Archivio | marzo 20, 2010

Lazio, il Pdl resta fuori. Nessun rinvio. Sgarbi: «Sono fascisti e pedofili»

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Polverini: «Nessuna novità, buona novità». La lista Liberal: chiediamo i danni

Lazio, il Pdl resta fuori. Nessun rinvio
Sgarbi: «Sono fascisti e pedofili»

Il Consiglio di Stato respinge l’appello del centrodestra. E la Regione dice no al cambio di data per le consultazioni

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Vittorio Sgarbi (Lapresse)

ROMA – Dal Consiglio di Stato è arrivato anche l’ultimo no: la lista del Pdl per la circoscrizione provinciale di Roma resta esclusa dalla competizione elettorale. Competizione che si svolgerà regolarmente domenica 28 e lunedì 29: anche la Regione Lazio ha infatti preso una decisione e ha stabilito che non sarà accolta la richiesta di rinvio avanzata dalla lista Rete Liberal di Vittorio Sgarbi, che dopo la riammissione decisa dal Tar rivendicava il diritto ad un periodo di campagna elettorale pari a quello avuto dalle altre liste in campo già da tre settimane.

«COMUNISTI, FASCISTI E PEDOFILI» La quinta sezione del consiglio di Stato ha dunque respinto l’appello presentato dal Pdl contro la decisione del Tar del Lazio di mercoledì scorso che, a sua volta, aveva respinto la richiesta di sospendere il provvedimento di mancata ammissione della lista del Pdl provinciale di Roma. La candidata del centrodestra, Renata Polverini, ha commentato senza scomporsi più di tanto: «Vabbè, votiamo il 28-29 marzo come peraltro previsto. Nessuna novità, buona novità». Per Vittorio Sgarbi, invece, la decisione del Consiglio di Stato «ha dato la vittoria al centrodestra». Durissima poi la sua reazione sul mancato rinvio del voto: «E’ il fascismo globale, sono dei mascalzoni, delinquenti, peggio dei comunisti: vanno presi a calci in culo. E sono anche pedofili. Sono dei fascisti hanno deciso di perdere le elezioni». La sua lista ha poi annunciato una richiesta di risarcimento danni («che presenteremo nelle prossime ore») pari a venti milioni di euro nei confronti di Esterino Montino, vice presidente della regione Lazio.

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20 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/pdl-ultimo-appello-respinto-nessun-rinvio-voto_44bffb18-344b-11df-95ee-00144f02aabe.shtml

L’Asinara: l’isola dei cassaintegrati

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L’Asinara: l’isola dei cassaintegrati

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di Matteo Mascia

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https://i0.wp.com/www.rai.it/dl/images/1267523983034asinara.jpgLa crisi dell’industria sarda è costantemente al centro dell’attenzione dei media e delle forze politiche. Per il momento l’acciaieria Alcoa è stata salvata. È stato infatti approvato il cosiddetto “Decreto salva-Alcoa”, una pronuncia del Parlamento a cui hanno preso parte anche le opposizioni. Il mix di misure contenute nel provvedimento contribuisce ad abbassare i costi dell’energia per la fabbrica di alluminio del Sulcis, sfruttando una maggiore disponibilità di energia interrompibile, ma anche attraverso l’interconnessione con le reti che trasportano energia prodotta all’estero. Ora la pratica passa alla Commissione europea.

La paura è sempre la stessa, cioè che le agevolazioni vengano considerate aiuto di Stato. Un verdetto già emesso in passato dai tecnocrati di Bruxelles, decisione che ha portato la multinazionale statunitense sul punto di abbandonare definitivamente gli stabilimenti di Portovesme e Fusina, località nei pressi di Porto Marghera. Ieri intanto duecento operai sardi dell’Euralluminia sono giunti a Roma per manifestare sotto le finestre del Ministero dello Sviluppo Economico, manifestazione inizialmente non autorizzata dalla questura capitolina. All’interno del dicastero di via Vittorio Veneto si è tenuto un importante incontro a cui hanno partecipato tutti i livelli sindacali, i rappresentanti degli enti locali del Sulcis e la Rusal, la multinazionale russa da tre anni proprietaria della raffineria di allumina. Nonostante la dirigenza Alcoa abbia fatto sapere che intende effettuare una serie di investimenti sulle linee produttive sarde, rimane aperto il nodo sul vicino stabilimento di Euralluminia, struttura fondamentale per la fornitura delle materie prime.

