Archivio | marzo 22, 2010

World Water Day: il 22 marzo contro la sete / Troppi costretti a far la coda per l’acqua. E siamo nel 2010

World Water Day: il 22 marzo contro la sete

India
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Il 22 marzo è il giorno mondiale dell’acqua. Una data scelta per ricordare che 884 milioni di persone sulla terra non hanno accesso all’acqua potabile e 2,5 miliardi non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari basilari. Sono quasi 2 milioni i bambini che muoiono ogni anno per malattie legate alla carenza d’acqua potabile. Il Mali, per esempio, è uno dei Paesi dove questo fenomeno è ben visibile. Lì, solo il 27 per cento della popolazione ha accesso all’acqua pulita. Il questa galleria, alcuni scatti dalle zone del mondo dove si soffre la sete

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fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2010/03/22/foto/acqua_day-2817855/1/

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Giornata dell’acqua, sfida a smog e clima

L’oro blu del Pianeta è sempre più sfruttato e sotto assedio

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BRUXELLES  – Inquinamento, cambiamenti climatici, produzione di cibo e di energia: queste le sfide da affrontare per l’oro blu del Pianeta, sempre più sfruttato e sotto l’assedio di una popolazione in aumento. Oggi Giornata mondiale dell’acqua, sono ancora 884 milioni le persone che non possono contare su un accesso ad una risorsa sicura, al riparo da eventuali contaminazioni, mentre un 39%, cioé 2,6 miliardi, è privo di idonei servizi igienico sanitari.

“Muoiono più persone per via dell’acqua poco sicura – afferma nel suo messaggio il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – che non a causa di tutte le forme di violenza, inclusa la guerra”. Di qui lo slogan dell’Onu per l’edizione 2010: “acqua pulita per un mondo sano”. “L’acqua pulita – aggiunge Ban Ki-moon – è diventata scarsa e lo sarà sempre di più sotto l’attacco dei cambiamenti climatici”.

Anche in Europa i fenomeni climatici estremi sono in aumento, dalla siccità a tempeste e inondazioni. Sul fronte inquinamento, per il 2015 l’Ue si è posta come obiettivo quello di raggiungere una buona qualità per le acque europee. Secondo il commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik “nonostante venga già attuata una politica significativa, non possiamo riposare sugli allori”. Di qui la prospettiva di sviluppare, entro il 2012, una “Impronta blu per salvaguardare le acque”. Entro il 2030 una persona su tre, nel pianeta, vivrà in zone dove l’acqua scarseggia, e per un uso più responsabile delle risorse idriche la soluzione potrebbe essere quella di aumentarne il prezzo. Specie per l’agricoltura, avverte l’Ocse, che cita tre studi dei suoi economisti secondo cui “il giusto prezzo dell’acqua può incoraggiare l’efficienza e gli investimenti”.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, oggi chi paga gran parte del prezzo dell’acqua consumata sono le famiglie e l’industria, nonostante l’agricoltura utilizzi molta più acqua rispetto ad entrambi: il 70% delle risorse idriche complessive. “Gli agricoltori – scrive l’Ocse – dovrebbero pagare non solo i costi operativi e di manutenzione per l’acqua, ma anche la loro parte dei costi d’investimento nelle infrastrutture”. Nel complesso “dare il giusto prezzo all’acqua incoraggerà la gente a sprecare meno, inquinare meno e investire di più nelle infrastrutture idriche”.

Ecco alcuni dati significativi sull’oro blu:

MALATTIE: acqua non sicura e carenza di servizi igienico sanitari costano ogni anno la vita a circa 1,5 milioni di bambini sotto i cinque anni. Solo la diarrea uccide più bimbi di Aids, malaria e morbillo. Investire su questi due fronti implica un guadagno: per ogni dollaro investito, le stime dicono che i benefici oscillanno fra i 3 e i 34 dollari, dalla produttività ai risparmi per il servizio sanitario nazionale;

INQUINAMENTO: ogni giorno, vengono riversati nelle acque del globo due milioni di tonnellate di liquami e altri scarichi. Continua la pressione sulle aree urbane: per il 2050, le previsioni parlano di 6,4 miliardi di persone che vivranno in città, contro i 3,4 miliardi del 2010;

