Archivio | marzo 24, 2010

L’Antitrust multa Butangas e Liquigas: “Cartello segreto a danno dei consumatori”

L’intesa restrittiva della concorrenza includeva anche l’Eni, che però ha collaborato con il Garante

Pertanto sono state state inflitte sanzioni solo alle altre due società, per 22 milioni di euro in totale

L’Antitrust multa Butangas e Liquigas
“Cartello segreto a danno dei consumatori”

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 L'Antitrust multa Butangas e Liquigas "Cartello segreto a  danno dei consumatori"
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ROMA – Multa da 22 milioni per le società Butangas e Liquigas, che, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dal 1995 al 2005 hanno posto in essere insieme all’Eni un’intesa restrittiva della concorrenza determinando congiuntamente le variazioni dei listini dei prezzi al pubblico del Gpl in bombole e in piccoli serbatoi su tutto il territorio nazionale, con effetti negativi sui consumatori finali.
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All’Eni, che ha denunciato il cartello segreto il 31 ottobre del 2008, l’Autorità non ha applicato sanzioni: la legge prevede che un trattamento favorevole per chi collabora con l’Antitrust fornendo prove ed elementi delle intese. Butangas e Liquigas sono state invece sanzionate, alla luce della gravità e della durata dell’intesa, con multe pari rispettivamente a 4.888.121 euro e 17.142.188 euro.
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Inizialmente l’Antitrust aveva avviato un’istruttoria per verificare l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza in Sardegna. L’esistenza di tale intesa, su base regionale, è stata poi smentita; l’Autorità è infatti arrivata alla conclusione che il livello elevato dei prezzi registrato in Sardegna per le bombole di Gpl rappresenta la manifestazione locale degli effetti del cartello nazionale tra le società Butangas, Eni e Liquigas.
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Secondo la testimonianza dell’Eni, l’intesa realizzata con Liquigas e Butangas prevedeva incontri a livello di vertice (amministratore delegato o responsabile del settore GPL) finalizzati “alla variazione contestuale e parallela dei prezzi di listino”.  L’istruttoria condotta dall’Antitrust ha consentito di confermare che gli amministratori delle tre società si incontravano in maniera regolare e ricorrente ricostruendo un insieme di occasioni di contatto tra gli amministratori delegati ed evidenziando quelle avvenute in un arco temporale  utile alla definizione concertata dei listini.


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L’analisi delle variazioni di prezzo applicate dalle tre società ha inoltre confermato l’esistenza del cartello: ognuna delle tre società modificava i listini nella stessa misura e con un’analoga tempistica, applicando la medesima variazione per tutte le voci del listino (relative a ripartizioni territoriali e tipologie di prodotto) e questo sia per il listino del canale bombole che per quello del canale piccoli serbatoi. Ciò ha consentito a Butangas, Eni e Liquigas di allineare i listini modificandoli in maniera indipendente dalle variazioni del costo della materia prima. L’esistenza e le caratteristiche del parallelismo dei listini dimostrano che l’intesa ha avuto piena attuazione, afferma l’Antitrust, e ha consentito il mantenimento – attraverso l’effetto che ha esercitato sui prezzi effettivamente praticati ai clienti finali – delle quote di mercato dei partecipanti.
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24 marzo 2010
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AMBIENTE – Adriatico, allarme trivelle petrolio e scarti pericolosi

LA DENUNCIA

Adriatico, allarme trivelle petrolio e scarti pericolosi

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Il governo Berlusconi ha autorizzato 16 attività di ricerca in mare. In realtà l'”oro nero” del basso Adriatico è di cattiva qualità. Ma l’estrazione necessita di materiali che mettono gravemente a rischio la salute e l’ambiente

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di ANTONIO CIANCIULLO

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TURISMO o petrolio? Sulle coste adriatiche si leva, con una certa frequenza, la protesta contro le pale eoliche, parte importante del progetto di fuoriuscita dall’era del carbonio: sono accusate di difendere il clima ma di ledere il paesaggio. Pochi, però, sembrano considerare le trivelle petrolifere un oggetto antiestetico. Fa eccezione un breve studio condotto da due parlamentari del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che non solo riassume i numeri di una vicenda poco nota ma fornisce un quadro che va oltre l’aspetto paesaggistico mostrando il costo in termini economici, ambientali e industriali di una scelta che sembra mirare a trasformare lo scenario dell’Adriatico in quello del Mare del Nord.
L’ultimo atto di questa vicenda è giudiziario: il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale sui lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, assieme ai Comuni di Fasano e di Ostuni, aveva presentato ricorso contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente. Per il ministero dell’Ambiente i lavori per l’estrazione di idrocarburi ordinati dalla società britannica Northern Petroleum non creavano problemi. Il Tar è stato di avviso contrario.

E’ solo un caso tra tanti. Il governo Berlusconi, che ha a lungo osteggiato l’affondo europeo per arrivare a una più forte politica di difesa della stabilità climatica, ha autorizzato 16 attività di ricerca di petrolio in mare. Nel frattempo 10 procedure di VIA (la valutazione d’impatto ambientale) e 3 verifiche di “assoggettabilità a VIA” sono in corso. A far la parte del leone – nota lo studio – sono le aziende petrolifere straniere: Norther Petroleum, Petroceltic e Puma Petroleum. Queste società sono attive soprattutto in Adriatico ma anche in Sardegna, al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall’isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa. Sempre in Sardegna la Saras ha un permesso di prospezione nel golfo di Oristano e nelle acque a sud dell’isola.

Ma vale la pena bucherellare in questo modo i fondali marini spargendo impianti di estrazione un po’ ovunque? In realtà il petrolio del basso Adriatico è di cattiva qualità: è bituminoso, ha un alto grado di idrocarburi pesanti, è ricco di zolfo. Ma di alto impatto ambientale. “Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato, dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi”, si legge nello studio. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm: ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia.

Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all’inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l’apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi.”

A completare il quadro del’impatto ambientale ci sono i “fluidi e fanghi perforanti” usati per portare in superficie i detriti. Sono fanghi tossici e difficili da smaltire: contengono tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si accumulano nel corpo del pesce che mangiamo.

