Archivio | marzo 26, 2010

RAIPERUNANOTTE – Un’altra Italia in tivù / L’isola degli esclusi

Un’altra Italia in tivù


Raiperunanotte è stato un grande rito di liberazione collettiva. Lontano dalle censure e dal linguaggio ovattato di Rai e Mediaset. E ha messo a nudo la claustrofobia e il torpore in cui viviamo da troppi anni

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E’ stato un grande rito di liberazione collettiva. E’ stata una notte in cui in televisione si è potuto dire, per una volta, tutto quello a cui di solito non si può nemmeno accennare, tutto quello che è frenato dalle mille cautele dell’autocensura o dalle censure dirette dei grandi broadcaster.

E’ stata un’anomala puntata di “Annozero” che ha visto riapparire volti scomparsi dal monoscopio da tempo, come Daniele Luttazzi, con la sua comicità estrema. Che ha visto le argomentazioni lucide e pacate, seppur amareggiate, di Giovanni Floris e di Gad Lerner. Che ha visto la comicità surreale di Cornacchione giocare al rovescio sul partito dell’amore. E che ha trasmesso, recitate da voci di attori, le spaventose pressioni del premier all’Authority per le comunicazioni perché censurasse Santoro: quelle che le televisioni di Stato o direttamente in mano al premier si sono ben guardate dal rendere note, tanto meno in campagna elettorale.

Ma Raiperunanotte, la manifestazione-trasmissione per la libertà di stampa che è arrivata attraverso Internet o altri canali in centinaia di piazze e teatri e in centinaia di migliaia di case, è stato anche il battesimo di una nuova televisione: quella che non ha paura, quella che è forse normale in tutti i paesi dell’occidente, ma che da noi è diventato impossibile fare.

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Non si sa ancora se è una televisione possibile, o se rimarrà l’esperienza di una sera: ma guardando e ascoltando gli ospiti di Santoro parlare, veniva da chiedersi che cosa sarebbe oggi l’Italia se per quindici anni non fosse stata anestetizzata da una comunicazione omologata, paludata, autocensurata anche nelle trasmissioni meno controllabili dal governo, come quelle di Floris e Santoro. Veniva da chiedersi che cosa sarebbe oggi l’Italia se i telegiornali non fossero – sempre, anche nei periodi in cui Berlusconi non è stato al governo – dei grandi silenziatori e degli inesorabili frenatori.

E’ stato, appunto, un grande rito di liberazione collettiva. Come se tutto quello che non si è potuto mai dire avesse trovato all’improvviso una finestra, uno sfogo impensato e impensabile.

A chi non è più un ragazzo, Raiperunanotte ha ricordato una storica trasmissione di Dario Fo, andata in onda a metà degli anni Settanta. Quando, dopo vent’anni di lontananza dalla Rai, lo scrittore e comico milanese ebbe la possibilità di portare il suo teatro sulla neonata Raidue. Allora il futuro premio Nobel recitava nella palazzina Liberty di Milano, in zona Vittoria; questa volta l’esplosione di libertà è arrivata dal Paladozza di Bologna, attrezzato a studio televisivo. Ma uguale era l’emozione e uguale la sensazione di violare un territorio abitualmente chiuso, quello appunto della tivù di Stato.

Questa volta, però, la Rai non c’era. Mentre Marco Travaglio raccontava l’odissea fantozziana della presentazione delle liste del Pdl del Lazio, il canale in cui avrebbe dovuto stare Santoro era impegnato nella trasmissione di una gara di pattinaggio: come nella vecchia Unione Sovietica, quando si riempivano i palinsesti di sport mentre i segretari del Pcus erano agonizzanti “per un raffreddore”.

E l’impressione che è emersa dalla nottata di ieri è stata proprio quella di un regime fatiscente e moribondo, claustrofobicamente chiuso in se stesso per quanto ancora furioso e capace di lunghi colpi di coda. Fuori, però, sta crescendo un’altra Italia che ha voglia di parlare, di ascoltare, di esistere.

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LEGGI Santoro, il web sfida la tivù di Fabio Chiusi
BLOG A cosa serve Raiperunanotte di Alessandro Gilioli

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25 marzo 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/unaltra-italia-in-tivu/2123828/8

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97mila gli accessi al sito di Raiperunanotte

L’isola degli esclusi

“Caro presidente Napolitano, noi non siamo al Fascismo ma certe assonanze possono preoccupare”: cosi’ Michele Santoro si e’ rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aprendo Raiperunanotte dopo aver proposto le immagini di Benito Mussolini accostate a quelle di Silvio Berlusconi

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Bologna, 26-03-2010

Michele SantoroLa serata di Michele Santoro al Paladozza parte con le immagini di un comizio di Mussolini, che inneggia alla folla, intervallate con quelle dell’intervento di Silvio Berlusconi alla manifestazione del Pdl di Piazza San Giovanni. 97mila gli accessi unici sul sito internet di “Raiperunanotte” per seguire in diretta via streaming la manifestazione organizzata al Paladozza di Bologna dal sindacato dei giornalisti per difendere la liberta’ di stampa.

