Archivio | marzo 15, 2010

VIDEO – Perchè io voto Berlusconi (GASPARE SATIRA)

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Le ragioni per cui un Italiano vota Berlusconi

Roma, Alemanno “taglia”, i minisindaci: siamo in mutande. E si spogliano davvero

Roma, Alemanno “taglia”, i minisindaci: siamo in mutande. E si spogliano davvero

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ROMA (15 marzo) – Protesta stile “Full Monty” oggi durante la seduta del consiglio comunale di Roma: i presidenti di alcuni Municipi della Capitale a guida centrosinistra hanno protestato in apertura di seduta, abbassandosi i pantaloni e restando in mutande, contro la «mancanza di fondi» destinati alle ex circoscrizioni e lo slittamento dell’approvazione del nuovo bilancio.

I minisindaci hanno protestato per dire basta alla politica del sindaco di Roma Gianni Alemanno e, in particolare, hanno esposto alcuni cartelli con su scritto “Parchi e giardini nell’abbandono”, “Cartelloni abusivi, grazie sindaco”, “Gente senza casa, case senza gente”, “Piscine abusive massaggi condonati” e “Alemanno ci ha lasciati in mutante”.

Protagonisti della singolare azione, avvenuta tra i banchi del pubblico e subito interrotta dall’intervento della polizia municipale, sono stati Ivano Caradonna del V municipio, Sandro Medici del X, Giammarco Palmieri del VI, Andrea Catarci dell’XI, e Susi Fantino del IX. Quest’ultima, però, si è limitata a sventolare un paio di slip, senza abbassarsi i pantaloni. «Non sono solo i municipi ad essere in mutande ma tutti i cittadini che si trovano in una condizione di precariato assoluto. Nonostante siano stati denunciati alcuni macro problemi della città nulla è stato fatto. Ricordiamo la cartellonistica abusiva, lo scandalo dei campionati di Nuoto e l’incuria di parchi e giardini», ha detto Caradonna anche a nome dei colleghi.

«Quanto avvenuto oggi in Aula Giulio Cesare la solita patetica occasione per cercare visibilità di una sinistra in crisi di idee, di progetti che sfrutta strumentalmente la scadenza elettorale non avendo cose concrete da produrre». È quanto afferma il presidente della commissione Bilancio del Comune di Roma, Federico Guidi. «La macchina dell’amministrazione non si è fermata, e nessun servizio comunale è stato eliminato. Inoltre, non si tiene conto dello stato delle cose: lo slittamento della discussione del bilancio, come già ampiamente detto, è dovuto al fatto che era necessario tenere conto dei trasferimenti previsti nella finanziaria del governo per il ripianamento della gestione commissariale».

«Ricordiamo inoltre – aggiunge – che con l’esercizio provvisorio viene previsto l’utilizzo, per frazioni di dodicesimi, degli importi già iscritti nel bilancio pluriennale di previsione. Le grida di allarme di qualcuno, dunque, sono strumentali perchè da questa amministrazione sono arrivati impegni concreti, responsabili e attenti alle esigenze della città. Soprattutto, le posizioni di chi oggi critica, suonano in modo stonato perchè arrivano da chi ha lasciato, nelle casse comunali, un debito onerosissimo e frutto, quello sì, di una gestione davvero discutibile».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94768&sez=HOME_ROMA

NUOVE TECNOLOGIE – Nanotubi di carbonio e combustibile per produrre energia elettrica / MIT researchers discover new way of producing electricity

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I ricercatori del MIT scoprono un particolare effetto fisico che potrebbe portare alla creazione di nuovi metodi per produrre corrente elettrica

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di Andrea Bai

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Un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology ha scoperto un fenomeno fisico mai osservato fino ad ora che può innescare la diffusione di potenti onde di energia attraverso nanotubi di carbonio. Il particolare effetto potrebbe essere opportunamente sfruttato per realizzare un nuovo medodo per produrre corrente elettrica.

