Archivio | marzo 12, 2010

PERTINI E I VELENI DI BELPIETRO

Pertini e i veleni di Belpietro

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Nell’editoriale di oggi su Libero, attaccando il Popolo Viola (reo di voler esprimere tutto il suo dissenso nei confronti del Padrone e Signore di Belpietro), costui osa infangare la memoria di Sandro Pertini:

“Ma per dare addosso a Napolitano oltre agli ex Capi di stato tutt’ora in servizio si usano anche quelli defunti. Per l’occasione è stato…riesumato Sandro Pertini, la cui effigie comparirà sulle magliette viola in uso durante la manifestazione, con l’aggiunta di un indebito slogan: lui non avrebbe firmato. Peccato che il presidente partigiano sia famoso per la sottoscrizione del decreto considerato madre di tutti i mali, ovvero quello che riaccese le tv di Berlusconi, cancellando addirittura tre sentenze di altrettanti pretori che ordinavano la sospensione delle trasmissioni sul territorio nazionale. La storia risale al 1984, quando i giudici di Roma, Torino e Pescara spensero i ripetitori che consentivano a Canale 5, Rete 4 e Italia 1 di diffondere i programmi in tutta Italia. Bettino Craxi ci mise tre giorni a ordinare per decreto la ripresa della programmazione e il capo dello Stato controfirmò. Che Pertini non nutrisse dubbi sul provvedimento è certo, perché essendo stato poi affossato in Parlamento, Craxi fu costretto a ripresentano e il presidente sottoscrisse nuovamente. Non una dunque, ma due volte….“

L’ignoranza (voluta) di questo bieco individuo, unita alla protervia, fa sì che sputi veleno in ogni dove ed in ogni modo, travestendo le sue menzogne in verità approssimative al fine di sostenere le sue tesi ‘padronali’. All’uopo siamo ‘felici’ di illuminare questa specie di ‘barboncino’ da salotto, vero santo patrono di tutti i ‘pennivendoli’ italiani.

Già l’affermazione “i giudici di Roma, Torino e Pescara spensero i ripetitori che consentivano a Canale 5, Rete 4 e Italia 1 di diffondere i programmi in tutta Italia” è un falso storico che più non si può. Infatti, lo sanno anche i lattanti che fu il Cavaliere a decidere, per scelta strategica, ad auto-oscurarsi al fine (in combutta con Craxi) di costringere il Parlamento ad intervenire in suo favore:

“Nel pomeriggio del 16 ottobre 1984 i telespettatori del Piemonte, dell’Abruzzo e del Lazio non trovano più le tre reti Fininvest. Oscurate. Alle 20.20, su Canale 5, Italia1 e Rete4 compare una scritta: «Per ordine del pretore è vietata la trasmissione in questa città dei programmi di… regolarmente in onda nel resto d’Italia». Cos’è accaduto? I pretori Giuseppe Casalbore di Torino, Eugenio Bettiol di Roma e Nicola Trifuoggi dell’Aquila hanno decretato la disattivazione degli impianti (i «ponti di frequenza») e il sequestro dei «pizzoni» (le cassette preregistrate) che consentono alle tv regionali affiliate al circuito berlusconiano di trasmettere in «interconnessione» su scala nazionale senza permesso ministeriale. Ma – come spiega Casalbore all’Unità  –  «nulla vieta a queste tv di mandare in onda programmi prodotti localmente, ad esempio un bel dibattito sul pretore che fa i sequestri». Nessun oscuramento, dunque. Ma la Fininvest, per drammatizzare la situazione, decide di auto-oscurarsi, attribuendone la colpa ai giudici. E il 17 ottobre tutti i giornali parlano di «oscuramento» e «serrata dei pretori»: la versione berlusconiana, falsa e bugiarda, diventa verità di fede.” “Quel che accade poi lo racconta Giuseppe Fiori ne “Il Venditore” (Garzanti). Berlusconi revoca l’auto-oscuramento a Roma per mandare in onda uno speciale del “Costanzo Show”, condotto dal confratello piduista Maurizio: due ore di piagnisteo con varie star da riporto. Ecco l’irresistibile cronaca di Sergio Saviane per l’Espresso: «Alle 10 della sera comincia la veglia al catafalco della defunta Rete4, officiatore Costanzo, listato a lutto. Un Costanzo scolorito, smunto, gli occhi segnati dal dolore, la lacrima in agguato… Il momento è carico di attese, e di dentiere. Si invoca una prece. Ci sono registi zoccoloni con lutto all’occhiello, attori e mezzibusti con la cravatta scura, pubblicitari moribondi… Piangono sconsolate le matrone in gramaglie rimaste vedove di Canale5, la Silvana Pampanini in dentiera da mezzasera, la suocera del pubblicitario in coma per la scomparsa di Dallas… Gava, ministro delle telecomunicazioni e delle telespeculazioni napoletane, non contento di aspettare da otto anni questa benedetta legge, dice: “Bisogna ancora studiare il problema, cosa che mi accingo a fare immediatamente”. E poi dicono che i nostri ministri sono dei coglioni. Ma se non fanno altro che accingersi…».”( http://www.articolo21.org/499/editoriale/berlusconi-tv-un-impero-nato-per-decretocraxi.html )

Il ‘nostro’ fa poi un po’ di confusione quando dice che Pertini firmò “non una ma due volte”. In realtà andò così: “20 ottobre il governo Craxi varò un decreto (poi affossato in Aula, reiterato e quindi convertito in legge a dicembre), controfirmato dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini per superare, «sino all’ approvazione della legge generale sul sistema radio-tv», l’ oscuramento dei ripetitori di Canale 5, Italia 1 e Retequattro deciso il 17 ottobre dai pretori di Roma, Torino e Pescara” ( fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2003/dicembre/18/Sul_decreto_salva_rebus_della_co_0_031218023.shtml ). Perciò risulta che il primo decreto, mai convertito in legge fu bocciato dall’aula, poi modificato e quindi firmato da Pertini in ‘via transitoria’ in attesa di una legge definitiva sul riassetto radiotelevisivo.

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Sandro Pertini è sempre stato quel che si dice un ‘galantuomo’. Se firmò quella legge è perché voleva far superare all’Italia un impasse legislativo e non, come il ‘bieco’ suggerisce, favorire un Berlusconi asfittico e in procinto di fallire. Ed anche perché, presumibilmente, aveva avuto debite ‘garanzie’ politiche che altri, meno galantuomini di lui, hanno poi disatteso.

Tanto per citarne uno proprio quel Napolitano, oggi Presidente della Repubblica col ‘placet’ di SilvioDux, che all’epoca del decreto Craxi in questione era (guarda caso) ‘Presidente della Commissione speciale per il riordino del sistema radiotelevisivo’. Questo dovrebbe suggerire qualcosa alla lingua velenosa di Belpietro sempre orientata in una sola direzione. E per rinfrescargli la memoria potremmo ancora aggiungere che il Giorgio in questione, sempre all’epoca dei fatti, pubblicava la rivista della corrente ‘migliorista’ (di destra) del PCI, “Il moderno”, la quale, sempre guarda caso, ospitava paginoni interi di pubblicità della Fininvest. Ora, che interesse aveva Berlusconi a spendere tanti soldi in pubblicità su una rivista che ‘tirava’ 500 copie?

Se ci aggiungiamo poi che nella predetta corrente ‘migliorista’ militava un certo Sandro Bondi.. Beh, direi che è davver inutile aggiungere altro.

Mauro ed elena

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riportiamo esattamente come compare sul sito del ‘Ministero dell’Economia e delle Finanze’, sezione ‘Rassegna Stampa

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Ma i viola non sanno che Pertini firmò la prima salva-Silvio

di Belpietro Maurizio


L’EDITORIALE IL PRIMO SALVA-SILVIO LO FIRMÒ PERTINI Ma i Viola non sanno che Pertini firm la prima salva-Silvi Gli antiberlusconiani adottano il presidente partigiano:

lui non avrebbe fatto come Napolitano. Ignorano che nel 1984 sottoscrisse il decreto che riaccese le tv del Biscione di MAURIZIO BELPIETRO Le truppe violacee pronte a scendere in carripo domani, oltre che con Berlusconi ce l’hanno con Napolitano, reo d’aver firmato un decreto il quale puntava a consentire a tutti gli italiani di votare. Dalle dichiarazioni di alcuni organizzatori della manifestazione listata a lutto par di capire che nqn rispamiieranno al capo dello Stato neppure gli insulti: essersi fatto convincere dal premier a sottoscrivere un provvedimento che garantisse l’esercizio di un diritto, ai loro occhi è una colpaincancellabile, soprattutto se cormnessa da un uomo il quale nella sinistra ha compiuto (…) (…) tutta la sua lunga carriera. Fa nulla se lino all’altro giorno i con- testatori di oggi sostenevano l’infallibilità del Quirinale: da oggi il dogmanoo vale pi .

