Archivio | marzo 27, 2010

LE BUFALE ELETTORALI – Busta esplosiva contro la Lega. Maroni: “Stroncheremo il terrorismo”

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Mi permetta due parole, signor Ministro.

Innanzitutto la mia solidarietà al lavoratore malcapitato delle Poste. Vorrei dirle come a me pare strano, molto strano a dire il vero, che proprio nel ‘giorno del silenzio’ si mettano a parlare le lettere esplosive, inviate da un fantomatico Fai, acronimo di federazione anarchica insurrezionalista. Mi pare strano per due motivi. Il primo riguarda la scelta del giorno: perché proprio oggi? Sembrerà a lei banale la mia domanda però, a ben riflettere, tanto banale non è, data l’importanza della data e la totale incongruenza con la visione anarchica dello Stato. Un gesto del genere, oggi, non ha alcun risultato pratico che spostare una massa di indecisi a votare centrodestra, questo è il fatto. Anche perché questa supposta busta esplosiva altro non è (mi corregga se sbaglio) che un ‘ordigno’ di potenza esplosiva di poco superiore al petardo. E come gesto politico è più assimilabile a una sonora pernacchia. Secondo quesito (e qui voglio la sua intelligenza, che è molta, al lavoro) perché chiamare il fantomatico gruppo d’assalto FAI quando la vera Fai altro non è che la Federazione anarchica italiana, formata da una comunità pensante di individui dall’alto profilo morale e per nulla clandestina (e questo lei lo sa benissimo). E’ bizzarro che questi supposti insurrezionalisti scelgano una sigla che li porta a confondersi, inevitabilmente, con gli anarchici italiani che, decisamente, insurrezionalisti e violenti non sono. E poi: una Federazione di insurrezionalisti? Ma quanti gruppi di ‘fuoco’ la formano? Fosse vero ci sarebbe altroché da aver paura, anche se, lo ammetta, un così articolato gruppone di sovversivi fa davvero ridere che porti avanti le sue argomentazioni violente con una lettera esplosiva. Sono convinto che farebbero ben altro. Tipo aspettarla sotto casa con un bel bombettone di quelli stile mafioso, magari assemblato con un certo numero di candelotti di dinamite sottratti a qualche cava. Davvero, signor Ministro, è difficile anche solo pensare di accreditare simili rivendicazioni agli eterni ‘rivali’ dello Stato, gli anarchici appunto, come se fossero una sorta di prezzemolo politico buono a tutti gli usi.

Mi scusi l’ardire, ma a me questa storia puzza come un sonoro peto. Qual’è.

mauro

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Calderoli: “Andiamo avanti”. Il Pdl: “Atti così provengono da ambienti simili a quelli dei dipietristi”.

Solidarietà al Carroccio e all’impiegato ferito da parte di tutti i partiti. Il Pd: “Un fatto grave”

Busta esplosiva contro la Lega
Maroni: “Stroncheremo il terrorismo”

Il Ministro dell’Interno convoca una riunione straordinaria: “Faremo di tutto per non tornare agli anni di piombo”
Fini: “Azioni che puntano a creare odio e intolleranza”. Schifani: “Ritorni un clima costruttivo tra le coalizioni”

Busta esplosiva contro la Lega Maroni: "Stroncheremo il  terrorismo" Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni

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MILANO – “Sono veri e propri atti di terrorismo politico che intendiamo stroncare senza alcuna esitazione per evitare il rischio di un ritorno agli anni di piombo e garantire la tutela delle libere istituzioni democratiche”. Il leghista Roberto Maroni, ministro dell’Interno, reagisce all’esplosione, in un ufficio postale di Milano, di una busta bomba diretta alla sede del Carroccio e convoca, per giovedì primo aprile alle ore 10.30 al Viminale, una riunione straordinaria del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
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I presidenti di Camera e Senato. “Il presidente della Camera Gianfranco Fini esprime la condanna più ferma contro gli episodi di violenza che si sono verificati oggi a Milano”. E’ quanto si legge in una nota diffusa a Montecitorio. “Azioni – sostiene Fini – che puntano a creare un clima di odio e di intolleranza alla vigilia di un importante appuntamento elettorale per il  Paese”. Fini formula “l’auspicio affinché tutte le forze politiche respingano con forza e intransigenza ogni tentativo volto a turbare la vita democratica e la dialettica politica”. Anche il presidente del Senato Renato Schifani esprime profonda preoccupazione. “Atti di questo tipo – precisa Schifani – sono inaccettabili e vanno respinti con assoluta fermezza. Auspico il ritorno ad un clima costruttivo tra le varie coalizioni – conclude il presidente del Senato – a partire dalla condanna unanime di questi inquietanti episodi di violenza avvenuti alla vigilia di un appuntamento elettorale”.
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La Lega. “Nessuna provocazione, nessun attacco ci farà recedere dalla nostra via, che è la via delle riforme e del cambiamento democratico”. Anche il leghista Roberto Calderoli reagisce all’esplosione e “esprime solidarietà e affetto all’impiegato delle Poste che è rimasto ferito nello scoppio. “Non sarà Giove tonante – ha concluso il ministro per la Semplificazione – a far tremare il popolo e tantomeno la Lega perché questa è una forza di popolo, una forza tranquilla e decisissima, e non sarà certo un pacco esplosivo a turbare la nostra serenità o la nostra determinazione ad attuare il cambiamento per via democratica”. In seguito all’attacco da parte degli anarchici, arrivano dure condanne e parole di solidarietà rivolte alla Lega e all’impiegato ferito da tutti i partiti italiani.

