole. Per la professoressa Marilisa D’Amico, uno dei legali delle Lista Penati, la sentenza del Tar è «debole» anche perché «non affronta, né vuole affrontare il problema della regolarità o meno delle firme».

Pezzotta: decreto legge non serviva. Per Savino Pezzotta, candidato dell’Udc alla presidenza della Lombardia «il decreto legge non serviva perché in un paese normale, ma noi non lo siamo ancora, si attiva la magistratura che è l’organo di controllo e che sta dimostrando di verificare».

La manifestazione di sabato contro il decreto “salva liste”. Non è contro Napolitano, assicura Antonio Di Pietro, ma contro «un regime fascista di ritorno». «Sarà sotto il segno della piena responsabilità del governo» rimarca Bersani. In piazza ci sarà anche Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil che oggi critica il decreto “salva liste”: «Un decreto in campagna elettorale non si era mai visto». A Milano previsto un presidio alle 14 in largo Cairoli dove sarà allestito un maxischermo che trasmetterà la manifestazione di Roma.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94001&sez=ELEZIONI2010&ssez=

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Caos liste, Farefuturo: non chiamiamola politica

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ROMA (9 marzo) – «Ma non chiamatela politica. Dategli almeno un altro nome, meglio se inventato: chiamatela “pasticcia” o magari “raffazzona”, o anche “rabbercia”. Insomma, dategli il nome che volete ma vi prego non chiamatela “politica”»: questo l’appello del direttore Filippo Rossi su Ffwebmagazine, il periodico online di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, a proposito del caos liste.

«Perché – spiega – lo spettacolo di questi giorni, di queste ore, di faldoni, carte bollate, decreti, azzeccagarbugli, circolari, firme, controfirme, telefonate, liste vere, liste finte, urla, manifestazioni, dichiarazioni, accuse infondate e di scuse mai arrivate, responsabili irresponsabili, non può assomigliare nemmeno da lontano all’arte magnifica di governare la città. Quel che è successo – continua l’articolo – è segno evidente della debolezza di una politica che non ha più coscienza di sè, di una politica che non sa più chi è e, d’altra parte, non si pone nemmeno il problema di scoprirlo. Una politica che si muove come un naufrago in mezzo all’oceano, in preda ai venti e alle onde; che si muove nel deserto senza bussola e senza acqua. Senza meta e senza futuro».

«Insomma – conclude l’articolo – chiamatela con un altro nome per cercare di salvare il salvabile, perchè quella che si arrabatta senza altri obiettivi se non la salvezza individuale non può chiamarsi davvero politica, azione intrinsecamente collettiva; e perchè altrimenti può cominciare a venire il dubbio che l’anti-politica sempre più diffusa nella società sia in realtà desiderio profondo di politica, quella vera. Quella che si può chiamare col suo nome, senza possibilità di sbagliare».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27188&sez=ELEZIONI2010&npl=&desc_sez=

POLITICA – “Ciao baby”: visti dall’Europa / A chi piace il sultano

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“Ciao baby”: visti dall’Europa

Incredulità. Ironie. Ma anche tanta paura che il morbo berlusconiano possa contagiare le altre democrazie liberali. Così i giornali stranieri trattano in questi giorni “il caso Italia”

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di Carola Frediani

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L’intervento sulla legge elettorale da parte del governo per mettere una pezza sul pasticcio delle liste escluse dalle regionali; le reazioni del Popolo Viola nelle piazze; il progressivo logoramento di un Paese sommerso da continui scandali. Sono questi i punti salienti che ricorrono nella stampa estera alle prese con la decifrazione di una politica italiana sempre più irreale, sospesa fra vicende farsesche e scontri istituzionali. Mentre qualche testata si cimenta nello spiegare “l’inesplicabile”, ovvero la capacità di Berlusconi di restare a galla mentre il resto del Paese sembra affondare.