Le avvisaglie del trattamento che si preparano a riservare a Napolitano sono state anticipate dai giornali cari alla sinistra, Dalle pagine del quotidiano diretto da Ezio Mauro, Carlo Azeglio Ciampi ha usato senza risparmiarsi tutto il veleno accumulato in annidi astinenza dal Colle. Fingendo di voler difendere l’istituzione pi alta, il nonno della Repubbllca ha accusato infatti chi ha preso il suo posto di essere sprovvisto di attributi e di aver ceduto all’odiato Cavaliere. In pratica rimprovera al presidente una mancanza di coraggio, ricordando i bei tempi passati quando lui rifiut la finna di alcune leggi che gli furono presentate dal governo di centrodestra. La perfidia dell’ex arriva al punto di far capire che c’è bisogno di proteggereNapolitano, quasi fosse da mettere sotto tutela.

ll Ciampi che gonfia il petto e fa la ruota contro il decreto salva-liste, è lo stesso che dieci anni fa, quando stava al Quirinale, s’affrett a sottoscrivere un provvedimento d’urgenza salva-banche. A Palazzo Chigi ovviamente non c’era il Cavaliere, ma Giuliano Amato, e il ministro della giustizia non eraAngelino Altno ma nientemeno che Piero Fassino: la Cassazi ne aveva appelia sentenziato che gli istituti di credito s’erano fregati un bel p0′ di interessi sui mutui, a danno dei propri clienti,c per ci li aveva condannati alla restituzione del maltolto, una cifra srimata fra i 15 e i 40 mila miliardi di vecchie lire, tra i? e i 20 miliardi di oggi. Per impedire il rimborso alle famiglie tartassate in pochi giorni fu fatto il decreto e Ciampi sottoscrisse senza turbamento. Insomma, se c’è da garantire il di- ritto di voto agli itallani, il presidente emerito parla di «aberrante episodio di torsione del sistema *** contestatori diritto democratico», mentre quando c’è da fare un piacere agli istituti di credito in danno dei soliti italiani per il presidente tacchino «è un fulgido esempio di esercizio democratico».

Ma per dare addosso a Napolitano oltre agli ex Capi di stato tutt’ora in servizio si usano anche quelli defunti. Per l’occasione è stato innitti riesumato Sandro Pertini, la cui effigie comparirà sulle magliette viola in uso durante la manifestazione, con l’aggiunta di un indebito slogan: lui non avrebbe firmato. Peccato che il presidente partigiano sia famoso perla sottoscrizione del decreto considerato madre di tutti i mali, ovvero quello che riaccese le tv di Berlusconi, cancellando addiiittura tre sentenze di altrettanti pretori che ordinavano la sospensione delle trasmissioni sul territorio nazionale. La storia risale al 1984, quando igiudici di Roma, Torino e Pescara spensero i ripetitori che consentivano a Canale 5, Rete 4 e Italia 1 di diffondere i programmi in tutta Italia. Bettino Craxi ci mise tre giorni a ordinare per decreto la ripresa della programmazione e il capo dello Stato controfirm , Che Pertini non nutrisse dubbi sul provvedimento è certo, perché essendo stato poi affossato in Parlamento, Craxi fu costretto a ripresentano e il presidente sottoscrisse nuovamente. Non una dunque, mnadue volte l’upostal’autentica quirinalizia.

Queffi per erano altri tempi. Non c’erano né l)i Pietro, nè Travaglio: due che Pertini avrebbe saputo come trattare. Rispettando la democrazia, ovviamente.

::: SUL COLLE CIAMPI Oggi Carlo Azeglio Ciampi critica il decreto salva- liste. Ma dieci anni fa, quando stava al Quirinale, sottoscrisse senza problami un provvedimento d’urgenza salva-banche. A Palazzo Chigi allora c’era Giuliano Amato e il ministro della giustizia era Piero Fassino.

PERTINI Nel 1984, quando i giudici di Roma, Torino e Pescara spensero i ripetitori di Canale 5, Rete 4 e Italia 1, l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini firm un decreto per riaccenderli.

*** salvaliste.

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MEF - Ministero dell'Economia e delle Finanze

fonte: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010031215187338-1

Eiaculazione precoce, un tabù per il 22 %dei maschi italiani

Eiaculazione precoce, un tabù
per il 22 %dei maschi italiani

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In tutta italia, dal 15 al 19 marzo si svolgerà la settimana di visite gratuite dall’andrologo: oltre 300 specialisti saranno disponibili, su appuntamento e gratuitamente

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Il 22,3% dei maschi italiani, cioè 3,5 milioni di persone, soffre di eiaculazione precoce. Lo rileva una indagine GfK Eurisko che sottolinea come il problema, di cui si sa poco e male, ha un forte impatto a livello personale su lui e lei, viene affrontato poco nella coppia e mai con il medico, per via del forte imbarazzo che genera. Imbarazzo che domina anche a livello della popolazione e non solo di chi ne soffre. Per il 75% delle persone è un problema imbarazzante di cui si parla malvolentieri, ancor più imbarazzante della disfunzione erettile. Solo pochissimi (appena l’8%) ritengono che possa avere una causa fisica, mentre il 92% ritiene che sia un problema in cui i fattori psicologici giocano un ruolo importante. L’Indagine è stata condotta su 3mila persone, ambosessi, di età compresa tra 18 e 55 anni.

“Frustrazione” è la parola chiave per lui e per lei quando qualcosa non va: è la conseguenza più immediata per il 32% degli uomini e addirittura per il 40% delle donne. L’eiaculazione precoce, dunque, ha un impatto a tutto campo sulla vita insieme, per lui e per lei. L’eiaculazione precoce modifica il grado di soddisfazione della qualità della vita: per gli uomini che soffrono del disturbo è inferiore di quasi 10 punti percentuali rispetto alla soddisfazione espressa dagli uomini senza il problema. Non va meglio neanche per le donne, meno soddisfatte rispetto alle altre donne sempre in misura di quasi dieci punti percentuali.

Il 58% degli uomini che soffrono o credono di soffrire di eiaculazione precoce e il 65% delle loro partner non ha mai parlato di questo argomento nell’ultimo anno. E quando ne parlano, secondo il sondaggio, il destinatario è prevalentemente il partner o la partner ma non il medico.

In tutta italia, dal 15 al 19 marzo si svolgerà la settimana di visite gratuite dall’andrologo: oltre 300 specialisti saranno disponibili, su appuntamento e gratuitamente, per gli uomini italiani che desiderano una visita di prevenzione o che vogliono affrontare il loro problema di eiaculazione precoce. La settimana è organizzata dalla Società italiana di andrologia (Sia) con il patrocinio dei ministeri della Salute e della Gioventù e sostenuta da una campagna di divulgazione su radio, stampa e Web.

«In realtà – spiega il professor il presidente della Sia, Vincenzo Gentile – è una condizione medica: ha infatti cause fisico-organiche che richiedono di essere trattate a livello medico con uno specialista come l’andrologo e non invece con il solo supporto di uno psicologo». Un neurotrasmettitore, la serotonina, gioca un ruolo cardine nel controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile. L’eiaculazione precoce risulta associata, in particolare, a una ridotta concentrazione di serotonina. «Un aumento dei livelli di questa sostanza a livello del sistema nervoso centrale – ricorda Gentile che cita recenti studi – svolge un’azione inibitoria sull’eiaculazione, ritardandola».

