Archivio | marzo 17, 2010

Continua protesta lavoratori consorzio: Tonnellate di rifiuti tra Napoli e Caserta

Continua protesta lavoratori consorzio: Tonnellate di rifiuti tra Napoli e Caserta

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NAPOLI (17 marzo) – Nel Casertano permane lo stato di disagio per le tonnellate di rifiuti accumulate in questi giorni di astensione dal lavoro degli oltre 1100 dipendenti del Consorzio Unico di rifiuti, che assicura il prelievo dell’ immondizia in 62 comuni di Terra di lavoro ed in tre del Napoletano.

Diversi i cumuli anche nel pieno centro di Napoli e lungo i vicoli dei Quartieri Spagnoli. I lavoratori sollecitano il pagamento dello stipendio di febbraio e in tanti si dicono preoccupati per gli esuberi annunciati. Questa mattina non sono annunciati blocchi stradali, che dal 10 marzo scorso hanno creato problemi alla viabilità tra Caserta e S.Maria Capua Vetere. Resta bloccato il sito di tritovagliatura, l’ex Cdr di S.Maria Capua Vetere dove i lavoratori che presidiano la struttura consentono solo lo sversamento del percolato, nonchè la discarica di S.Tammaro. Alcuni comuni hanno risolto momentaneamente il problema affidandosi a ditte private.

Una soluzione che, secondo le forze dell’ordine potrebbe essere sfruttata dalla criminalità organizzata e sulla quale vigilano polizia e carabinieri. Una folta delegazione dei lavoratori e rappresentanti sindacali permane, intanto, nel centro di tritovagliatura di S.Maria Capua Vetere anche in attesa di risposte alle sollecitazioni rappresentate ai prefetti di Napoli e Caserta, al presidente della provincia di Napoli ed al commissario della provincia di Caserta. Il prefetto di Caserta, Ezio Monaco, ha, tra l’altro, sollecitato le amministrazioni comunali inserite nel consorzio ad onorare i propri impegni. I debiti accumulati dai comuni inadempienti, infatti, ammontano a circa 140 milioni di euro, mentre per far fronte alle esigenze immediate e, dunque, risolvere momentaneamente la vertenza in atto ne occorrono più di quattro milioni. Non è da escludere che questa nuova emergenza possa essere a breve risolta. Si tratta, infatti, come ha spiegato il Dipartimento della Protezione civile, di risolvere il problema economico dei dipendenti visto che il problema dei rifiuti di questi giorni è esclusivamente legato allo sciopero dei dipendenti per le rivendicazioni di carattere economico.

Sono, intanto, diminuiti oggi gli incendi di rifiuti, registrati in gran numero nella giornata di ieri. Roghi sono stati appiccati a cumuli d’immondizia nella mattinata a Orta d’Atella, a S.Nicola la Strada e sul litorale domiziano; nessun intervento dei vigili del fuoco a Napoli.

Intanto un blocco stradale è in corso sulla Statale 7 bis, all’ altezza di Nola. La protesta, cominciata poco prima delle 11, è attuata dai lavoratori del Consorzio di bacino Napoli 1. Sul posto è presente la polizia, che sta svolgendo opera di mediazione con i manifestanti.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94990&sez=HOME_INITALIA

La Montalcini torna a casa, recupero record dopo la frattura

La Montalcini torna a casa
recupero record dopo la frattura

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La Montalcini torna a casa recupero record dopo la fratturaROMA Operata dall’ex medico della Nazionale di calcio, Rita Levi Montalcini è già tornato a casa. Il premio Nobel ha lasciato la clinica Sanatrix di Roma: il 25 febbraio aveva riportato la frattura del femore in un incidente domestico. La professoressa, 101 anni, è stata descritta “sorridente e completamente ristabilita” da chi l’ha vista: all’uscita è stata festeggiata dal personale e dai degenti.

Rita Levi Montalcini era caduta accidentalmente in casa e operata all’ospedale Sant’Andrea dal direttore dell’Unità di chirurgia ortopedica prof. Andrea Ferretti, per molti anni medico della Nazionale italiana di calcio, che durante gli Europei 2008 operò in Austria prima Cannavaro e poi Barzagli.

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17 marzo 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/17/news/la_montalcini_torna_a_casa_recupero_record_dopo_la_frattura-2725903/?rss

RAI DI REGIME – Minzo «epurator», chi non s’inchina viene silurato / Vittorio Zucconi: Il Minzculpop in concert

Minzo «epurator», chi non s’inchina viene silurato

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di Natalia Lombardo

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Promossi e bocciati. Anzi, epurati. Sono già partite al Tg1 premiazioni e punizioni sulla base della «Minzo’s list»: le firme raccolte in redazione sul documento di sostegno al direttore fatta girare la settimana scorsa da alcuni vicedirettori e caporedattori. Ma per l’errore, o la scelta, nel titolo su Mills («assolto» anziché «prescritto») l’Ordine dei Giornalisti ascolterà Augusto Minzolini venerdì 19.