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Il Pdl. Le lettere esplosive creano una “profonda inquietudine” nel ministro della Giustizia Angelino Alfano. Parlando a margine del Forum di Confragi a Taormina, il Guardasigilli ha augurato che “si possa accertare da dove provengono queste minacce in modo da sconsigliare episodi analoghi”. Parlano di “network dell’odio” Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera e Maurizio Gasparri, il suo omonimo al Senato. Entrambi, ammettono che minacce come quelle di oggi provengono da ambienti simili a quelli “dei sostenitori del noto frequentatore di criminali della ‘Ndrangheta o della Bulgaria, Antonio Di Pietro. Un personaggio che vediamo ritratto costantemente nel tempo in compagnia di delinquenti”.
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L’Idv. “Accusare le opposizioni di essere il mandante dei pacchi bomba è regime”. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, risponde dal suo blog agli esponenti della maggioranza e alle accuse avanzate. E a difendere Di Pietro ci pensa il presidente del gruppo dell’Italia dei valori al Senato, Felice Belisario: “E’ certamente Berlusconi che, occupando tutte le tv, ha seminato insulti e odio nei confronti di tutti quelli che non si inchinano a lui come evidentemente fa Cicchitto” – ha detto.
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L’Udc. Arriva la reazione di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Unione di centro, a proposito dei fatti di Milano. “Di fronte a simili minacce nei confronti di un movimento democraticamente legittimato a rappresentare milioni di cittadini in Parlamento e del capo del Governo di tutti gli italiani la condanna deve essere unanime, a maggior ragione alla vigilia di un appuntamento elettorale” – ha spiegato.
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Il Pd. Maurizio Magliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Partito democratico, ha invece fiducia nelle forze dell’ordine e si augura che sappiano “al più presto fare luce su quanto avvenuto”. Gli episodi di Milano sono gravi e preoccupanti – ha spiegato – in particolare a ridosso di un appuntamento elettorale. Dal Pd, massima solidarietà per l’impiegato delle Poste.
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La sinistra. Il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra e candidato alla presidenza della regione Campania, Paolo Ferrero, respinge categoricamente “i gravi atti di terrorismo e intimidazione di cui sono stati fatti oggetto la Lega e il presidente Berlusconi, provocando il ferimento di un lavoratore delle poste”. Questo perché “ciò che ci vede impegnati – spiega Ferrero – è la costruzione di un grande movimento politico di massa contro le politiche del governo di destra e la Confindustria. Atti come quello accaduto a Milano sono stati, sono e saranno invece sempre acerrimi avversari dell’obiettivo di dar vita a un movimento di massa e della sua capacità di realizzare conquiste sociali e civili”.
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La destra. “Le bande dell’ultrasinistra vanno fermate. E’ grave quanto accaduto a Milano, è grave quanto accaduto nelle ultime ore in provincia di Napoli dove la famiglia del nostro responsabile di Quarto, Armando Romano, è oggetto di gravissime intimidazioni nell’indifferenza delle autorità. Da nord a sud i teppisti sono scatenati, ma nessuno li ferma”. Lo dichiara Francesco Storace, segretario nazionale della Destra.
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I radicali. Per il partito di Emma Bonino parla la Segretaria dell’associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”, Irene Testa, che chiede alle autorità di “indagare a fondo” sul plico esplosivo indirizzato alla Lega, per scoprire “chi l’abbia spedito e con quali reali intenzioni politiche”.
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27 marzo 2010
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Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa»

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Dopo i sei mesi di sospensione comminati dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni
di gravità intollerabile contro la Chiesa»

Il direttore de «Il Giornale» aveva detto di non godere protezioni in quanto non è «un prete pedofilo»

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Vittorio Feltri (Ap)
Vittorio Feltri (Ap)

MILANO – Le affermazioni fatte ieri dal direttore del Il Giornale Vittorio Feltri, al momento di essere sospeso dall’Ordine dei giornalisti per il caso Boffo, sono «di una gravità intollerabile» e «peccato» per gli uomini di governo che gli hanno tenuto bordone: è quanto si legge oggi, sul quotidiano cattolico Avvenire, in un editoriale firmato dal direttore Marco Tarquinio. Feltri aveva fatto ieri una battuta sul fatto che non godeva protezioni in quanto non era «un prete pedofilo». «Ieri – sottolinea l’articolo – sulla bocca di Feltri sono tornate sconcezze e oscene allusioni, anche contro la Chiesa. E questo è di una gravità intollerabile». «Eppure Feltri dovrebbe averlo capito: il tempo è un giudice morale inesorabile, esalta i galantuomini ed è inflessibile con gli spacciatori di fango e di menzogne», prosegue l’editoriale firmato da Marco Tarquinio. «Peccato per gli uomini politici e di governo che ieri sono stati così avventati da tenere bordone» a Feltri «finendo per difendere la sua pretesa d’impunità e dimenticando che in questa storia l’unica vittima è stato Boffo».

«NON TROPPO PRESTO» – «L’Ordine dei giornalisti milanesi avrebbe forse potuto evitare di sentenziare su un caso così emblematico alla vigilia di una consultazione elettorale, ma nessuno può dire che questo giudizio sia arrivato troppo presto», prosegue il giornale cattolico, osservando che se per il direttore del Giornale «c’è “solo” una pesante sospensione» inflitta dall’Ordine dei giornalisti «e non una definitiva radiazione dalla professione giornalistica, non è per le cortine fumogene, ma perché in qualche modo a dicembre provò in parte a rimediare al malfatto».

LA VICENDA – L’Ordine dei giornalisti della Lombardia aveva comminato venerdì sei mesi di sospensione a Vittorio Feltri per la vicenda relativa a Dino Boffo e per aver continuato a far scrivere Renato Farina dopo la sua radiazione dall’Ordine. Farina era chiamato «agente Betulla» dai servizi segreti che ne che ne pilotavano gli articoli. Nessuna sanzione invece al direttore del Giornale per i suoi attacchi a Gianfranco Fini perché «nel caso specifico, ha agito nell’ambito del diritto di cronaca e di critica».

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Redazione online
27 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_27/feltri-avvenire-boffo-tarquinio_119cbe6e-398d-11df-862c-00144f02aabe.shtml

LA ‘PARTITA’ (di testa) DELL’AMORE – Puglia, Gabriella Carlucci aggredisce fisicamente una candidata del Pd

Puglia, botte tra Gabriella Carlucci
e una candidata del Pd

Antonella Cusmai, 36 anni, colpita al collo in albergo davanti a 200 persone dall’ex conduttrice

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Antonella Cusmai (Corriere del Mezzogiorno)

BARI – Si sono azzuffate davanti a 200 persone: protagoniste Gabriella Carlucci, ex conduttrice e parlamentare del Pdl, candidata sindaco del centrodestra nel Comune di Margherita di Savoia, nel foggiano, e Antonella Cusmai 36enne commercialista, militante del Pd e «punta di diamante» della lista che sostiene Bernardo Lodispoto, sfidante di Carlucci.

