Archivio | marzo 28, 2010

Abusi nella Chiesa, è bufera sul Papa. Martini: ripensare il celibato dei preti

28/3/2010 (16:37) – LO SCANDALO RILANCIATO DAI MEDIA INTERNAZIONALI

Abusi nella Chiesa, è bufera sul Papa
Martini: ripensare il celibato dei preti

Leuthard: «Anche i clericali devono rispondere alle leggi della Svizzera». E chiede una lista contro la pedofilia
Gli Usa: Ratzinger usò l’immunità in un processo in Texas del 2005

La presidente svizzera Doris Leuthard

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ROMA
La Chiesa austriaca, profondamente scossa
dallo scandalo degli abusi sessuali, fuori e dentro le sue fila, ha annunciato un passo senza precedenti: la nascita di una «commissione indipendente», presieduta da una donna e senza sacerdoti al suo interno, per fare luce sui casi denunciati. A renderlo noto è stato oggi lo stesso arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn, parlando alla tv pubblica Orf.
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La commissione sarà guidata da Waltraud Klasnic (64 anni) ex politica di spicco della Oevp (il partito popolare, cattolico), governatore della Stiria nel 1996-2005. La Klasnic, sposata con tre figli, è stata la prima donna a guidare un Land in Austria ed è nota per le sue attività caritative e umanitarie. «Vogliamo garantire l’indipendenza delle indagini», ha detto il cardinale. «C’è solo una via, la via della verità». In caso di «sospetti gravi», la sua «personale convinzione» è che si debba sporgere denuncia, «salvo che la vittima espressamente non lo voglia». Benchè indipendente la commissione sarà finanziata dalla Chiesa e dovrà lavorare in «stretta cooperazione» con gli altri uffici di mediazione instaurati dalla Chiesa sugli abusi. In un messaggio, la Klasnic, ha detto di essere onorata di accettare l’incarico per il quale Schoenborn le ha garantito «piena indipendenza»: condizione ’sine qua non’ per svolgere una «attività credibile e di fiducia». Intende avviare il lavoro «rapidamente ed efficacemente, se possibile prima della fine di aprile». «Sono conscia che fare l’avvocato delle vittime non è un compito facile ma ho ritenuto un dovere e onore accettare l’offerta». Un incontro con Schoenborn è previsto per giovedì.
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Lo scandalo di pedofilia ha lacerato la Chiesa austriaca, tradizionalmente liberale, e scossa già in passato dal caso dell’arcivescovo di Vienna, Hans Hermann Groer, costretto nel 1995 a dimettersi per abusi su giovani. Lo scontento dei fedeli è grande e sarebbero migliaia quelli che avrebbero già voltato le spalle alla Chiesa: nel 2009 furono un record di oltre 53.000 e quest’anno si stima fino a 80.000. Il tabloid Oesterreich ipotizza addirittura un milione (su 5,5 di cattolici registrati).
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Le iniziative di base chiedono un dibattito nella Chiesa e la fine del celibato.Le organizzazioni delle vittime hanno salutato l’annuncio di Schoenborn ma non basta: chiedono l’intervento della giustizia e indennizzi. Per la «Piattaforma delle vittime della violenza della Chiesa», quello di Schoenborn è «solo un centimentro nella giusta direzione». Dubbia anche l’indipendenza della commissione perchè è nominata e pagata dalla Chiesa. In tema di celibato si segnala oggi un’apertura del cardinale Carlo Maria Martini:«l’obbligo del celibato per i preti dovrebbe essere ripensato», scrive sulla Presse: le «domande fondamentali della sessualità devono essere riformulate».
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Linea dura sugli abusi dalla Svizzera: la presidente Doris Leuthard ha proposto oggi una lista nera dei preti pedofili per evitare ogni contatto coi bambini. «I casi di pedofilia devono essere trattati con fermezza»,anche i preti sono soggetti al codice penale, ha detto.