CIBO: Per 1 kg di riso si calcola siano necessari 3.400 litri, mentre per 1 kg di manzo si toccano 16mila litri;

MONDO: sono 884 milioni le persone che non possono contare su un accesso ad un’acqua sicura, cioé protetta da eventuali contaminazioni, mentre un 39% (2,6 miliardi), è priva di idonei servizi igienico sanitari. L’87% della popolazione mondiale può contare sull’acqua potabile. Almeno 3,8 miliardi possono bere grazie ad una rete idrica che arriva dentro casa, mentre ancora quattro persone su dieci nell’Africa Sub-sahariana e la metà della popolazione dell’Oceania non dispongono di fonti adeguate;

CLIMA: I Paesi del Mediterraneo ricorrono sempre di più alla desalinizzazione per la fornitura di acqua dolce, mentre l’indice di stress idrico, che mostra le risorse di oro blu disponibili rispetto alla quantità d’acqua utilizzata, vede l’Italia tra i Paesi alle prese con carenze d’acqua, oltre a Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Malta, Spagna e Regno Unito;

EUROPA: Nel periodo fra 1976 e 2006 la stima è che almeno l’11% degli europei abbia sofferto di carenza d’acqua, con un danno per l’economia di almeno 100 miliardi di euro. Per il 2030 si stima un aumento del 16% dei consumi di acqua pubblica, per industria e agricoltura. Secondo Bruxelles si potrebbe risparmiare il 40% della risorsa, attraverso nuove tecnologie e migliori tecniche di irrigazione e l’uso personale potrebbe diminuire da 150 litri ad 80 litri al giorno;

ITALIA: reti colabrodo, disperdono in alcuni casi anche un terzo della risorsa, mentre da giugno a settembre, al Sud e nelle isole, otto milioni di cittadini non dispongono del fabbisogno idrico minimo (50 litri).

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22 marzo 2010

Prima pagina: Ansa.it

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/22/visualizza_new.html_1735759432.html

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Troppi costretti a far la coda per l’acqua. E siamo nel 2010

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di Rachele Gonnelli

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In Nigeria migliaia di persone si sono messe in fila al Wuse Market di Abuja, il bazar cittadino, per partecipare alla «Più grande coda del mondo per la toilette». Lo stesso faranno altri oggi a Port Harcourt, sempre in Nigeria. Si tratta di manifestazioni silenziose, con la gente in colonna per uno. Ce ne saranno centinaia del genere, collegate tramite un sito web sponsorizzato dall’Unicef, in 55 Paesi, ovunque sono sorti gruppi che intendono segnalare così che l’acqua non è solo quella che si beve, ha a che fare con la dignità delle persone, con l’igiene, la diffusione delle malattie, l’inquinamento. E alla fine con la morte di 4 mila bambini ogni anno, per dissenteria, sete o comunque per non aver avuto sufficiente acqua di buona qualità e cibo. Perché anche per produrre zucchine e manioca serve acqua.

Tutto ciò che si trasforma e si deve diluire ne ha bisogno. E quindi si può convertire in acqua: un chilo di riso vale 4.500 litri di pioggia o irrigazione, una pentola di alluminio almeno 100 mila litri, lavare i piatti a mano in una casa occidentale: 20 litri, in lavapiatti il doppio, tirare lo sciacquone: 10 litri. Nel frattempo ogni 17 secondi nel mondo degli assetati un bambino muore. Ci sono ancora 884 milioni di abitanti del Pianeta senza accesso all’acqua potabile. Di più. Il 39 percento dell’umanità non ha a disposizione un servizio fognario adeguato (2,7 miliardi di esseri umani). Senza igiene muoiono 5 milioni di persone ogni anno, di cui 1 milione e 800 mila bambini, 4.900 al giorno. In otto mesi quanto tutti i bambini d’Italia, ha calcolato il Cipsi, consorzio di ong e associazioni che aderisce al Forum sull’acqua pubblica e proprio oggi avvia una raccolta di fondi via Sms per progetti in 15 Paesi di 3 continenti. Non avere fognature e bagni significa anche che nei paesi in via di sviluppo il 90 percento delle acque di scarico sono riversate direttamente nei fiumi e quindi, oltre ad ammalare le popolazioni che attingono a valle, si inquinano bacini e falde acquifere, mari costieri, laghi.