È stato rimosso lunedì Massimo De Strobel da capo redattore centrale al coordinamento (ruolo di controllo della line svolto per 18 anni) e sostituito dal dalemiano Leonardo Sgura. De Strobel non ha firmato il documento «pro-Minzo», Sgura sì (il Cdr del Tg1 informa che ha chiuso un vertenza per la nomina da «caporedattore ad personam»). Promossi altri due che hanno firmato: Filippo Gaudenzi caporedattore centrale con delega alla cronaca e alla redazione Internet; Mario Prignano, ex Libero assunto due mesi fa come vice caporedattore del politico, premiato a caporedattore responsabile di Internet (ancora senza redazione). Scrisse il primo titolo «Mills assolto per prescrizione» (con un doppio errore, poi il vicedirettore Ferragni lasciò «assoluzione»).

«Campagna di ritorsione» verso giornalisti «non omogenei alla direzione», denunciano i due consiglieri Rai del Pd, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, in una lettera al presidente Garimberti, sollecitandone un «tempestivo intervento»: potrebbe trattarsi di una «grave violazione delle garanzie giuslavoriste» per i dipendenti, e «uno stravolgimento» del Codice etico Rai sulle «politiche del personale».

In vista altre «punizioni». Nel mirino Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario: una delle due dovrebbe lasciare la conduzione del tg alle 20, per lasciare il mezzobusto a Francesco Giorgino (raccolse le firme nella sua stanza). Caporedattore del politico, è il braccio destro di Minzolini: insieme al fratello avvocato, Nicola (candidato a sindaco del Pdl ad Andria) ha accompagnato alla procura di Trani il direttore del Tg1, che è indagato per aver violato il segreto istruttorio, avendo comunicato subito, da Trani, del suo interrogatorio a un collaboratore del premier a Palazzo Chigi.

In previsione altre rimozioni: alle 13,30 Paolo Di Giannantonio con Laura Chimenti e a Francesca Grimaldi (vicine ad An), quest’ultima sostituita nel tg di mezza sera da Alberto Matano (area Udc). Di «mattanza al Tg1» ha parlato il senatore Idv Pancho Pardi in Vigilanza davanti al Dg Rai Masi: «L’unico precario che non ha firmato il sostegno è stato già epurato». Ieri alle 20 il tg ha aperto sulle grida del premier contro la «libertà mutilata» dai pm. Eppure allo stesso Berlusconi un direttore del Tg1 che si muove a «gamba tesa», indagato, potrebbe non essere utile. Tanto che si profila Antonio Preziosi al suo posto: il direttore del Gr Radio, per anni al seguito del premier,fa passare gli stessi messaggi in modo più subdolo ma efficace. Infatti lo ha intervistato lunedì al Gr1.

Oggi di Minzolini-intercettazioni parlerà il Cda Rai. Il Dg Masi dovrà dire se avvierà un’indagine; il consigliere Pdl Verro difende Minzo come «vittima». Il segretario Usigrai Verna attacca il «nervoso pendolare del busto» che «per due volte in un minuto ha dato la notizia, infondata, di non essere indagato. Come può fidarsi chi paga il canone?».

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17 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96278

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Il Minzculpop in concert

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zucconi

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396_cop_intDopo l’ennesima, tristissima omelia del direttore del Minzculpop per recitare il vangelo secondo Berlusconi questa volta sull’argomento della beatificazione di Craxi e su quei cattivoni dei magistrati,  sarebbe interessante sapere se lo sponsor di Minzolini e i suoi chierichetti che cantano i salmi del Signore su cinque dei sei principali telegiornali nazionali più volte al giorno, ancora osano spacciare quelle percentuali sulla “informazione di sinistra” e sulla “televisione che attacca il governo” che ogni tanto citano per farci credere che i maiali volano. Per evitare equivoci, ricordiamo che il TG del Minzculpop ha in un giorno  e da solo più “lettori” di quanti ne abbiamo tutti i quotidiani italiani, quelli berlusconiani inclusi, messi assieme più AnnoZero, Ballarò, dove comunque vanno a cantare anche i sagrestani della Chiesa di San Silvio Martire, e Report.