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fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201003articoli/53573girata.asp

Epilessia, scienziati italiani scoprono la proteina che causa le crisi

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Epilessia, scienziati italiani scoprono la proteina che causa le crisi

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MILANO (28 marzo) – Un trattamento con farmaci capaci di bloccare gli effetti di una proteina o di certi recettori da essa attivati è in grado di spegnere l’eccitabilità delle cellule nervose alla base dell’attacco epilettico. Lo dimostra uno studio dell’Istituto Mario Negri e dell’università Vita Salute San Raffaele, pubblicato oggi da Nature Medicine. In particolare, i ricercatori del laboratorio di Neurologia Sperimentale del Mario Negri, guidato da Annamaria Vezzani e dell’unità di Dinamica della Cromatina del San Raffaele guidata da Marco Bianchi hanno scoperto un nuovo meccanismo che favorisce le infiammazioni e che contribuisce in modo determinante alla comparsa e alla ricorrenza delle crisi epilettiche.

Lo studio – riferisce una nota – riunisce due filoni di ricerca, iniziati nel 1999, attraverso cui i ricercatori del Mario Negri avevano scoperto che l’infiammazione è uno dei meccanismi che predispone alle crisi epilettiche, e quelli del San Raffaele avevano dimostrato che molecole rilasciate da tessuti danneggiati, in particolare la proteina chiamata HMGB1, sono responsabili dell’ infiammazione associata a traumi o stress biologici.

La nuova ricerca dimostra che i neuroni e le cellule della glia (altre componenti del sistema nervoso), sottoposti a uno stimolo che causa epilessia, rilasciano HMGB1, che a sua volta stimola i recettori toll-like. Questi recettori, che di norma rilevano la presenza di batteri o virus, hanno mostrato avere un importante ruolo nell’eccitabilità delle cellule nervose.

Lo studio mostra in particolare come i trattamenti con farmaci che bloccano gli effetti della HMGB1 o dei recettori toll-like, hanno potenti effetti anticonvulsivanti, anche su animali con crisi resistenti ai farmaci convenzionali. Il coinvolgimento di HMGB1 e dei toll-like è stato evidenziato anche nel tessuto di pazienti sottoposti a interventi chirurgici perchè affetti da epilessia insensibile ai farmaci.

«Questa scoperta – dice Annamaria Vezzani, che a dicembre ha ricevuto il premio dell’American Epilepsy Society, conferito per la prima volta a un ricercatore italiano – oltre a mostrare un nuovo meccanismo alla base di crisi epilettiche, apre la via allo sviluppo di nuove terapie anticonvulsivanti, utilizzando particolari farmaci anti-infiammatori per curare l’epilessia. Speriamo si possano usare anche in altre malattie neurologiche associate a processi infiammatori». «La proteina HMGB1 – spiega Bianchi – è infatti coinvolta nelle patologie in cui vi è uno stress biologico, e quindi in quasi tutte le malattie. Tuttavia, questa è la prima volta in cui farmaci contro HMGB1 hanno dato un risultato così chiaro».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96226&sez=HOME_SCIENZA

Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps: “Corpo coperto di tegole. Che fine hanno fatto?”

Proseguono indagini ed esami dopo il ritrovamento del corpo della ragazza nel sottotetto di una chiesa a Potenza
Un operaio durante un sopralluogo vide “un mucchio di roba ammassata”. Martedì nuove perizie della scientifica

Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps
“Corpo coperto di tegole. Che fine hanno fatto?”

Il fratello della ragazza: “Speriamo che ci possa ancora raccontare e dire qualcosa di quella maledetta giornata”

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Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps "Corpo  coperto di tegole. Che fine hanno fatto?" Elisa Claps