Dare uno sbocco pulito alla fila per il bagno del mondo è davvero impellente. Anche perchè dopo anni di miglioramenti – si legge nel rapporto 2010 dell’Organizzazione mondiale della sanità – si sta assistendo ad un peggioramento della situazione nelle aree urbane dei Paesi poveri. Il fenomeno che per imbarazzo chiameremo in inglese «open defecation», cioè arrangiarsi all’aperto, è diminuito dal 25 al 17 percento tra il 1990 e il 2008 e ormai si concentra nell’Asia meridionale e l’Africa Sub Sahariana. L’84 percento di chi lo fa – in tutto oltre un miliardo di individui – vive in aree rurali. Recentemente però l’Oms registra un incremento del 4 percento nelle città, a causa dell’assembramento caotico frutto dell’urbanizzazione di massa. Le persone fuggono dalla povertà e dall’assenza di servizi delle campagne e si riversano negli slum o baraccopoli, dove trovano ancora meno fognature e condotte idriche.

Ill sottotitolo della Giornata mondiale dell’acqua di oggi mette l’accento sulla sua qualità. Preoccupa che l’anno 2009 abbia registrato un calo massiccio delle precipitazioni, allarmano le alluvioni e le piogge torrenziali di quest’anno. Ma a preoccupare ancora di più è la contaminazione delle riserve idriche di cui ancora disponiamo. Sia per effetto degli inquinamenti umani e industriali, sia per colpa degli sprechi. Le acque sotterranee, di qualità più alta, dovrebbero essere usate solo per usi alimentari. Poi ci sono le acque dolci di superficie, laghi e fiumi, che depurate sono potabili, e così via verso quelle grige e nere. Come dice il poeta e filosofo della scienza Gaston Bachelard <CF161>L’eau coule toujours, l’eau tombe toujours, elle finit toujours en sa mort horizontale. </CF>La morte dell’acqua è infinita. Ma la risorsa, abbiamo scoperto, non lo è. Tra un mese esatto Unicef e Oms faranno il punto della situazione.

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22 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96492

Acque minerali, è Far West: Tutte le cifre del “business dell’oro blu in bottiglia” nel rapporto di Legambiente e Altreconomia

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Comunicato Stampa 22/03/2010 10:10

Acque minerali, è far west per i canoni di concessione regionale

Tutte le cifre del “business dell’oro blu in bottiglia” nel rapporto di Legambiente e Altreconomia

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In Italia nel 2008 sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri. Acqua di sorgente prelevata da 189 fonti da cui attingono 321 aziende imbottigliatrici che pagano spesso cifre irrisorie per realizzare poi enormi profitti, come dimostra il giro di affari di 2,3 miliardi di euro raggiunto nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, con il dossier Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a denunciare l’imbarazzante quadro nazionale sulle tariffe pagate alle Regioni italiane dalle società imbottigliatrici.

In assenza di una legge nazionale che definisca gli importi dei canoni di concessione per l’imbottigliamento delle acque minerali, infatti, ciascuna Regione decide in autonomia. È ancora un obiettivo lontano l’adeguamento delle leggi regionali sui canoni di concessione alle linee guida nazionali approvate nel 2006 e che prevedono tre tariffe: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.

Dal 2006 ad oggi 11 Regioni hanno rivisto la normativa, ma solo 5 lo hanno fatto adeguando i canoni alle linee guida nazionali. Alcune regolano ancora i canoni di concessione con leggi del secolo scorso: è il caso del Molise e della Sardegna dove vige il Regio Decreto del 1927, mentre in Liguria è vigente la legge regionale del 1977 e in Emilia Romagna quella del 1988.

Promosse a pieni voti nell’esame di Legambiente e Altreconomia solo il Veneto e il Lazio che hanno previsto i canoni più alti: 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro nella prima e 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro nella seconda.

Promosse con riserva per aver previsto il doppio canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, superiore o uguale a 1 euro a metro cubo: Valle d’Aosta, Marche, Provincia autonoma di Trento, Sicilia (anche se fa pagare solo 11 euro per ettaro), Umbria, Friuli Venezia Giulia. In questa categoria anche le due Regioni che fanno pagare le aziende solo per i metri cubi emunti con canoni in linea con le indicazioni nazionali, e cioè Toscana e Abruzzo.