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24 marzo 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2010/03/24/news/trivelle_adriatico-2873016/?rss

La favola del dottor Nanza: così si vince la paura dell’ospedale

La favola del dottor Nanza
così si vince la paura dell’ospedale

Grazie alla cooperativa “le Mani parlanti” e al progetto Giocamico, i piccoli pazienti sopportano operazioni ed esami. In alcuni casi le tecniche utilizzate sono così efficaci da evitare il ricorso all’anestesia. E’ successo, negli ultimi 3 anni, a 752 piccoli (su 1448) sottoposti a risonanza magnetica senza essere sedati

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di STEFANIA PARMEGGIANI

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La favola del dottor Nanza così si vince la paura dell'ospedale

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L’astronave è un po’ vecchiotta e arrugginita. Che nessuno si stupisca per il rumore da ferro vecchio che fa quando scalda i suoi reattori. Può trasportare i viaggiatori in un mondo lontano, simile al fondo del mare e abitato da strane creature. L’esperienza è tale da meritare una foto. Che sarà nitida e chiara, perfettamente a fuoco. Il viaggiatore deve restare immobile come ordina il dottor Nanza, la mente del grande viaggio, impassibile dietro il suo quadro di comando, nervi tesi per scattare i clic migliori. L’avventura è cominciata tre anni fa all’Ospedale Maggiore di Parma e ha imbarcato 752 bambini che, grazie all’aiuto di psicologi e volontari, hanno eseguito uno degli esami diagnostici più paurosi  –  la risonanza magnetica  –  senza essere sedati. Statistiche alla mano, il 50% dei piccoli pazienti è riuscito ad evitare l’anestesia totale. Il dato è di quelli che fa scuola e così l’esperienza parmigiana, al centro di un convegno sull’imaging in neuropediatria, è stata già replicata in altre strutture ospedaliere italiane tra cui il San Raffaele di Milano.

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FOTO Il viaggio dei piccoli pazienti

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Sabato, nella sala congressi del Maggiore, prenderanno la parola i medici dell’Azienda ospedaliera-universitaria e dell’Usl, gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli educatori della cooperativa “le Mani parlanti”, che da tredici anni frequentano le corsie con il progetto Giocamico. Il loro scopo non è curare, ma aiutare i bambini a ridurre “lo stress da ospedale”, a controllare il dolore durante i prelievi più complessi, l’ansia per gli interventi chirurgici o per gli esami diagnostici. “Utilizziamo  –  spiega il presidente della cooperativa Corrado Vecchi  –  tecniche ludiche, espressive e relazionali. Ci sono sette psicologi ed educatori che distraggono i bambini in attesa di interventi chirurgici o esami invasivi. E ci sono i volontari, circa 200, che sette giorni a settimana, sia di mattina che di pomeriggio, frequentano tutti i reparti in cui ci sono pazienti in età pediatrica. Giocano con loro per sfumare la distanza con la quotidianità di fuori”.

Il dottor Nanza, l’ultima delle creature, iniziò a viaggiare dopo il 2007, quando entrò in funzione la risonanza magnetica con l’Ambient Experience, un progetto di Philips per personalizzare il macchinario con luci diffuse, suoni e figure rasserenanti. Anche la sala d’attesa, grazie a Disney Italia, fu pitturata di nuovo: immagini dei cartoon alle pareti, tappeti colorati e giochi. Da allora in questo ambiente, decisamente più a misura di bambino, psicologi ed educatori ambientano la storia di un viaggio con una strana astronave. I bambini ingannano l’attesa simulando l’avventura: aprono una scatola, ascoltano il nastro registrato con i rumori della vecchia astronave, indossano il casco, entrano in una tenda che somiglia alla risonanza magnetica e si allenano a sopportare l’esame vero e proprio, che potranno fare senza perdere il contatto con i genitori: sono presenti in sala e accarezzando i piedini dei loro figli li aiutano a stare tranquilli.

Dopo che il dottor Nanza ha scattato le sue “foto”, i bambini vengono premiati con un diploma di coraggio che certifica il superamento di questa “prova”. E il dottor Nanza sorride: si allunga l’elenco dei bambini a cui con la sua magica astronave ha evitato l’anestesia.

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24 marzo 2010

fonte:  http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/03/24/news/la_favola_del_dottor_nanza_cos_si_vince_la_paura_dell_ospedale-2875259/?rss

Nerone-Calderoli e il falò delle vanità: incendia le leggi per autocelebrarsi

In un cortile della caserma dei pompieri il ministro della Semplificazione brucia le 375mila norme cancellate dalla sua riforma

Calderoli e il falò delle vanità
incendia le leggi per autocelebrarsi

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di FILIPPO CECCARELLI

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Calderoli e il falò delle vanità incendia le leggi per  autocelebrarsi Roberto Calderoli con Silvio Berlusconi

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Nel pomeriggio di lunedì scorso dal ministero della Semplificazione normativa è giunto un comunicato in cui, come se fosse un’iniziativa abbastanza normale, si annunciava che alle 11 di oggi, nel cortile della caserma dei Vigili del fuoco delle Capannelle, il ministro Calderoli avrebbe “letteralmente e simbolicamente” bruciato un faldone.
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È un faldone costituito dalle norme fatte decadere dai suoi meritori interventi legislativi. L’accumulo di carte non più in vigore è in effetti tale da aver dato vita a un muro di scatoloni lungo 16 metri, alto due e largo uno: “Per poter accedere all’interno della Caserma dei Vigili del fuoco – continuava la nota ufficiale – e assistere al “falò delle leggi inutili” sarà necessario accreditarsi all’ufficio stampa del ministero” eccetera. Con il capo fasciato di alloro, il ministro Nerone Calderoli accompagnerà il rogo al suono della sua cetra intonando un’ode autocelebrativa.
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E attenzione: quest’ultima della cetra e dell’ode è finta. Ma tutto il resto, che potrà sembrare curioso, anzi bizzarro e perfino minaccioso nella sua scoperta intonazione arcaica (la carta si ricicla, non si brucia), è drammaticamente vero. Così com’è vero che prima di mettere mano al lanciafiamme il ministro si è riservato lo sfizio supplementare e rinforzatissimo di abbattere a picconate il muro delle 375 mila norme non più in vigore. E fin qui, come si dice, la cronaca – per quanto onirica e stralunata possa sembrare.
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Però a questo punto occorre aggiungere che il picconamento istituzionale reca il senso di un obbligato risarcimento o di una capricciosa rivalsa in quanto lo spettacolo demolitorio sarebbe dovuto andare in scena, sia pure senza incendio, venerdì scorso nel cortile di Palazzo Chigi, dopo il Consiglio dei ministri che aveva approvato il terzo ddl “ammazza-leggi”. O almeno: così era stato trionfalmente annunciato e già degli alacri inservienti avevano preso ad ammucchiare cataste sotto i portici del Maderno.