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POTENZA – Il corpo di Elisa Claps, ritrovato lo scorso 17 marzo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, in precedenza era ricoperto da tegole, calcinacci e materiale di risulta di edilizia. Il particolare sarebbe emerso dalle recenti perizie condotte sia dai medici legali sul corpo della ragazza, sia dai rilievi effettuati dalla polizia scientifica sul luogo del ritrovamento.
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Il corpo di Elisa, infatti, riporterebbe “fratture alle costole”, segno che hanno subito il peso di qualcosa nel tempo. La presenza del materiale sul corpo della ragazza sarebbe confermato anche dalla testimonianza di un operaio di una ditta di impianti elettrici che, in un precedente sopralluogo, nel locale del sottotetto dove è stato ritrovato il corpo, riferì di aver visto “un mucchio di roba ammassata” tra cui “tegole e calcinacci”. Se le successive analisi degli inquirenti confermeranno che il corpo della sedicenne era “sepolto” sotto quel materiale, sarà necessario dimostrare chi e quando lo ha rimosso e soprattutto perché. Martedì la scientifica tornerà in chiesa per acquisire “ogni elemento utile all’indagine”.
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Si apre dunque un’altra settimana intensa per gli investigatori che danno la caccia all’assassino di Elisa, scomparsa il 12 settembre del 1993, in pieno centro, in via Pretoria a Potenza. Restivo dichiarò che, dopo un appuntamento con Elisa, la vide uscire dalla chiesa mentre lui si fermò a pregare. Poi, scendendo le scale mobili (allora in costruzione) nel tornare a casa, si ferì ad una mano e si fece medicare al pronto soccorso. Ma i giudici non gli hanno mai creduto fino in fondo.

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“Dovrebbe fare la cosa più sensata di questo mondo: rientrare spontaneamente in Italia, consegnarsi alle autorità italiane e cominciare a spiegare quella lontana giornata del 12 settembre 1993″, ha detto in un’intervista al Tg5 Gildo Claps, fratello di Elisa, il quale ha anche ribadito i dubbi della famiglia sul ritrovamento del cadavere e ha definito “una messa in scena” quello del 17 marzo.
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Da alcuni anni Restivo è un cittadino inglese, residente a Bournemouth, nel Dorset. L’uomo, che ora ha 38 anni, è l’unico sospettato dell’omicidio di una donna. “Noi da quel 12 settembre 1993, senza alcuna difficoltà – ha proseguito Gildo Claps – abbiamo sempre indicato Danilo Restivo come principale sospettato rispetto alla scomparsa di Elisa”.
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“Dall’ultimo sopralluogo e dai rilievi che sono in corso all’Istituto di medicina legale di Bari – ha aggiunto il fratello della ragazza – ci aspettiamo la verità. Speriamo che Elisa ci possa ancora raccontare e dire qualcosa di quella maledetta giornata e ci possa indicare l’assassino o gli assassini che quel giorno le hanno strappato la vita”. Riferendosi alla possibilità che il corpo di Elisa sia stato ritrovato a gennaio da Don Vagno, viceparroco della chiesa della Santissima Trinità di Potenza e non il 17 marzo da alcuni operai che stavano facendo dei lavori nel sottotetto della canonica, Gildo ha aggiunto che “questo è l’ultimo scempio, l’ultima vergogna alla memoria di Elisa. Se, come sembra confermato da fonti investigative, fosse vero, vorrebbe dire che il ritrovamento di mercoledì 17 marzo era una messa in scena: è come se – ha concluso Claps – Elisa fosse morta di nuovo quel 17 marzo”.
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Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps "Corpo  coperto di tegole. Che fine hanno fatto?"Il sottotetto della chiesa dove sono stati trovati i resti di Elisa Claps