Micheal Strano, Professore di Ingegneria chimica presso il MIT, cerca di illustrare in maniera intuitiva quale sia il principio base di questo particolare fenomeno fisico: alla stessa maniera in cui un ammasso di detriti galleggianti viene spinto lungo la superficie dell’acqua ad opera delle onde che attraversano l’oceano, accade che un’onda termica – cioè una pulsazione di calore in movimento – percorre un cavo microscopico (un nanotubo di carbonio) e “spinge” gli elettroni lungo di esso, dando luogo ad una corrente elettrica.

Elemento fondamentale che ha permesso di scoprire questo effetto, sono stati proprio i nanotubi di carbonio, che negli esperimenti sono stati ricoperti con uno strato di combustibile ad elevata reattività. Il combustibile viene infiammato ad una delle estremità del nanotubo mediante un laser o una scintilla ad alto voltaggio, andando ad innescare così un’onda termica che viaggia lungo il nanotubo stesso.

Il calore del combustibile scorre attraverso il nanotubo, muovendosi centinaia di volte più velocemente rispetto a quanto possibile nel combustibile stesso. Quando il calore ritorna verso lo strato di combustibile, si viene a creare un’onda termica che percorre il nanotubo. Il processo di riscaldamento generato da questa reazione di combustione spinge gli elettroni lungo il nanotubo, creando una corrente elettrica.

Strano spiega che le onde di combusione, esattamente come la pulsazione di calore che si propaga attraverso il nanotubo, “sono state studiate dal punto di vista matematico per più di 100 anni”, ma in questo esperimento è stato dimostrato per la prima volta che queste onde possono essere guidate da un nanotubo o un nanocavo e generare una corrente elettrica lungo il cavo, un effetto mai previsto dagli studi.

In particolare Strano sottolinea come i risultati degli esperimenti iniziali abbiano mostrato valori sorprendenti per quanto riguarda il picco voltaggio registrata lungo il cavo. Il gruppo di ricerca spiega che il sistema, a parità di peso, è in grado di produrre una quantità di energia che è circa 100 volte superiore a quanto possibile con una batteria agli ioni di litio.

Nei materiali semiconduttori è già possibile la generazione di un potenziale elettrico quando viene riscaldato, a causa del Seebeck Effect, che nel carbonio è tuttavia di debole intensità. Strano commenta: “Accade qualcosa di differente in questo caso: lo abbiamo chiamato entrainment elettronico, poiché parte della corrente sembra variare proporzionalmente con la velocità dell’onda”.

Trattandosi di una nuova scoperta è difficile prevedere quali potrebbero essere con esattezza le applicazioni e le implicazioni pratiche. Strano suggerisce che una possibile applicazione può essere la fabbricazione di dispositivi elettronici di dimensioni ridottissime come, ad esempio, dispositivi delle dimensioni di un chicco di riso: magari sensori ambientale che possono essere rilasciati come polvere nell’aria o un dispositivo di trattamento terapeutico che possa essere inoculato nel corpo.

A livello teorico tali i dispositivi possono mantenere la loro potenza finché utilizzati, a differenza delle batterie la cui carica si disperde gradualmente quando inutilizzate. Date le dimensioni, i nanotubi potrebbero inoltre essere organizzati in particolari strutture ad array al fine di fornire significative quantità di potenza ed energia per dispositivi di grosse dimensioni.

Lo sviluppo di questo sistema prevede ora due esigenze principali: innanzitutto incrementarne l’efficienza, poiché ora come ora molta potenza viene dissipata sottoforma di luce e di calore, in secondo luogo l’impiego di opportuni materiali che consentano al fronte dell’onda di calore di oscillare, in maniera tale che si possa produrre una corrente alternata, che aprirebbe la strada ad una varietà di possibilità ed impieghi.