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Ma poi a qualcuno, magari molto in alto, l’installazione e l’abbattimento del muro erano parsi dal punto di vista comunicativo un po’ improvvisati, e strambi, e per diversi aspetti addirittura inquietanti; e in questi casi le scuse che si accampano riguardano sempre la sicurezza, che pure dovrebbe essere parola da usarsi con un certo riguardo, fatto sta che il gran circo della semplificazione è traslocato in luogo più consono e periferico. Qui d’altra parte, sotto l’accorta vigilanza dei pompieri, il ministro potrà liberamente giocare con il fuoco.
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Ora, la singolare vicenda può essere vista e interpretata sotto diversi aspetti, nemmeno inconciliabili fra loro. Uno riguarda senz’altro il personaggio di Calderoli, inesauribile delizia per la pop-politica: si va dall’allevamento domestico di fiere (lupi, orsi) alla proposta di spostare la capitale a Milano, dalla pena di morte al maiale-day, dall’idiosincrasia per i calzini (ottimo soggetto per Mattino 5) alla proposta di vendere il Colosseo, fino alla provvida tele-esibizione di maglietta anti-islamica, che come si ricorderà portò ai sanguinosi disordini di Bengasi.
Il secondo aspetto, già più malinconico, tocca i compiti istituzionali e la dignità stessa di corpi benemeriti dello Stato quali sono da sempre i Vigili del fuoco; oltre al costo, anche in termini di tempo ed energie, deliberato per spettacolini a base di fiamme e fumo allestiti in gloria di un ministro e di un provvedimento che dovrebbe rientrare nella routine governativa.
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Ma il terzo angolo visuale, toccando ferro sull’ipotesi che stamattina i pompieri non abbiano qualche cosa di più impegnativo a cui pensare, investe la potenza delle politiche allegoriche e spettacolari che non solo appaiono ormai chiaramente sfuggite di mano ai loro scatenatissimi artefici, ma che per estremo e crudele paradosso finiscono per annientare la pur meritoria opera di disboscamento e semplificazione che dovrebbero reclamizzare.
E siccome tutto torna nel mondo dei simboli, e specialmente le peggiori stranezze, come ciliegina sulla torta si fa qui presente che dieci anni orsono, ai tempi della marcia leghista su Roma, insieme con altri cuor contenti della Padania il futuro ministro e incendiario Calderoli fondò il “Nerone fans club” (con tutta probabilità senza sapere come sciaguratamente si concluse quella folle stagione imperiale).
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24 marzo 2010
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PEDOFILIA – Si dimette vescovo irlandese segretario di Paolo VI e Giovanni Paolo II / Piano d’azione governo tedesco. Nuove accuse per padre Hullermann

John Magee, 74 anni, fu al fianco anche di papa Luciani. Wojtyla lo nominò poi maestro delle cerimonie pontificie e in seguito gli affidò l’importante diocesi di Cloyne. Prima di lui aveva lasciato il vescovo di Limerick Donal Murray

Pedofilia, si dimette vescovo irlandese
segretario di Paolo VI e Giovanni Paolo II

Dalla Germania nuove accuse per il prete che Ratzinger, da arcivescovo, aveva accettato di far curare a Monaco

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Pedofilia, si dimette vescovo irlandese segretario di Paolo VI e  Giovanni Paolo II Monsignor John Magee

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CITTA’ DEL VATICANO – Lo scandalo pedofilia continua a scuotere la Chiesa in nord Europa. Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cloyne in Irlanda presentate da monsignor John Magee, 74 anni, dal 1969 al 1987 potente ex segretario personale di tre Papi. Ne dà notizia la Sala Stampa della Santa Sede. Magee fu chiamato da Paolo VI ad assisterlo come segretario personale, posizione che mantenne con Giovanni Paolo I, e fu uno dei testimoni della sua improvvisa morte, e di Giovanni Paolo II. Wojtyla nominò successivamente Magee maestro delle cerimonie pontificie prima di rimandarlo in patria con l’incarico di vescovo dell’importante diocesi di Cloyne.
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Il caso degli abusi sessuali nella diocesi di Cloyne è stato uno dei primi e più clamorosi scandali a colpire la Chiesa cattolica irlandese. Nel giugno 2008, un rapporto del presidente del National Board for Child Protection irlandese, Ian Elliott, aveva condannato la gestione da parte di Magee e del suo delegato per la protezione dei bambini, Denis O’Callaghan, di due preti pedofili. Dopo la pubblicazione del rapporto e numerose richieste di dimissioni di monsignor Magee, papa Benedetto XVI aveva nominato un amministratore apostolico per la diocesi di Cloyne nel marzo 2009, su richiesta dello stesso Magee: l’arcivescovo di Cashel, monsignor Dermot Clifford, aveva assunto la gestione della diocesi mentre l’ex-segretario di Paolo VI era rimasto vescovo per dedicarsi, aveva spiegato, a cooperare con l’inchiesta a tempo pieno. Le dimissioni arrivano dopo la Lettera Pastorale di Benedetto XVI che qualifica come peccati sia gli abusi dei preti che le coperture offerte dai vescovi.