TRAUMA AL COLLO – L’episodio viene riferito sabato in articoli pubblicati da giornali locali. Il «contatto fisico» sarebbe avvenuto nella sala di un albergo, a Margherita di Savoia, alla presenza di circa 200 persone. Le due donne ricostruiscono l’episodio in maniera differente ma entrambe ammettono che il «contatto fisico» c’è stato, tanto che Antonella Cusmai afferma di aver riportato un trauma al collo diagnosticato dai medici del pronto soccorso. L’occasione – riferisce il Corriere del Mezzogiorno – era un confronto presieduto da Carlucci per parlare di una residenza sanitaria per anziani. Cusmai, che di quella «rsa» in campagna elettorale ha rivendicato qualche merito al centrosinistra, presente nella sala, sostiene di essere stata invitata ad andarsene: «È una manifestazione del centrodestra», avrebbe detto Carlucci. Ma dopo il suo diniego Cusmai racconta di essere stata «afferrata per le spalle da una persona in preda all’isteria, osannata da una platea invasata» e di aver riportato un trauma al collo. Carlucci dà un’altra versione e accusa Cusmai di averle rivolto pubbliche offese: a questo punto la parlamentare del Pdl avrebbe accompagnato fuori dall’albergo «In maniera energica – ammette – l’avversaria». Cusmai ha annunciato di voler presentare denuncia per l’aggressione subita. Per la verità non è la prima volta che Gabriella Carlucci finisce sulle pagine dei giornali per aver dato in escandescenze. Famoso il suo duello con il Trio Medusa nel corso di un servizio delle Iene.

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Redazione online
27 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/carlucci-botte-puglia_d41c840e-39b7-11df-862c-00144f02aabe.shtml

Scontro fra la Carlucci e le Iene

Tariffe, stangata da 761 euro a famiglia: Aumentano assicurazioni, benzina e gas

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La denuncia di Federconsumatori e Adusbef che hanno aggiornato le previsioni di spesa diffuse a gennaio
Le rate dei mutui aumentano di 80 euro, le tariffe aeroportuali +65 euro, acqua e rifiuti 18 e 35 euro in più

Tariffe, stangata da 761 euro a famiglia

Aumentano assicurazioni, benzina e gas

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Tariffe, stangata da 761 euro a famiglia Aumentano assicurazioni,  benzina e gas
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ROMA – Nessuna tregua per i consumatori italiani: ogni famiglia quest’anno dovrà spendere 761 euro in più a causa degli aumenti delle tariffe. Lo denunciano Federconsumatori e Adusbef che hanno aggiornato le previsioni di spesa già diffuse a gennaio alla luce dei rincari autostradali, della benzina e dell’aumento stimato della bolletta del gas.

“Dopo i drammatici dati relativi al ricorso alla cassa integrazione che ha superato il miliardo di ore e il continuo aumento del tasso di disoccupazione, che comporteranno oltre i drammi sociali e individuali, una caduta del potere di acquisto delle famiglie italiane di 565 euro annui, si aggiunge una vera e propria stangata alle famiglie che – sottolineano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti – avevamo già pronosticato e che oggi viene aggiornata per i rincari autostradali, il continuo aumento del prezzo della benzina nonché l’aumento stimato dal primo di aprile per la bolletta del gas del 3 per cento, pari a circa 34 euro annui in più, dopo quello precedente di 28 euro”.
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L’Aiscat, associazione che rappresenta le società concessionarie autostradali, si dissocia dalle previsioni. Il direttore generale Massimo Schintu ha precisato che “non esistono aumenti in vista delle tariffe autostradali: gli aumenti sono contrattualizzati e avvengono all’inizio dell’anno, dal primo gennaio”. “Solo lo scorso anno – ricorda Schintu – c’è stato un differimento di 4 mesi, come concordato con il governo e stabilito per legge. Un ritardo – precisa – che non è stato neppure recuperato”.
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Secondo Federconsumatori e Adusbef, nel dettaglio l’assicurazione auto costerà 130 euro in più, le tariffe aeroportuali ben 65 euro (130 milioni di passeggeri-costi diretti e indiretti) in più mentre quelle autostrdali 60 euro in più. Il ricorso per multe e i contenziosi comporteranno un esborso di ulteriori 55 euro. Per gas, acqua e rifiuti le famiglie tireranno fuori mediamente 62,18 e 35 euro in più. L’aumento dei servizi bancari costerà altri 30 euro aggiuntivi e l’aumento delle rate dei mutui circa 80 euro. La spesa per i carburanti comporterà un aggravio di 171 euro e quella per i treni di 65 euro. Un sollievo arriverà solo dalle tariffe elettriche (-10 euro).
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“Dall’aggiornamento ad aprile – spiegano le due associazioni – ogni famiglia subirà quindi maggiori spese per 761 euro annui senza contare i costi indiretti che questi aumenti provocheranno sul tasso di inflazione. Ciò produrrà un’ulteriore contrazione dei consumi che influirà negativamente sulle produzioni e sul mercato”. Trefiletti e Lannutti ricordano che “era stato promesso l’impegno a bloccare le tariffe. Ma – aggiungono – a conti fatti ora abbiamo capito perché questo governo si è voluto definire ‘del fare’. E cioè per permettere di ‘fare’ aumentare le tariffe e la pressione fiscale”.

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27 marzo 2010
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Figli di potenti assunti senza concorso: Ecco la Parentopoli di Bertolaso

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L’INCHIESTA/ Il personale della Protezione civile triplicato in tre anni
Imbarcati familiari di generali e giudici di Consulta e Corte dei Conti

Figli di potenti assunti senza concorso
Ecco la Parentopoli di Bertolaso

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di PAOLO BERIZZI

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Figli di potenti assunti senza concorso Ecco la Parentopoli di  Bertolaso Guido Bertolaso