“Silvio Berlusconi forza la legge elettorale”, titola il francese Le Figaro, spiegando che il premier italiano ha fatto “passare un decreto per rimediare alle cantonate del suo partito in Lombardia e nel Lazio”. “Questo atto autoritario – aggiunge il quotidiano conservatore – mette fine a una commedia grottesca che durava da otto giorni”. Sullo sfondo, le elezioni regionali. Che, spiega l’edizione internazionale di Reuters, ripresa dal New York Times, “sono considerate un test per Berlusconi dopo un anno impestato di scandali”. In questo contesto, “le confusioni burocratiche che hanno escluso i suoi candidati dal voto in Lombardia e nel Lazio sono state un notevole smacco”.

Tutto ciò si ripercuote sulla popolarità del PdL. Molte testate riprendono la notizia del calo di consensi del governo emerso dagli ultimi sondaggi. “L’immagine del governo è stata infangata anche dallo scandalo che ha colpito la protezione civile”, nota il francese 20minutes. Anche per questo le manifestazioni di protesta, le piazze colorate di viola, suscitano l’interesse delle testate straniere. A cominciare dal Washington Post: “I membri del gruppo della società civile Popolo Viola hanno tenuto una veglia per la democrazia fuori dagli uffici del presidente Giorgio Napolitano la sera di venerdì, nel tentativo di impedire la firma della legge. Sabato, dopo che Napolitano, proveniente dalla sinistra, ha autorizzato il decreto, file degli appartenenti al Popolo Viola hanno improvvisato una protesta vicino al parlamento con cartelli che dicevano: Presidente, Non Capiamo”.

Anche il catalano El Periodico dà conto delle “forti critiche” rivolte al presidente della Repubblica, sottolineando come il movimento di protesta sia nato in internet.

El Pais ci va giù duro, citando le parole del giornalista e analista politico Giancarlo Santalmassi: “Eravamo nell’anticamera del fascismo. Oggi siamo entrati”. Infine, qualcuno prova a staccarsi dagli scandali contingenti per tentare un’analisi più a freddo dell’inossidabile fortuna politica di Berlusconi. Lo fa l’Independent: ” Ronald Reagan era noto come il presidente Teflon, ma la capacità di Berlusconi di scrollarsi di dosso la sventura supera di gran lunga tale metafora (…) Per anni Berlusconi si è comportato più come un imperatore romano che come un primo ministro eletto, ma nell’autunno dei sui anni la tendenza è divenuta più estrema. Tuttavia l’elemento sconcertante oggi è vedere fino a che punto i suoi avversari gli permettono di farla franca”.

E Vanity Fair si spinge ancora oltre:“Per venti anni gran parte degli italiani si sono sforzati di spiegare la più inspiegabile delle creature politiche, Silvio Berlusconi”. Bene, ora la testata americana azzarda una chiave interpretativa: per capire Berlusconi bisogna guardare Sarah Palin. O viceversa. Un mix di “zelo imprenditoriale” e “totale assenza di autocoscienza”. “Creazioni mediatiche”, anche. Con la sola differenza che la Palin non è a capo del governo.  Almeno non ancora.

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LEGGI Le Figaro

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09 marzo 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ciao-baby:-visti-dalleuropa/2122416&ref=hpsp

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A chi piace il sultano

Metà degli italiani hanno rinunciato alla facoltà, conquistata a caro prezzo dai loro padri, di giudicare e controllare colui che li governa

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di Giorgio Bocca

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In attesa che Mosè scenda dal monte Sinai con le tavole della legge e disperda gli adoratori del vitello d’oro, prendiamo atto che nel paese Italia non esiste più una pubblica opinione degna del nome, un controllo dei sudditi su chi li governa, un limite al populismo debordante. Se questa non è una democrazia autoritaria, dove il sultano può dire e disdire a suo comodo, che altro è? Senza limiti, senza opposizione, spesso senza decenza.

Il capo del governo va in Israele e per avere il consenso dei suoi ospiti si mette in testa il kippah e dichiara senza la minima esitazione e prudenza che Israele ha fatto bene a bombardare Gaza e i palestinesi che ci vivono, bambini compresi, uffici e magazzini delle Nazioni Unite compresi. Interviene cioè in uno degli irrisolti drammi contemporanei senza preoccuparsi delle conseguenze, come un commesso viaggiatore che bada soltanto a vendere la sua merce.