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Monsignor Magee è il secondo vescovo irlandese che si dimette a causa dello scandalo denunciato da due rapporti governativi (Ryan e Murphy) che ha spinto il Papa a inviare, di recente, una lettera ai cattolici irlandesi. Dei sei vescovi accusati dal rapporto Murphy di insabbiamento dei casi di abusi sessuali sui minori, si è già dimesso il vescovo di Limerick Donal Murray, mentre hanno rassegnato le dimissioni, ancora non accettate dal Papa, James Moriarty (vescovo di Kildare e Leighlin), Raymond Field e Eamonn Walsh (vescovi ausiliari di Dublino). Monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, fa resistenza all’ipotesi dimissioni, mentre monsignor Dermot O’Mahony è già in pensione per raggiunti limiti di età.
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Intanto è emersa una nuova accusa a carico di Peter Hullermann, il prete pedofilo che papa Ratzinger, quando era arcivescovo, aveva accettato di far curare nella propria diocesi di Monaco di Baviera nel 1980 ma che poi era stato anche impiegato in attività pastorali per dichiarata colpa del suo vicario, Gerhard Gruber e poi trasferito dal successore dell’attuale pontefice. Lo ha reso noto oggi l’arcivescovado di Monaco di Baviera e Frisinga precisando che “il presunto abuso sarebbe avvenuto nel 1998, quando “il prete H.” era amministratore parrocchiale a Garching/Alz, sempre in Baviera. “Il caso non è caduto in prescrizione e la presunta vittima era all’epoca minorenne”, informa un comunicato, annunciando che l’informazione è stata trasmessa alla Procura e ricordando che il religioso è stato già sospeso.
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24 marzo 2010
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Pedofilia, piano d’azione governo tedesco
Nuove accuse per padre Hullermann

Il prete pedofilo era stato curato nella diocesi di Ratzinger
Si dimette vescovo che fu segretario di papa Wojtyla

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ROMA (24 marzo) – Il tema degli abusi sessuali su minori approda al consiglio dei ministri tedesco con un piano d’azione omnicomprensivo non solo per gestire i numerosi casi emersi negli ambienti della Chiesa cattolica, ma per far fronte a un problema che interessa tutta la società.

La questione è stata inserita all’ordine del giorno della riunione settimanale del gabinetto Merkel. Obiettivo della cancelliera è dire ai cittadini la verità indipendentemente dagli ambienti in sui sono stati commessi gli abusi. Il piano vuole anche avviare un dibattito istituzionale sulla prevenzione, i risarcimenti ed i termini di prescrizione del reato. Il governo dovrebbe nominare un “delegato indipendente” che si dovrà occupare di questi casi, sia fuori che dentro la Chiesa. In particolare, il delegato dovrà anche fornire raccomandazioni all’esecutivo sul modo migliore per aiutare le vittime degli abusi. Parallelamente a questa iniziativa, il governo avvierà una tavola rotonda interministeriale il 23 aprile prossimo alla quale parteciperà anche la Chiesa tedesca, per gettare le basi del dibattito ed individuare le principali linee guida.

È emersa una nuova accusa a carico di Peter Hullermann, il prete pedofilo che papa Ratzinger, quando era arcivescovo, aveva accettato di far curare nella propria diocesi di Monaco di Baviera nel 1980 ma che poi era stato anche impiegato pericolosamente in attività pastorali per dichiarata colpa del suo vicario, Gerhard Gruber, e poi trasferito dal successore dell’attuale pontefice. Lo ha reso noto oggi l’arcivescovado di Monaco di Baviera e Frisinga precisando che «il presunto abuso sarebbe avvenuto nel 1998, quando «il prete H. era amministratore parrocchiale a Garching/Alz, sempre in Baviera. Il caso non è caduto in prescrizione e la presunta vittima era all’epoca minorenne», informa un comunicato, annunciando che l’informazione è stata trasmessa alla Procura e ricordando che il religioso è stato già sospeso.

Papa Ratzinger ha accolto oggi le dimissioni di mons.John Magee, vescovo di Cloyne, in Irlanda, coinvolto in un’ inchiesta su presunti casi di pedofilia. Il presule aveva presentato le sue dimissioni all’inizio di marzo. Magee, in passato, era stato segretario privato di Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Intanto non si fermano le accuse verso il pontefice. Un professore di teologia tedesco, nonchè prete sospeso dal sacerdozio, Gotthold Hasenhuettl, ha accusato papa Benedetto XVI di essere il «principale responsabile dell’insabbiamento» degli abusi sessuali su minori commessi negli ambienti cattolici. Lo scrive il quotidiano Saarbruecker Zeitung. Hasenhuettl insegna teologia a Saarbruecken (Sud) ed è stato sospeso dal sacerdozio nel 2003 per avere celebrato una messa secondo il rito cattolico in una chiesa protestante di Berlino. Parlando con un giornalista del quotidiano, Hasenhuettl ha detto che l’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 2001 – nella sua veste di prefetto della Congregazione della fede – aveva inviato una lettera a tutti i vescovi minacciando pene ecclesiastiche per chi avesse reso pubblici casi di abusi sessuali negli ambienti della Chiesa. Il teologo ha inoltre criticato la scelta della Conferenza episcopale tedesca di nominare il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, principale investigatore sui casi di abuso sessuale nelle istituzioni cattoliche in Germania.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95750&sez=HOME_NELMONDO

Genio matematico rifiuta un milione. Pressione della Russia: “Accettalo”

24/3/2010 (8:38) – L’UOMO PIU’ INTELLIGENTE DEL PIANETA VIVE DA BARBONE

Genio matematico rifiuta un milione Pressione della Russia: “Accettalo”

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Grigory Perelman ha risolto il quesito di Poincaré, sfida di tutti gli studiosi del mondo
Non vuole accettare il premio attribuitogli dall’istituto Usa e vive tra gli scarafaggi