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ROMA – Lo “Stato nello Stato” ha imbarcato proprio tutti. Tutti quelli che bisognava imbarcare. Figli e nipoti di: generali, colonnelli, magistrati della Corte dei conti e della Corte costituzionale, cardinali, prefetti, direttori generali del Tesoro (gli stessi che devono controllare le spese della Protezione civile), avvocati di Stato, 007 dei servizi segreti, dirigenti e segretari generali della Presidenza del consiglio dei ministri, ex capi dei vigili del fuoco, dirigenti sindacali.
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Tutti assunti per chiamata diretta. Senza concorso. Tutti catapultati nel dipartimento-carrozzone più generoso d’Italia. Quello della “procedura straordinaria”, della deroga continua a tutto. Anche all’articolo 97 della Costituzione che prevede il concorso per entrare nella pubblica amministrazione. In Protezione civile i posti di lavoro si materializzano su indicazione di Guido Bertolaso. Che di problemi, da questo punto di vista, non se n’è mai fatti. Avendo piazzato il cognato ed ex socio in affari, Francesco Piermarini – ingegnere in stretti rapporti con uno dei pilastri della “cricca dei banditi”, l’imprenditore Diego Anemone – a lavorare in evidente “conflitto d’interessi” nei cantieri del G8 della Maddalena.
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“L’anomalia istituzionale è mostruosa – dice il senatore Pd Mario Gasbarri – questo è l’unico settore della pubblica amministrazione dove la parola concorso pubblico non esiste e dove si va avanti con assunzioni parentali e amicali in cui la grande assente è la competenza. Alla faccia di Brunetta”. Nel mare grande del pubblico impiego, in effetti, l’attuale Protezione civile è un isola del tesoro sciolta dagli ordinamenti dello Stato.

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Un coacervo istituzionale dove il nepotismo e il clientelismo sono elevati alla massima potenza grazie anche a un “congelamento” delle norme che regolano le assunzioni statali. E dove un posto, una collaborazione, un salto di carriera, un trattamento economico extra moenia, si materializzano sempre. Anche se sei un pensionato di 83 anni (è il caso di Domenico Rivelli, “collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili dell’emergenza rifiuti a Napoli”). Anche se di emergenze e calamità hai sentito parlare solo in televisione. Può capitare di essere figli del capo del personale di palazzo Chigi (Giuseppina Perozzi). E così si aprono le porte dell’ufficio stampa del dipartimento.
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E’ il caso di Eugenio D’Agata, già “collaboratore dell’emergenza eventi avversi” in Calabria, assunto a 24mila euro assieme ad altri 199 con la recente legge 26 che ha trasformato il decreto 195, quello della “Protezione civile spa”. Del mazzo dei fortunati fa parte anche Carola Angioni, figlia del generale Franco Angioni, capo della spedizione in Libano, oggi assunta dopo aver collaborato a tamponare nel 2007 “l’emergenza eventi atmosferici” nel Veneto. I rifiuti di Napoli sono stati il banco di prova di Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di palazzo Chigi: arruolata anche lei. Come la nipote del cardinale Achille Silvestrini, come la figlia di Carmen Iannacone, funzionaria della Corte di conti addetta al controllo degli atti di palazzo Chigi.
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Sono molti i magistrati che hanno prole tra i protettori civili: almeno cinque della Corte di conti, e cioè quello che dovrebbe essere il cane da guardia del dipartimento. Due sono Rocco Colicchio e Marco Conti. Un’altra è la segretaria generale, Gabriella Palmieri. Poi c’è la Corte costituzionale. Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Corte, Ugo De Siervo, è in squadra. Si è occupato dell’esondazione del Sarno e ora segue le “relazioni con gli organismi internazionali”.
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Fino al 2004 i dipendenti della Protezione civile erano 320. Oggi sono 800, di cui 150 “comandati” (provenienti già da altre amministrazioni). Cinquecento assunti in cinque anni. Gli ultimi 200 Bertolaso li ha chiamati a corte a fine febbraio: da co. co. co. a contratto a tempo determinato. In attesa di essere stabilizzati. Ovviamente senza concorso. Altri 16 dirigenti a contratto (con ordinanza) diventeranno in questi giorni dirigenti dello Stato, stipendio da 3 mila euro netti.
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L’elenco dei neo protettori è una specie di manuale Cencelli. Puoi trovare la figlia del prefetto Anna Maria D’Ascenzo, già capo del dipartimento dei vigili del fuoco; quella del colonnello Roberto Babusci che dirigeva il centro operativo aereo della Protezione civile; la nipote dell’ex presidente della Rai Ettore Bernabei e il figlio di Mario Ferrazzano, segretario generale del sindacato della presidenza del consiglio Snaprecom. Un dipartimento fidelizzato. E la fede con Bertolaso paga. Nel “cerchio magico” ci sono Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Tutti e tre sono stati nominati (da co. co. pro che erano) dirigenti generali della Presidenza del consiglio con norme ad personam. Infilate nel decreto rifiuti del 2008. Guadagnano 170mila euro. Quando nel 2001 sono stati assunti, i primi due erano estranei alla pubblica amministrazione. Facevano solo parte della squadra di Rutelli al Giubileo. Da oggi a vigilare sull’operato della Protezione civile, “a difesa dell’equità di trattamento dei lavoratori”, c’è una consulta permanente creata dalla Cgil. Basterà?
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(3. fine. Le altre puntate sono state pubblicate il 14 e il 20 marzo, vai a Repubblica.it)
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27 marzo 2010
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I Verdi: ecco la mappa delle future centrali nucleari sul territorio italiano / La questione “centrale”

E per il deposito nazionale delle scorie radioattive indicano Garigliano

I Verdi: ecco la mappa delle future centrali nucleari sul territorio italiano

Per il movimento ecologista le prime ad essere costruite saranno quelle di Caorso e Montalto di Castro

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Angelo Bonelli con la mappa delle future centrali nucleari  italiane ipotizzate dai Verdi (LaPresse)
Angelo Bonelli con la mappa delle future centrali nucleari italiane ipotizzate dai Verdi (LaPresse)

MILANO – La prima centrale nucleare di Italia sarà con molta probabilità quella di Montalto di Castro in provincia di Viterbo. Poi, tra i possibili siti atomici, ci sono Caorso in provincia di Piacenza e Trino Vercellese (Vercelli) e per il deposito nazionale di scorie radioattive la località di Garigliano a cavallo tra le province di Latina e Caserta. È questa la mappa della distribuzione delle centrali nucleari fornita, a Roma davanti a Montecitorio, dai Verdi in chiusura di campagna elettorale.