Scritto mercoledì, 13 gennaio 2010 alle 22:07

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fonte:  http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/01/13/il-minzculpop-in-concert-2/


Guru arrestato, trovato un piccolo tesoro e nella sua stanza foto di 200 bambine / «Fate quello che vi dico, i Budda mi ascoltano», così il guru violentava le dodicenni

Per simili individui c’è un unico rimediohttps://i2.wp.com/www.associazioneprometeo.org/immagini/sito/378.jpg

Guru arrestato, trovato un piccolo tesoro e nella sua stanza foto di 200 bambine

Al momento dell’arresto ha detto: «Sono innocente perché sono impotente. Entro metà aprile sarò fuori dal carcere»

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ROMA (17 marzo) – «Sono innocente, mi hanno certificato che sono impotente», dunque «entro metà aprile sarò fuori» del carcere. È quanto si sono sentiti dire gli agenti dell’VIII Gruppo della polizia Municipale di Roma, diretti dal comandante Antonio Di Maggio, da Danilo Speranza, guru indiscusso dell’associazione Maya, arrestato ieri a Roma con l’accusa, tra l’altro, di violenza su minorenni e truffa. Una anticipazione, quella ascoltata dagli investigatori che la notte scorsa lo portavano al carcere di Rebibbia dov’è rinchiuso, della linea di difesa che l’uomo accusato da testimonianze precise d’aver usato violenza su due ragazzine di 11 e 12 anni intende mantenere quando, tra qualche giorno, verrà interrogato dai magistrati della Procura di Tivoli che ha emesso l’ordine di cattura.

Ieri sera, inoltre, mentre gli scattavano le manette ai polsi ha dichiarato di sentirsi male ma i sanitari chiamati dagli agenti, hanno verificato che il suo stato di salute era compatibile con il sistema carcerario. Gli agenti della polizia municipale, ancora al lavoro dalle 3 di notte di lunedì scorso per catalogare il consistente materiale sequestrato al guru, stanno ricevendo numerose chiamate da persone che frequentavano l’associazione Maya e che chiedono di testimoniare. E gli investigatori non escludono di poter raccogliere altre denunce sui comportamenti di Speranza.

Dalle quattordici perquisizioni effettuate nei diversi luoghi in uso o frequentati da Danilo Speranza emerge un vero e proprio tesoro. E da una prima lettura del registro degli affiliati comparirebbero dipendenti della Banca Italia, ex appartenenti delle forze ordine, e dipendenti di ministeri e Parlamento. Del resto la copertura della setta erano corsi Yoga e lezioni di filosofia orientale molto in voga. Tra il materiale sequestrato intere collezioni di francobolli, tra i quali due Gronchi rosa, per un valore stimato in 400 mila euro, quadri di valore, tra cui un Salvador Dalì, oltre 200 fotografie di bambine (trovate nella stanza da letto del Guru), oltre 100 moto d’epoca delle marche più famose. Tra gli oggetti considerati di valore anche 10 atlanti del 1878, uno zaffiro di un carato e mezzo e qualche brillante. Dal materiale cartaceo, tra cui documenti contabili e bancari attestanti transazioni finanziarie, anche decine di blocchetti di assegni e matrici che attesterebbero l’ingente quantità di denaro che il Guru riusciva ad estorcere agli adepti, atti costitutivi di società per i quali sono in corso accertamenti sulle finalità, cataloghi e procure a vendere opere d’arte.

Dalla documentazione emergono anche elementi che provano di rapporti di Speranza con l’estero, in particolare con la Somalia e il Senegal, per la costituzione probabilmente di altre sette mascherate come quella romana. Oltre a casse vuote di rotori di elicotteri militari dell’Augusta.

Speranza non risponde al gip. Si è avvalso della facoltà di non rispondere a Cecilia Angrisano, gip del tribunale di Tivoli che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, Danilo Speranza, Speranza, detenuto nel carcere di Rebibbia, è comparso davanti al magistrato per quello che doveva essere l’interrogatorio di garanzia. Proseguono intanto gli accertamenti dei pm di Tivoli Maria Teresa Pena e Stefania Stefania, sotto il coordinamento del procuratore Luigi De Ficchy, per fare luce su alcuni aspetti della personalità di Speranza. In particolare, secondo quanto si è appreso, è in corso un’attività di monitoraggio della rete di conoscenze del guru e, tra queste, quelle relative ad alcuni esponenti del mondo islamico. Gli inquirenti, in sostanza, vogliono accertare se tali elementi abbiamo avuto contatti con ambienti equivoci o, comunque, riconducibili al mondo dell’eversione.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94997&sez=HOME_ROMA

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«Fate quello che vi dico, i Budda mi ascoltano», così il guru violentava le dodicenni