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MOSCA
E’ un genio della matematica,
ma vive come un matto. E in questo senso la sua storia fa pensare al film “Beautiful minds”. Si svolge però nell’ex Unione Sovietica, ed è diversa la trama. Il genio ha vinto un premio attribuitogli dagli Usa, ma non vuole assoultamente ritirarlo. I russi premono perché accetti i dollaroni e li devolva a qualche buona causa sovietica.
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Protagonista della vicenda è Grigory Perelman, che vive a San Pietroburgo tra gli scarafaggi ed è ritenuto da molti l’uomo più intelligente del mondo. I comunisti russi gli hanno chiesto ufficialmente in quanto «uomo sovietico, successore di Landau e Joffe» di accettare il milione di dollari di premio assegnato dall’americano “Clay Mathematics Institute” per aver risolto la congettura di Poincaré, sulla quale si sono invano sfidati i migliori matematici del mondo. La portavoce del Kprf, Veronica Klinovitskaya, ha spiegato testualmente: «Non possiamo lasciare un milione di dollari in Occidente, dove il denaro potrebbe andare alla ricerca militare, per creare bombe». Piuttosto bisogna reinvestirlo in Russia: 50 mila dollari per restaurare il Mausoleo di Lenin a Mosca. E il resto per «cominciare a costruire una cittadella della scienza a Petrodvorets», fuori Pietroburgo.
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La mitica congettura di Poincaré era considerata durante tutta la seconda metà del XX secolo il più importante problema della topologia. Si trattava di spiegare perchè in uno spazio tridimensionale una forma a ciambella si spezza durante la trasformazione in sfera. Ma lo scienziato ha già detto la sua. «Ho tutto quello di cui ho bisogno», ha detto aprendo solo uno spiraglio della porta di casa per poi richiudersi dentro. Confermando l’incredibile: non accetterà i soldi.
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Il professore già aveva chiarito come la pensava quattro anni fa: «Il denaro e la fama non mi interessano. Non voglio essere mostrato pubblicamente, come un animale in uno zoo» aveva fatto sapere mancando alla cerimonia di Madrid, quando gli era stata conferita la prestigiosa medaglia Fields dalla International Mathematical Union, il Nobel della matematica.
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Secondo la sua vicina Vera Petrovna, Perelman vive in condizioni incredibili. «Una volta sono stata nel suo appartamento, rimanendo scioccata. C’è solo un tavolo, una sedia e un letto con un materasso sporco, lasciato dai precedenti proprietari alcolisti, che gli hanno venduto l’appartamento. Stiamo cercando nel palazzo di sbarazzarci degli scarafaggi, ma sono nascosti nel suo appartamento». Non è chiaro se l’indiscrezione sia vera, o sia solo frutto di cattivi rapporti di vicinato.
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Di sicuro la genialità del matematico resta indiscussa. Nel 2003, Perelman era ricercatore all’Istituto di Matematica Steklov di San Pietroburgo, dove ha iniziato a diffondere materiali su Internet, sostenendo di essere in grado di risolvere la congettura di Poincaré, uno dei sette problemi per risolvere ciascuno dei quali il “Clay Mathematics Institute” offre un milione di dollari. Un attento studio dei materiali di Perelman ha dimostrato che aveva ragione.
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L’essenza di questo puzzle topologico è di fondamentale importanza per la scienza. La sua soluzione contribuisce a determinare la forma dell’universo. Quanto alla forma di vita scelta da Perelman, molto resta nel buio: si sa soltanto che il professore ha lasciato l’Istituto di Matematica Steklov, perché – secondo alcuni amici – per lui la matematica è un argomento troppo doloroso di discussione. Un amore finito, che a quanto pare fa ancora molto male.
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La fondazione privata americana che gli ha attribuito il premio ha già organizzato una conferenza l’8 giugno a Parigi per celebrare la soluzione della congettura e assegnare il riconoscimento. Il suo presidente, James Carlson, ha confidato di essere riuscito a mettersi in contatto con Perelman per informarlo del premio: «Mi ha detto di esserne onorato e mi ha assicurato che rifletterà se accettare». Non è poco, considerando i precedenti rifiuti e l’eremitico stile di vita del matematico russo, anche se i suoi colleghi sono convinti che rinuncerà per l’ennesima volta. Perelman, 46 anni, ha avuto fin dall’adolescenza una fobia per i premi e per la ribalta: nel 1982, quando in Ungheria vinse con il punteggio massimo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di matematica, gli fu proposta una borsa di studio per New York ma declinò.
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Quando rifiutò la medaglia Fields spiegò: «Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c’è bisogno di alcun altro riconoscimento». E si ritirò con l’anziana madre in uno squallido monolocale alla periferia sud dell’antica capitale degli zar, dove si racconta che si nutra solo di rape e cavolo nero. Da allora è senza lavoro fisso e senza amici, non risponde nè alle mail nè ai giornalisti, e veste da barbone, con giacche sbrindellate, jeans sporchi, scarpe da basket sformate e barba alla Rasputin. Difficile immaginare che si presenti a Parigi.
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Terremoto L’Aquila, 7 indagati per crollo via XX Settembre: omicidio colposo

Terremoto L’Aquila, 7 indagati per il crollo di via XX Settembre: omicidio colposo

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Rimozioni delle macerie: tre denunciati, sequestrati mezzi
La Cri incontra le società donatrici

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L’AQUILA (23 marzo) – La Procura della Repubblica dell’Aquila ha emesso sette avvisi di garanzia per il crollo del palazzo di Via XX settembre 79, il condominio privato con nove vittime. Si tratta del quinto filone di indagine nell’ambito della maxi inchiesta sul terremoto.

Le ipotesi di reato sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. I provvedimenti sono in corso di notifica alle persone che secondo la procura avrebbero avuto responsabilità nei crolli. La scorsa settimana la Procura aveva comunicato il filone dei crolli più gravi nei condomini privati con l’emissione di tre avvisi di garanzia per il crollo dello stabile di via D’Annunzio, in cui il 6 aprile 2009 morirono 13 persone.