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10 marzo 2010

fonte:  http://www.hwupgrade.it/news/sistemi/nanotubi-di-carbonio-e-combustibile-per-produrre-energia-elettrica_31883.html

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Public release date: 7-Mar-2010 [ Back to EurekAlert! ]

Contact: Jennifer Hirsch
jfhirsch@mit.edu
617-253-1682
Massachusetts Institute of Technology

MIT researchers discover new way of producing electricity

Phenomenon causes powerful waves of energy to shoot through carbon nanotubes

CAMBRIDGE, Mass. — A team of scientists at MIT have discovered a previously unknown phenomenon that can cause powerful waves of energy to shoot through minuscule wires known as carbon nanotubes. The discovery could lead to a new way of producing electricity, the researchers say.

https://i2.wp.com/web.mit.edu/cheme/news/photos/strano-lab.jpgProfessor Michael Strano

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The phenomenon, described as thermopower waves, “opens up a new area of energy research, which is rare,” says Michael Strano, MIT’s Charles and Hilda Roddey Associate Professor of Chemical Engineering, who was the senior author of a paper describing the new findings that appeared in Nature Materials on March 7. The lead author was Wonjoon Choi, a doctoral student in mechanical engineering.

Like a collection of flotsam propelled along the surface by waves traveling across the ocean, it turns out that a thermal wave — a moving pulse of heat — traveling along a microscopic wire can drive electrons along, creating an electrical current.

The key ingredient in the recipe is carbon nanotubes — submicroscopic hollow tubes made of a chicken-wire-like lattice of carbon atoms. These tubes, just a few billionths of a meter (nanometers) in diameter, are part of a family of novel carbon molecules, including buckyballs and graphene sheets, that have been the subject of intensive worldwide research over the last two decades.

In the new experiments, each of these electrically and thermally conductive nanotubes was coated with a layer of a highly reactive fuel that can produce heat by decomposing. This fuel was then ignited at one end of the nanotube using either a laser beam or a high-voltage spark, and the result was a fast-moving thermal wave traveling along the length of the carbon nanotube like a flame speeding along the length of a lit fuse. Heat from the fuel goes into the nanotube where it travels thousands of times faster than in the fuel itself. As the heat feeds back to the fuel coating, a thermal wave is created that is guided along the nanotube. With a temperature of 3,000 kelvins, this ring of heat speads along the tube 10,000 times faster than the normal spread of this chemical reaction. The heating produced by that combustion, it turns out, also pushes electrons along the tube, creating a substantial electrical current.

Combustion waves — like this pulse of heat hurtling along a wire — “have been studied mathematically for more than 100 years,” Strano says, but he was the first to predict that such waves could be guided by a nanotube or nanowire and that this wave of heat could push an electrical current along that wire.

In the group’s initial experiments, Strano says, when they wired up the carbon nanotubes with their fuel coating in order to study the reaction, “lo and behold, we were really surprised by the size of the resulting voltage peak” that propagated along the wire.

After further development, the system now puts out energy, in proportion to its weight, about 100 times greater than an equivalent weight of lithium-ion battery.

The amount of power released, he says, is much greater than that predicted by thermoelectric calculations. While many semiconductor materials can produce an electric potential when heated, through something called the Seebeck effect, that effect is very weak in carbon. “There’s something else happening here,” he says. “We call it electron entrainment since part of the current appears to scale with wave velocity.”

The thermal wave, he explains, appears to be entraining the electrical charge carriers (either electrons or electron holes) just as an ocean wave can pick up and carry a collection of debris along the surface. This important property is responsible for the high power produced by the system, Strano says.

Because this is such a new discovery, he says, it’s hard to predict yet exactly what the practical applications will be. But he suggests that one possible application would be in enabling new kinds of ultra-small electronic devices — for example, a devices the size of grains of rice, perhaps a sensor or treatment device that could be injected into the body. Or it could lead to “environmental sensors that could be scattered like dust in the air,” he says.

In theory, he says, such devices could maintain their power indefinitely until used, unlike batteries whose charge leaks away gradually as they sit unused. And while the individual nanowires are tiny, Strano suggests that they could be made in large arrays in order to supply significant amounts of power for larger devices.