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10 marzo 2010

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/magazine/2010/03/10/AMQeLWTD-eiaculazione_precoce_italiani.shtml

Voleva portare il Ku Klux Klan in Italia: scoperto e denunciato dopo 4 mesi

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L’indagine partita dopo un articolo di Repubblica.it
E’ uno skinhead già segnalato dalla polizia

Voleva portare il Ku Klux Klan in Italia: scoperto e denunciato dopo 4 mesi

I forum dell’ultradestra: “Reazione liberticida”

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di MARCO PASQUA

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Voleva portare il Ku Klux Klan in Italia scoperto e denunciato  dopo 4 mesi Il tatuaggio sul collo dell’uomo denunciato

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ROMA – Sperava di reclutare, attraverso il Web, xenofobi e razzisti, pronti a scendere in campo per “la difesa della stirpe bianca”. Era il referente italiano del Ku Klux Klan, l’organizzazione americana nata nel 1865, che, evidentemente, sperava di poter approdare anche nel nostro Paese. Repubblica.it ne aveva parlato nel novembre scorso, e le ricerche erano partite proprio dal nostro articolo. Ma dopo quattro mesi di indagini, la polizia postale è arrivata ad individuare le mani che hanno firmato proclami e appelli, spesso attacchi durissimi a immigrati, gay, ebrei. Dietro a quelle pagine virtuali si nascondeva B. A., uno disoccupato incensurato di 33 anni, residente in provincia di Modena, già noto per aver partecipato a manifestazioni della destra estrema e per aver fatto parte degli skinhead. E’ stato denunciato in stato di libertà per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l’attività di movimenti che hanno il medesimo scopo.
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Con l’operazione denominata “KKK Italia”, gli agenti hanno smascherato l’uomo che curava la sezione italiana del sito degli United northern and southern knights of the KKK (l’acronimo è Unsk). Un movimento che rappresenta la principale ramificazione americana del Ku Klux Klan, e che in Europa ha lanciato diversi “reami”: oltre a quello italiano, se ne contano in Germania, Belgio e Regno Unito. Arrivare a lui non è stato facile. Il server del sito (www. unskkk. com) non si trova in Italia, e l’unico riferimento che avevano gli agenti era un’e-mail, attraverso la quale B. A. manteneva presumibilmente i contatti con la sede-madre, in America, e con chi si faceva avanti per avere informazioni. Prima di bussare alla porta della sua casa, nella quale vive con i genitori, la postale ha voluto verificare se ci fossero altri complici e, ad oggi, le indagini continuano.

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“Quando ci siamo presentati a casa sua –  dice Andrea Rossi, dirigente del compartimento polizia postale e delle Comunicazioni del Lazio  –  non ha negato le sue idee politiche. Ha cercato di prendere le distanze dal sito, ma le nostre indagini hanno dimostrato che l’e-mail presente sulla pagina Web era la sua”. Per non farsi scoprire, si era anche servito di una serie di accorgimenti informatici che, però, non hanno impedito alla polizia di rintracciarlo. Nella sua abitazione, è stato trovato “materiale informatico” (anche fotografie), che dimostra le sue simpatie politiche per il movimento skinhead e che sarà ora analizzato. “Ci siamo mossi quando abbiamo visto che questa organizzazione americana  –  racconta a Repubblica. it il dirigente della postale  –  aveva una ramificazione italiana. Trattandosi di una pagina in italiano, eravamo convinti che dietro ci fosse un cittadino residente nel nostro Paese, soggetto dunque alle nostre leggi. Da quello che ci risulta, comunque, non era riuscito a coinvolgere molte persone”. Le attività sul sito americano, ovviamente, proseguiranno. Ma per gli inquirenti “è stato importante individuare il suo punto di riferimento italiano”, sottolinea Rossi, anche “per stroncare ogni ulteriore attività di proselitismo”. “Si è trattato di un’operazione esemplare  –  fanno notare gli inquirenti  –  che dimostra anche quanto sia difficile individuare i responsabili di siti come questi. La persona in questione aveva occultato i suoi riferimenti su internet, e per questo abbiamo impiegato più tempo per arrivare a lui”.
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Nella sezione italiana dell’Unsk curata dall’uomo, si annunciava “l’apertura delle iscrizioni” al movimento e si lanciava un appello ad aderire al movimento: “Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano”, scriveva l’uomo che è stato ora denunciato.
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Immediati i commenti nella galassia virtuale della destra estrema. La notizia della denuncia di B. A. ha iniziato a fare il giro dei forum, da quello non ufficiale di Forza Nuova a quello dei “nazionalisti bianchi”.  “E’ arrivata l’inevitabile repressione poliziesca e liberticida”, sentenzia un utente. Se qualcuno “esprime solidarietà” altri promettono che un giorno si “pagheranno questi atti contro la libertà e contro loro stessi”.
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12 marzo 2010
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Case troppo care? La Yurta potrebbe essere la soluzione

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Non è difficile innamorarsi della Yurta, col suo senso di armonia, la sua bellezza intrinseca, la libertà di spazio in una abitazione disponibile ovunque.. Un’idea per l’abitare di oggi, con la crisi economica crescente e una rinnovata voglia di ‘cambiamento’ in positivo dei nostri consumati stili di vita. Quelli sì poco naturali. Un modo d’abitare che invita la creazione di ‘villaggi’ dove la gente può magari praticare nuove forme di solidarietà, di vita, tutta da inventare..

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dal sito: http://www.yurta-silentbreeze.com/

Cosa è la Yurta?

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Quando diversi anni fa’ Mirco mi chiese se avessi mai visto una yurta, la mia risposta fu “una yurta? No, non so nemmeno cosa sia”… così andai subito a cercare in internet e alla prima immagine che apparve… beh fu subito amore!
C’era qualcosa di molto intimo nel vedere questa tenda bianca, tonda, così semplice e immediata.
Pensai: “ok mi costruirò una yurta !” fu così che iniziò questa avventura, i mesi seguenti cercai informazioni su come costruire la struttura.

Inizialmente la yurta mi era sembrata una costruzione molto semplice, ma ben presto iniziai a scoprire la genialità con cui i Mongoli avevano concepito questa abitazione, trasportabile, facile da montare e smontare, e che li avrebbe protetti dai rigidissimi inverni della steppa dove la temperatura spesso scende abbondantemente a più di 20 gradi sotto lo zero.

trasportando una yurta montata

Le yurta sono case. Case concepite per essere nomadi, questo significa che si possono erigere e smontare in poche ore e sono facilmente trasportabili.
Il genio Mongolo non solo è riuscito molti secoli fa’ a progettare e realizzare una struttura ideale per questo scopo, ma lo ha fatto anche con incredibile sensibilità  estetica.
La yurta infatti è estremamente bella, tanto semplice e morbida visivamente all’esterno, quanto incredibilmente ricca di particolari e armoniosa al suo interno.

Risulta praticamente impossibile rimanere indifferenti quando si entra in una yurta.
Innanzitutto, la sua rotondità  crea un’ impressione strana, a cui l’uomo moderno non è più abituato, non ci sono infatti angoli tra muro e muro, come nelle stanze a pianta quadrangolare a cui siamo abituati e questo cambio di prospettiva può provocare un particolare stupore inizialmente.
Un grande numero di piccoli travi convergono dalle pareti e si incontrano nel “toono” una grande corona di legno posta sul soffitto al centro della yurta.
Ci vuole qualche istante a volte per poter per assorbire così tanti particolari tutti insieme, appena entrati nella tenda.
Nella simbologia mongola la corona rappresenta il sole ed i travi ne diventano i raggi.

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La yurta nella cultura mongola

“Hanno piccole case di legno, di forma rotonda, con il tetto di feltro o di altro ruvido panno; e quando devono migrare, le smontano e le caricano sui loro carri a quattro ruote. Arrivati nel posto prescelto, essi le apprestano di bel nuovo, avendo sempre cura di rivolgere verso Mezzogiorno la porta d’ingresso.”

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Marco Polo, 800 anni fa

cavaliere mongolo vicino alla sua yurta

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Da millenni gruppi di mongoli si spostano lungo le estese aree dell’Asia centrale, adattandosi alle dure condizioni del clima continentale delle steppe. Si tratta di una popolazione nomade dedita alla caccia e all’allevamento di cavalli, cammelli, buoi e pecore. La transumanza periodica ha favorito lo sviluppo di un modello abitativo di facile realizzazione, semplice da montare e smontare. La cellula abitativa per queste genti è un particolare modello di tenda circolare chiamata yurta (gher in mongolo): una casa mobile facilmente trasportabile, la cui struttura riesce a far fronte agli sbalzi termici e ai cambiamenti climatici con il variare dello spessore dei rivestimenti posti uno sull’altro. Si tratta di una leggere copertura di stuoie che riveste la prima parete, che con l’abbassarsi della temperatura esterna viene via via rafforzata da strati sovrapposti di feltro. Questo materiale è strettamente legato alla storia della yurta, si tratta di un panno morbido e resistente ottenuto mediante l’operazione di follatura della lana.