Le persone indagate sono Francesco Laurini e Armido Frezza, coamministratori della società Belvedere, proprietaria e realizzatrice dello stabile di via Nicolò Persichetti, Diego Scoccia, progettista architettonico e direttore dei lavori, Pietro Paoloni, progettista architettonico, strutturale e direttore dei lavori, Enrico De Cristofaro, collaudatore statico, Luigi Giuseppe Maria Bonifacio, firmatario della relazione geologica-tecnica, e Renato Amorosi, dirigente pro tempore del settore Territorio sportello unico per l’edilizia del Comune dell’Aquila, «che firmava la concessione edilizia del 22 agosto 2004 relativa ai lavori per lo stabile di via Persichetti. Nel provvedimento in cui si comunicano gli avvisi di garanzia la Procura chiede di procedersi all’incidente probatorio la cui data non è stata però ancora fissata.

La Procura ha citato nell’inchiesta anche quattro persone decedute che furono coinvolte nella realizzazione dello stabile di via XX Settembre 79, risalente al 1963: si tratta di Domenico Cioni (deceduto nel 2002) e Angelo Berardi (deceduto nel 2001), titolare dell’impresa Cioni Berardi, committente ed esecutrice dei lavori, Alfredo Cortelli (deceduto nel 1981), progettista dell’architettonico e direttore dei lavori, e Salvatore Cimino, deceduto nel 2000, redattore dei calcoli di stabilità e direttore dei lavori strutturali. Per i quattro deceduti i provvedimenti sono stati notificati agli eredi e riguardano soltanto eventuali azioni di risarcimento danni in sede civile da parte dei familiari delle vittime e dei feriti.

Sono ben 18 le persone che hanno presentato denuncia per il crollo di via XX Settembre, tra familiari delle 9 vittime e persone rimaste ferite il 6 aprile. Tra le persone che hanno presentato denuncia ci sono Gianfranco ed Annamaria Cioni, figli di Domenico Cioni, deceduto, che ha costruito il palazzo nel 1963, al quale la procura addebita gravi responsabilità. Tra i nove morti figurano la moglie e le figlie dell’avvocato aquilano Maurizio Cora e la giovane studentessa di Sora Giulia Carnevale, dal cui progetto ritrovato nel suo pc, è stato costruito l’asilo di Onna, il centro più colpito.

Rimozioni macerie: 3 indagati e sequestrati mezzi. Prime denunce e sequestri di mezzi nell’ambito dei controlli sulla rimozione delle macerie dalla zona rossa dell’Aquila disposti dal Questore del capoluogo, Stefano Cecere, e dal comandante della polizia municipale, Eugenio Verdone. Tre i denunciati – ha reso noto il Comune dell’Aquila – sulla base dell’ordine di servizio del dirigente del Servizio Emergenza e Ricostruzione, Mario Di Gregorio, con il quale si è disposto che «i materiali differenziati dovranno essere conferiti negli appositi cassoni messi a disposizione dall’Amministrazione Pubblica ed ubicati in appositi siti». I controlli congiunti, intanto, vanno avanti, per garantire che lo sgombero delle macerie sia il più possibile veloce e privo di ostacoli.

La Cri incontra i donatori. A quasi 12 mesi di distanza dalla notte che ha sconvolto il capoluogo abruzzese, la Croce rossa italiana (Cri) organizza un incontro per ringraziare le aziende e le istituzioni che hanno sostenuto le popolazioni terremotate d’Abruzzo destinando un contributo a favore dell’Associazione. L’appuntamento è per giovedì prossimo a Roma, a partire dalle 18.30, nella sala Palasciano del Comitato centrale in via Toscana, 12. La Croce rossa – riferisce una nota – arrivata sui luoghi del disastro fin dai primi momenti dell’emergenza, continua il suo intervento.

Durante la fase dell’emergenza, la Cri ha gestito 12 campi tenda più un campo base, 10 cucine, 10 presidi medici, ludoteche e un ambulatorio veterinario. Più di diecimila i volontari mobilitati da tutte le Regioni d’Italia. Ad oggi il Comitato provinciale dell’Aquila e il Comitato regionale Abruzzo dirigono il magazzino e il centro logistico di Protezione civile ad Avezzano. L’Associazione grazie ai fondi raccolti ha già costruito 94 moduli abitativi per i cittadini residenti nella frazione di Onna, l’ambulatorio e il centro di terapie riabilitative e rieducative a Collemaggio, l’ambulatorio nel Comune di Barete, l’ambulatorio e la sala comunale nel Comune di Navelli, 70 moduli abitativi a San Gregorio.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95718&sez=HOME_INITALIA

Fiat, indiscrezioni sul nuovo piano: più produzione, ma 5mila posti in meno

Fiat, indiscrezioni sul nuovo piano:
più produzione, ma 5mila posti in meno

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«No comment» dell’azienda sulle anticipazioni della stampa
Fiom: una vergogna, si andrà ad uno scontro frontale

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MILANO (24 marzo) – Fiat ha aperto in rialzo in Borsa a Milano dopo le ipotesi sul nuovo piano industriale: nelle primissime contrattazioni il titolo della casa di Torino saliva del 3,03%, a 9,69 euro. Il tutto sull’onda delle indiscrezioni relative al nuovo piano strategico 2010-2014 che l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, dovrebbe presentare in cda il prossimo 21 aprile: quasi cinquemila dipendenti in meno, riduzione del numero dei modelli (da 12 a 8), con la produzione italiana che crescerà fino a 900mila vetture.

«No comment» dell’azienda sulle indiscrezioni fornite oggi da Repubblica. La presentazione del piano è attesa per il 21 aprile al Lingotto, giorno in cui è convocato l’Investors Day.

7 modelli realizzati in Usa. Si parla anche di sette modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia realizzati negli Usa per il mercato d’ Oltreoceano, per una produzione complessiva che dovrebbe superare le 350 mila unità sull’altra sponda dell’ Atlantico. Particolarmente critica, in base ai programmi, la situazione della produzione motoristica in Italia.

Taglio del 15% organici in Italia. Il piano prevederebbe dunque «il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale», quei 30mila operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l’effetto dello stop agli incentivi.