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Dunque l’inchiesta procede su due piani, da una parte le indagini di polizia scientifica che tornerà nella chiesa per altri rilievi nei prossimi giorni e dall’altra l’autopsia. Altro piano di azione è l’ascolto di possibili testimoni. Da questa attività è nata l’ipotesi del ritrovamento anticipato del corpo. Così infatti sostiene don Vagno, interrogato in questura, che dichiara di averlo saputo da Annalisa Lo Vito e Margherita Santarsiero, figlia e madre, donne delle pulizie. Le due negano risolutamente. “Mai state lì”, hanno dichiarato agli inquirenti. Neppure lo conoscevano il sottotetto, hanno risposto. Non ne sapevano nulla nemmeno il parroco, don Ambroise Atakpa (originario del Togo) né il vescovo, monsignor Agostino Superbo. Don Vagno l’ha taciuto a tutti ma non è indagato.
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Il cadavere di Elisa Claps – se, come ritengono gli investigatori, non è mai stato spostato dal sottotetto della chiesa – poteva essere ritrovato, al più tardi, il 25 luglio 2001. Quel giorno, infatti, la polizia, dopo aver informato la Procura di Salerno, fece un’ispezione nella chiesa che non diede alcun esito. Della vicenda si parla specificamente in un atto della Procura di Salerno del primo agosto 2001. “Il 10.5.2001 – è scritto al foglio 52 di un provvedimento firmato dall’allora procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella e dai sostituti procuratori Rosa Volpe e Luigi D’Alessio – la Squadra mobile di Potenza trasmetteva (alla Procura di Salerno, ndr) nota informativa inerente ad altra notizia confidenziale raccolta da un Sovrintendete di Polizia (Mario Leone). In particolare dalle notizie confidenzialmente apprese dal Leone si rendeva opportuno eseguire una ispezione nei sotterranei della chiesa della Trinità di Potenza ed, ancora, all’interno degli edifici disabitati e diroccati adiacenti alla chiesa stessa. L’ispezione, eseguita il 25 luglio 2001 – si legge – non dava alcun esito”.
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E ancora, a proposito di Restivo, i magistrati salernitani scrivono in un atto sempre del 2001 che la condanna per false dichiarazioni al pm inflitta all’uomo nell’inchiesta sulla scomparsa della ragazza “non ha mai sopito i sospetti sulla sua persona” per il delitto di omicidio, ma, “al di là dei sospetti e dei meri indizi”, non sono state raccolte fonti di prova sufficienti per un processo. Il giovane, inoltre, ha sempre mantenuto un “comportamento di chiusura netta” sulla vicenda, talvolta “elogiato” dalla sua famiglia, che ha “elevato una impenetrabile barriera protettiva intorno a lui”.
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Anche in Inghilterra seguono con grande attenzione la vicenda di Potenza. A Bournemouth, città balneare del Dorset, dove vive Danilo Restivo, si cerca la verità su un altro omicidio, quello della sarta 48enne Heather Barnett, trovata morta il 12 novembre del 2002, uccisa con un grosso corpo contundente, trovata nel bagno di casa con i seni mutilati e con due ciocche di capelli nelle mani, una non appartenente a lei. Per questa vicenda Restivo è stato interrogato due volte dai detectives del Dorset. Abita molto vicino alla casa del delitto. La famiglia Barnett spera che da Potenza possano giungere elementi importanti per l’inchiesta di Bournemouth. Alla stampa locale la sorella della vittima, Denise Barnett, ha detto che “spera che la scoperta di Potenza possa essere il pezzo mancante del puzzle che aiuta a mettere insieme l’intero caso”.
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Danilo Restivo si è sempre proclamato innocente per la scomparsa di Elisa Claps e non è stato formalmente incriminato per l’omicidio Barnett. L’estraneità di Restivo dal caso Claps è stata ribadita dal suo avvocato, Mario Marinelli, che lo difese già nel processo per falsa testimonianza in cui l’uomo fu condannato nel 1998 a due anni e 8 mesi per non aver saputo spiegare un buco di oltre un’ora nella ricostruzione dei suoi spostamenti del 12 settembre del ’93.
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28 marzo 2010
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L’Aquila, le carriole tornano in piazza ma le forze dell’ordine le sequestrano

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I manifestanti: «Non vediamo l’ora che arrivi lunedì pomeriggio»

L’Aquila, le carriole tornano in piazza ma le forze dell’ordine le sequestrano

Portate via sulla base del divieto di manifestazioni durante le elezioni. Identificati i manifestanti

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(Ansa)
(Ansa)