L’idea di una tenda circolare nasce dall’esigenza di rispettare gli spazi, propri e dei vicini, facendo molta attenzione alle divisioni eque del territorio da utilizzare; il cerchio è la forma più elementare di delimitazione dello spazio, il juree: lo spazio circolare in cui si stanziava la comunità nomade e al centro del quale trovava posto la yurta del capo anziano. Da un punto di vista simbolico, il cerchio sommitale e la struttura a raggiera convergente su di esso acquisiscono un simbolismo cosmico: rappresentano infatti il sole ed i suoi raggi, la volta celeste da cui filtrano i raggi solari. Nella tradizione popolare si raccomanda di non lasciare mai scoperto il foro sommitale durante la notte, perchè potrebbero entrare gli spiriti del male e influenzare negativamente la vita della famiglia.

Ultimate le pareti viene sistemato il pavimento con strati di foglie secche – per isolarlo dall’umidità – ricoperte da tappeti di feltro. Al centro viene sistemato il focolare quadrato in corrispondenza dell’apertura circolare del tetto, che durante il giorno è aperta per far uscire il fumo. Il focolare non ha solo funzione di cucina e riscaldamento, ma ha anche un preciso valore simbolico; è infatti il centro della vita familiare, il quadrato nel mondo iscritto in uno spazio circolare. All’interno della yurta ogni oggetto e persona ha una precisa collocazione: l’altare reliquiario con le immagini degli antenati è posto sulla traiettoria forzata del focolare, diametralmente opposto alla porta; a sinistra dell’altare vi è il posto d’onore, a destra lo spazio riservato alla coppia anziana, ai bambini e agli ospiti importanti, al centro a sinistra del focolare quello per gli uomini, a destra quello per le donne, più avanti verso l’uscio, a sinistra, vi è lo spazio per gli ospiti maschili e a destra per quelli femminili. Tutti gli oggetti di uso quotidiano sono disposti lungo le pareti (coperte, vestiario, armi,…). Motivi geometrici colorati riproducono poi i simboli tradizionali della famiglia o del clan di appartenenza.

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Perché comprare una Yurta ?

Una valida alternativa ai mattoni.

La yurta è prima di tutto una casa, una casa “nomade” che ti può portare e ti può seguire ovunque tu vada, essa è nata con questo scopo! E’ nata per accogliere e proteggere, funziona 365 giorni all’anno perchè il suo spesso strato di feltro in pura lana la rende calda d’inverno – a patto che sia riscaldata dall’apposita stufa – e isola dal calore d’estate.
In Europa la yurta è molto diffusa specialmente in (Inghilterra, Francia, Olanda, ed anche in Spagna), ma ultimamente stà iniziando a crescere l’attenzione verso questa abitazione alternativa anche quì in Italia.

Le nostre yurta sono appositamente costruite per il clima europeo, molto più umido di quello mongolo.
Infatti, i materiali tecnici di impermeabilizzazione in misto cotone e poliestere provengono dalla Scozia, e sono quanto di meglio c’è per rendere la yurta resistente alle intemperie, e contemporaneamente permettere la traspirabilità , essenziale ad evitare la formazione di umidità  negli strati di feltro sottostanti.

Le yurta che produciamo e importiamo possono essere montate velocemente, e nell’arco di qualche ora sono pronte all’uso.

La yurta, quindi, può essere una valida alternativa ai “mattoni”: economica, pratica, accogliente, resistente, naturale!

La yurta può diventare il tuo luogo di lavoro, studio e rilassamento.

E’ indicata, in particolare nelle sue versioni di metratura più ampie (sopra i 6 metri) per l’organizzazione di eventi e attività  quali per esempio yoga, meditazioni ed esposizioni artistiche. Normalmente per eventi si usano yurta di dimensioni dai 7 ai 10 metri di diametro.

La yurta, tra i vari usi, si presta per diventare:

  1. luogo suggestivo ed accogliente per praticare sessioni di bodywork, massaggio e altre attività  orientate al benessere
  2. sala per pranzi e cene esclusivi;
  3. in montagna può diventare un mini-chalet oppure per gli agriturismi una yurta può diventare un ambiente extra;
  4. nei camping la yurta può essere utilizzata come un bungalow, infatti all’estero esistono campeggi composti da sole yurta (Spagna, Olanda, Inghilterra);
  5. nei maneggi può essere un luogo sicuro dove riporre gli attrezzi;
  6. è perfetta nelle feste paesane o eventi di rievocazione storica e nei festival;
  7. La yurta è ideale per essere trasportata, nelle versioni fino a 5 metri può essere caricata in un’ auto spaziosa;
  8. è possibile aggiungere finestre o connettere più yurta per avere un’abitazione con più stanze;
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Dentro una yurta (per vedere le immagini accedete al sito)

la Yurta è particolarmente bella vista dall’esterno con il suo profilo essenziale e pulito, ma è all’interno che se ne coglie il puro fascino. Entrandoci ti puoi stupire dell’abbondanza e della ricchezza dei dettagli e dell’armonia che comunica l’ambiente nell’insieme.
Proponiamo una galleria fotografica di interni delle yurta mongole che offriamo in vendita. Le yurta sono montate nel campeggio di Texel Yurts

Le immagini mostrano gli interni delle yurta del camping Texel-yurts situato nel meraviglioso parco naturale di Texel in Olanda, a nord di Amsterdam. Se volete passare una vacanza rilassante, immersi nella natura e vivere l’esperienza di abitare in una vera yurta potete contattare Piet e Ina Laan che vi ospiteranno nel loro accogliente campeggio.

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SE VUOI SAPERNE DI PIU’ (PREZZI COMPRESI) VISITA IL SITO
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La storia della mia yurta

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Nomadizziamoci!

Siamo Syusy Blady e Aykan Begendi,

da quattro anni l’esperienza di viaggio di Syusy, interessata agli aspetti dell’archeologia della Storia e dei misteri, si è “incocciata” con l’esperienza di un mercante turco, viaggiatore, esperto dei linguaggi dei tappeti come Aykan.

Confrontando ciò che abbiamo studiato a scuola e i nostri rispettivi atlanti storici, ci siamo accorti che la storia dell’Occidente senza un’appropriata conoscenza della Storia dell’Asia è monca, e viceversa.

Syusy è appassionata di linguaggio della Dea Madre (lo stesso studiato dalla Gimbutas), Aykan trova nei tappeti innumerevoli simboli che si ripetono costantemente e non sono altro che quel linguaggio conservato dalle mani di donne che hanno continuato a tesser e ricamare quelle immagini.

Dopo il viaggio che abbiamo fatto in Mongolia, ci siamo ripromessi di promuovere la conoscenza del nomadismo e della cultura nomade dell’Asia e non solo.

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25 novembre 2009

fonte:  http://www.nomadizziamoci.it/post/2009/11/25/La-storia-della-mia-yurta.aspx

Caso Cucchi, legale: nuovo referto conferma fratture recenti

Caso Cucchi, legale: nuovo referto
conferma fratture recenti

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ROMA (12 marzo) – «Abbiamo avuto oggi il referto del nostro radiologo che è disponibile a sostenere in tutti i gradi di giudizio e di fronte a qualsiasi autorità che Stefano Cucchi ha la colonna vertebrale rotta in sede coccigea e alla vertebra L3. Quindi sono due le fratture e sono recentissime, non così vecchie come qualcuno sta cercando di proporre». Lo ha detto ai microfoni di Cnrmedia Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Stefano Cucchi, il giovane romano deceduto il 22 ottobre all’ospedale Pertini di Roma una settimana dopo l’arresto.

Sulla relazione della commissione di inchiesta, secondo la quale Cucchi sarebbe morto per disidratazione mentre era detenuto in ospedale, l’avvocato afferma: «Un altro momento di riflessione è il perché sia successo: perché Stefano ha subito un pestaggio mentre era in regime di detenzione e il pestaggio ha avuto questo epilogo». I contenuti della relazione, che dovrebbe essere messa ai voti mercoledì, sono stati riportati oggi dal Corriere della Sera.