Oltre duemila addetti in meno alle Carrozzerie MIrafiori. Nel calcolo, scrive ancora Repubblica, sono compresi i 1.500 dipendenti diretti di Fiat a Termini Imerese (come è noto lo stabilimento siciliano chiuderà il 31 dicembre del 2011) e i 500 dipendenti che andranno in mobilità volontaria a Cassino sulla base di un accordo sindacale firmato nei mesi scorsi. Sono una novità invece i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda.

Cremaschi Fiom: è una vergogna. «Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l’Italia con una valanga di licenziamenti». Così Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, commenta le indiscrezioni. «La presentazione del piano il 21 aprile sarà uno dei momenti più drammatici della storia della Fiat – dice Cremaschi – perché Marchionne lo dovrà illustrare ai 5.000 lavoratori che vuole licenziare e anche a tutti gli altri. Si andrà a uno scontro frontale e drammatico. Il governo intervenga smettendola di minimizzare o di coprire le posizioni di Marchionne».

Lumia (Pd): piano uccide Termini Imerese. «Il piano di riorganizzazione della Fiat uccide Termini Imerese e ferisce gli altri stabilimenti italiani. È l’unico caso al mondo in cui il governo ha subito le scelte di una casa automobilistica a danno della produzione e dell’occupazione nel proprio Paese». Lo dice il senatore del Partito democratico Giuseppe Lumia. «Stiamo pagando un prezzo altissimo a causa dell’inerzia e della superficialità con le quali il governo ha affrontato la vicenda Fiat – aggiunge l’esponente del Pd – l’azienda sta spostando tutti gli stabilimenti all’estero dove il costo del lavoro è molto basso. Una strategia industriale fragile che il governo aveva il dovere di contrastare in tutti i modi possibili per rilanciare il settore con investimenti innovativi. L’esecutivo avrebbe dovuto fare leva sul settore delle auto ad energia pulita e sull’espansione dei mercati del Mediterraneo per convincere la fiat a rimanere e investire in Italia».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95732&sez=HOME_ECONOMIA

Istat: disoccupazione all’8,2%, persi 380 mila posti di lavoro

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Quarto trimestre consecutivo di dati al ribasso. Su base annua 7,8%, primo calo annuale dal 1995
Si riduce la componente italiana (-527mila unità), controbilanciata dalla crescita di quella straniera

Istat: disoccupazione all’8,2%
persi 380 mila posti di lavoro

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 Istat: disoccupazione all'8,2% persi 380 mila posti di lavoro
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ROMA – Continua, per il quarto trimestre consecutivo, il calo dell’occupazione, mentre si allarga la disoccupazione. Gli occupati nella media 2009 sono diminuiti di 380mila unità rispetto alla media 2008. Lo comunica l’Istat, sottolineando che si tratta del primo calo annuale dal 1995. Il tasso di disoccupazione medio è salito al 7,8% dal 6,8% del 2008. Il risultato negativo dell’occupazione totale tiene conto della riduzione molto accentuata della componente italiana (-527mila unità), controbilanciata dalla crescita, pur se con ritmi inferiori al passato, di quella straniera (+147mila unità, di cui 61mila uomini e 86mila donne).
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Nel quarto trimestre 2009 l’offerta di lavoro, in termini congiunturali e destagionalizzati, è scesa dello 0,2% (-36mila posti), mentre in termini tendenziali (dati non destagionalizzati) è scesa dell’1,8% (-428mila posti). Il tasso di disoccupazione nel IV trimestre è dell’8,2% in termini congiunturali (dato destagionalizzato, con un + 0,3% – per trovare analogo risultato bisogna risalire al primo trimestre 2004) e all’8,6% in termini tendenziali non destagionalizzati (+1,5%): si deve arrivare al quarto trimestre del 2001 per registrare un analogo risultato.
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L’occupazione nel 2009 è scesa in media dello 0,5% (127mila unità in meno). Il tasso di disoccupazione medio annuo si attesta al 7,8% (+1% rispetto al 2008). I posti di lavoro persi nella media del 2009 rispetto al 2008 è di 380mila unità: è il primo calo dal 1995.
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Nella media del 2009 – sottolinea l’Istat – alla flessione particolarmente robusta dell’occupazione maschile (-2% pari a 274mila unità in meno rispetto alla media 2008) si associa quella meno accentuata dell’occupazione femminile (-1,1% pari a 105mila unità). Il calo dell’occupazione si concentra al sud (-3% pari a 194 mila unità in meno) ma è alto anche nel nord (-1,3% pari a 161 mila unità in meno) mentre resta  contenuto al centro (-0,5% pari a 25 mila unità in meno).


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La perdita dell’occupazione è la sintesi di una riduzione molto accentuata della componente italiana (-530mila unità), a fronte di una crescita, con ritmi inferiori al passato, di quella straniera. Al protrarsi del calo dell’occupazione autonoma, dei dipendenti a termine, dei collaboratori si associa l’amplificarsi della riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato, in particolare nelle piccole imprese.
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Il tasso di occupazione è pari al 57,1%, con una diminuzione di 1,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2008 (58,5%), mentre il numero delle persone in cerca di occupazione è di 2.145mila unità (+369mila unità), con un aumento del 20,8 per cento rispetto al quarto trimestre 2008. L’incremento della disoccupazione continua a concentrarsi nel centro-nord e tra gli individui che hanno perso la precedente occupazione.
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Alla crescita della disoccupazione si accompagna un incremento degli inattivi pari all’1,7 per cento (+253mila unità), in particolare di quelli che non cercano attivamente un lavoro perché pensano di non trovarlo e di coloro che rimangono in attesa dei risultati di passate azioni di ricerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione è pari, nella media del quarto trimestre, all’8,6% (7,1% nel quarto trimestre 2008). Il tasso di disoccupazione destagionalizzato aumenta di tre decimi di punto rispetto al trimestre precedente.
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24 marzo 2010
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Dopo la Rai, Berlusconi “invade” il tg5 e fa un appello agli elettorli indecisi / Così il nastro di Fassino fu dato a Berlusconi. E il Cavaliere disse: “Grati per l’eternità”

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Dopo la Rai, Berlusconi “invade” il tg5 e fa un appello agli elettori indecisi