Poi prosegue il suo viaggio elettorale andando a Ramallah dal governo palestinese, cui dice il contrario di quel che ha detto a Gerusalemme. E se qualcuno gli chiede che cosa pensi del muro che separa i due paesi, terribile segno del dramma irrisolto, dice di non averlo visto, occupato come era a preparare il suo prossimo disdire del detto, senza mancare durante il viaggio di raccontare l’ultima barzelletta sulla Madonna che dell’immacolata concezione dice “avrei preferito una femminuccia”.

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Silvio Berlusconi fa il mestiere che sa fare benissimo da quando dirigeva non solo la costruzione di Milano 2 quartiere residenziale, ma anche l’ufficio vendite, magari intervenendo di persona in incognito. Sono gli italiani, almeno una metà degli italiani, che sembrano aver rinunciato alla facoltà che va sotto il nome di democrazia di giudicare, controllare, approvare o disapprovare colui che li governa, si direbbe che questa facoltà, questo diritto acquisito a duro prezzo dai loro padri non li interessi più, che la sola cosa che veramente li interessi è di fare in qualche modo soldi, legalmente se possono, e se no illegalmente, per avidità o per togliersi il gusto di farla franca.

L’aspetto terribile del berlusconismo non è soltanto la licenza di dire e disdire che gli viene concessa, il potere di fare e disfare che gli è valso il nome di sultano, ma il fatto che mai come ora il paese Italia è ‘nave senza nocchiero in gran tempesta’, vascello di immemori e di servi che va dove porta il vento. Il nocchiero che gli va bene è uno che per aver successo va in giro per il mondo dando ragione a tutti, a chi è in guerra come a chi la subisce, scagliandosi contro i nemici immaginari come i comunisti defunti o scomparsi e avendo per amici i figli e i nipoti dello stalinismo come il suo caro amico Putin.

Ma le democrazie prive di opinione pubblica, prive di cittadini pensanti sono le peggiori, le più esposte a nuove dittature, sono nel migliore dei casi le dittature della maggioranza al potere, dei ricchi e potenti che ignorano la legge e possono pagare i migliori azzeccagarbugli per violarla. E abbiamo il sospetto, e forse più di un sospetto, che sia proprio questo a piacere di Silvio a metà degli italiani, il pensiero che ogni mattino ci fa vedere scuro il giorno, disperante il futuro, sempre vincente la stoltezza degli uomini.

Il nocchiero che va bene alla metà degli italiani è uno convinto che la ricchezza del mondo sia senza fine, che i pascoli della pubblicità, cioè del dire e disdire siano immensi, che l’avvenire sia dei furbi e dei profittatori. Il più noto dei consigli di buona fortuna e di buon governo che ha dato ai suoi concittadini è: “Sposatevi un milionario”, l’equivalente di ‘vincete alla lotteria’. Che sarà anche vero per quello che vince o che attacca il cappello al chiodo giusto, ma è pura illusione e diseducazione per tutti gli altri.

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04 marzo 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/a-chi-piace-il-sultano/2122265/1&ref=hpsp


Legittimo impedimento, rush finale Il governo chiede una doppia fiducia

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Finocchiaro: «Il paese sta marcendo e noi discutiamo dei problemi del premier»

Legittimo impedimento, rush finale
Il governo chiede una doppia fiducia

Il ddl al Senato. Schifani sospende la seduta e convoca i capigruppo. Poi la decisione: si vota mercoledì alle 17

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ROMA – Battaglia in Senato durante l’esame del disegno di legge sul legittimo impedimento che prevede 18 mesi di «scudo» giudiziario per il premier e i ministri. Il testo è arrivato a Palazzo Madama dopo il primo via libera della Camera. Puntuale, con l’inizio della seduta (sospesa dopo pochi minuti e poi ripresa), l’ostruzionismo dell’opposizione. Il governo nel tardo pomeriggio ha poi deciso di chiedere la fiducia sul provvedimento, scatenando le proteste delle opposizioni. Il presidente dell’assemblea, Renato Schifani, ha sospeso la seduta e riunito i capigruppo. Al termine dell’incontro , il presidente dei senatori pidiellini, Maurizio Gasparri, ha spiegato che nella giornata di mercoledì il Senato voterà due volte la fiducia: alle 17 si voterà la fiducia sul primo articolo del ddl sul legittimo impedimento; alle 18 ci sarà il secondo voto di fiducia sul secondo articolo del provvedimento. A seguire le dichiarazioni di voto ed il voto finale sull’intero provvedimento.