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di Luca Lippera
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ROMA (17 marzo) – «Posso il male e il bene. Sono il Settimo Saggio, sono l’Illuminato, io, e i Budda ascoltano me: l’Assoluto. Se non volete perdere il treno della reincarnazione, fate ciò che dico, perché il karma di ognuno è scritto e il vostro padrone lo governa…». Si può dubitare, alzare le spalle e scuotere la testa finché si vuole. Si può liquidare certe frasi come le megalomanie di un pazzoide mefistofelico e sorridere della creduloneria di chi vi ha prestato ascolto. Poi ci sono Danilo Speranza, 62 anni, un “insospettabile” romano pieno di magnetismo presunto guru, presunto maestro di yoga, presunti legami con l’Islam e decine di denunce che ieri lo hanno portato in carcere a Regina Coeli: madri e figlie portate ad ogni tipo di aberrazione sessuale, ragazzine “esplorate” «per verificare la loro verginità», uomini che pagavano «l’Immortale» per tacitarne gli anatemi, gente che gli ha versato fiumi di denaro: «Sto costruendo un deframmentatore di molecole prometteva il maestro durante le lezioni di discipline orientali. Ottengo cibo da materiali di scarto: risolverò il problema della fame nel mondo. I vostri soldi raddoppieranno».

La carriera di Speranza, accusato di truffa aggravata e violenza sessuale (ma si profila anche il reato di riduzione in schiavitù), è stata spezzata dopo una indagine durata due anni dai vigili urbani dell’VIII Gruppo guidati dal colonnello Antonio Di Maggio. Una storia che pare piovere tra noi da una realtà ignota e parallela.

Due funzionari della squadra di Polizia Giudiziaria di Tor Bella Monaca, Sergio Ierace e Nello Cesarini, si sono dedicati anima e corpo alla raccolta delle prove dopo una serie di denuncie che sembravano ben oltre il limite del credibile. L’uomo, spacciandosi per professore, psicologo, «conoscitore della mente umana», presiede dagli Anni Ottanta di una comunità di recupero per tossicodipendenti. Sede principale in via dei Sabelli, a San Lorenzo, succursale in una villa a Mazzano Romano sulla Cassia Bis, nomi variabili a seconda delle “epoche”: “Associazione Maya”, “Re Maya”, “Maya Verde”.

Un solo scopo, stando alla ricostruzione della Polizia Municipale: adescare persone psichicamente vulnerabili, renderle mentalmente schiave, annullarne la volontà coi meccanismi di una setta, strappando loro soldi, proprietà e prestazioni sessuali senza freni.
«Se non fate quello che dico ripeteva il “Maestro” durante le meditazioni yoga vi colpirà la punizione divina…». «Ho letto il diario di mia sorella riferisce uno degli allievi e mi ha sconvolto una frase: “Finalmente ho ingoiato il suo seme divino…”». Le testimonianze raccolte dai vigili, in un’operazione con pochi precedenti per la Polizia Municipale, raccontano di uomo che per quasi trent’anni si è mosso sinuosamente nelle spire della città appropriandosi di esistenze, personalità e fortune. Un personaggio, evidentemente magnetico, conscio che una mente ferita, un animo non deciso, un cuore non roccioso possono essere indirizzati ovunque. «Avete visto tuonava che fine fanno quelli che non mi seguono?». Un suicidio, una malattia, una disgrazia diventavano, per Speranza, una molla per irretire e poi ottenere: corpi e soldi, secondo i magistrati.

Le vittime avrebbero versato al “santone” centinaia di migliaia di euro. Gli accertamenti sul patrimonio di Speranza sono tuttora in corso. L’uomo ieri è stato arrestato in via Monte Sacro 28 (con lui c’era una trentenne) ma la casa sarebbe solo una delle tante a suo nome. Gli adepti e le adepte, tra cui molte immigrate, spesso venivano portati nella villa della “Re Maya” a Mazzano. I vigili hanno trovato nell’abitazione una collezione di circa cento moto d’epoca e i primi piani fotografici di decine di bambini. Per ora non si parla di pedofilia. Ma si vedrà. Ha raccontato una marocchina, una delle vittime: «Mi urlava: “Hai il karma di una zoccola, tu!”. Ero paralizzata. Il giorno dopo mi portò con lui in macchina a Mazzano. Durante il percorso, mi toccava il seno e il pube. Diceva: “Stai tranquilla: sono il tuo padrone, questo è un esperimento che l’Illuminato può fare solo con te. Stasera troverai la porta della mia camera aperta”. Aggiunse: “Devo prenderti io, perché solo se sarai indegna tua madre non ti venderà in Marocco…” Andai da lui». Crudeltà e debolezza, la malvagità del raggiro contro la fragilità umana. Dallo yoga all’inferno: questione di karma.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27430&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=

Cassazione: stop agli autovelox in appalto a ditte esterne con percentuale su incassi