LA MAPPA – «Il governo – osserva Angelo Bonelli, presidente dei Verdi – non ha avuto il coraggio di rivelare prima delle elezioni regionali i luoghi in cui verranno costruite le centrali» e in cui dovrebbero verranno «sprecati almeno 30 miliardi di euro dei contribuenti italiani». Ecco allora la cartina delle sedi che produrranno energia atomica, secondo le indicazioni dei Verdi: Caorso (Pc), Trino Vercellese (Vc), Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), San Benedetto del Tronto (Ap), Scarlino (Gr), Montalto di Castro (Vt), Borgo Sabotino (Lt), Garigliano (Lt-Ce), Termoli (Cb), Mola di Bari (Ba), Scansano Jonico (Mt), Oristano, Palma di Montechiaro (Ag).

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Redazione online
26 marzo 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_26/centrali-nucleari-mappa-verdi_9fa1fc38-38f7-11df-97c8-00144f02aabe.shtml

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La questione “centrale”

REGIONALI. Il nucleare è il nodo più contraddittorio (e più silenziato) della campagna elettorale. I candidati del centrodestra si dicono contrari. Ma il governo aspetta solo il dopo voto per rendere noti i siti già prescelti

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di Diego Carmignani

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Da Nord a Sud, quasi tutto lo Stivale va alle urne per rinnovare o confermare le amministrazioni Regionali. Voto che in alcune località racchiude particolari significati e ragioni per i cittadini coinvolti. A Mola di Bari e a Chioggia, ed esempio, oppure a Garigliano e Montalto di Castro: luoghi che il governo ha scelto come trampolino di lancio per il ritorno massiccio all’energia nucleare. Ma non ce lo dice, vista la spinosità della questione a ridosso delle consultazioni.

Disciplinati a dovere, i candidati del centrodestra, fatta salva la posizione bizzarra di Formigoni (favorevole all’atomo, basta che non riguardi la sua Lombardia), si sono convenientemente schierati per il no, dalla Polverini a Cota, da Zaia a Bernini. Dichiarazioni vane e poco attendibili, perché i loro “superiori” hanno già le idee chiare. Scajola, tra un incontro con i vertici dell’Areva e la messa a punto della nuova Agenzia per la sicurezza nucleare, promette che entro autunno le oltre 400 aziende italiane potenzialmente interessate al business dell’atomo potranno iniziare a muoversi.

L’obiettivo per la prima pietra è, come noto, il 2013. Intanto, la sua collega Mariastella Gelmini ci mette del suo, rilanciando la ricerca in Italia. Ovviamente quella per il nucleare. Se il quando e il come sembrano scolpiti nei nostri destini, resta il problema del dove. E il leader dei Verdi Angelo Bonelli, visto che il governo non si decide, fa la sua proposta: costruire le nuove centrali, nell’ordine, ad Arcore, a Villa Certosa, a Palazzo Chigi e un’ultima a Montecitorio. Questa la provocazione lanciata davanti al palazzo della Camera, scenario dell’ultimo atto di una campagna elettorale che vede il presidente del Sole che ride capolista dei Verdi nel Lazio.

Un gruppo di attivisti di Greenpeace ha srotolato un lungo striscione al primo piano della facciata della sede della presidenza della regione Puglia con la scritta “Forza regioni contro il nucleare”, mentre esponenti verdi mostravano il modellino in polistirolo di un reattore atomico, simulando un incidente. «Il governo – ha detto Bonelli – si sta accingendo a borseggiare gli italiani perché saranno i contribuenti a pagare le centrali nucleari che costeranno almeno 30 miliardi di euro». Operazione economica, silenziata per via delle imminenti elezioni, che sarà resa nota solo dopo il voto, così com i siti prescelti.

Quello che invece faranno i Verdi dopo le consultazioni è noto: insieme ad altre forze, depositeranno il quesito per un triplice referendum. Contro il nucleare, contro la privatizzazione dell’acqua e per l’abolizione dell’articolo 842 del codice civile, che consente ai cacciatori di entrare nei fondi privati. Prima però c’è il voto regionale, che già indirizzerebbe il consenso o meno verso l’atomo. «I cittadini italiani devono sapere che se domenica e lunedì prossimo voteranno per il centrodestra il loro sarà un voto per il nucleare», conclude Bonelli.

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27 marzo 2010

fonte:  http://www.terranews.it/news/2010/03/la-questione-%E2%80%9Ccentrale%E2%80%9D

La California in bancarotta la salva una tassa sulla marijuana

San Francisco, Richard Lee è il promotore di un referendum sulla liberalizzazione

Lo Stato ha un deficit di oltre 20 miliardi di dollari

La California in bancarotta
la salva una tassa sulla marijuana

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dall’inviato di Repubblica FEDERICO RAMPINI

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La California in bancarotta la salva una tassa sulla marijuana
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SAN FRANCISCO – Questa è l’unica città al mondo dove è vietato fumare all’aperto in molti parchi, nei quartieri attorno a scuole e ospedali, ma se vai a un concerto funky al Fillmore il fumo dello spinello, attivo o passivo, è obbligatorio. Non poteva che partire da qui la più curiosa delle rivoluzioni fiscali: risanare il deficit pubblico con le canne. Il profeta di questa battaglia è Richard Lee, 47 anni, il guru della liberalizzazione della marijuana a San Francisco. Per i suoi seguaci lui è la prova vivente che lo spinello libero è un ottimo business, privato e collettivo. All’altra estremità del Bay Bridge, sulla sponda dirimpetto a San Francisco, Lee ha scelto il porto di Oakland per creare un centro di formazione dei futuri imprenditori della marijuana. “Pot-repreneurs” li chiamano, un gioco di parole che si potrebbe tradurre liberamente “imprenditori in erba”. Perché se passa il referendum sulla liberalizzazione in tutta la California, questo diventerà un business.
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Dalla coltivazione alla distribuzione, il mercato che oggi è artigianale e semi-sommerso diventerà rispettabile e alla luce del sole. Lee ha visto lontano creando la sua università di Oaksterdam (“Oakland più Amsterdam”) e gli effetti sono visibili. Città portuale stremata da recessione e disoccupazione, con dei ghetti neri in preda alla violenza delle gang, Oakland sta vivendo una mini-rinascita economica proprio nel quartiere del centro storico che Lee ha scelto come la culla della sua industria. Ai vecchi dispensari di erba “per scopi medici” ancora impregnati di nostalgia hippy, come il Bulldog Café dove risuonano a tutte le ore le note di “The Dark Side of the Moon”, sono venuti ad aggiungersi nuovi negozi che puntano a un pubblico sempre più variegato, rispettabile, salutista e igienista.

