Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps: “Corpo coperto di tegole. Che fine hanno fatto?”

Proseguono indagini ed esami dopo il ritrovamento del corpo della ragazza nel sottotetto di una chiesa a Potenza
Un operaio durante un sopralluogo vide “un mucchio di roba ammassata”. Martedì nuove perizie della scientifica

Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps
“Corpo coperto di tegole. Che fine hanno fatto?”

Il fratello della ragazza: “Speriamo che ci possa ancora raccontare e dire qualcosa di quella maledetta giornata”

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Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps "Corpo  coperto di tegole. Che fine hanno fatto?" Elisa Claps

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POTENZA – Il corpo di Elisa Claps, ritrovato lo scorso 17 marzo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, in precedenza era ricoperto da tegole, calcinacci e materiale di risulta di edilizia. Il particolare sarebbe emerso dalle recenti perizie condotte sia dai medici legali sul corpo della ragazza, sia dai rilievi effettuati dalla polizia scientifica sul luogo del ritrovamento.
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Il corpo di Elisa, infatti, riporterebbe “fratture alle costole”, segno che hanno subito il peso di qualcosa nel tempo. La presenza del materiale sul corpo della ragazza sarebbe confermato anche dalla testimonianza di un operaio di una ditta di impianti elettrici che, in un precedente sopralluogo, nel locale del sottotetto dove è stato ritrovato il corpo, riferì di aver visto “un mucchio di roba ammassata” tra cui “tegole e calcinacci”. Se le successive analisi degli inquirenti confermeranno che il corpo della sedicenne era “sepolto” sotto quel materiale, sarà necessario dimostrare chi e quando lo ha rimosso e soprattutto perché. Martedì la scientifica tornerà in chiesa per acquisire “ogni elemento utile all’indagine”.
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Si apre dunque un’altra settimana intensa per gli investigatori che danno la caccia all’assassino di Elisa, scomparsa il 12 settembre del 1993, in pieno centro, in via Pretoria a Potenza. Restivo dichiarò che, dopo un appuntamento con Elisa, la vide uscire dalla chiesa mentre lui si fermò a pregare. Poi, scendendo le scale mobili (allora in costruzione) nel tornare a casa, si ferì ad una mano e si fece medicare al pronto soccorso. Ma i giudici non gli hanno mai creduto fino in fondo.

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“Dovrebbe fare la cosa più sensata di questo mondo: rientrare spontaneamente in Italia, consegnarsi alle autorità italiane e cominciare a spiegare quella lontana giornata del 12 settembre 1993″, ha detto in un’intervista al Tg5 Gildo Claps, fratello di Elisa, il quale ha anche ribadito i dubbi della famiglia sul ritrovamento del cadavere e ha definito “una messa in scena” quello del 17 marzo.
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Da alcuni anni Restivo è un cittadino inglese, residente a Bournemouth, nel Dorset. L’uomo, che ora ha 38 anni, è l’unico sospettato dell’omicidio di una donna. “Noi da quel 12 settembre 1993, senza alcuna difficoltà – ha proseguito Gildo Claps – abbiamo sempre indicato Danilo Restivo come principale sospettato rispetto alla scomparsa di Elisa”.
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“Dall’ultimo sopralluogo e dai rilievi che sono in corso all’Istituto di medicina legale di Bari – ha aggiunto il fratello della ragazza – ci aspettiamo la verità. Speriamo che Elisa ci possa ancora raccontare e dire qualcosa di quella maledetta giornata e ci possa indicare l’assassino o gli assassini che quel giorno le hanno strappato la vita”. Riferendosi alla possibilità che il corpo di Elisa sia stato ritrovato a gennaio da Don Vagno, viceparroco della chiesa della Santissima Trinità di Potenza e non il 17 marzo da alcuni operai che stavano facendo dei lavori nel sottotetto della canonica, Gildo ha aggiunto che “questo è l’ultimo scempio, l’ultima vergogna alla memoria di Elisa. Se, come sembra confermato da fonti investigative, fosse vero, vorrebbe dire che il ritrovamento di mercoledì 17 marzo era una messa in scena: è come se – ha concluso Claps – Elisa fosse morta di nuovo quel 17 marzo”.
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Dagli esperti altri interrogativi su Elisa Claps "Corpo  coperto di tegole. Che fine hanno fatto?"Il sottotetto della chiesa dove sono stati trovati i resti di Elisa Claps