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Il valore era stato determinato con una percentuale sugli incassi delle infrazioni

Cassazione: stop agli autovelox in appalto a ditte esterne con percentuale su incassi

Sequestrati macchinari di una ditta che riforniva due comuni campani: «Non sono strumenti per far cassa»

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MILANO – Sono irregolari, per abuso d’ufficio, gli appalti a ditte private per l’installazione nei territori comunali di apparecchi autovelox quando il valore della gara viene determinata «con una percentuale sugli incassi delle future infrazioni rilevate». Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 10620 che ha confermato il sequestro degli autovelox di una ditta che riforniva di strumenti per la rilevazione della velocità i comuni campani di Pastorano e Pignataro Maggiore.

PRESENZA DEL VIGILE – In particolare, la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato contro il sequestro degli autovelox presentato da un rappresentante della ditta Soes, con il quale sosteneva che il bando di gara era regolare, in quanto per il comune di Pastorano si presumevano 90mila euro di multe fatturate in tre anni, cifra sotto la soglia comunitaria, e per quello di Pignataro Maggiore un importo di 2 milioni di euro più Iva per cinque anni. Inoltre l’uomo, chiedendo il dissequestro dei macchinari, faceva presente che i verbali delle infrazioni sarebbero stati sottoscritti alla presenza di un vigile urbano «in un contesto nel quale l’assistenza tecnica dell’operatore privato costituiva elemento di più sicura garanzia». In ogni caso, aggiungeva, «la mancata indicazione della predeterminazione del valore dell’appalto» non costituisce violazione di legge idonea a mantenere sotto sequestro gli autovelox.

«NON DEROGABILE» – La Cassazione gli ha replicato che l’accertamento delle infrazioni al codice della strada «costituisce un servizio di polizia stradale non delegabile a terzi» e che le apparecchiature utilizzate «devono essere gestite direttamente dagli organi di polizia stradale e devono essere nella loro disponibilità». Quanto al budget per la fornitura degli apparecchi, la Suprema Corte rileva che essi hanno una «finalità preventiva, e non repressiva o di finanziamento pubblico o lucro privato. Pertanto determinare il costo del noleggio delle apparecchiature in base agli importi delle multe è un parametro «contrario ai principi della Costituzione» (principio del buon andamento e imparzialità della Pubblica amministrazione). Per quanto riguarda le spese del noleggio degli autovelox, i supremi giudici osservano che esse sono agevolmente individuabili dal costo giornaliero connesso all’installazione e alla manutenzione per cui è «non pertinente» il riferimento, nella gara d’appalto, alle spese sostenute per ogni singola rilevazione di infrazione.

COSTO DEL SERVIZIO – In proposito la Cassazione aggiunge che «la quantità dell’importo di appalto è il costo del servizio, a prescindere dal numero e dalla qualità delle infrazioni poi eventualmente accertate». Insomma, «esiste un costo di accertamento quantificabile a prescindere del tutto dal tipo di infrazione accertata», mentre in riferimento all’entità della sanzione «è incompatibile con i principi generali della disciplina contabile pubblica in materia di spese di accertamento». Dunque sono messi al bando gli autovelox i cui costi giornalieri, che divengono incasso per la ditta appaltatrice, lievitano con il crescere del numero delle contravvenzioni. Ansa

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17 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_17/cassazione-autovelox-appalti-ditte-esterne-irregolari_4cebadae-31db-11df-b03c-00144f02aabe.shtml

COMMISSIONE PARLAMENTARE – “Cucchi aveva subito delle lesioni ma morì per la disidratazione”

Le conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del giovane romano.

Il presidente Marino: “Ci sono responsabilità dei medici, non monitorarono con attenzione”

“Cucchi aveva subito delle lesioni
ma morì per la disidratazione”

Soddisfatta la famiglia: “Il pestaggio ci fu, ipotesi di omicidio preterintenzionale”

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"Cucchi aveva subito delle lesioni ma morì per la  disidratazione" Stefano Cucchi