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E’ con questa filosofia pragmatica che Lee ha lanciato la raccolta di firme per il referendum, conclusa con successo mercoledì: superata la soglia di 434.000 cittadini, la consultazione popolare è convalidata. Si voterà a novembre insieme con le legislative nazionali e l’elezione del nuovo governatore della California. Ma è sul referendum per la marijuana che la campagna è partita per prima. Da lunedì le radio e tv locali di San Francisco manderanno in onda i primi spot pubblicitari. Quello scelto da Lee è il più sorprendente. Il guru del movimento per la liberalizzazione ha scelto come testimonial un vicesceriffo in carne ed ossa, che ammette il fallimento della politica di criminalizzazione e conclude: “E’ ora di controllare la marijuana. E di tassarla”.
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L’élite liberal e trasgressiva di San Francisco ha studiato la lezione della sconfitta precedente, un referendum analogo bocciato dagli elettori nel 1972. Basta coi messaggi troppo radicali, ora si punta sul concreto. Lee ha commissionato uno studio all’economista Jeffrey Miron di Harvard, che stima a 13 miliardi di dollari il costo complessivo del proibizionismo, più altri 7 miliardi di potenziale gettito fiscale perduto. Proprio questo sta diventano l’argomento martellante della campagna pro-cannabis. “La stessa authority che certifica i conti dello Stato  –  spiega Lee  –  ha calcolato che la California guadagnerà 1,4 miliardi l’anno di tasse sulla marijuana se viene legalizzata la vendita. Con 20 miliardi di deficit, questa nuova entrata sarà una manna dal cielo”. Secondo i sondaggi la maggioranza dei californiani è d’accordo: il 56% propende per il sì. Dall’attuale vendita controllata per soli scopi medici, si passerebbe a una liberalizzazione totale, anche per il consumo ricreativo. Unico limite, la dose singola in vendita: un’oncia, circa 30 grammi. Se vince Lee, il dilemma finirà sulla scrivania di Barack Obama. La liberalizzazione totale violerebbe la legge federale. Ma se l’alternativa è la bancarotta della California?
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27 marzo 2010
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GAZA – Morire per un piatto di sardine (e per l’indifferenza generale)

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Oggi i carri armati palestinesi stanno scorazzando per le strade di Gaza, seminando odio, dolore e morte. Più che una notizia sembra una non notizia, un qualcosa che cade inevitabilmente nell’indifferenza generale del mondo occidentale, quasi che lo sterminio di un intero popolo da parte di una nazione belligerante per fame di conquista sia, di fatto, un ‘comportamento’ socialmente accettato, come il fumare. Si sa, fumare fa male, fa venire il cancro e porta alla morte. Allora, che di nuovo?

E’ davvero necessario fare uno sforzo per togliersi quelle bende dagli occhi che impediscono di ‘vedere’ realmente le cose come stanno. E informarsi. Sempre. Usando il cervello nel farlo e per dire ‘no’ in massa a questo genocidio insensato, per costruire una ‘pressione’ a livello internazionale ed impedire finalmente uno sterminio che sembre non finire mai. O meglio, che sembra voler finire quando anche l’ultimo palestinese avrà esalato l’ultimo respiro. E’ questo che vogliamo? Davvero?

La notizia che leggerete qui di seguito è dell’altro ieri, forse capirete perché si tendono agguati alle truppe israeliane. D’altronde, basta pensare alla nostra Resistenza, ai nostri Partigiani che tanto si sono battuti, e in tanti sono morti, per darci la Libertà di cui oggi godiamo, per darci la possibilità di essere uomini liberi. Liberi, non indifferenti.

mauro

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Pescatori palestinesi sotto attacco

fisherman under fire

(pic by Radmila Stojanovic)

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Morire per un piatto di sardine o poco più è il rischio a cui vanno incontro coscienti i pescatori di Gaza quando mollano gli ormeggi per allontanarsi dalla riva.

Questa mattina Hazem Gora’ani, 26 anni, pescatore di Deir Al Balah,  sud della Striscia, è stato portato all’ospedale Shifa Hospital con gravi ferite alla testa.

“E’ stata necessaria un’operazione urgente per fermare l’emorragia” ci ha spiegato il dottor Samir Kahlout del reparto terapia intensiva, “le condizioni di Hazem sono critiche e instabili”.
Nafiz, il fratello del pescatore ferito ci ha raccontato l’accaduto: stavano pescando in acque palestinesi a meno di tre miglia dalla costa su di due hassaka, (piccole imbarcazione di 4-7 metri di lunghezza) quando sono stati intercettati da una nave da guerra israeliana che ha tentato di rapirli.

In preda al panico i pescatori hanno cercato di navigare indietro verso la costa.
A quel punto i soldati israeliani hanno aperto il fuoco  ferendo gravemente Hazem.
Un giornalista palestinese presente in ospedale, ci ha mostrato le foto dell’imbarcazione ridotta un colabrodo dai proiettili israeliani.

I pescatori di Gaza sono attaccati pressoche’ ogni giorno dalla marina di Tel Aviv, ma solo quando ci scappa il morto o un ferito grave il loro dramma ottiene l’onore della cronaca: solo due settimane fa due hassakas sono state rubate e i pescatori rapiti condotti ad Ahskelon, il porto israeliano più vicino.
Come drammatica routine, i pescatori sono stati rilasciati dopo un fallito tentativo di conversione in spie, mentre le loro imbarcazioni sono state distrutte.

Ban Ki-moon qualche giorno fa è venuto a farci visita, per due ore soltanto.
“Visite con l’elastico”, come le definisco io: colazione  e  pranzo  in Israele, in mezzo una sgambata sulle macerie di Gaza a respirare l’aria malsana satura di metalli e uranio impoverito, prima di rimbalzare indietro da dove si è giunti.
Il segretario delle Nazioni Unite è corso a patrocinare un progetto dell’Unrwa a Khan Younis riguardante 150 unità abitative, nulla in confronto alle 2.200 unità abitative in attesa di essere costruite e tutt’oggi ferme per via del blocco israeliano dei materiali edili.
Come nulla Ban Ki-moon ha denunciato delle disastrose conseguenze di più di tre anni di assedio, e non mi riferisco solo alle migliaia di edifici in attesa di essere ricostruiti e conseguentemente ai profughi che vivono ancora sotto le tende.
Non un cenno è stato fatto ai pescatori quotidianamente attaccati, ai contadini che hanno perso buona parte dei campi coltivati durante il massacro e a quelli ogni giorno sono bersagliati dai cecchini lavorando la terra al confine.
Nulla dei feriti permanentemente, dei mutilati. Della disoccuppazione che qui ormai sorpassa ampiamente il 70% della forza lavoro e della patologica mancanza di elettricità, di carburante, di medicine, di cure adeguate per i malati, (fra quest’ultimi, già oltre 500 deceduti perchè non curabili negli ospedali della Striscia).

