Casini: “Il premier è un leader dimezzato. Si vede che è confuso”

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26/3/2010 (7:10) – INTERVISTA

Casini: “Il premier è un leader dimezzato. Si vede che è confuso”

Allearsi con Bersani? Deve mollare Di Pietro

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di CARLO BERTINI
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Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini

ROMA
Passiamo dai giuramenti di Pontida,
ai falò di Calderoli e al trasferimento del Senato federale a Torino. E c’è ancora chi pensa che siamo governati da una maggioranza di persone serie. La cosa è stupefacente». Pier Ferdinando Casini sta per trasferirsi da Milano in Piemonte per dare man forte a Mercedes Bresso e fa un sobbalzo quando sente le parole con cui Berlusconi invita a non votare l’Udc anche se alleato con il centrodestra in alcune regioni chiave come Lazio e Campania. «Si vede che non ricorda di avermi implorato di stringere alleanze e che mi considera l’unico suo nemico se mentre sta a Bruxelles si occupa di noi invece che della crisi greca. Mi sembra confuso e disperato e da lunedì sarà un leader dimezzato se a vincere sarà la Lega contro la quale siamo noi l’unico baluardo».
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Visto che lo stato dei rapporti è questo, se la sentirebbe di dire che non sarà mai più alleato con il Pdl?
«Se la direzione di marcia è quella del populismo in salsa leghista, cioè Berlusconi, o la riedizione dell’Ulivo Bersani-Di Pietro, noi andremo soli anche alle prossime politiche».
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E allora, visto che lei ha definito “penosa” questa campagna, perché voi dell’opposizione avete subito l’agenda dei temi dettata dal premier?
«Noi abbiamo parlato di sanità, lavoro, famiglia. Ma questa è la stagione dei fuochi di artificio, manca solo la promessa sul bollo auto. Beninteso, sono gli ultimi fuochi, la gente è ormai disincantata rispetto alla politica delle promesse. E più Berlusconi ci attacca, chiedendo il voto utile, più sono contento, perché in molti si chiederanno: ma utile a chi? A lui e alla difesa dei suoi interessi?».
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Faccia una previsione: in quante regioni vincerete e che percentuale prenderà l’Udc?
«Noi abbiamo fatto una scelta semplice: andare da soli in molte realtà, al Sud contrastare una deriva di malgoverno, da Loiero a Bassolino; e al Nord bloccare la Lega. In Piemonte e in Liguria si sta cercando in modo fuorviante di spostare l’attenzione sui temi etici: la Lega sta alzando in modo vertiginoso il suo tasso di arroganza, non solo con noi, anche con il Pdl. Galan in Veneto si è spostato per fare spazio a Zaia e ora Bossi gli ha detto che lui è buono giusto per andare a pescare, non gli vogliono dare neanche un ministero. E allora dico ai piemontesi: prima di farvi padanizzare pensateci bene».
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Preferisce non azzardare pronostici?
«Noi avremo una doppia contabilità, una è quella dei voti e cercheremo di consolidare quel 6,5% delle europee. Ma poi i voti si pesano: se in alcune regioni avessimo una piccola flessione ma fossimo determinanti, ci metterei la firma. Per il resto, credo che in Piemonte sono molti i liberali e moderati che non hanno nessun interesse ad omologare la loro regione al Veneto».
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Se Cota e la Bonino invece la spuntassero, sarebbe un fallimento della vostra strategia?
«No, non si potrebbe trarre una conclusione del genere guardando solo a due regioni su tredici».
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Viceversa, se vincessero la Polverini e Caldoro, voi avreste contribuito a rafforzare il premier. O no?
«Se stessi nella logica di elezioni politiche sì, ma la rifiuto. E’ una critica che ci lascia del tutto indifferenti, perché è apparso chiaro che le alleanze variabili sono l’unico modo per non essere logorati né da una parte né dall’altra. E non penso sia in gioco il governo nazionale, anche perché più Berlusconi andrà avanti più gli sarà difficile giustificare non aver fatto nulla. La stessa rissa permanente tra Fini e Berlusconi dimostra che forse non aveva tutti i torti chi in tempi non sospetti aveva qualche dubbio e si è assunto la responsabilità di non accettare posti».
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Fini le ha mai dato ragione su questo punto in privato?
«No comment. Io procedo dunque per la mia strada con un’opposizione seria, poi è chiaro che il salto di qualità che noi faremo dando vita ad un nuovo partito dipenderà anche dalle modalità con cui si determineranno i fatti in casa d’altri. E con questo intendo lo sgretolamento dei partiti maggiori e lo scoppio delle contraddizioni tra Lega e Pdl, perché da domattina il vero oppositore del premier sarà Bossi».
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E con il Pd potrà mai costruire qualcosa di stabile?
«Bisogna essere onesti, Bersani ha cercato di mostrare ragionevolezza, ma il suo problema serio è la compagnia di giro che si porta dietro, se avrà coraggio di creare una discontinuità rispetto all’Ulivo. Perché se la strategia della nuova segreteria è passare da Veltroni che si libera di Rifondazione Comunista, al recupero del Prc di Bersani, c’è da mettersi le mani nei capelli. Deve avere il coraggio di solcare strade nuove, altrimenti pure se vincesse non riuscirà a governare. Dovrà mollare gli alleati impresentabili e con i quali non è possibile una convergenza politica nei fatti».

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