“Caro presidente Napolitano, noi non siamo al Fascismo ma certe assonanze possono preoccupare”: cosi’ Michele Santoro si e’ rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aprendo Raiperunanotte dopo aver proposto le immagini di Benito Mussolini accostate a quelle di Silvio Berlusconi. L’intervento di Santoro e’ stato tutto dedicato alla liberta’ d’espressione.

“Non voglio tirarla per la giacca. Sono qui soltanto per ribadire che se i partiti non abbandonano la Rai e le istituzioni di garanzia, il nostro paese rimarra’ sempre prigioniero del conflitto di interessi”. Cosi’ Michele Santoro rivolgendosi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avviando “Raiperunanotte” l’iniziativa al PalaDozza di Bologna, contro la decisione di sospendere i talk show politici in Rai per rispettare la par condicio.

Santoro cita la radio libera di Danilo Dolci, chiusa 40 anni fa dalla polizia. “Noi – dice concludendo la sua introduzione – non solo abbiamo il diritto di parlare, ma anche il dovere di parlare e di farci sentire. Stasera accendiamo le nostre luci perche’ ricominci ‘Anno Zero’. Il video, prima di dare spazio alla musica di Nicola Piovani, e’ un repertorio di alcune immagini riprese nel corso della manifestazione del Pdl a Roma sabato scorso.

Al centro della scena che ricalca lo studio di Annozero, c’e’ anche un pianoforte coda che servira’ agli artisti che hanno aderito all’evento promosso da Usigrai e Fnsi. Tra loro sono attesi anche Teresa De Sio e Elio. Sono gia’ arrivati anche Nicola Piovani e Claudia Mori. Pronti anche Marco Travaglio, Riccardo Iacona, Gad Lerner, Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Sandro Ruotolo.Nel palazzetto tantissimi giovani, membri del cosiddetto ‘Popolo viola’,striscioni della Cgil, dell’Fnsi, del Fatto quotidiano. Poco prima dell’avvio della trasmissione, molti gli ospiti presi d’assalto da cronisti e fotografi.

Lerner, basta con la compagnia di giro dei politici in tv “Di fronte all’evidenza della Rai trattata come una tv privata di proprieta’ privata dei partiti, perche’ questo e’ stato il meccanismo che ha bloccato le tramissioni, forse bisogna che anche noi ripensiamo il modo di stare in tv dei politici. Questa compagnia di giro bisogna che cambi, gli ospiti sembrano sempre gli stessi di qualsiasi cosa si parli. Sembrano essere competenti di tutto”, ha detto Gad Lerner.

“Masi e Berlusconi hanno fatto un uso criminoso della televisione pubblica: erano otto anni che aspettavo di dirlo”. Questo uno dei passaggi piu’ forti del monologo di Daniele Luttazzi. Il riferimento temporale e’ legato al cosiddetto ‘editto bulgaro’ di Sofia, quando Berlusconi indico’ anche Luttazzi, oltre che Enzo Biagi e Michele Santoro, a proposito di personaggi che facevano un uso criminoso della televisione.

Italia libera

“L”Italia e’ il paese della liberta’. Qual e’ il paese dove si puo’ essere liberi di chiudere una trasmissione? Vedi se Obama se lo puo’ permettere… L’Italia e’ il paese piu’ libero del mondo. Mi piace il frastuono della democrazia, il clamore della liberta’.
Sant’Agostino diceva che la liberta’ anche quando se ne fa un cattivo uso, come Santoro, e’ un bene…”. Cosi’, con ironia, Roberto Benigni in un’intervista mandata in onda durante Raiperunanotte. Piu’ volte Benigni ha citato lo Zimbabwe, riferendosi cosi’ a un passaggio di una delle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Trani in cui il dg della Rai Masi citava appunto il paese africano. “Io ‘Annozero’ non lo guardo mai, volevo la liberta’ di non vedere Santoro. Invece ora non c’e’ piu’..”. E infine, “un caro saluto a Enzo Biagi, che non c’e’ piu'”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=139255