L’AQUILA – Sono tornate le carriole a L’Aquila, in piazza Nove Martiri, nel cuore della «zona rossa», una delle aree del centro storico devastate dal sisma del 6 aprile 2009. Poche, per la verità, ma in questa Domenica delle Palme, prima delle due giornate dedicate alle elezioni (provinciali per L’Aquila), sono comunque tornate in strada, sotto l’occhio vigile delle forze di polizia. Al momento del raduno, alle 9.30, all’ingresso della Villa Comunale, all’esterno della «zona rossa», c’erano circa cento persone: componenti dei vari comitati spontanei (3.32 compreso) nati dopo il sisma, ma anche semplici cittadini, comunque riconducibili al «popolo delle carriole».

SEQUESTRATE – Le carriole, una decina, sono state sequestrate dalle forze dell’ordine – sulla base del divieto di manifestazioni durante le elezioni – e gli interessati identificati. L’invito rivolto a tutti è stato quello di fermarsi nella centrale piazza Duomo. Giunti nella piazza, però, alcune carriole sono state recuperate nel tendone usato come deposito dopo le manifestazioni delle domeniche precedenti ed il «popolo delle carriole» si è mosso verso corso Vittorio Emanuele; varcando la zona rossa, transennata, ha poi raggiunto Piazza Nove Martiri, dando avvio come le altre domeniche alla rimozione delle macerie, monitorata dalle forze di polizia. Sul posto hanno finito per riversarsi, per assistere a quanto avveniva, molti aquilani usciti in quel momento dalla celebrazione della Santa Messa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante, in piazza Duomo, riaperta in parte lo scorso 19 Marzo, e coloro che approfittando della bella giornata avevano raggiunto il centro per una passeggiata.

LUNEDI’ POMERIGGIO – Ma gli aquilani che si sono riuniti per rivendicare il «diritto di poter manifestare liberamente per la ricostruzione», anche durante le elezioni non si danno per vinti: «Non vediamo l’ora che arrivi lunedì pomeriggio e finalmente ritroveremo il diritto di poter manifestare in pace». «La carriola – hanno detto i più – è tutto fuorché un simbolo politico. Rinunciare a manifestare sarebbe stato come accreditare l’ipotesi circolata sin dall’inizio che la chiusura della campagna elettorale sarebbe coincisa con la fine delle nostre rivendicazioni. Ma invece non è così». (Fonte: Ansa)

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28 marzo 2010

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_28/aquila-carriole-sequestrate_e9d81fd8-3a61-11df-87c6-00144f02aabe.shtml

Acta est fabula. Plaudite cives – Busta esplosiva, indagini in corso. L’ipotesi: solo polvere pirica

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L’acaro della polvere, il pericoloso anarchico bombarolo

Sarebbe invece innocua la sostanza recapitata venerdì a arcore

Busta esplosiva, indagini in corso
L’ipotesi: solo polvere pirica

Lieve la deflagrazione che ha colpito un dipendente. Molte le analogie con la bomba di dicembre alla Bocconi

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MILANO – È in pieno svolgimento l’attività d’indagine sui pezzi della busta la cui esplosione ha ferito sabato mattina un impiegato delle Poste che la stava smistando nel Centro meccanizzato postale di piazzale Lugano, a Milano. Gli investigatori della Digos, infatti, vogliono avere certezze sul fatto che la busta contenesse esplosivo o solo polvere pirica. Quest’ultima ipotesi appare più probabile, data la lieve entità della deflagrazione che ha ferito in modo non grave il dipendente. La polvere verrà poi comparata con quelle inviate in altre occasioni. La Scientifica cercherà anche di evidenziare eventuali impronte lasciate da chi ha confezionato il pacco, una busta gialla imbottita contenente un portafoglio (una trappola a strappo), e di risalire all’annullo postale, andato parzialmente distrutto nell’esplosione. Si cercano ulteriori analogie con la busta esplosiva spedita al Cie di Gradisca d’Isonzo e con il tubo esplosivo piazzato alla Bocconi. La firma sarebbe dello stesso gruppo insurrezionalista, «Sorelle in armi – Nucleo Mauricio Morales/Fai». La busta era indirizzata alla sede della Lega Nord di via Bellerio, e all’interno c’era una frase contro il ministro Maroni e un riferimento ai Cie, i centri di identificazione ed espulsione per clandestini, proprio come nel caso della bomba alla Bocconi.