Rimandate, perché prevedono canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato, Piemonte, Lombardia, Basilicata e Campania.

Bocciate, invece, perché fanno pagare solo in base alla superficie della concessione e non sui metri cubi, Liguria (5 euro per ettaro, è il canone più basso d’Italia), Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna e Puglia (50 euro per ettaro). In questa categoria rientra anche la provincia autonoma di Bolzano che fa pagare un canone davvero discutibile fondato sulle portate medie annue in concessione.

Il ‘business dell’oro blu in bottiglia’ continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale. Le Regioni incassano dalle aziende cifre irrisorie e insufficienti a ricoprire anche solo le spese sostenute per la gestione amministrativa delle concessioni o per i controlli, senza considerare quanto viene speso dagli enti locali per smaltire in discarica o in un inceneritore il 65% delle bottiglie in plastica che sfuggono al riciclaggio.

L’impatto ambientale delle acque in bottiglia non si limita solo a questo aspetto. L’imbottigliamento di 12,5 miliardi di litri comporta l’uso di 365mila tonnellate di PET, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per la fase di trasporto poi solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro, mentre il resto è affidato ai grandi TIR che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d’Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10).

Secondo Legambiente e Altreconomia, un processo di revisione e innalzamento dei canoni non solo consentirebbe di “ripagare” il territorio dell’impatto di queste attività, ma anche di recuperare fondi, in un periodo in cui è sempre più difficile reperirli, da destinare a finalità ambientali.

“Anche aumentando a 2,5 euro il canone per metro cubo di acqua – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – le aziende imbottigliatrici non subirebbero nessun salasso, considerando che la spesa totale annua ammonterebbe a circa 31 milioni di euro a fronte di un giro di affari di 2,3 miliardi di euro, mentre le casse regionali ne trarrebbero sicuramente giovamento”.

Tanto per fare un esempio la Campania, che oggi prevede uno dei canoni più bassi vigenti per metro cubo imbottigliato (0,3 euro per metro cubo), nonostante sia tra le regioni dove si imbottigliano le maggiori quantità di acqua minerale (1 miliardo di litri all’anno), se adeguasse il canone alla cifra di 2,5 euro, potrebbe incassare 2,5 milioni di euro, rispetto ai 300mila attuali.

Lo stesso si potrebbe dire per il Piemonte (tra le Regioni in cui vengono imbottigliati più litri di acqua in Italia, pari a 1,7 miliardi di litri all’anno, pur pagando un canone per metro cubo imbottigliato di soli 0,70 euro), dove con un adeguamento del canone alla cifra di 2,5 euro per metro cubo imbottigliato, si passerebbe dagli attuali 1,2 a 4,2 milioni di euro.

Per non parlare di realtà come la Puglia che oggi non chiede nessun corrispettivo per l’imbottigliamento dei circa 92 milioni di litri d’acqua che viene effettuato sul suo territorio e che potrebbe invece far incassare annualmente 230mila euro in più.

“Il regime concessorio per le minerali è ancora ben lontano dall’essere equo”, ha dichiarato Pietro Raitano, direttore di Altreconomia. “Per questo motivo invitiamo tutte le istituzioni a fare finalmente la loro parte e sanare una situazione non più sostenibile. Noi facciamo la nostra: informare i cittadini e tenere alta l’attenzione”.

Per Legambiente e Altreconomia tutte le Regioni italiane inadempienti devono procedere all’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dalle linee guida nazionali, replicando le esperienze praticate con successo dalle Regioni Veneto e Lazio. La Conferenza delle Regioni, da parte sua, deve recuperare il ritardo nella revisione dei criteri sui canoni definiti nel 2006 – è previsto che lo faccia almeno ogni due anni -, stabilendo (come già fatto per la superficie concessa) non un intervallo ma una cifra di almeno 2,5 € per il metro cubo imbottigliato o emunto e definendo anche un criterio di penalità per chi utilizza le bottiglie di plastica e di premialità per chi attua il vuoto a rendere del vetro.

“Solo così – concludono Legambiente e Altreconomia – potremo lasciarci alle spalle una pagina davvero imbarazzante per il Paese, quella della ‘lotteria dei canoni di concessione per le acque minerali’, e portare risorse aggiuntive agli enti locali sempre più in difficoltà economica, gravando davvero poco sulle casse delle società che imbottigliano questa preziosa risorsa”.