One area the researchers plan to pursue is the fact that their theory predicts that using different kinds of reactive materials for the coating, the wave front could oscillate, thus producing an alternating current. That opens up a variety of possibilities, Strano says, because alternating current is the basis for radio waves such as cell phone transmissions, but present energy-storage systems all produce direct current. “Our theory predicted these oscillations before we began to observe them in our data,” he says.

Also, the present versions of the system have low efficiency, because much power is being given off as heat and light. The team plans to work on improving that efficiency.

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Funding: Air Force Office of Scientific Research, and the National Science Foundation

Written by David Chandler, MIT News Office

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fonte:  http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-03/miot-mr030410.php

ROMA – Il racconto della comunità bengalese: in due anni almeno 50 aggressioni

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DOPO IL RAID CONTRO IL LOCALE BENGALESE ALLA MAGLIANA

Il racconto della comunità: in due anni almeno 50 aggressioni

Parla il portavoce dei bengalesi: sono sempre gli stessi, ci aspettano, ci insultano, ci rapinano e ci picchiano

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ROMA – Abitano alla Magliana da parecchi anni, chi dieci, chi cinque, ma tutti sono stati rapinati e malmenati nel corso di questi ultimi tempi. Gli immigrati del Bangladesh sono raccolti intorno a Batchu, il soprannome con cui è noto Siddique Nure Alam portavoce storico della comunità bengalese di Roma e animatore dell’associazione di immigrati Dhuumcatu. Raccontano in bengali e lui traduce.

Batchu, portavoce della comunità bengalese (Brogi)
Batchu, portavoce della comunità bengalese (Brogi)

LE AGGRESSIONI – Alla Magliana dove vivono circa cinquecento bengalesi, sui 27 mila a Roma secondo la stima di Batchu, la scena riferita è sempre la stessa: quattro, cinque bande di giovani della Magliana appostati di sera nei punti di passaggio, a pesca di bengalesi che rientrano dai turni di lavoro. E poi provocazioni, botte, rapine. «E’stato un continuo in questi ultimi anni – spiega Batchu, mentre si svolge il presidio di solidarietà per il raid contro il fast-food Brother di via Murlo alla Magliana -. In due anni forse gli episodi sono stati una cinquantina. Denunce rare, perché i bengalesi non ripongono troppa fiducia in questo. I posti? Via Pescaglia verso il fondo, l’incrocio di via Cutigliano col mercato, via Impruneta, piazza De André. Ti vengono addosso in sei o sette, con i motorini, i caschi in mano, qualche coltello sguainato. Cominciano chiedendoti una sigaretta. Oppure qualche euro. Non glieli dai? Giù botte. Poi ti rapinano quello che riescono a prendere, magari anche solo il cellulare. Questi gruppi stazionano vicino a un bar nei pressi del supermercato Pam, ma anche davanti ad altri bar nelle vicinanze. Tutti li conoscono qua…”.

«STAVOLTA RAID VERO E PROPRIO» – Batchu racconta che poi qualche volta il livello sale, il fast-food era stato già preso di mira un paio di volte, ma ora sembra che qualcuno abbia voluto spingere un po’ di più sull’acceleratore. «Stavolta hanno compiuto un raid vero e proprio, hanno imitato altri episodi avvenuti a Roma», aggiunge Batchu. E poi comincia a disegnare la mappa di una diffusa intolleranza nei confronti della «nostra comunità che è universalmente conosciuta come laboriosa e desiderosa di integrazione» ma che forse, proprio per questi connotati umili, è stata scelta come «un comodo bersaglio».