L’IMPIEGATO FERITO – Pietro De Simone, l’addetto alle poste rimasto ferito, è stato dimesso rapidamente dall’ospedale visto che le sue condizioni non erano gravi, ma non ha certo dimenticato quanto accaduto sabato mattina. Ha senso di vertigine e mal di testa e ha passato una notte quasi insonne, ma i suoi familiari lo descrivono sempre «combattivo e grintoso», come ha dimostrato ieri anche al suo arrivo in ospedale. Dalla Lega Nord è arrivata una telefonata di solidarietà e un dirigente delle Poste gli ha fatto visita a casa.

LA POLVERE A ARCORE – Sarebbe stata invece innocua la sostanza recapitata venerdì in una busta indirizzata al Presidente del Consiglio, ad Arcore, dove era scattato l’allarme profilassi previsto per le sostanze sospette. L’indiscrezione è emersa oggi in ambienti investigativi. Si tratta però solo di un riscontro parziale, scaturito dalle prime analisi svolte al centro di analisi specializzato del Ministero della Salute a Foggia, dove tendono da subito ad escludere motivi di pericolosità. Solo in un secondo momento si potrà quindi sapere, dopo ulteriori campionature, di cosa si trattava con esattezza. Non si esclude nemmeno che la polvere grigiastra possa davvero essere ciò che rimane della «combustione di un foglio di giornale», come aveva dichiarato ai carabinieri il mittente della busta minatoria, un uomo che era stato identificato nelle ore successive al recapito.

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Redazione online
28 marzo 2010

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_marzo_28/busta-esplosiva-poste-indagini-federazione-anarchica-informale-1602734477064.shtml

Pedofilia, Washington Post: da due corti Usa sì a cause contro il Vaticano

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Pedofilia, Washington Post: da due corti Usa sì a cause contro il Vaticano

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ROMA (28 marzo) – Secondo l’edizione online del Washington Post, due corti federali in Oregon e in Kentucky hanno ammesso la possibilità di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali Secondo gli avvocati in Oregon, i preti nel mondo sono «impiegati» del papa e per questo lui ne è responsabile. Il Vaticano – scrive il giornale – ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon.

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Video
Activists spoke out in public near the Vatican Thursday, questioning the pope’s role in an ongoing abuse scandal. Documents indicate that the Vatican stopped a church trial for a priest accused of molesting deaf boys in Wisconsin. (25 March 2010)

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96184&sez=HOME_NELMONDO

REGIONALI – I sondaggi temono il crollo dell’affluenza: “Frana dei votanti, due milioni in meno” / Un errore chiamarsi fuori

Unanimi le principali società di ricerca: possibile il crollo degli elettori
Nel 2005 il dato si attestò al 71,7 per cento

I sondaggi temono il crollo dell’affluenza
“Frana dei votanti, due milioni in meno”

L’insofferenza verso le urne provocata da disoccupazione e corruzione
Penalizzato soprattutto il Pdl al Sud. Al Nord la Lega può intercettare il malcontento