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Per maggiori approfondimenti è stato pubblicato il libro “Imbrocchiamola” (Altreconomia edizioni 2010, 72 pagine, 3 euro)

Il dossier completo Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali è disponibile su http://www.legambiente.it/

L’ufficio stampa Legambiente (06.86268376-53-99-60 e 347.4166793)

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fonte: http://www.legambiente.eu/archivi.php?idArchivio=2&id=5726

fonte immagine:  http://www.depurazioneacquanews.it/page/7/

Stezzano (Bergamo) – Cosparso di benzina, sale su una gru: Il gesto di un operaio senza stipendio / Arriva il saldo, protesta rientrata

Trattative in corso a Stezzano, Bergamo

Cosparso di benzina, sale su una gru
Il gesto di un operaio senza stipendio

Operaio di un’azienda edile si è bagnato con il liquido infiammabile con 2 colleghi. Poi da solo è salito sul mezzo

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MILANO – Tensione e trattative ancora in corso a Stezzano, in provincia di Bergamo, dove tre dipendenti di un’azienda che non paga loro gli stipendi si sono cosparsi di benzina. Uno dei lavoratori è anche salito su una gru e minaccia di buttarsi. I tre sono dipendenti di un’azienda edile al lavoro in un cantiere di via Santuario. Secondo le prime notizie i lavoratori sono da tempo senza stipendio e lunedì mattina hanno deciso la clamorosa protesta: tre di loro si sono cosparsi di benzina, e uno si è arrampicato su una gru. Sul posto 118 e carabinieri, che stanno “trattando” con i dimostranti. (Fonte Agi)

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22 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_22/bergamo-senza%20stipendio-protesta-su-gru_5d19931e-35a3-11df-bb49-00144f02aabe.shtml

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Stezzano, arriva il saldo: rientra la protesta degli operai

Uno dei tre fratelli in cima alla gru

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Lasciati senza stipendio dall’azienda che li aveva assunti per un lavoro eseguito mesi fa, tre operai hanno scelto la strada della protesta plateale per richiamare l’attenzione sul loro problema. Intorno alle 8 di lunedì, a Stezzano, due di loro – si tratta di fratelli di origine egiziana –  si sono cosparsi di benzina, mentre un terzo fratello si è arrampicato in cima a una gru.

Da qui avrebbe ha minacciato di buttarsi se non fosse arrivato l’atteso pagamento: i soldi sono stati consegnati, in contanti, intorno a mezzogiorno di oggi, e poco dopo anche l’operaio sulla gru è sceso a terra.

Teatro della protesta un cantiere edile di via Santuario, che si trova non lontano dall’albergo Art & Hotel. Sul posto sono subito accorsi i carabinieri di Stezzano e la polizia locale del paese: i lavoratori che hanno inscenato la protesta, secondo le informazioni raccolte dai militari, erano stati incaricati da un’azienda di Sirmione di eseguire lavori di intonacatura in un altro cantiere.

Il cantiere sotto accusa infatti non era quello in cui è stata inscenata la protesta di oggi: i lavori erano stati eseguiti per la ditta di Sirmione, che era stata a sua volta incaricata da un’azienda di Brescia, alla quale i lavori erano stati affidati in subappalto da un’impresa edile di Dalmine.

Per quel lavoro – hanno spiegato ai carabinieri i due fratelli rimasti a terra, che sono stati subito fatti cambiare d’abito per eliminare ogni traccia di benzina – erano stati pagati 5 mila euro, ma ne mancano all’appello altri 5 mila. Un pagamento atteso, secondo i fratelli, di almeno tre mesi.

I negoziati si sono dunque conclusi per il meglio grazie alla consegna di quanto i tre fratelli reclamavano: l’operaio dalla cima della gru è sceso praticamente subito. Poi gli egiziani sono stati accompagnati alla caserma dei carabinieri di Stezzano per gli accertamenti e i necessari verbali.