OSTRUZIONISMO – Nel corso del dibattito odierno il senatore del Pd Francesco Sanna aveva preso la parola per chiedere la correzione di alcuni aspetti del verbale della seduta precedente. A una successiva richiesta di verifica del numero legale, accordata dal presidente Schifani, la seduta era stata sospesa per alcuni minuti per mancanza dello stesso. Quindi il Pd ha chiesto e ottenuto di avere più tempo per la discussione: «Riteniamo impossibile che su questo provvedimento si proceda per tempi contingentati» ha detto la presidente dei senatori Anna Finocchiaro. Stessa richiesta dal capogruppo dell’Idv Felice Belisario: «La discussione su un provvedimento importante come il legittimo impedimento non può essere compressa in tempi che sono una camicia di forza». Schifani ha replicato: «Mi impegno a fare in modo che il dibattito avvenga con ampiezza di tempi per consentire l’illustrazione delle parti sostanziali di un provvedimento così delicato». Quindi ha dato la parola al relatore Franco Mugnai (Pdl). Finite le relazioni sono state illustrate le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione, tutte bocciate dall’Aula, e si è aperta la discussione generale.

EMENDAMENTI – Schifani ha dunque spiegato che si farà garante perché l’opposizione abbia tempi adeguati per discutere il ddl, ma ha anche invitato il centrosinistra a «selezionare e concentrare» le proprie proposte riducendo il numero degli emendamenti presentati (1.585). A quelli del Pd si aggiungono i cento dell’Italia dei Valori. L’Udc ha presentato sette emendamenti e se il provvedimento non verrà modificato «il nostro voto – ha detto il presidente dei senatori Gianpiero D’Alia – sarà l’astensione. Il testo presentato dalla maggioranza non rispecchia assolutamente la nostra proposta». «Opposizione durissima» promette anche l’Idv.

FINOCCHIARO – «Il paese sta marcendo e noi siamo qui a discutere di legittimo impedimento e cioè sempre dei problemi del presidente del Consiglio» attacca Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, annunciando un’opposizione che «non farà sconti al governo e alla maggioranza». Il Pd, aveva annunciato la senatrice, intende denunciare che vengono «violati i diritti dell’opposizione perché i tempi stabiliti e contingentati per la discussione del provvedimento sono ridicoli vista la delicatezza della materia trattata». Con questo ddl, aggiunge, «si viola il principio di uguaglianza. Si certifica che chi è più forte, potente e ha più mezzi prevale su chi è meno potente».

DI PIETRO – Per Antonio Di Pietro «il legittimo impedimento è una legge incostituzionale sulla quale alla fine o il capo dello Stato, la Corte Costituzionale o l’Italia dei Valori con i suoi referendum farà giustizia». Riguardo all’ostruzionismo che le opposizioni stanno facendo in Parlamento, Di Pietro sottolinea che «l’Idv l’ostruzionismo l’ha fatto dal primo giorno e mentre informavamo i cittadini del pericolo in corso ci davano dei catastrofisti; oggi è dimostrato che c’è un governo che addirittura minaccia il capo dello Stato, ci auguriamo dunque che prevalga la resistenza a questo fascismo di ritorno».