Tra gli elementi emersi anche il fatto che il tentativo di rianimazione di Cucchi sarebbe stato messo in atto due o tre ore dopo la morte del giovane e che i traumi sul corpo erano stati inferti. Il presidente della commissione, Ignazio Marino, in una nota diffusa oggi ha ricordato l’obbligo di segretezza, aggiungendo che «vi sono le condizioni per l’approvazione ampiamente condivisa di un documento equilibrato».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94438&sez=HOME_ROMA

Cuba, grave il dissidente Farinas

La protesta del giornalista era iniziata dopo la morte di un altro detenuto

Cuba, grave il dissidente Farinas

Era in sciopero della fame da 15 giorni per chiedere la liberazione di 26 prigionieri politici malati

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Il ricovero del dissidente Guillermo Farinas  (Ansa)
Il ricovero del dissidente Guillermo Farinas (Ansa)

L’AVANA (Cuba) – Il dissidente cubano Guillermo Farinas, in sciopero della fame e della sete da 15 giorni nella sua casa di Santa Clara, è stato ricoverato nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale della città, dopo aver perso conoscenza per qualche istante. «Ha perso conoscenza a causa di una crisi di ipoglicemia. E’ stato trasportato in auto all’ospedale provinciale» di Santa Clara (270 chilometri ad est dell’Avana), ha riferito per telefono il suo «portavoce», Lisset Zamora.

«E’ GRAVE»Il suo stato di salute è stato definito «grave» al momento del ricovero, da fonti ospedaliere. La madre di Farinas, Alicia Hernandez, al suo fianco in ospedale, ha affermato ieri sera che il figlio era sotto flebo, in uno stato «cosciente e stabile». Guillermo Farinas, giornalista 48enne, chiede la liberazione di 26 prigionieri politici malati. Ha iniziato lo sciopero della fame dopo la morte del prigioniero politico Orlando Zapata, 42 anni, deceduto dopo una protesta durata due mesi e mezzo.

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Cuba, morto il dissidente Zapata Raúl: dispiaciuto ma è colpa degli Usa (24 febbraio 2010)

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12 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_12/cuba-grave-dissidente-farinas_917d550e-2dac-11df-ab2a-00144f02aabe.shtml

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IL PRECEDENTE – 03 febbraio 2006

Guillermo Farinas, direttore dell’agenzia indipendente “Cubanacan press”
“Se devo essere un martire della libera informazione lo sarò”

Cuba, giornalista in sciopero della fame: “Abbiamo il diritto di usare Internet”

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<B>Cuba, giornalista in sciopero della  fame<br>"Abbiamo il diritto di usare  Internet"</B>
Guillermo Farinas

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L’AVANA – Guillermo Farinas, direttore dell’agenzia di stampa indipendente Cubanacan press, si sta lasciando morire di fame per protesta contro il divieto, in vigore per lui ed i suoi giornalisti, di usare Internet, strumento indispensabile per l’esercizio del proprio lavoro. Lo dice Reporter sans frontieres, che riporta anche sul sito una dichiarazione di Farinas: “Se devo essere un martire dell’accesso all’informazione, lo sarò”.
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Il giornalista osserva inoltre che le autorità cubane usano l’embargo americano come pretesto per giustificare “una politica liberticida”. L’agenzia Cubanan press è impegnata soprattutto nella denuncia della violazione dei diritti dell’uomo a Cuba e nella diffusione delle opinioni che non trovano spazio sulla stampa ufficiale.
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Farinas, 43 anni, ha iniziato la sua protesta il 31 gennaio e ha scritto in una lettera a Fidel Castro che andrà avanti fino a quando non sarà possibile ai giornalisti accedere a Internet.
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“Voglio che tutti i cittadini di Cuba – ha detto Farinas a Rsf – abbiano il diritto a una connessione Internet, ma anche per la stampa indipendente che deve poter fornire le informazioni sulle attività del governo”.
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Fino allo scorso 23 gennaio i giornalisti della Cubanacan Press potevano inviare le notizie da un Internet point pubblico nella città di Santa Clara, poi è stato loro impedito. L’agenzia si occupa soprattutto di notizie sulle violazioni dei diritti umani a Cuba e di argomenti e opinioni che non trovano spazio nei media ufficiali.

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Secondo Rsf Cuba è uno dei 15 paesi ostili a Internet e uno dei più rep’ressivi al mondo riguardo la libertà di espressione online. L’accesso alla Rete è un privilegio per pochi e per averlo occorre l’autorizzazione del Partito e anche una volta ottenuto, si ha comunque un accesso fotemente censurato.

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fonte:  http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/esteri/cubafame/cubafame/cubafame.html

Francia, 5 morti e centinaia di malati per baguette allucinogene: fu opera della Cia / French bread spiked with LSD in CIA experiment

Francia, 5 morti e centinaia di malati per baguette allucinogene: fu opera della Cia

https://i0.wp.com/www.erowid.org/chemicals/lsd/images/lsd_article2_sandoz3-3.jpg

Casi di follia attribuiti alla farina contaminata, giornalista investigativo scopre test su manipolazione della mente

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NEW YORK (12 marzo) – Lo zampino della Cia scambiato per un fungo allucinogeno. Risolto il giallo dell’ondata di follia che aveva attraversato nell’agosto 1951 il villaggio francese di Point-Saint-Esprit nel sud della Francia. Almeno cinque persone morirono, decine finirono in manicomio, centinaia diedero segni di stranezza o di delirio. Per decenni, l’episodio fu attribuito a un fungo allucinogeno che aveva contaminato la farina del pane.

Oggi la soluzione del giallo: secondo un giornalista investigativo americano dietro il “pain maudit” di Point-Saint-Esprit c’è stato lo zampino della Cia. 007 Usa avrebbero contaminato le baguette vendute nei forni del paese con il potente farmaco psichedelico LSD nell’ambito di un esperimento di controllo della mente. Un ragazzo di undici anni tentò di strozzare la nonna. Un uomo gridò “sono un aeroplano” prima di buttarsi dalla finestra. Un altro “vide” il cuore che gli scappava dal petto e implorò un medico di rimetterglielo a posto. Molti finirono in ospedale con la camicia di forza. All’epoca le baguette allucinogene furono ricondotte a un fornaio che avrebbe, senza saperlo, contaminato la farina con l’ergot, un fungo della segale.

Esperimento Cia. Secondo H. P. Albarelli, il giornalista investigativo, l’incidente fu invece il frutto di un esperimento top secret condotto dalla Cia con gli scienziati del laboratorio di bioguerra dell’Esercito americano di Fort Detrick in Maryland. Albarelli si è imbattuto nel caso del “pane maledetto” investigando sulla morte di Frank Olson, un biochimico della Cia che si buttò dalla finestra due anni dopo l’episodio. Gli scienziati che portarono a chiudere come accidentale l’incidente del villaggio – ha scritto il reporter nel libro Un terribile errore: l’omicidio di Frank Olson e gli esperimenti segreti della Cia durante la Guerra Fredda – lavoravano per la Sandoz, una società farmaceutica svizzera che segretamente forniva a Cia e all’Esercito l’Lsd per gli esperimenti. Documenti della Sandoz utilizzati dal giornalista nel suo libro parlano del «segreto di Point St. Esprit».
Albarelli ha appreso da ex colleghi di Olson che le baguette allucinogene del villaggio erano parte di un esperimento di controllo della mente attuato dagli americani. A

Manipolazione della mente. A partire dagli anni Cinquanta gli Stati Uniti lanciarono un vasto programma di test sulla manipolazione della mente dei prigionieri e delle truppe nemiche che coinvolsero anche migliaia di militari americani. Gli esperimenti andarono avanti fino ai primi anni Settanta e sono stati al centro tre anni fa di un saggio dello psichiatra James Ketchum dal titolo “Guerre chimiche: segreti quasi dimenticati”.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94437&sez=HOME_NELMONDO

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French bread spiked with LSD in CIA experiment

A 50-year mystery over the ‘cursed bread’ of Pont-Saint-Esprit, which left residents suffering hallucinations, has been solved after a writer discovered the US had spiked the bread with LSD as part of an experiment

French bread spiked with LSD in CIA experiment

An American investigative journalist has uncovered evidence suggesting the CIA peppered local food with the hallucinogenic drug LSD

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Henry Samuel in Paris
Published: 7:00AM GMT 11 Mar 2010

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In 1951, a quiet, picturesque village in southern France was suddenly and mysteriously struck down with mass insanity and hallucinations. At least five people died, dozens were interned in asylums and hundreds afflicted.