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22 marzo 2010

fonte:  http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/123801_stezzano_tre_senza_stipendio_si_cospargono_di_benzina/

All’Asinara, l’Isola dei cassintegrati: mogli e figli per una domenica insieme

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All’Asinara, l’Isola dei cassintegrati: mogli e figli per una domenica insieme

Operai e familiari indossano magliette bianche con scritto: «Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso».

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CAGLIARI (22 marzo) – Loro resistono, ormai da 25 giorni sull’isola dell’Asinara: sono i cassintegrati dell’industria chimica Vinyls di Porto Torres: ieri per loro è arrivato l’abbraccio di mogli e figli che hanno approfittato della domenica per una visita.

Gli operai ma anche i loro familiari – ricorda il diario della Nuova Sardegna – indossano la maglia bianca dell’Isola dei Cassintegrati con il logo «la Nostra Isola» e la scritta «Chi lotta può perdere ma chi non lotta ha già perso».

Sull’isola anche le giornaliste di La7
per un nuovo servizio su Tetris previsto per mercoledì prossimo. Un pensiero va anche agli altri loro colleghi della Vinyls che proseguono l’occupazione dal 7 gennaio scorso della Torre aragonese a Porto Torres. La giornata si conclude con la partenza dei propri cari e le mani alzate per salutarli mentre la piccola imbarcazione si allontana. Inizia a piovere e già si pensa alla nuova settimana in attesa di notizie concrete per la soluzione della vertenza.

I cassintegrati hanno deciso di affidare la protesta a un gruppo su Facebook.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95521&sez=HOME_INITALIA

Licata, irruzione in Comune: indigenti buttano mobili giù dalle finestre

Licata, irruzione in Comune:
indigenti buttano mobili giù dalle finestre

Chiedono aiuti economici per mantenere le famiglie

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Licata, gli indigenti invadono il Comune occupati gli uffici,  mobili giù dai balconi Le sedie del Comune lanciate in strada (foto LicataNuovaTv)

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LICATA (22 marzo) – Un gruppo di indigenti, una ventina di persone circa, stamattina, al momento della riapertura degli uffici comunali di piazza Progresso a Licata, ha fatto irruzione nelle stanze di sindaco e assessori, distruggendo mobili e suppellettili, gettandoli anche dalla finestra.

Nel municipio sono accorsi i carabinieri, la polizia ed i vigili urbani che hanno riportato la calma. Due licatesi sono stati bloccati e portati in caserma per essere interrogati. Gli indigenti da tempo chiedono contributi economici per mantenere le proprie famiglie. Il sindaco di Licata, Angelo Graci, dal novembre scorso, non può recarsi al Comune, perchè raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora dopo che è rimasto coinvolto in un’inchiesta di corruzione. Graci vive e lavora dalla sua casa al mare di San Leone, ad Agrigento. Ogni giorno, dal Comune di Licata fino a San Leone fanno la spola i messi e gli impiegati comunali che gli portano gli atti da firmare e gli sottopongono i vari problemi ed emergenze della città.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95524&sez=HOME_INITALIA

Architetto e insospettabile: Preso il capomafia palermitano

Arrestato dalla Gdf, Giuseppe Liga. Da anni gestiva il tesoro dei Lo Piccolo

Era anche reggente regionale del Movimento cristiano dei lavoratori

Architetto e insospettabile
Preso il capomafia palermitano

In manette anche un cognato di Salvatore Inzerillo e due imprenditori

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di SALVO PALAZZOLO

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Architetto e insospettabile Preso il capomafia palermitano Giuseppe Liga ripreso mentre entra in Regione

