Berlusconi costretto a spostare la piazza al 21, a sinistra tiene banco il “caso Di Pietro”

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Berlusconi mentre straccia la Costituzione

Berlusconi costretto a spostare la piazza al 21, a sinistra tiene banco il “caso Di Pietro”

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di Andrea Carugati

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Berlusconi costretto a rinviare la sua piazza al 21 marzo, per la concomitanza il 20 di una manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua, mentre il Pd è alle prese con il caso Di Pietro, che non intende rinunciare al proposito di parlare in piazza del Popolo sabato 13, mentre i democratici vorrebbero un “embargo” per tutti i leader, anche per evitare ogni rischio di un monologo dipietrista contro Napolitano.

Il caso Di Pietro è sempre sul tavolo dei numerosi vertici delle forze di centrosinistra, che rinverdendo i tempi dell’Unione si stanno ritrovando quasi tuti i giorni per mettere a punto i dettagli della manifestazione del 13. Anche oggi è previsto un summit, con il solito Stefano Pedica dell’Idv in diretta telefonica con Tonino che gli dà la linea e le istruzioni su cosa dire agli alleati.

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Rispunta anche Diliberto, con un invito a interrompere i litigi: «Litigare per chi debba parlare dal palco non è comprensibile da alcuno degli italiani drammaticamente preoccupati per la situazione in corso. Il Pdci non partecipa a questa contesa fratricida e un po’  farsesca, del tutto controproducente, e pertanto non chiediamo di intervenire dal palco».

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«Sabato parlerò eccome dal palco della manifestazione di Piazza del Popolo, ci mancherebbe. Nessuno potrà mai impedirmelo. Vorrei ricordare a chi nutre dubbi sulla mia presenza, che ho lanciato io la manifestazione, ho prenotato io la piazza dopo aver avuto l’idea, ho convocato le persone, predisposto i pullman, coordinato la logistica. E adesso vorrebbero che non parlassi?», tuona Di Pietro.  «Sul palco ribadirò che il decreto che è stato fatto è atto di prepotenza, dannoso oltre che inutile, come un’infinità di costituzionalisti hanno acclarato». E sul capo dello Stato, «ribadirò -insiste Di Pietro- che quell’arbitro sia stato quantomeno ingenuo e non abbia fatto una scelta corretta».  Secondo Di Pietro «quando Berlusconi è andato al Quirinale ad alzare la voce, Napolitano avrebbe dovuto cacciarlo a pedate e non subirne la prepotenza. Mi auguro che gli serva da lezione. Un presidente della Repubblica non basta che non sia correo di atteggiamenti illeciti altrui. Da un Presidente della Repubblica ci aspettiamo che faccia il cane da guardia della Costituzione». E «grave» poi, secondo Di Pietro che Napolitano dichiari di «aver ricevuto pressioni».

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Bersani getta acqua sul fuoco: «Di Pietro non attaccherà il presidente Napolitano alla manifestazione di sabato prossimo, perchè ha sottoscritto assieme al Pd una piattaforma che attribuisce al solo governo la responsabilità del decreto salva-liste».  Al leader Pd è stata posta la domanda se lascerà la piazza qualora di Pietro dovesse attaccare dal palco il capo dello Stato: «O Madonna – ha esclamato sorridendo – io escludo ipotesi del genere. C’è una piattaforma comune e tutti si atterranno ad essa». Un’altra giornalista ha ricordato le nuove critiche al presidente della Repubblica fatte ieri pomeriggio da Antonio Di Pietro: «Ognuno porta la responsabilità di quello che dice – ha replicato Bersani – ma quando si fa una cosa insieme la si fa sulla base di una piattaforma, e in questa piattaforma non c’è menzione di queste critiche al Quirinale». Bersani ha poi preso le distanze dalla richiesta del leader di Idv a Napolitano di non controfirmare la legge sul legittimo impedimento: «Di Pietro – ha sottolineato – ha questi modi che noi non condividiamo, e punti di questo genere non saranno compresi nella nostra piattaforma».

Il leader Pd contesta le critiche alla scelta dell’opposizione di andare in piazza e ribalta le osservazioni rivolgendole al governo: «E’ una cosa curiosissima un governo che porta attacchi violenti alle istituzioni. È una cosa strana. Forse siamo ormai assuefatti? Non è normale che l’opposizione si metta le pantofole e il governo infili gli anfibi. Noi siamo un’opposizione seria e di governo. Un’opposizione pacata, ma non in pantofole e scenderemo in piazza».

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Casini invece prende nettamente le distanze dalla piazza del centrosinistra. È «gravissimo» che il Partito democratico vada in piazza «con chi ha balenato l’impeachment» nei confronti del capo dello Stato «indipendentemente da quello che Di Pietro dirà dal palco della manifestazione». «Sono rammaricato dall’atteggiamento del Pd: l’ostruzionismo di queste ore in Parlamento è sbagliato e incomprensibile all’opinione pubblica e rischia di far passare sul banco degli accusati chi invece è parte lesa». «Il pifferaio magico Di Pietro – ha aggiunto Casini – suona il suo flauto e il Pd gli va dietro. Ma questo è un errore politico perché Di Pietro è l’avversario di comodo di Berlusconi, fa passare dalla parte della ragione anche a chi non ce l’ha».

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Berlusconi, invece, si è trovato costretto a dirottare la sua adunata al 21, visto che il 20 Roma sarà già occupata da una miriade di associazioni e partiti per protestare contro la privatizzazione dell’Acqua. Nelle attese degli organizzatori, sulla Capitale dovrebbero confluire, a partire dalle 14 a piazza della Repubblica, decine di migliaia di persone per quello che si annuncia un maxi-corteo. Le associazioni aderenti (che si aggiungono alle 26 che formano il “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” tra le quali Mani Tese, Cobas e la Funzione pubblica della Cgil) sono 108. In questa lista figurano tra gli altri il Wwf e Legambiente, Acli, Libera, Action, Pax Christi, Beati Costruttori di Pace, le Chiese Evangeliche, Federconsumatori e Federcasalinghe, i No-Tav, nonchè gli Amici di Beppe Grillo. A livello politico aderiscono una decina di sigle, tra cui Idv, Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra. Il corteo ha tra l’altro il sostegno della Cgil nazionale. Il percorso, peraltro, porterà i manifestanti assai vicini a quella che ormai tradizionalmente è la “location” delle manifestazioni di centrodestra, cioè piazza San Giovanni. Il percorso autorizzato partirà da piazza Esedra e percorrerà tutto il centro finendo a piazza Navona. Ma lungo il tragitto quasi sfiorerà San Giovanni, transitando da via Labicana per proseguire lungo via Merulana. Insomma, un ostacolo insormontabile per le truppe del Pdl, che infatti hanno deciso di slittare al giorno dopo.

Sullo spostamento del Cavaliere si abbatte l’ironia di Franceschini: «Silvio! Se fate casino anche sulla data della manifestazione, finisce come per le liste e un pò di gente va in piazza il 20, un po’ il 21».

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10 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96033

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