La situazione più grave rimane comunque quella della Vinyls di Porto Torres. I lavoratori sono divenuti ormai famosi con l’iniziativa de “L’isola dei cassaintegrati”. Da oltre ventitre giorni gli operai hanno deciso di occupare l’ex carcere di massima sicurezza de L’Asinara, una mossa dettata dalla disperazione per fare in modo che i riflettori fossero puntati sulla crisi del comparto chimico. Sino a questo momento infatti, complice la concomitanza con la campagna elettorale per le Regionali, la vicenda era passata in secondo piano. Ma non è solo questo il motivo alla base della decisione dei dipendenti della fabbrica che produce Pvc.

In un’Italia perennemente distratta dai reality messi in onda dalle varie emittenti si è voluto creare una specie di format televisivo per mostrare al resto del Paese quale sia la reale situazione che si trova a vivere un cassaintegrato. È necessario ricorrere a rimedi estremi per costringere i mezzi d’informazione ad affrontare un tema, in caso contrario si rischia di essere percepiti solo come parte di una statistica. L’aridità delle cifre contenute nel bollettino mensile emesso dall’Inps per illustrare il numero di ore di cassa integrazione richieste non è però in grado di rendere l’idea di come sia la vita di un padre di famiglia costretto a vivere con ottocento euro. Grazie alle risorse offerte dalla rete internet, in tanti si possono ora collegare con una delle webcam sistemate lungo i corridoi in cui sino a dieci anni fa era possibile incrociare boss mafiosi e pluriomicidi.

Tramite il social network Facebook continuano ad arrivare migliaia di attestati di solidarietà virtuali, ci sono però anche gesti da non confinare al mondo della rete. Sull’isola stanno infatti attraccando traghetti carichi di cibo e tutto quello che può essere utile per il proseguo dell’occupazione, beni donati da privati cittadini o da alcune aziende. Ad esempio, qualche giorno fa un caseificio del sassarese che ha deciso di rimanere anonimo ha fatto recapitare ai “reclusi” chili di formaggio. Gli operai stanno inoltre curando un blog che registra un numero crescente di accessi. Questo il testo di uno dei post spediti dalle celle del carcere: “Ore 7. Notte da tregenda, i 40 venti di Capo Horn sono sbarcati in Sardegna. Vento d’acqua, a secchiate, per tutta la notte. Senza luce, con spifferi d’aria gelata. Questa è Cala d’Oliva, carcere di disperati”. Non bisogna poi dimenticare che sulla piccola isola sono totalmente assenti acqua ed energia elettrica, la pattuglia di metalmeccanici si è quindi attrezzata con gruppi elettrogeni e cisterne cariche di acqua potabile. Il tutto è stato possibile anche grazie al fondamentale contributo dei dipendenti del parco regionale istituito sull’isola e sulle coste del comune di Stintino. Personale che non smette di fare la spola con la terraferma per accompagnare chiunque desideri visitare il gruppo di lavoratori ormai disposti a tutto. La parola d’ordine è una sola: “Andare via solo quando si avranno risposte serie e definitive”. E qualcosa sta iniziando a muoversi anche a livello istituzionale. I Commissari della Vinyls hanno infatti presentato al Comitato di sorveglianza il Documento indicato dalla legge per avere le formali manifestazioni di interesse all’acquisto o all’affitto dell’azienda. Un primo passo necessario per avviare la procedura che potrebbe portare alla cessione dell’azienda chimica a chiunque sia interessato ad investire in Sardegna.