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di CARMELO LOPAPA

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I sondaggi temono il crollo dell'affluenza "Frana dei  votanti, due milioni in meno"
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ROMA – Un milione, nella peggiore delle ipotesi due milioni di elettori in meno. L’onda lunga della disoccupazione e la corruzione dilagante, lo scontro infinito con i magistrati e le nuove intercettazioni, la censura sui programmi tv non graditi e il pasticcio delle liste. Nel calderone dell’insofferenza è finito di tutto, in queste settimane che hanno preceduto il voto. Adesso, i più quotati istituti demoscopici italiani prevedono un’impennata dell’asticella dell’astensione.
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Nulla a che vedere col record d’Oltralpe, col 48,8 per cento di “diserzione” del secondo turno delle regionali francesi di domenica scorsa (il 53,6 al primo). Comunque un segnale ci sarà anche qui, concordano quasi tutti i sondaggisti, che prendono come soglia di riferimento l’affluenza alle urne delle regionali 2005, quando al voto si presentò il 71,7 per cento. Dato già di suo inferiore di dieci punti in media rispetto alle politiche. Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, ricollega il rischio astensione al fatto che “dall’inizio dell’anno è cresciuta la preoccupazione dei cittadini rispetto alla crisi e all’incubo disoccupazione. E mentre la domanda di protezione sociale cresce, l’agenda politica è stata occupata da altre questioni: giustizia, intercettazioni, tv, liste. Questo fa sì che una parte dell’elettorato, quello più colpito dalla crisi, si senta preoccupato, deluso”. E ancora, ragiona Pagnoncelli, “il riaffiorare del fenomeno della corruzione alimenta lo sconcerto di un’altra fetta sensibile dell’opinione pubblica”. Tendenzialmente, questa la previsione, “si potrebbe scendere al dato delle europee, cioè 5 punti in meno rispetto alle regionali 2005: se fosse così, ma è solo un’ipotesi, considerati i 41 milioni di elettori, resterebbero a casa circa 2 milioni di elettori”.

Roberto Weber, Swg, dà per scontato che ci sia un fenomeno astensione anche da noi, “sebbene non ai livelli francesi: presumiamo possa aumentare del 4-5 per cento rispetto alle regionali precedenti. La causa? Una quota sempre più ampia della società italiana non dipende dalla politica. C’è una disaffezione, sebbene non determinante, come non lo sono la crisi e i casi di corruzione”. Resta l’incognita sulle “vittime” dell’astensionismo. “Al centrosud il Pdl, forse, mentre al Nord entrambi gli schieramenti, anche se la Lega potrebbe assorbire una quota dei voti in fuga dal Pdl”. Nicola Piepoli, dell’omonimo istituto, è in controtendenza rispetto ai colleghi. Non prevede un’onda di astensionismo. “Avremo il solito 70 per cento di affluenza delle regionali. La gente qui in Italia a votare ci va, lo ha sempre concepito come un dovere, se ne frega anche delle polemiche e della corruzione. Vota anche per cambiare le cose. Il vento francese soffia solo sulla Francia”.
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Ma è l’unico a pensarla così. Alessandro Amadori, alla guida di Coesis Research, calcola un’affluenza ridotta dai 3 ai 6 punti al di sotto del 71 per cento precedente, “perché in Italia è cresciuta la disaffezione verso la politica. Difficile prevedere però chi colpirà: un po’ più probabile il centrodestra. Anche se l’elettorato potrebbe essere indotto a lanciare dei segnali, presentandosi alle urne. In Francia chi è andato a votare ha voluto punire Sarkozy”. In questa lunga vigilia preelettorale c’è stato chi, come l’associazione di Montezemolo “Italiafutura”, ha teorizzato il “non voto come diritto individuale di non accomodarsi alla tavola imbandita dai partiti”. Un segnale di protesta anche questo. Domani il responso.
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28 marzo 2010
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Un errore chiamarsi fuori

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MARIO CALABRESI

direttore de La Stampa

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Forse per capire che giorni ci aspettano varrebbe la pena interrogare un meteorologo: il voto di oggi e domani dovrà stabilire se, come spera Bossi, soffia impetuoso da Est a Ovest il vento del Nord, o se, come scommettono a sinistra, il vento è cambiato e non gonfia più la vela di Berlusconi. E nelle ultime ore è sempre più chiaro che l’area su cui concentrare l’attenzione, la regione in cui verranno misurate la direzione e la forza del vento, è il Piemonte.