For decades it was assumed that the local bread had been unwittingly poisoned with a psychedelic mould. Now, however, an American investigative journalist has uncovered evidence suggesting the CIA peppered local food with the hallucinogenic drug LSD as part of a mind control experiment at the height of the Cold War.

The mystery of Le Pain Maudit (Cursed Bread) still haunts the inhabitants of Pont-Saint-Esprit, in the Gard, southeast France.

On August 16, 1951, the inhabitants were suddenly racked with frightful hallucinations of terrifying beasts and fire.

One man tried to drown himself, screaming that his belly was being eaten by snakes. An 11-year-old tried to strangle his grandmother. Another man shouted: “I am a plane”, before jumping out of a second-floor window, breaking his legs. He then got up and carried on for 50 yards. Another saw his heart escaping through his feet and begged a doctor to put it back. Many were taken to the local asylum in strait jackets.

Time magazine wrote at the time: “Among the stricken, delirium rose: patients thrashed wildly on their beds, screaming that red flowers were blossoming from their bodies, that their heads had turned to molten lead.”

Eventually, it was determined that the best-known local baker had unwittingly contaminated his flour with ergot, a hallucinogenic mould that infects rye grain. Another theory was the bread had been poisoned with organic mercury.

However, H P Albarelli Jr., an investigative journalist, claims the outbreak resulted from a covert experiment directed by the CIA and the US Army’s top-secret Special Operations Division (SOD) at Fort Detrick, Maryland.

The scientists who produced both alternative explanations, he writes, worked for the Swiss-based Sandoz Pharmaceutical Company, which was then secretly supplying both the Army and CIA with LSD.

Mr Albarelli came across CIA documents while investigating the suspicious suicide of Frank Olson, a biochemist working for the SOD who fell from a 13th floor window two years after the Cursed Bread incident. One note transcribes a conversation between a CIA agent and a Sandoz official who mentions the “secret of Pont-Saint-Esprit” and explains that it was not “at all” caused by mould but by diethylamide, the D in LSD.

While compiling his book, A Terrible Mistake: The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments, Mr Albarelli spoke to former colleagues of Mr Olson, two of whom told him that the Pont-Saint-Esprit incident was part of a mind control experiment run by the CIA and US army.

After the Korean War the Americans launched a vast research programme into the mental manipulation of prisoners and enemy troops.

Scientists at Fort Detrick told him that agents had sprayed LSD into the air and also contaminated “local foot products”.

Mr Albarelli said the real “smoking gun” was a White House document sent to members of the Rockefeller Commission formed in 1975 to investigate CIA abuses. It contained the names of a number of French nationals who had been secretly employed by the CIA and made direct reference to the “Pont St. Esprit incident.” In its quest to research LSD as an offensive weapon, Mr Albarelli claims, the US army also drugged over 5,700 unwitting American servicemen between 1953 and 1965.

None of his sources would indicate whether the French secret services were aware of the alleged operation. According to US news reports, French intelligence chiefs have demanded the CIA explain itself following the book’s revelations. French intelligence officially denies this.

Locals in Pont-Saint-Esprit still want to know why they were hit by such apocalyptic scenes. “At the time people brought up the theory of an experiment aimed at controlling a popular revolt,” said Charles Granjoh, 71.

“I almost kicked the bucket,” he told the weekly French magazine Les Inrockuptibles. “I’d like to know why.”

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fonte:  http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/7415082/French-bread-spiked-with-LSD-in-CIA-experiment.html

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Wednesday, April 22, 2009

Our Torture Has A Nazi Pedigree

MKULTRA
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From caption: “…un-identified white female between the age of 8 and 10 years old. Subject underwent 6 months of treatment using heavy doses of LSD, electroshock and sensery [sic] deprivation. Experiments under codename: MKULTRA about early 60s. Subjects [sic] memory was erased and her brain is that of a newborn baby.”

[Updated: H.P. Albarelli, Jr., author of A Terrible Mistake: The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments, was kind enough in an email to comment on the above image:

“Yes, I’ve seen this photo in several places over the past year or so. I recently saw it in a book where it was marked as a “CIA MK/ULTRA” photo. It’s not.

“Where it came from I don’t know but it was not the CIA. It appears oddly posed to me with various unprofessional features. It’s too bad disinformation like this makes the rounds. The program (MK/ULTRA) was bad enough without trying to make it worse through bogus means.”

I thank Mr. Albarelli for his input.

Update II: Hank has given me a very cool piece, posted here.]

Christy unearths this nugget from Katherine Eban’s article in Vanity Fair (emphasis mine):

At the direction of an accompanying psychologist, the team planned to conduct a psychic demolition in which they’d get Zubaydah to reveal everything by severing his sense of personality and scaring him almost to death.

Presumably his brain was then like that of a “newborn baby.”

Project MK-ULTRA was a breathtakingly inhuman top-secret exercise of our government. It “evolved” from Operation Paperclip, a morally dubious enterprise designed to co-opt the brain trust of Nazi scientists. It seems that in our exposure to all of that brilliance some of the nasty leaked in, and we began to explore not just Nazi rocket science but Nazi “medicine” as well.

Was a time that bringing up “CIA mind control experiments” was eye-rolling tin-foil-hat territory, and indeed even today it retains the ability to marginalize a speaker.

I’m sure the brain-baking techniques have grown more, ah, sophisticated than they were back in the ’60’s (not), but to have this sort of monstrous behaviour revealed as being used, today, on Zubaydah (and we all know what happened to Jose Padilla – subsequently described as “a piece of furniture”) contributes to my Holy Crap! feeling…

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A TERRIBLE MISTAKE:

The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments.

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On November 28, 1953, U.S. Army biochemist Dr. Frank Olson crashed through a hotel window in New York City and fell over 150 feet to the sidewalk below where he died. The New York City Police Department, U.S. Army, and CIA, for whom he also secretly worked, reported Olson’s death as a suicide. In 1975, a Presidential-appointed commission inadvertently released information publicly that revealed that, days before his death, the CIA had surreptitiously dosed Olson with LSD. The CIA admitted that it had given the drug to Olson, but refused to reveal any details of the so-called “experiment”, or about what Olson’s work for the CIA involved. The American media briefly examined the perplexing mysteries surrounding Olson’s “suicide”, but soon lost interest. Twenty-years later, further investigation into Olson’s death revealed that there was ample reason to believe that he had been murdered. The Olson case grew even more mysterious and strange after the Manhattan District Attorney’s Office convened a grand jury inquiry into the odd death. Critical witnesses died strangely only days and weeks before they were to be questioned by prosecutors; government officials refused to speak and those that did suddenly developed severe memory problems; crucial documents were destroyed and lost; and investigators were intimidated and threatened.

Who killed Frank Olson and why? Why did the U.S. government actively work for over 50 years to conceal and cover up the facts surrounding Olson’s death? What were the bizarre connections between Olson’s death and Lee Harvey Oswald, foreign drug traffickers, and deadly government-sponsored assassins and undercover agents? What was the horrible experiment conducted by the U.S. government that cost Olson his life? What was Frank Olson’s self-admitted “terrible mistake”?

Today, following over ten years of investigation, the shocking truth about Olson’s work and murder is revealed by H.P. Albarelli Jr. in his remarkable and stunning book, A TERRIBLE MISTAKE: The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments (October 2009, TrineDay Publishers, ISBN-10: 0977795373, Hardcover, 864 pages.).

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fonte:  http://aterriblemistake.com/

Pd e Idv: “Minzolini se ne deve andare” Il Pdl: “Intercettazioni vero scandalo” / Il commissario-garante che disse: “Il Capo vuole una spallata”

http://fotovignette.files.wordpress.com/2009/06/vignetta-minzolini.jpg

Botta e risposta tra maggioranza e opposizione dopo la pubblicazioni dei colloqui tra il premier e il direttore del Tg1
Il giornalista: “Non so di che si parla”. Santoro: “Azzerare l’Agcom”. La Russa: “Vorrebbero arrestarli”

Pd e Idv: “Minzolini se ne deve andare”
Il Pdl: “Intercettazioni vero scandalo”

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ROMA – Muro contro muro. La nuova ondata di intercettazioni telefoniche scava un solco sempre più profondo tra maggioranza e opposizione. Intercettazioni nelle quali Berlusconi, Minzolini e il commissario Agcom Giancarlo Innocenzi discutevano della tv pubblica, delle sue trasmissioni con Annozero e Santoro nel mirino.