LAKY – Punto di partenza delle aggressioni subite dalla comunità bengalese è Laky, il nome di un giovane immigrato del Bangladsesh «ammazzato a botte – ricorda Batchu – nell’indifferenza generale il 2 gennaio di un anno fa a Rebibbia, malmenato da una banda di giovani». E poi? «Poi due mesi dopo ecco tre bengalesi molto giovani massacrati all’Acqua Bulicante, a Torpignattara. A maggio sempre in zona l’attacco al negozio della famiglia Begum. Nello stesso mese ecco poi l’attacco fascista ai nostri stand di Villa Gordiani dove volevamo celebrare il capodanno bengalese. A settembre tocca a Fiumicino, dove due bengalesi che distribuiscono volantini pubblicitari per strada vengono aggrediti improvvisamente da cinque giovani scesi da un’auto. A ottobre una banda giovanile attacca il banco di un bengalese a Torbellamonaca… Ecco quanto, e questo è solo il 2009». E prima? «Beh, l’anno precedente c’era stato il raid del Pigneto. Bilancio, un bengalese ferito, un paio di negozi devastati…».

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Paolo Brogi
15 marzo 2010

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_marzo_15/comunita-bengalese-magliana-paolo-brogi-1602660827782.shtml

Rai-Agcom, Berlusconi è indagato. E attacca: iniziativa grottesca, sono scandalizzato

Rai-Agcom, Berlusconi è indagato per concussione e minacce all’Agcom. E attacca: «Iniziativa grottesca»

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Il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, è formalmente indagato dalla procura di Trani nell’inchiesta Rai-Agcom. Lo si è appreso a Trani da fonti vicine alle indagini. È quindi questo il contenuto della risposta che la procura di Trani ha fornito all’istanza presentata stamani dai legali del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, che chiedevano se il premier fosse indagato. Berlusconi è indagato per concussione e per “violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario”
(articoli 317 e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell’istituzione del Garante per le Comunicazioni, l’Agcom.

Anche il direttore del Tgq, Augusto Minzolini è indagato nell’inchiesta di Trani: per violazione dell’articolo 379 bis del Codice penale: “Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale”. Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell’interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17
dicembre 2009 nell’ambito delle indagini sulle carte di credito American Express. Nei confronti del commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi, anch’egli indagato, la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale (art.378 del Codice penale), in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un’audizione dinanzi agli investigatori in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero.

Csm: fare luce sugli ispettori Il Csm metta sotto la lente di ingrandimento l’ispezione disposta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano alla Procura di Trani, per accertare se vi siano interferenze nelle indagini in corso che riguardano «personaggi politici di rilievo nazionale». È quanto chiede la maggioranza dei consiglieri del Csm al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli, suggerendo di affidare la verifica alla Prima commissione. I consiglieri fanno notare che l’ispezione ha per oggetto un’indagine «attualmente pendente e riguardante direttamente o indirettamente personaggi politici di rilievo nazionale». «Poichè il ministro avrebbe incaricato l’Ispettorato di verificare fatti e circostanze (competenza territoriale, ammissibilità delle intercettazioni telefoniche disposte, motivi della propalazione dei contenuti delle medesime) che riguardano esclusivamente l’attività giurisdizionale, occorre accertare – scrivono – nell’ambito di una consolidata interpretazione fornita dal Consiglio in merito ai rapporti fra segreto di indagine e poteri dell’ispettorato sviluppati con leale collaborazione, le modalità effettive con le quali gli ispettori sono stati incaricati di svolgere l’attività amministrativa parallelamente ad una inchiesta giudiziaria in corso».