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ROMA – Stefano Cucchi aveva delle lesioni, ma la causa della morte è stata la disadratazione. Queste le conclusioni della Commissione d’inchiesta sul caso del giovane romano: finito agli arresti per possesso di stupefacenti, fu trasferito dal carcere all’ospedale “Pertini”, dove morì il 22 ottobre dell’anno scorso, dopo una settimana di agonia. Un esito, quello dell’indagine parlamentare, che ammette la responsabilità dei medici nel non aver seguito con attenzione il caso. E che la famiglia Cucchi accoglie con soddisfazione: “Le percosse ci furono, per le guardie carcerarie si può configurare l’ipotesi di omicidio preterintenzionale”.
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“Siamo arrivati a conclusioni molto chiare – ha dichiarato ai giornalisti Ignazio Marino, presidente della Commissione – a Stefano Cucchi, probabilmente, sono state inferte lesioni traumatiche che non sono la causa diretta della morte che è avvenuta per disidratazione legata alla volontà di Cucchi di richiamare su di sè l’attenzione dei suoi legali e del mondo esterno”.
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Marino ha ricordato anche che la morte è dipesa, oltre che dalla disidratazione, anche “all’eccessiva perdita di peso, 10 chili in 6 giorni. A detta dei nostri consulenti sarebbe servito un più attento monitoraggio delle condizioni cliniche. Ci sono certamente delle responsabilità, il nostro compito è di individuare quali siano state ma nello stesso tempo di invocare una piena e puntuale e completa attuazione del derceto del 2008 che indica con chiarezza che chi si trova in stato di detenzione ha gli stessi diritti alla salute degli altri”. Il presidente della Commissione, infine, ha sottolineato un’altra scoperta importante: “Ci sono evidenze che rilevano che il decesso sia avvenuto avvenuto qualche ora prima del tentativo di rianimazione”.

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Secondo un altro componente della Commissione, la senatrice radicale eletta nelle liste del Pd Donatella Poretti, tutto questo dimostra che nel suo percorso sanitario “Cucchi purtroppo non ha avuto la corretta assistenza. Il Senato e il governo sarà bene prendano in considerazione le nostre valutazioni e le problematicità del caso singolo e più in generale dell’assistenza sanitaria in carcere. Tutto il materiale della Commissione occorre ora che venga non solo inviato alla procura, ma anche reso accessibile a tutti nell’ottica della trasparenza e dell’accesso agli atti delle istituzioni”. Per il momento, comunque, il documento della Commissione sarà immediatamente trasmesso sia alla Procura di Roma che al presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani.
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E grande soddisfazione per l’esito dell’indagine parlamentare è stata espressa dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi: “La relazione afferma quanto noi abbiamo sostenuto sin dall’inizio: le fratture ci sono, sono recenti e compatibili con il pestaggio. Ora mi auguro che la Procura tenga conto della relazione e che sia riconosciuta la preterintenzionalità delle guardie carcerarie. Spero non comincino a parlare d’altro, come ad esempio di una caduta accidentale. Mi auguro la smettano con l’atteggiamento difensivo nei confronti di chi ha picchiato Stefano, che è stato vittima di un pieno pestaggio. Questo ormai è chiaro a tutti”.
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17 marzo 2010
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MILANO – Derivati, quattro banche a giudizio

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17/3/2010 (13:55) – UN DANNO DA CENTO MILIONI DI EURO

Derivati, quattro banche a giudizio

Truffa ai danni del Comune di Milano

Il sindaco di Milano Letizia Moratti

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Quattro banche sono state rinviate a giudizio dal gup milanese Simone Lueri per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano in relazione alla vendita di prodotti derivati. Si tratta di Gp Morgan, Deutsche Bank, Ubs e Depfa in riferimento a uno swap emesso nel 2005 con scadenza trentennale. Le banche avrebbero arrecato al Comune un danno di 100 milioni di euro. Sono stati rinviati a giudizio anche 11 funzionari degli istituti di credito, l’ex direttore generale del Comune Giorgio Porta e il consulente Mauro Mauri. Il processo inizierà il 6 maggio.
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È una decisione storica quella del gup milanese Simone Luerti. Per la prima volta al mondo ci sono banche rinviate a giudizio per truffa aggravata in relazione alla vendita di prodotti derivati. C’era stato prima un solo precedente a Londra con una decisione della giustizia amministrativa secondo la quale i comuni non devono fare contratti derivati. Deutsche Bank, Jp Morgan, la filiale londinese di Ubs e la filiale di Dublino di Depfa saranno processate dal 6 maggio insieme a 11 funzionari di istituti di credito, all’ex dg del Comune di Milano Giorgio Porta e al consulente Mauro Mauri per lo swap emesso nel 2005 con scadenza trentennale su un bullet fund da 1,68 miliardi di euro, Il danno arrecato al Comune sarebbe di circa 100 milioni.
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«È solo la tappa di un percorso molto delicato» dice il pm Alfredo Robledo. Il fascicolo milanese sui derivati comunque sembra destinato ad avere una funzione pilota. In Italia ci sono altre procure con indagini sui derivati ma nessuna è stata finora chiusa. Il problema riguarda le finanze degli enti locali non solo nel nostro paese ma in mezzo mondo.
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Guru arrestato, vittime: se non vieni da me tua madre ti porta in Africa