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Redazione online
09 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_marzo_09/legittimo-impedimento-senato_77b9cee0-2b54-11df-bcb9-00144f02aabe.shtml

FINANZA – Sapagna: Ecco gli intrecci e i rischi delle società italiane

ringraziamo morgan per la segnalazione

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Spagna:Ecco gli intrecci e i rischi delle società italiane

Retroscena – By Gordon on Tuesday, 9 March, 2010 – 15:17

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E se la Grecia fosse solo il primo paese a finire sotto accusa? I sospetti che altri Paesi dell’Unione europea possano finire sotto processo per un debito troppo elevato è più che legittimo, ma i singoli governi negano che si possa verificare un “rischio contagio”. Oggi l’agenzia di rating Fitch ha lanciato un primo avviso a Francia, Spagna e Gran Bretagna chiedendo misure di rientro dei deficit più credibili per evitare di perdere il ratring tripla AAA. Per alcuni solo una sigla, per altri tre lettere che fanno la differenza quando si emette debito pubblico: migliore è il rating, minore è l’interesse che si paga.

Fra i Paesi “avvisati” da Fitch, la palma del peggiore – stando ai numeri – è la Spagna. Il Pil nel quarto trimestre del 2009 è calato del 3,1% e la disoccupazione ha raggiunto livelli spaventosi, pari al 18,8%. La media europea è dell’8,8% circa, decimale più o meno.

Nonostante siano guidati da due governi di stampo opposto, gli affari fra Spagna e Italia sono cresciuti negli moltissimo negli ultimi anni, così come è cresciuta l’esposizione delle nostre società a quello che potremmo chiamare rischio-Spagna. Ecco tutti gli intrecci ricostruiti da www.domanifinanza.it .

Partiamo dal settore editoriale. Mediaset possiede Telecinco e di recente ha acquisito il 100% del capitale di Cuatro e il 22% di Digital Plus. La sola Telecinco nel 2010 peserà per il 18% dei ricavi, che si traduce in un contributo a livello di utile operativo del 20% tondo tondo, mentre a livello di utile netto, l’impatto è di circa il 10%. Il calo degli investimenti pubblicitari in Spagna ha pesato non poco sul conto economico della società, così come è successo per un altro pezzo da novanta dell’editoria italiana.

Rcs possiede nella penisola iberica quotidiani di punta come El Mundo, Marca ed Expansion, e complessivamente il 30% circa dei ricavi derivano dalla Spagna. Cifra che a livello di margine operativo lordo diventa il 22%.

Dal settore editoriale si passa a quello, strategico, dell’energia.

L’Enel di Fulvio Conti ha acquistato Endesa e ora sta portando avanti un processo di dismissioni di asset per ridurre l’indebitamente. Enel realizza quasi il 35% del margine operativo lordo in Spagna.

Dall’energia si passa poi al settore dei consumi.

Geox realizza il 12% dei ricavi in Spagna, mentre le attività spagnole di Autogrill, che controlla Aldeasa, contribuiscono per il 15% a livello di ricavi e poco meno a livello di margini.

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fonte:  http://www.domanifinanza.it/content/spagna-ecco-gli-intrecci-e-i-rischi-delle-societ%C3%A0-italiane

Crisi, accordo bipartisan sulla Cig: si allungherà di sei mesi

L’emendamento è stato approvato dalla commissione Lavoro della Camera
Non approderà in Aula prima del 15 marzo, forse anche dopo le elezioni regionali

Crisi, accordo bipartisan sulla Cig
si allungherà di sei mesi

Passerà dunque dalle attuali 52 settimane a 78, l’equivalente di un anno e mezzo
A gennaio la cassa integrazione ordinaria era cresciuta su base annua del 99,25%