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PALERMO – Un insospettabile architetto è stato arrestato a Palermo con l’accusa di essere l’erede dell’ultimo grande padrino latitante finito in manette, Salvatore Lo Piccolo. Giuseppe Liga, 59 anni, reggente regionale del Movimento cristiano lavoratori, è stato fermato all’alba dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria del capoluogo siciliano su ordine della Procura e del gip Silvana Saguto. Gli vengono contestate le accuse di associazione mafiosa ed estorsione: Liga avrebbe continuato a gestire il tesoro di Lo Piccolo, il boss di Tommaso Natale che fra il 2006 e il 2007 aveva esteso il suo potere su tutta la città stringendo i commercianti e gli imprenditori nella morsa del racket. Il 5 novembre 2007 Lo Piccolo finì in manette, ma c’era già un suo fidato emissario ad occuparsi della riorganizzazione del clan.
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Assieme all’architetto i finanzieri hanno arrestato anche Giovanni Angelo Mannino, 57 anni, il cognato di Salvatore Inzerillo, uno dei padrini della vecchia guardia che fu ucciso nel 1981, all’inizio della guerra di mafia. L’arresto di Mannino conferma quanto ormai da mesi sta drammaticamente emergendo dalle indagini: dopo gli arresti e i processi che sembrano aver fiaccato i corleonesi di Riina e Provenzano, ai vertici di Cosa nostra sono tornati i “palermitani”, i mafiosi della vecchia guardia che negli ultimi vent’anni sono apparentemente rimasti ai margini dell’organizzazione, ma in realtà hanno curato lucrosi affari con gli Stati Uniti. Anche Mannino era comunque, a modo suo, un insospettabile: dopo l’assoluzione nel processo “Iron Tower” dall’accusa di traffico internazionale di droga (nel 1992), era diventato lo stimato gestore del ristorante “Lo Sparviero” di via Sperlinga. Gli ultimi pentiti lo definiscono adesso “uomo d’onore della famiglia di Torretta”.

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Nel blitz di questa notte sono finite in manette altre due persone: Agostino Carollo, 45 anni, e Amedeo Sorvillo, 57, due imprenditori palermitani che avrebbero fatto da prestanome a Liga nella società “Eu. te. co”, Euro tecnica delle costruzioni.
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Le indagini, condotte dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dall’aggiunto Antonio Ingroia, erano partite dopo alcune intercettazioni. Le voci che arrivavano dai segreti di Cosa nostra citavano un misterioso “architetto”. Poi, altri spunti sono arrivati dai pizzini ritrovati al momento dell’arresto di Lo Piccolo: si faceva ancora riferimento all’architetto e ad alcuni passaggi di denaro con i vertici della cosca di Tommaso Natale. Il mistero dell’architetto l’hanno svelato quattro pentiti: Isidoro Cracolici, Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi e Marcello Trapani. I primi tre, uomini della cosca Lo Piccolo. L’ultimo, è il suo ex avvocato, che da mesi sta collaborando con la giustizia dopo essere finito in manette.
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Giuseppe Liga è stato pedinato a lungo, i suoi incontri riservati con i fedelissimi di Lo Piccolo sono stati anche intercettati. Intanto, l’architetto proseguiva la sua vita da insospettabile professionista e soprattutto da cattolico impegnato. Il 2 giugno 2009, durante la campagna elettorale per le Europee, al suo telefono arrivò una telefonata dalla segreteria del presidente della Regione Raffaele Lombardo.  Erano le 11,25. Alle 14,50, l’architetto fu fotografato dai finanzieri mentre entrava a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione, in piazza Indipendenza. Si trattenne fino alle 15,25.
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Scrivono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia: “Le indagini hanno accertato che nel periodo in cui l’indagato aveva acquisito il ruolo di reggente del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo, Liga non ha trascurato il suo impegno politico pubblico con il Movimento cristiano dei lavoratori, dimostrando così la capacità di infiltrazione dell’organizzazione mafiosa nelle istituzioni”.
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Il 3 giugno, Liga fu intercettato mentre parlava dell’incontro col presidente della Regione a Marco Belluardo, assessore comunale di Catania e consigliere nazionale dell’Mcl: “Si, i fac-simili li avevo e… lui mi ha dato il resto….”, così diceva. Il 19 giugno, Liga fu intercettato al telefono mentre parlava con Carlo Costalli, rappresentante legale dell’Mcl. Disse: “Anche perché io ho avuto dei contatto con Raffaele… durante la campagna elettorale… ci sono alcune cose in movimento… vorrei parlartene riservatamente… “.
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I misteri dell’architetto sono ancora tanti. Questa notte i finanzieri hanno perquisito anche la sede del Movimento cristiano lavoratori, in via Cerda, a Palermo. Numerosi documenti e alcuni computer dell’architetto Liga sono stati sequestrati.
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22 marzo 2010
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Scoperta nuova galassia: ogni anno produce 250 stelle grandi come il sole

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Scoperta nuova galassia: ogni anno produce 250 stelle grandi come il sole

La galassia – battezzata SMM J2135-0102 – è così distante e la sua luce ha impiegato così tanto tempo a raggiungerci che noi la vediamo così com’era 10 miliardi di anni fa

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Roma, 21 marzo 2010 – Una nuova galassia è stata scoperta dagli astronomi e battezzata con il nome di SMM J2135-0102. La straordinaria scoperta è stata effettuata ottenendo per la prima volta misurazioni dirette delle dimensioni e della luminosità di regioni di formazione stellare in una galassia molto distante, grazie ad una casuale scoperta fatta con il telescopio Apex.