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Dunque l’inchiesta procede su due piani, da una parte le indagini di polizia scientifica che tornerà nella chiesa per altri rilievi nei prossimi giorni e dall’altra l’autopsia. Altro piano di azione è l’ascolto di possibili testimoni. Da questa attività è nata l’ipotesi del ritrovamento anticipato del corpo. Così infatti sostiene don Vagno, interrogato in questura, che dichiara di averlo saputo da Annalisa Lo Vito e Margherita Santarsiero, figlia e madre, donne delle pulizie. Le due negano risolutamente. “Mai state lì”, hanno dichiarato agli inquirenti. Neppure lo conoscevano il sottotetto, hanno risposto. Non ne sapevano nulla nemmeno il parroco, don Ambroise Atakpa (originario del Togo) né il vescovo, monsignor Agostino Superbo. Don Vagno l’ha taciuto a tutti ma non è indagato.
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Il cadavere di Elisa Claps – se, come ritengono gli investigatori, non è mai stato spostato dal sottotetto della chiesa – poteva essere ritrovato, al più tardi, il 25 luglio 2001. Quel giorno, infatti, la polizia, dopo aver informato la Procura di Salerno, fece un’ispezione nella chiesa che non diede alcun esito. Della vicenda si parla specificamente in un atto della Procura di Salerno del primo agosto 2001. “Il 10.5.2001 – è scritto al foglio 52 di un provvedimento firmato dall’allora procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella e dai sostituti procuratori Rosa Volpe e Luigi D’Alessio – la Squadra mobile di Potenza trasmetteva (alla Procura di Salerno, ndr) nota informativa inerente ad altra notizia confidenziale raccolta da un Sovrintendete di Polizia (Mario Leone). In particolare dalle notizie confidenzialmente apprese dal Leone si rendeva opportuno eseguire una ispezione nei sotterranei della chiesa della Trinità di Potenza ed, ancora, all’interno degli edifici disabitati e diroccati adiacenti alla chiesa stessa. L’ispezione, eseguita il 25 luglio 2001 – si legge – non dava alcun esito”.
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E ancora, a proposito di Restivo, i magistrati salernitani scrivono in un atto sempre del 2001 che la condanna per false dichiarazioni al pm inflitta all’uomo nell’inchiesta sulla scomparsa della ragazza “non ha mai sopito i sospetti sulla sua persona” per il delitto di omicidio, ma, “al di là dei sospetti e dei meri indizi”, non sono state raccolte fonti di prova sufficienti per un processo. Il giovane, inoltre, ha sempre mantenuto un “comportamento di chiusura netta” sulla vicenda, talvolta “elogiato” dalla sua famiglia, che ha “elevato una impenetrabile barriera protettiva intorno a lui”.
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Anche in Inghilterra seguono con grande attenzione la vicenda di Potenza. A Bournemouth, città balneare del Dorset, dove vive Danilo Restivo, si cerca la verità su un altro omicidio, quello della sarta 48enne Heather Barnett, trovata morta il 12 novembre del 2002, uccisa con un grosso corpo contundente, trovata nel bagno di casa con i seni mutilati e con due ciocche di capelli nelle mani, una non appartenente a lei. Per questa vicenda Restivo è stato interrogato due volte dai detectives del Dorset. Abita molto vicino alla casa del delitto. La famiglia Barnett spera che da Potenza possano giungere elementi importanti per l’inchiesta di Bournemouth. Alla stampa locale la sorella della vittima, Denise Barnett, ha detto che “spera che la scoperta di Potenza possa essere il pezzo mancante del puzzle che aiuta a mettere insieme l’intero caso”.
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Danilo Restivo si è sempre proclamato innocente per la scomparsa di Elisa Claps e non è stato formalmente incriminato per l’omicidio Barnett. L’estraneità di Restivo dal caso Claps è stata ribadita dal suo avvocato, Mario Marinelli, che lo difese già nel processo per falsa testimonianza in cui l’uomo fu condannato nel 1998 a due anni e 8 mesi per non aver saputo spiegare un buco di oltre un’ora nella ricostruzione dei suoi spostamenti del 12 settembre del ’93.
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28 marzo 2010
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