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di ROSARIA AMATO

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Crisi, accordo bipartisan sulla Cig si allungherà di sei mesi
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ROMA – Sei mesi in più di cassa integrazione ordinaria, che passa dalle attuali 52 settimane a 78 settimane, in pratica un anno e mezzo. Lo prevede un emendamento approvato dalla commissione Lavoro della Camera, con un sì bipartisan. Un provvedimento richiesto da più parti dato l’enorme aumento della cassa integrazione dall’inizio della crisi: solo nel mese di gennaio si è registrato rispetto allo stesso mese del 2009 una crescita del 99,25 per cento, con 39,5 milioni di ore. La norma è a firma del relatore Giuliano Cazzola e modifica il testo base sugli ammortizzatori sociali, che unifica diverse proposte di legge, ed ha ottenuto il consenso del Pdl, della Lega e del Pd. L’Idv e l’Udc erano assenti. La misura approvata è adottata in via sperimentale e riguarda il biennio 2010-2011.
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I tempi. Per l’approvazione definitiva del provvedimento bisognerà aspettare probabilmente diverse settimane: “Ora il testo è all’esame delle altre commissioni per il parere e poi tornerà in commissione Lavoro per il mandato al relatore. Il calendario prevede infatti che approdi in Aula il 15 marzo ma non è escluso che slitti a dopo le Regionali”, dice Cazzola.
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I dati per settore. Secondo i dati dell’Inps, rielaborati e presentati qualche giorno fa dalla Cigl, i settori con gli aumenti maggiori di cassa integrazione ordinaria erano a gennaio su base annua il tessile e abbigliamento (+318,18%), l’edilizia (+283,46%), l’alimentare (+279,09%), carta e poligrafiche (+168,39%), le meccaniche (+113,78%). Anche la Cassa straordinaria ha registrato nel primo mese dell’anno un forte incremento rispetto al gennaio 2009 (+366,29%) con 45 milioni di ore. “Molte aziende – ha denunciato il segretario confederale della Cgil Susanna Camusso – stanno ormai esaurendo le 52 settimane massime di Cigo, ciò è evidenziato, anche dall’aumento della richiesta sulla Cigs”.

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La copertura finanziaria. La copertura all’emendamento che allunga la Cig ordinaria da 52 a 78 settimane “non è stata quantificata”, dice Cazzola, che spiega che verrà comunque trovata all’interno degli 8 miliardi già stanziati dal governo per gli ammortizzatori sociali. Le disposizioni infatti previste dall’emendamento “si applicano nei limiti delle risorse disponibili” previste dal decreto legge 185 del novembre 2008 (convertito a fine gennaio 2009) e in particolare dall’articolo che riguarda gli strumenti di tutela del reddito e di concessione degli ammortizzatori in deroga. “Il governo – sottolinea però Cazzola – non era presente e dunque si riserva ogni ulteriore valutazione”.
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L’indagine Ires-Cgil. Da un’indagine presentata stamane dall’Ires-Cgil il 57 per cento dei lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali percepisce un’indennità tra i 500 e i 1000 euro. L’87 per cento dei lavoratori intervistati ritiene che la crisi economica abbia inciso “molto o abbastanza” sulla propria situazione lavorativa. A una domanda sulle prospettive future, solo il 4 per cento è talmente fiducioso di ritenere che “riuscirà a trovare un lavoro quantomeno accettabile” nel giro di poche settimane. Il 34 per cento ritiene che lo troverà nel giro di qualche mese, il 28 per cento tra un anno o forse più, e un altro 34 per cento è completamente sfiduciato e dichiara “non so se lo troverò”.
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Moltissimi, soprattutto al Sud, temono di finire nelle maglie del lavoro nero. Nelle isole addirittura il 91 per cento si sente “molto esposto” o comunque esposto al rischio di essere costretto ad accettare un lavoro in nero. La percentuale risale all’80 per cento per il Sud, al 69 per cento per il Centro ed è in media del 73 per cento; sotto la media, oltre al Centro, il Nord Ovest (70 per cento) e il Nord-Est (53 per cento).
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09 marzo 2010
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L’ultimo reality show: “L’Isola dei cassintegrati”

L’ultimo reality show

Quindicimila persone seguono su Facebook “L’Isola dei cassintegrati” degli operai Vinyls all’Asinara

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di Cinzia Simbula

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Iglesias – C’è chi lo fa per mettersi alla prova, o semplicemente per vanità e quel gusto irrefrenabile di stare sotto i riflettori. Così, giusto per far sapere di esistere. Loro no, ne farebbero volentieri a meno di telecamere e giornali. Non cercano la fama, ma vogliono scacciare la fame. Quella che, sempre più minacciosa, si intravede nel loro orizzonte di cassaintegrati.