Nei giorni scorsi, alcuni esponenti di  Palazzo dei Marescialli, all’annuncio di Alfano di inviare  l’ispezione a Trani, avevano parlato di un «atto intimidatorio». Al documento mancano solo le firme di gruppi del Pdl e dell’Udc. Il testo è stato sottoscritto anche da Cosimo Ferri, il consigliere che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe dato consulenze legali al commissario di Agcom Innocenzi per intervenire su «Annozero».  «Sono serenissimo», ha risposto Ferri. «Spero che siano pubblicate tutte le intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perchè non ho nulla da nascondere», aggiunge Ferri che oggi si è presentato regolarmente a mezzogiorno al Csm per presiedere una riunione della settima Commissione del Csm e successivamente ha avuto un colloquio con Nicola Mancino. 15 consiglieri del Csm hanno chiesto l’apertura di una pratica sul caso Ferri. Serve un «approfondito accertamento» della vicenda che ha coinvolto il consigliere del Csm Cosimo Ferri per «scongiurare il rischio» che il Consiglio Superiore «venga, anche solo strumentalmente coinvolto nelle polemiche in atto», hanno spiegato. L’iniziativa è stata sottoscritta da tutti i consiglieri dei gruppi di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione e i laici di sinistra Letizia Vacca e Nauro Volpi, che pongono anche la questione della permanenza di Ferri al vertice della Settima
Commissione.

Berlusconi contro giudici e sinistra Il premier, Silvio Berlusconi, ha chiesto stamani alla Procura di Trani di sapere ufficialmente se il suo nome è iscritto nel registro degli indagati. La richiesta è stata depositata all’ufficio registro generale della Procura dopo la diffusione di notizie secondo le quali Berlusconi sarebbe indagato per concussione. Il capo del governo, infatti, non ha finora ricevuto dalla Procura di Trani alcun avviso di garanzia. Intervistato dal Gr1, il premier si è detto «scandalizzato perchè a Trani ci
sono state palesi violazioni di legge: è una iniziativa grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa affatto» poichè «sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in tv e le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose».«La sinistra ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria per la sua campagna di insulti», ha aggiunto il premier. «Noi scendiamo raramente in piazza.  Ma stavolta è doveroso farlo per difendere la nostra libertà e democrazia. C’è un gioco sempre più scoperto e sempre più pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali, e i magistrati politicizzati di sinistra. Si sono prima inventati una  tangentopoli che non c’era e non c’è. Hanno poi provato a schizzare del fango anche sul miracolo compiuto in Abruzzo, hanno cercato di  estromettere le liste del Pdl in Lombardia e nel Lazio dando la colpa  ai nostri delegati che invece non hanno nessuna responsabilità».

Negli atti dell’inchiesta ci sarebbero ben 18 telefonate del presidente del Consiglio sulle presunte pressioni contro “Annozero”. Allegate agli atti dell’inchiesta, secondo quanto riportato dal “Corriere della Sera”, «ci sarebbero tredici conversazioni di Innocenzi con il presidente del Consiglio, e cinque dello stesso premier con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini». E poiché, come ha spiegato il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo «tutto quello che non ha attinenza con l`indagine è già stato eliminato», si sottolinea che «ciò vuol dire che le telefonate di Berlusconi sono ancora nel fascicolo, anche se per poterle utilizzare nei suoi confronti bisognerà chiedere l`autorizzazione alla Camera» e «in ogni caso si tratta di documentazione che gli ispettori ministeriali non potranno esaminare». «Fatti irrilevanti», secondo l’avvocato Ghedini.

«Non ci sono comunicazioni per la stampa. Non vuol essere un modo per licenziavi, ma è un rigoroso obbligo che devo far valere». Così il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, risponde ai giornalisti che gli chiedevano informazioni sull’inchiesta e, soprattutto, gli chiedevano se la Procura su questa vicenda non fosse spaccata. «Lavoriamo in perfetta coesione – ha replicato Capristo -, neanche armonia, perchè la coesione è qualcosa di più dell’armonia». Alla domande se avesse qualche idea su chi ha passato le notizie alla stampa il procuratore ha spiegato che «Se lo sapessi sarebbe già in galera». E sulla visita degli ispettori mandati da Alfano, Capristo chiarisce: «Siamo a disposizione degli ispettori – sia chiaro questo -. Per tutto ciò che possiamo dare siamo a loro completa disposizione».