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Guru arrestato, vittime: se non vieni da me tua madre ti porta in Africa

Erano state affidate all’uomo dalle madri. Violenze e ricatti psicologici, poi in due trovano la forza di raccontare

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di Raffaella Troili
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ROMA (17 marzo) – Niente poesia, solo un «esperimento unico». La loro prima volta ha il sapore del pianto, poi nemmeno più quello, solamente vergogna. Le lacrime sono tornate oggi. Lisa aveva smesso di sentirle scivolare sul viso durante la prima delle mille violenze. Non aveva 12 anni. Ha ricominciato a piangere, quando ha confidato tutto alla madre e di nuovo ieri, alla notizia dell’arresto di Danilo Speranza, “zio Danilo”. Non lacrime di gioia, ma almeno il primo passo verso una normalità perduta. Scendevano insolite sul suo volto, anche il corpo è tornato a vivere. Lo stesso Benedetta, all’epoca 13 anni, l’altra compagna di sventura: ha pianto e nient’altro.

Le due schiave bambine del guru di San Lorenzo, del santone della comunità R.E.Maya, sono diventate grandi nelle mani di Speranza, gliel’hanno affidate le madri, vittime anche loro della violenza fisica e psicologica dell’uomo. «Con Danilo ho avuto rapporti normali fino a 11 anni – così Lisa ha raccontato – anche se a volte mi picchiava o schiaffeggiava». L’incubo comincia con le mestruazioni. Lui ha già deciso tutto, in modo scientifico, per primo infatti convince le mamme ad allontanarsi dalle figlie. «Voleva controllare se io fossi ancora vergine, diceva che forse mio padre mi aveva violentata da piccolissima – è l’agosto del 2006 – stanotte vieni da me, quando gli altri dormono e controlliamo. Se non fai questo tua madre ti porta in Africa». Lisa scivola in camera sua, quella notte, lui lascia la porta socchiusa. Baci, carezze e soprusi che accompagneranno la sua adolescenza, proprio da parte del suo educatore, il suo punto di riferimento, il suo padrone perché anche così si faceva chiamare.

I fatti avvengono a Mazzano Romano, dove si trova una delle tante sedi dell’associazione, ma anche a Roma, in via dei Sabelli, a pochi metri dallo storico Centro di Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli.
Le due ragazzine subiscono violenze, offese e soprusi raccapriccianti. «Dal dolore mordevamo il cuscino per non urlare». Terrorizzate dalle parole del guru: «Diceva che lo faceva per noi, che il nostro Karma era negativo e il suo Dna ci poteva curare». Che erano «un esperimento unico».

Un giorno si ritrovano vicine, quanto basta per comprendere che non erano neanche quello e per riconoscere qualcosa di molto sgradevole. «Ho capito, dall’odore che sentivo sui pigiami di Benedetta che anche lei probabilmente era vittima delle stesse violenze». E’ l’odore tipico di Danilo, «in quanto non lavandosi quasi mai e usando anche profumi intensi di erboristerie, è particolarmente forte». Si confidano e lo affrontano: «Lui ci ha risposto che non doveva saperlo nessuno. Altrimenti ci avrebbe cancellato dall’universo». Le avrebbe abbandonate al loro destino, trattandole come trattava tutti gli altri, «come pezze da piedi». Da allora gli ordini del “Settimo saggio” arrivano via Sms: «Chi di voi due viene stasera?».

Sono alleate, ma ancora schiave. Lui gioca, paragonando – è scritto negli atti – le prestazioni dell’una e dell’altra – convincendole ad avere un rapporto a tre. E alle ribellioni seguono le minacce, le botte, l’espulsione dall’associazione che non è poco se è il solo mondo che conosci. «Sarai abbandonata, nell’oblio più assoluto, sola nell’universo».

Il coraggio di raccontare, chiedere aiuto, denunciare lo troveranno insieme. Prima si confidano con dei conoscenti, non si fidano di quelle mamme sottomesse che le hanno portate, piccolissime, nella tana del lupo. Che deboli e sole, hanno scambiato per ospitalità l’assoggettamento totale a Speranza. «Ripugna più di tutto – scrive il gip Cecilia Angrisano – la manipolazione delle coscienze, prima ancora che dei corpi che un sessantenne, ritenuto peraltro la massima autorità morale e spirituale dalle sue vittime, ha compiuto nei loro confronti, deviandone la normale evoluzione e la crescita libera nell’autodeterminazione e nell’esperienza dell’affettività e della sessualità».