La produzione dello stabilimento sassarese è universalmente riconosciuta come una delle migliori su scala continentale, rimane quindi la speranza che ad acquisire le officine non sia il solito gruppo di speculatori. La protesta degli operai sardi deve far riflettere sulla situazione in cui versa quella che una volta avremmo chiamato classe operaia. Lavoratori considerati alla stessa stregua di una delle tante voci presenti nel bilancio di una società, fattori della produzione che si possono “tagliare”, “razionalizzare” e “azzerare”. Parole pronunciate in tutta fretta nel corso dei consigli d’amministrazione – tenuti spesso a centinaia di chilometri dai luoghi di produzione – dai vari amministratori. Persone che non possono nemmeno essere paragonate ai padroni di un tempo, quelli almeno non si nascondevano dietro i capricci dei mercati internazionali. Erano delle persone in carne ed ossa, oggi invece capita che il loro posto sia stato preso dai tristemente famosi fondi d’investimento. Pacchetti azionari controllati da istituti di credito evidentemente poco interessati ad investire in ricerca e sviluppo.

Eppure, la vicenda dell’Asinara potrebbe insegnare qualcosa. Sicuramente dimostra che ci sono ancora in Italia operai che desiderano lavorare e non essere parcheggiati per anni in cassa integrazione. Lavoratori pronti a tutto per sovvertire le storture prodotte dal liberismo imperante, un sistema che ha già fatto troppe vittime. Un esercito di disoccupati sparsi per lo Stivale che deve essere nascosto, proprio come un tempo si faceva con i detenuti reclusi sull’isola sarda. I dipendenti della Vynils riusciranno però ad evadere dal penitenziario, emulando le gesta del famoso bandito Matteo Boe, unico riuscito nell’impresa. Per i cassaintegrati le sbarre del carcere rappresentano gli occhi di chi ha preferito far finta che le loro storie non esistessero. La loro azione ha sparigliato i piani di qualche manager in doppiopetto. Anche se tutto dovesse finire, i cassaintegrati di Porto Torres hanno dimostrato di voler cadere in piedi. La scritta stampata sulle loro magliette parla da sola: “l’unica battaglia che si perde davvero è quella che non si combatte”.

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18 marzo 2010

fonte:  http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=1105

Scoperto dinosauro ‘cugino’ del Velociraptor

Scoperto dinosauro ‘cugino’ del Velociraptor

Scoperto dinosauro 'cugino' del Velociraptor

Una nuova specie di dinosauro, parente del famoso Velociraptor, è stato scoperto in Mongolia da due ricercatori universitari. Il dinosauro, eccezionalmente ben conservato e chiamato Linheraptor exquisitus, sarà di aiuto agli scienziati per comprendere come dovevano apparire altri dinosauri di specie simili. Lungo circa due metri e mezzo e del peso di 25 chilogrammi, i ricercatori ritengono che il Linheraptor fu un rapido e agile predatore che catturava le sue vittime aiutandosi con un grande ‘artiglio mortale’ che aveva sulle zampe. La scoperta si deve a ricercatori dell’University College London e della George Washington University (in questa foto, una ricostruzione dell’aspetto del Linheraptor fatta da Matt van Rooijen)

Scoperto dinosauro 'cugino' del Velociraptor

Scoperto dinosauro 'cugino' del Velociraptor

Scoperto dinosauro 'cugino' del Velociraptor

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fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2010/03/20/foto/mongolia_scoperto_dinosauro_cugino_del_velociraptor-2786976/1/?rss

NUOVE ENERGIE – Procedure più semplici per installare i pannelli solari

Procedure più semplici per installare i pannelli solari

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Foto di Matteo Pavoni – fonte immagine

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di Luca Salvioli

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Tra gli interventi domestici liberalizzati dal decreto legge varato venerdì dal Consiglio dei ministri c’è anche l’installazione di pannelli solari, termici o fotovoltaici, senza serbatoio, da realizzare sugli edifici al di fuori dei centri storici (zona A). Per l’uso residenziale dei pannelli non ci sarà più bisogno della Dia. La denuncia di inizio attività andava presentata all’ufficio tecnico del comune con tanto di firma dell’ingegnere responsabile del progetto, il nome dell’azienda incaricata e il documento unico di regolarità contributiva (Durc). Il Comune aveva tempo trenta giorni per opporsi, in caso contrario valeva il silenzio-assenso per l’inizio dei lavori.