La galassia è così distante e la sua luce ha impiegato così tanto tempo a raggiungerci che noi la vediamo così com’era 10 miliardi di anni fa. Una ‘lente gravitazionale’ cosmica ingrandisce la galassia, fornendo un immagine così ravvicinata che sarebbe altrimenti impossibile da ottenere: un colpo di fortuna che ha rivelato una frenetica e vigorosa formazione stellare nelle galassie dell’Universo primordiale, con vivai di stelle che si formano 100 volte più velocemente che nelle galassie più vicine.

La ricerca viene pubblicata oggi online nel giornale Nature nell’articolo ‘Intense star formation within resolved compact regions in a galaxy at z=2.3’
Gli astronomi stavano osservando un massiccio ammasso di galassie con il telescopio Atacama Pathfinder Experiment (Apex), a lunghezze d’onda submillimetriche, quando hanno trovato una galassia nuova e brillante come non mai, più distante da noi dell’ammasso stellare e delle più brillanti galassie finora mai osservate alle stesse lunghezze d’onda submillimetriche.E’ così brillante perché i grani di polvere nella galassia brillano dopo essere stati scaldati dalla luce stellare. La nuova galassia è stata battezzata con il nome di SMM J2135-0102. “Stimiamo che SMM J2135-0102 stia producendo stelle ad un ritmo equivalente a circa 250 soli all’anno – dice Carlos De Breuck dell’Eso, un membro del gruppo – La formazione stellare nella sua nube più grande è differente da quella nell’ Universo locale, ma le nostre osservazioni suggeriscono anche che dovremmo essere in grado di usare una fisica di base simile a quella delle più dense regioni di formazione stellare nella galassie vicine per capire come nascono le stelle in queste galassie più distanti.’

“Siamo rimasti sbalorditi quando abbiamo trovato un oggetto sorprendentemente brillante che non si trovava nella posizione prevista. Ci siamo subito resi conto che era una galassia sconosciuta e più distante, ingrandita dell’ammasso di galassie che si trova più vicino a noi”, spiega De Breuck che stava osservando al telescopio Apex situato sull’altipiano di Chajnantor nelle Ande Cilene ad una altitudine di 5000 metri. La nuova galassia SMM J2135-0102 è così brillante proprio grazie al massiccio ammasso di galassie che si trova in primo piano. La sua enorme massa curva la luce della galassia più distante, funzionando come una lente gravitazionale. Così come fa un telescopio, ingrandisce e rende più brillante la galassia distante e grazie al fortuito allineamento fra l’ammasso e la galassia distante, quest’ultima viene ingrandita di 32 volte.
“L’ingrandimento ci mostra la galassia con un dettaglio senza precedenti, anche se è così distante che la sua luce ha impiegato circa 10 miliardi di anni a raggiungerci”, spiega Mark Swinbank della Università di Durham, primo autore dell’articolo che riporta la scoperta. L’ingrandimento ha fatto capire che le nubi di formazione stellare possono essere individuate all’interno della galassia, fino ad una scala minima di alcune centinaia di anni luce, quasi le stesse dimensioni delle nubi giganti nella nostra Via Lattea. Queste ‘fabbriche di stelle’ sono simili per dimensioni a quelle della Via Lattea, ma cento volte più luminose, il che suggerisce che la formazione stellare nelle prime fasi di vita di queste galassie sia un processo molto più vigoroso di quello tipicamente visto nelle galassie più vicine a noi sia nello spazio che nel tempo. Per molti aspetti le nubi sembrano essere più simili ai nuclei più densi delle nubi di formazione stellare nell’Universo locale.

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2010/03/21/307880-scoperta_nuova_galassia_ogni_anno_produce_stelle_grandi_come_sole.shtml