Nella sua comunità fondata negli anni ’80, l’ex maestro di yoga, aveva già scelto un’altra piccola vittima, «aveva avvicinato un’altra minore in fase prepubere», hanno raccontato Lisa e Benedetta. E chissà, forse è stato anche per salvare quella piccola donna che sta per nascere, che hanno trovato la forza di raccontare tutto.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94997&sez=HOME_ROMA

Risorgimento, ad un anno dall’Anniversario su Radio3 per ragionare sull’identità nazionale

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Risorgimento, ad un anno dall’Anniversario su Radio3 per ragionare sull’identità nazionale

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ROMA – Radio 3 batte tutti sul tempo e comincia un anno prima a ragionare sui 150 anni dall’Unità d’Italia. Oggi pomeriggio alle 15, in diretta dalla Sala B, di via Asiago  –  sede del Centro di produzione di Radio Rai  –  Marino Sinibaldi conduce una puntata speciale di Fahrenheit, la storica trasmissione del pomeriggio di Radio3, dedicata interamente al Risorgimento italiano, ad un anno esatto dalle celebrazioni in programma per l’anniversario del prossimo anno.

Si parlerà di storia, d’attualità, verrà analizzato il pensiero risorgimentale e il futuro della nostra identità nazionale. Tra gli ospiti del programma, Marco Baliani, che leggerà quattro brani legati alla breve esperienza della Repubblica Romana del 1849, tratti rispettivamente da “I miserabili”, di Victor Hugo, da una lettera di Giuseppe Mazzini Mazzini ai protagonisti della rivoluzione liberale antipapalina, poi una poesia di Pascarella e infine l’elenco dei provvedimenti adottati nei 5 mesi di quella memorabile esperienza politico-amministrativa, interrotta dall’intervento di Napoleone III, che ristabilì l’ordine pontificio.

Altri partecipanti alla trasmissione saranno: Alberto Mario Banti, Simonetta Soldani, Giordano Bruno Guerri, Antonio Scurati, Alessandro Leogrande, Sergio Rizzo, Massimo Viglione, Lucio Villari, Walter Barberis, Giorgio Ruffolo. La musica dal vivo sarà garantita dalla Banda Italiana di Riccardo Tesi. Il pubblico sarà formato da una platea di studenti di alcuni licei e scuole secondarie.

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17 marzo 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/03/17/news/radio3_risorgimento_ad_un_anno_dai_150-2714177/?rss

Amnesty international: 5 aziende italiane coinvolte in vendita strumenti tortura

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Amnesty international: 5 aziende italiane coinvolte in vendita strumenti tortura

Tra i prodotti : manette per appendere persone al muro, blocca caviglie, batterie per scariche elettriche

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ROMA (17 marzo) – Sono cinque le aziende italiane che secondo un rapporto di Amnesty international sarebbero implicate in un commercio internazionale di strumenti tortura che coinvolge diverse società dell’Ue. A pagina 34 del rapporto di Amnesty, curato dalla fondazione di ricerca Omega e intitolato “Dalle parole alle azioni”, di cui l’Ansa è in possesso, è pubblicata una tabella nella quale vengono menzionate cinque compagnie italiane (Defence System Srl, Access Group srl,Joseph Stifter s.a.s/KG, Armeria Frinchillucci Srl e PSA Srl) coinvolte in un commercio internazionale di arnesi finalizzati alla tortura tra il 2006 ed il 2010. Insieme alle aziende italiane la tabella menziona tre compagnie belghe e due finlandesi.

Fra gli strumenti di tortura
citati nel rapporto di Amnesty International, figurano manette per appendere persone al muro, blocca-caviglie, batterie per somministrare scariche elettriche e «aerosol di prodotti chimici», viene precisato in un’anticipazione del rapporto che sarà discusso dalla sottocommissione per i diritti dell’Uomo del Parlamento europeo. «Fornitori di attrezzature per l’applicazione della legge in Italia e Spagna» – afferma Amnesty senza indicare nomi almeno in nel testo di sintesi pubblicato sul suo sito internet – hanno promosso la vendita di «manette o manicotti» da elettroshock per tormentare detenuti con scariche anche da 50 mila volt.

Questi scambi illeciti sono proseguiti anche dopo il varo, nel 2006, di un bando europeo del commercio internazionale di attrezzature progettate per la tortura e i maltrattamenti. In Italia come in altri paesi il traffico avviene, almeno ufficialmente, all’insaputa del governo che, riferisce Amnesty, ha «dichiarato di non essere a conoscenza» di alcun produttore o esportatore attivo in questo campo. In Italia, Finlandia e Belgio però – sempre secondo l’organizzazione per la tutela dei diritti umani – alcune società hanno dichiarato apertamente in interviste sui media o attraverso i propri siti web di fornire articoli messi al bando ma spesso prodotti in altri paesi.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94968&sez=HOME_INITALIA