Ultima nota colorita del viaggio mediorientale del segretario dell’ONU è stata recarsi in visita ai genitori dell’unico prigioniero israeliano in mano ai palestinesi: Gilad Shalit.
Quando si dice due pesi e due misure, Ban Ki-moon non si è degnato di stringere la mano nemmeno ad uno solo dei parenti dei 11 000 prigionieri politici palestinesi sepolti vivi nelle prigioni israeliane.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

(per contatti e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com)
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fishing under fire: http://fishingunderfire.blogspot.com/

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Palestina, primavera di sangue

24 marzo 2010

autunno

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In Palestina l’inizio della primavera è un autunno implacabile: ragazzi cadono come foglie secche.

Gli ultimi martiri:
Mohammad Qadus, 16 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo
Osayed Qadus, 19anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo
Salah Qawariq, 19 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo
Mohammad Qawariq, 19 anni – colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo

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fonte:  http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi

Blindati israeliani entrano a Gaza dopo scontro con 4 morti

Blindati israeliani entrano a Gaza dopo scontro con 4 morti

Photo

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GAZA (Reuters) – I carri armati israeliani sono entrati nella Striscia di Gaza oggi dopo che due soldati israeliani e due militanti palestinesi sono rimasti uccisi nel peggior scontro da un anno sul confine di Gaza, da quando Israele ha messo fine alla sua offensiva 14 mesi fa.

Fonti palestinesi hanno riferito di altre vittime e hanno detto che cinque carri armati e due bulldozer blindati sono entrati nella zona a est sparando proiettili ad obbiettivi vicino alla città di Khan Younis nel centro della Striscia.

L’esercito israeliano ha detto che un ufficiale e un coscritto sono stati uccisi in un’imboscata compiuta da palestinesi armati contro una pattuglia dell’esercito israeliano sul confine della Striscia di Gaza. Altri due militari sono rimasti feriti mentre due palestinesi tra gli assalitori sono rimasti a loro volta uccisi.

Il gruppo di militanti ‘Comitati per la resistenza Popolare’ hanno confermato che uno dei suoi uomini è rimasto ferito dai colpi sparati. Fonti palestinesi hanno anche riferito dell’intervento di elicotteri israeliani e di un drone militare (aereo senza pilota) nel cielo.

Funzionari palestinesi non hanno confermato la morte di due ma hanno affermato che almeno cinque persone tra cui un ragazzino di dieci anni, sono rimasti feriti. Il territorio di Gaza è governato da Hamas, gruppo islamico che ha mantenuto il cessate il fuoco dopo l’ultima guerra con Israele del 2008- 2009. La tregua de facto era già stata sfidata da fazioni minori palestinesi a Gaza, territorio tuttora sotto embargo israeliano.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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26 marzo 2010

Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE62P0KT20100326

Regionali, Berlusconi no-stop in televisione. Bersani attacca: è come Kim Il Sung

Regionali, Berlusconi no-stop in televisione
Bersani attacca: è come Kim Il Sung

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100326_polverini.jpg

Il premier: se perdo non cambia nulla. Di Pietro: il Cavaliere aizza le masse e attenta alla Costituzione. Casini: non sono elezioni nazionali. Prodi: la sofferenza delle persone non si nasconde

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ROMA (26 marzo) – Ultimi appelli e botta e risposta finali in vista delle elezioni regionali di domenica e lunedì, con il premier Silvio Berlusconi che invade i tg e il leader del Pd Pier Luigi Bersani che invece chiude la campagna elettorale davani ai cancelli della Fiat.

In caso di una sconfitta alle regionali, a livello nazionale «non cambia nulla perché abbiamo avuto un mandato per una legislatura di 5 anni», ha detto il premier in una intervista a SkyTg24 (in serata il Cavaliere si è fatto intervistare anche da tutti i principali tg e dal Gr). Poi scherzando Berlusconi ha spiegato di non essere «abituato a fare» pronostici su cose «che non sono possibili».

«Non temo l’astensionismo elettorale, ho fiducia nel buon senso degli italiani», ha affermato ancora Berlusconi che ha sottolineato di non temere il sorpasso della Lega sul Pdl «un’ipotesi che non esiste, perché nei sondaggi che noi abbiamo e che conosciamo questo sorpasso non c’è». «È stata fatta una grande ingiustizia nei nostri confronti – ha insistito Berlusconi -. Nessun caos liste, c’è stata solo la violazione della legge da parte di certi giudici. Si tratta di magistrati chiaramente di sinistra. C’è stata violenza nei confronti nostri delegati, violazione della legge da parte di alcuni magistrati e una ingiustizia nei nostri confronti. È allucinante che la sinistra abbia dimostrato totalmente la sua antidemocraticità battendosi affinchè noi restassimo fuori dalle liste».

«Non sprecate il vostro voto con l’Udc, che non avrà alcun posto in nessun consiglio regionale. Un voto all’Udc sarebbe un favore alla sinistra. Casini ha avuto un comportamento schizofrenico e si è alleato ora con la destra e ora con la sinistra a seconda delle convenienze locali», ha detto ancora il premier. Nelle regioni dove si è alleato con il Pdl, ciò è «avvenuto – ha sottolineato il premier – contro il mio parere. Io mi sono piegato al volere della maggioranza».

Anche in Lazio, nonostante l’esclusione della lista del Pdl «si può ugualmente vincere, basta mettere la croce sul simbolo della nostra candidata Renata Polverini», ha detto ancora Berlusconi al Tg4. «Bisogna evitare – ha aggiunto – l’astensione e non disperdere il voto su liste minori come l’Udc che non potrà avere peso nei consigli regionali».