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Prosegue la campagna elettorale a reti unificate, nonostante le regole imposte in Rai e cercate di imperre nelle tv private. Dopo il comizio elettorale di ieri sulla tv pubblica, nella trasmissione Unomattina, oggi Berlusconi è tornato a lanciare appelli agli italiani dal tubo catodico: usando la tv di cui è proprietato e di cui ha più volte giurato di non occuparsi da anni il premier ha usato un collegamento telefonico con il Tg5 per lanciare addirittura un appello agli elettori.
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«Penso che gli italiani abbiano gli occhi bene aperti. Sono sicuro che andranno a votare. E agli ultimi indecisi dico: andate a votare, utilizzate questo sacrosanto diritto democratico, perché se non lo fate ci sarà sempre qualcuno che deciderà per voi nonostante voi e quel qualcuno non sarà certo vostro amico».
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Per Berlusconi «l’astensionismo se lo sogna e se lo augura la sinistra che se ne è sempre avvantaggiata. Ma gli italiani hanno gli occhi aperti, sanno che la sinistra continuerebbe con intercettazioni a go go su tutto e su tutti e questo lo chiamiamo stato di polizia».

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24 marzo 2010
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Unipol, un indagato rivela come la registrazione segreta finì poi sul “Giornale”
L’allora leader Ds diceva a Consorte: “Allora, abbiamo una banca?”

Così il nastro di Fassino fu dato a Berlusconi
E il Cavaliere disse: “Grati per l’eternità”

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di EMILIO RANDACIO

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Così il nastro di Fassino fu dato a Berlusconi E il Cavaliere  disse: "Grati per l'eternità"
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MILANO – “Signor presidente, ora le faccio sentire un’intercettazione…”. Silvio Berlusconi, la mattina del 24 dicembre del 2005, è seduto sulla poltrona del salotto principale di Arcore. Un albero di Natale bianco addobbato per le feste illumina la stanza. Il premier appare particolarmente provato, o almeno così lo descrive, mettendo a verbale la ricostruzione dei fatti, una delle persone che ha organizzato l’incontro. Sono le sette e mezzo del mattino. Il premier, con gli occhi semichiusi, avverte i suoi interlocutori: “Abbiamo mezz’ora, poi ho un appuntamento con don Verzè (il fondatore dell’ospedale San Raffaele, ndr)”. A Roberto Raffaelli, l’ex amministratore dell’azienda di intercettazioni telefoniche “Rcs-Research control system”, basta poco per spiegare il motivo della sua visita. Con l’aiuto di un computer, Raffaelli fa ascoltare l’intercettazione telefonica captata nel luglio precedente tra l’allora leader Ds, Piero Fassino e il numero uno Unipol, Giovanni Consorte. “Allora, abbiamo una banca?”, chiede Fassino al manager della compagnia assicurativa, poche ore prima dell’ufficializzazione dell’Opa sulla Bnl da parte di Unipol. La conversazione è captata proprio da Rcs per conto della procura di Milano che sulle scalate sta conducendo in gran segreto un’inchiesta.
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Dopo aver ascoltato con le sue orecchie la conversazione intercettata, Berlusconi sembra ridestarsi dall’iniziale torpore. “La famiglia ve ne sarà grata per l’eternità”, il commento del premier, secondo il racconto di uno dei soggetti coinvolti. Terminato il faccia a faccia, i personaggi coinvolti nella vicenda avrebbero spedito, in un pacchetto anonimo, l’intercettazione a il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. E dopo sette giorni il quotidiano di via Negri pubblica in esclusiva il contenuto dell’intercettazione.
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Questo lo spaccato che emerge dall’indagine condotta dal pm Massimo Meroni e che, ora, vede Raffaelli indagato per “accesso abusivo a sistema informatico”, “rivelazione di atti coperti da segreto” e false fatture. Gli intermediari per arrivare ad Arcore, infine, sarebbero stati il faccendiere Fabrizio Favata ed Eugenio Petessi, esperto in comunicazioni. Favata è indagato per aver concorso a violare il segreto istruttorio, Petessi solo per false fatture. Prima perquisiti e poi ascoltati in procura, i protagonisti della storia hanno fornito versioni contrastanti. Raffaelli, che nel frattempo si è dimesso dalla sua carica, ha negato di aver “passato” il nastro al premier, ma di averlo incontrato per discutere di un appalto in Romania che era bloccato. Favata, dopo aver presentato un esposto ai pm, si è chiuso nel silenzio. I verbali di Petessi, invece, sono stati secretati.
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In mano al pm Meroni ci sono due verità, ma anche alcune conferme. Raffaelli avrebbe versato a Paolo Berlusconi circa 570mila euro in tranche mensili da 40mila a partire dal 2005. Petessi avrebbe emesso false fatture di consulenza per Rcs che, una volta incassate, venivano portate direttamente negli uffici di via Negri da Favata. “Berlusconi junior ci aveva detto che questo era il prezzo per sbloccare l’appalto in Romania attraverso la mediazione dell’onorevole Valentino Valentini (uomo ombra del Cavaliere, ndr)”. Raffaelli, secondo quanto ricostruito dalla procura, dopo l’incontro ad Arcore avrebbe avuto effettivamente due incontri a Palazzo Chigi. Uno proprio con Valentini, l’altro con l’onorevole Niccolò Ghedini. Con quest’ultimo, “per parlare di un progetto di riforma del sistema intercettazioni”, come spiegato al pm dall’avvocato del premier.
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Sull’appalto in Romania, però, non ci sarebbe stato alcun intervento per sbloccare la pratica, anche perché nel frattempo, il governo “amico” del premier di Bucarest, Nastase, è caduto. Ed è probabilmente proprio per questo che la pista che viene seguita ora dalla procura milanese, porta a escludere reati per il premier e il suo entourage, ma inguaia il fratello, indagato per millantato credito. I soldi, secondo il racconto di almeno due indagati, sarebbero stati effettivamente incassati dall’editore de il Giornale, ma Rcs non avrebbe ottenuto il “favore” che era stato concordato.
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24 marzo 2010
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