Domani gli ispettori a Trani
Il premier, intanto, cerca di correre ai ripari. Il ministro Alfano ha subito gridato allo scandalo per le rivelazioni e così ha disposto degli accertamenti sulla competenza territoriale e su un eventuale “abuso” delle intercettazioni. Così Alfano ha spedito gli ispettori del ministero della Giustizia che sarebbero dovuti arrivare oggi a Trani per verificare eventuali anomalie compiute dalla procura nell’indagine Rai-Agcom. Ma l’arrivo degli ispettori è slittato a domani. L’invio degli ispettori ha suscitato le proteste dell’Anm di Bari che lo ritiene un «rischio di intralcio all’inchiesta» mentre di fronte alla procura di Trani si terrà una protesta di parlamentari e dirigenti locali dell’Italia dei Valori.

Sull’invio degli ispettori, Alfano ha voluto rassicurare che «vanno a Trani per svolgere il loro lavoro da magistrati perché tali sono». «Non devono, non possono e non vogliono interferire nell’inchiesta, che deve andar avanti», ha aggiunto. «Ma credo che sia un servizio utile alla giustizia, se si accerta come delle talpe abbiano potuto fare filtrare delle notizie sui giornali». «Il reato di rivelazione del segreto d’ufficio è un reato già previsto e punito dal nostro codice penale ma che purtroppo non viene mai ad avere delle condanne», ha ricordato. «Le aspiranti talpe devono sapere che i magistrati le combattono e che non è possibile violare le regole di riservatezza del segreto istruttorio impunemente».

Le intercettazioni dell’inchiesta sono state definite da Alfano «a strascico» e in violazione dell’art 15 della Costituzione, sul diritto alla riservatezza nelle comunicazioni personali. «L’art 15 dice che questa inviolabilità può essere superata in base alla legge per circostanze eccezionali. Se invece si fanno le intercettazioni a strascico e poi finiscono sui giornali rovinando la reputazione di persone che nulla hanno a che fare con l’inchiesta, si viola l’attuale legge sulle intercettazioni, non quella che faremo», ha aggiunto.

Nelle telefonate intercettate dalla Guardia di Finanza di Bari, il premier avrebbe manifestato con insistenza il desiderio di vedere chiusa la trasmissione di Michele Santoro. Innocenzi avrebbe assecondato Berlusconi cercando un modo per soddisfare le sue richieste, e Minzolini l’avrebbe rassicurato dicendosi pronto a intervenire in suo favore. Il premier avrebbe inoltre chiesto con insistenza di non vedere più in televisione il leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

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15 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/96206/raiagcom_berlusconi_indagato_e_attacca_iniziativa_grottesca_sono_scandalizzato_la_maggioranza_del_csm_fare_luce_sullispezione

Roma, scontri all’università: «Aggressione fascista»

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Roma, scontri all’università: «Aggressione fascista»

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“Stavamo facendo un volantinaggio contro il convegno indetto da Blocco studentesco. Quando ci siamo avvicinati all’aula, gli stessi del Blocco ci hanno aggrediti ed è scoppiata una rissa che è durata dieci minuti. Tre nostri compagni sono al Policlinico Tor Vergata, altri due si sono fatti medicare, altri sono qui doloranti e abbiamo saputo che i fascisti del Blocco, ora ci stanno cercando all’interno dell’università”. A raccontare il parapiglia scoppiato stamattina nella facoltà di Lettere dell’università Tor Vergata è Martina dei collettivi universitari che stava distribuendo volantini, insieme ad altri 15 suoi compagni, contro il convegno sui “popoli identitari” indetto da Blocco studentesco. “Ma erano presenti anche altre persone, anche gente di 40-50 anni”, dice la studentessa. Ora il presidio dei collettivi si è spostato sul prato della facoltà. “Sappiamo che hanno spostato il convegno alla facoltà di Giurisprudenza dove, evidentemente, sono più forti – conclude Martina – noi stiamo qua in mezzo agli altri studenti anche perché stiamo tutti un po’ doloranti, anche io ho preso un colpo alla mascella”.