«Alla mia età sono stufo delle ipocrisie e il vantaggio è che dico tutto quello che mi va di dire», ha poi aggiunto in serata il premier nel comizio finale a Roma con Renata Polverini.

«Il vento sta cambiando», dice invece il segretario del Pd. Che poi accusa il premier per l’invasione delle tv nell’ultimo giorno di campagna elettorale. «Guardando i telegiornali di stasera mi pare chiaro che ci stiamo avvicinando ad uno standard ‘Kim II Sung’. In attesa che dalle autorità di vigilanza arrivino sanzioni meno facilmente onorabili da un miliardario c’è da augurarsi che gli elettori comincino a mettere loro qualche rimedio».

«Berlusconi nervoso, ci credeva finiti». Se il premier lancia gli ultimi appelli in tv, il segretario del Pd va invece davanti ai cancelli della Fiat a Mirafiori, a incoraggiare gli operai, a promettere un impegno maggiore sui temi del lavoro, «sui problemi reali del Paese, che Berlusconi non affronta». «Berlusconi è nervoso perché percepisce un problema e cerca di scansarlo, ha difficoltà a parlare davvero di quel che ha fatto il governo del “fare”. Berlusconi ha difficoltà a rispondere, si fa presto a dire “governo del fare”, ma precisamente cosa si è fatto? – ha detto Bersani -. Ed è nervoso perché fino a un paio di mesi fa pensava che saremmo stati all’angolo, confinati in una riserva indiana di 3-4 Regioni e che per tre anni avrebbe avuto delle praterie davanti, ma le cose non stanno così. E alle regionali mi aspetto un’inversione di tendenza».

«Berlusconi non parla delle promesse mancate». «Berlusconi ha evitato il confronto per non parlare delle promesse fatte che non sono venute – ha proseguito Bersani -. Bisogna che ci occupiamo dei problemi della gente, e non sempre della magistratura, delle televisioni, delle ossessioni del nostro premier».

«Presidenzialismo? Si rischia l’Argentina di 20 anni fa». Bersani ha ribadito poi la sua contrarietà al presidenzialismo, anche perché, ha spiegato, «si rischia di trovarsi nell’Argentina di 20 anni fa. Attorno al tema del presidenzialismo c’è anche questo elemento di pericolo, e cioè che la piega delle riforme prenda un andamento che abbia un sapore vagamente populista, viste anche le premesse di questi anni. Ma le riforme istituzionali si possono fare. Noi abbiamo un pacchetto di proposte che riguardano il superamento di questo bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, la legge sui partiti e, in particolare, una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i deputati e non di vederseli nominare».

«Vuol dire che sono così forte che riesco a metterlo in minoranza nel Pdl», ha replicato il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini alle affermazioni del presidente del Consiglio. «Sono contento – ha proseguito – di prendere atto di questa realtà: che se il premier era contrario e la maggioranza ha deciso per le alleanze con noi vuol dire che l’Udc è così travolgente che riesce a metterlo in minoranza nel Pdl. Questa è una notizia. Comunque noi – ha continuato il leader Udc – agli insulti di Berlusconi rispondiamo con un’offensiva dell’amore. E gli diciamo di stare sereno, tranquillo, di lavorare per il bene del Paese e magari un po’ meno insulti e un po’ più fatti sono importanti per l’Italia».

«Da Berlusconi e Di Pietro attacchi duri».
«In questa campagna elettorale gli attacchi più duri l’Udc li ha ricevuti da Di Pietro e Berlusconi. Guarda caso sono sempre assieme…», ha continuato il leader Udc.

«L’unica cosa chiara – ha poi detto Casini – è che queste non sono elezioni politiche nazionali. Sono elezioni locali, regionali. Noi vogliamo parlare delle Regioni, dei loro problemi e speriamo che siano amministrate meglio che in passato».

«Casini: allenza con Bersani? Prima deve mollare Di Pietro». «Bersani ha cercato di dimostrare ragionevolezza, ma il suo problema serio è la compagnia di giro che si porta dietro – ha detto ancora Casini -. Quindi, per un’alleanza con l’Udc, dovrà mollare gli alleati impresentabili e con i quali non è possibile una convergenza politica nei fatti. Se la direzione di marcia è quella del populismo in salsa leghista, cioè Berlusconi, o la riedizione dell’Ulivo Bersani-Di Pietro, noi andremo soli anche alle prossime politiche».

«Voto utile contro Lega e malgoverno». Per Casini «quello delle regionali è un voto utile per difendere gli interessi dei cittadini: a Nord per fermare l’arroganza e la supponenza della Lega di cui il Pdl è orami vittima imbambolata. Al centrosud dove la sinistra ha gravemente fallito, mal governando. Prima che sia troppo tardi, fermiamo la Lega».

Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in una conferenza stampa a Bari ha accusato «sul piano politico e giudiziario» il presidente del Consiglio perché «ha aizzato le masse, portando a motivo della manifestazione il fatto che era contro l’opposizione e il potere giudiziario». «A norma di Costituzione – ha proseguito – lui, che è il capo dell’esecutivo, nel momento in cui vuole distruggere il potere giudiziario, attenta alla Costituzione e in un Paese civile dovrebbe esserci una mozione di sfiducia immediata».

«Questa grande sofferenza che sta venendo a galla non si può mascherare e la dobbiamo interpretare». È l’opinione dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per portare il suo saluto alla manifestazione conclusiva della campagna elettorale di Vasco Errani, candidato Pd in Emilia Romagna. Parlando del modello di welfare della regione, Prodi ha parlato degli effetti della crisi: «Si vedono anche persone vicine a noi – ha detto Prodi – che hanno fatto un passo indietro nella società. Prima alla mensa della Caritas c’erano solo immigrati, adesso ci sono molti italiani. Queste grandi sofferenze si possono tenere nascoste per alcuni mesi, ma alla lunga non si possono mascherare e vengono a galla».

Parlando invece degli effetti generali di questa crisi, secondo Prodi «l’impazzimento degli ultimi anni di individualismo e sfiducia sulla coesione e l’autorità, dove l’amore è giocato solo come uno slogan, nel mondo va un po’ cambiando. Perché la crisi sta minacciando alcuni miti del passato e noi abbiamo la necessità di correggere alcune vie e riparare il veicolo della nostra politica e della nostra economia».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95999&sez=ELEZIONI2010&ssez=