Il più diretto è Antonio Di Pietro: “Abbiamo presentato un’interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organi di controllo come l’Agicom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell’Agicom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini”. Molto diversa la reazione del giornalista a capo del Tg più visto della Rai:  “Non so di cosa si parla, non ho ricevuto nesssun avviso di garanzia e quale è il reato? Berlusconi mi avrà telefonato due o tre volte, non di più e comunque quanto Casini e gli altri. Siamo alla follia, credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv”.

Intorno a lui, il centrodestra fa quadrato. Tornato a spostare l’attenzione sulle intercettazioni. Strumento di indagine sgraditissimo al premier e ai suoi fedelissimi. “Ancora una volta spezzoni di ipotetiche intercettazioni, estrapolate da ogni contesto, vengono pubblicate con una palese violazione della legge, senza avere alcuna attinenza con i procedimenti dai quali derivano e senza avere alcuna rilevanza penale. Come mai l’autorità giudiziaria non interviene?” si chiede il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti.

“Alla luce di quanto sta emergendo, la Rai non è tenuta a pagare multe nè ad ottemperare alle diffide di un’Authority priva di credibilità e di autonomia. Quanto al ruolo di Minzolini, mi chiedo cosa aspetti il Cda della Rai a revocare la nomina a direttore del Tg1 e l’Ordine dei giornalisti ad intervenire per difendere la dignità della professione” attacca Rosy Bindi del Pd. Mentre per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo dei senatori del Pdl “il vero scandalo è che possano finire sui giornali le telefonate del presidente del consiglio, del direttore del Tg1, del commissario dell’Agcom e del direttore generale della Rai per un’inchiesta che nulla ha a che fare con tutto ciò”.

Ma proprio quelle intercettazioni dimostrano l’esistenza di “un fascismo mediatico”, secondo il capogruppo di Idv alla Camera Massimo Donadi. Di tentativo di “mettere il bavaglio a Minzolini” parla il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.

Michele Santoro, invece, se la prende con l’Agcom: “Va azzerato in favore di un garante monocratico”. Lapidario, infine, Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl: “Non potendoli arrestare chiedono le dimissioni di Minzolini e Innocenzi”.

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12 marzo 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/03/12/news/reazioni-intercetta-2607000/?rss

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Il commissario-garante che disse: “Il Capo vuole una spallata”

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Giancarlo Innocenzi e il triangolo dell’Autorità delle Comunicazioni: il braccio armato della guerra all’informazione

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Almeno stavolta nessuno potrà dire: non sapevo. Che Giancarlo Innocenzi fosse lo scherano di Silvio Berlusconi nell’Agcom e che la presunta “Autorità indipendente” delle comunicazioni fosse il braccio armato del premier sulle tv non è una novità. Sul libro “Papi” avevamo già pubblicato le telefonate intercettate nel caso Saccà nelle quali il commissario dell’Agcom chiamava Silvio Berlusconi “Il Capo” e si dava da fare in tutti i modi per eseguire i suoi ordini. Già allora la magistratura e l’Agcom avrebbe dovuto debellare questo virus del sistema. E invece la Procura di Roma ha ritenuto irrilevanti le intercettazioni mentre il Comitato “etico” (che parola grossa) dell’Agcom ha statuito che Innocenzi non ha fatto nulla di male. Così, assolvendo Innocenzi, l’Autorità ha condannato sé stessa alla perdita di ogni credibilità.

Gli otto commissari dell’Agcom sono nominati dal Presidente della Repubblica su indicazione del Parlamento tra personalità competenti e autonome. In realtà su otto componenti, cinque sono ex parlamentari: Roberto Napoli (Udeur); Michele Lauria (Margherita); Gianluigi Magri (Udc); Enzo Savarese (An); Giancarlo Innocenzi (Forza Italia). Poi ci sono due personalità competenti ma “di area” come Stefano Mannoni (costituzionalista ed editorialista de “Il Foglio” e de “Il Giornale”) e Nicola D’Angelo (già capo dell’ufficio legislativo dei ministri di centrosinistra Maccanico e Fassino).

L’unico commissario competente ma anche indipendente è Sebastiano Sortino, già direttore generale della Fieg, la federazione degli editori dei giornali. I commissari sono ipergarantiti, quasi come un Governatore di Bankitalia. Proprio per preservare un’autonomia che spesso non hanno restano in carica sette anni e sono pagati 397 mila euro all’anno ciascuno. Compensi stratosferici ma in linea con un Autorità che costa 66 milioni di euro all’anno. Soldi gettati al vento. Nell’indagine di Trani è evidente che l’Agcom è un finto giudice che serve a esaudire i desiderata di Berlusconi triangolando sull’altrettanto asservito direttore generale della Rai. Questo schema triangolare è stato usato contro Michele Santoro e Marco Travaglio. Prima l’Agcom ha multato la RAI per la trasmissione “Annozero” nella quale è stato trasmesso il filmato di Grillo che ironizzava sul presidente Napolitano e per la celebre frase sul presidente Schifani, pronunciata da Travaglio allo show di Fazio.

Poi, ecco la seconda mossa, è entrato in gioco il dg Rai Mauro Masi per paventare lo stop alla trasmissione e di Travaglio. Non per via di una censura politica. Non sia mai. Ma per una mera tutela economica dell’azienda che altrimenti avrebbe rischiato le multe miliardarie dell’Agcom. Ecco, grazie all’inchiesta di Trani, si scopre finalmente quello che tutti immaginavamo. Questa finta dialettica Agcom-Rai a danno della libera informazione è un gioco delle parti con un solo regista: Silvio Berlusconi. Le intercettazioni di Saccà già avevano svelato il lato B del commissario dell’Agcom che è stato prima manager del gruppo Fininvest e poi sottosegretario alle comunicazioni di Forza Italia. Il 2 agosto del 2007 Innocenzi chiamava Saccà e cercava di concordare con lui, dopo un incontro con Berlusconi, le mosse per far cadere il governo Prodi: “Sono reduce da un incontro con il grande Capo (così il “Garante Indipendente” appella il suo controllato, cioé il padrone della Fininvest ndr) e abbiamo fatto un po’ di ragionamento di politica. Si è deciso di dare una spallata a questi qua (il governo Prodi ndr) . A un certo punto gli ho detto: tra le varie cose che abbiamo, questo signore (Bordon, ndr) ha una moglie che fa quel mestiere (l’attrice, ndr) e attraverso Guido (De Angelis, produttore della fiction “Incantesimo”) l’avevamo messa anche su quella produzione (“Incantesimo”, ndr). Solo che quel pirla di Fabrizio (Del Noce, direttore di Rai1, ndr) l’ha stoppata. L’altro (Berlusconi, ndr) neanche ci ha pensato un secondo, non mi ha dato neanche il tempo di finire e ha preso il telefono e ha chiamato Fabrizio. Dicendogli: cazzo, scusa, mi serve per…la moglie di…”.

Effettivamente poi la parte sarà offerta a Rosa Ferraiolo, moglie di Bordon, che alla fine rifiuterà. E poi sarà organizzata una cena a casa Bordon alla presenza di Innocenzi, del produttore e delle rispettive. Mentre raggiungeva casa Bordon in auto, Innocenzi chiama De Angelis e gli dice che Berlusconi si è arrabbiato perché Bordon tentenna e non molla Prodi. A un certo punto Innocenzi spiega anche perché il senatore del Pd si ostina a votare per il Governo: “Se lo sono ricomprato”. E poi aggiunge: “Non può solo avere, deve anche dare”. Non basta. Innocenzi aggiunge anche quello che lui aveva fatto avere a Bordon: interviste a Rete 4, “Il Giornale”, Tg1 e “Panorama”. Tutto ottenuto grazie a lui. Il Garante.

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo

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fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2454576&title=2454576


MUSICA – Virginiana Miller, e ci sentiamo tutti migliori / Video: Virginiana Miller, Per la Libertà

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Virginiana Miller, e ci sentiamo tutti migliori

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di Raffaele Mozzillo
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E poi dicono che i dischi belli non escono, o che non si possono proprio fare, o – peggio – che qui, in Italia, nemmeno sappiamo come si fanno. E invece esce Il primo lunedì del mondo, dei Virginiana Miller (2010, etichetta ZAHR/Altrove, distribuito da Edel) e ci sentiamo tutti migliori. Il Paese ringrazia, almeno quella parte lì che da anni li segue, moltiplicandosi, accoppiandosi, diventando ora più adulta ora più giovane. Intellettuali, studenti, ingegneri e pubblicitari, punkabbestia e ignoranti, metallari estremi e jazzisti appassionati, casalinghe insoddisfatte e figli ribelli, vecchi barboni e giovani focose: questa la fauna che cresce e si alimenti dei versi di Simone Lenzi e della musica dei Virginiana.