Certo si tratta di elezioni regionali, non va dimenticato, e la nostra scelta determinerà soprattutto il modello di sanità che vogliamo, ma anche gli investimenti per le case, il lavoro, i trasporti o il turismo. È per questo che abbiamo preso un’iniziativa originale e impegnativa come quella di pubblicare domenica scorsa un dossier curato da Luca Ricolfi dove poter valutare in modo obiettivo come sono state governate le tredici amministrazioni per le quali siamo chiamati a votare. Quel dossier che potete consultare ancora sul nostro sito (www.lastampa.it/elezioni2010) è stato realizzato sulla base di dati oggettivi, sui quali misurare come si sono comportate le persone che oggi si presentano al vostro giudizio. Non abbiamo dato alcuna indicazione di voto, com’è tradizione di questo quotidiano, ma riteniamo di aver dato in modo onesto a ciascuno la possibilità di farsi un’idea e di scegliere. La capacità di fornire analisi e contesti pensiamo sia uno dei compiti fondamentali che hanno i giornali nell’epoca in cui si è bombardati ventiquattr’ore al giorno dall’informazione.

Detto ciò non possiamo fare finta che si risolva tutto all’interno dei confini regionali e nascondere che, come in ogni tornata elettorale che coinvolge una maggioranza dei cittadini italiani, la partita è più complessa e questa volta capace di condizionare la sorte e le dinamiche degli ultimi tre anni della legislatura.

Così non è campanilismo sostenere che il voto in Piemonte ha assunto una valenza particolare, ma la consapevolezza che tra Novara e Cuneo si è aperto un grande laboratorio che dovrà dare almeno tre risposte fondamentali: 1) la spinta propulsiva che due anni fa ha dato una grande vittoria al presidente del Consiglio e ha continuato a tenere il suo gradimento a livelli record è in grado di fargli conquistare tutte e tre le grandi Regioni del Nord o sta perdendo forza? 2) la Lega, che prova il sorpasso sul Pdl, è capace di affermarsi anche a Ovest del Ticino e di prendere il governo di una seconda Regione chiave oltre al Veneto, diventando così la forza politica capace di decidere i futuri assetti del Nord? 3) l’alleanza tra il Pd e l’Udc è vincente o gli elettori di Casini non sono disposti a guardare a sinistra e preferiscono tornare nella casa berlusconiana?

I verdetti che verranno disegneranno le coalizioni del futuro e saranno la base per costruire programmi, strategie e per scatenare richieste e rese dei conti a destra come a sinistra.
La posta in gioco, in qualunque modo la pensiate e qualunque sia la risposta che avete in testa per le tre domande, dovrebbe spingervi ad andare a votare. Si è parlato molto in questi ultimi giorni di astensionismo per effetto della sorpresa delle regionali francesi, dove sono andati ai seggi meno della metà degli elettori. Un segno grave di distacco e indifferenza in un Paese che, quanto e più del nostro, è storicamente appassionato al dibattito politico. Certo è una tendenza generale, ha l’aria di una malattia comune alle democrazie occidentali. Negli Stati Uniti o in Inghilterra, dove i sistemi democratici sono ben più maturi del nostro, i tassi di partecipazione al voto sono tradizionalmente molto più bassi. Il che significa che spetta al cittadino scegliere non solo per chi votare ma anche eventualmente di non votare. Qualcuno l’ha definito una forma di obiezione civile. Nel dominio del dibattito astratto è tutto vero, ma noi ci ostiniamo a pensare che non votare sia in definitiva la rinuncia a un diritto e anche un po’ a un dovere.

Per quanto negativo possa essere il nostro giudizio sull’insieme della politica, o sull’uno e sull’altro dei candidati, per quanto nauseabonda sia stata questa campagna elettorale, il momento in cui decidiamo di restare a casa corrisponde ad una resa. Non illudiamoci così di punire i partiti: astenersi significa chiamarsi fuori, non farsi carico del futuro del Paese, rinunciare a dare un’indicazione della direzione che vorremmo. E chi rinuncia a dire la sua non ha mai ragione.

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28 marzo 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7149&ID_sezione=&sezione=