Lo snellimento burocratico eviterà le code agli sportelli e agevolerà l’integrazione delle più diffuse energie rinnovabili sugli edifici. Va detto che già il decreto legislativo 115 del 2008 aveva tolto l’obbligo della dia «per impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi», dunque in un numero più limitato di casi. Alcune regioni, poi, hanno già adottato da tempo regolamenti di questa natura, molto diversi uno dall’altro. In attesa delle linee guida nazionali per l’autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili – che sono slittate a dopo le elezioni regionali insieme al nuovo conto energia per il fotovoltaico – il decreto snellisce e uniforma le procedure per installare i pannelli solari sulle abitazioni.
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Come risparmiare energia in dieci mosse
Liberalizzate le ristrutturazioni in casa
La rivoluzione è nelle nostre mani
Risparmio energetico in condominio, basta la maggioranza ridotta
Le dieci cose da sapere sulle lampadine a risparmio energetico

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20 marzo 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/dia-fotovoltaico-solare.shtml?uuid=f4e30512-3437-11df-94b9-a4b4a5494bfd&DocRulesView=Libero

Il leghista Cota “infetta” i navigatori web. E Google chiude il suo sito

Cota “infetta” i navigatori web. E Google chiude il suo sito

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E’ meglio un’infezione da immigrato o un’infezione sul tuo pc? I leghisti sembrano non avere dubbi, meglio la seconda ipotesi. E così, da un lato distribuiscono sapone liquido “da usare dopo aver stretto la mano a un extracomunitario”, dall’altro attirano sul web incauti navigatori e li “contagiano” con virus informatici.

E’ quello che accade cliccando sul sito http://www.iostoconcota.com, il sito dedicato al capogruppo della Lega alla Camera, candidato governatore della Regione Piemonte per il Pdl. Il centro assistenza webmaster di Google lo ha chiuso contrassegnandolo come “sospetto” e “malevolo” (un sito web malevolo cerca di installare dei software in grado di sottrarre le informazioni personali degli utenti, sfruttare il computer per attaccare altre macchine o semplicemente danneggiare il sistema.) E cliccando su iostoconcota.com appare subito il disclaimer “segnalato sito malevolo” che avverte il navigatore: “La visita di questo sito potrebbe danneggiare il tuo computer”.
Secondo il webmaster di Google, che ha visitato il sito il 18 marzo, due pagine hanno causato il download e l’installazione di software dannosi senza l’autorizzazione dell’utente.

Nessuna presa di distanza da Roberto Cota, sul cui sito ufficiale http://www.robertocota.it campeggia in home page un link che rimanda proprio al sito incriminato.

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20 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96427

No all’acqua privata, 200mila in piazza a Roma associazioni, sindacati, partiti della sinistra

Il corteo diretto a piazza Navona contro la legge di privatizzazione del governo
Padre Alex Zanotelli: “No alla mercificazione della creatura più sacra”

No all’acqua privata, 200mila in piazza a Roma: associazioni, sindacati, partiti della sinistra

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No all'acqua privata, 200mila in piazza a Roma associazioni,  sindacati, partiti della sinistra
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ROMA – “L’acqua è di tutti, non si vende”. Con una goccia disegnata sul viso, anche come fosse una lacrima, in migliaia – 200mila secondo gli organizzatori – sono scesi in piazza a Roma per protestare contro la privatizzazione del servizio idrico. Con lo slogan “Ripubblicizzare l’acqua, difendere i beni comuni” è partito il corteo da piazza della Repubblica diretto in piazza Navona. In prima fila i gonfaloni delle città, da Napoli a Bassano a Modica, portati dai vigili urbani degli stessi comuni, mentre i politici, su richiesta degli organizzatori sono rimasti in fondo. Tra loro singoli cittadini, decine di sigle e organizzazioni, sindacati e partiti che hanno aderito alla manifestazione. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, promotore dell’iniziativa, punta su una partecipazione di centomila persone.
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In testa al corteo un furgone sul quale è stata caricata una grossa sfera di cartapesta che rappresenta il globo terrestre, con sopra la scritta “L’acqua è di tutti, non si vende”, da cui fuoriesce un rubinetto con una goccia, mentre decine di altri striscioni ribadiscono il motivo della manifestazione: “Giù le mani dalla brocca l’acqua non si tocca” a “Acqua terra beni comuni, ribellarsi è giusto”.
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Tra le sigle che hanno aderito alla manifestazione ci sono l’Arci, le Acli, rappresentanze sindacali della Cgil, dei Cobas e degli altri sindacati di base, così come le maggiori associazioni ambientaliste dal Wwf alla Lega Ambiente, i Movimenti No Ponte e No Tav, Federconsumatori e Adusbef, ma anche il Popolo viola, Attac Italia che esorta a non lasciarsi “annacquare”. A dare la loro adesione anche l’Idv e tutte le sigle politiche della sinistra attualmente extraparlamentare, da Rifondazione comunista, Sinistra ecologia e libertà ai Verdi. Sfilano anche il Jesuit social network, Libera, Pax Christi, fino alla diocesi di Termoli.