“Esprimo vicinanza ai ragazzi
dei collettivi universitari di Tor Vergata aggrediti questa mattina da un gruppo di neofascisti. Il rettore non deve garantire l’agibilità politica a questi personaggi che continuano a imperversare nell’università con azioni squadriste. La campagna elettorale dei gruppi neofascisti si è sempre caratterizzata da azioni violente. Non è accettabile che l’università diventi laboratorio politico dell’estrema destra. Le forze democratiche devono mettere in campo tutte le azioni necessarie per evitare che i neofascisti utilizzino le facoltà come luogo di visibilità politica attraverso azioni violente”. A dichiararlo in una nota è Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra, Ecologia e Libertà e coordinatore del Gruppo Federato della Sinistra in Provincia.

«Durante lo svolgimento della conferenza ‘Popoli Identitari’, iniziativa culturale approvata e finanziata dall’Ateneo di Tor Vergata, un gruppo di militanti del ‘Collettivo Lavori in Corso’ ha fatto irruzione nella facoltà aggredendo verbalmente e fisicamente gli studenti che partecipavano attivamente all’iniziativa». È la replica di Sandra Silvestri, senatore accademico dell’Università Tor Vergata e tra i promotori dell’iniziativa che si è tenuta questa mattina alla facoltà di giurisprudenza. “Quanto accaduto oggi è gravissimo e imbarazzante nei confronti degli studenti e dell’immagine stessa dell’Ateneo – commenta Silvestri – La conferenza è stata realizzata nel pieno diritto dell’organizzatore e nel pieno rispetto delle procedure previste dall’istituzione universitaria”. “Il buon esito dell’iniziativa, che ha visto la partecipazione di numerosi studenti, ha evidentemente infastidito qualcuno. Ora – conclude Silvestri – chiediamo che il Rettore stesso renda conto a tutta la comunità universitaria di quanto accaduto e prenda una posizione forte nei confronti della organizzazione Collettivi Lavori in corso, protagonista assoluta in negativo degli episodi di violenza ai quali oggi abbiamo dovuto assistere e nei confronti della quale io e altri colleghi avevamo già sollevato in sede di Senato Accademico, un’interrogazione disciplinare”.

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15 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/96217/roma_scontri_alluniversit_aggressione_fascista

Barcellona: storica sentenza, siti peer to peer non violano il diritto d’autore

Ma il governo sta per promuovere una legge più restrittiva in materia

Barcellona: storica sentenza, siti peer to peer non violano il diritto d’autore

Assolvendo un sito P2P, il giudice ha stabilito che offrire link che rimandano ad altri contenuti non è reato

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(Ap)
(Ap)

MILANO – E’ una delle prime decisioni di questo tipo in Europa. E potrebbe influenza tutta la giurisprudenza in materia. Con una sentenza giudicata «storica» dalla stampa spagnola un tribunale di Barcellona ha assolto il primo sito «peer to peer» (P2P, di scambio files in internet) ad essere stato portato in tribunale per un presunto reato contro i diritti d’autore.

LA SENTENZA – Il giudice ha stabilito che offrire link che rimandano ad altri contenuti – anche coperti da copyright, come succede nei P2P – non è illegale. «In senso lato», spiega la sentenza, «il sistema di links costituisce la base stessa di internet ed una moltitudine di siti (come Google) fanno ciò che si vuole impedire con questa causa». Secondo il giudice inoltre «le reti P2P, in quanto mere reti di trasmissione di dati tra privati, non feriscono alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale». Per il quotidiano Publico la sentenza è «storica» perchè è la prima del genere, è una sconfitta per il denunciante (la Sgae, la Siae spagnola) che chiede la chiusura di questo tipo di siti, e perchè il governo sta vuole promuovere una proposta di legge che consentirebbe alle autorità amministrative di chiudere le pagine web considerate illegali.

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Redazione online
15 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_15/peer-to-peer-sentenza-spagnola_4e060adc-304a-11df-9bdf-00144f02aabe.shtml