Così dopo quattro anni di attesa – perché si può fare ma non è mica facile… – vede la luce, con qualche piccolo ritardo, un nuovo grande meraviglioso mondo da scartare e da abitare. Che i Virginiana costituiscano un universo a sé stante nel mondo della musica italiana, questo è un fatto concreto – accertato e accettato – ma di carattere puramente commerciale, di marketing, promozionale, comunicativo; riguarda, insomma, dove si collocano i loro dischi, chi li compra e quanti. Quello che invece sorprende, e ogni volta questa sorpresa si rinnova, è questa capacità facile di “creare” universi attraverso un viaggio fantastico e reale, in un mondo meravigliosamente nudo e crudo, in cui esiste una umanità fatta di uomini piccoli che fanno grandi cose.

E questi nove brani dell’album sono l’ennesima prevedibilissima meraviglia: Frequent flyer, Lunedì, Acque sicure, La risposta, L’angelo necessario, L’inferno sono gli altri, Oggetto piccolo (a), Cruciverba, Il Presidente, La carezza del papa, E’ la pioggia che va. L’album esce per l’etichetta ZAHR/Altrove, distribuito in tutti i negozi da Edel. Si tratta del quinto album in studio del gruppo nato a Livorno nella metà degli anni Novanta, il cui esordio discografico è del 1997 con Gelaterie sconsacrate (Baracca&burattini/Sony). Segue due anni più tardi Italiamobile (1999, baracca&burattini/Sony). Poi, dopo il disco live Salva con nome del 2002, altri due grandi album: La verità sul tennis (2003, Sciopero Records/ Mescal/Sony) e Fuochi fatui d’artificio (2006, Radio Fandango/Edel). Il loro sito è www.virginianamiller.it. Suoneranno, per una anteprima del disco il 17 marzo al Simposio a Roma (www.acsimposio.org), e il 19 marzo sempre a Roma al Circolo degli Artisti.

Oggi, anno 2010, mese marzo, paese Italia, Il primo lunedì del mondo. Alziamoci.

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12 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96088

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fandango
15 giugno 2007
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videoclip dei Virginiana Miller realizzato con le foto del 1977 di Tano D’Amico

I lavoratori Cgil incrociano le braccia Epifani: “C’è un Paese che ha le pezze” / A Rosarno la manifestazione unitaria per il primo maggio di Cgil Cisl e Uil

I lavoratori Cgil incrociano le braccia
Epifani: “C’è un Paese che ha le pezze”

Piazza dopo lo strappo sull’art.18. Trasporti fermi per quattro ore, disagi a scuola e negli ospedali

L’agitazione coinvolgerà anche i dipendenti statali

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«C’è un Paese che ha le pezze. I lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta, soprattutto nelle aree più industrializzate. Il governo non fa nulla». Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso della manifestazione a Padova organizzata per lo sciopero generale di 4 ore indetto dal sindacato di corso Italia per lavoro, fisco e cittadinanza.
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La Cgil scende in piazza, e lo fa dopo il nuovo strappo delle altre organizzazioni sindacali sull’articolo 18: Cisl e Uil hanno infatti firmato al ministero del Lavoro una “dichiarazione comune” sull’arbitrato, che punta a un accordo interconfederale che escluda la possibilità di sottoscrivere, al momento dell’assunzione, clausole che riguardino il licenziamento. Sull’accordo c’è l’assenso del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che promette: se l’intesa trovata ieri non si tradurrà in un accordo più ampio entro un anno, previsto dalla legge per l’entrata in vigore dell’arbitrato, il governo «rispetterà» comunque la posizione espressa dalle parti sull’esclusione del licenziamento tra le clausole compromissorie all’atto dell’assunzione.
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Una promessa che non basta alla Cgil: «Non ci faremo mettere i piedi in testa. Non faremo passare questa legge e non faremo passare l’avviso comune. Non lo facciamo per noi ma per i lavoratori», dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo il quale con il nuovo strappo non solo «si dividono ancora di più le strade fra i sindacati» ma si «rafforzano le ragioni dello sciopero» proclamato per 4 ore oggi, con manifestazioni in tutta Italia. «La Cgil – dice ancora – continuerà con tutte le forme di mobilitazione necessarie per vincere questa battaglia» .Secondo la Cgil «il collegato lavoro è incostituzionale perche viola, tra gli altri, l’articolo 24 della Costituzione. Dunque – aggiunge Epifani – anche l’avviso comune, chiaramente preordinato da Sacconi e dagli altri firmatari, assume un carattere incostituzionale».
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Secondo i primi dati forniti dalla Filt-Cgil di conseguenza allo sciopero l’Alitalia ha cancellato e riprogrammato 150 voli in tutta Italia. A Roma un corteo è partito alle 10 da piazzale Flaminio per dirigersi davanti alla sede Rai di viale Mazzini; sono state chiuse le linee A e B della metro, e il traffico è impazzito. Due cortei sono partiti a Genova attraversando la città da Levante e da Ponente. Epifani sfila in corteo a Padova; a Milano una manifestazione s’è mossa da piazza Venezia verso il Duomo. A Torino è stata del 50%, con punte del 70% secondo la Fiom, l’adesione dei lavoratori di Mirafiori allo sciopero di 4 ore. Secondo l’azienda, invece, ha partecipato allo sciopero il 12% dei dipendenti. Nella città sono in corso per lo sciopero 27 presìdi e sono stati organizzati due cortei,uno di studenti a Torino e l’altro, al quale partecipano i metalmeccanici, a Grugliasco.
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Per Cisl e Uil lo sciopero non ha ragione d’essere: l’accordo sull’arbitrato «chiarisce finalmente una questione gonfiata artatamente per ragioni politiche», afferma il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che si dice «dispiaciuto anche per alcuni politici che hanno gettato benzina sul fuoco. In questa Italia bislacca dominata da un bipolarismo spinto e da forze incapaci di usare raziocinio, che vogliono solo fare confusione, bisogna vedere anche questo. Con questa intesa – sostiene invece Bonanni – voglio protestare contro l’irresponsabilità di taluni che per interessi politici hanno scambiato lucciole per lanterne». Anche per la Uil la contrarietà della Cgil non ha più ragione d’essere: «credo che anche chi non ha firmato debba derubricare l’articolo 18 da iniziative di protesta», dice il segretario confederale Paolo Pirani, secondo il quale l’accordo sull’arbitrato rappresenta «un buon tassello verso relazioni industriali più moderne», e per questo «anche chi non ha firmato dovrebbe farlo».
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Il via libera alla “dichiarazione comune” è invece arrivato al tavolo da parte di tutte le organizzazioni datoriali, inclusa Confindustria. La dichiarazione, che non è ancora un avviso comune, ha infatti il sì, tra gli altri, di Confcommercio, Cna, Confartigianato, Unci, Confcooperative, mentre è in ’stand by’ da parte della Lega delle cooperative. Al tavolo è stato anche dato il via ad una discussione sulla flessibilità del lavoro che doveva essere l’ordine del giorno della riunione. Anche per questo il rappresentante della Cgil al tavolo, Claudio Treves, ha parlato di ’imboscatà: «siamo stati convocati per occuparci dell’orario di lavoro e ci siamo trovati di fronte a un’azione, presumo preordinata, per discutere dell’implementazione di una norma che ancora non è comparsa in Gazzetta Ufficiale».
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12 marzo 2010
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A Rosarno la manifestazione unitaria per il primo maggio di Cgil Cisl e Uil

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L’annuncio stamane in occasione dello sciopero

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REGGIO CALABRIA
Si svolgerà a Rosarno quest’anno
la manifestazione nazionale per il primo maggio di Cgil, Cisl e Uil.
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Ad annunciarlo è stato il segretario generale della Cgil della Calabria, Sergio Genco, nel corso dell’ incontro di stamattina a Rosarno in occasione dello sciopero nazionale proclamato dal sindacato. L’iniziativa di Rosarno, tra l’altro, è stata l’unica promossa oggi in Calabria dalla Cgil.
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12 marzo 2010
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