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Proprio da una delle voci profetiche della chiesa italiana, il missionario comboniano padre Alex Zanotelli è venuto un ulteriore appello contro il rischio di privatizzare un “bene comune” come l’acqua. “Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: sorella acqua”, sottolinea tra l’altro il sacerdote il quale aggiunge: ”Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua. Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete”.
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20 marzo 2010
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Russia, è il “Giorno dell’ira”: In migliaia in piazza in 50 città

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Manifestazioni per protestare contro il governo di Vladimir Putin e per chiedere libertà di parola e libere elezioni

Russia, è il “Giorno dell’ira”
In migliaia in piazza in 50 città

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Russia, è il "Giorno dell'ira" In migliaia in piazza in  50 città Manifestanti a Mosca

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VLADIVOSTOK – In Russia è il ‘Giorno dell’ira’: migliaia di persone sono scese in piazza in almeno 50 città contro il governo del primo ministro Vladimir Putin, per protestare contro le pessime condizioni di vita dovute alla crisi, i rincari dei generi di prima necessità e delle tariffe. Almeno 1.500 persone si sono radunate a Vladivostok, nell’estremo Est del paese e hanno alzato la mano alla proposta di una mozione per chiedere le dimissioni di Putin. Almeno altre mille sono scese in piazza a San Pietroburgo. A Mosca, dove la manifestazione ha avuto inizio nel primo pomeriggio, la polizia è intervenuta nella centrale piazza Pushkin e ha effettuato una sessantina di fermi. Tra quanti sono finiti in manette c’è il leader del Fronte di sinistra Sergei Udaltsov, uno degli organizzatori della protesta. “E’ l’ennesima dimostrazione che nel nostro Paese non si rispetta la costituzione impedendo le manifestazioni e le marce pacifiche”, ha detto Oleg Orlov, noto difensore dei diritti umani che ha paragonato le condizioni dell’opposizione in Russia a quella iraniana.
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Il “Giorno dell’ira” è stato promosso da una serie di gruppi, tra i quali il Partito comunista, Soldarnost e i liberali di Iabloko, ma in piazza c’era soprattutto tanta gente comune che ha protestato per il rincaro della vita. Tra gli slogan scanditi prevaleva: “Putin dimettiti”, ma l’indice è puntato anche contro gli amministratori locali. A Kaliningrad, enclave russa in Europa centrale, un uomo reggeva la bandiera russa ‘decorata’ con dei ragni. Alla domanda su cosa volesse simbolizzare, l’uomo ha risposto: “In un anno di crisi sono raddoppiati i miliardari in Russia, mentre per noi la vita costa sempre di più”.

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Le autorità locali hanno provato a ostacolare le manifstazioni. In particolare a Kaliningrad era stata organizzata una fiera di prodotti agricoli per evitare la dimostrazione, ma è stato inutile. Alcuni manifestanti indossavano delle mascherine a simboleggiare la mancanza di libertà di parola.
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La Russia è stata particolarmente colpita dalla crisi economica: l’anno scorso il Prodotto Interno Lordo è crollato dell’8 per cento, la disoccupazione è salita del 9, dati che mettono bruscamente la parola fine a 10 anni ininterrotti di crescita. Ma i cittadini non chiedono solo migliori condizioni economiche: a Vladivostock in uno striscione si chiedevano anche “Libertà di parola, elezioni libere!”.
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20 marzo 2010
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