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In palio il lavoro. Isola dell’Asinara, nord Sardegna, ex supercarcere che ospitò i boss del 41 bis, tra cui Totò Riina, da una decina di giorni è diventata “L’isola dei cassaintegrati”. Quelli della Vinyls di Porto Torres, alle prese con una vertenza sfiancante. E neppure di farlo con una certa inventiva. l’Asinara, eden con natura mozzafiato e habitat dei teneri asinelli bianchi con gli occhi azzurri, è diventata una sorta di “contro-isola dei famosi”. Le celle che ospitarono superboss e brigatisti sono diventate il loro rifugio verso la libertà, per strappare via di dosso quelle catene della disperazione. Si lotta per il lavoro da queste parti e in palio non ci sono premi milionari e fama assicurata. Il traguardo da raggiungere è lontano anni luce da quello di stelle, stelline, o protagonisti dei reality in tv. Gli “eroi” dell’Asinara lottano per vedere riconosciuti i propri diritti di operai, in cassa integrazione ormai da quattro mesi e un futuro incerto. Il loro stabilimento di Porto Torres, un tempo Enichem, è ancora chiuso. Circa 130 lavoratori, cui si aggiungono quelli delle cooperative.

Impianti fermi. Nessuna certezza; in prospettiva solo la speranza affidata alla recente notizia dell’intesa tra Eni e gli arabi della Ramco, che dovrebbe culminare con l’acquisizione della Vinyls. Ma gli operai non si fidano e aspettano i fatti e decisioni definitive, troppe volte rimandate. Già il 15 dicembre si attendevano il riavvio degli impianti. Sono trascorsi quasi tre mesi e non è cambiato nulla. Per questo i dubbi restano, fortissimi, e l’occupazione dell’isola-parco va avanti a oltranza, come il presidio della Torre Aragonese di Porto Torres, iniziato due mesi fa. Battaglia dura per la sopravvivenza. Con la certezza del sostegno da parte degli operai di altre realtà in difficoltà: quelli dell’Alcoa di Portovesme, ad esempio, che nei giorni scorsi hanno portato la loro grinta sull’isola dei cassaintegrati. Poi i viveri, formaggi, carne, frutta, pane, assicurati da pastori, allevatori, agricoltori. Una rete di solidarietà tradizionale che si affianca a quella dei social network.

Sostegno web. Su Facebook è stato aperto un gruppo che, in dieci giorni, ha superato i 20 mila iscritti. “L’isola dei Cassintegrati è un reality “reale”, purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro – scrivono gli amministratori del gruppo Michele Azzu, figlio di un cassintegrato, e Marco Nurra – Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale, l’Eni, che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di centinaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”. Sara Vellutini ricorda i pericoli costanti sull’isola e teme per l’incolumità degli operai: “Il forte vento ha fatto cadere un palo della luce e per più di tre giorni queste persone sono rimaste tagliate fuori dal mondo, senza luce e senza poter ricevere nulla perché le imbarcazioni non potevano arrivare per via del mare mosso”.

L’onda di protesta. L’occupazione dell’isola è solo la più clamorosa protesta messa in atto dai cassaintegrati per sbloccare la vertenza. Circa un mese fa hanno bloccato gli autobus dell’Arst, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico su gomma. Dal 7 gennaio va avanti anche il presidio della Torre aragonese davanti al porto. Una battaglia estenuante per salvaguardare i circa 130 lavoratori diretti, cui si aggiunge tutto l’indotto. La Vinyls avrebbe dovuto riprendere l’attività il 15 dicembre scorso ma la produzione è ferma in attesa che si trovi un compratore. La vertenza Vinyls è in uno stato di estrema incertezza da oltre un anno, da quando l’azienda è stata commissariata a seguito del fallimento della Sartor. Con il commissariamento si sarebbe dovuta avviare una nuova fase, per permettere il riavvio degli impianti già a metà dicembre e la vendita a nuovi acquirenti. Sinora, invece, nulla di fatto. Il “reality”, in Sardegna, è questo.
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da il Fatto Quotidiano del 9 marzo

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fonte:  http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2452580&yy=2010&mm=03&dd=09&title=lultimo_reality_show